Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

I vecchi hanno memoria di quanto è accaduto durante la loro vita ed esperienza di quanto hanno personalmente vissuto. Quella memoria e quella esperienza debbono essere trasmesse alle generazioni di giovani venute dopo di loro. Se quella trasmissione non avviene, i giovani non saranno creativi. Ci sarà qualche genio che potrà farne a meno ma questo non basta a far proseguire la storia di un paese e del mondo”              

(Papa Francesco – domenica 15 giugno 2014).

 E’ di grande significato che ”educare” sia un termine, almeno a parole, tornato tra i temi centrali della riflessione civile ed ecclesiale.

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Non ci sarà speranza per il futuro del paese se le donne e gli uomini non ritroveranno fiducia e il coraggio di sperare.“Educare” indica un percorso sicuramente lungo ma necessario ed urgente se richiama ai processi complessivi che debbono essere messi in atto per aiutare la persona a prendere consapevolezza di sé, a valorizzare tutte le proprie capacità e potenzialità, ad essere una persona autonoma e critica, a stabilire relazioni serene con le persone ed il mondo che la circonda, a maturare convinzioni solidamente fondate, ad assumere la responsabilità delle proprie scelte, quindi ad una cittadinanza responsabile, e rispetto alla nostra storia ad avere una visione religiosa della vita .

Oggi l’”urgenza educativa” si ripresenta con eccezionale priorità: la solitudine e la paura che sembrano caratterizzare il nostro tempo si combattono solamente con esperienze profonde, serie e credibili. Per questo la missione educativa è decisiva.

La società che ci circonda purtroppo sembra indifferente all’importanza dell’educazione, proprio mentre sono sempre più fragili le tradizionali agenzie educative (famiglia, scuola, associazionismo, anche le esperienze delle chiese locali).

Vorremmo solo che si evitasse di pensare all’educazione solo facendo riferimento all’età evolutiva: l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza.

Le difficoltà che attribuiamo ai giovani sono in effetti le difficoltà degli adulti e dai comportamenti e dalla testimonianza di questi ultimi traggono origine i comportamenti, talvolta preoccupanti e devianti, dei giovani.

E’ sempre più evidente quindi che l’educazione è un processo per tutta la vita.

Proprio pensando alle future generazioni occorre essere consapevoli che senza adulti testimoni credibili, (non solo genitori, insegnanti, capi scout, catechisti…) qualunque proposta educativa per i giovani diventa solo “gioco” e finzione virtuale; i giovani hanno bisogno di incontrare nella vita quotidiana adulti che vivono e testimoniano con coerenza, tra le contraddizioni del mondo, le virtù difficili che sono alla base delle proposte educative.

Non bastano quindi educatori, maestri competenti nel metodo, e nelle tecniche, anche se Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno.
Non bastano quindi educatori irreprensibili nella coerenza con i valori ed i principi proposti, anche se Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno.

L’educazione nell’età giovanile dall’infanzia alla giovinezza si caratterizza infatti per un rapporto particolare tra l’adulto ed il giovane.

In primo luogo nel rapporto diretto genitori figli, insegnanti alunni, educatori (siano essi catechisti, capi scout, allenatori sportivi) ragazzi. In questo rapporto privilegiato è credibile solo l’adulto in grado di essere autorevole perché coerente con i valori che propone.

Ma c’è anche un rapporto indiretto ma decisivo nella fase evolutiva: i valori, gli ideali, le proposte di vita, i riferimenti etici, le virtù difficili presentati nel rapporto educativo sono credibili solo se i giovani riescono a ritrovare nell’esperienza quotidiana degli adulti che vivono e testimoniano tutto questo; altrimenti tutta l’esperienza educativa diventa “ambientazione virtuale”, omologandosi quindi all’egemonia di una cultura dell’effimero individualista ed egoista.

Non basta quindi dedicarsi solamente all’educazione dei giovani; è necessaria una proposta educativa per gli adulti. Se si vuol dare speranza al futuro ed alle future generazioni oggi non si può più parlare di educazione senza parlare di “educazione degli adulti”.

Si presenta oggi con caratteri nuovi ed urgenti l’emergenza dell’”educazione degli adulti”

Un urgenza tanto più forte perché siamo in presenza di fenomeni che determinano la fragilità dell’uomo contemporaneo, fragilità segnata da sentimenti di precarietà, di insicurezza, di disorientamento, addirittura, come molti affermano, di paura; sentimenti che non sono solo legati a condizioni economiche, ambientali o materiali oggettive ma che sono divenute categorie culturali, antropologiche ed esistenziali degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Per rispondere a questa situazione il governo della politica e della mediazione degli interessi, da soli non bastano più.
Occorre ancora una volta, accanto all’esercizio della politica delle istituzioni e dei partiti, una grande mobilitazione di tutti “gli uomini di buona volontà”, mobilitazione che chiama in causa la cultura, la scienza, le religioni e le chiese.

E chiama in causa in primo luogo la “missione educativa”.

