{"id":985,"date":"2001-06-01T12:00:00","date_gmt":"2001-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=985"},"modified":"2026-04-08T15:56:11","modified_gmt":"2026-04-08T15:56:11","slug":"flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/","title":{"rendered":"Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)"},"content":{"rendered":"<p>Premessa del redattore: che cos&#8217;\u00e8 il &#8220;reddito di base&#8221; (Basic Income)?<\/p>\n<p>L&#8217;idea dietro il &#8220;reddito di base&#8221; \u00e8 molto semplice: dare a tutti un reddito che sia sufficiente per vivere. Questo reddito non dipende dal lavoro svolto nell&#8217;economia, ma dipende solamente dalla cittadinanza. Secondo calcoli per i paesi ricchi, l&#8217;applicazione di un sistema del reddito di base avrebbe bisogno del 20% delle ricchezze prodotte dal paese; l&#8217;altro 80% resterebbe disponibile per il mercato. La cosa centrale da tenere in mente \u00e8 che tutti riceverebbero questo reddito, anche se lavorano. In questo modo, i poveri non si trovano in una &#8220;trappola&#8221; dove la perdita dei sussidi di disoccupazione non \u00e8 compensata da un salario sufficientemente alto, diventando quindi un incentivo a restare disoccupati. In pi\u00f9, come spieghiamo sotto, in un&#8217;economia avanzata dove probabilmente ci sar\u00e0 una riduzione dei posti di lavoro retribuiti (grazie alla maggiore produttivit\u00e0 della nuova tecnologia), dobbiamo trovare mezzi per permettere una vita dignitosa a tutta la popolazione che non siano collegati al lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1. La natura del lavoro sta cambiando<\/strong><br \/>\nI cambiamenti tecnologici della &#8220;new economy&#8221; avranno i loro effetti principali sul lavoro, sulla disoccupazione e sulla partecipazione sociale. I cambiamenti saranno tanto drammatici quanto quelli della rivoluzione industriale. Molti di questi cambiamenti si centrano sull&#8217;adattamento di lavoratori alle nuove tecnologie e all&#8217;educazione permanente, entrambi elementi della flessibilit\u00e0 del lavoro. Un altro aspetto inevitabile della &#8220;new economy&#8221; \u00e8 il declino della possibilit\u00e0 di &#8220;impiego a vita&#8221; e la crescita di rapporti d&#8217;impiego temporanei e a termine. A livello macro, questo si manifesta come una tendenza verso un alto tasso di disoccupazione nelle economie capitalistiche avanzate. Al livello micro, si manifesta come un aumento nel numero degli impieghi &#8220;atipici&#8221;. Il compito principale del mercato del lavoro del futuro \u00e8 di trovare i meccanismi giusti per assecondare le richieste della flessibilit\u00e0 della &#8220;new economy&#8221;, appoggiando la posizione del lavoratore in un ambiente di alta mobilit\u00e0 del capitale e allo stesso tempo assicurando la condivisione dei vantaggi del progresso economico fra tutti i cittadini.<\/p>\n<p>In questo discorso, tratteremo alcuni aspetti del mercato del lavoro al livello micro, in particolare l&#8217;importanza della flessibilit\u00e0 del lavoro e la crescita degli impieghi &#8220;atipici&#8221;. Considereremo come una politica di reddito di base influisce sull&#8217;offerta e sulla domanda del lavoro, utilizzando il caso particolare dell&#8217;Irlanda. Uno dei punti caldi nel dibattito sul mercato del lavoro \u00e8 l&#8217;influsso della sicurezza sociale sul funzionamento e i risultati del mercato. Onde fare questo, studieremo due indicatori, la &#8220;tax wedge&#8221; (il &#8220;cuneo fiscale&#8221;) e il &#8220;replacement ratio&#8221; (il &#8220;rapporto di sostituzione&#8221;). Infine, discuteremo l&#8217;influsso del &#8220;reddito di base&#8221; sulla competitivit\u00e0 dell&#8217;economia, prendendo l&#8217;Irlanda come esempio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro<\/strong><br \/>\nUno degli argomenti chiave nelle discussioni della &#8220;new economy&#8221; \u00e8 la flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro. Da molti punti di vista, la flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro \u00e8 una spada a doppio taglio, particolarmente nelle economie molto influenzate dalla teoria del welfare State. Alcuni aspetti della flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro sono precondizioni necessarie per essere capaci di competere nella &#8220;new economy&#8221;. Comunque, \u00e8 solamente attraverso la