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Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences
 

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Il CSR Game

Paolo Cerino

 

Un’idea folle: un Master universitario di I livello dedicato alla sostenibilità aziendale all’interno di un’Università come l’Angelicum. E questa idea non poteva che venire ad una persona visionaria ed appassionata: sr. Helen Alford.

L’idea di avviare un Master universitario di I livello dedicato alla sostenibilità aziendale all’interno dell’Università Angelicum fu davvero rivoluzionaria per l’epoca. Più di quindici anni fa, quando il concetto di sostenibilità era ancora identificato come Corporate Social Responsibility, e faticava a trovare spazio anche nelle aziende, sr. Helen dimostrò una visione lungimirante e una straordinaria capacità di anticipare i tempi. Aveva compreso che il futuro delle imprese e della società civile sarebbe dipeso dall’integrazione di valori etici e dalla capacità di generare valore condiviso. Grazie alla sua determinazione e alla sua “profezia”, prese forma un percorso formativo che avrebbe permesso agli studenti di comprendere e vivere in prima persona l’importanza della sostenibilità nel mondo aziendale.

E, nonostante gli anni trascorsi, ricordo bene quella prima riunione con sr. Helen e il prof. Moscarini, nella quale lei parlava e io, ascoltandola, da un lato rimanevo affascinato, ma dall’altro mi domandavo se stesse parlando seriamente. Lei stava chiedendo, a me che ero il fondatore e responsabile appunto della direzione CSR di una grande società finanziaria, una delle prime in Italia ad aver avuto la sensibilità di dedicare una struttura organizzativa al tema della sostenibilità, di attivare un corso all’interno del Master Universitario di I livello dell’Angelicum in Management e Responsabilità Sociale d'Impresa che facesse comprendere agli studenti l’importanza, e le difficoltà, di trasportare nella vita vera aziendale le nozioni che apprendevano negli altri corsi.

Pensai abbastanza a lungo a quella proposta: mi domandavo cosa potessi portare io, manager praticante che a metà carriera stava cercando di riorientare molti dei valori appresi in venti anni di vita aziendale, all’interno di un ateneo antico e prestigioso come l’Angelicum? All’improvviso mi venne un’idea, semplice ma forse trasgressiva: non avrei insegnato io, ma avremmo studiato, sperimentato e imparato insieme, io e gli studenti. Il mio ruolo sarebbe stato quello di trasmettitore di esperienze aziendali, sia positive che negative, per cercare di preparare gli studenti agli impegni della vita aziendale. Per rendere il percorso formativo realmente innovativo, decisi di strutturare il corso come un business game. Gli studenti, suddivisi in gruppi, avrebbero avuto il compito di “creare” delle aziende virtuali, in competizione tra loro, e farle crescere rispettando, anzi, valorizzando, i principi della sostenibilità. Durante le settimane di attività, si sarebbero trovati ad affrontare imprevisti, colpi di scena e opportunità, proprio come accade nel mondo reale. Il mio ruolo non sarebbe stato quello di “semplice docente”, ma quello di facilitatore di esperienze: insieme agli studenti, avremmo analizzato sia i successi che le difficoltà, con l’obiettivo di preparare una nuova generazione di managers, pronti a confrontarsi con le le sfide della vita aziendale. 

Certo, i dubbi all’inizio erano tanti: come avrebbero risposto gli studenti davanti alla provocazione di trasformarsi in manager d’azienda all’interno di un’aula universitaria, senza avere libri e dispense da studiare e ripetere?

Gli studenti partivano da zero, o meglio, partivano dagli stimoli che continuamente fornivo loro durante le “lezioni”: dovevano ideare il tipo di azienda, definendone il nome, la struttura organizzativa, i prodotti o servizi da offrire individuando il mercato di riferimento, cercando di mantenere il massimo realismo possibile. Questo approccio pratico li aiutava a comprendere in profondità le dinamiche aziendali e l’importanza di integrare la sostenibilità in ogni scelta strategica.

Ho ancora in mente i volti stupiti degli studenti del primo giorno di “lezione” (stupori che avrei visto ripetersi per ben sei anni). Anche loro rimanevano spiazzati da una proposta formativa che non partiva da un testo o da una spiegazione, ma dalla loro capacità di trasformare le nozioni studiate negli altri corsi in azioni, le più realistiche possibili.