Oggi è essenziale pensare all’educazione come educazione continua che coinvolge anche e forse soprattutto gli adulti perché il disagio oggi è soprattutto del mondo degli adulti, e non c’è educazione delle giovani generazioni senza testimoni e maestri; adulti che per essere tali ricercano luoghi ed ambienti dove coltivare la propria crescita e la propria fedeltà.

Non sarà credibile nessuna proposta se i giovani non troveranno nel mondo degli adulti che testimoniano nella società e nella storia i valori della fondazione della convivenza.

L’educazione mantiene tutta la sua attualità se si rivolge ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ma anche agli adulti del nostro tempo per aiutarli a costruire se stessi, a diventare persone autonome, critiche, capaci di scelte impegnative, persone che si commuovono davanti al dolore presente nel mondo, persone capaci ancora di indignarsi di fronte alle ingiustizie, persone capaci di scelte talvolta impopolari e controcorrente e di restarvi fedeli anche quando questo è più difficile.
Sta emergendo oggi lentamente e nascostamente una domanda nuova, ed in questa domanda c’è anche una speranza. Emerge il bisogno di una “ricerca di senso”, di modalità nuove per la gestione del cambiamento, il bisogno della riscoperta di valori autentici, di un ambiente a dimensione d’uomo dove affrontare i grandi interrogativi della vita e della storia.

Dobbiamo tutti interrogarci e accogliere questa novità e tentare di dare una risposta adeguata.

Ma prima di tutto occorre avere la curiosità di leggere la condizione degli uomini e delle donne di oggi e saper osservare la realtà.

Forse mai nella storia l’uomo ha avuto come oggi tante opportunità dovute all’ampliamento delle conoscenze, allo sviluppo della scienza e delle tecnologie.

Nello stesso tempo gli uomini e le donne vivono tre sentimenti che esprimono le grandi difficoltà che caratterizzano le principali fasi delle stagioni della vita adulta.

Precarietà, una difficoltà che riguarda soprattutto i giovani adulti. Una precarietà che non è solamente quella della condizione del lavoro, ma che è anche precarietà degli affetti, dei sentimenti, delle relazioni: uno stato generale che se non adeguatamente controbilanciato rischia di diventare sistema e struttura.

Insicurezza, una difficoltà che riguarda soprattutto gli adulti della maturità, gli uomini delle donne chiamati a ruoli di responsabilità nel lavoro e nella professione, chiamati alla responsabilità dell’educazione dei figli che si avvicinano all’adolescenza, chiamati a riscoprire la dimensione dell’amore superata la fase dell’innamoramento, chiamati ad assumere responsabilità nella società e nella chiesa. Un sentimento di insicurezza che la politica, forse giustamente, limita alla legislazione sulla magistratura, le forze dell’ordine, le leggi sull’immigrazione e che è invece un sentimento profondo che investe tutta la vita e tutto il sistema delle relazioni.

Disorientamento, una difficoltà che riguarda soprattutto gli anziani, che non ritrovano più il mondo nel quale erano cresciuti, che non si riconoscono nei nuovi riferimenti ideali e culturali, che spesso soffrono nel non riuscire a comprendere il nuovo mondo che avanza.

Dobbiamo essere consapevoli che queste tre difficoltà piene di ansie e di smarrimenti sono sorte perchè improvvisamente si è verificata la fine di quella che Benedetto XVI nella sua Enciclica “Spe Salvi” ha chiamato l’”ideologia del progresso”, un ideologia che è stata il riferimento negli ultimi secoli per tutto il mondo occidentale e che ha determinato tutte le grandi correnti filosofiche e le grandi culture politiche. Un’ideologia per la quale la scienza e le risorse del mondo avrebbero consentito uno sviluppo senza limiti e l’unico problema riguardava il modo di produrre la ricchezza e di come distribuirla.

Un’ideologia per la quale, semplificando e banalizzando molto, le condizioni di vita dei figli sarebbero state sicuramente migliori di quelle dei loro padri.

Oggi siamo sempre più consapevoli che questo non è più vero, siamo consapevoli che la fine dell’ideologia del progresso impone di rivedere, criteri fondamentali e riferimenti di vita, cambiano le condizioni di vita e le aspirazioni di futuro.

Questa condizione generale delle donne e dell’uomo contemporaneo fa si che emerga con forza la domanda di essere accompagnati nei processi di cambiamento. Da qui questa domanda nuova e prepotente di “educazione”

Nello  stesso documento preparatorio della Settimana Sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria si affermava: “In un momento di emergenza educativa, c’è una particolare risorsa che va liberata: si tratta di quelle persone adulte che non vengono meno alla vocazione a crescere come persone…”

E’ però necessaria una proposta educativa per adulti basata su esperienze vere e che non si limiti alle prediche, una proposta priva di “parole consumate”, che incoraggi il coraggio ad osare, caratterizzata dal rifiuto del conformismo.

C’è bisogno di profondità, di responsabilità, di fraternità, di moralità rigorosa e praticata.

Partendo da queste riflessioni occorre affermare che l’adulto è una risorsa che va liberata in funzione del bene comune, occorre recuperare la prospettiva dell’educazione degli adulti per consentire loro di riappropriarsi della propria “adultità”.