regolamentazione del mercato del lavoro, cio\u00e8 attraverso la creazione di rigidit\u00e0, che le economie capitalistiche avanzate hanno potuto innalzare lo standard di vita della maggioranza della popolazione e assicurare la condivisione equa dei vantaggi del progresso economico. Quindi, questo metodo che funzionava nel passato non \u00e8 un&#8217;opzione indiscussa. Abbiamo bisogno di metodi nuovi che promuovono sia la competitivit\u00e0 sia l&#8217;equit\u00e0. La competitivit\u00e0 si gioca, almeno in parte, sull&#8217;abilit\u00e0 della manodopera e delle imprese ad adeguarsi ai cambiamenti del mercato. Comunque, buona parte della crescita nella disuguaglianza del reddito \u00e8 causato dai cambiamenti nei mercati del lavoro e, con le &#8220;regole del gioco&#8221; attuali, i fattori che promuovono la flessibilit\u00e0 e quindi la competitivit\u00e0 promuovono anche la disuguaglianza del reddito e livelli pi\u00f9 alti di povert\u00e0. L&#8217;attrazione del sistema del reddito di base \u00e8 la sua promessa di permettere al paese di promuovere sia l&#8217;efficienza che l&#8217;equit\u00e0, cio\u00e8, di promuovere livelli pi\u00f9 alti di competitivit\u00e0 e concedere a tutti una porzione dei vantaggi del progresso economico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.1 I tipi di flessibilit\u00e0<\/strong><br \/>\nLa flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro \u00e8 un termine normalmente utilizzato in senso positivo; non capita di frequente sentire critiche a questo proposito, almeno per principio. Spesso, il termine \u00e8 uno slogan e significa diverse cose per diversi gruppi interessati. Comunque, una cosa \u00e8 sicura: quando un gruppo chiede ad un altro di essere pi\u00f9 flessibile, sta cercando qualche concessione dall&#8217;altro gruppo. Quindi, la richiesta per una maggiore flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro da parte delle imprese \u00e8 un tentativo del capitale di prendere pi\u00f9 potere sul processo produttivo. Si pu\u00f2 assumere che la &#8220;new economy&#8221; esige questa ridistribuzione del controllo &#8211; sicuramente, la mobilit\u00e0 del capitale e di altri fattori nella globalizzazione hanno dato loro la possibilit\u00e0 di acquisire questo controllo &#8211; ma non dobbiamo dimenticare che ai lavoratori e ai cittadini, e alla societ\u00e0 intera, \u00e8 stato chiesto di concedere una parte del loro potere e della loro influenza. Qualche forma di aggiustamento istituzionale dovr\u00e0 essere fatto per assicurare che questo trasferimento di potere non generi anche uno spostamento del rischio e dell&#8217;incertezza ai lavoratori e ai poveri, in modo che la flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro si trasformi solo in insicurezza del mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Ci sono quattro tipi principali di flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro che consideriamo in questo testo: i costi del lavoro; l&#8217;adattabilit\u00e0; la mobilit\u00e0; l&#8217;organizzazione dell&#8217;orario di lavoro e di produzione. Quando gli economisti parlano della flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro, particolarmente quando si riferiscono alla disoccupazione, il loro concetto della flessibilit\u00e0 del lavoro \u00e8 quasi sempre relativo ai costi del lavoro, specificamente la flessibilit\u00e0 dei salari. L&#8217;idea qui \u00e8 che, quando la domanda per i lavoratori cala, i salari calerebbero, invece di avere un aumento nel tasso della disoccupazione (e quindi, si hanno effetti sui prezzi (price effects) invece di effetti sulle quantit\u00e0 (quantity effects)). Questa nozione pre-keynesiana assume che, se solamente esistesse la flessibilit\u00e0 dei salari, non potrebbe mai esserci la disoccupazione di massa. Keynes e la Grande Depressione hanno dimostrato quanto \u00e8 sbagliata questa teoria (e la politica basata su di essa), e il senso comune ci dice con un po&#8217; di riflessione che quest&#8217;idea non funziona. Si pu\u00f2 semplicemente immaginare il livello di incertezza nell&#8217;economia se il salario di ognuno di noi salisse e scendesse seguendo i cambiamenti del mercato (come il valore delle azioni o dei beni &#8220;di comodit\u00e0&#8221;).