Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

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1. L’importanza del dialogo nel magistero sociale di Papa Francesco

pdf08 fega Una delle vie principali proposte dal Santo Padre Francesco per il raggiungimento del bene comune è il dialogo. A quest’aspetto il Pontefice ha dedicato un intero capitolo della sua ultima enciclica “Fratelli tutti: sulla fraternità e l’amicizia sociale”, ma sono diversi i riferimenti che possiamo trovare nella maggior parte dei suoi interventi e scritti precedenti. Nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco rileva che il dialogo autentico presuppone un ascolto senza pregiudizi che ci consente di guardare la realtà in modo oggettivo e senza filtri, comprendendone divergenze e conflitti che non vanno negati o dissimulati, ma assunti, risolti e trasformati in anelli di collegamento per innescare nuovi processi (cfr. EG 226–227). Quindi, come possiamo anche leggere nel documento In cammino per la cura della casa comune1 del Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale2, “il dialogo non si riduce ad un semplice scambio di idee, ma, intrecciando prospettive diverse e complementari, assume la dimensione operativa del “fare insieme” e quella sinodale del “camminare insieme”: è un metodo che la Chiesa offre e invita ad utilizzare sia in contesti macro che in contesti micro. Partendo da questi ultimi, nell’enciclica Fratelli tutti troviamo un passaggio significativo sul recupero della gentilezza nelle relazioni interpersonali: essa, grazie ai sentimenti di stima e rispetto di cui è composta, “rende possibili spazi di ascolto in tanta indifferenza” (FT 227) e trasforma positivamente rapporti, modi di confrontarsi e stili di vita. Passando ai macro contesti, alcuni esempi ci vengono offerti dall’enciclica Laudato si’: la politica internazionale in relazione alla riforma dell’intera architettura economica e finanziaria globale per non escludere i più poveri dai processi decisionali, la dialettica tra il livello locale e quello nazionale delle politiche di sviluppo dei singoli Paesi o il rapporto tra politica ed economia “affinché non si incolpino reciprocamente per quanto riguarda la povertà e il degrado ambientale, ma riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune” (LS 198). In definitiva, assumere lo stile del dialogo vuol dire creare una nuova cultura dell’incontro in cui tutti compongono una realtà ricca di sfumature: da ciascuno, infatti, si può imparare qualcosa, nessuno è inutile o superfluo. “Parlare di cultura dell’incontro significa che ci appassiona il volerci incontrare, il cercare punti di contatto, gettare ponti, progettare qualcosa che coinvolga tutti” (FT 216). Occorre, quindi, suggellare un patto tra noi e “accettare la possibilità di cedere qualcosa per il bene comune” (FT 221), rimanendo fedeli ai propri principi e contemporaneamente riconoscendo che l’altro ha il diritto di rimanere fedele ai suoi. È solo questo l’atteggiamento, conclude Papa Francesco nel sesto capito della Fratelli tutti, che ci fa mettere al posto dell’altro per scoprire l’autenticità delle sue motivazioni e dei suoi interessi.

 

