Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

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Abstract: The article researches the role of Vatican diplomacy in the process of the de-isolation of Cuba from the 1990s to 2014. The article investigates the process of the de-isolation of Cuba through the appeals and actions of the Popes (John Paul II, Benedict XVI and Francis). The conditions and priorities of the relations between the Holy See and Cuba in the 1990s during the first contacts between John Paul II and Fidel Castro are analyzed, as well as the impact of these contacts on the international arena. The article also analyzes the role of Catholic diplomacy in the process of the liberation of Cuban dissidents 2003-2011, as well as the role of Pope Francis and papal diplomacy in restoring US-Cuban relations and ensuring Cuba’s de-isolation.

Sommario: l’articolo descrive il ruolo della diplomazia vaticana nel processo di uscita di Cuba dall’isolamento dagli anni ‘90 al 2014. L’articolo studia il processo di uscita di Cuba dall’isolamento attraverso gli appelli e le azioni dei Papi (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco). Analizza le condizioni e le priorità delle relazioni tra la Santa Sede e Cuba negli anni ‘90 durante i primi contatti tra Giovanni Paolo II e Fidel Castro, nonché l’impatto di questi contatti sulla scena internazionale. Inoltre l’articolo analizza il ruolo della diplomazia cattolica nel processo di liberazione dei dissidenti cubani 2003-2011, nonché il ruolo di Papa Francesco e della diplomazia vaticana nel ristabilire le relazioni USA-cubane e quindi l’uscita dall’isolamento di Cuba.

 

Introduzione

pdf05 danyliuk All’inizio degli anni ‘90 le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Cuba comunista non esistevano come tali. Nonostante i vigorosi passi compiuti dalla diplomazia vaticana e da Papa Giovanni XXIII per affrontare la crisi dei Caraibi del 1962 tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, la Chiesa cattolica era stata oggetto di persecuzione e molestie, come avveniva in altri paesi comunisti.
Il rivoluzionario comunista Fidel Castro, prendendo il potere su Cuba, chiuse le scuole cattoliche, nazionalizzò le proprietà della chiesa ed i sacerdoti venivano imprigionati o espulsi. La celebrazione delle feste religiose, come il Natale, la Pasqua ed altre, erano vietate,1 perché Castro, secondo la tradizione comunista, considerava queste feste imperialiste.2
Tutti i tentativi della Santa Sede e del Papa di stabilire relazioni con Cuba non avevano successo.3 Però la situazione cambiò nel 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica – il principale alleato di Cuba.

1.1. Gli sforzi di Papa Giovanni Paolo II per rinnovare le relazioni con il governo cubano

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il governo comunista cubano rimase senza alleati e sostegno e ciò ha portato alla stagnazione economica del Paese, isolato dal mondo democratico. Le nuove circostanze hanno spinto Fidel Castro a cercare vie per uscire dall’isolamento e nuovi alleati nel mondo democratico.

Sono state realizzate numerose riforme che hanno portato ad un ammorbidimento del regime di Castro e al governo cubano comunista, persino riguardo alla politica religiosa. Fidel Castro ha chiuso gli occhi sul culto religioso della Chiesa cattolica a Cuba, ed i cubani sono tornati sempre più verso la Chiesa.4 Il Partito Comunista Cubano non richiedeva più che i suoi membri fossero atei. Inoltre, la nuova costituzione di Cuba del 1992 ha vietato la discriminazione religiosa.5

Di conseguenza, il potere e l’autorità della Chiesa cattolica a Cuba hanno iniziato a crescere: negli anni ‘90, quasi 4,5 milioni di cubani – circa il 40 percento della popolazione dell’isola – si dichiaravano cattolici.6 Un chiaro segnale del crescente potere della Chiesa cattolica a Cuba è stato l’aumento del numero dei battesimi, ad esempio, nella Diocesi dell’Avana il numero è aumentato da 7.500 nel 1979 a 34.800 nel 1994.7 Il ruolo della Chiesa cattolica, che era diventata la più grande istituzione dell'isola dopo il governo cubano, ha iniziato ad andare oltre l’evangelizzazione e la carità. La chiesa ha contribuito a colmare non solo il vuoto spirituale, ma anche il vuoto materiale, sorto nel 1991 dopo il crollo del blocco sovietico, che in passato forniva enormi sussidi e scambi commerciali con Cuba. Per esempio, la Chiesa distribuiva cibo, medicine e vestiti provenienti da altri Paesi tramite le proprie strutture presenti sul territorio cubano. In questo modo, dal 1993 al 1996, i cattolici statunitensi riuscirono ad inviare aiuti per 10 milioni di dollari attraverso l’organizzazione cattolica della Caritas Cubana. La Caritas Cubana ha anche fornito attrezzature e medicine agli ospedali statali del Paese e ha dato da mangiare agli anziani in tutta l’isola. Inoltre, negli anni ‘90, la Caritas Cubana ha iniziato a formare attivisti cattolici per insegnare i principi aziendali a lavoratori autonomi ed agricoltori e ha svolto anche corsi di etica per i membri della stessa Caritas, trattando i temi della responsabilità civile, dei diritti e doveri secondo la Dottrina sociale della Chiesa.8

Tali cambiamenti politici e religiosi sull’isola sono stati apprezzati da Papa Giovanni Paolo II il quale, tramite i suoi delegati a Cuba, ha dichiarato persino la sua intenzione di voler visitare il Paese, ma non ha ricevuto alcun invito dal leader cubano. Infatti Fidel Castro, come leader comunista, ha ignorato9 tale dichiarazione e le intenzioni di Papa Giovanni Paolo II, in quanto agli occhi dell’occidente Giovanni Paolo II era visto come “il Papa che sconfisse il comunismo nell’Europa orientale”10 e che portò al crollo del blocco sovietico. Per questo motivo Fidel Castro non poteva accettare la visita di Giovanni Paolo II presso l’isola comunista.

Per circa dieci anni, il Papa ha inviato i suoi delegati all’isola cubana, tra loro vi erano il cardinale John O’Connor (visita isola nel 1988), il cardinale Roger Etchegaray (visita isola nel 1988)11 ed anche il segretario generale della Santa Sede – Jean-Louis Tauran (visita isola nel 1996).12 Quest’ultimo ha trovato la via per avviare un primo contatto tra il Pontefice della Chiesa Cattolica e il leader comunista di Cuba.