<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, \u00e8 un dato di fatto che la flessibilit\u00e0 dei salari sta crescendo (Standing 1999). Una parte di questo fenomeno pu\u00f2 essere visto nella crescita della disuguaglianza del reddito (causato dai cambiamenti nei salari reali relativi). Altri aspetti di questo pu\u00f2 essere visto nell&#8217;uso aumentato di tariffe a cottimo invece di un salario fisso, cos\u00ec come nell&#8217;uso pi\u00f9 diffuso del pagamenti di incentivazione (includendo opzioni di azioni, ad esempio) e la condivisione dei profitti. Ma la flessibilit\u00e0 dei costi del lavoro \u00e8 pi\u00f9 che la flessibilit\u00e0 del salario. I costi del lavoro sono determinati da diversi fattori: costi di gestione; costi fiscali (pagati al Governo); costi di formazione e di sicurezza; costi del ricambio di personale; costi di motivazioni; costi di produttivit\u00e0; costi di adattabilit\u00e0; e costi del comportamento burocratico. Almeno una parte della discesa nei costi del lavoro nei paesi OCSE \u00e8 causata dallo spostamento di alcuni di questi costi dalle imprese ai lavoratori o alla societ\u00e0. Ad esempio, il sistema educativo sussidia in larga misura i costi della formazione nell&#8217;impresa, e tanto pi\u00f9 il sistema educativo \u00e8 orientato ad essere una fonte di lavoratori formati, tanto pi\u00f9 grande diventa questo sussidio. La sicurezza sociale, come vedremo in seguito con riferimento all&#8217;Irlanda, paga per una buona parte dei costi di sicurezza della produzione. Un reddito di base pu\u00f2 essere visto come una compensazione per lo spostamento di questi costi. I vantaggi dei costi flessibili del lavoro vanno generalmente all&#8217;impresa. Una parte di questo vantaggio \u00e8 quello di avere la capacit\u00e0 di fare aggiustamenti a nuove condizioni nel mercato, ma un&#8217;altra parte \u00e8 meramente uno spostamento dei costi di produzione dall&#8217;impresa verso il lavoratore, i consumatori e la societ\u00e0, semplicemente perch\u00e9 le imprese hanno il potere di fare questo. Tale genere di flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro non \u00e8 positivo per la societ\u00e0, ma non \u00e8 neanche necessario dal punto di vista tecnologico della &#8220;new economy&#8221;; \u00e8 stato creato dalla mobilit\u00e0 aumentata del capitale nel contesto della globalizzazione e quindi \u00e8 una realt\u00e0 che deve essere affrontata.<br \/>\nLe altre forme della flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro (l&#8217;adattabilit\u00e0; la mobilit\u00e0; e l&#8217;organizzazione dell&#8217;orario del lavoro e della produzione), sono tutte diventate componenti importanti nella &#8220;new economy&#8221; e vengono fuori dal bisogno di avere un sistema flessibile di produzione perch\u00e9 sia pi\u00f9 competitivo. Comunque, anche loro possono diventare equivalenti ad uno spostamento dei costi dall&#8217;impresa verso i lavoratori e verso la societ\u00e0, a meno che sia creato qualche sistema per ridurre il rischio e l&#8217;incertezza dei lavoratori e dei cittadini e assicurare che tutti traggano beneficio dalla nuova tecnologia. Affinch\u00e9 tutti possano godere dei vantaggi delle nuove tecnologie, sarebbe necessario qualche sistema per la riduzione delle nuove incertezze che queste tecnologie creano. Aumentare la mobilit\u00e0 significa aspettarsi da tutti i lavoratori che cambino pi\u00f9 spesso i loro posti di lavoro. Ma, devono avere i mezzi di sostentamento sempre, anche quando sono disoccupati, in attesa di un nuovo lavoro. Il sistema del reddito di base fa questo. Una forza lavoro pi\u00f9 adattabile significa che gli imprenditori avranno bisogno di meno lavoratori, ma quelli che sono disoccupati devono avere i mezzi di sostentamento. Il sistema del reddito di base fa questo. La flessibilit\u00e0 dell&#8217;orario e dell&#8217;organizzazione della produzione significa che pi\u00f9 lavoratori saranno lavoratori &#8220;atipici&#8221;, cio\u00e8, lavoreranno solamente a met\u00e0 tempo, o con contratti a termine o con qualche altro modo di lavorare che \u00e8 meno che a pieno tempo. Ma questa gente deve avere i mezzi di sostentamento a tempo pieno; il sistema del reddito di base fa questo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. Cambiamenti dell&#8217;occupazione<\/strong><br \/>\nLa &#8220;new economy&#8221; richiede flessibilit\u00e0 che non era necessaria nella economia della produzione di massa (fordista) del ventesimo secolo. Questa flessibilit\u00e0 \u00e8 stata istituzionalizzata