Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

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10 bongianni L’obiettivo di questo articolo nasce dall’esigenza di raccogliere in modo generale i principali contributi connessi ai temi della finanza nell’ambito dell’evento “Economy of Francesco”, che ha coinvolto giovani, studiosi e operatori in ambito finanziario. Il team che ha organizzato l’evento ha dedicato una delle dodici sessioni di lavoro, denominati villaggi al tema “Finance and Humanity”. Il gruppo di lavoro coordinato dalla prof.ssa Sr. Alessandra Smerilli ha ospitato in particolare due contributi di rilievo: l’intervento di Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank, e premio Nobel per la pace nel 2006, e quello della prof.ssa Marianna Mazzucato, economista, nota per i suoi importanti contributi sulla necessità di ripensare il ruolo della finanza pubblica in rapporto al settore delle imprese private.

Il villaggio dedicato alla finanza ha lavorato su diverse aree tematiche, che hanno approfondito in particolare i seguenti aspetti:

  • Opportunità e minacce conseguenti l’insorgenza e gli effetti che si possono avere sul ruolo di una finanza al servizio dell’uomo;
  • Analisi dell’impatto della finanza sull’economia reale per comprendere come da una economia che estrae valore ad una economia che lo crea;
  • Il futuro della finanza sostenibile e come questa può reagire in presenza di una crisi dei mercati finanziari;
  • Il ruolo della regolamentazione e delle istituzioni in ambito finanziario;
  • La necessità di crescere in formazione e alfabetizzazione in ambito finanziario;
  • Il ruolo della finanza pubblica nel mondo post-covid 19, quando si avvertiranno le conseguenze connesse agli effetti redistributivi dovuti alla crescita del debito.

Il lavoro del gruppo non si è esaurito con la manifestazione dell’evento centrale del 19-21 novembre 2020, ma è caratterizzato da un processo bottom-up, che dal basso tende ad allargare la base partecipativa per una riflessione sempre più aperta e comunitaria, stimolata anche dagli interventi di studiosi e operatori del campo che possono offrire esperienza e riflessioni utili a facilitare un approfondimento etico su temi spesso percepiti come distanti dalle problematiche di tutti i giorni, ma che di fatto poi incidono molto sulla vita sociale ed economica di una comunità civile.

Il prof. Yunus nell’intervento del 20/11/201 sottolinea come il sistema finanziario ha contribuito a creare una concentrazione della ricchezza al livello globale; un sistema quindi che funziona per creare concentrazione di capitale, e dove la finanza ha un ruolo di grande responsabilità dal momento che sostiene investimenti orientati soltanto dal principio della massimizzazione del profitto, senza alcun’altra considerazione. Tutto ciò oggi è reso ancora più evidente dal comportamento delle grandi case farmaceutiche che vogliono fare profitti sui vaccini, dal comportamento delle nazioni più ricche che comprano quantità enormi di vaccini, mentre i paesi più poveri non potranno disporre di nulla. Questa è la conseguenza di un fine che è orientato alla sola massimizzazione del profitto, al livello globale una vera e propria religione del mondo finanziario, dove è centrale il perseguimento solo del proprio interesse: questo ha portato ad un mondo dove l’1% della popolazione possiede il 99% della ricchezza, è evidente, sottolinea Yunus, che c’è qualcosa che non va, e non può continuare a funzionare così.

L’idea originaria parte da una visione dell’uomo come persona orientata a perseguire in modo egoistico il proprio interesse, ma incapace di gesti e comportamenti per il bene sociale e della comunità. Per Yunus questo approccio è errato, non esprime la verità: l’esperienza del microcredito si può comprendere solo come social business, dove il finanziamento sostiene le piccole attività e si orienta anche alla soluzione dei problemi degli altri. Durante l’evento, in diretta streaming, i presenti connessi attraverso l’applicazione “mentimeter” hanno risposto ad alcune domande, tra cui quella di esprimere quali sono i fattori chiave che potrebbero portare e guidare verso una finanza sostenibile? Il 57% ha risposto la formazione, il 20% i governi, il 15% una migliore regolamentazione, e l’8% il mercato con adeguati incentivi.

Sul concetto di finanza sostenibile Yunus ha affermato, che parlare solo di finanza sostenibile non è sufficiente: esiste infatti una finanza sostenibile che può portare a benefici, ed una finanza sostenibile che può essere molto dannosa.

Se ci si riferisce infatti ad una finanza sostenibile, dobbiamo concludere che oggi il sistema è sostenibile, è in grado di andare avanti senza problemi e può continuare così, ma questo però ha creato innumerevoli problemi. La finanza quindi per essere buona deve essere orientata necessariamente ad un fine, ma il problema è scegliere il fine; questa è la prima cosa che deve essere definita, mentre attualmente la finanza sta sostenendo un’economia che sta conducendo l’uomo all’autodistruzione, che alimenta il global warming, e contribuire così alla distruzione del pianeta e ciò non può essere considerato un fine.

10 bongianni 1Yunus vede nella pandemia l’occasione per fermarsi: la pandemia ha fermato il sistema produttivo dando all’uomo l’occasione di riflettere e la possibilità di poter ripartire andando verso un direzione diversa. Yunus ha riproposto l’idea di un mondo con tre zeri: zero disoccupati, zero emissioni di carbonio, zero concentrazione di ricchezza. Questo dovrebbe essere il fine che la finanza deve contribuire a creare. In questo senso il ruolo della regolamentazione è fondamentale proprio per orientare verso un tale fine. Sulla regolamentazione il gruppo di lavoro ha presentato uno schema (cfr. fig.) che correla le virtù cardinali: giustizia, fortezza, prudenza e temperanza, alle politiche che dovrebbero regolare la finanza orientandola alla dignità umana, all’inclusione, e ad un comportamento più responsabile limitando la ricerca di profitti speculativi.

