Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 Responsibility and Solidarity in Saving and the Profit and Loss Sharing (PLS) Concept

Stanislas Ordody

 

Italiano

L’autore presenta un metodo alternativo per la remunerazione del capitale dato in prestito ad un’impresa, mettendolo a confronto con il metodo comune, cioè, il pagamento dell’interesse. Fondamentalmente, questo implica che il prestatore partecipi nei profitti o nelle perdite dell’impresa secondo una certa percentuale concordata. Ciò dovrebbe comportare una maggiore responsabilità da parte del prestatore, perché spinto a conoscere meglio le persone e le attività che egli finanzia. Quando l’autore parla del genere di solidarietà su cui si basa questo sistema, utilizza l’esempio dei fondatori novecenteschi delle società del mutuo soccorso in Germania. Vengono presentati alcuni degli aspetti pratici del sistema della condivisione dei profitti e delle perdite. Vi è inclusa una simulazione dei risultati di un’impresa visti da tre scenari diversi, simulazione nella quale un gruppo di risultati è frutto di un prestito classico e l’altro gruppo è frutto del sistema della condivisione dei profitti e delle perdite. Soprattutto nei casi in cui l’impresa sperimenta problemi imprevisti, i risultati dimostrano che, l’impresa più capace di difendersi e mantenersi viva e attiva nel mondo degli affari, è quella con un prestito basato sul concetto PLS, piuttosto che nel caso del prestito classico. In particolare, un prestito basato sul concetto PLS protegge il mutuatario dai cambiamenti nel tasso d’interesse che non hanno nulla a che fare con le sue attività. L’autore, inoltre, considera come i risparmiatori, i prestatori ed i mutuatari potrebbero essere motivati ad utilizzare tale sistema.

 

English

The author presents an alternative method for remunerating capital loaned to an enterprise from that of the usual system of interest payments. Basically, this involves the lender sharing in the profits and losses of the enterprise by a certain agreed percentage. This leads to more responsible lending, since it encourages the lender to get to know the people and the projects he is financing. In speaking about the kind of solidarity on which this system of finance is based, the author draws on the examples of the 19th founders of mutual aid societies in Germany. Some of the practical aspects of the Profit and Loss Sharing system are presented. A simulation of the results of an enterprise under three different scenarios is included, where one set of results are generated on the basis of a classic loan and the other on the basis of the PLS concept. Particularly in a scenario where the enterprise experiences unexpected problems, the results show that the enterprise is more able to recover and stay in business with a loan based on the PLS concept than in the case of the classic loan. In particular, a loan based on this concept protects the borrower from changes in interest rates that have nothing to do with his activities. The author considers how savers, lenders and borrowers could be motivated to use such a system.

 

 

Le fonti maritainiane nella riflessione politica di Giuseppe Lazzati

Piotr Kulczycki

 

Italiano

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Giuseppe Lazzati divenne una delle figure chiave nella diffusione fra i cattolici di una cultura della partecipazione attiva nella politica, anche se personalmente non sentì una vocazione alla politica. In quest’articolo, è discusso il suo contributo intellettuale, e in particolare, come esso dipenda, ma anche superi, il pensiero di Maritain. Come Maritain, Lazzati aveva capito che erano necessari partiti di ispirazione cristiana, piuttosto che partiti cattolici, così come esiste una distinzione importante fra il lavoro dell’Azione Cattolica, nell’aiuto alla missione evangelizzatrice dei vescovi, e quello dei cristiani nella politica. Sono due campi di azione distinti ma non separati. Questa linea di pensiero conduceva a controversie nel partito cristiano democratico nuovamente fondato dopo la guerra, partito in cui alcuni non volevano accettare l’autonomia dell’azione politica cristiana dal controllo ecclesiastico. Allo stesso tempo, il suo gruppo (i dossettiani) doveva combattere contro quelli che volevano separare il cattolicesimo dalla politica. Benché la rivista Cronache Sociali del gruppo non avesse spesso testi che si riferivano esplicitamente a Maritain, alcuni articoli chiave di Lazzati sono chiaramente basati sul pensiero maritainiano. Lazzati adotta una prospettiva tomista in politica. L’articolo discute la sua teoria in proposito, il suo carattere fondamentalmente laico ed il bisogno per i laici cristiani di "mediare" fra il campo della fede e quello della politica, utilizzando come mezzo la virtù della prudenza ed il dialogo. Per far ciò, il cristiano deve riconoscere il primato dello spirituale nella sua vita; l’efficacia del suo impegno politico dipende, infatti, dalla contemplazione del divino. Secondo Lazzati, una "società politica" è quella che crea la "città dell’uomo a misura d’uomo", una frase che l’articolo esplora.

