Categorie: Studi / Contributions

La persona umana e la sua dignità nell’enciclica Magnifica Humanitas

  1. La persona

Il termine persona lo troviamo già nel titolo del documento pontificio, inteso come “tesoro” prezioso che dobbiamo custodire. Mentre nel testo del documento lo incontriamo decine e decine di volte, come è naturale, d’altronde.

Ma nel cap. 2, al paragrafo dedicato ai Fondamenti della dottrina sociale, i nn. 48-58 espongono quella che potremmo chiamare, in senso classico e corrente, una definizione e descrizione del “tesoro” da preservare e sviluppare.

L’intero discorso è articolato in tre punti: L’essere umano immagine del Dio Trinitario, L’uguale dignità di tutti gli esseri umani, L’altissimo valore dei diritti umani.

In questo discorso si procede dalla definizione essenziale della persona, alla sua socialità anti-individualista, al suo esplicito e storico riconoscimento nel fenomeno giuridico dei diritti umani.

Non si creda però che su questo punto sostanziale Papa Leone se la sia cavata con poche righe. Il Concilio Vaticano II nella Gaudium et Spes, n.26, aveva icasticamente affermato: «…cresce la coscienza dell’eminente dignità della persona umana, superiore a tutte le cose e i cui diritti e doveri sono universali e inviolabili». Affermazione messa, già allora nel 1966, all’interno di un contesto di diritti umani naturali.

Ma senza andare così indietro, non possiamo dimenticare Dignitas Infinita, documento del Dicastero vaticani per la dottrina della Fede del marzo 2024), e Quo vadis humanitas, della Commissione Teologica Internazionale, recentissimo: 9 febbraio 2026. Documenti che sono a loro volta opportunamente citati nella enciclica Magnifica Humanitas (MH) e che quindi costituiscono il terreno sul quale Papa Leone si muove.

Non intendo però sviluppare ulteriormente questo legame, perché si tratta di documenti di altri autori e di altro scopo. Infatti ritengo che anche nell’esame di documenti pontifici non debba mai venir meno l’approccio critico del testo.

Mi atterrò, nei limiti del possibile, all’analisi diretta del testo di MH e delle sue fonti ed implicazioni dirette.

  1. Le radici cristiane

Tenendo presente il ruolo essenziale del De Trinitate di Agostino (354-430 d.C.) come fonte dell’uomo ad immagine del Dio trinitario, non dimentichiamo che i Padri latini come Leone (390-461 d.C.) e Gregorio Magno (540-604 d. C.) hanno ben chiaro che l’uomo in quanto è immagine di Dio possiede una doppia dignità, quella della Creazione e quella della Redenzione. Con questo loro approccio hanno invertito coscientemente l’ordine della classicità romana, dove la dignità era deliberata dal Senato a colui che in forza della propria virtù aveva compiuto grandi cose in favore dello Stato: virtus > res gestae > dignitas. Ad esempio il corteo trionfale dal Foro al Campidoglio per Cesare che con le sue capacità aveva conquistato le Gallie era il conferimento deliberato dal Senato, riconoscente in nome della Repubblica. Per i cristiani invece la virtus viene dalla Creazione/Redenzione e solo allora possiamo compiere grandi cose. Evidentemente cose di un certo genere, in sintonia con il Creatore e il Redentore.

Che questo non fosse solo una posizione dei due Pontefici romani, lo possiamo verificare leggendo la IV Lettera di San Colombano (540-615): “Se togli la libertà, togli la dignità”. Il monaco irlandese non casualmente corrispondeva con papa Gregorio. È qualcosa che potrebbe essere stato scritto, non solo da un missionario del VII secolo, ma anche da un cittadino del mondo di oggi: fu usata infatti come motto dai partigiani italiani antifascisti di quella zona montuosa attorno a Bobbio (PC) durante la seconda guerra mondiale.

