Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

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INTRODUZIONE: Umanesimo Cristiano
Con la parola umanesimo (dal latino, sollecitudine per l’uomo, umanità) s’intende il movimento culturale che è all’origine della modernità e che viene menzionato insieme al rinascimento; in un significato più ampio, s’intende ogni corrente di pensiero che si occupa dell’uomo1.
Nel pluralismo dei saperi (filosofia, storia della filosofia, scienze umane), in tema di umanesimo, cosa insegna di suo la teologia? È la domanda al centro del Convegno Ecclesiale Nazionale (Firenze, 9-13 novembre 2015), che per titolo In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. In che senso, l’umanesimo cristiano è nuovo?
Il Convegno nazionale, quinto in successione,2 intende rispondere, oltre che per via teorica o dottrinale, soprattutto per via della prassi e testimonianza: «Come la fede in Gesù Cristo illumina l’umano e aiuta a crescere in umanità3?».
In continuità con i precedenti Convegni4 e nelle prospettive aperte dal Concilio (1962-1965), la Chiesa italiana, in tutte le sue componenti e unitamente alla Chiesa universale, s’impegna a mostrare che «nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel cuore dei discepoli di Cristo (…) e che si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e la sua storia5», a cominciare dalla nazione nella quale si trova a vivere. La missione della Chiesa è religiosa (annunciare il Vangelo) e, proprio per questo, profondamente umana.
Nell’orizzonte dell’umanesimo di origine evangelica, l’esposizione si concentra su alcuni aspetti: considera anzitutto il tipo di umanesimo delle società contemporanee a distanza di 50 anni dal Concilio (I); successivamente definisce, per linee essenziali, l’umanesimo cristiano e come si relaziona con i numerosi e differenti umanesimi (II); conclude con una duplice considerazione: il nesso tra Vangelo (fede cristiana) e promozione umana; l’umanesimo cristiano come risposta alla domanda di senso (significato, finalità) che emerge, oggi più di ieri, dagli uomini e donne del nostro tempo (III).
I. Tipo di Umanesimo delle società secolari
La previsione (smentita?) dei padri conciliari
Il concilio Vaticano II concludeva i lavori (7 dicembre 1965) con la previsione della «nascita di un nuovo umanesimo» e ne descriveva il volto. «Siamo testimoni _ così i padri conciliari provenienti da tutte le parti del mondo _ della nascita di un nuovo umanesimo con il quale l’individuo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia6».
A distanza di 50 anni, si costata che quella nascita non è ancora venuta. Al contrario, ha avuto il sopravvento un altro tipo di umanesimo nel quale l’individuo si definisce, nel privato e nel pubblico, più per la libertà che per la responsabilità o, meglio, per una libertà-responsabilità auto-referenziata.
I padri conciliari sono forse incorsi in un ingenuo ottimismo? La loro previsione è da relegare nell’immaginario che non ha riscontro nella realtà? In risposta, è più giusto riconoscere che la loro previsione ha alla base una visione della storia che sa cogliere i molteplici segni, in positivo, di un futuro umano e umanizzante: è una previsione che fonda e motiva la speranza e insegna che la crescita umana della persona, della società (e delle istituzioni politiche, economiche/finan-ziarie, tecnologiche) esige la conversione a «un nuovo umanesimo» che non è semplice-mente da attendere, ma da tradurre nella storia che cambia.
