{"id":981,"date":"2001-06-01T12:00:00","date_gmt":"2001-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=981"},"modified":"2026-04-08T14:51:30","modified_gmt":"2026-04-08T14:51:30","slug":"la-cina-e-vicina-per-nostra-fortuna","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/giugno\/la-cina-e-vicina-per-nostra-fortuna\/","title":{"rendered":"La Cina \u00e8 vicina, per nostra fortuna"},"content":{"rendered":"<p><main><\/p>\n<div class=\"com-content-article item-page\">\n<div class=\"com-content-article__body\">\n<p>1. L&#8217;incidente accorso all&#8217;aereo spia americano il 1 aprile 2001 sulle coste della Cina ha riportato d&#8217;attualit\u00e0 il problema. Il Washington Post del 19 aprile 2001 scrive:<\/p>\n<p>The two governments differ on almost everything surrounding the collision: what caused it, which country is to blame for the death of the Chinese fighter pilot, whether the United States is justified in conducting surveillance flights in international airspace just off the Chinese coast and whether the close-in tactics of Chinese interceptor pilots pose an unacceptable danger.<br \/>\nMa l&#8217;incidente rivela ben altre incomprensioni.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un miliardo di persone, portatrici di un una civilt\u00e0 millenaria profondamente diversa da quella occidentale \u00e8 entrata realmente nel circuito internazionale. E non solo con immigrazioni, con prodotti di scambio come t\u00e8 o porcellana, o come meta turistica, bens\u00ec come stato, come nazione e popolo. Entra, con il seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU e, dopo la sua accettazione nel WTO, come soggetto di diritto internazionale con tutte le carte in regola.<\/p>\n<p>Il processo di avvicinamento, iniziato con la guerra dell&#8217;oppio a met\u00e0 del XIX secolo, \u00e8 praticamente concluso. La prova? Il leader mondiale, sia politico che culturale, gli USA hanno necessit\u00e0 di tener sotto controllo questo immenso paese, queste infinite masse di uomini e donne che sono definitivamente capaci di far rispettare i propri diritti. La domanda pi\u00f9 importante \u00e8 per\u00f2: ne ha solo paura o ne ha anche rispetto?<\/p>\n<p>2. Si conclude ora il sogno di Sun Yat-sen (1866-1925), uno dei fondatori della Repubblica Cinese del 1912. I suoi Tre principi del popolo &#8211; nazionalismo, democrazia, socialismo &#8211; sono stati realizzati all&#8217;interno della Cina? Il primo non c&#8217;\u00e8 dubbio: i cinesi si sentono una nazione e sono anche considerati internazionalmente come tali. La democrazia &#8211; che nella tradizione del termine cinese significa diritti popolari o potere popolare &#8211; \u00e8 probabilmente vicina ad un buon standard di realizzazione. Nel senso che la tradizione cinese \u00e8 sempre stata elitaria ma che il governo ha sempre ricevuto la sua legittimit\u00e0 ultima dall&#8217;accettazione popolare, dall&#8217;accettazione da parte del Cielo. Oggi probabilmente il popolo cinese \u00e8 abbastanza soddisfatto dei propri governanti. Soprattutto perch\u00e9 il terzo principio &#8211; il cui termine classico significa &#8216;possibilit\u00e0 di vita&#8217; per il popolo, condizione non troppo disagiata per gli stati inferiori del popolo &#8211; \u00e8 stato realizzato. Per la prima volta nella storia cinese, le carestie (dopo quella della fine degli anni &#8217;50) sono attualmente un ricordo dei vecchi.<\/p>\n<p>3. Un problema molto serio &#8211; a medio e lungo termine &#8211; \u00e8 costituito dal fatto che l&#8217;ideologia marxista e comunista ufficiale \u00e8 finita. E&#8217; fuori servizio, ha servito ma ora nessun pi\u00f9 vi pu\u00f2 fare affidamento. Eppure non sembra possibile un governo, uno stato senza il supporto di una visione globale per giudicare il proprio presente e guidare il proprio futuro? Questo problema di filosofia politica non pu\u00f2 essere risolto direttamente rifacendosi ai Tre principi del popolo e alla Costituzione dei Cinque Poteri del progetto di Sun Yat-sen, anche se costituiscono un sistema molto elastico e disponibile alle modifiche consigliate dall&#8217;esperienza. Pertanto sembra che non si possa semplicemente ritornare ai principi della Repubblica del 1912.