Iniziamo con le parole di Henriette Roland Holst (+1952, poetessa olandese, socialista e comunista; negli ultimi 20 anni della sua vita aderì al movimento del socialismo religioso) prendendole dal suo rapporto L’educazione socialista della gioventù operaia tenuto al Congresso dell’Internazionale Socialista Giovanile del 1907:
«La cultura fisica, quale si compie oggi in parte nei circoli di ginnastica, di escursionismo e di canottaggio, di nuoto, ecc., è molto importante. Prima di tutto, è necessario sbarazzarsi del pregiudizio per il quale la cultura fisica non ha altro scopo che quello di rendere l’individuo più forte e atto allo scontro fisico. No, essa deve servire, oltre che a questo fine utilitario, un fine psicologico, estetico. In questo ordine di idee, i giochi all’aria aperta caratteristici del sistema inglese sono particolarmente raccomandabili. Senza dubbio, ci dobbiamo proporre, attraverso gli esercizi del corpo, di produrre una generazione più forte e sana e di fermare la degenerazione fisica causata dal capitalismo. Ma la ginnastica, lo sport e i giochi devono essere coltivati anche per se stessi, per la gioia estetica che essi procurano. La classe operaia è già troppo portata, a seguito della sua esistenza materiale sofferente e delle difficoltà della lotta, verso l’ascetismo. È necessario combattere questa tendenza; noi vogliamo maggiore felicità per i corpi come per lo spirito, maggiori gioie, sane, morali e nobili, come ne procurano il lavoro armonioso e cosciente del nostro sistema muscolare. La gioia che ci procura il movimento, il gioco all’aria aperta, possono divenire insieme all’entusiasmo morale una radice della sensibilità estetica del proletariato, e nello stesso tempo uno dei mezzi decisivi nella lotta contro l’alcolismo»1
Questa citazione ci pone nel mezzo della nascita dello sport moderno.
Nato all’epoca dell’industrializzazione europea della seconda metà del XIX secolo, prima fu riservato alle élites ma ben presto, con l’espandersi del benessere, interessò strati sempre più ampi della società e divenne un fine sociale da raggiungere all’epoca delle lotte operaie del 1900. In questo secolo, però, fu anche promosso e usato dagli stati totalitari per controllare “le masse” giovanili e per “educarle”. A questo ultimo periodo si riferisce la Pagina Classica di Umberto Saba con poesie sul calcio degli anni ’30.
Ed oggi nell’epoca della globalizzazione? Oggi lo sport come fenomeno sociale si è esteso a tutti gli strati sociali dei paesi sviluppati: dai bambini agli anziani, passando per i disabili. Nei paesi in via di sviluppo il modello è lo stesso, con la differenza che per i loro giovani diventare uno sportivo di successo è diventato un miraggio, per il quale si può anche emigrare.
Nei paesi sviluppati vediamo inoltre tutto il mercato e i più svariati social network che intorno ad esso sono nati e che lo spingono e lo indirizzano.
Anche da un punto di vista sanitario lo sport è diventato una necessità, un must: per i giovani come per i sedentari attivi sul mercato del lavoro, per i “tendenzialmente sedentari” che sono tutti i pensionati.
Ugualmente dal punto di vista della socializzazione sia cittadina che “rurale” lo sport è diventato un necessario luogo di socializzazione e di educazione alla socialità. Soprattutto per non lasciarla ai soli incontri ai supermercati, alle gite parrocchiali, o anche alle crociere e alle località turistiche di altri continenti.
“Prima di tutto, è necessario sbarazzarsi del pregiudizio per il quale la cultura fisica non ha altro scopo che quello di rendere l’individuo più forte e atto allo scontro
fisico. No, essa deve servire, oltre che a questo fine utilitario, un fine psicologico, estetico.”
A proposito della socializzazione non dimentichiamo che il nucleo profondo dello sport è il gioco, e questo, accanto al cibo preso in comune, è un fortissimo istinto socializzante. Gli sport invernali, le maratone cittadine di massa, il trekking, i “pellegrinaggi” come il cammino di S. Giacomo, le scuole di sport giovanili sono tutti fenomeni sociali di ampiezza crescente e di impatto considerevole.
I fans organizzati delle varie squadre sportive sono il risultato di operazioni commerciali portate avanti dai club stessi, ma beneficiando dell’impatto emotivo che “la squadra” suscita; il che è particolarmente evidente presso i cittadini maschi. Si tenga presente però che “il tifo” non è affatto un fenomeno moderno. Già nella Roma classica c’erano ampi seguiti popolari nelle corse di cavalli, addirittura regolati dagli imperatori.
Comunque si voglia considerarlo, lo sport, con tutti i suoi annessi, oggi è un grande affare economico e quindi anche politico. Nel senso che sia a livello nazionale che a livello internazionale deve essere in qualche modo gestito dalle autorità politiche, compresi gli aspetti giuridici penali. Poiché dal doping alle scommesse, dall’ordine pubblico delle grandi manifestazioni al suo valore di coagulo del consenso elettorale, tutto lo sport oggi è un intreccio di implicazioni sociali e politiche.
