La popolazione straniera nelle carceri italiane

Introduzione

 

In Italia si calcola ogni anno una presenza straniera regolare di circa 1.600.000 individui, pari al 2,8% della popolazione, con una stima approssimativa di circa 300.000 immigrati clandestini (cfr. Il Messaggero, 14 luglio 2002) e di un numero non precisabile di irregolari[i].

Questo dato demografico, che sta diventando sempre più rilevante nel nostro Paese, come in altri della Comunità Europea, sintetizza un fenomeno molto complesso che oggi viene affrontato sotto aspetti differenti.

Una dimensione attraverso la quale può essere studiata la pressione migratoria in Italia consiste nella relazione tra immigrati extra-comunitari e forme di criminalità, più spesso presentata sotto la voce di “aspetti giudiziari”.

Nell’ambito delle statistiche giudiziarie sono disponibili già da diverso tempo i dati sui cittadini stranieri entrati dallo stato di libertà negli Istituti di prevenzione e di pena, distribuiti per sesso, età e tipo di reato.

A partire dal 1988, inoltre, con l’aumento della pressione migratoria dai Paesi extracomunitari, sono stati elaborati i dati anche per singolo Paese di cittadinanza, mentre dal 1991 sono presenti le informazioni relative agli stranieri nelle carceri per cittadinanza e per posizione giuridica. Comunque, a causa dell’esistenza di un notevole numero oscuro per taluni reati che non vengono denunciati per vari motivi (sfiducia, perdita di tempo, paura, ecc.), le dimensioni quantitative del fenomeno criminoso registrate dalle statistiche ufficiali si devono considerare sottostimate (Caputo e Putignano, 1997).

Il ministero della Giustizia/dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha rilevato che al 31 maggio 2002 la popolazione carceraria in Italia era composta da 56.537 detenuti fra italiani e stranieri.

Scorporando i dati relativi agli stranieri, si ottiene che essi rappresentano ben il 30,2% del totale dei primi cinque mesi del 2002, pari a 17.095 individui, con un incremento del totale dei detenuti rispetto al 2001 del 2,3%, e un aumento dei soli detenuti stranieri intorno al 4,7%.

Sicuramente il numero dei detenuti stranieri nelle nostre carceri è aumentato notevolmente, se si pensa che nel 1991 essi rappresentavano ancora il 16% del totale. Ma nell’interpretare questi dati bisogna, innanzitutto, tenere presente che gli stranieri non riescono ad usufruire facilmente, come invece accade per gli italiani, delle misure alternative e sostitutive alla detenzione, non possedendo quei punti di riferimento familiare, sociale o lavorativo, che sono generalmente richiesti per usufruire di tali benefici[ii] (Marotta, 1995, p.157). In secondo luogo, si entra e si resta in carcere per ragioni diverse: per custodia cautelare, in attesa di giudizio o per esecuzione della pena. Infine, i reati commessi di solito dagli stranieri sono tra quelli che più spesso portano in carcere[iii] (Barbagli, 2002, p.53).

E’ opinione diffusa che una delle cause di tale incremento sia anche da attribuire ad un processo di “sostituzione” degli stranieri agli italiani in alcune attività illecite, da questi ultimi abbandonate perché considerate meno vantaggiose di un tempo. Per questo motivo, si pensa che in tali attività gli immigrati extracomunitari stiano prendendo a poco a poco il posto occupato finora dagli strati più svantaggiati della popolazione italiana[iv] (Palidda, 1995).

Tutti questi aspetti, quindi, contribuiscono in parte al fatto che nelle stime della popolazione carceraria possa sembrare rilevante il peso dei detenuti stranieri[v].

image002Nonostante, comunque, ciò non cambi la struttura della popolazione carceraria, queste considerazioni sono importanti per non cadere in facili pregiudizi circa una forte propensione degli immigrati extracomunitari alla devianza sociale e dunque alla criminalità. Sarebbe poco corretto, infatti, valutare la loro incidenza nelle carceri italiane come indice univoco di una maggiore tendenza a compiere un più elevato numero di illeciti o di azioni delinquenziali (Caritas, 2002).

Alla luce di queste considerazioni, lo scopo di questo lavoro sarà quello di individuare brevemente alcune caratteristiche demografiche dei detenuti extracomunitari in Italia, nel tentativo di fare un po’ di chiarezza su alcuni aspetti di tale sottopopolazione.