 

English

After the Second World War, Giuseppe Lazzati was one of the key figures in creating a culture of political involvement among Catholics, although he himself did not feel called to be a politician. In this article, his intellectual contribution is discussed, and in particular, how he draws upon but also goes beyond Maritain. With Maritain, he saw that political parties of Christian inspiration were needed, rather than Catholic parties, and that there was an important distinction between the work of "Catholic Action", aiding the bishops in their mission of evangelisation, and that of Christians in politics. These represent two distinct but not separate fields of activity. This thinking lead to controversy in the newly-founded Christian democrat party after the War, where some did not want to accept the autonomy of Christian political action from hierarchical (episcopal) control. At the same time, they had to battle against those who wanted to separate Catholicism from politics. Although the journal, Cronache Sociali, of the group to which Lazzati belonged, i dossettiani, did not often carry articles with explicit connections to Maritain, a few key articles by Lazzati are clearly based on Maritain’s thought. Lazzati adopts a Thomistic view of politics, and the article discusses his political theory, including its fundamentally "lay" character and the need for the lay Christian to "mediate" between the field of faith and that of politics using the virtue of prudence and dialogue as the means. For this to be possible the Christian needs to recognise the primacy of the spiritual in his or her life and that his or her political commitment depends upon contemplation of the divine. According to Lazzati, a "political society" is one that creates the "human city on a human scale", a phrase which the article explores.

 


Job Design in the Perspective of Laborem Exercens

Helen Alford

 

Italiano

Nel ventesimo anniversario dell’enciclica del Papa sul lavoro, l’autore la riprende per esaminare quali sono i principi di progettazione del posto di lavoro che possono esserne tratti, e come questi differiscano da quelli in uso nell’industria. Vengono identificati dall’enciclica cinque elementi chiave, fra i quali i due più importanti sono: che la persona umana dovrebbe poter esercitare il proprio dominio su tutto il creato e che la tecnologia è a servizio dell’uomo che lavora e non viceversa. I principi classici della progettazione del posto di lavoro, invece, ritengono che l’obiettivo principale è la massimizzazione del profitto (o del ritorno sul capitale impiegato) e quindi quasi sempre finiscono con la strumentalizzazione del lavoratore verso questo scopo (e questo anche nelle sue forme più moderne e moderate). Tuttavia, sono stati elaborati sistemi alternativi, come la progettazione del posto di lavoro "incentrato sull’uomo", e l’autore ne prende in esame uno per fare un paragone con i principi tratti dalla Laborem Exercens. Per concludere, l’autore prende in considerazione il quesito se il lavoro rimarrà la "chiave della questione sociale", come dice Giovanni Paolo II. La risposta, secondo l’autore, dipende da quale definizione si da a "questione sociale".

 

English

In the twentieth anniversary year of the Pope’s encyclical on work, the author goes back to it to see what principles as regards the design of jobs can be drawn from it and how these compare with job design approaches in industry. Five key elements are identified from the encyclical, of which the most practically important are that the human person should experience dominion over the created order in his or her work and that technology is to serve the human worker, not the other way around. Classical job design principles, however, regard maximising profit (or return on capital employed) as the main objective, and almost always end up instrumentalising the worker to this end (even in more modern and moderate forms). However, alternative systems, such as "human-centred" job design have been devised, and the author considers one of these in comparison to the principles taken from Laborem Exercens. Finally, the author considers the question as to whether work will remain the "key to the social question", as John Paul II calls it. The answer, according to the author, depends on what definition of "the social question" is used.

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