<\/p>\n<p>Il pericolo, in teoria e dal punto di vista puramente logico, \u00e8 quello di scivolare in questo campo verso un neoliberismo non solo economico, bens\u00ec culturale. Verso una visione del mondo umano costituito solo da individui, tutti tesi a realizzare i propri insindacabili obiettivi, dotati di diritti da far valere soprattutto contro i propri governanti. Ma non c&#8217;\u00e8, in realt\u00e0, nulla di pi\u00f9 lontano da questa visione della tradizionale cultura cinese che sempre si rif\u00e0 a Confucio. Gli USA attingono dalla loro storia le tentazioni costanti verso tale visione radicale. La Cina, invece, ha alle proprie spalle una visione sociale collettivistica. Per rendersene conto si pensi che quando alla fine del XIX secolo vennero tradotti i classici del liberalismo occidentale (Adam Smith, John St. Mill, Thomas Huxley) fu chiaramente sottolineato dal traduttore il valore dei principi liberali non per garantire le libert\u00e0 individuali sotto l&#8217;impero della legge, ma per costruire la ricchezza e la potenza della nazione attraverso gli energici sforzi che ogni individuo fa per realizzare se stesso.<\/p>\n<p>4. Certo non sono pi\u00f9 sufficienti gli angusti sentieri del confucianesimo cinese storico, tutto concentrato sui valori dell&#8217;individuo e della famiglia, ma essi sono allargabili e prolungabili in modo da inglobare anche la comunit\u00e0 nazionale, e successivamente quella internazionale. E questo non solo per gli intellettuali, come la tradizione cinese ha sempre sottolineato, ma come ideale per tutto il popolo. L&#8217;idea fondamentale che tutti gli uomini sono disposti al bene, che hanno un innato senso morale e che quindi sono educabili e possono essere indotti soprattutto con l&#8217;esempio virtuoso ad agire rettamente, \u00e8 alquanto astratta ma preziosa. Al contempo, l&#8217;altro principio, che la condotta virtuosa del governante spinge gli uomini ad accettare e seguire l&#8217;autorit\u00e0, potrebbe essere un buon contrappunto al tecnicismo impersonale dell&#8217;ingegneria sociale contemporanea. E&#8217; una visione morale della vita sia individuale che sociale e pu\u00f2 essere un buon correttivo all&#8217;utilitarismo occidentale dilagante.<\/p>\n<p>La presenza sullo scacchiere mondiale della Cina pone culturalmente un problema proporzionato alle sue dimensioni demografiche. Una grande e antica cultura viene a contatto con noi su un piede di (crescente) parit\u00e0. Economicamente il suo sviluppo \u00e8 impetuoso: da pi\u00f9 di 20 anni l&#8217;economia cresce praticamente del 10% ogni anno e nel 2000 la bilancia commerciale con gli USA ha avuto un attivo di 83 miliardi di dollari, superando di molto il Giappone. E&#8217; essenziale allora che la tradizione statuale cinese, che non \u00e8 violenta, non sia in alcun modo spinta (o provocata) a diventarlo. Magari attraverso il nazionalismo come ideologia di stato. Anzi, alcuni osservatori sottolineano la possibilit\u00e0 di questa, rovinosa, deriva.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, ci dicono gli esperti di relazioni internazionali, la Cina \u00e8 una struttura fragile e corre il rischio di implosione. Oltre il dissolvimento dell&#8217;ideologia marxista, ci sono problemi (che possono trasformarsi in pericoli mortali) come l&#8217;urbanizzazione impetuosa di centinaia di milioni di persone con la conseguente disoccupazione di massa ed i massicci inquinamenti dell&#8217;acqua e dell&#8217;aria. L&#8217;attuale leadership sapr\u00e0 governare tali mutamenti radicali? Non c&#8217;\u00e8 dubbio che il resto del mondo si augura seriamente che questo avvenga e anche che la Cina possa partecipare alla soluzione positiva dei problemi internazionali, a cominciare da quelli dell&#8217;Asia. Un suo contenimento forzato da parte degli USA ne accentuerebbe probabilmente lo sciovinismo &#8211; latente in ogni compagine nazionale &#8211; e questo sarebbe catastrofico per il futuro di tutti noi.<\/p>\n<p>5. Si \u00e8 sempre detto che i cinesi, a differenza degli indoeuropei della storia, non hanno una grande tradizione religiosa paragonabile nella sua originalit\u00e0 alla loro tradizione di etica individuale e politica. Pur con tutte le riserve circa questo assioma, possiamo comunque chiederci se questo li rende diversi da noi. Li avvicina, forse, addirittura all&#8217;approccio dell&#8217;attuale mondo occidentale post-cristiano? Non vorremmo, cio\u00e8, che si creassero le condizioni per la nascita presso i cinesi di una religione civile illuministica senza Dio come si sta diffondendo in Occidente. Fatta solo di riti civili, onori ai simboli nazionali, praticamente identica con l&#8217;etica pubblica e con l&#8217;esclusione di ogni giudizio di valore sulla vita privata (in mancanza di criteri comuni generali).