Durante la sua visita, il Segretario di Stato Jean-Louis Tauran,13 che ha risieduto a Cuba dal 25 al 28 ottobre 1996,14 era stato informato della prevista visita di Fidel Castro a Roma per prendere parte ad una riunione della Commissione delle Nazioni Unite15 per l’alimentazione e l’agricoltura. In questa occasione il Cardinale Tauran ha invitato Fidel Castro ad un incontro con Papa Wojtyła in Vaticano.16

Il 19 novembre 1996, Fidel Castro arrivò a Roma per l’incontro della FAO e venne ricevuto in Vaticano da Papa Giovanni Paolo II.17 Questo è stato il primo incontro ufficiale ed in prima persona tra lo Stato di Cuba e la Santa Sede. L’incontro ha aperto un dialogo tra il comunista Castro e il cattolico Papa Wojtyła, che ricordiamo aveva sconfitto il comunismo nell’Europa orientale.18 L’ex-rivoluzionario Castro durante l’incontro in Vaticano invitò ufficialmente il Pontefice a Cuba.

Dato il passato storico e le differenze nelle relazioni tra il Vaticano e Cuba, entrambe le parti avevano le loro priorità.

Per esempio, per L’Avana, il bisogno principale era la legittimità del regime di Castro, in quanto Cuba stava attraversando un periodo di stagnazione economica e grande isolamento internazionale, e il regime poteva contare solo sul sostegno di un gruppo di Paesi guidati da leader di sinistra come la Cina, il Venezuela, la Bolivia, l’Ecuador ed il Brasile. Per questo motivo la stabilizzazione delle relazioni con la Santa Sede e la Chiesa Cattolica significava un’uscita dall’isolamento attraverso l’autorità del Papa e inoltre rialzava l’autorità di Castro agli occhi dei cubani, che erano e sono per lo più cattolici. Inoltre, il leader cubano si aspettava il sostegno del Papa nella sua campagna contro l’embargo statunitense.19

La Santa Sede, dal suo punto di vista, vedeva come priorità legalizzare le attività delle strutture della Chiesa sull’isola e ricevere come Chiesa una serie di concessioni. Sebbene il governo cubano avesse ammorbidito la propria politica in materia di religione, l’espressione pubblica della religione – comprese le processioni fuori dalla chiesa – era ancora vietata. Ciò creava un problema per la visita del Papa; dopotutto, Giovanni Paolo II voleva svolgere le sue messe in pubblico. Il governo cubano preferiva che il Pontefice, associato alla caduta del comunismo in Polonia, rimanesse dentro la Chiesa.20

La visita papale era diventata una vera prova di tolleranza per il governo cubano perché Papa Wojtyla aveva chiarito che, nel caso di Cuba, come nelle precedenti visite in altri Paesi comunisti (visita in Polonia negli anni 1979, 1983, 1987) egli avrebbe viaggiato solo a determinate condizioni. Le più importanti di queste condizioni erano l’accesso ai fedeli cattolici, la libertà di viaggiare e la possibilità di esprimersi, senza interferenze del governo.21 Inoltre, uno dei desideri del Vaticano era che da parte del governo cubano venisse concesso di celebrare il Natale a livello ufficiale.22

Si deve rendere omaggio alla diplomazia vaticana, ossia alla professionalità del direttore del servizio della stampa Vaticana – Joaquín Navarro-Valls, che a lungo lavorò con Fidel Castro per convincerlo a celebrare il Natale ufficialmente, almeno nell’anno della visita del Papa a Cuba e che poi infine divenne la festa ufficiale del Paese. Come ricordava Navarro-Valls, durante l’incontro con Fidel Castro, dedicato alla preparazione della prima visita del Papa a Cuba, egli stesso aveva chiesto la possibilità di celebrare ufficialmente il Natale per la prima volta dalla rivoluzione a Cuba. Castro rispose: «sarà molto difficile perché la celebrazione del Natale cade proprio nel bel mezzo della stagione del raccolto della canna da zucchero».23 Al che Navarro-Valls disse: «il Santo Padre vorrebbe ringraziarla pubblicamente per questo gesto appena raggiunge L’Avana».24 Dopo una lunga discussione, Castro alla fine acconsentì, però aggiunse: «Questo potrebbe essere solo per quest’anno».25

Durante la preparazione della visita del Papa all’isola, la Chiesa cubana, ha rilevato un atteggiamento leale e ricevuto una serie di privilegi.26 Per esempio i vescovi cattolici in ogni città, che sarebbe stata visitata da Giovanni Paolo II, hanno ricevuto uno spazio sulla televisione locale per promuovere la visita del Papa. Addirittura il giornale del Partito comunista cubano, in preparazione del viaggio di Giovanni Paolo II, ha dedicato una pagina intera a un’intervista con un ex diplomatico del vaticano.27
Nel 1998, due anni dopo la visita di Fidel Castro in Vaticano, Giovanni Paolo II fece una visita ufficiale all’isola cubana. Lo storico viaggio durò cinque giorni: 21-25 gennaio 1998.28 Per il governo cubano, la visita del Papa fu una grande svolta, poiché la visita del capo della Chiesa cattolica attira sempre l’attenzione del pubblico mondiale e questo fa in modo che i Paesi visitati dal Papa al momento stesso della visita compaiano in tutti i titoli dei media mondiali.29

Nel discorso di benvenuto all’aeroporto dell’Avana, il 21 gennaio 1998, Giovanni Paolo II ha definito la sua visita un «pellegrinaggio di verità e speranza» e ha lanciato un appello che è rimasto simbolo della visita: «Possa Cuba aprirsi al mondo e possa il mondo aprirsi a Cuba».30 Il Papa ha espresso la speranza che la Chiesa sarebbe stata in grado di «gestire lo spazio necessario» per la sua missione a Cuba «con un numero insufficiente di sacerdoti31 e in condizioni difficili». Il Pontefice ha ringraziato i «credenti cubani per la loro fedeltà a Cristo, alla Chiesa e al Papa» ed ha espresso la speranza che Cuba «offra a tutti un clima di libertà, fiducia reciproca, giustizia sociale e pace duratura».32

Durante la sua visita, Giovanni Paolo II ha parlato della necessità di «garantire la libertà» e allo stesso tempo ha condannato l’ingiustizia dell’embargo, che era un problema particolarmente grave per Cuba.33