In questa sede, pertanto, verrà volutamente escluso l’approfondimento di tematiche legislative in materia di immigrazione e di aspetti sociali, in quanto ritengo che essi esulino da una trattazione di carattere più strettamente demografico, quale la presente si prefigge di essere.

Alcuni dati generali sui detenuti stranieri

La tabella riportata qui sotto mostra la distribuzione per aree geografiche di provenienza dei detenuti “non italiani” presenti nelle nostre carceri al 31 dicembre 2002.

Come si evince chiaramente dal grafico, le percentuali più alte risultano essere quelle degli immigrati provenienti dai Paesi dell’est e dal Marocco.

Il grafico, però, pur essendo l’unico, tra quelli disponibili sul sito del ministero della Giustizia, a rappresentare in percentuali la distribuzione straniera nelle carceri italiane, non ci dice molto sulla reale provenienza dei detenuti. L’accorpamento in una sola voce degli immigrati dai Paesi dell’est, peraltro la più consistente, appare generico e fuorviante, essendo le quote per singolo Paese estremamente differenti tra di loro, così come inutili ai fini interpretativi sono le voci “altri Paesi africani” e “altri Paesi mediterranei”, non essendo chiaro se, ad esempio, Paesi come l’Algeria (che si trova al quarto posto per nazionalità dei detenuti), Libia o Egitto, debbano considerarsi inclusi nell’una o nell’altra categoria.

Un dato più significativo è rappresentato sicuramente dalla tabella seguente.

 

ITALIA. Prime 20 nazionalità detenuti stranieri al 31.5.2002

Paese

totale % verticale % donne
Marocco 3.797 22,2 0,4
Albania 2.790 16,3 2,5
Tunisia 2.109 12,3 0,9
Algeria 1.538 9,0 0,5
Jugoslavia 902 5,3 12,6
Romania 736 4,3 6,9
Nigeria 576 3,4 27,1
Colombia 516 3,0 26,2
Croazia 213 1,2 13,1
Senegal 202 1,2 1,0
Ecuador 165 1,0 27,9
Egitto 165 1,0 1,8
Turchia 156 0,9 1,9
Cina pop. 153 0,9 10,5
Perù 145 0,8 20,7
Totale 17.095 100,0 6,0

FONTE: Elaborazioni Caritas/Dossier Statistico immigrazione su dati del Ministero della Giustizia – D.A.P.

 

Il Paese dell’Est con più detenuti in Italia è, infatti, l’Albania con il 16,3% sul totale, percentuale di molto superiore a quelle di Romania (4,3%) e Croazia (1,2%) che pure figurano tra i venti Paesi più rappresentati nelle nostre carceri.

La composizione per provenienza geografica dei detenuti stranieri è notevolmente cambiata negli ultimi anni. Il dato più rilevante è stato l’incremento degli albanesi che è stato di oltre il 30% dal 2000, e che li ha portati ad essere il secondo gruppo straniero presente nelle carceri italiane. In incremento anche la presenza di detenuti romeni, marocchini (che si confermano di gran lunga il gruppo più cospicuo) e algerini.

Come si può vedere, la percentuale delle donne straniere detenute è molto bassa (appena il 6% dei detenuti stranieri e l’1,8% della cifra complessiva delle donne detenute) e non riflette sicuramente la distribuzione femminile extracomu-nitaria nel nostro Paese (45%)[vi]. Quest’ultima è, infatti, cresciuta notevolmente negli ultimi anni, passando da 361.137 nel 1991 a 635.821 nel 2001. Se il rapporto uomini/donne straniere era di 150/100 nel 1991, nel 2000 è sceso a 121, in parte grazie all’aumento dei ricon-giungimenti familiari, raggiungendo quindi un maggior equilibrio sul nostro territorio (Barbagli, 2002, p.49).

Per quanto riguarda la graduatoria dei principali Paesi di provenienza dei detenuti stranieri, essa, invece, combacia, in linea di massima, con la stessa composizione degli immigrati sul territorio nazionale.

Anche la distribuzione per regione dei detenuti stranieri riflette le quote di immigrati in totale.

La maggior parte dei detenuti si trova negli istituti penitenziari del Nord Italia (53,4%), soprattutto nelle regioni occidentali. Seguono le regioni del centro (26,2%), del Sud (13,2%) e le Isole (7,2%)[vii]. I dati evidenziano, inoltre, che la maggior parte dei detenuti sono condannati non definitivi.