nelle economie OCSE anche attraverso la crescita dell&#8217;occupazione &#8220;atipica&#8221; o attraverso forme non-standardizzate di occupazione. Le forme pi\u00f9 diffuse dell&#8217;occupazione atipica sono: lavoro a met\u00e0 tempo; lavoro casuale o temporaneo; consulenza; subappaltatori; lavoratori di un&#8217;agenzia; lavoratori a casa (homeworkers); tele-lavoratori; lavoratori nascosti. Quando trattiamo delle forme del lavoro atipico, dobbiamo tenere in mente sia gli aspetti positivi che quelli negativi, cos\u00ec come le realt\u00e0 delle flessibilit\u00e0 della &#8220;new economy&#8221; e, soprattutto, il benessere del lavoratore. Dal lato positivo, l&#8217;occupazione atipica pu\u00f2 aiutare gli individui ad entrare nella forza lavoro e pu\u00f2 concedere all&#8217;individuo il tempo libero per proseguire altri interessi e per dedicarsi alla famiglia. D&#8217;altra parte, per\u00f2, l&#8217;occupazione atipica \u00e8 frequentemente abbinato ad un salario basso, senza indennit\u00e0 (pensione, assicurazione sanitaria, ecc.), inoltre non soddisfa le richieste dei programmi della sicurezza sociale ed \u00e8 spesso involontario (cio\u00e8, il lavoratore preferirebbe un impiego a pieno tempo).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4. Il reddito &#8220;di base&#8221; e gli incentivi al lavoro<\/strong><br \/>\nTanta parte della ricerca sui mercati del lavoro s&#8217;incentra sull&#8217;influsso del welfare sociale e della sicurezza sociale sulla decisione dei lavoratori di optare per un impiego. Quest&#8217;approccio \u00e8 solamente parziale, perch\u00e9 riguarda i costi del welfare sociale e dell&#8217;assicurazione senza tenere in mente i benefici significativi e il ruolo necessario che giocano nell&#8217;organizzazione efficiente dell&#8217;economia e della societ\u00e0. Prima di studiare come il reddito di base influir\u00e0 sul mercato del lavoro, \u00e8 importante trattare questo tema pienamente. Quindi, prima discuteremo il ruolo indispensabile della sicurezza sociale e del welfare sociale. Qui vedremo che fanno parte di quelli che si potrebbero chiamare i costi sociali &#8220;fissi&#8221; della riproduzione sociale (social overhead costs of social reproduction). Poi, esamineremo i due indicatori su cui gli economisti si concentrano quando considerano l&#8217;impatto della sicurezza sociale e del welfare sull&#8217;attivit\u00e0 del mercato del lavoro: il rapporto di sostituzione e il cuneo fiscale.<\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi che la sicurezza sociale crei un disincentivo a lavorare si basa sul presupposto che i lavoratori saranno meno disposti a prendere un impiego se il reddito netto dell&#8217;impiego (al netto delle tasse) non \u00e8 sufficientemente pi\u00f9 alto del sussidio fornito dalla sicurezza sociale. Quindi il rapporto di sostituzione \u00e8 visto come un disincentivo verso la volont\u00e0 dei lavoratori di prendere un impiego. Data tutta l&#8217;attenzione che questo indicatore ha sollevato nei dibattiti sul reddito di base, \u00e8 sorprendente quanto siano scarse le prove empiriche per affermarne un significato utile. Inoltre, la conclusione principale di questa letteratura, implicita ed esplicita, \u00e8 che per ridurre il rapporto di sostituzione si devono ridurre le indennit\u00e0 sociali del welfare, anzich\u00e9 aumentare il reddito netto del lavoro. Il vero problema non \u00e8 che le indennit\u00e0 del welfare sono troppo generose, ma che non sono universali e che, quando una persona prende un impiego, deve affrontare le tasse marginali alte e la perdita del reddito derivante dalle indennit\u00e0, e tutti e due agiscono come disincentivi verso l&#8217;assunzione di un impiego. Infine, quasi completamente trascurati in questa letteratura sono i vantaggi della sicurezza sociale nel sostegno del mercato del lavoro. Vale la pena di notare questi vantaggi qui, perch\u00e9 qualsiasi cosa che sostituisca il sistema attuale del welfare sociale avr\u00e0 bisogno di fornire gli stessi effetti benefici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.1 Le indennit\u00e0 della sicurezza sociale<\/strong><br \/>\nInnanzitutto, la sicurezza sociale offre molti sostegni al mercato del lavoro, come pensioni, indennit\u00e0 di disoccupazione e altri appoggi diretti e indiretti. Questi contribuiscono all&#8217;insieme dei fattori di competitivit\u00e0 (competitiveness mix) dell&#8217;economia. Poi, le indennit\u00e0 coprono i periodi di malattia e di disoccupazione e sostengono una persona anziana quando ha smesso il lavoro retribuito. Se non esistesse la sicurezza sociale, sarebbero gli imprenditori che dovrebbero contribuire a questi costi attraverso altri mezzi, come un piano migliorato di assicurazione per la malattia o per le pensioni. Quindi, il costo alle imprese di questi piani sarebbe pi\u00f9 alto di quanto non lo sia attualmente.