Il 25 gennaio, durante una messa storica in piazza José Martí a L’Avana, Giovanni Paolo II ha criticato l’oppressione ideologica e politica della Chiesa a Cuba.34 Egli ha condannato l’ateismo statale35 e ha chiesto che lo sviluppo spirituale dell’uomo e la protezione legale dei diritti politici e religiosi, procedano in armonia.36 Allo stesso tempo, Giovanni Paolo II ha condannato il «neoliberismo capitalista»37 che subordina la personalità umana e influenza lo sviluppo delle popolazioni imponendo condizioni sfavorevoli in modo tale che «i ricchi diventano più ricchi e i poveri diventano più poveri».38 Il Pontefice ha sottolineato le origini cristiane di Cuba e chiesto il de-isolamento del Paese: «per superare l’isolamento», «aprirsi al mondo» e «il mondo deve avvicinarsi a Cuba».39

Alla cerimonia d’addio, il 25 gennaio 1998, Giovanni Paolo II ha ribadito che Cuba non poteva essere isolata, ha definito l’embargo «ingiusto» e «inaccettabile»40 e ha chiesto al governo cubano un cambiamento: «Tutti possono e devono prendere provvedimenti concreti a beneficio di tutti».41

Fidel Castro dicendo addio a Giovanni Paolo II all’aeroporto disse: «Grazie per tutto quello che hai detto, anche per le parole che non mi sono piaciute».42
Vale la pena notare una serie di risultati raggiunti dalla Chiesa cattolica a Cuba dopo la visita di Giovanni Paolo II: in primo luogo, il riconoscimento legale della Chiesa cattolica da parte dello Stato cubano (la Chiesa, che era la seconda più grande istituzione a Cuba), ora poteva funzionare più formalmente.43 In secondo luogo, la celebrazione ufficiale del Natale: dopo la visita di Giovanni Paolo II a Cuba il giorno 25 dicembre (Natale) è stato dichiarato festa ufficiale sull’isola.44 In terzo luogo, la possibilità di accesso della Chiesa ai media cubani. La messa del Papa da Piazza della Rivoluzione all’Avana è stata trasmessa su diversi canali televisivi e stazioni radio nazionali. Successivamente, la Chiesa cattolica ha ricevuto l’opportunità di trasmettere gli auguri di Natale alla televisione cubana.45 In quarto luogo, l’autorità e la popolarità della religione cattolica sono aumentate sull’isola. Dopo la visita di Giovanni Paolo II, è cresciuta la popolarità della religione e delle sfere ad essa correlate, come la musica religiosa. Concerti e album religiosi sono stati realizzati a Cuba ed anche composizioni di musica religiosa cubana.46 In quinto luogo è stato avviato un dialogo tra la Santa Sede ed il governo Cubano, che è perdurato per molti anni, raggiungendo così il punto in cui il governo comunista ha iniziato a vedere nella Chiesa cattolica il mediatore con il quale poter lavorare.
Nelle nuove circostanze Cuba stava intraprendendo riforme democratiche ma tuttavia nel 2003 il regime di Castro tornò ai metodi totalitari e di conseguenza a Cuba ebbe luogo l’evento conosciuto come “La primavera nera”.

 

1.2. La crisi della «Primavera Nera cubana» e il ruolo della Chiesa e della Santa Sede nella liberazione dei dissidenti cubani

Tra il 18-20 marzo 2003 a Cuba hanno avuto luogo i noti eventi chiamati «La primavera nera di Cuba» (La Primavera Negra de Cuba): con la dittatura militare guidata da Fidel Castro inizia un’ondata di repressione contro giornalisti indipendenti, sindacalisti e dissidenti pacifici. Il regime di Castro ritorna ai metodi totalitari, di conseguenza, falliscono tutti i tentativi di democratizzare Cuba e di farla uscire dall’isolamento. Da questo momento in poi a Cuba inizia una nuova fase di lotta contro i diritti democratici e l’isola diviene ancora più isolata dalla comunità internazionale.

La preistoria della «Primavera nera cubana» è stata legata allo sviluppo del movimento di opposizione a Cuba. Si tratta del successo del progetto “Varela” (Proyecto Varela)47 che raccolse per ben due volte più di diecimila firme48 necessarie, secondo la costituzione del Paese, per presentare un’iniziativa legislativa al Parlamento.49 Inoltre, a Cuba si iniziava a formare il giornalismo indipendente: pochi mesi prima dell’inizio della repressione, i giornalisti Ricardo González e Raúl Rivero avevano iniziato a pubblicare una rivista indipendente, “De Cuba”.50 Era una seria provocazione per la dittatura di Castro: da un lato, gli attivisti avevano trovato la possibilità di presentare iniziative legislative al Parlamento (progetto Varela), dall’altro, era iniziato un conflitto con il governo, che controllava tutti i media cubani, per influenza sul campo delle informazioni (rivista De Cuba).51

Di fronte alla crescita del movimento di opposizione, il governo di Fidel Castro ha iniziato una repressione. Nei tre giorni dal 18 al 20 marzo 2003, mentre il mondo si era concentrato sull’invasione americana nell’Iraq, il governo cubano ha rapidamente arrestato 75 dissidenti.52 Questi eventi in seguito presero il nome «La primavera nera di Cuba».53 Centinaia di agenti del Dipartimento di sicurezza nazionale – la polizia politica cubana – in tutto il paese, in modo sincrono, hanno arrestato gli oppositori di Castro: giornalisti indipendenti, attivisti per i diritti umani, bibliotecari e sindacalisti indipendenti.54 L’ondata di repressione è stata principalmente diretta contro il progetto Varela e i giornalisti indipendenti, infatti più della metà dei detenuti erano coordinatori del progetto Varela e più di venti erano giornalisti indipendenti.55 La polizia cubana entrava nelle case dei dissidenti politici e giornalisti, accusandoli di essere «controrivoluzionari» o «mercenari» al servizio degli Stati Uniti d’America.56

Dal 3 al 7 aprile 2003, 75 dissidenti cubani, con modalità sommaria, sono stati accusati e condannati da 6 a 30 anni di carcere. I dissidenti di Cuba erano accusati di «provocazioni» e attività «sovversive» condotte a favore degli Stati Uniti d’America.57 Secondo l’articolo 91 del codice penale della Repubblica di Cuba «l’attività che minaccia l’indipendenza dello Stato cubano o l’integrità del suo territorio è punibile con la reclusione per un periodo da dieci a venti anni o pena di morte».58
I tribunali cubani, che facevano parte del repressivo regime burocratico di Castro, hanno agito senza rispetto del diritto a un processo equo, limitando il diritto di difesa e violando le garanzie procedurali che un imputato dovrebbe avere secondo i requisiti del diritto internazionale.59 Amnesty International ha riconosciuto «Il gruppo 75»60 come prigionieri politici e in seguito ha chiamato prigionieri cubani come «Prigionieri di coscienza».61