<\/p>\n<p>Probabilmente, per\u00f2, attraverso la conoscenza di un nuovo modo totalmente diverso di affrontare la morale e le grandi questioni di senso della vita, anche la tradizione morale e religiosa occidentale pu\u00f2 arricchirsi radicalmente: riconquistare il senso della comunit\u00e0, in morale, e quella del significato terreno della Salvezza, in religione, ad es. In questo senso la Cina, per nostra fortuna, \u00e8 vicina!<\/p>\n<p>La Cina \u00e8 spesso citata, anche, per essere una dei grandi paesi che accetta teoreticamente con difficolt\u00e0 i Diritti Umani e che spesso li lede coscientemente. C&#8217;\u00e8 da tener presente che nella loro lunga tradizione morale ogni critica all&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 considerato come lesiva del bene comune, ed anche il fatto che comunque l&#8217;Occidente nella sua prassi politica rispetta solo alcuni dei diritti umani. Specialmente quelli degli individui adulti appartenenti alle societ\u00e0 avanzate. Possiamo realisticamente, comunque, sperare che i diritti umani in Cina si affermeranno solo se la societ\u00e0 e la sua filosofia politica si evolveranno verso una maggiore considerazione della persona, di tutte le persone. I bisogni fondamentali di una nazione non debbono venire prima della dignit\u00e0 della persona, anche se questo pone dei limiti allo sviluppo umano collettivo e al benessere diffuso. La Cina pu\u00f2 per\u00f2 insegnarci, proprio nel campo dei diritti, il valore della comunit\u00e0, che spesso noi occidentali sottostimiamo in nome dei diritti individuali. 1. L&#8217;incidente accorso all&#8217;aero spia americano il 1 aprile 2001 sulle coste della Cina ha riportato d&#8217;attualit\u00e0 il problema. Il Washingtonpost del 19 aprile 2001 scrive:<\/p>\n<p>The two governments differ on almost everything surrounding the collision: what caused it, which country is to blame for the death of the Chinese fighter pilot, whether the United States is justified in conducting surveillance flights in international airspace just off the Chinese coast and whether the close-in tactics of Chinese interceptor pilots pose an unacceptable danger.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;incidente rivela ben altre incomprensioni.<br \/>\nPi\u00f9 di un miliardo di persone, portatrici di un una civilt\u00e0 millenaria profondamente diversa da quella occidentale \u00e8 entrata realmente nel circuito internazionale. E non solo con immigrazioni, con prodotti di scambio come t\u00e8 o porcellana, o come meta turistica, bens\u00ec come stato, come nazione e popolo. Entra, con il seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU e, dopo la sua l&#8217;accettazione nel WTO, come soggetto di diritto internazionale con tutte le carte in regola.<\/p>\n<p>Il processo di avvicinamento iniziato con la guerra dell&#8217;oppio a met\u00e0 nel XIX secolo, \u00e8 praticamente concluso. La prova? Il leader mondiale, sia politico che culturale, gli USA hanno necessit\u00e0 di tener sotto controllo questo immenso paese, queste infinite masse di uomini e donne che sono definitivamente capaci di far rispettare i propri diritti.<br \/>\nLa domanda pi\u00f9 importante \u00e8 per\u00f2: ne ha solo paura o ne ha anche rispetto?<\/p>\n<p>2. Si conclude ora il sogno di Sun Yat-sen (1866-1925), uno dei fondatori della Repubblica Cinese del 1912 . I suoi Tre principi del popolo &#8211; nazionalismo, democrazia, socialismo &#8211; sono stati realizzati all&#8217;interno della Cina? Il primo non c&#8217;\u00e8 dubbio: i cinesi si sentono una nazione e sono anche considerati internazionalmente come tali. La democrazia &#8211; che nella tradizione del termine cinese significa diritti popolari o potere popolare &#8211; \u00e8 probabilmente vicina ad un buon standard di realizzazione. Nel senso che la tradizione cinese \u00e8 sempre stata elitaria ma che il governo ha sempre ricevuto la sua legittimit\u00e0 ultima dall&#8217;accettazione popolare, dall&#8217;accettazione da parte del Cielo. Oggi probabilmente il popolo cinese \u00e8 abbastanza soddisfatto dei propri governanti. Soprattutto perch\u00e9 il terzo principio &#8211; il cui termine classico significa &#8216;possibilit\u00e0 di vita&#8217; per il popolo, condizione non troppo disagiata per gli stati inferiori del popolo &#8211; \u00e8 stato realizzato. Per la prima volta nella storia cinese, le carestie (dopo quella della fine degli anni &#8217;50) sono attualmente un ricordo dei vecchi.