{"id":978,"date":"2001-02-01T12:00:00","date_gmt":"2001-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=978"},"modified":"2026-04-08T12:56:10","modified_gmt":"2026-04-08T12:56:10","slug":"paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/","title":{"rendered":"Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Eugene Versluysen, 1999, West Hartford, Connecticut, USA, Kumarian Press, 255 pp.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo le stime elaborate dalla Banca Mondiale, sulla terra ci sono circa 1.200 milioni di poveri: sono coloro che sopravvivono con un reddito quotidiano inferiore a un dollaro al giorno. La povert\u00e0 \u00e8 un fenomeno con molte sfaccettature: non significa solo assenza o scarsit\u00e0 di reddito, ma anche mancanza di una adeguata alimentazione, di istruzione, di salute, di anni di vita. Nel Rapporto sullo Sviluppo Umano pubblicato nel 2000 dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP \u2013 United Nations Development Programme) si possono leggere cifre allarmanti: nel mondo contemporaneo 790 milioni di persone hanno un\u2019alimentazione inadeguata o insufficiente e addirittura nei ricchi paesi dell\u2019OCSE gli affamati sono 8 milioni; pi\u00f9 di un miliardo di individui vivono in condizioni abitative precarie, i senza casa sono 100 milioni; 507 milioni di individui hanno una speranza di vita inferiore ai 40 anni; circa 90 milioni di bambini che vivono nei paesi in via di sviluppo non stanno frequentando la scuola dell\u2019obbligo, pur avendone l\u2019et\u00e0. La lista dei problemi potrebbe continuare ancora a lungo.<\/p>\n<p>La drammaticit\u00e0 della povert\u00e0 contemporanea risiede non solo nella estensione e nella poliedricit\u00e0 delle sue manifestazioni ma anche nel progressivo approfondimento del divario tra ricchi e poveri: un elemento costante sia nel rapporto tra Nord e Sud del mondo sia all\u2019interno di ciascun paese. Secondo l\u2019UNDP il rapporto tra il reddito del 20% pi\u00f9 ricco della popolazione mondiale e il reddito del 20% pi\u00f9 povero della popolazione mondiale era pari a 35:1 nel 1950; nel corso degli anni \u00e8 salito costantemente, fino ad arrivare a 72:1 nel 1992.<\/p>\n<p>L\u2019eliminazione della povert\u00e0 \u00e8 ormai considerato un obiettivo fondamentale non pi\u00f9 solo da organismi umanitari e Organizzazioni Non Governative, ma anche da agenzie intergovernative come l\u2019UNICEF, la FAO e l\u2019UNDP, solo per citarne alcune.<\/p>\n<p>Il dibattito sulle cause, i meccanismi e le responsabilit\u00e0 di chi o cosa generi la povert\u00e0 \u00e8 ben lontano dall\u2019essere concluso, semmai \u00e8 andato ulteriormente inasprendosi, in concomitanza con la discussione sugli effetti della globalizzazione. Parallelamente sono sorte iniziative concrete per agire sotto forma di prevenzione e riduzione della povert\u00e0 o, pi\u00f9 in generale, sullo squilibrio relativo all\u2019accesso delle risorse. Tra queste, solo per citarne alcune, troviamo: la campagna per l\u2019abolizione del debito estero dei paesi in via di sviluppo, il commercio equo e solidale, i marchi di garanzia etica, il microcredito.<\/p>\n<p>Il microcredito consiste nel concedere piccoli prestiti a coloro che non hanno alcun accesso al credito da parte delle banche o da qualsiasi istituto finanziario perch\u00e9 non hanno un reddito adeguato o perch\u00e9 non hanno beni da poter offrire in garanzia. I tassi di interesse applicati sono bassi o comunque non superiori a quelli correnti e l\u2019entit\u00e0 delle somme erogate \u00e8 modesta: varia da alcune decine di dollari a poche centinaia. Eppure, \u00e8 quanto basta per avviare una piccola attivit\u00e0 commerciale o per ingrandirne una gi\u00e0 esistente, consentendo di acquistare, ad esempio, una macchina che permette di cucire pi\u00f9 capi di vestiario; oppure una capra, grazie alla quale \u00e8 possibile sia produrre e vendere formaggio sia integrare l\u2019alimentazione di tutta la famiglia. Diventa cos\u00ec possibile per chi riceve il prestito fare un salto qualitativo, aumentando la sua produttivit\u00e0 e di conseguenza anche il reddito.