Vivere l’Angelicum – Un viaggio che si è fatto profonda crescita professionale e umana
Réka Mohay
"Studiare all’estero può significare molte cose, ma per me è stato davvero qualcosa che mi ha cambiato la vita. Il mio percorso accademico legato all’Angelicum è durato diversi anni, e conservo profondamente nel cuore quel periodo."
Venni a conoscenza dell’Università Pontificia di San Tommaso d’Aquino – Angelicum – poco dopo aver completato gli studi in teologia presso il Collegio Teologico Episcopale di Pécs, in Ungheria. Il rettore della mia ex istituzione mi inoltrò un bando rivolto a chi possedeva competenze sia nelle scienze sociali, sia nella teologia cattolica. Avendo anche una laurea in economia, sentii subito che quell’opportunità corrispondeva perfettamente al mio profilo e suscitò immediatamente il mio interesse.
Fui felicissima quando la mia candidatura venne accettata e ricevetti una borsa di studio – grazie all’università e ad Adjuvantes Onlus – per proseguire la licenza presso la Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum. Trascorsi un anno intero vivendo a Roma, ricavandone una ricchezza straordinaria di esperienze e conoscenze. Partecipai a conferenze ed eventi in Vaticano e soprattutto acquisii una comprensione profonda ed estesa della dottrina sociale della Chiesa e del suo dialogo con le discipline affini. In quel periodo iniziai a esplorare il tema del management centrato sulla persona e l’idea di una visione economica umana e orientata alla dignità – in sintonia con l’iniziativa Economy of Francesco di Papa Francesco. Nel mio secondo anno, gli studi passarono alla modalità a distanza a causa della pandemia, ma i legami costruiti a Roma continuarono a sostenermi.
In seguito, ebbi la fortuna di ottenere una nuova borsa di studio all’interno del programma CREATE (CST, Rome, Exchange, Advanced Training, Experience), che mi permise di proseguire con il ciclo di dottorato. Questo programma non solo sostenne la mia ricerca, ma favorì anche una più ampia comunità intellettuale. Grazie a CREATE, entrai inoltre in contatto con l’iniziativa Talents for Good di Porticus, che offriva ulteriori opportunità di networking.
Durante il programma CREATE, lavorai con studiosi di tutta Europa – tra cui teologi, sociologi, economisti, esperti di Laudato Si’, leadership e spiritualità provenienti da Lituania, Croazia, Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia, Romania e Ucraina. Presentare i nostri progetti in questa comunità creò un clima di autentica collaborazione e co-creazione, in cui i riscontri erano al tempo stesso rigorosi e incoraggianti.
Le nostre discussioni toccavano spesso temi come l’ecologia integrale, l’etica della cura e la formazione alla leadership nella Chiesa contemporanea – argomenti strettamente legati al mio interesse per un management umano e responsabile. Questi dialoghi mi aiutarono a collocare la mia ricerca entro più ampi quadri antropologici ed etici.
Un momento particolarmente formativo arrivò nel febbraio 2023, durante le visite a due Dicasteri vaticani. Al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Sottosegretaria Prof.ssa Gabriella Gambino ci offrì una visione approfondita della missione globale della Chiesa a sostegno delle famiglie, dei giovani e delle vocazioni laicali. Al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ci venne illustrata la risposta della Chiesa alle guerre, alle migrazioni, alla povertà e alle crisi ecologiche.
Vedere come i principi teologici si traducano in iniziative pastorali concrete mise in luce l’insegnamento di Tommaso d’Aquino sull’unità tra verità ideale e bisogni pratici della vita umana. Queste visite mostrarono chiaramente come la ricerca accademica possa sia informare sia essere guidata dalla missione della Chiesa nel mondo.
Il programma CREATE favorì anche un ricco dialogo interdisciplinare. Post-doc, dottorandi e il gruppo più giovane Toolbox (TX) collaboravano su temi come pace, ecologia, antropologia e il futuro della Dottrina Sociale della Chiesa.
Nel luglio 2023 partecipammo a un gruppo di lavoro sulla sicurezza alimentare e visitammo l’IFAD, aprendo nuove prospettive sulla giustizia globale. Ascoltare le discussioni del Consiglio di Esperti su etica del cibo, diritti umani, agricoltura e responsabilità ecologica mostrò quanto siano interconnesse queste sfide. La visita alle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, con i metodi agricoli etici e un pasto semplice ma eccellente a base di prodotti locali, fu memorabile e sottolineò la responsabilità delle istituzioni nel costruire un mondo più giusto e sostenibile.