Dottrina persistente, comunque, tanto che nel IX secolo il papa Nicolò I (820-867) scrive ai Bulgari, che stavano cercando a quale chiesa cristiana unirsi, che non debbono uccidere nessuno, nemmeno i criminali perché “Cristo è morto per tutti…”.

  1. Tommaso d’Aquino

Qualche secolo dopo Tommaso d’Aquino (1225-1274) sviluppa organicamente nel proprio sistema teologico sia il concetto di persona umana immagine trinitaria che quello di dignità della stessa. Ma con sfumature non proprio secondarie rispetto alle posizioni di Papa Leone XIV.

Da giovane docente aveva insegnato e scritto:

«La somiglianza (similitudo) si considera in base alla forma. La forma del corpo umano, tuttavia, è l’anima razionale, nella quale consiste l’immagine di Dio; e quindi nel corpo umano non vi è solo la somiglianza di una traccia (vestigium), ma anche la somiglianza di un’immagine, in quanto dotato di anima. Infatti il corpo umano non ha un essere distinto dall’essere che l’anima gli conferisce, come se provenisse da un’altra forma, per cui avrebbe solo la somiglianza di una traccia, come nel caso dei corpi inanimati; poiché l’anima sarebbe allora un’entità in un soggetto, nella misura in cui il soggetto è chiamato entità sussistente in atto; il che appartiene alla natura di un accidente». (In 3 Sent., d. 2, l, 3, q. 1, ad 2.; Parigi, 1252-1256)

Dieci anni dopo, mentre insegnava a Roma, scriveva:

«Se sia necessario che nelle creature si trovi un vestigio della Trinità … Gli effetti assomigliano tutti in qualche modo alla loro causa, ma in gradi diversi. Infatti alcuni effetti stanno a rappresentare soltanto l’efficacia della causa, ma non la sua forma, come il fumo rappresenta il fuoco; e si dice che una tale maniera di rappresentare è un vestigio perché il vestigio, o traccia, serve a mostrare il percorso di un viandante, ma non a far conoscere chi egli sia. Altri effetti invece assomigliano alla causa per una somiglianza di forma, come il fuoco prodotto al fuoco che lo produce, e la statua di Mercurio a Mercurio stesso: e questa somiglianza è chiamata immagine. Ora, le processioni delle Persone si presentano quali atti dell’intelletto e della volontà, come si disse [q. 27]: infatti il Figlio procede come Verbo dell’intelletto divino, e lo Spirito Santo come Amore della volontà. Quindi nelle creature razionali, in cui si trovano la volontà e l’intelligenza, si ha una rappresentazione della Trinità a modo di immagine, in quanto si riscontra in esse un verbo mentale e un amore che ne deriva. Invece troviamo in tutte le creature la rappresentazione della Trinità a modo di vestigio, in quanto si trovano in ogni creatura degli aspetti che è necessario attribuire, come alla loro causa, alle Persone divine. Infatti ogni creatura sussiste nel proprio essere, ha inoltre una forma che ne determina la specie, e infine ha un ordine verso qualcos’altro. Allora diciamo che in quanto essa è una sostanza creata rappresenta la causa o principio: e così indica la Persona del Padre, che è il principio senza principio. In quanto invece ha una data forma o specie rappresenta il Verbo, poiché la forma dell’opera d’arte deriva dal verbo mentale dell’artista. Infine in quanto la creatura dice ordine o tendenza offre una somiglianza con lo Spirito Santo, che è Amore: infatti l’ordine o attitudine di una creatura verso qualcos’altro deriva dalla volontà del Creatore». (Summa Theologiae I, 47, a.7; Roma 1265-1268)

Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che per lui la persona anche nella Summa Theologiae (I, 29, a. 3) è Subsistens in rationali natura, un essere razionale sussistente in una natura razionale. Persona indica per Tommaso ciò che di più nobile esiste nell’universo, tanto da essere attribuito a Dio stesso.