<\/p>\n<p>\u00c8 allora utile sia per i lavoratori che per gli imprenditori che esista un sistema di sicurezza sociale. C&#8217;\u00e8 una distinzione fra i costi reali e completi di produzione e i costi pagati in realt\u00e0 da un&#8217;impresa per una qualsiasi attivit\u00e0 di produzione. Il costo reale della riproduzione della societ\u00e0 deve essere pagato, ma una parte grande di questo costo non \u00e8 pagato attraverso i rapporti di mercato. Una parte di questo costo \u00e8 per i lavoratori disoccupati. Un&#8217;altra parte \u00e8 per quelli che lavorano nell&#8217;economia sociale o nella produzione familiare; tutti e due forniscono lavoro necessario alla riproduzione sociale, ma sono fuori dei rapporti tradizionali del mercato. In condizioni normali, queste due attivit\u00e0 sono coperte dalla compensazione a carico di un membro della famiglia (cio\u00e8, un genitore che lavora in un impiego retribuito sostiene finanziariamente l&#8217;altro genitore, che lavora nella produzione familiare). Una parte dei costi di gestione della produzione sul mercato \u00e8 tramite la produzione necessaria della famiglia, e se il mercato \u00e8 pienamente efficiente, questa seconda sar\u00e0 retribuita attraverso il salario del lavoratore nell&#8217;economia del mercato. Il sostentamento della maggioranza della gente che sono fuori del mercato (i pensionati, i bambini, gli adulti che lavorano a casa, gli handicappati, i disoccupati) si rivolge alla sicurezza sociale e al welfare, per integrare i loro redditi. Dunque, il risultato finale della sicurezza sociale e del welfare \u00e8 necessario per qualsiasi societ\u00e0 civilizzata. Le uniche domande che rimangono sono: questo sistema retribuisce pienamente tutti coloro che contribuiscono alla societ\u00e0? Questo sistema \u00e8 il pi\u00f9 efficiente per coprire i costi sociali, cio\u00e8, non crea altri problemi, come le trappole della povert\u00e0 o della disoccupazione?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.2 Incentivi e disincentivi<\/strong><br \/>\nQuasi tutte le analisi standard sull&#8217;influenza delle tasse e del welfare sociale sul comportamento del mercato del lavoro si concentrano sulle due variabili: il rapporto di sostituzione e il cuneo fiscale (tax wedge).<\/p>\n<p>Il cuneo fiscale<br \/>\nIl &#8220;cuneo fiscale&#8221; \u00e8 la differenza fra i costi sostenuti dall&#8217;imprenditore per l&#8217;assunzione di un lavoratore (il salario pi\u00f9 i contributi alla sicurezza sociale) e il reddito del lavoratore dopo le tasse e le indennit\u00e0 (il reddito netto). \u00c8 assunto da molti teorici che questo cuneo influenza il tasso di occupazione in due modi: 1) siccome il costo per l&#8217;imprenditore \u00e8 aumentato, assumer\u00e0 meno occupati (presupponendo una curva discendente della domanda di lavoratori); 2) presupponendo che l&#8217;offerta di lavoratori \u00e8 determinata dal reddito netto del lavoro, siccome il cuneo riduce il reddito che i lavoratori ricevono, riduce anche l&#8217;offerta da parte dei lavoratori. Tutte e due queste spiegazioni del funzionamento del mercato del lavoro sono da prendere con cautela. L&#8217;effetto negativo del cuneo fiscale sull&#8217;assunzione di lavoratori da parte dell&#8217;imprenditore \u00e8 previsto perch\u00e9 si assume che egli paga questa tassa, mentre in realt\u00e0, la maggioranza, se non tutta, \u00e8 pagata da altri (consumatori, lavoratori con un salario pi\u00f9 basso). Anche l&#8217;influsso del &#8220;cuneo&#8221; sulla disponibilit\u00e0 dei lavoratori ad essere assunti \u00e8 problematico. \u00c8 ben conosciuto che gli uomini e le donne non sposate non reagiscono quasi mai a cambiamenti nelle tasse; sono solamente le donne sposate che sono pi\u00f9 sensibili a questi cambiamenti. Questo fatto empirico \u00e8 spiegabile da fattori culturali e sociali, cos\u00ec come dalla necessit\u00e0 di guadagnarsi la vita dato che