<\/p>\n<p>3. Un problema molto serio &#8211; a medio e lungo termine &#8211; \u00e8 costituito dal fatto che l&#8217;ideologia marxista e comunista ufficiale \u00e8 finita. E&#8217; fuori servizio, ha servito ma ora nessun pi\u00f9 vi pu\u00f2 fare affidamento. Eppure non sembra possibile una governo, uno stato senza il supporto di una visione globale per giudicare il proprio presente e guidare il proprio futuro ? Questo problema di filosofia politica non pu\u00f2 essere risolto direttamente rifacendosi ai Tre Principi del Popolo e alla Costituzione dei Cinque Poteri del progetto di Sun Yat-sen, anche se costituiscono un sistema molto elastico e disponibile alle modifiche consigliate dall&#8217;esperienza. Pertanto sembra che non si possa semplicemente ritornare ai principi della Repubblica del 1912.<br \/>\nIl pericolo, in teoria e dal punto di vista puramente logico, \u00e8 quello di scivolare in questo campo verso un neoliberismo non solo economico, bens\u00ec culturale. Verso una visione del mondo umano costituito solo da individui, tutti tesi a realizzare i propri insindacabili obiettivi, dotati di diritti da far valere soprattutto contro i proprio governanti. Ma non c&#8217;\u00e8, in realt\u00e0, nulla di pi\u00f9 lontano da questa visione della tradizionale cultura cinese che sempre si rif\u00e0 a Confucio. Gli USA attingono dalla loro storia le tentazioni costanti verso tale visione radicale, Cina, invece, ha alle proprie spalle una visione sociale collettivistica. Per rendersene conto si pensi che quando alla fine del XIX secolo vennero tradotti i classici del liberalismo occidentale (Adam Smith, John St. Mill, Thomas Huxley) fu chiaramente sottolineato dal traduttore il valore dei principi liberali non per garantire le libert\u00e0 individuali sotto l&#8217;impero della legge, ma per costruire la ricchezza e la potenza della nazione attraverso gli energici sforzi che ogni individuo fa per realizzare se stesso.<\/p>\n<p>4. Certo non sono pi\u00f9 sufficienti gli angusti sentieri del confucianesimo cinese storico, tutto concentrato sui valori dell&#8217;individuo e della famiglia, ma essi sono allargabili e prolungabili in modo da inglobare anche la comunit\u00e0 nazionale, e successivamente quella internazionale. E questo non solo per gli intellettuali, come la tradizione cinese ha sempre sottolinato, ma come ideale per tutto il popolo. L&#8217;idea fondamentale che tutti gli uomini sono disposti al bene, che hanno un innato senso morale e che quindi sono educabili e possono essere indotti soprattutto con l&#8217;esempio virtuoso ad agire rettamente \u00e8 alquanto astratta ma preziosa. Al contempo, l&#8217;altro principio, che la condotta virtuosa del governante spinge gli uomini ad accettare e seguire l&#8217;autorit\u00e0, potrebbe essere un buon contrappunto al tecnicismo impersonale dell&#8217;ingegneria sociale contemporanea. E&#8217; una visione morale della vita sia individuale che sociale e pu\u00f2 essere un buon correttivo all&#8217; utilitarismo occidentale dilagante.<br \/>\nLa presenza sullo scacchiere mondiale della Cina pone culturalmente un problema proporzionato alle sue dimensioni demografiche. Una grande e antica cultura viene a contatto con noi su un piede di (crescente) parit\u00e0. Economicamente il suo sviluppo \u00e8 impetuoso: da pi\u00f9 di 20 anni l&#8217;economia cresce praticamente del 10% ogni anno e nel 2000 la bilancia commerciale con gli USA ha avuto un attivo di 83 miliardi di dollari, superando di molto il Giappone. E&#8217; essenziale allora che la tradizione statuale cinese, che non \u00e8 violenta, non sia in alcun modo spinta (o provocata) a diventarlo. Magari attraverso il nazionalismo come ideologia di stato. Anzi, alcuni osservatori sottolineano la possibilit\u00e0 di questa, rovinosa, deriva.