I padri conciliari si erano confrontati con la cultura moderna, caratterizzata dalla ragione forte che rivendica autonomia e indipendenza dalla religione (dalle religioni); una ragione che fonda la dignità della persona nel tagliare il ponte con il Trascendente (o Assoluto in qualsiasi modo categorizzato).
Negli ultimi decenni, anche per la crisi della cultura moderna e delle sue promesse enfatizzate, si è affermata la cultura cosiddetta postmoderna che, a differenza della cultura moderna, teorizza il pensiero debole in base al quale si sostiene che la verità oggettiva non esiste o è difficilmente raggiungibile: ognuno ha una sua verità etica (di giusto/ingiusto, bene/male, morale/immorale) e, prima ancora, una sua verità antropologica (chi è l’essere umano, da dove viene e dove va)7. Così, le grandi domande antropologiche non otten-gono risposta o vengono rimosse.
Le caratteristiche dell’umanesimo delle società moderne e postmoderne
I tratti prevalenti dell’umanesimo delle società secolari, moderne e postmoderne, sono identificabili: è un umanesimo immanente che oscura il legame con il trascendente; è un umanesimo individualista che interrompe il legame con il sociale (comunitario); un umanesimo di tipo padronale nei confronti del creato (ambiente); un umanesimo utilitarista che privilegia il conveniente/non conveniente sul giusto/ingiusto; un umanesimo che orienta all’avere di più piuttosto e anche a scapito dell’essere di più.
In breve, è un umanesimo gravemente deficitario: l’essere umano è costitutivamente una unità multidimensionale, non riducibile all’una o all’altra dimensione; le diverse dimensioni si richiamano e si collegano reciprocamente: l’immanente non è scisso dal trascendente e viceversa, così l’individuale e il sociale (comunitario); il potere e il servizio; l’avere e l’essere di più.
Occorre, tuttavia, riconoscere che, nel pensiero tradizionale anche cristiano, tale reciproco collegamento non è stato adeguatamente sostenuto, così il trascendente ha assorbito l’immanente; il soprannaturale ha trascurato il naturale; il religioso ha eclissato l’umano, il terreno. È necessario, pertanto, riscoprire l’umano integrale nell’orizzonte della visione evangelica.
II. L'Umanesimo cristiano nel contesto dei differenti umanesimi
Linee di un umanesimo cristiano
In questa prospettiva, Paolo VI, al termine del concilio Vaticano II (1965), si rivolge agli umanisti moderni che, per paura di perderci in dignità umana, rimuovono la trascendenza, e afferma ad alta voce: «Riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo8».
La cultura umana, nel pensiero dei padri conciliari, mette radici profonde nel mistero di Cristo, «vera luce» che illumina la verità dell’essere umano, uomo e donna9, che è definito con caratteristiche che si possono compendiare in grandi affermazioni o tesi:
a. L’essere umano, uomo e donna, è creato a immagine e somiglianza di Dio. Si evidenzia, così, un duplice aspetto dell’umanesimo cristiano: anzitutto la dignità della persona, di ogni persona. La sua dignità, per altro, non è un termine astratto e generico: esprime istanze (valori) denominati diritti umani, perché competono alla persona a qualunque etnia, cultura e religione appartenga. Inoltre, la vita è compresa adeguatamente in riferimento al Creatore: anche il non credente sperimenta, infatti, che la vita non è fabbricazione o costruzione umana: «la vita è ricevuta» (S. Natoli).