<\/p>\n<p>I beneficiari del microcredito sono persone indigenti, spesso residenti in aree rurali, analfabeti o semi analfabeti, praticamente incapaci di contrattare con un qualsiasi istituto di credito. Per queste persone l\u2019accesso al microcredito significa l\u2019affrancamento dagli usurai, gli unici disponibili a prestare loro denaro in caso di necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Il testo di Eugene Versluysen, intitolato \u201cDefying the Odds. Banking for the Poor\u201d tratta appunto del microcredito. Nella prima parte viene spiegato in modo accessibile ma al tempo stesso approfondito come gli interventi di riaggiustamento strutturale, l\u2019austerit\u00e0 fiscale, i piani di stabilizzazione economica, mirati appunto a rafforzare le economie deboli di paesi in via di sviluppo abbiano prodotto effetti collaterali devastanti, come il taglio delle spese sociali e un approfondimento nel divario della redistribuzione del reddito. In parole povere, un aumento della povert\u00e0. Parallelamente, \u00e8 in aumento anche il settore informale, che costituisce per molti abitanti dei paesi del Sud l\u2019unico ambito in cui possono inserirsi grazie a piccole attivit\u00e0 economiche di tipo artigianale, spesso gestite a livello familiare. Il cuore del saggio, per\u00f2, \u00e8 la sezione in cui viene presentata un\u2019analisi, svolta su base comparativa, dei programmi pi\u00f9 significativi di microcredito attivati in paesi selezionati dell\u2019Asia (pi\u00f9 specificamente, in Bangladesh e in Indonesia), in Africa (Guinea), in America Latina (Bolivia, Per\u00f9). Delle attivit\u00e0 svolte a questo proposito vengono illustrati sia i tratti specifici sia i successi ottenuti sia gli aspetti problematici.<\/p>\n<p>Il microcredito, infatti, come sottolinea con forza l\u2019autore, non corrisponde ad una formula unica di intervento, o a una serie di schemi attuativi riproponibili senza alcun cambiamento. Viceversa, occorre tenere in considerazione l\u2019ambiente geografico, economico, sociale e culturale su cui si innesta, per poter ottenere risultati apprezzabili.<\/p>\n<p>Un esempio di quanto appena detto riguarda il gruppo o la comunit\u00e0 di appartenenza, che svolgono un ruolo determinante per il buon esito della restituzione del debito contratto. Ad esempio, la Grameen Bank, fondata nel 1976 in Bangladesh da Muhammad Yunus, il pi\u00f9 antico e pi\u00f9 famoso organismo dedicato al microcredito, non concede un nuovo prestito se quanti hanno gi\u00e0 avuto accesso al credito e appartengono allo stesso gruppo o comunit\u00e0 o villaggio del nuovo richiedente dove non sono in regola con le rate della restituzione del debito contratto. In questo modo la Grameen Bank e, pi\u00f9 in generale, le istituzioni che forniscono il microcredito, usano come punto di forza il senso di solidariet\u00e0 e l\u2019aiuto reciproco. Infatti, se uno dei progetti finanziati dalla Grameen Bank entra in crisi perch\u00e9 il beneficiario si trova a sormontare delle difficolt\u00e0 impreviste, tutto il gruppo di appartenenza viene necessariamente coinvolto nel superamento del problema. D\u2019altra parte, anche chi ha ricevuto prima degli altri il credito vive con maggiore responsabilit\u00e0 la restituzione del debito, perch\u00e9 sa che dalla puntualit\u00e0 dei suoi pagamenti dipende l\u2019accesso al credito di altre persone a lui vicine.<\/p>\n<p>I poveri \u2013 commenta l\u2019autore \u2013 non ripagano con pi\u00f9 puntualit\u00e0 perch\u00e9 sono persone migliori, ma perch\u00e9 hanno molto pi\u00f9 da perdere; sono incentivati a ripagare puntualmente il loro debito se sanno che facendo questo potranno avere la possibilit\u00e0 di ottenere un nuovo prestito. In questo senso, \u00e8 importante da una parte agire con fermezza quando qualcuno rimane indietro con le rate della restituzione del prestito e dall\u2019altra fare affidamento alla pressione esercitata dal gruppo di appartenenza.<\/p>\n<p>E\u2019 vero, per\u00f2, che il gruppo di appartenenza, sottolinea ancora l\u2019autore, pu\u00f2 avere connotazioni e identit\u00e0 differenti a seconda del luogo; e costituisce una entit\u00e0 definita socialmente e culturalmente. I progetti di microcredito, dunque, debbono essere in grado di identificare correttamente coloro che saranno corresponsabili della riuscita del progetto finanziato.<\/p>\n<p>Si tratta di un aspetto importante, alla luce di un dato: mediamente, nei finanziamenti di microcredito viene restituito il 97% dei debiti contratti, un indice di solvenza che di norma non viene raggiunta dalle banche o dagli istituti di credito che operano secondo i criteri di mercato.<\/p>\n<p>Nel testo si sottolinea come sia importante collegare il credito con il risparmio, cos\u00ec da avviare un circolo virtuoso, oltre che spezzare quello vizioso della povert\u00e0. Mettere soldi da parte serve per accumulare un piccolo capitale da utilizzare in caso di emergenza o per sviluppare ulteriormente l\u2019attivit\u00e0 avviata con il microcredito. Gli organismi che finanziano il microcredito spesso operano mettendo in atto qualche forma di incentivazione al risparmio forzato. In particolare, chiedono che una parte dei soldi presi in prestito siano versati in un fondo apposito, ad un equo tasso di interesse, a parziale garanzia del prestito. Queste risorse economiche, in aggiunta ai risparmi effettivi di quanti sono stati raggiunti dal programma, consentono di raggiungere, almeno in parte, la sostenibilit\u00e0 economica del microcredito, rimettendo a disposizione questi fondi per dare ulteriori prestiti. Dalle analisi svolte sui progetti finanziati con il microcredito, emerge che chi ha avuto un primo prestito tende gradualmente ad accumulare soldi e a chiedere altri finanziamenti. Questi ulteriori prestiti consentono via via di sviluppare ulteriormente la propria attivit\u00e0 economica e, pi\u00f9 in generale, di innalzare il livello di vita della propria famiglia, ad esempio acquistando i materiali per costruire una abitazione decente.