Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

Nel giugno 2002 presentavamo su OIKONOMIA alcune modeste riflessioni su “La presenza del cristianesimo nella futura Costituzione Europea“. Ad esse rinviamo per le osservazioni più strettamente storico-giuridiche, mentre ora vorremmo allargare - o restringere - il nostro discorso a poche idee generali.pdf

1. La Santa Sede sta facendo uno sforzo notevole per rilanciare la possibilità di inserire nel Preambolo della Costituzione la menzione del ruolo storico che il cristianesimo ha avuto nella sviluppo della cultura dalla quale è nata l’Unione Europea. Speriamo che tali sforzi abbiano buon esito: si tratterebbe solo di affermare una verità storica.

Ma tutti sappiamo che la storia è maestra di vita solo nel senso che essa viene esposta sempre in funzione del presente e del futuro che il suo estensore auspica. Ora non c’è dubbio che il cristianesimo per la maggioranza degli europei non è più un fattore determinante nella progettazione del futuro politico e sociale. Questa convinzione per quanto diffusa non è però consistente perché è suffragata più dalla non-presenza mediatica della religione, che dalla sua assenza nella vita corrente sia statale che sociale.

Infatti se ci fermiamo un attimo a riflettere sulla tela di convinzioni nascoste che sostengono il nostro agire, ci rendiamo conto che molte idee cristiane sono ancora ben attive. Pensiamo soprattutto ai diritti umani non singolarmente ma nella loro globalità e integralità: gli stessi diritti fondamentali per tutti e sempre. Ebbene questa posizione oggi è sostenuta esplicitamente quasi solo dai cristiani e da pochissimi altri: sia per mancanza da parte loro di un’adeguata visione antropologica sia per mancanza di principi morali riguardanti la società nel suo complesso.

Non c’è infatti moralità pubblica e sociale se i diritti non sono per tutti e sempre. Qualsiasi scalfittura a questo principio incrina pericolo-samente la loro diffusione e soprattutto la loro realizzazione concreta. E questa impermeabilità sostanziale può essere data praticamente solo dalla fede in un Dio trascendente il mondo e la sua storia.

2. Essendo il cristianesimo stato escluso dalla menzione esplicita tra le radici della cultura dell’UE la chiesa potrebbe usufruire di una libertà di critica mai avuta prima. Sappiamo tutti che nel XIX secolo e nella prima metà del XX la chiesa, specialmente quella cattolica, ha avuto difficoltà a pensare in categorie che non fossero quelle di appoggiare i governi nazionali. E’ vero che con l’illuminismo, e le politiche statali correlate, essa era stata esclusa dalla vita pubblica, ma essa sosteneva per sempre in linea di principio le politiche degli stati in nome dell’antica dottrina che solo i sommi responsabili della nazione perseguono il bene comune.

Ancora all’epoca di Pio XII avevamo grandi difficoltà nell’ammettere l’obiezione al servizio militare. Ora però l’identificazione tra nazionalità, regionale o europea, e identità valoriale non è più così stretta, quindi le organizzazioni religiose, che prima davano legittimità ideale al potere statale, oggi possono essere un luogo del dissenso in nome di valori superiori alla prassi politica corrente.

Un esempio concreto. Nella Pagina Classica di questo numero di OIKONOMIA riproduciamo la celebre dichiarazione del 9 maggio 1950 di Robert Schuman che è il documento dal quale ha preso avvio l’attuale Unione Europea. In essa troviamo questa affermazione: “L’Europe pourra, avec des moyens accrus, poursuivre la réalisation de l’une de ses tâches essentielle: le développement du continent africain. L’Europa potrà con i mezzi accresciuti che metterà a disposizione la Comunità per il Carbone e l’Acciaio perseguire uno dei suoi compiti essenziali, lo sviluppo del continente africano”. Al momento in cui il piano Schuman veniva lanciato vivevano in Africa meno di 200 milioni di persone. Oggi hanno ampliamente superato gli 800. E l’Europa degli stati se ne occupa molto meno di allora. Qualcuno, cinico, sostiene che il motivo ultimo è da ricercare nel fatto che non c’è più nulla che valga la pena di essere portato via. Ebbene la chiesa potrebbe, molto più di quello che ha fatto finora, insistere sull’aiuto allo sviluppo africano. Infatti noi europei non solo non li abbiamo aiutati seriamente, ma stiamo consumando - insieme ai nordamericani - risorse di una quantità e qualità tale da impedire positivamente il loro pur lento sviluppo.