b. L’essere umano è una unità multidimensionale, non riducibile all’una o all’altra dimensione: è corporeo e spirituale; individuale e sociale; trascendente e immanente. In altre parole, si ha una concezione riduttiva dell’umano quando s’interrompe, in teoria o in pratica, l’una o l’altra dimensione. Umanesimi riduttivi si sono verificati (si verificano) sia sul versante liberista come sul versante comunitarista; sul versante spiritualista come materialista; immanentista e trascendentista. In breve, concezioni antropologiche riduttive emergono ogniqualvolta, in teoria e in pratica, l’una o l’altra dimensione è minimizzata, rimossa o, viceversa, enfatizzata con il cosiddetto super-uomo.

c. L’essere umano è nel tempo, ma non si esaurisce nel tempo; è per sempre e non solo per l’immortalità dell’anima già compresa, del resto, dal pensiero filosofico.
L’umanesimo cristiano in dialogo con il pluralismo degli umanesimi
Nel proporre l’umanesimo cristiano, nel contesto dei differenti umanesimi, la Chiesa non adotta la contrapposizione né si limita alla critica. Entra invece in dialogo e confronto e non per mera formalità. Di certo, la verità sull’essere umano, uomo e donna, è stata rivelata pienamente, ma la conoscenza, sempre perfettibile e progressiva, non s’identifica con la verità che è sempre oltre10.
Nel contesto pluralista delle società contemporanee, la Chiesa parla e ascolta; insegna e impara11. Nel proporre l’umanesimo cristiano, la Chiesa intende allargare gli orizzonti dei diversi umanesimi, anche degli umanesimi della disperazione, del nichilismo, dell’indifferentismo e della negazione di Dio. L’umanesimo cristiano è un vero umanesimo anche perché, a differenza dei diversi umanesimi, integra e dà senso non solo al positivo della vita umana, ma anche al negativo, che pure appartiene alla vita umana: la colpa, la sofferenza, la morte.
Ragione e fede
La Chiesa, per parlare e farsi ascoltare, non ha bisogno di nascondere o mettere tra parentesi l’ispirazione evangelica dell’umanesimo: non sarebbe di nessun aiuto alla cultura secolare. È determinante, tuttavia, mostrare che l’umanesimo cristiano è profondamente umano: i valori (personali, familiari, sociali) sono valori umani (non confessionali) e universali.
In questa prospettiva, il Convegno ecclesiale nazionale richiama a una duplice istanza particolarmente importante per la testimonianza dei cattolici nella società italiana, e non solo.12 La prima riguarda la non separabilità tra valori personali (vita, famiglia, educazione) e valori della vita sociale (giustizia, solidarietà, lavoro): è atteggiamento incoerente mostrare sensibilità e impegno per i primi e indifferenza per i secondi. Inoltre, l’obiettivo dei cattolici non è quello di confessionalizzare la società ma, unitamente agli uomini e donne di buona volontà, umanizzare la società.
Laicità, infatti, non vuol dire autonomia e indipendenza dalla morale umana, fondata, cioè, sui valori (diritti) umani. La contrapposizione tra laici e cattolici non ha alcun senso ed è frutto di reciproci pregiudizi da una parte e dall’altra. I laici temono che i cattolici pretendano di trascrivere nelle leggi civili particolari esigenze della morale religiosa (cattolica), ma non è così. I cattolici, in quanto cittadini, hanno il diritto-dovere di partecipare perché la società sappia darsi leggi giuste; e queste sono giuste o, viceversa, ingiuste non in base alle esigenze di una determinata morale, ma a quelle della morale umana (o dei diritti umani).
È determinante che, nelle società secolari, i cattolici, in particolare quelli impegnati in politica, si preoccupino maggiormente del tipo di argomentazione, così da testimoniare con chiarezza che difendono valori umani (non confessionali) e argomentabili razionalmente13. E questo vale soprattutto, ma non solo, a riguardo della legislazione civile in tema di sessualità, matrimonio e famiglia, e nei molteplici problemi nell’ambito della bioetica. L’argomentazione razionale di tipo personalista non è monopolio dei laici.