il sistema della sicurezza sociale d\u00e0 proprio il minimo (se non meno) per vivere. Questi fattori sono pi\u00f9 importanti di quelle che gli economisti pensano essere le determinanti delle attivit\u00e0 umane. Un altro argomento utilizzato dagli economisti \u00e8 che il cuneo fiscale non influisce sulla propensione del lavoratore a prendere un impiego, ma piuttosto sul numero di ore che \u00e8 disposto a lavorare. Ma questa spiegazione non tiene conto del fatto che la maggioranza di lavoratori non possono controllare il numero di ore che lavorano; la parte del mercato del lavoro dove si vede questo fenomeno \u00e8 quella delle donne sposate, e abbiamo gi\u00e0 detto che questo gruppo reagisce in rapporto ai cambiamenti di tasse o di salari. Infine, possiamo osservare che tutto questo discorso s&#8217;incentra solamente sull&#8217;aspetto delle tasse come un costo, e ignora tutti i vantaggi della sicurezza sociale, che sono probabilmente pi\u00f9 alti dei costi. Quello che vuole l&#8217;imprenditore, secondo i proponenti della teoria che il cuneo fiscale crea disoccupazione, \u00e8 di essere un free rider, cio\u00e8 di avere i vantaggi del sistema di sicurezza sociale (che \u00e8 un costo legittimo di produzione) senza dover pagare la loro giusta parte. Dato che la prova empirica suggerisce che il costo di questo \u00e8 normalmente passato al consumatore, non sembra che esso rientri nel calcolo dell&#8217;imprenditore per quanto riguarda l&#8217;assunzione dei lavoratori.<\/p>\n<p>Nei grafici, utilizzando i dati relativi all&#8217;Irlanda, si pu\u00f2 vedere il cuneo fiscale calcolato nella situazione attuale dei lavoratori e nella situazione con un sistema di reddito di base. Il grafico 1 mostra quale sia la situazione per una coppia sposata, con un solo salario e nessun bambino. Si vede che, mentre esiste un cuneo fiscale per i lavoratori con un salario basso nel sistema attuale, nel sistema del reddito di base, questi invece hanno un cuneo fiscale &#8220;negativo&#8221; oppure un sussidio sul salario, cio\u00e8, il loro reddito \u00e8 pi\u00f9 alto del costo del lavoro. Se accettassimo la logica dell&#8217;argomento sul cuneo fiscale come un disincentivo ad assumere un impiego, uno negativo dovrebbe agire come un incentivo ad assumere un impiego. Nel grafico 2 \u00e8 invece rappresentata la situazione sotto i due sistemi di una coppia sposata con un salario e due bambini. Qui, anche se il sistema attuale mostra, come il sistema del reddito di base, un cuneo fiscale &#8220;negativo&#8221; a bassi livelli, il secondo continua a dare il risultato negativo per un reddito medio, quando non lo \u00e8 ancora con il sistema attuale. Similmente, con il reddito di base, il cuneo fiscale per questa famiglia \u00e8 sempre pi\u00f9 favorevole che il sistema attuale, anche a livelli di reddito pi\u00f9 alto. Il grafico 3 ci fa vedere una situazione simile per una coppia sposata con due bambini e due redditi. L&#8217;ultimo esempio \u00e8 di una persona singola (grafico 4), e anche qui, il sistema di reddito di base crea un cuneo fiscale che va meglio o \u00e8 uguale a quello del sistema attuale ad ogni livello di reddito. Complessivamente, si vede che, nei termini dell&#8217;analisi del cuneo fiscale, il sistema di reddito di base \u00e8 molto migliore del sistema attuale, fornendo incentivi forti ad optare per un impiego.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.3 Il rapporto di sostituzione<\/strong><br \/>\nL&#8217;argomento che un alto rapporto di sostituzione fa crescere la disoccupazione \u00e8 molto simile a quello sul cuneo fiscale. Il rapporto di sostituzione \u00e8 la differenza fra il reddito guadagnato da un impiego e i sussidi ricevuti quando si \u00e8 disoccupato. Come nella discussione sul cuneo fiscale, \u00e8 considerato solamente l&#8217;aspetto negativo dell&#8217;assistenza per i disoccupati. Il sussidio dei disoccupati concede loro di continuare a consumare beni e servizi (anche se ad un livello inferiore). Questo contribuisce alla domanda aggregata nell&#8217;economia ed \u00e8 uno degli stabilizzatori automatici che agisce in modo da impedire lo sbocco di una recessione verso la depressione. In pi\u00f9, perch\u00e9 sia valido questo argomento, deve esistere un numero sufficientemente alto di posti di lavoro liberi per assorbire tutti i disoccupati, in modo che la disoccupazione sia causata dalla loro scelta di restare disoccupati. Dato che non si \u00e8 mai verificata una situazione di un tasso alto di disoccupazione con allo stesso tempo livelli alti di posti liberi, questa spiegazione sembra essere falsa. L&#8217;idea che sono i lavoratori a determinare il livello di disoccupazione sembra porre il problema in modo inverso rispetto alla realt\u00e0. Per quanto riguarda il reddito di base, il rapporto di sostituzione non sembra avere molto significato, dato che tutti lo possono ricevere e tenere anche quando trovano un impiego pagato.