 

ITALIA. Detenuti extracomunitari per posizione giuridica e distribuzione geografica al 31.05.2002

Regioni Non def. Definitivi Internati Totale % vertic. %
non def./tot
Piemonte 1.041 688 1 1.730 10,1 60,2
Valle d’Aosta 50 60 0 110 0,6 45,5
Liguria 482 287 0 769 4,5 62,7
Lombardia 2.159 989 5 3.153 18,4 68,5
Nord Ovest 3.732 2.024 6 5.762 33,7 64,8
E. Romagna 980 578 18 1.576 9,2 62,2
Friuli V.G. 199 138 0 337 2,0 59,1
Veneto 702 562 1 1.265 7,4 55,5
Trentino A.A. 126 66 0 192 1,1 65,6
Nord Est 2.007 1.344 19 3.370 19,7 59,6
Lazio 1.155 890 0 2.045 12,0 56,5
Marche 139 134 0 273 1,6 50,9
Toscana 898 789 6 1.693 9,9 53,0
Umbria 244 221 0 465 2,7 52,5
Centro 2.436 2.034 6 4.476 26,2 54,4
Abruzzo 146 261 0 407 2,4 35,9
Basilicata 45 111 0 156 0,9 28,8
Calabria 194 203 0 397 2,3 48,9
Campania 454 305 11 770 4,5 59,0
Molise 18 42 0 60 0,4 30,0
Puglia 286 174 0 460 2,7 62,2
Sud 1.143 1.096 11 2.250 13,2 50,8
Sardegna 99 356 2 457 2,7 21,7
Sicilia 346 432 2 780 4,6 44,4
Isole 445 788 4 1.237 7,2 36,0
TOT.ITALIA 9.763 7.286 46 17.095 100.0 57,1

FONTE: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico immigrazione su dati del Ministero della Giustizia- D. A. P.

 

Dalla tabella risulta che la regione con il maggior numero di detenuti stranieri in assoluto è la Lombardia con 3153, mentre quella con il minore è il Molise (60). Inoltre, si può notare come nelle regioni del Sud e nelle Isole il numero di condannati definitivi nelle carceri supera quello dei non definitivi, prevalente nel resto d’Italia.

In alcune carceri del Nord le percentuali di detenuti stranieri superano addirittura il tasso medio riscontrato a livello nazionale come ad Asti, Belluno, Padova e Treviso, dove i valori si attestano intorno al 40%, o a Torino e nella casa circondariale di Padova dove si registrano i tassi più elevati (63% circa nel primo e addirittura 86% nel secondo) (Associazione Antigone, 2000).

Analizzando i dati relativi agli stranieri in base alla loro posizione giuridica, si nota che una notevole porzione (58,8%) è rappresentata da individui non definitivamente condannati. Circa la metà di questa categoria, inoltre, è costituita da indagati o imputati, persone cioè da considerare presuntivamente innocenti.

Per una più precisa constatazione dell’incidenza della criminalità degli extra-comunitari sul nostro territorio è opportuno dare uno sguardo anche al numero dei denunciati per regione.

 

ITALIA. Extracomunitari denunciati con e senza permesso di soggiorno (2000)

Regioni Con perm. Senza perm. Totale % senza perm.
Piemonte 3.636 20.784 24.420 85,1
Valle d’A. 117 333 450 74,0
Lombardia 9.576 28.714 38.290 75,0
Trentino A.A. 1.130 1.974 3.104 63,6
Veneto 5.062 16.716 21.778 76,8
Friuli V.G. 1.242 3.797 5.039 75,4
Liguria 1.875 11.775 13.650 86,3
Emilia Rom. 4.647 12.320 16.967 72,6
Toscana 3.543 13.926 17.469 79,7
Marche 1.338 3.589 4.927 72,8
Lazio 3.379 15.232 18.611 81,8
Abruzzo 668 1.351 2.019 66,9
Molise 46 192 238 80,7
Campania 1.055 5.837 6.892 84,7
Puglia 1.808 5.701 7.509 75,9
Basilicata 115 312 427 73,1
Calabria 401 1.199 1.600 74,9
Sicilia 597 2.100 2.697 77,9
Sardegna 157 618 775 79,7
Italia nord 27.285 96.413 123.698 77,9
di cui nord ovest 15.204 61.606 76.810 80,2
di cui nord est 12.081 34.807 46.888 74,2
Italia centr. 9.701 36.125 45.826 78,8
Italia merid. 4.133 15.767 19.900 79,2
di cui isole 754 2.718 3.472 78,3
Tot. Italia 41.119 148.305 189.424 78,3

FONTE: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico immigrazione su dati del Ministero della Giustizia – D. A. P.