CONCLUSIONI: Una duplice prospettiva dell' Umanesimo cristiano
In conclusione, è importante riconsiderare una duplice prospettiva dell’umanesimo cristiano: il nesso inscindibile tra fede cristiana (Vangelo) e promozione umana; e la domanda di senso (significato, finalità) del vivere e dell’operare umano, quale emerge dagli uomini e donne del nostro tempo.
Inscindibile rapporto tra Vangelo (fede cristiana) e promozione umana
Nella storia del cristianesimo, dal secolo XVI fino al nostro tempo, il messaggio cristiano è stato ricondotto all’ambito individuale e privato. In base alla distinzione tra ordine soprannaturale e naturale, si riteneva che le questioni sociali non fossero di pertinenza della fede cristiana. Così, per un lungo periodo, la riflessione teologica ed etico-teologica si sono ripiegate su un orizzonte spiritualista e ultraterreno della salvezza cristiana. In realtà, dal secolo XIX, il magistero pontificio è presente in campo sociale, ma si è continuato a collocarlo nell’ambito filosofico piuttosto che nell’ambito teologico così da farlo rientrare nell’ambito della formazione teologica.
In controtendenza, il Concilio, soprattutto la Gaudium et Spes, critica con forza la riduzione della fede cristiana a mero fatto individuale e privato e, quindi, la sua emarginazione dal sociale nelle molteplici problematiche economiche, politiche e culturali. Nel periodo postconciliare, la stretta connessione tra Vangelo e il sociale è richiamata con pertinenza dal magistero pontificio (Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI) e dalle Conferenze episcopali nazionali e internazionali14.
Il Vangelo non si riduce a un messaggio sociale, ma «dal cuore del Vangelo riconosciamo la connessione tra evangelizzazione e promozione umana».15 Il Vangelo è annuncio della grandezza di Dio e, quindi, della grandezza della persona, di ogni persona, «creata ad immagine e somiglianza di Dio»; è annuncio della paternità universale di Dio Padre e, quindi, della fraternità universale tra gli esseri umani; è annuncio del Regno di Dio, che è regno di fraternità, di pace, per tutte le persone e per tutti i popoli; un Regno che non è fuori ma dentro la storia in tensione alla pienezza nell’ultimo giorno16.
Questione aperta: dai principi (valori) alle norme applicative
A riguardo dell’insegnamento sociale, la Evangelii Gaudium richiama a non limitarsi ai grandi principi senza trarne le conseguenze pratiche17. Ad esempio, «la terra è di tutti», ma cosa significa concretamente?; «La priorità va data al lavoro e non al profitto in economia», ma cosa implica operativamente?; «La giustizia e i diritti vanno perseguiti con la nonviolenza», ma questo cosa comporta nei confronti della guerra, della pena di morte? E si potrebbe continuare nelle esemplificazioni. Un vuoto normativo rischia di trasmettere una morale strumentale allo status quo e legittima un relativismo etico così che ogni posizione, anche contraddittoria con l’altra, rivendica sostenibilità e buone ragioni.
L’umanesimo cristiano come risposta alla domanda di senso
Una forte domanda di senso emerge dalle società moderne e postmoderne proprio dalla crisi di senso. F. Nietzsche definiva il nichilismo la mancanza di finalità, del perché.
Il noto filosofo Paul Ricoeur sostiene che il ruolo principale dei cristiani e delle Chiese consiste oggi nell’«essere creatrici di senso», un senso che, pur partendo dalla fede, sappia farsi razionale e condivisibile da tutti, credenti e non credenti. L’uomo e la donna non potranno che benedire e approvare quanto la Chiesa compie per il benessere materiale in unione con tutti coloro che lottano per una maggiore giustizia sociale sulla terra, ma si aspettano che sappia rispondere alla grande domanda di senso, capace di aprire un futuro umano alla storia dell’uomo e della società. In altre parole, è determinante mostrare come la fede cristiana, l’adesione a Cristo, incontra l’umano, lo illumina e lo porta a compimento.pdf