<\/p>\n<p>Il rapporto di sostituzione \u00e8 progettato per misurare la &#8220;trappola della disoccupazione&#8221;. Queste &#8220;trappole&#8221; esistono quando un disoccupato non migliorerebbe molto la sua situazione economica se prendesse un impiego pagato. In casi estremi, la persona disoccupata sarebbe in una situazione peggiore se accettasse un impiego pagato. Questo crea un disincentivo ad assumere un impiego pagato. Le tavole 5 &#8211; 8 mostrano che quando si paragonano i rapporti di sostituzione nel sistema attuale (in Irlanda) con quelle con il sistema del reddito di base, solamente i rapporti a salari alti sono peggiori con il reddito di base (ma a questi livelli di salario, i rapporti di sostituzione non hanno un significato economico). A livelli bassi del salario (dove questo indicatore ha senso), i rapporti sono pi\u00f9 bassi, cio\u00e8, secondo la logica dei rapporti di sostituzione, c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 incentivo a trovare un impiego retribuito nel sistema del reddito di base che nel sistema attuale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5. Il reddito di base e la competitivit\u00e0<\/strong><br \/>\nPer i Governi che sono quelli che devono prendere la responsabilit\u00e0 dell&#8217;introduzione di un sistema di reddito di base, una delle questioni principali da affrontare \u00e8 come questo sistema potrebbe influire sulla posizione di competitivit\u00e0 della economia del paese. Molto su questo tema \u00e8 gi\u00e0 stato discusso in riferimento al mercato del lavoro. Ci sono due aspetti da considerare in pi\u00f9: la formazione e i costi del lavoro. Nella &#8220;new economy&#8221; la formazione continuer\u00e0 attraverso tutta la vita. Nel passato, era normale per uno studente andare all&#8217;universit\u00e0, studiare, ricevere il diploma, e poi trovare un impiego (anche se le professioni avevano sempre la formazione permanente, e per i posti non-professionali, c&#8217;era sempre la formazione nell&#8217;impresa suil posto di lavoro). Nel futuro, sar\u00e0 pi\u00f9 fluido il rapporto fra lavoro e formazione, e la gente avr\u00e0 bisogno di passare dall&#8217;uno all&#8217;altro in diversi periodi della vita per mantenere le proprie competenze e quindi per sostenere la competitivit\u00e0 dell&#8217;economia. Il sistema del reddito di base sostiene quest&#8217;economia, perch\u00e9 mentre studiano, le persone ricevono abbastanza per vivere. Quindi, il sistema del reddito di base sostiene questa forma di flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro. In questo modo, sostiene lo sviluppo del &#8220;capitale umano&#8221; e anche la formazione nelle scuole medie e nei licei, perch\u00e9 i genitori possono svolgere un ruolo pi\u00f9 attivo nella formazione dei loro ragazzi.<\/p>\n<p>Nel passato, paesi come l&#8217;Irlanda hanno attratto datori di lavoro in parte perch\u00e9 i salari erano bassi. Quale effetto avr\u00e0 il reddito di base sui salari? Probabilmente, a livelli di salari medi e alti, non ci sar\u00e0 nessun effetto. A livelli bassi, potrebbe essere che i salari scendano (perch\u00e9 i datori di lavoro pensano al reddito che i dipendenti guadagnano dallo Stato e riducono il salario d&#8217;una somma equivalente). Ma, dove c&#8217;\u00e8 un salario minimo, questa riduzione ad un certo punto \u00e8 bloccata. Questo minimo \u00e8 importante per i lavoratori poveri, per mantenere il loro reddito e per non perdere tutti i vantaggi del nuovo sistema con una riduzione nei salari. Ma che cosa significa per la competitivit\u00e0? La cosa da fare \u00e8 competere sulla base della produttivit\u00e0 dell&#8217;economia; questo consente che i salari salgano quando la produttivit\u00e0 sale di pi\u00f9 senza creare problemi per la competitivit\u00e0, invece di basarsi sul livello basso dei salari. Anche se i salari sono pi\u00f9 bassi nell&#8217;Irlanda che nel resto d&#8217;Europa, sono pi\u00f9 alti di quelli indiani, e nessuno vuole che scendano per competere direttamente con l&#8217;India sul questa base.