Le esperienze vissute dagli studenti durante il Master furono particolarmente significative e formative. Fin dal primo giorno, il coinvolgimento era evidente: i partecipanti, inizialmente sorpresi dall’approccio pratico, progressivamente si immedesimavano nei ruoli di manager, amministratori delegati o direttori di produzione, affrontando con serietà e realismo le sfide proposte. Nel corso delle settimane, le aule si trasformavano in veri e propri laboratori di idee, dove nascevano aziende virtuali, si sviluppavano prodotti e si simulavano presentazioni a potenziali investitori.

Ho visto succedersi, nelle varie edizioni del Master, amministratori delegati severissimi e severissime, direttori marketing e produzione che con la massima serietà entrando in aula abbandonavano le loro vesti di studenti e indossavano con grande realismo ed autorevolezza quelle di manager.

Ricordo ad esempio lo studente Sergio: nel nostro corso del 2012 era il direttore approvvigionamenti della “Woodstock spa”, e rilasciò una video intervista ad una trasmissione giornalistica di approfondimento, parlando da una “fazenda indonesiana”, che altro non era che il giardino sul retro dell’università (https://youtu.be/cYbcZehfNvE?si=FjJBhf-0yuxAJwQq).

O la dimostrazione prodotto dell’azienda “Terra Nostra Bio” dell’edizione 2013 del Master, realizzata preparando delle seadas sarde nella cucina della nonna di una studentessa (https://youtu.be/R2NKgb90b5E?si=ro-Uqx8jFCtcapEa).

O ancora la straordinaria presentazione agli investitori della “PWT spa” (edizione 2011 del master) in cui venne raccontata, con tanto di fotografie d’epoca e colonna sonora, la storia secolare di un’azienda che in effetti era stata immaginata solo poche settimane prima (https://youtu.be/WXS_5urhGkU?si=iszrVx3dwYNmffTF).

Tanti sono i volti di studenti e studentesse che in sette anni si sono succeduti davanti a me su quei banchi e che, grazie alla loro passione, diventavano per tre mesi: uffici, studi professionali, fabbriche di alimentari bio, start up hi-tech. Purtroppo, alcuni di questi studenti non sono più con noi, ma il loro impegno e la loro passione continuano a essere fonte di ispirazione per tutti per noi che li abbiamo avuti a fianco nel corso del Master. Voglio ricordare Rosa, una ragazza speciale che dopo il master lavorò con me e Giusy, altra studentessa appassionata del Master, alcuni anni nella direzione sostenibilità della mia azienda, prima di essere sconfitta da una malattia, combattuta con forza fino all’ultimo giorno. O Erika, morta in un incidente stradale nel Sinai, che dopo il Master aveva trasformato la sua passione in un lavoro, operando per una ONG impegnata nelle emergenze umanitarie del pianeta.

Altri nostri studenti sono riusciti ad entrare con successo nel mondo della sostenibilità, come Alejandro, lo studente messicano che oggi, oltre ad essere l’orgoglioso padre di due gemelli, è Sustainability Leader in una grande multinazionale della consulenza. O Pasquale, che è a capo di un’importante unità organizzativa dedicata alla tutela dei diritti, alla trasparenza e alla sostenibilità globale in una multinazionale dell’energia. Altri invece oggi svolgono lavori non direttamente collegati alla sostenibilità, dalla pubblica amministrazione al giornalismo, dalla consulenza aziendale all’impiego in grandi multinazionali. C’è chi fa il fotografo, come Andrea, o chi lavora alla London Stock Exchange, come Paolo, o la giornalista come Eleonora. Ma tutti mantengono nel loro lavoro un’attenzione particolare alla sostenibilità accompagnata da una grande professionalità sul tema.

Ecco, credo che il merito del Master promosso dall’Angelicum sia proprio qui: nell’aver iniziato a costruire, in anni in cui c’era ancora un forte scetticismo verso le tematiche di sostenibilità (l’agenda ONU per lo sviluppo sostenibile sarebbe venuta solo dopo qualche anno), una classe di manager e professionisti appassionati e preparati, che nel piccolo di un’aula universitaria avevano già sperimentato quanto la sostenibilità fosse in grado di segnare la differenza nello sviluppo e nella crescita di un’azienda e in fondo della società.

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                          Intervento Prof. Alejo Sison & Prof. Fr. Pierre Januard OP

                          Intervento  Prof. Paul Nemitz & Prof.ssa Margherita Daverio


 

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