 

Vi sono molte differenze tra le regioni italiane riguardo sia agli immigrati che alla criminalità. Al Nord, per esempio, risiedono il maggior numero di detenuti stranieri in possesso di un permesso di soggiorno, mentre al Sud sono più numerosi gli immigrati irregolari. Nel Nord sono più diffusi reati come il commercio e la produzione di stupefacenti, i borseggi, i furti in appartamento, al Sud, invece, gli omicidi, gli scippi, le rapine e il contrabbando (Barbagli, 2002, p.61).

 

Principali tipologie di reato dei detenuti extracomunitari

Per quanto riguarda le tipologie di reato attribuite ai detenuti stranieri, le percentuali si concentrano perlopiù su un gruppo ristretto e circoscritto di illeciti.

Al primo posto figurano le violazioni della legge sulla droga, che costituiscono il 38,5% del totale dei reati commessi dai detenuti stranieri. Si tratta di un primato che è rimasto tale nell’ultimo quinquennio, pur se registrando un incremento percentuale di oltre 10 punti. Tuttavia, anche in questo caso i dati non possono essere interpretati semplicisticamente come una maggiore propen-sione degli extracomunitari verso questa tipologia di reati. Se da un lato, infatti, essi testimoniano una sostituzione degli spacciatori italiani con quelli stranieri, dall’altro bisogna ricordare che gli extracomunitari sono esposti maggiormente rispetto agli autoctoni all’azione repressiva delle forze dell’ordine (ISMU, 2002, p.181) e, nello stesso tempo, come già accennato, hanno più difficoltà nel soddisfare i requisiti formali necessari per beneficiare delle misure alternative alla detenzione, di cui beneficiano, invece, molto spesso gli italiani condannati per questo reato.

In ogni caso, non è corretto affermare che i reati sulla droga siano divenuti una prerogativa della criminalità straniera, poiché il rapporto tra italiani e stranieri detenuti a tale titolo resta comunque di 3 a 1.

Al secondo posto figurano i reati contro il patrimonio, che rappresentano il 19,8% sul totale. Questa tipologia ha perso un po’ di peso negli ultimi cinque anni (nel 1997 la percentuale era del 23,9%), anche perché essa costituisce ancora una prerogativa dei detenuti italiani, essendo infatti il loro principale titolo detentivo con il 25,1%.

Al terzo posto si hanno i reati contro la persona con il 14,2%, ma anche in questo ambito la componente extracomunitaria dei detenuti non prevale sugli autoctoni: il rapporto è infatti di 1 straniero ogni 5 italiani.

 

Potrebbe stupire
il fatto che
i reati inerenti
lo sfruttamento
della prostituzione rappresentano
solo il 4,9%
del relativo totale

 

Potrebbe stupire il fatto che i reati inerenti lo sfruttamento della prostituzione rappresentano solo il 4,9% del relativo totale, ma bisogna considerare che tale percentuale incide sul totale dei detenuti a tale titolo per il 77,2%. Pertanto, nono-stante abbia un peso esiguo sulla distribuzione dei reati commessi dagli stranieri, esso rappresenta tuttavia una sorta di prerogativa di gruppi o detenuti stranieri, che sembrano aver fatto dello sfrutta-mento della prostituzione un terreno d’azione privilegiato. In particolare, essendo il 54% circa dei denunciati per questo reato costituito da albanesi, c’è chi sostiene che esso sia perlopiù monopolizzato da questo gruppo nazionale (Barbagli, 2002, p.59).

Un dato significativo, infine, è la percentuale di detenuti stranieri per violazione della legge sull’immigrazione che pur attestandosi nel 2001 solo al 3,2% sul totale relativo, rappresenta la categoria di reato più “etnicizzata” tra i titoli detentivi, riguardando nel 90,8% dei casi cittadini extracomunitari (Caritas, 2002, pp.236-239).