Questo essere, creato ad immagine di Dio Trinitario e dotato di intelletto e volontà (che implica la capacità di amare), sarà il soggetto al quale sempre Tommaso si riferirà nello sviluppo della sua teoria morale: il soggetto delle virtù cardinali e teologali. Creato dal Dio Trinitario a sua immagine e ricondotto a Lui dalla Grazia di Cristo.

  1. Edith Stein, La Pira, Maritain

È interessante notare che Edith Stein (1891-1942), tomista dopo la conversione, sosterrà dal Carmelo di Colonia questa posizione di Tommaso riguardo alla persona umana riconosciuta Immagine del Dio Trinitario, ma la estenderà anche al resto del creato non razionale al quale Tommaso invece riconosce solo un vestigium, traccia trinitaria ma non l’immagine, imago. (Essere finito ed essere eterno, 1936).

Quasi contemporaneamente a lei, un altro mistico e pensatore cristiano, Giorgio La Pira (1904-1977), scriverà nel 1943 a Firenze: Il valore della persona umana.[1] È un breve trattato di antropologia sulla scia di Tommaso.

Nel 1941, in polemica con lo statalismo fascista, La Pira aveva già scritto: «“Sopra” la persona umana non c’è che la adorabile Trinità delle divine Persone». Ed ora nella conclusione del trattato Il valore sviluppa ulteriormente il proprio pensiero:

«È necessario oggi e sarà, forse, più necessario domani insistere con decisione sopra questo punto: non homo civitati, sed civitas homini existit (l’uomo non è per la città, bensì la città per l’uomo). La società ha, indubbiamente, delle leggi costitutive di solidarietà che saldamente la fondano e la organizzano: ma l’uomo, senza violarle e anzi docilmente attuandole, è destinato a trascenderle: il valore finale dell’uomo non sta nell’azione sociale, non sta nell’azione economica e neanche nell’azione culturale: sta in un colloquio interiore, tutto personale, che egli stabilisce, sotto l’impulso della grazia, con Dio: sul frontone dell’edificio dell’uomo è scritta, a caratteri che non si cancellano, la sentenza conclusiva di Agostino: Fecit Deus creaturam rationalem ut Summum Bonum intelligeret, intelligendo amaret, amando possideret, possidendo frueretur (Dio ha creato la creatura razionale affinché potesse comprendere il Bene Supremo, amarlo attraverso la comprensione, possederlo attraverso l’amore e goderne attraverso il possesso) ».

L’accostamento da me proposto con Edith Stein è solido perché entrambi i pensatori si opponevano rispettivamente al nazismo e al fascismo che erano ideologie totalizzanti e negatrici della dignità della persona. E le facevano utilizzando le categorie cattoliche “in salsa tomista”. Come a quell’epoca stava facendo anche Jacques Maritain (1882 -1973) con il suo Umanesimo Integrale (1936).

Mi permetto di riprendere da La Pira anche l’affermazione «il valore finale dell’uomo non sta nell’azione sociale, non sta nell’azione economica e neanche nell’azione culturale», per sottolineare che intuitivamente la situazione attuale al riguardo non è molto diversa. L’economia, anzi, imperversa e con essa la IA.

Non dobbiamo inoltre trascurare i recenti sviluppi della teologia trinitaria che intende inserire nella definizione di persona umana anche la relazione, e che è rappresentata in Italia specialmente da Piero Coda e dalla sua scuola di Ontologia Trinitaria a Loppiano. Nella MH sono percepibili questi nuovi aspetti lungo tutto il testo, specialmente sotto forma di appello alla solidarietà, fratellanza, bene comune (cf. anche n. 50).

