{"id":959,"date":"2000-10-01T12:00:00","date_gmt":"2000-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=959"},"modified":"2026-04-12T19:10:42","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:42","slug":"il-documento-etica-e-finanza","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2000\/ottobre\/il-documento-etica-e-finanza\/","title":{"rendered":"Il documento Etica e Finanza"},"content":{"rendered":"<p><em>Contributo alla riflessione di un Gruppo di Lavoro presso l\u2019Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e del Lavoro della Conferenza Episcopale Italiana<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il documento di 43 pp. \u00e8 stato terminato nel maggio 2000 e presentato ufficialmente il 23 ottobre successivo a Roma presso la Pontificia Universit\u00e0 Salesiana. La sua preparazione si \u00e8 estesa su tre anni di lavoro tra una decina di esperti, tra i quali hanno dato un contributo maggiore i docenti romani Helen Alford (Angelicum), Paolo Carlotti (Universit\u00e0 Salesiana), Francesco Compagnoni (Angelicum), Ferruccio Marzano (Roma I), Gianni Manzone (Universit\u00e0 Lateranense) e Mario Toso (Universit\u00e0 Salesiana). Altre esperti della finanza e della pastorale del lavoro sono stati ascoltati durante i lavori preliminari, mentre don Mario Operti, &#8211; responsabile dell\u2019Ufficio &#8211; ha fornito il quadro organizzativo ed istituzionale.<\/p>\n<p>Il testo originale pu\u00f2 essere richiesto all\u2019Ufficio Nazionale, Circonvallazione Aurelia 50, 00165 Roma<\/p>\n<p>Diamo di seguito l\u2019Indice Generale ed un ampio estratto delle parte pi\u00f9 significative.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Indice<\/p>\n<p>1.\u00a0Prefazione<\/p>\n<p>2.\u00a0La valutazione morale degli atteggiamenti e del comportamento in ambito finanziario<\/p>\n<p>2.1 La morale e i campi d\u2019azione umana specifici<\/p>\n<p>2.1.1 Il moralmente buono e il tecnicamente efficace<\/p>\n<p>2.1.2 Il moralmente buono e il giuridicamente lecito<\/p>\n<p>2.1.3 Il moralmente buono e il consensualmente stabilito<\/p>\n<p>2.1.4 Il moralmente buono e lo storicamente possibile<\/p>\n<p>2.2 Il bene comune<\/p>\n<p>2.3 Gli atteggiamenti e gli orientamenti morali: virt\u00f9 e vizi<\/p>\n<p>2.4 La promozione della finalit\u00e0 morale nel sistema economico-finanziario<\/p>\n<p>3.\u00a0La situazione della finanza oggi<\/p>\n<p>3.1 Premessa<\/p>\n<p>3.2 Il ruolo della finanza nell\u2019economia. Aspetti interni e internazionali<\/p>\n<p>3.3 Codici deontologici e principi morali nella finanza<\/p>\n<p>3.4 Effetti della finanza sulla realt\u00e0 economica e politica<\/p>\n<p>4.\u00a0La Dottrina sociale della Chiesa e alcuni indirizzi di applicazioni morali<\/p>\n<p>4.1 La Dottrina sociale della Chiesa<\/p>\n<p>4.1.1 Ricchezza e concentrazione del potere<\/p>\n<p>4.1.2 L\u2019esigenza della solidariet\u00e0<\/p>\n<p>4.1.3 La priorit\u00e0 del lavoro nei confronti del capitale<\/p>\n<p>4.2 Le forme del bene comune nel mondo finanziario<\/p>\n<p>4.3 Etica del mercato del credito<\/p>\n<p>4.4 Etica del mercato dei capitali<\/p>\n<p>4.4.1 La speculazione<\/p>\n<p>4.4.2 Gli investimenti<\/p>\n<p>4.4.3 Le imprese<\/p>\n<p>4.4.4 Dimensione sociale e politica internazionale<\/p>\n<p>4.4.5 Sfide della finanza all\u2019etica e l\u2019educazione all\u2019uso del denaro<\/p>\n<p>5.\u00a0Schede esemplificative<\/p>\n<p>1. Sul sistema bancario interno<br \/>\n2. Sul mercato interno dei capitali<br \/>\n3. 5.3 La Tobin Tax<br \/>\n4. La remissione del debito internazionale<br \/>\n__________________________________________________________________________________<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.2 Il bene comune<\/strong><\/p>\n<p>Una volta attirata l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 e il modo di tener libero l\u2019approccio morale da possibili fraintendimenti, si procede alla progressiva definizione del bene morale coinvolto nell\u2019attivit\u00e0 finanziaria, procedendo gradualmente dai concetti morali pi\u00f9 ampi in cui risulta inscritta.<\/p>\n<p>La questione morale in campo economico viene posta primariamente dal riferimento al concetto di bene comune, concetto che \u00e8 insito strutturalmente nella definizione tomista di ogni tipo di legge, che \u00e8 appunto un\u00a0<em>ordinatio rationis ad bonum communis<\/em>\u00a0(progetto razionale e normativo per il raggiungimento del bene comune) a significarne la struttura intersoggettiva.