<\/p>\n<p>Un ulteriore elemento significativo del microcredito riguarda il genere dei destinatari: in massima parte, infatti, i beneficiari del prestito sono donne. Questo non accade per caso: secondo i dati dell\u2019UNDP, circa il 75% dei poveri che vivono con un reddito inferiore ad un dollaro al giorno appartengono al sesso femminile; le donne, inoltre, ricevono credito dalle istituzioni bancarie in misura molto bassa. In America Latina e nei Caraibi, ad esempio, le donne costituiscono solo una percentuale oscillante tra il 7% e l\u201911% dei beneficiari dei vari programmi di credito.<\/p>\n<p>Non stupisce, quindi, che le unit\u00e0 familiari dove il capofamiglia \u00e8 una donna abbiano molte pi\u00f9 probabilit\u00e0 di cadere di sotto alla linea della povert\u00e0; tra l\u2019altro, questo andamento \u00e8 marcato e costantemente in crescita sia nei paesi in via di sviluppo sia nei paesi sviluppati economicamente.<\/p>\n<p>La scelta di privilegiare le donne nell\u2019assegnazione dei prestiti ha dunque da una parte il senso di partire dai segmenti pi\u00f9 bisognosi della popolazione, dall\u2019altra corrisponde a una valutazione oggettiva dei risultati: le donne sanno essere solventi molto pi\u00f9 affidabili degli uomini. Inoltre, quando le donne hanno la possibilit\u00e0 di ricevere formazione e di avviare piccole attivit\u00e0 commerciali, tutta la famiglia ne beneficia; i guadagni vanno a favore dell\u2019intero nucleo familiare, molto pi\u00f9 frequentemente di quando accade quando \u00e8 un uomo a gestire le entrate.<\/p>\n<p>Tra i miti da sfatare sul microcredito, primo fra tutti, c\u2019\u00e8 la presunzione che questo intervento, da solo, possa eliminare la povert\u00e0. In realt\u00e0 il microcredito costituisce senza dubbio un\u2019efficace forma di prevenzione e di riduzione dell\u2019indigenza, ma da solo non potr\u00e0 mai avere un effetto definitivo. Ad esempio, se \u00e8 vero che un piccolo prestito pu\u00f2 determinare incremento significativo nella capacit\u00e0 produttiva di un piccolo artigiano, tuttavia questa produzione difficilmente potr\u00e0 competere con quella industriale, realizzata su larga scala. Inoltre, anche gli effetti positivi del microcredito sono sottoposti a rischi esterni, non governabili e a volte non prevedibili. Ad esempio, le inondazioni che si sono verificate nel 1998 in Bangladesh hanno mandato in rovina oltre la met\u00e0 dei membri della Grameen Bank. L\u2019acqua ha spazzato via i raccolti e i capi di bestiame, compromettendo drammaticamente sia la capacit\u00e0 di ripagare i debiti contratti sia mettendo a rischio la sostenibilit\u00e0 dei progetti.<\/p>\n<p>Un ulteriore mito che circola attorno al microcredito \u00e8 quello che considera l\u2019attuazione di questi interventi come un atto di carit\u00e0, di stampo prevalentemente amatoriale.<\/p>\n<p>L\u2019autore spiega che il successo dei finanziamenti dipende anche dalla qualit\u00e0 organizzativa, dalla trasparenza delle procedure interne e dai sistemi di verifica esterna; ci\u00f2 \u00e8 necessario per minimizzare i costi e i rischi di frode o di insolvenza: infatti, se un congruo numero di quanti hanno avuto accesso al microcredito non ripagano i loro debiti, l\u2019intero progetto pu\u00f2 andare in bancarotta.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione alla professionalit\u00e0 delle operazioni relative al microcredito \u00e8 necessaria per valutare la qualit\u00e0 del progetto presentato, la capacit\u00e0 di metterlo in atto da parte del responsabile e la disponibilit\u00e0 di sostenerlo da parte del gruppo che ne \u00e8 corresponsabile. I funzionari dei progetti devono anche mantenere rapporti costanti con i clienti; devono visitarli prima dell\u2019esborso del prestito e subito dopo che questo \u00e8 stato erogato, per accertarsi che i soldi sono stati utilizzati per lo scopo convenuto; devono monitorare il progetto e intervenire in caso di difficolt\u00e0. Questo \u00e8 il motivo per cui la Grameen Bank e la BRI hanno puntato sulla qualit\u00e0 del personale retribuito: assumono solo laureati o post laureati con il massimo dei voti che sottopongono a corsi di formazione interna sia iniziale sia in itinere.