La primavera nera ha portato a una nuova crisi delle relazioni con il governo degli Stati Uniti e ha notevolmente peggiorato le relazioni tra Cuba e l’Unione Europea. I governi dell’UE hanno deciso di ridurre i contatti diplomatici con L’Avana e d’imporre sanzioni al regime di Fidel Castro nel 2003.62

La comunità internazionale ha alzato la voce in difesa dei «prigionieri di coscienza» cubani. Oltre ai governi di molti Paesi, il Papa ha sollecitato appelli per la liberazione dei prigionieri politici (nel 2003, Giovanni Paolo II, e dal 2005 Benedetto XVI, hanno chiesto la liberazione dei dissidenti cubani), anche le organizzazioni internazionali per i diritti umani come Amnesty International, Human Rights Watch, Reporters Without Borders e Freedom House, oltre a vari intellettuali e artisti hanno chiesto a Castro di liberare i prigionieri, mentre altri hanno condannato la brutalità e l’ingiustizia della dittatura. In generale, la comunità internazionale ha richiesto la liberazione dei «prigionieri di coscienza» cubani.
Cuba ha respinto le critiche internazionali, in particolare dagli Stati Uniti, in quanto opera di oppositori politici che hanno agito per indebolire il governo cubano.63 Per quasi otto anni, qualsiasi critica al regime di Castro nei confronti dei dissidenti cubani incarcerati è stata respinta e le chiamate per la liberazione dei «prigionieri di coscienza» sono state ignorate.

Tuttavia, la pressione internazionale su Cuba ha costretto a cercare vie d’uscita da una situazione difficile. Un aspetto positivo è stato il cambiamento nella leadership cubana:64 il nuovo leader Raúl Castro, divenuto presidente di Cuba dopo che Fidel Castro ha rinunciato al potere nel 2008 a favore di suo fratello, stava cercando vie d’uscita dall’isolamento internazionale e inoltre cercava sostegno per le proprie riforme interne al Paese. A superare gli effetti della «primavera nera» e l’isolamento di Cuba ha aiutato la diplomazia vaticana, la quale fungeva da «ponte» per il dialogo.

Nel 2010, la diplomazia vaticana, operando attraverso la Chiesa cattolica cubana e con il sostegno del governo spagnolo, ha preso l’iniziativa nel risolvere il problema del dissidente «Gruppo 75».65 Nel periodo 2010-2011 i legati papali hanno negoziato con Raul Castro cercando le possibili vie per la liberazione dei dissidenti e per la risoluzione della crisi.

Nel 2010, la Chiesa cattolica a Cuba ha visto un’opportunità di dialogo con Raul Castro e ha iniziato a progettare una strategia di azione insieme alla Santa Sede. A seguito di numerosi contatti tra i rappresentanti cattolici e Raul Castro, il 19 maggio 2010 ufficialmente sono stati avviati i colloqui trilaterali tra il governo cubano, la Chiesa cattolica e il governo spagnolo in merito alla liberazione dei dissidenti. I colloqui iniziarono con l’incontro di Raúl Castro ed il cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell’Avana e Dionisio García Ibáñez, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici di Cuba.66

Il 7 luglio 2010, la Chiesa cattolica ha annunciato un progresso sui detenuti del «Gruppo 75». Tuttavia, nel luglio 2010, i negoziati si complicarono perché si venne a conoscenza che tutti i detenuti del «Gruppo 75» sarebbero stati rilasciati e deportati in Spagna. In precedenza, la Spagna aveva concordato di accogliere quei prigionieri che avrebbero accettato di trasferirsi con le loro famiglie in Spagna immediatamente dopo la liberazione dalla prigione cubana.67 Ma non tutti i dissidenti cubani accettarono la deportazione.

A questo punto la priorità è stata data a coloro che avevano accettato di lasciare Cuba e di trasferirsi con le loro famiglie in Spagna. Il primo gruppo di sei ex prigionieri arrivò a Madrid il 13 luglio 2010. Però il colloquio tra L’Avana ed il Vaticano non si interruppe con il primo successo. La Chiesa cattolica ed il Vaticano cercarono le soluzioni anche per gli altri dissidenti.

Dopo un lungo processo negoziale, i legati vaticani hanno trovato un accordo anche sui quei prigionieri che si rifiutavano di lasciare Cuba. Il 23 marzo 2011, otto anni dopo gli arresti repressivi della «Primavera nera» del 2003, furono liberati gli ultimi dissidenti del regime di Castro.68 L’argomento che convinse Raul Castro a liberare i dissidenti fu la promessa dei diplomatici vaticani che se tutti i prigionieri fossero stati liberati, Papa Benedetto XVI avrebbe visitato Cuba.69

Alla fine, tutti i prigionieri furono liberati: 18 dissidenti rimasero a Cuba con un’ulteriore licenza criminale e uno di loro aveva completato l’intero periodo di detenzione; quelli emigrati in Spagna furono 38, negli Stati Uniti 15, uno in Svezia e un altro in Cile. Uno dei dissidenti perì a L’Avana nel 2007.70

La liberazione di tutti gli oppositori è stata una svolta per la diplomazia vaticana a livello internazionale nel XXI secolo che ha portato a nuovi successi, invece per Cuba ha significato una nuova fase di uscita dall’isolamento.

La diplomazia vaticana ha avuto un ruolo decisivo nella liberazione dei dissidenti cubani, in quanto sono stati i diplomatici vaticani ad avviare i negoziati e a trovare il modo di convincere Raul Castro a liberare tutti i prigionieri, compresi quelli che si sono rifiutati di lasciare Cuba.

Dopo la liberazione dei dissidenti cubani, la situazione dei diritti e delle libertà politiche a Cuba ha iniziato a migliorare, mentre l’autorità di Cuba nell’arena internazionale si stava rafforzando. Allo stesso tempo, la Santa Sede ha lavorato con i propri metodi per far uscire Cuba dall’isolamento. Per esempio, nel 2011 a livello internazionale sì era discussa la notizia sui piani per la visita di Papa Benedetto XVI a Cuba il 26-28 marzo 2012. Questo viaggio è stato una visita di «gratitudine e lealtà» a Raul Castro, che aveva liberato tutti i prigionieri della Primavera Nera di Cuba.

 

1.3. Benedetto XVI e la nuova tappa dell’uscita di Cuba dall’isolamento

Il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI è stato preparato da intensi contatti, guidati dal Segretario di Stato il cardinale Tarcisio Bertone, che insieme a Jaime Ortega, ha compiuto notevoli sforzi per liberare i dissidenti cubani. Il viaggio di Papa Ratzinger dopo gli eventi della Primavera Nera è risultato essere un passo serio e un chiaro segnale per la comunità internazionale.