2. Il dialogo intergenerazionale

Una tipologia di dialogo che in questo tempo viene costantemente richiamata è quella del dialogo tra generazioni. Complici il crescente interesse per le tematiche relative allo sviluppo sostenibile e l’esperienza della crisi sanitaria, economica e sociale dovuta alla pandemia da Coronavirus, l’intergenerazionalità, come elemento cardine della cultura della sostenibilità, si fa sempre più protagonista del dibattito contemporaneo ed è spesso associata ai concetti di giustizia ed equità. Essa è intesa come il dovere per le generazioni presenti di garantire pari opportunità di crescita alle generazioni future. Tale garanzia è data dalla sicurezza di accesso ad un patrimonio di risorse culturali e naturali adeguato, nonché dalla qualità del pianeta, affinché non venga lasciato in condizioni peggiori di quello in cui è stato ricevuto. Le possibilità di scelta delle future generazioni nella soddisfazione dei propri bisogni e nella risoluzione dei loro problemi, dunque, non devono essere limitate3. Fatta questa ampia premessa, a noi interessa sottolineare come più volte il Pontefice abbia messo in guardia la generazione adulta dal pericolo di evidenziare esclusivamente gli aspetti negativi e i pericoli legati ai giovani, pensando che abbiano perso i valori che hanno caratterizzato la precedente generazione in un continuo processo di deterioramento. Questo atteggiamento di chiusura non porta a cogliere le loro provocazioni e le loro sensibilità, limitandosi spesso a fornire risposte confezionate e ricette pronte. Un altro pericolo è quello di analizzare i giovani in termini astratti: esistono infatti i giovani con le loro vite concrete, molte volte esposte a sofferenza (cfr. CV 71). I giovani hanno bisogno di essere rispettati nella loro libertà, ma anche di essere accompagnati con stima, comprensione e affetto senza giudicarli o esigendo una perfezione che non corrisponde alla loro età (cfr. CV 243), che al contrario è invece l’elogio delle insicurezze, segno di una generazione che non compra a scatola chiusa, vuole vedere, vuole capire: i giovani sono la novità irriducibile a schemi. Gli adulti non dovrebbero guidare i giovani come se questi fossero seguaci passivi, ma camminare al loro fianco, consentendo loro di essere partecipanti attivi del cammino. Dovrebbero rispettare la libertà che in questi anni le nuove generazioni hanno conquistato anche dalle ideologie e dalle retoriche, la libertà di esprimere sentimenti, di essere generosi senza fare tanti proclami rivoluzionari per sentirsi utili: una libertà che va spesa presto e bene. Nella Christus vivit, esortazione apostolica post-sinodale ai giovani, Papa Francesco indica tre caratteristiche fondamentali per un ascolto e un dialogo con i giovani e il loro accompagnamento: attenzione alla persona, capacità di discernimento, sguardo al futuro. L’attenzione alla persona è caratterizzata dalla qualità del tempo dedicato all’ascolto incondizionato che indica il valore che l’altra persona ha per chi ascolta, al di là delle sue idee e delle sue scelte di vita. La capacità di discernimento sta, invece, nel cogliere la differenza tra “la grazia e la tentazione” e allontanare quest’ultima dalla nostra strada. Bisogna avere il coraggio, l’affetto e la delicatezza necessari per aiutare l’altro a riconoscere la verità e gli inganni o i pretesti. Infine, avere lo sguardo rivolto al futuro significa saper individuare il progetto per la propria vita che si esprime in un’inclinazione del cuore, al di là di gusti e di sentimenti passeggeri (cfr. CV 292.293.294). Il Pontefice esorta, dunque, a non imporre percorsi, ma a suscitare e accompagnare processi di giovani che sono sempre unici e liberi.

 

3. “The Economy of Francesco: i giovani, un patto, il futuro”

Un’esperienza paradigmatica di dialogo intergenerazionale è stata “The Economy of Francesco”. Giovani imprenditori, economisti e changemakers provenienti da molti Paesi del mondo si sono riuniti virtualmente ad Assisi per siglare un patto: impegnarsi con idee e pratiche condivise per dare un’anima all’economia. I fili delle tre giornate di lavoro si sono ricongiunti non solo in una denuncia aperta e comune dei problemi relativi al sistema economico attuale, ma soprattutto in tanti sentieri di speranza percorribili per cambiarne il senso e la direzione. Per citarne alcuni direttamente dalla dichiarazione finale d’impegno dei partecipanti, ricordiamo il superamento della cultura dello scarto, la custodia dei beni comuni, la comunione mondiale delle tecnologie, il lavoro dignitoso per tutti e la parità di genere, l’istruzione di qualità e infine la creazione di nuove istituzioni finanziarie democratiche ed inclusive4. Come rilevato dallo stesso Pontefice nel suo messaggio conclusivo ai giovani5, la cultura dell’incontro è stato uno degli assi fondamentali su cui è stato costruito, ma soprattutto vissuto l’evento. Dai lavori preparatori alle sessioni giornaliere, è stato un continuo esercizio di dialogo: stare intorno allo stesso tavolo, ciascuno con i propri punti di vista, le sue motivazioni, i suoi sogni, per pensare, discutere e creare insieme, è il passo fondamentale per qualsiasi trasformazione che dia vita ad una nuova mentalità culturale e, quindi, anche economica, politica e sociale. In questo processo, gli adulti hanno avuto un ruolo fondamentale: a loro non è stato chiesto di intervenire passivamente e in maniera distaccata, casomai proponendo interventi e considerazioni già pronte dal sapore cattedratico e avulse dal contesto, ma innanzitutto di sedersi accanto e di ascoltare, e lo hanno fatto. Hanno preso parte ai gruppi in punta di piedi, fornendo suggerimenti e prospettive su progetti concreti. Hanno soprattutto rispettato il lavoro dei giovani, senza stravolgerlo. L’esperienza è stata utilizzata per costruire, non per giudicare. Tante volte, purtroppo, nella realtà di tutti i giorni, l’incapacità di costruire un autentico dialogo tra generazioni, fa sì che un’inutile rivalità tra le due prenda il posto di una occasione preziosa di crescita di una comunità, ma anche di una impresa o di una organizzazione: da una parte professionisti che sono entrati nel mondo del lavoro in pieno boom economico e dall’altra giovani che, appena terminati gli studi, cadono in un baratro caratterizzato da instabilità e disoccupazione; da una parte adulti esperti e competenti che hanno raggiunto posizioni che non possono o vogliono cedere, dall’altra i giovani dotati di tanti strumenti, ma con poche possibilità di metterli a disposizione.