E ci furono anche momenti di pura bellezza. Una sera indimenticabile, un concerto di musica da camera all’Orto Botanico unì arte e comunità. Per me, rappresentò l’essenza della mia esperienza romana: l’armonia tra spiritualità, cultura e formazione accademica. Incarnava un principio centrale della Dottrina Sociale della Chiesa e della Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum: che la persona umana deve essere formata nella sua integrità – intellettuale, spirituale, culturale e sociale. A Roma, questo divenne realtà vissuta.
Un punto di riferimento intellettuale costante negli anni trascorsi all’Angelicum fu l’eredità di San Tommaso d’Aquino, la cui sintesi tra pensiero platonico e aristotelico continua a plasmare la filosofia cattolica. La sua opera mostra come ideali astratti possano tradursi in intuizioni pratiche capaci di illuminare l’esperienza umana concreta. Questa prospettiva tomista guidò la mia ricerca, in particolare nello studio di come principi etici e umanistici possano orientare la pratica economica e manageriale.
La mia ricerca dottorale nacque direttamente da questa tradizione. Intitolata Managing with Care – Overview of a Human-Centered Management, mirava a mappare e chiarire i diversi filoni del management centrato sulla persona ed esplorare come tali approcci potessero essere applicati con efficacia nelle aziende ungheresi. Attraverso un’indagine qualitativa analizzai le opportunità e le difficoltà riscontrate nella pratica, con particolare attenzione ai bisogni, alle motivazioni e alle aspettative dei giovani lavoratori della Generazione Z. Questo focus empirico rispondeva a una sfida attuale del mercato del lavoro ungherese, seguendo un’intuizione tomista: che i principi devono essere esaminati e compresi nei contesti umani reali. La ricerca univa così una sintesi teorica a un’esplorazione pratica, offrendo risultati solidi sul piano accademico e rilevanti per la gestione aziendale.
A distanza di tempo, riconosco che il programma CREATE è stato molto più di un’iniziativa accademica. Mi ha fatto crescere come ricercatrice, come pensatrice e come persona, consentendomi di integrare teoria ed esperienza – proprio come la sintesi tomista che ispira l’Angelicum.
Nel maggio 2025 ho avuto il privilegio di ricevere il mio titolo di dottorato – un momento tanto emozionante quanto indimenticabile – e rimango profondamente grata all’Angelicum e ad Adjuvantes Onlus per il sostegno costante che mi hanno offerto lungo tutto il percorso, dalla guida intellettuale all’aiuto nelle questioni pratiche della vita all’estero. La loro generosità mi ha anche permesso di imparare l’italiano e oggi posso dire con convinzione che Roma è davvero diventata la mia seconda casa.
Attualmente lavoro in Ungheria come giornalista e redattrice, cercando di fare in modo che i temi che tratto – vita della Chiesa, impegno sociale, cultura e arti – riflettano la prospettiva umanistica e integrale che ho assorbito all’Angelicum. Grazie alle connessioni e alla visione più ampia maturate lì, ho potuto realizzare diverse interviste e articoli significativi. Un esempio è la mia conversazione con Bernice King sul tema della nonviolenza, che ha profondamente arricchito la mia comprensione della leadership etica e della responsabilità sociale. Un altro è un articolo pubblicato su Vigilia sul progetto vaticano “Doing Theology from the Existential Peripheries”, in cui ho presentato il lavoro della coordinatrice regionale asiatica, Agnes M. Brazal, il cui approccio mostra come le comunità emarginate possano arricchire la riflessione teologica. Spero di poter continuare la mia ricerca e il mio impegno professionale nelle scienze sociali, e di contribuire attivamente a iniziative che sostengono la missione della Chiesa, offrendo un apporto sia accademico sia pastorale alla costruzione di una società più attenta, compassionevole e capace di discernimento.
Gli anni trascorsi all’Angelicum hanno plasmato la mia vita in modi tanto profondi quanto duraturi – mi hanno arricchito sul piano personale e professionale. Spero che il mio legame con la mia Alma Mater continui a rafforzarsi, così da poter contribuire, in qualche modo significativo, alla comunità che mi ha dato così tanto.
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