Bibliografia minima
A. Niemira, «L’insegnamento conciliare: l’uomo nella luce del mistero di Cristo», in Id., Religiosità e moralità. Vita morale come realizzazione della fondazione cristica dell’uomo secondo B. Häring e D. Capone, Pontificia Università Gregoriana, Roma 2003, 126-133.
G. Bof, «Umanesimo», in Nuovo dizionario di teologia (a cura di G. Barbaglio e S. Dianich), Edizioni Paoline, Roma 1979, 1808-1831, qui 1823-1831: Umanesimo e concilio Vaticano II.
F. Compagnoni, «Diritti dell’uomo», in Nuovo dizionario di teologia morale, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1990, 218-227, qui 224-227: «I diritti dell’uomo e la riflessione teologica».
H. Vorglimler, «Umanesimo», in Id., Nuovo dizionario teologico, EDB, Bologna (2000) 2004, 774-775.

 

NOTE

1H. Vorglimler, «Umanesimo», in Id., Nuovo dizionario teologico, EDB, Bologna (2000) 2004, 774-775. Cf. anche Dizionario di filosofia, Utet, Torino (1971) 1990, 892: «Il termine umanesimo indica due realtà diverse: in un significato indica il movimento letterario e filosofico che ha avuto le sue origini in Italia nella seconda metà del sec. XIV e dall’Italia si diffuse negli altri paesi d’Europa, costituendo l’origine della cultura moderna; in un altro significato più generale, indica un qualsiasi movimento filosofico che assume, a suo fondamento, la natura umana o i limiti e gli interessi dell’uomo». 

2Conferenza episcopale italiana, Invito al convegno, EDB, Bologna 2013, p. 8: «Il primo si tenne a Roma sul tema Evangelizzazione e promozione umana, quindi fu la volta di Loreto nel 1985, Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini, Palermo 1995, Il vangelo della carità per una nuova società in Italia e Verona nel 2006 Testimoni di Gesù risorto, speranza degli uomini».

3Ibid., p. 21.

4Ibid., p. 9: «Sempre desta è stata l’attenzione nei riguardi dell’humanum, chiamato insistentemente in causa: nella prospettiva della promozione umana a Roma (1976); nell’orizzonte comunitario e in quello sociale rispettivamente a Loreto (1985) e a Palermo (1995; infine a Verona sotto le cifre esistenziali degli affetti, del lavoro e della festa, della fragilità, dell’educarsi vicendevolmente e del convivere nel rispetto delle regole stabilite democraticamente».   

5Gaudium et spes 1: EV 1/1319: «(…) nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore [dei discepoli di Cristo]. (…) Essa [la Chiesa] si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e la sua storia». 

6Ibid., n. 55: EV 1/1496.

7Giovanni Paolo II, Fides et ratio (1998) 91: EV 17/1368. «Secondo alcune correnti di pensiero postmoderne, infatti, il tempo delle certezze sarebbe irrimediabilmente passato, l’uomo dovrebbe ormai imparare a vivere in un orizzonte di totale assenza di senso, all’insegna del provvisorio e del fuggevole». 

8Paolo VI, Omelia nella IX sessione, 7 dicembre 1965: EV 1/456.

9Gaudium et spes 22: EV 1/1385-1386. È il testo ricordato da Invito al Convegno, p. 10.   

10Conferenza episcopale Italiana, Invito al Convegno, pp. 17-18: «Questa fede ci rende capaci di dialogare col mondo, facendoci promotori di incontro tra i popoli, le culture, le religioni. Come ha scritto papa Francesco, “il credente non è arrogante, al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che più che possederla noi, è essa che ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la strada del dialogo con tutti”».

11Cf, Gaudium et spes 43-44: EV 1/1454-1462.   

12Conferenza episcopale Italiana, Invito al Convegno, pp. 18-19. 

13D. Mongillo, «L’evangelizzazione della morale nel mondo contemporaneo (Le priorità di una diakonia)», in Rivista di teologia morale 61(1984), 117-132, qui 120-121: «I credenti non possono prescindere dal riferirsi alla rivelazione nel rappresentarsi la verità della vita ma, contemporaneamente, debbono vivere il rischio e la ricerca permanente di renderne intelligibile il messaggio nei diversi contesti culturali, in modo che la sua proposta di verità illumini il cammino umano». 

14Conferenza episcopale Italiana, Invito al Convegno, p. 10. 

15Evangelii gaudium 178. 

16Cf. Ibid. 179-180.

17Ibid., 182: «Non possiamo evitare di essere concreti (…) perché i grandi principi sociali non rimangano mere indicazioni generali che non interpellano nessuno. Bisogna ricavarne le conseguenze pratiche perché possano con efficacia incidere anche nelle complesse situazioni odierne». 

 

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