Insignificanti sono, infine, i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ex art. 416-bis c.p., che rappresentano, nonostante le aspettative contrarie, appena lo 0.1% del totale degli illeciti ascritti agli stranieri, e i reati per così dire dei “colletti bianchi” e dei potenti (corruzione e concussione, appropriazione indebita, insider trading e aggiotaggio), commessi quasi esclusivamente da autoctoni (Barbagli, 2002, p.9).

La maggior parte delle denunce agli stranieri regolari e non si concentra nelle regioni del Nord Italia in cui si registra oltre il 60% del totale nazionale, mentre dal meridione proviene la percentuale più bassa, pari al 13%[viii].

Extracomunitari detenuti e immigrati irregolari

È significativo, a mio avviso, riportare alcuni dati relativi alla differenziazione tra immigrati regolari e irregolari autori di reato.

Da essi risulta, infatti, che siano gli irregolari i destinatari della maggior parte di denunce. L’incidenza degli stra-nieri senza permesso di soggiorno sul totale dei denunciati e degli arrestati è notevole: si parla di percentuali che si attestano tra il 70 e l’80 % per gli albanesi e i marocchini ed anche oltre per i cinesi, i nigeriani, i rumeni, i croati (in relazione a questi ultimi si raggiunge quasi il 100% di irregolari fra gli arrestati).

Questi dati mostrano anche sostanziali differenze fra i reati. Ve ne sono alcuni che vengono commessi quasi esclusivamente da irregolari: per furto, rapina e contrabbando la quota di irregolari arriva fino al 95%; per altri come guida senza patente, atti di libidine, violenza carnale e lesioni dolose il numero di denunce agli irregolari è inferiore (intorno al 70%). Nel complesso, secondo Barbagli (2002), i reati degli irregolari sono prevalentemente di tipo strumentale e vengono compiuti per motivi economici (come furto, rapina e contrabbando), mentre sono minori quelli espressivi, che nascono da azioni impulsive fine a se stesse (come risse, lesioni dolose, violenza carnale, tentato omicidio).

 

ITALIA. Reati ascritti ai detenuti extracomunitari (1997-2001)

ITALIA. Reati ascritti ai detenuti extracomunitari 1997 2001

 

ITALIA. Percentuale di persone senza permesso di soggiorno sul totale degli stranieri denunciati per reato dal 1988 al 2000

Reati 1988 1990 1992 1994 1996 1997 1998 1999 2000
Furto 95 90 88 90 89 88 90 85 88
Furto auto 92 93 87 90 91 88 88 85 86
Rapina 88 81 80 86 85 81 83 81 80
Rapina impr. 95 90 87 89 89 87 87 86 85
legge droga 95 89 89 96 91 91 92 89 n.d.
Ricettazione 85 82 73 77 79 80 83 78 77
Les.dolose 81 73 71 78 74 69 72 68 66
Contrabbando 73 62 72 83 83 86 89 n.d. n.d.
Omicid. tentato 90 79 70 79 79 76 79 71 69
Omicid. consumato 69 88 81 75 69 83 79 83 80
Estorsione 84 66 74 73 71 72 74 71 66
Sfruttamento prostituz. 90 76 76 73 76 71 74 70 66
Violenza carnale 79 70 61 70 74 70 65 n.d. n.d.
Atti osceni 93 89 84 89 87 88 88 82 74
Legge armi 92 85 83 85 84 81 82 78 76
Guida senza patente 76 77 66 70 69 69 68 n.d. n.d.
Oltraggio 86 79 74 81 79 75 77 n.d. n.d.
Rissa, resistenza 79 74 72 80 74 73 75 69 65
Danneggiamento 85 80 72 80 77 77 78 74 72

FONTE: elaborazione Barbagli (2002) su dati del Ministero degli Interni

 

Come si può vedere dalla tabella sopra riportata, nel periodo che va dal 1988 al 2000 in tutti i reati considerati salvo uno (il contrabbando) la percentuale di irregolari è diminuita. Il che significa che il numero degli immigrati denunciati è aumentato più rapidamente per i regolari che per gli irregolari.

Questo cambiamento si pensa che possa essere riconducibile ai quattro provvedimenti di regolarizzazione che sono stati emanati nel nostro Paese rispettivamente nel 1986, 1990, 1995 e 1998. Essi sono stati spesso giustificati con l’argomentazione che con l’emersione dell’immigrazione clandestina si sarebbe ridotta la criminalità. Tuttavia, come dimostrano tali dati, nonostante il numero di denunciati irregolari rimanga molto più alto di quello dei regolari, le cause della devianza degli immigrati dovrebbero essere ricercate altrove.