Tale prospettiva consentirà anche di sostenere evolutivamente le risorse dei giovani che chiedono, anche attraverso la manifestazione di varie forme di disagio, la possibilità di un confronto autentico e proficuo.

L’educazione degli adulti deve rendere questi ultimi capaci di accettare e gestire il conflitto, di porre e rispettare limiti e regole finalizzate al bene comune, all’accoglienza, alla capacità di relazionarsi con gli altri.

L’ educazione degli adulti deve inoltre sviluppare in loro il coraggio e il gusto di affrontare le proprie responsabilità.

Viviamo in una società “inconcludente”, incapace di far emergere elementi utili per lo sviluppo.

La cultura collettiva risente di questo e si va depauperando, c’è un appiattimento senza spessore.

A fronte della debolezza di una vera adultità, intesa come capacità di discernimento, responsabilità e consapevolezza del proprio compito, l’adulto rimane spesso in un tempo immobile, pietrificato dove tutte le scelte sono possibili, ma di fatto non si sceglie mai.

Sembra tuttavia emergere tra gli adulti, talvolta in modo inconsapevole, la domanda di spazi di confronto e di esperienza dove ritrovare la capacità di interpretare la storia, di vivere con serenità la propria condizione umana, di ritrovare le ragioni di condivisione e di responsabilità, il senso profondo della morale personale e dell’etica pubblica, di recuperare il senso creaturale e religioso della vita, di riscoprire in modo adulto la gratuità e il servizio del prossimo come “strada per la felicità”.

La risposta a tutto questo può venire solo da comunità educanti per adulti.

Si avverte quindi la necessità di proporre agli adulti itinerari di cambiamento o, per usare un termine religioso, di conversione.

La società ha bisogno di adulti capaci di trasmettere con la testimonianza, la faticosa ricerca quotidiana della verità, l’esercizio del discernimento, l’essere in grado di stare bene con se stessi, l’accettare i propri limiti e, per i credenti ma non solo, ricercare la relazione con il Dio di Gesù Cristo.

La società ha bisogno di ambienti per adulti capaci di elaborare e proporre scelte scomode che siano segno di contraddizione con il pensiero dominante.

La società ha bisogno di minoranze attive, che come sale della terra, siano capaci di cambiare se stesse e di operare micro-trasformazioni feconde e fecondanti del contesto socio-culturale.

La società ha bisogno di donne e uomini capaci di testimoniare con rigore e radicalità i valori fondamentali della legalità, della giustizia e dell’uguaglianza, in grado di fecondare non solo le istituzioni, ma anche la famiglia, gli ambienti di lavoro, i luoghi della convivenza civile e della partecipazione politica.

La società ha bisogno di ambienti capaci di testimoniare la volontà di accogliere la vita nel senso più ampio, cioè di accogliere l’altro nella sua indispensabile e creativa diversità proprio in quanto altro; “altro” che inquieta e fa paura perché mette in discussione la nostra identità culturale e religiosa oltre a minacciare i presunti interessi economici.

Occorre operare per riscoprire questa identità, senza diventare conservatori a priori con l’irrigidimento dei rituali e della morale, quanto piuttosto con la pratica della accoglienza e della relazione.

Occorre lasciarsi interrogare dai poveri, dagli esclusi, dagli stranieri che mettono in discussione le nostre sicurezze.

La società ha bisogno di ambienti di adulti in grado di denunciare con coraggio gli errori e certi orrori della cultura dominante, dove prevale una pseudo libertà egocentrica e infantilizzante.

Da tutto questo emerge l’urgenza di recuperare la dimensione dell’adultità e di mettere in campo processi efficaci di educazione degli adulti.

Siamo convinti che l’educazione degli adulti sia una risposta generatrice di futuro.

L’emergenza educativa, infatti, non riguarda solo il mondo giovanile; non è possibile affrontarla in assenza di adulti maturi in grado di porsi come termine di confronto per le giovani generazioni,  capaci di testimoniare e di affermare l’impegno per un mondo migliore, dove il rispetto del limite è alla base della libertà.
 
Di qui l’urgenza di ricercare e praticare metodi nuovi, originali e creativi per l’educazione degli adulti.

Questo è un compito di cui tutti dovremo sentire tutta la responsabilità e l’urgenza, promuovendo la diffusione e la qualificazione di iniziative e di proposte di educazione per adulti.

Si pone sempre come ostacolo la presunzione degli adulti di essere arrivati, occorre invitare a riprendere il cammino, a credere che si cresce per tutta la vita e questo è possibile solo in una dimensione comunitaria.pdf

Il nostro è un tempo di trasformazioni grandiose e continue.
Tutto fluisce veloce e i punti stabili di riferimento sono sempre di meno.

Dobbiamo ritrovarli dentro di noi per essere credibili fuori di noi, superando le paure che ci rinchiudono in noi stessi, che ci portano ad escludere gli altri, i diversi, i poveri, soprattutto chi ha più bisogno.

 

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