3. Uno dei meriti storici del cristianesimo cattolico è stato quello di aver introdotto nel mondo occidentale medievale, dal quale l’Europa ha preso l’avvio, una dualità di poteri: il Papato e l’Impero. Questa dualità era la concrezione politica del diritto naturale di origine divina, secondo i quali i reggitori dei popoli non erano onnipotenti nei riguardi dei loro sudditi ma erano tenuti ad osservare il diritto naturale. Nei paesi anche europei dove questo dualismo non ha preso piede, come in Russia, il potere politico ha sempre avuto una sacralità assoluta. Fenomeno parzial-mente verificabile anche nei paesi di antica tradizione protestante, dove la chiesa era integrata nello stato e sotto un unico potere supremo.

E’ una vecchia storia, si potrebbe pensare. Oggi abbiamo i parlamenti liberamente eletti, i partiti politici, i sindacati, le organizzazioni di categoria e di interessi: tutti modi di controllare il potere statale. Quello che però tutti questi enti possono mal controllare è la burocrazia. Quanto più essa è numerosa e gerarchizzata, tanto meno è possibile tenerla entro limiti tollerabili.

Ci sono diversi paesi dell’Unione dove la polemica contro la burocrazia comunitaria è diffusa, come in Gran Bretagna e in Germania, entrambi fiere delle proprie burocrazie nazionali esili o efficienti. In molti paesi i poteri locali sono sempre più apprezzati, sia per la vicinanza ai cittadini che per la loro relativa controllabilità. I cristiani, ben consci che la divisione dei poteri nel senso della sussidiarietà è una potente garanzia di libertà e del bene comune, possono ora far valere con impegno questa loro tradizione.

Essa non ha nulla di anarchico; anzi è legata all’idea di bene comune come offerta pubblica a tutti i cittadini di buone possibilità di autorealizzazione. Pertanto ci sembra che un compito dei cristiani operanti in politica sia un’attenta vigilanza affinché la complessità delle strutture comunitarie non conduca ad una concentrazione di poteri insostenibile.

Sulla stessa linea del bene comune è però l’opposizione alla presenza troppo forte degli interessi nazionali all’interno dei nodi di potere comunitari. E’ difficile muoversi, a livello di gioco mentale, tra i diversi consigli, comitati, assem-blee comunitarie e comprenderne soprattutto le future, possibili interazioni reali. Quello che è certo è che dobbiamo impedire la prevalenza dell’economicamente più forte.

4. La Pagina Classica è di Robert Schuman che fu ministro degli esteri francese dal luglio 1948 al dicembre 1952. Dal 1945 alla morte fu membro del Mouvement de Rassemblement Populaire - MRP, la democrazia cristiana francese. Cattolico prati-cante, come Adenauer e De Gasperi, fu il primo presidente dell’Assemblea Parlamentare Eu-ropea di Strasburgo dal 1958 al 1960. Essa gli riconobbe il titolo di Padre dell’Europa. Il testo che presentiamo è riconosciuto come la prima pietra dell’Unione Europea perché infranse, a soli cinque anni dalla fine della guerra mondiale, la tragica inimicizia secolare tra Francia e Germania. Il testo va compreso nel suo tempo, ma lo riproduciamo come esempio pdfattuale dell’azione di un politico cristiano che agisce in modo non confessionale, anzi nemmeno in senso esplici-tamente religioso. Eppure la sua fede religiosa contribuisce a spingerlo ad un passo e a dei modi coerenti con il bene comune sia dell’Europa che universale: il superamento dell’inimicizia tra popoli, la pace mondiale, la maturazione naturale delle autodeterminazioni, il bene locale aperto a quello universale.

 

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