La quota degli irregolari varia anche a seconda del Paese di provenienza.

Come si può vedere, le percentuali più alte di denunciati senza permesso di soggiorno provengono dalla Moldavia, Algeria, Romania, Croazia, Ucraina, anche se le quote dei senza permesso rispetto ai denunciati con permesso dei paesi sopra elencati sono tutte abbastanza elevate.

Per reati come furto e rissa, quasi tutti gli algerini e i rumeni denunciati sono irregolari, mentre albanesi, marocchini e tunisini sono perlopiù con il permesso di soggiorno (Caritas, 2000).

L’età dei detenuti extracomunitari varia dai 20 ai 50 anni circa, secondo una distribuzione simile a quella dei detenuti italiani, ma negli ultimi anni una percentuale sempre maggiore ha riguardato stranieri minorenni, soprattutto tra i 15 e i 17 anni.

 

ITALIA. Reati commessi da stranieri con e senza permesso di soggiorno (2000)

Nazioni Totale Con perm. Senza perm. % senza perm. n.denunc.
Marocco 34.018 9.848 24.170 71,1 15.217
Albania 29.561 8.256 21.305 72,1 15.695
Romania 18.897 2.315 16.582 87,8 8.936
Tunisia 11.159 2.548 8.611 77,2 4.409
Algeria 10.372 917 9.455 91,2 3.878
Jugoslavia 10.171 1.748 8.423 82,8 4.715
Senegal 8.359 3.149 5.210 62,3 3.889
Nigeria 6.516 1.427 5.089 78,1 3.926
Cina pop. 5.598 1.712 3.886 69,4 3.670
Croazia 2.771 205 2.566 92,3 1.325
Bosnia-Erzegegovina 2.527 357 2.170 85,9 1.228
Moldavia 2.308 122 2.186 94,7 1.231
Rep.araba d’Egitto 2.207 634 1.573 71,3 1.317
Ucraina 2.188 122 2.066 94,4 1.356
Ghana 2.185 639 1.546 70,8 1.423
Altri 18.921 2.838 16.083 85,0 19.528
Totale 189.424 41.119 148.305 78,3 91.743

FONTE: elaborazioni Caritas/Dossier Statistico immigrazione su dati del Ministero della Giustizia – D.A.P.

 

Minori extracomunitari e devianza

Al 31 gennaio 2002 sono state segnalate al Comitato Minori Stranieri[ix] 7921 soggetti minorenni non accompagnati, più della metà costituita da giovani albanesi (50,7%). Al secondo posto figurano i marocchini (17%), seguiti da romeni (8,5%) e infine minorenni provenienti dall’ex Jugoslavia (4,9%). Si tratta, dunque, di un quadro che rispecchia nell’ordine, ma non nelle proporzioni, i dati relativi all’ingresso della popolazione immigrata nel nostro Paese, anche se bisogna tenere presente che tali percentuali sottostimano parzialmente la realtà a causa delle difficoltà di scambio di informazioni tra il Comitato Minori Stranieri e le Strutture per la Giustizia minorile (Caritas, 2002).

Comunque, secondo i dati del Comitato, tra i minori segnalati ci sarebbe una forte prevalenza di diciassettenni (45,5%) e sedicenni (23,6%), perlopiù di sesso maschile (86,2%).

I minori stranieri non accompagnati vivono una situazione problematica, molto spesso addirittura drammatica, per il fatto di trovarsi completamente soli in un Paese che non conoscono: la solitudine, unita allo smarrimento, può facilmente condurli ad una situazione di marginalità o peggio di devianza.

Sono le famiglie stesse di questi minori a sollecitare il più delle volte l’emigrazione dei propri figli, ritenendola una soluzione necessaria per migliorare la propria precarietà economica.

A volte essi compiono il viaggio per arrivare in Italia insieme ad un parente o ad un conoscente, ma una volta arrivati, le difficoltà pratiche da risolvere, come la ricerca di un alloggio o l’estinzione del debito contratto per il viaggio, pongono questi minori nella necessità di procurarsi in tempi molto rapidi un buon guadagno. Queste esigenze spesso li portano ad accettare un lavoro in nero o a dedicarsi ad attività delinquenziali, cadendo vittime del racket dell’immigrazione clandestina.