<\/p>\n<p>Molti dei progetti di microcredito legano l\u2019erogazione del prestito alla formazione dei clienti. La formazione di quanti ricevono il prestito \u00e8 un elemento cruciale perch\u00e9 molti sono analfabeti e mancano di informazioni finanziarie necessarie per svolgere attivit\u00e0 economiche, anche se limitate. La formazione genera maggiore produttivit\u00e0 e redditivit\u00e0, aggiunge ulteriori possibilit\u00e0 di successo per il progetto finanziato. La formazione pu\u00f2 riguardare sia aspetti pratici come le modalit\u00e0 con cui tenere un libro contabile sia aspetti pi\u00f9 generali, come nozioni sugli aspetti organizzativi, fiscali e finanziari dell\u2019attivit\u00e0 sovvenzionata. Alcuni programmi svolgono anche corsi che abbiano una ricaduta sul nucleo familiare e sulla comunit\u00e0, dirette soprattutto alle donne: lezioni sulla alimentazione, sulla pianificazione familiare, sulla cura dei bambini.<\/p>\n<p>Secondo il testo di Versluysen c\u2019\u00e8 ancora tanto spazio per la diffusione del microcredito. Dei circa 7000 programmi di microcredito attivi nel 1996, meno di 750 raggiungevano pi\u00f9 di 1.000 clienti. La Grameen Bank, ad esempio, a met\u00e0 del 1998 aveva aperto 12 uffici regionali, oltre 1.100 filiali e 65.960 centri locali; operava in oltre 38.500 villaggi e contava oltre 2,3 milioni di soci; il 95% dei suoi membri \u00e8 composto da donne nullatenenti, analfabete, residenti nelle aree rurali pi\u00f9 povere del Bangladesh. Ci\u00f2 nonostante, solo la Grameen Bank e il BRI, operativo a Giava, raggiungono pi\u00f9 del 25% di tutti i potenziali clienti; pi\u00f9 spesso la percentuale \u00e8 decisamente inferiore, come per il Bancosol in Bolivia, che ne raggiunge il 10%.<\/p>\n<p>Un ulteriore sviluppo interessante del microcredito riguarda l\u2019attuazione di progetti in paesi con economie in transizione, come l\u2019Albania, la Russia, la Polonia, la Bosnia e diversi paesi dell\u2019ex URSS. Progetti analoghi sono sorti anche negli Stati Uniti e in Canada. In Italia ancora non sono stati avviati programmi di microcredito; eppure, forse ci sarebbe molto da imparare da questa esperienza, alla luce della gravit\u00e0 che costituisce il fenomeno dell\u2019usura, in cui rimangono intrappolati tanti uomini e donne che non hanno avuto accesso al credito.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[],"fascicolo":[38],"class_list":["post-978","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","fascicolo-febbraio-2001"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Redazione, pubblicato nel numero di Febbraio 2001. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Redazione, pubblicato nel numero di Febbraio 2001. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-08T12:56:10+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"11 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/febbraio\\\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/febbraio\\\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2001-02-01T12:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-08T12:56:10+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Redazione, pubblicato nel numero di Febbraio 2001. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/febbraio\\\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/febbraio\\\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\\\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2001\\\/febbraio\\\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor","description":"Leggi l'articolo a cura di Redazione, pubblicato nel numero di Febbraio 2001. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Redazione, pubblicato nel numero di Febbraio 2001. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-08T12:56:10+00:00","og_image":[{"width":500,"height":500,"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","type":"image\/png"}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"11 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/","name":"Oikonomia - Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"datePublished":"2001-02-01T12:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-08T12:56:10+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Redazione, pubblicato nel numero di Febbraio 2001. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2001\/febbraio\/paula-benevene-defying-the-odds-banking-for-the-poor\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Paula Benevene: Defying the Odds. Banking for the Poor"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/978","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=978"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=978"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=978"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}