<\/p>\n<p>Questo testo \u00e8 una versione semplificata e tradotta del capitolo 5 del rapporto &#8220;Sharing Progress\/Ensuring Progress&#8221; (forthcoming).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Department of Finance, Budget 2000,. Dublin: Department of Finance.<\/p>\n<p>National Competitiveness Council, Annual Competitiveness Report, 2000, Dublin: National Competitiveness Council.<\/p>\n<p>Standing, Guy, Global Labour Flexibility, London, Macmillan Press Ltd., 1999.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I GRAFICI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image004.gif\" alt=\"image004\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image007.gif\" alt=\"image007\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image010.gif\" alt=\"image010\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image013.gif\" alt=\"image013\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image016.gif\" alt=\"image016\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image019.gif\" alt=\"image019\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image022.gif\" alt=\"image022\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image025.gif\" alt=\"image025\" \/><\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[847],"fascicolo":[42],"class_list":["post-985","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-charles-m-a-clark","fascicolo-giugno-2001"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Charles M. A. Clark, pubblicato nel numero di Giugno 2001. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Charles M. A. Clark, pubblicato nel numero di Giugno 2001. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-08T15:56:11+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image004.gif\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"21 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/giugno\\\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/giugno\\\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/giugno\\\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/giugno\\\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/image004.gif\",\"datePublished\":\"2001-06-01T12:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-08T15:56:11+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Charles M. A. Clark, pubblicato nel numero di Giugno 2001. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/giugno\\\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/giugno\\\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/giugno\\\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/image004.gif\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/image004.gif\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/giugno\\\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)","description":"Leggi l'articolo a cura di Charles M. A. Clark, pubblicato nel numero di Giugno 2001. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Charles M. A. Clark, pubblicato nel numero di Giugno 2001. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-08T15:56:11+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image004.gif","type":"","width":"","height":""}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"21 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/","name":"Oikonomia - Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image004.gif","datePublished":"2001-06-01T12:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-08T15:56:11+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Charles M. A. Clark, pubblicato nel numero di Giugno 2001. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image004.gif","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image004.gif"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/flessibilita-del-mercato-del-lavoro-e-reddito-di-base-basic-income\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro e reddito di base (Basic Income)"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/985","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=985"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=985"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=985"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}