 

4. Prospettive future

L’esperienza dell’Economia di Francesco ci ha aperto, dunque, una nuova prospettiva di incontro tra generazioni; ci ha consegnato, ancora una volta, il metodo del dialogo autentico per innescare processi virtuosi. E, in quei giorni, abbiamo avuto la certezza che tutto questo è possibile. Due, però, sono i presupposti per l’utilizzo di questo metodo: il primo è l’impegno continuo a guardare la realtà, interpretando e valutando i fenomeni e le strutture sociali in prospettiva poliedrica, dove tutti i punti non sono uguali come in una sfera, ma ciascuno mantiene la sua originalità (cfr. EG 236); una realtà in cui non ci sono solo alcuni che hanno la risposta, ma ciascuno è parte della risposta con le sue capacità, le sue risorse e le sue competenze. Il secondo è la consapevolezza che “nessuno si salva da solo”. Ciascuno di noi è vulnerabile ed ha un debito reciproco nei confronti degli altri, da colmare giorno dopo giorno, con la riscoperta del valore della cura. Si fa sempre più palese la necessità di riconoscerci anelli di una catena intergenerazionale, il cui legame va anche oltre il tempo. Quando le persone sentono di appartenere ad una comunità, allora diventano creative, trovano energie che sono il carburante del cambiamento. È quando la presenza di tutti, soprattutto quella dei giovani e dei poveri, non è puramente nominale, tecnica o funzionale, che si attivano processi e che ciascuno potrà sedersi ai tavoli ed essere incisivo e decisivo per le politiche macro e micro economiche di Paesi, imprese, organizzazioni, amministrazioni e comunità anche ecclesiali. Bisogna che i giovani si occupino di politica ed economia affinché non siano la politica e l’economia ad occuparsi di loro. Non dobbiamo girare intorno ai problemi, ma partire insieme dalla consapevolezza che sono sì tanti, ma tanto grande deve essere la speranza che anima il dialogo autentico tra generazioni per superarli.

 

Salvatore Fega

 

 

 

Abbreviazioni

CV Esortazione apostolica Christus vivit.
FT Lettera enciclica Fratelli tutti.
EG Esortazione apostolica Evangelii Gaudium.
LS Lettera enciclica Laudato si’.

 

Bibliografia

Bignami, B. – Petrini, E., eds. (2019), Mario Operti: in cammino ogni giorno, Palumbi editore, Teramo.
Conferenza Episcopale Austriaca (2016), DOCAT – Che cosa fare? La dottrina sociale della Chiesa. Edizioni San Paolo, Milano.
Francesco (2013), Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano.
Francesco (2015), Lettera Enciclica Laudato si’, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano.
Francesco (2019), Esortazione apostolica Christus Vivit, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano.
Francesco (2020), Lettera Enciclica Fratelli tutti, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano.
Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale (2020), In cammino per la cura della casa comune, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano.

 

NOTE

1 Testo integrale del documento: http://www.centesimusannus.org/
2 Il “Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale” è stato creato nel 2015 per analizzare come promuovere e attuare l’ecologia integrale. Ne fanno parte le Istituzioni collegate alla Santa Sede maggiormente impegnate in quest’ambito, alcune Conferenze episcopali e Organizzazioni cattoliche.
3 L’idea di sviluppo sostenibile prevede che tali possibilità di accesso alle risorse, di soddisfazione dei bisogni e di risoluzione dei problemi non siano limitate non solo a livello intergenerazionale, ma anche intragenerazionale.
4 Testo integrale del “Common commitment”: https://francescoeconomy.org/
5 Testo integrale del videomessaggio del Santo Padre ai partecipanti dell’”Economy of Francesco”: http://www.vatican.va/

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