Nel contributo del webinar del 17/7/202 la Mazzucato offre una prospettiva che parte dal considerare l’economia e la finanza come un sistema interconnesso, questa fu, infatti, la prima riflessione in ambito classico, dove era di estrema importanza comprendere l’origine e la fonte del valore.

La considerazione attuale sul valore si riconduce al semplice scambio degli operatori, che massimizzano le loro posizioni, ma in una tale prospettiva manca una considerazione oggettiva sulla realtà del valore, e si rimane fermi soltanto a posizioni soggettive. Il semplice fatto che le rendite finanziarie oggi possono entrare nel calcolo PIL rispetto al passato, evidenzia in modo marcato questa distorsione, perché sempre la finanza è stata considerata come elemento di transizione della ricchezza, ma non di creazione di nuovo valore. C’è in sostanza, sottolinea la Mazzucato, una confusione tra prezzo e valore: oggi in piena crisi pandemica, ad esempio, è più semplice riconoscere il valore di un sistema come quello sanitario, o scolastico, non è soltanto un costo ma contribuisce al benessere della collettività. Il sistema nel suo complesso si ritrova, dopo la crisi del 2008, nuovamente con elevati livelli di debito privato, i flussi finanziari si sono orientati in gran parte verso i settori immobiliare e assicurativo, favorendo lo sviluppo di dinamiche insostenibili, o in alternativa orientate al sostegno di investimenti nei settori delle biotecnologie, delle nanotecnologie, dello spazio ma con le caratteristiche proprie di una finanza d’impazienza e di breve termine, per cui dopo l’investimento si tende subito a quotare in borsa le società e a vendere le azioni per realizzare profitti; ma gli investimenti ad esempio nel settore ambientale hanno necessità di orizzonti temporali più lunghi anche solo per comprendere se una realtà è efficiente e deve essere sostenuta oppure no. In sostanza oggi questa è la normalità in ambito finanziario per cui la prof.ssa avverte che se tornare alla normalità significa tornare a questi presupposti si sarà persa una occasione.

La riflessione si estende così anche al ruolo dello Stato nell’economia, se questo ruolo è solo quello d’intervenire per aggiustare, e appianare, com’è stato con la crisi finanziaria del 2008, allora sarà di nuovo una occasione persa. In realtà è necessario ritrovare e rivalutare la capacità dello Stato di essere fattore trainante di innovazione e trasformazione; creare processi e strutture, del tipo “moonshot” che possano guidare alla realizzazione di un obiettivo comune, in cui si partecipa al rendimento ma anche ai costi, così com’era avvenuto ad esempio nella partecipazione di molte imprese private, anche piccole, alla realizzazione di quella grande opera che è stato il primo sbarco dell’uomo sulla luna. L’importante allora è strutturare processi, decidere in modo partecipato, cosa finanziare per il bene comune, sulla base di quali principi si partecipa e qual è il contributo che ciascuno può dare, evitando poi che qualcuno si appropri di tecnologie nate grazie all’investimento pubblico e le sfrutti a proprio vantaggio per estrarre valore. Un esempio attuale è dato proprio dall’incapacità di obbligare le grandi aziende farmaceutiche a rendere pubblico il brevetto, a non coprirlo con il segreto industriale, perché la questione riguarda il bene comune di tutti; queste aziende hanno ricevuto supporto in strutture, finanziamenti diretti e indiretti da parte delle istituzioni pubbliche, ma nessuno oggi è in grado di rendere obbligatoria la pubblicazione delle loro ricerche, oppure di spingere queste grandi aziende dentro un processo di collaborazione per il bene di tutti. La Mazzucato conclude il suo intervento sottolineando l’importanza di indirizzare il denaro nella direzione giusta, per finanziare progetti che creino valore per il bene comune, in questo senso il ruolo della cittadinanza è fondamentale per orientare ad esempio le decisioni di banche pubbliche, fondi pensioni o fondi sovrani e contribuire in modo più utile allo sviluppo dell’uomo, e della società in cui vive.

I lavori sono stati arricchiti anche dal contributo di diversi operatori e studiosi, svolti in diverse sessioni, per gli aspetti connessi alla finanza e alla ricerca concreta di percorsi etici. Alcuni di particolare interesse come lo studio dei rapporti tra finanza ed economia reale a partire da un approccio narrativo e un metodo sociologico finalizzato a comprendere come gli attori finanziari si raccontano, prendono decisioni, e agiscono per orientare la società verso il bene comune (Noemi Miriam Honegger3), o il contributo di un imprenditore brasiliano (Diego Wawrzeniak4) nello studio degli effetti benefici dell’introduzione di una moneta locale all’interno di una concreta realtà comunitaria, come quella di Inkiri. Per ultimo quello di Anna Fasano5, presidente di Banca Etica, che propone in modo forte una duplice azione per riconnettere la finanza all’economia reale: un primo livello per continuare a sensibilizzare il cittadino al tema della finanza etica anche arrivando ad inquietare; il secondo livello fatto di regolamentazione dove è assolutamente necessario decidere la ridefinizione delle regole del gioco, per costringere così le istituzioni ad agire secondo un fine etico, dal momento che oggi il concetto stesso di sostenibilità finanziaria è totalmente svuotato di senso.

 

 Roberto Bongianni, O.F.M.

 

 

NOTE

1 https://www.youtube.com/
2 https://www.youtube.com/
3 https://www.avvenire.it/
4 Idem.
5 https://finanzaetica.info/

 

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