Va notato che il viaggio di Benedetto XVI a Cuba, è stato il secondo viaggio di un Pontefice cattolico nella storia di Cuba e ciò ha avuto la coincidenza con l’inizio di timide riforme sociali ed economiche di Raul Castro volte a sviluppare iniziative economiche private e tentare di ridurre così il ruolo dello Stato nel settore economico. Le riforme hanno avuto effetti pesanti: Raul Castro ha tagliato più di un milione di posti di lavoro nel settore pubblico, vale a dire il 20% della forza lavoro totale del Paese.71 È vero che tali mosse hanno causato atteggiamenti contrastanti nei confronti dell’attuale governo da parte di ex funzionari pubblici ed è per questo motivo che il governo di Raul Castro aveva bisogno di sostegno e il supporto morale della Chiesa cattolica era di fondamentale importanza nella società comunista ma ancora cattolica di Cuba.

Il governo cubano e Raul Castro erano interessati a cooperare con la Sante Sede e la Chiesa cattolica a Cuba su questioni sociali, ad affrontare le conseguenze delle riforme e, naturalmente, a migliorare le relazioni con il Vaticano, aiutando a superare l’isolamento di Cuba. Inoltre, Cuba era anche interessata al sostegno socio-economico ed educativo della Chiesa cattolica nell’isola, poiché erano i fondi cattolici, come la Caritas Cuba, che investivano in progetti cubani, fornivano sostegno e capitale per lanciare iniziative sociali e offrire aiuto materiale alle famiglie cubane.

Invece, l’interesse del Vaticano, che, attraverso Cuba, ha cercato di dimostrare il suo potere diplomatico, ha comunque perseguito diversi obiettivi in ambito politico ed educativo per la Chiesa cattolica a Cuba.

Lo scopo della visita di Benedetto XVI era di incoraggiare la comunità internazionale a cooperare con Cuba, come si evince nelle dichiarazioni e nei messaggi di Benedetto XVI ai cubani: nella sua parola inaugurale, il Papa ha espresso la convinzione che la Cuba contemporanea «guarda al futuro e per questo motivo cerca di ricostruire ed espandere i suoi orizzonti».72 Il Pontefice, inoltre, ha anche assicurato ai cubani che la Chiesa «intende continuare a lavorare senza sosta per servire al meglio tutti».73 Benedetto XVI ha lodato il progresso nella cooperazione tra la Chiesa cattolica e il governo cubano, sebbene abbia notato che c’erano «ancora molti aspetti su cui la Chiesa e lo Stato cubano potevano e dovevano andare avanti».74

Come il suo predecessore Papa Giovanni Paolo II, anche Benedetto XVI ha condannato l’embargo degli USA contro Cuba, chiedendo il dialogo e la rimozione di «posizioni fisse e punti di vista unilaterali».75 Benedetto XVI non ha chiuso gli occhi alla limitazione dei diritti e delle libertà da parte del governo cubano, quindi ha sollecitato a non privare i «cubani del diritto di partecipare allo sviluppo del futuro di Cuba»76 e ha chiamato i cubani a cooperare per «costruire una società di ampi orizzonti».77

Nella cerimonia d’addio, Benedetto XVI desiderava che Cuba fosse «la casa di tutti e per tutti i cubani dove coesistono giustizia e libertà».78 Benedetto XVI ha accentuato l’importanza del «rispetto della libertà» e l’esigenza di «rispondere adeguatamente alle esigenze fondamentali della dignità» e quindi «costruire una società in cui ognuno si senta protagonista del futuro della propria vita, della propria famiglia e della propria patria».79

La visita di Papa Benedetto XVI nel 2012 ha mostrato che Cuba si stava riformando ed era pronta per il cambiamento. Il viaggio del Pontefice è stato un segnale da parte della Santa Sede per i leader mondiali che il Paese è in via di cambiamenti e che con il governo cubano si poteva e si doveva cooperare.

 

1.4. Il ruolo di Papa Francesco nel rinnovamento delle relazioni bilaterali tra Cuba e Stati Uniti

Dal 2011, in seguito alla liberazione dei dissidenti cubani, hanno avuto inizio negoziati segreti,80 tramite diplomatici canadesi, per rinnovare le relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba. Entrambi attribuirono a Papa Francesco e alla «silenziosa» diplomazia vaticana un ruolo decisivo nella mediazione per la ricostruzione delle relazioni e la conclusione dell’accordo. Il ruolo decisivo nell’uscita dall’isolamento di Cuba è stato svolto da Papa Francesco, per questo venne ringraziato personalmente dal leader americano Barack Obama e dal leader cubano Raul Castro, ma lo sfondo di questo accordo era il risultato della diplomazia di Benedetto XVI.

Nel 2014 i negoziati tripartiti tra gli Stati Uniti e Cuba, mediati dal Canada, si congelarono: gli Stati Uniti e Cuba non potevano concordare e avviare una nuova fase di negoziati. I negoziati si arrestarono a causa di un problema con i prigionieri statunitensi detenuti a Cuba.

In questo momento di crisi tra gli Stati Uniti e Cuba, Barack Obama, durante la sua visita in Vaticano il 24 marzo 2014, ha chiesto personalmente a Papa Francesco un aiuto per normalizzare le relazioni con Cuba.

Dopo l’incontro con Barack Obama, Papa Francesco ha inviato due lettere tramite il cardinale Ortega ad entrambi i presidenti. Inoltre, il Papa ha inviato dei mediatori vaticani in Canada per partecipare al processo di negoziazione tra Cuba e USA.81 Il momento storico della riapertura delle relazioni tra Washington e L’Avana è stato un grande successo della diplomazia vaticana: durante i diciotto mesi di negoziati segreti, le parti concordarono uno scambio reciproco di prigionieri.82

Gli appelli personali di Papa Francesco ai due leader, oltre al coinvolgimento dei diplomatici vaticani nel processo negoziale, hanno contribuito a intensificare i negoziati e a raggiungere un accordo bilaterale sullo scambio dei prigionieri tra Cuba e USA.