<br \/>\nAllo stesso tempo, ci dicono gli esperti di relazioni internazionali, la Cina \u00e8 una struttura fragile e correr il rischio di implosione. Oltre il dissolvimento dell&#8217;ideologia marxista, ci sono problemi (che possono trasformarsi in pericoli moratali) come l&#8217;urbanizzazione impetuosa di centinai di milioni di persone con la conseguente disoccupazione di massa ed i massicci inquinamenti dell&#8217;acqua e dell&#8217;aria. L&#8217;attuale leadership sapr\u00e0 governare tali mutamenti radicali ? Non c&#8217;\u00e8 dubbio che il resto del mondo si augura seriamente che questo avvenga e anche che la Cina possa partecipare alla soluzione positiva dei problemi internazionali, a cominciare da quelli dell&#8217;Asia. Un suo contenimento forzato da parte degli USA ne accentuerebbe probabilmente lo sciovinismo &#8211; latente in ogni compagine nazionale &#8211; e questo sarebbe catastrofico per il futuro di tutti noi.<\/p>\n<p>5. Si \u00e8 sempre detto che i cinesi, a differenza degli indoeuropei della storia, non hanno una grande tradizione religiosa paragonabile nella sua originalit\u00e0 alla loro tradizione di etica individuale e politica. Pur con tutte le riserve circa questo assioma, possiamo comunque chiederci se questo li rende diversi da noi. Li avvicina, forse, addirittura all&#8217;approccio dell&#8217;attuale mondo occidentale post-cristiano ? Non vorremmo, cio\u00e8, che si creassero le condizioni per la nascita presso i cinesi di un religione civile illuministica senza Dio come si sta diffondendo in Occidente. Fatta solo di riti civili, onori ai simboli nazionali, praticamente identica con l&#8217;etica pubblica e con l&#8217;esclusione di ogni giudizio di valore sulla vita privata (in mancanza di criteri comuni generali).<br \/>\nProbabilmente, per\u00f2, attraverso la conoscenza di un nuovo modo totalmente diverso di affrontare la morale e le grandi questioni di senso della vita, anche la tradizione morale e religiosa occidentale pu\u00f2 arricchirsi radicalmente: riconquistare il senso della comunit\u00e0, in morale, e quella del significato terreno della Salvezza, in religione, ad es. In questo senso la Cina, per nostra fortuna, \u00e8 vicina !<br \/>\nLa Cina \u00e8 spesso citata, anche, per essere una dei grandi paesi che accetta teoreticamente con difficolt\u00e0 i Diritti Umani e che spesso li lede coscientemente. C&#8217;\u00e8 da tener presente che nella loro lunga tradizione morale ogni critica all&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 considerato come lesiva del bene comune, ed anche il fatto che comunque l&#8217;Occidente nella sua prassi politica rispetta solo alcuni dei diritti umani. Specialmente quelli degli individui adulti appartenenti alle societ\u00e0 avanzate. Possiamo realisticamente, comunque, sperare che i diritti umani in Cina si affermeranno solo se la societ\u00e0 e la sua filosofia politica si evolveranno verso una maggiore considerazione della persona, di tutte le persone. I bisogni fondamentali di una nazione non debbono venire prima della dignit\u00e0 della persona, anche se questo pone dei limiti allo sviluppo umano collettivo e al benessere diffuso. La Cina pu\u00f2 per\u00f2 insegnarci, proprio nel campo dei diritti, il valore della comunit\u00e0 e, che spesso noi occidentali sottostimiamo in nome dei diritti individuali.<\/p>\n<p>6. Se vediamo giusto, l&#8217;entrata della Cina nella politica mondiale su un piano di (molto vicina) parit\u00e0 \u00e8 un avvenimento epocale. Forse pi\u00f9 importante di quello dell&#8217;affermarsi mondiale degli USA dopo il prima guerra mondiale. Infatti, qui non si tratta solo dell&#8217;affermarsi di una nuova potenza economica, n\u00e9 di un una nuova grande nazione. Si tratta dell&#8217;incontro globale delle due civilt\u00e0 mondiali pi\u00f9 importanti della storia: quella a oriente e quella ad occidente della grande barriera dell&#8217;Himalaya. Su un piano di parit\u00e0 e di (possibile) arricchimento umano reciproco.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><\/main><\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[42],"class_list":["post-981","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-giugno-2001"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La Cina \u00e8 vicina, per nostra fortuna<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Giugno 2001. 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