Queste ragioni, oltre alla mancanza della famiglia che impedisce la concessione di misure alternative alla detenzione, spiegano il numero abbastanza elevato di minori non accompagnati nelle carceri italiane (Caritas, 2001).

In una ricerca del Censis del 1999 si afferma che il minore immigrato ha 72 volte la possibilità in più di entrare in prigione rispetto ad un minore italiano. Considerando in linea generale la presenza negli Istituti di pena a loro riservati, anche in questo caso, poiché i minori italiani usufruiscono delle comunità in maniera superiore (76,4%) rispetto agli stranieri, questi ultimi sono coloro che popolano maggiormente gli Istituti penali minorili e i Centri di prima accoglienza.

Secondo un’indagine dell’IPRS (Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali) condotta nel 2000 su 43 strutture della giustizia minorile, il 55,1% dei soggetti interessati è risultato straniero e di questi il 42,4% era costituito da stranieri senza famiglia.

La maggior parte dei minori denunciati proviene dall’area della Jugoslavia (molti sono perlopiù appartenenti a gruppi rom), dall’Albania e in misura minore dal Marocco e la loro età si attesta in media sui 14 anni.

Nella tabella che segue vengono riportati i principali reati ascritti ai minori stranieri con o senza famiglia.

Come si legge, i reati maggiormente commessi dai maschi con famiglia sono la truffa e il traffico degli stupefacenti, che predomina anche tra i minori senza famiglia insieme ai reati di danneggiamento, di estorsione e di lesione personale.

Inoltre, la percentuale di minori stranieri condannati per furto è notevolmente salita negli ultimi anni raggiungendo quasi la metà del totale. Questa quota tocca quasi il 30% per i ragazzi e l’80% fra le ragazze. Il 90% di loro proviene dalla ex Jugoslavia e sono perlopiù Rom o Khorakhané.

 

Conclusioni

 I dati e le osservazioni forniti in questa sede non pretendono di essere considerati completi ed esaustivi del fenomeno della popolazione carceraria straniera in Italia.

L’impressione che potrebbe dare la lettura di queste pagine è di una difesa degli immigrati nei confronti   della   percezione, molto   diffusa   tra la gente, di una loro maggiore propensione alla criminalità e alla devianza in generale rispetto agli italiani.

 

ITALIA. Reati ascritti ai minori stranieri (2001)

 

REATI M. CON FAM. F. CON FAM. M.  SENZA FAM. F. SENZA FAM.
Furto 43,7 26,6 26,1 3,6
Furto aggravato 32,1 45,9 16,5 5,5
Tentata rapina 22,0 45,0 26,4 6,6
Rapina 23,8 32,8 38,3 5,1
Estorsione 36,3 0,0 63,7 0,0
Truffa 100,0 0,0 0,0 0,0
Ricettazione 26,7 10,0 60,0 3,3
Danneggiamento 20,0 0,0 80,0 0,0
Altro 37,5 15,0 45,0 2,5
Stupefac.Art.74 76,2 0,0 23,8 0,0
Stupefac.Art.73 19,2 0,5 80,0 0,3
Stupefac. Art.79 100,0 0,0 0,0 0,0
Omicid. volont. 42,8 0,0 57,2 0,0
Omicid. volont. 56,7 6,6 36,7 0,0
Sequestro pers. 53,0 5,8 41,2 0,0
Lesioni pers. 24,5 1,8 60,5 13,2
Reati sessuali 46,6 0,0 53,4 0,0
Altro 26,6 0,0 73,4 0,0

FONTE: Caritas/Dossier Statistico immigrazione su dati del Comitato Minori Stranieri

 

In realtà, il mio intento è stato solo quello di evidenziare alcuni aspetti di un fenomeno che nell’ultimo periodo sta destando l’attenzione dell’opinione pubblica, sia in riferimento all’incre-mento degli sbarchi di clandestini e all’aumento di richieste di permessi di soggiorno nel nostro paese; sia al problema del sovraffollamento delle carceri che, a mio avviso, potrebbe essere, se non risolto, almeno un po’ “alleviato” se si considerasse il detenuto straniero come un detenuto a tutti gli effetti e con tutti i diritti del sistema carcerario italiano.