Già nel mese di ottobre, il Pontefice ha organizzato l’incontro conclusivo delle delegazioni USA e Cuba in Vaticano. Come ha ricordato il cardinale Giovanni Angelo Becciu, del nunzio apostolico a Cuba, entrambi i presidenti, Obama e Castro, chiesero a Papa Francesco di proporre un quadro neutrale per l’accordo Cuba-USA. Inoltre la firma dell’accordo tra il governo di Cuba e gli Stati Uniti ha avuto luogo in Vaticano. Il cardinale Giovanni-Angelo Becciu, che aveva preso parte in questa fase per raggiungere un accordo tra Cuba e gli Stati Uniti, ha descritto gli eventi come segue: «sono venuti qui presso la Segreteria di Stato per firmare i loro documenti di fronte al Segretario di Stato come garante della parola scambiata. Il Papa ha affascinato i rappresentanti del popolo cubano e americano. Furono loro a chiedere al Papa [...] di aiutarli. E in questo il Papa non si è arreso. Quindi, ha dato ad alcune persone che potevano aiutare a completare il desiderio di dialogo».83

Il 17 dicembre 2014 è stato annunciato l’accordo: il presidente di Cuba Raul Castro e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama hanno contemporaneamente annunciato una ripresa delle relazioni. Dopo 54 anni di tensioni e inimicizie, i leader dei due paesi hanno ribadito la loro volontà di avviare la cooperazione tra governi e di normalizzare le relazioni diplomatiche tra i Paesi. Di conseguenza, a livello internazionale si verificarono cambiamenti positivi riguardo lo status politico di Cuba: Cuba è stata rimossa dall’elenco dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo; le relazioni nel settore bancario, delle telecomunicazioni e del turismo si stavano gradualmente normalizzando; il Congresso degli Stati Uniti ha revocato l’embargo contro Cuba.84
Il 30 giugno 2015, Cuba e gli Stati Uniti hanno firmato l’accordo finale sul rinnovo delle relazioni diplomatiche ed il 20 luglio 2015 hanno raggiunto un accordo sulla riapertura delle relazioni a livello di ambasciate nelle loro capitali.

Come gesto di gratitudine ed anche come simbolo di unità tra il popolo cubano e quello americano, Papa Francesco ha organizzato una visita apostolica, che includeva un viaggio negli Stati Uniti ed uno a Cuba nel periodo dal 19 al 27 settembre 2015.85 Questa è stata la prima visita di Francesco a Cuba e negli Stati Uniti, nonché la terza visita ufficiale di un Papa a Cuba.

 

Conclusione

La Santa Sede ha svolto un ruolo importante nel ristabilire le relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti, promuovendo l’uscita dall’isolamento internazionale di Cuba.

Va notato che il Vaticano e Cuba hanno percorso un viaggio di ricostruzione delle relazioni, iniziato negli anni ‘90 con i primi contatti avvenuti tra la Chiesa cattolica ed il governo cubano e che poi si sono approfonditi con la visita di Fidel Castro in Vaticano nel 1996 e successivamente con la visita di Papa Giovanni Paolo II a Cuba nel 1998.

La visita di Giovanni Paolo II, quando Cuba era stata isolata, ha avuto un ruolo importante nel richiamare l’attenzione sui problemi del Paese e dei cubani nella comunità internazionale. Tuttavia, la crisi del 2003, conosciuta come «La primavera nera», aveva respinto le riforme politiche e aveva condotto al totalitarismo. Come conseguenza iniziò una nuova tappa dell’isolamento di Cuba.

Il cambiamento del potere politico e l’inizio di nuove riforme politiche con il nuovo presidente Raúl Castro dal 2008, il fratello minore di Fidel Castro, fu un segnale per il Vaticano per poter avviare negoziati per liberare l’opposizione politica (2008). Dopo un lungo processo di negoziazione, i primi dissidenti, che erano pronti a lasciare Cuba furono liberati nel 2010 e successivamente, nel 2011, i restanti dissidenti.

La diplomazia vaticana ha mediato la liberazione dei dissidenti cubani, è riuscita ad instaurare un dialogo con Raúl Castro e, con il sostegno della Spagna, a liberare i prigionieri del regime. Sebbene la maggior parte dei dissidenti hanno dovuto scegliere l’esilio dalla patria, alla fine, furono liberati anche quei prigionieri che si rifiutarono di lasciare Cuba. La diplomazia vaticana ha avuto bisogno di più tempo per poter liberare tutti i dissidenti (marzo 2011).

La liberazione di tutti i dissidenti politici ha avuto un ruolo cruciale, contribuendo al ripristino dell’autorità politica di Cuba sulla scena internazionale, nonché alla ripresa del processo negoziale tra Cuba e gli Stati Uniti dal 2011. Tuttavia, i colloqui tra Cuba e gli Stati Uniti andarono in crisi nel 2014, a quel punto, il presidente degli Stati Uniti decise di chiedere supporto alla diplomazia vaticana per riprendere le negoziazioni tra Washington e L’Avana.

La posizione proattiva del Papa e il «soft power» della diplomazia vaticana hanno contribuito alla ripresa delle relazioni cubano-americane ed i presidenti Obama e Castro hanno ringraziato Papa Francesco per la sua mediazione.
Così, grazie alla Santa Sede, furono ripristinate le relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti e ripristinata l’autorità di Cuba sulla scena internazionale.

 

Ivan Danyliuk

 

NOTE

1 N. Scano, La diplomazia del Papa. Il metodo Francesco, in «Terre d’America», 11 gennaio 2016. [Online]. Available from: http://www.terredamerica.com [Accessed: 20.02.2020].

2 A. Moscato, Cuba: i rapporti tra i Castro e il Vaticano, in «Limes. Rivista italiana di geopolitica», 22 aprile 2009. [Online]. Available from: http://www.limesonline.com [Accessed: 20.02.2020].

3 P. Davison, Castro to visit Vatican as Pope plans Cuba tour, in «Independent», 28 ottobre 1996. [Online]. Available from: http://www.independent.co.uk [Accessed: 20.02.2020].

4 P. Davison, Castro to visit Vatican as Pope plans Cuba tour … Ibidem.

5 D. Ramirez, Power Of The Church Undergoes Resurrection In Cuba, in «Sun Sentinel», 16 novembre 1996. [Online]. Available from: http://articles.sun-sentinel.com [Accessed: 20.02.2020].

6 D. Ramirez, Power Of The Church Undergoes Resurrection In Cuba … Ibidem.

7 D. Ramirez, Power Of The Church Undergoes Resurrection In Cuba … Ibidem.

8 D. Ramirez, Power Of The Church Undergoes Resurrection In Cuba … Ibidem.

9 P. Davison, Castro to visit Vatican as Pope plans Cuba tour … Ibidem.

10 D. Bonvegna, Quando Papa Wojtyla sconfisse il totalitarismo comunista con la verità, in «IMG Press», 16 agosto 2019. [Online]. Available from: https://www.imgpress.it [Accessed: 20.02.2020].

