Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

La Dichiarazione dei diritti dell'uomo, promulgata nel 1789 dalla Assemblea Nazionale [francese], come il fondamento della costituzione che stava preparando; rifatta nel l973, per servire ad un'altra e ben diversa costituzione; rifatta di novo nel l794, per una terza,

"Tre volte cadde, ed una terza giace."

Rimane, è vero, e celebratissimo, il nome, quello cioè della prima, giacché della altre, per ragioni inutili a cercarsi qui, si fa ben più di rado menzione. Ma della cosa, quanto rimane? Se molti degli assiomi, o norme, o precetti contenuti in quel lavoro, vivono nelle bocche e negli scritti degli uomini, non si vede però che, nell'applicarli ai vari casi, o nel trasmetterli nell'insegnamento, si pensi a citarne un articolo, una frase qualunque: segno chiaro che il mondo, come non gli aveva ricevuti da essa, non aveva neppure avuto bisogno di essa per rammentarseli. Questo, per ciò che riguarda i suoi effetti mondiali: e in quanto alla sua efficacia immediata riguardo al paese per cui fu più specialmente composto, cosa si può dire, se non che la sua promulgazione precedete di poco un tempo, in cui il disprezzo e la violazione di ogni diritto arrivarono a un segno da lasciare in dubbio se nella storia ci si trovi un paragone?
Ecco le ragioni per cui ci crediamo dispensati dall'entrare nei particolari di quella Dichiarazione, e dall'esaminare gli appunti di un altro genere che gli furono fatti; bastando al nostro assunto di poterla considerare come un primo tentativo, andato a vòto, di fondare uno
stabile governo.

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