  1. Il fondamento della dignità

A questo punto del discorso interessa maggiormente la valutazione di questo testo pontificio preciso:

«52. Quando parliamo di dignità non usiamo tale parola sempre allo stesso modo: talvolta ci riferiamo alla dignità morale, cioè al modo in cui una persona orienta le proprie scelte e il proprio agire; altre volte pensiamo alla dignità sociale, cioè alle condizioni di vita della persona e al rispetto concreto che le viene riconosciuto dalla società; in altri casi ancora indichiamo la dignità esistenziale, vale a dire il modo in cui una persona percepisce il valore di sé e della propria vita. Queste dimensioni della dignità possono crescere o diminuire. Oltre a questi significati, però, vi è un livello più profondo, il più importante, che consiste nella dignità ontologica. È la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione può intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all’essere».

Vediamo qui come Leone assuma la posizione oggi assolutamente condivisibile della intangibilità della persona umana, esattamente nel senso di impossibilità di togliergli la dignità ontologica. E per non restare nel vago, come spesso sono purtroppo i nostri discorsi astratti, vediamo che il testo passa immediatamente ad una positiva valutazione di Diritti Umani, come fatto storico e giuridico.

Gli altri tre significati, o meglio usi, del termine dignità, morale, sociale e esistenziale, non rientrano nella mia considerazione perché ognuno di loro andrebbe messo nel proprio contesto teoretico per coglierne appieno il significato. Direi comunque che sono in parte sovrapponibili e che non interferiscono con la dignità ontologica. A meno che non si voglia fare della retorica polemica.

«L’altissimo valore dei diritti umani: 54. La Chiesa riconosce con gratitudine che «il movimento verso l’identificazione e la proclamazione dei diritti dell’uomo è uno dei più rilevanti sforzi per rispondere efficacemente alle esigenze imprescindibili della dignità umana». E, come ha affermato Giovanni Paolo II, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, continua ad essere ai nostri giorni una delle più alte espressioni della coscienza umana. Essa è «una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità». Per questo, nella prospettiva cristiana, i diritti umani non sono un’aggiunta esterna alla persona, ma una traduzione storica della sua dignità intrinseca, che la comunità internazionale è chiamata a tutelare e promuovere».

Chi “lavora coi diritti umani” coglie subito quanto queste affermazioni siano sostanziose. Dire che i diritti non sono un’aggiunta esterna alla persona, ma la traduzione storica della sua dignità intrinseca, significa presentarli come una espressione dal “famigerato” diritto naturale e ricorderà il suo eterno ritorno sottolineato in pieno nazismo (1936)[2] da Heinrich Rommen.[3]

A conferma di questa interpretazione, si possono portare almeno altre due citazioni da  Papa Leone: il discorso ai Parlamentari e la citazione di Pio XII sulla famiglia.

«Per avere allora un punto di riferimento unitario nell’azione politica, piuttosto che escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente, gioverà cercare, in esso, ciò che accomuna tutti. A tale scopo, un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente. Di essa già nell’antichità si faceva autorevole interprete Cicerone, il quale nel De re publica scriveva: «La legge naturale è la diritta ragione, conforme a natura, universale, costante ed eterna, la quale con i suoi ordini invita al dovere, con i suoi divieti distoglie dal male […]. A questa legge non è lecito fare alcuna modifica né sottrarre qualche parte, né è possibile abolirla del tutto; né per mezzo del Senato o del popolo possiamo affrancarci da essa né occorre cercarne il chiosatore o l’interprete. E non vi sarà una legge a Roma, una ad Atene, una ora, una in seguito; ma una sola legge eterna e immutabile governerà tutti i popoli in tutti i tempi» (Cicerone, De re publica, III, 22). La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell’intimità personale». (Discorso ai Parlamentari di 68 Paesi in occasione del Giubileo dei Governanti, 21 giugno 2025).