11 Il cardinale Roger Echegarai, presidente della Pontificia Commissione per la giustizia e la pace, durante la sua visita all’Avana nel 1988, aveva suggerito la possibilità di un pellegrinaggio del Papa a Cuba, ma poi non è stato invitato dal governo cubano.

12 A. Tomielli, Navarro: «Così Wojtyla convinse Fidel a festeggiare il Natale», in «La Stampa» 27 novembre 2016. [Online]. Available from: https://www.lastampa.it [Accessed: 20.02.2020].

13 Fidel Castro costrinse Jean Louis Tauran ad aspettare fino a mezzanotte, poi ordinò tre ore di preghiera, dopodiché ebbe una conversazione con il cardinale Tauran fino al mattino. Va notato che fu il cardinale Tauran a stabilire informally il dialogo tra Santa Sede e governo Cubano.

14 G. Neve, Castro, la svolta con Wojtyla e la lenta transizione di Cuba, in «Il Giornale», 26 novembre 2016. [Online]. Available from: http://www.ilgiornale.it [Accessed: 21.09.2020].

15 C. Bohlen, Pope Meets Castro at Vatican and Agrees to Visit Cuba, in «The New York Times», 20 novembre 1996. [Online]. Available from: http://www.nytimes.com [Accessed: 20.02.2020].

16 G. Weigel,. Fidel, io ti convertirò, in «Repubblica», 11 aprile 1999. [Online]. Available from: http://chiesa.espresso.repubblica.it [Accessed: 21.12.2019].

17 A. Tomielli, Navarro: «Così Wojtyla convinse Fidel a festeggiare il Natale»… Ibidem.

18 R. Celi, Fidel Castro, il rivoluzionario comunista che incontrò tre Papi, in «Repubblica», 26 novembre 2016. [Online]. Available from: http://www.repubblica.it [Accessed: 20.02.2020].

19 J. McGeary, Clash Of Faiths, in «Time», 26 gennaio 1998. [Online]. Available from: http://content.time.com. [Accessed: 20.02.2020].

20 D. Ramirez, Power Of The Church Undergoes Resurrection In Cuba … Ibidem.

21 C. Bohlen, Pope Meets Castro at Vatican and Agrees to Visit Cuba… Ibidem.

22 A. Tomielli, Navarro: «Così Wojtyla convinse Fidel a festeggiare il Natale»… Ibidem.

23 A. Tomielli, Navarro: «Così Wojtyla convinse Fidel a festeggiare il Natale»… Ibidem.

24 A. Tomielli, Navarro: «Così Wojtyla convinse Fidel a festeggiare il Natale»… Ibidem.

25 A. Tomielli, Navarro: «Così Wojtyla convinse Fidel a festeggiare il Natale»… Ibidem.

26 G. Weigel,. Fidel, io ti convertirò… Ibidem.

27 F. Castro, Cuba: Havana: president Castro speaks on Pope’s upcoming visit, in «Wall Street Journal», 1996. [Online]. Available from: http://www.aparchive.com [Accessed: 25.01.2020].

28 Giovanni Paolo II, Viaggio Apostolico a Cuba, in «Libreria Editrice Vaticana», 21-26 gennaio 1998. [Online]. Available from: https://w2.vatican.va [Accessed: 25.01.2020].

29 J. McGeary, Clash Of Faiths, in «Time», 26 gennaio 1998… Ibidem; The New York Times, Pope John Paul II’s visit to Cuba, in «The New York Times», 26 gennaio 1998. [Online]. Available from: https://archive.nytimes.com [Accessed: 19.02.2020].

30 Giovanni Paolo II, Discorso di Giovanni Paolo II al aeroporto Internazionale «José Martí» di La Habana, in «Libreria Editrice Vaticana», 21 gennaio 1998. [Online]. Available from: https://w2.vatican.va [Accessed: 25.01.2020].

31 Al tempo della visita di Papa Giovanni Paolo II, la Chiesa cubana contava solo 250 sacerdoti e 450 monache.

32 Giovanni Paolo II, Discorso di Giovanni Paolo II all’aeroporto Internazionale «José Martí». Ibidem.

33 Giovanni Paolo II, Messaggio ai giovani di Cuba, in «Libreria Editrice Vaticana», 23 gennaio 1998. [Online]. Available from: https://w2.vatican.va [Accessed: 25.01.2020].

34 Giovanni Paolo II, Omelia nella piazza José Martí, in «Libreria Editrice Vaticana», 25 gennaio 1998. [Online]. Available from: https://w2.vatican.va [Accessed: 25.01.2020].

35 Giovanni Paolo II, Omelia nella piazza José Martí... Ibidem.

36 Giovanni Paolo II, Omelia nella piazza José Martí... Ibidem.

37 L. Rohter, Pope Condemns Embargo; Castro Attends Mass, in «The New York Times», 26 gennaio 1998. [Online]. Available from: https://archive.nytimes.com [Accessed: 19.02.2020].

38 Giovanni Paolo II, Omelia nella piazza José Martí... Ibidem.

39 Giovanni Paolo II, Omelia nella piazza José Martí... Ibidem.

40 Giovanni Paolo II, Discorso di Giovanni Paolo II all’aeroporto di La Habana, in «Libreria Editrice Vaticana», 25 gennaio 1998. [Online]. Available from: https://w2.vatican.va [Accessed: 25.01.2020].

41 Giovanni Paolo II, Discorso di Giovanni Paolo II all’aeroporto di La Habana... Ibidem.

42 A. Tomielli, Navarro: «Così Wojtyla convinse Fidel a festeggiare il Natale»… Ibidem.

43 Otro Papa, otro Castro, ¿la misma Cuba? in «BBC News», 28 marzo 2012. [Online]. Available from: http://www.bbc.com [Accessed: 25.01.2020].

44 Otro Papa, otro Castro, ¿la misma Cuba?... Ibidem.

45 Otro Papa, otro Castro, ¿la misma Cuba?... Ibidem.

46 Otro Papa, otro Castro, ¿la misma Cuba?... Ibidem.

47 Il progetto Varela è un’iniziativa sviluppata e gestita dall’attivista politico cubano Oswaldo Payá del Movimento di liberazione cristiana che ha sostenuto la riforma politica a Cuba a favore di maggiori libertà individuali. Il nome del progetto è stato scelto in onore di Félix Varela, leader religioso cubano dei primi dell’Ottocento. Lo scopo del progetto Varela era di promuovere il progetto di legge sulle riforme politiche democratiche a Cuba, noto come i cinque pilastri del progetto Varela: libertà di associazione, libertà di parola e di stampa, amnistia per prigionieri politici, diritto di avviare imprese private, richiesta di elezioni entro un anno dall’approvazione delle riforme.