Non per nulla l’importante quotidiano economico Il Sole 24 Ore ogni sabato e domenica ha pagine intere sotto la rubrica Sport & Business.
Il settore dell’industria sportiva, in tutti i suoi aspetti, è diventato negli ultimi anni sempre più centrale e polivalente nell’economia globale.
Per un’inizializzazione alla sociologia dello sport si veda Stefano Martelli e Nicola Porro, Manuale di sociologia dello sport e dell’attività fisica, Franco Angeli, Milano 2015, 288 pp. È di N. Porro l’affermazione che lo sport è “fatto sociale totale e straordinario sensore del mutamento sociale”.
Da questi pochi accenni si intravvede il terreno di nascita della questione etica. Già il manuale classico di Bioetica di Elio Sgreccia (Manuale di Bioetica, vol. 2, Vita & Pensiero, Milano) ne parla diffusamente. E non a caso, essendo ogni sport legato al corpo, umano od animale. Da un punto di vista dell’educazione morale si può vedere Doris Corbett, Ethics And Moral Behaviour In Sport: A Human Rights Issue (1999).2
Più completo Frank Marin Brunn, Sportethik: Theologische Grundlegung und exemplarische Ausführung.3 Dal punto di vista USA, Angela Lumpkin, Modern Sports Ethics. A Reference Handbook, 2nd edition, ABC-CLIO, Santa Barbara, 2016, 396 pp.4
Grande movimento sociale, questo nostro sport dunque, ma per il quale, però, nella nostra tradizione morale non abbiamo specifici modelli di riferimento ben radicati e trasmessici dai secoli passati.
Come per i social media attuali, lo sport odierno è fenomeno radicalmente nuovo, per il quale è necessario sviluppare modelli sia di valori che di norme morali. In esso si riflettono tutte le tendenze umane: socializzazione, competizione, sfruttamento, cooperazione, aggressività collettiva. E l’educazione. I giovani e i meno giovani imparano che senza disciplina e cooperazione non si vince, e questo plasma il carattere dei primi e la cultura dei secondi.
Si veda l’articolo di Giuseppe Barzaghi, filosofo di impostazione tomista e sportivo attivo: Ciclismo filosofico. Piccolo divertimento epistemologico.
Il contributo di A. Crosthwaite è significativo perché gli USA sono ancora il nostro “destino sociale” almeno per i prossimi anni a venire.
Until the late 1800s, intramural sports were perceived by most U.S. higher education institutions to be of little instructional or educational value. By the 1950s there was a general realization of the intrinsic educational value of sports participation. The beginning of the 21st century experienced even greater expansion of collegiate recreational sports opportunities and facilities while at the same time questioning the role of athletics in American higher education.
Valerio Pierleoni, giovane di 30 anni, con “I miei ricordi (sportivi)” rappresenta per OIKONOMIA una novità narrativa.
Ad esso va accostato il contributo di un esperto del CONI, già atleta olimpico, Marco Arpino. Il doping nello sport. Le azioni di contrasto a livello internazionale.
Gaia De Vecchi con il suo Emancipazione femminile e sport, conferma efficacemente l’affermazione che lo sport è un eccezionale sensore del mutamento sociale.
Il nostro docente di Relazioni Internazionali, Luigi Troiani, ci presenta in breve il punto di vista della sua disciplina, Lo sport, fattore di politica ed economia internazionali, prospettiva tutt’altro che secondaria.
Germano Bertin è il Promotore della Certificazione Etica nello Sport. La sua testimonianza ha origine da questo suo impegno.
Mentre Marina Russo presenta brevemente un progetto della Facoltà di Scienze Sociali di integrare sport ed educazione universitaria, Valerio Pierleoni, giovane di 30 anni, con “I miei ricordi (sportivi)” rappresenta per OIKONOMIA una novità.
Il lungo testo narrativo ha un significato di testimonianza di come oggi lo sport “amatoriale” possa essere esercitato in modo “professionale”. Il pezzo meriterebbe un’analisi specialistica da diversi punti di vista: psicologico, sociologico, antropologico…
La pagina di Umberto Saba, poeta triestino, ridesta nostalgie di tempi passati, quando lo sport era meno professionale, disponeva di meno mezzi finanziari e tecnici, ma forse era più direttamente vicino ai giovani. Oppure questa è un’impressione di tutti coloro che pensano a d’antan/il tempo che fu.
Note
1 dal Compte Rendu de la Première Conference Internationale de la Jeunesse Socialiste tenue a Stuttgart le 24, 25 et 26 août 1907, Société Coopérative “Volksdrukkerij”, Gand, 1907, pp. 31-32. Sul sito qui sotto indicato si può vedere – non senza una certa “archeologica” commozione – la riproduzione dell’originale (cliccare due volte sul pdf aperto): https://bataille-socialiste.files.wordpress.com/2007/04/js1907.pdf
2 http://citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/summary?doi=10.1.1.519.181
3 EBook – De Gruyter, Berlin 2014, 443 pp.
4 http://www.abc-clio.com/ABC-CLIOCorporate/product.aspx?pc=A5217C