 

Riferimenti bibliografici

Anastasia S. e Gonnella P., 2002, Inchiesta sulle carceri italiane, Roma, Carocci.

Associazione Antigone, 2000, Il carcere trasparente, Roma, Castelvecchi.

Barbagli M., 2002, Immigrazione e reati in Italia, Bologna, il Mulino.

Caputo A. e Putignano C., 1997, “La popolazione straniera vista attraverso le statistiche giudiziarie”, in E. Todisco (a cura di), La presenza straniera in Italia, Milano, Angeli, pp.49-71.

Caritas, 2000, Dossier Statistico immigrazione 2000, Roma, Edizioni Nuova Anterem.

Caritas, 2001, Dossier Statistico immigrazione 2001, Roma, Edizioni Nuova Anterem.

Caritas, 2002, Dossier Statistico immigrazione 2002, Roma, Edizioni Nuova Anterem.

Censis, 1999, Child Immigration Project: Italian National Report, Roma, Policopiato (citato in Caritas, 2001).

ISMU, 2002, Settimo rapporto sulle migrazioni 2001, Milano, Franco Angeli.

Marotta G., 1995, Immigrati: devianza e controllo sociale, Padova, CEDAM.

Palidda S., 1995, “La devianza e la criminalità”, in Primo rapporto sulle migrazioni 1995, Milano, Angeli, pp.250-290.

 

 

NOTE

[i] Da queste categorie sono esclusi i richiedenti asilo e gli immigrati originari dei paesi dell’Est, nei confronti dei quali è stato abolito il visto (Polonia, Repubblica Ceca e dal 1° gennaio 2002 Romania) e che quindi per almeno tre mesi dal loro ingresso possono regolarmente trattenersi sul nostro territorio anche se intraprendono un’attività lavorativa in nero. Bisognerebbe poi distinguere gli irregolari dai clandestini: i primi, infatti, sono coloro che in passato hanno avuto un permesso di soggiorno, ma che sono rimasti in Italia anche quando questo è scaduto; i secondi invece sono coloro che al massimo hanno ottenuto un visto di ingresso, ma mai un permesso di soggiorno (Caritas, 2002). Spesso, comunque, ci si riferisce ad entrambe le categorie con il termine “irregolare”.

[ii] Ci si riferisce alle norme espresse dalla cosiddetta “Legge Gozzini” (n. 663/1986) e alle successive modificazioni (L. n. 203/1991 e L. n. 356/1992).

[iii] Un’altra ragione di tale incremento potrebbe essere ricondotta al fatto che con la nuova legge sugli immigrati è venuta anche meno la norma che consentiva di ottenere il rimpatrio nello Stato di provenienza del condannato nel caso in cui la pena effettiva da scontare fosse inferiore a tre anni.

[iv] E’, in sostanza, ciò che accade anche nel mercato del lavoro, dove negli ultimi anni si assiste ad una “sostituzione” degli immigrati agli autoctoni nei lavori più umili e meno remunerativi, come quello di bracciante, operaio, collaboratrice domestica etc.

[v] A ciò si deve aggiungere un’ulteriore discriminazione dei detenuti stranieri, i quali al termine del periodo di detenzione vengono molto spesso espulsi dallo Stato perché considerati socialmente pericolosi (L. n. 39/90).

[vi] Il dato non deve stupire, avendo molte ricerche dimostrato che in Italia, come nel resto del mondo, le donne violano le norme penali molto meno spesso degli uomini e che le differenze fra le une e gli altri sono tanto maggiori quanto più grave è il reato.

[vii] Gli immigrati presenti nel nostro territorio sono così distribuiti: il 54,8% nel Nord Italia, di cui circa il 75% risiede nelle regioni del Nord Ovest e il rimanente nel Nord Est; al Centro risiede circa il 30% degli stranieri e una maggiore concentrazione nel Lazio e nella Toscana; il resto si concentra nel Sud e nelle Isole, soprattutto in Campania, Sicilia e Puglia.

[viii] I dati si riferiscono al 31/12/2000 (cfr. Caritas, 2001).

[ix] E’ la struttura competente che si occupa di tutti i minori extracomunitari che giungono in Italia non accompagnati dai genitori ai fini di un loro rimpatrio o permanenza. Essa è stata resa operativa con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 dicembre 1999, in applicazione dell’art. 35 del Testo Unico sull’Immigrazione.

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