48 Il progetto Varela era permesso dall’articolo 88 (g) della Costituzione cubana del 1976 (modificata nel 1992) che consente ai cittadini di proporre proposte di legge se 10.000 elettori ammissibili hanno sostenuto la proposta con firme autenticate.

49 Constitución de la República de Cuba, in «Gobierno», 1992. [Online]. Available from: http://www.cuba.cu [Accessed: 21.02.2020].

50 C. Lauría, Cuba’s Long Black Spring, in «CPJ», 18 marzo 2008. [Online]. Available from: https://cpj.org [Accessed: 20.02.2020].

51 La Primavera Negra de Cuba, in «Las Damas de Blanco», 20 marzo 2003. [Online]. Available from: http://www.damasdeblanco.com [Accessed: 20.02.2020].

52 C. Lauría, Cuba’s Long Black Spring … Ibidem.

53 La Primavera Negra de Cuba... Ibidem.

54 R. Carroll, Fidel Castro’s dark legacy: abuses, draconian rule and ‘ruthless suppression’, in «The Guardian», 27 novembre 2016. [Online]. Available from: https://www.theguardian.com [Accessed: 19.01.2020].

55 La Primavera Negra de Cuba... Ibidem.

56 C. Lauría, Cuba’s Long Black Spring … Ibidem.

57 La Primavera Negra de Cuba... Ibidem.

58 Código Penal de la República de Cuba. In «Parlamento cubano» [Online]. Available from: http://www.parlamentocubano.cu [Accessed: 19.02.2020].

59 La Primavera Negra de Cuba... Ibidem.

60 «Gruppo 75» è costituito dai cosiddetti dissidenti cubani detenuti durante «La primavera nera», poiché inizialmente contavano 75 (75 prigionieri politici). Nel 2009, altri quattro dissidenti sono stati aggiunti (ovvero arrestati) al «Gruppo 75», ma non nell’arena internazionale, il nome dei dissidenti detenuti è stato mantenuto come «Gruppo 75».

61 Amnesty International, Amnesty International Report 2005 – Cuba, in «Amnesty International», 25 May 2005. [Online]. Available from: https://www.amnesty.org [Accessed: 20.02.2020].

62 EU Council Conclusions on the EU Common Position on Cuba, in «European Union – EEAS», 2003. [Online]. Available from: http://www.europa-eu-un.org/ [Accessed: 19.02.2020]

63 C. Lauría, Cuba’s Long Black Spring … Ibidem.

64 Dal 2006, Raul Castro, il fratello minore di Fidel, è diventato capo di stato ad interim a causa della malattia di Fidel Castro. E dal 2008, Raul Castro è diventato presidente di Cuba.

65 W. Cancio Isla, Fecha histórica: concluye liberación de prisioneros del Grupo de los 75, in «Cafe Fuerte. Noticias de Cuba y la diáspora cubana», 22 marzo 2011. [Online]. Available from: https://web.archive.org. [Accessed: 20.02.2020].

66 W. Cancio Isla, Fecha histórica: concluye liberación de prisioneros del Grupo de los 75… Ibidem.

67 W. Cancio Isla, Fecha histórica: concluye liberación de prisioneros del Grupo de los 75… Ibidem.

68 W. Cancio Isla, Fecha histórica: concluye liberación de prisioneros del Grupo de los 75… Ibidem.

69 Benedetto XVI a Cuba, in «Il Post», 28 marzo 2012. [Online]. Available from: http://www.ilpost.it [Accessed: 25.01.2020].

70 W. Cancio Isla, Fecha histórica: concluye liberación de prisioneros del Grupo de los 75… Ibidem.

71 Benedetto XVI a Cuba... Ibidem.

72 Benedetto XVI, Cerimonia di benvenuto. Discorso del Santo Padre Benedetto XVI. Aeroporto Internazionale Antonio Maceo di Santiago de Cuba, in «Libreria Editrice Vaticana», 26 marzo 2012. [Online]. Available from: https://w2.vatican.va [Accessed: 21.02.2020].

73 Benedetto XVI, Cerimonia di benvenuto... Ibidem.

74 Benedetto XVI, Cerimonia di benvenuto... Ibidem.

75 Benedetto XVI, Cerimonia di congedo. Discorso del Santo Padre Benedetto XVI. Aeroporto Internazionale Antonio Maceo di Santiago de Cuba, in «Libreria Editrice Vaticana», 28 marzo 2012. [Online]. Available from: https://w2.vatican.va [Accessed: 21.02.2020].

76 Benedetto XVI, Cerimonia di congedo... Ibidem.

77 Benedetto XVI, Cerimonia di congedo... Ibidem.

78 Benedetto XVI, Cerimonia di congedo... Ibidem.

79 Benedetto XVI, Cerimonia di congedo... Ibidem.

80 Liberazione dei dissidenti cubani era, in precedenza, la richiesta fondamentale per la ripresa dei colloqui cubano-americani. In 2011 dopo liberazione degli ultimi dissidenti cubani sono stati tolti ostacoli principali per ripresa dei negoziazioni tra governi dei Cuba e USA.

81 I. Badilla, Obama en Cuba y «la ayuda» de Papa Francisco, in «La stampa», 16 marzo 2016 [Online]. Available from: https://www.lastampa.it [Accessed: 21.02.2020].

82 J. Hooper, Renewed US-Cuba relations biggest success in Vatican diplomacy in decades, in «The Guardian», 17 dicembre 2014. [Online]. Available from: https://www.theguardian.com [Accessed: 21.02.2020].

83 R. Sanchez, Barack Obama and Raúl Castro announce a new era in US-Cuba relations, in «The Telegraph», 17 dicembre 2014. [Online]. Available from: https://www.telegraph.co.uk [Accessed: 21.02.2020].

84 I. Badilla, Obama en Cuba y «la ayuda» de Papa Francisco... Ibidem.

85 Francesco. Viaggio Apostolico del Santo Padre Francesco a Cuba, negli Stati Uniti D’America, in «Libreria Editrice Vaticana», 19–28 September 2015. [Online]. Available from: https://w2.vatican.va [Accessed: 21.02.2020].

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