Chi non condividesse questa fondazione dei diritti umani, non può o non dovrebbe comunque indebolire il loro significato di fatto storico, giuridico. Se la teoria della legge naturale è una costruzione razionale, i diritti umani sono invece una realtà sociale tangibile. Tanto che oggi siamo tutti ben consci, vedendone le conseguenze nelle guerre e nella geopolitica, che la loro inosservanza ha portato alla crisi mondiale dell’ONU e della multilateralità in genere. Siamo tornati addirittura a prima della dichiarazione dell’illegittimità della guerra come mezzo della politica, il Patto Kellog-Briand del 1928 a Parigi.

Sempre nella enciclica MH troviamo l’altro riferimento al diritto naturale. Al n. 24 è sotteso al discorso, ma al n. 32 la citazione di Pio XII equivale alla sua accettazione contenutistica. Ed infine al n. 165 troviamo: «La famiglia è un bene sociale primario. Fondata sull’unione stabile tra un uomo e una donna…Prima società naturale, dotata di diritti originari, la famiglia è la cellula fondamentale e insostituibile di ogni organizzazione comunitaria». Quest’ultimo testo è essenziale anche per capire la posizione di Leone XIV rispetto ai “nuovi diritti umani”.

  1. Perdita della dignità?

Dicevo prima che il discorso di Tommaso sulla dignità umana presenta “sfumature” rispetto alle posizioni attuali, ed ora posso dire chiaramente che “sfumature” non sono. Premesso che la questione dal punto di vista sociale non sembra centrale nel pensiero tommasiano[4] non possiamo non interessarcene perché attualmente non poche persone, e soprattutto poteri politici, assumono una posizione che limita la dignità ontologica assoluta della persona umana. Si pensi solo ai cosiddetti danni collaterali di guerra.

Tommaso dunque nel Trattato della Giustizia della sua Somma Teologica si chiede se lo Stato può lecitamente giustiziare un criminale. In realtà detta così è una domanda retorica, perché alla sua epoca si giustiziava ampiamente, ma il problema di Tommaso è di sapere su quale fondamento è giusta questa prassi?

La risposta è che il peccatore/delinquente grave ha perso la sua dignità/intoccabilità perché si è comportato come un animale senza ragione.

«Se sia lecito uccidere un peccatore. Al terzo va detto che un uomo, peccando, si allontana dall’ordine della ragione e quindi cade dalla dignità umana (decidit a dignitate humana), nella misura in cui l’uomo è naturalmente libero ed esiste per se stesso, e in un certo senso cade nella servitù delle bestie, cosicché è ordinato secondo ciò che è utile agli altri; secondo quanto si legge nel Salmo: l’uomo, pur essendo in onore, non ha compreso, è stato paragonato alle bestie insensate e reso simile a loro; e si dice in Proverbi 11: «Lo stolto servirà il saggio». E quindi, sebbene uccidere un uomo che rimane nella sua dignità sia di per sé un male, tuttavia uccidere un uomo peccatore può essere un bene, proprio come lo è uccidere una bestia, poiché un uomo malvagio è peggiore di una bestia e fa più male, come dice il filosofo, in I Politica e in VII Etica». (Summa Theol. II-II, q. 64 a.2 ad 3; 1271-72 a Napoli)

Un decennio prima:

«Per quanto riguarda il secondo punto, va detto che, proprio in quanto il moto della ragione è maggiormente presente nell’irascibile, i peccati dell’irascibile sono più gravi; ma i peccati del concupiscibile sono più vergognosi: poiché il discernimento stesso della ragione accresce la colpa, così come l’ignoranza la diminuisce. Tuttavia, l’allontanamento dalla ragione, in cui consiste l’intera dignità dell’uomo, appartiene alla turpitudine: da ciò è chiaro, già di per sé, che la facoltà concupiscibile è più corrotta, poiché si allontana maggiormente dalla ragione». (De Veritate, q. 25, a.6, ad 2; 1256-59 a Parigi)

Ma c’è ancora un altro testo significativo:

«Dobbiamo quindi considerare che l’uomo è più degno degli angeli dopo Dio, e che non dobbiamo in alcun modo sminuire la nostra dignità a causa (propter) del peccato e a causa (propter) dell’appetito disordinato per le cose corporee, che hanno per noi un valore minore e sono state create per servirci; ma dobbiamo comportarci nel modo in cui Dio ci ha creati. Poiché Dio ha creato l’uomo affinché avesse il dominio su tutto ciò che è sulla terra e fosse soggetto a Dio». (In Symbolum Apostolorum, art.1 in fine; 1273, a Napoli)

Ecco però un’altra possibile traduzione del concetto centrale «et nullo modo dignitatem nostram diminuere propter peccata et propter inordinatum appetitum rerum corporalium»:

«L’uomo perciò va considerato come la creatura maggiormente elevata in dignità, dopo l’angelo. Dobbiamo far sì che i desideri immoderati verso beni a noi inferiori non degradino questa dignità. Le creature sono al nostro servizio, ma occorre servirsene ragionevolmente, conforme ai fini stabiliti da Dio».

Il testo della Summa Theol. II-II dovrebbe essere dell’inizio degli anni 1270; quello del De Veritate di una dozzina di anni prima. La Reportatio/Collatio sul Credo non è databile con uguale precisione; secondo J.-P. Torrell sarebbe contemporanea alla II-II, ma è comunque di un genere letterario molto diverso dagli altri due.

Personalmente ritengo la seconda traduzione più corretta e che quindi il testo dal Trattato sulla Giustizia rappresenti maggiormente la posizione dell’Aquinate, soprattutto perché è inseribile nel quadro generale di Tommaso circa i rapporti individuo e società. E non solo nel suo: direi che è congeniale al XIII secolo occidentale.

  1. Il progresso della teoria morale

Ma perché questa lunga digressione tommasiana sulla dignità ontologica?

Per poter affermare che la posizione di Papa Leone, condivisa oggi ampiamente dagli ambienti cristiani, è il segno del progresso della teoria morale della nostra epoca rispetto ad autori seri e cristiani dei secoli passati.

Senza addentrarci in pur preziose descrizioni storiche, possiamo dire che la Stein, La Pira e Maritain, sono il risultato di una nuova svolta personalista cristiana, in parte da loro stessi realizzata. Sottolineo cristiana, perché essi rappresentano il Personalismo Cristiano. Il che significa che nella loro riflessione (oltre che nella loro vita) Cristo è un punto irrinunciabile della definizione e valutazione della persona umana. Sia come singolo individuo che socialmente. Anche che questa Immagine Trinitaria ha avuto ricadute sulla considerazione contemporanea della persona, e viceversa. Lo stesso Dio Trinitario viene ‘umanizzato’: Tommaso diceva che persona indica ciò che di più nobile esiste nell’universo, tanto da essere attribuito a Dio stesso. Quindi noi in questo nuovo contesto storico possiamo pensare il Dio Trinitario non solo come tremendum ma anche come amabile.

Ed in questo modo chiudiamo il cerchio e torniamo alla persona umana e alla sua dignità nell’enciclica MH scritta da Papa Leone, frutto di una lunga ed unica storia cristiana.

 

NOTE

[1] Più volte ripubblicato, questa opera si può trovare on line sul sito della Fondazione Giorgio La Pira, insieme a molti altri suoi scritti (https://media.fupress.com/files/pdf/24/3804/3804_17936) pp.825-910.

[2] Lo stesso anno dell’apparizione di Umanesimo Integrale di J. Maritain.

[3] Per l’inizio 2027 è annunciata la pubblicazione del nuovo libro di Amartya Sen: The Cement of Humanity: The Power of Human Rights. In Italia sarà tradotto da Mondadori.

[4] F. Compagnoni, La persona umana come soggetto politico nell’opera di Tommaso D’Aquino, Divus Thomas, 2018, pp. 112-118.

share

Facebook
LinkedIn
X
WhatsApp
Email