<\/p>\n<p>Il criterio del bene comune sar\u00e0 esplicitato nel \u00a7 4.2 di questo documento; sembra per\u00f2 opportuno ribadire gi\u00e0 qui che tale concetto ha una dimensione primariamente qualitativa che verte sul tipo di relazioni interpersonali e sociali instaurate, e non solo quantitativa, vertente cio\u00e8 sui beni strutturali e materiali da rendere disponibili, secondo l&#8217;indicazione conciliare: &#8220;nell&#8217;insieme di quelle condizioni sociali che consentono e favoriscono negli esseri umani, nelle famiglie e nelle associazioni, il conseguimento pi\u00f9 pieno e pi\u00f9 rapido della loro perfezione&#8221;<a name=\"txt1\"><\/a>\u00a0<sup>1<\/sup>. E&#8217; prima di tutto bene di ci\u00f2 che tra i beni \u00e8 il pi\u00f9 prezioso, \u00e8 bene delle persone secondo le persone nel loro essere l&#8217;una di fronte all&#8217;altra.<\/p>\n<p>L&#8217;utile si incontra qui col buono, e si presenta non come una categoria ad esso estranea e con esso non coniugabile: lo diventa solo nel caso in cui esso \u00e8 perseguito in modo assolutizzato e svincolato da qualsiasi riferimento ulteriore, cio\u00e8 pi\u00f9 generale.<\/p>\n<p>Il teorema del bene comune informa di s\u00e9 il rapporto con i beni terrestri, in quanto usandoli l&#8217;uomo moralmente giusto ha di mira la custodia della sua costitutiva apertura all&#8217;altro e trasforma questo rapporto in uno spazio di vera fraternit\u00e0: si introduce cos\u00ec il raccordo con il tema della propriet\u00e0 privata e con i criteri che moralmente la giustificano<a name=\"txt2\"><\/a>\u00a0<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>La riflessione originata nel concetto di bene comune, sviluppata nella riflessione circa l&#8217;utilizzo comune dei beni posseduti, si precisa ulteriormente nella determinazione del giusto interesse ottenibile dal prestito di risorse finanziarie. Esso \u00e8 tale quando assicura il mantenimento nel tempo del suo valore, ricompensa del mancato introito generato dalla temporanea mancata disponibilit\u00e0 dello stesso da parte del proprietario, copre il rischio del possibile fallimento dell&#8217;investimento operato, corrisponde alla maggiore produttivit\u00e0 (investimento non bancario): oltre questi criteri si d\u00e0 la possibilit\u00e0 di un ingiusto guadagno, un ingiusto possesso di beni, una lesione inferta al bene comune, un misconoscimento della costitutiva interpersonalit\u00e0 della persona umana. . . .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2.4 La promozione della finalit\u00e0 morale nel sistema economico-finanziario<\/strong><\/p>\n<p>Emerge infine, a livello di sistema economico-finanziario, il problema tecnico di come al meglio perseguire, nelle situazioni date, l&#8217;obiettivo appena focalizzato. Si deve badare da una parte all&#8217;effettiva praticabilit\u00e0 ed efficacia dello strumento scelto e dall&#8217;altra a riproporre la questione della sua sufficienza a fronte della necessit\u00e0 di una globale revisione delle dinamiche proprie e di fatto attualmente esistenti nel mercato finanziario. Si prospetta cio\u00e8 da una parte un&#8217;azione di correzione e di contenimento degli effetti pi\u00f9 problematici della gestione della finanza attuale &#8211; al proposito merita certamente una accurata considerazione la proposta di tassazione delle transazioni &#8211; e dall&#8217;altra la strategia di dar vita e storia a sistemi strutturalmente diversi ed alternativi, per evitare un predominio unilaterale. Si tratta di agire\u00a0<em>controfattualmente<\/em>, cio\u00e8 di promuovere la miglior figura possibile oggi di un\u2019economia che invece tende a riproporsi in modo invariato.<\/p>\n<p>Stando cos\u00ec le cose, una problematica attuale ed urgente \u00e8 la valutazione morale del comportamento dei singoli all&#8217;interno di un sistema economico moralmente opaco, in particolare si tratta di valutare l&#8217;effettiva possibilit\u00e0 dei singoli di sottrarsi ai suoi massicci condizionamenti. Se da una parte si delinea cio\u00e8 il dovere morale di riforma e di cambiamento di sistemi finanziari moralmente oscuri, dall&#8217;altra il singolo \u00e8 vincolato all&#8217;astenersi da comportamenti in s\u00e9 lesivi del bene morale, in particolare da forme speculative moralmente riprovevoli. L&#8217;avallo sociale e giuridico non esime da una responsabilit\u00e0 morale vincolante verso l&#8217;oggettivit\u00e0 morale, una volta che quest\u2019ultima \u00e8 stata vista ed accolta.<\/p>\n<p>A questo proposito merita una particolare attenzione la destinazione dei fondi messi a disposizione degli intermediari finanziari. Sovente questa destinazione \u00e8 sconosciuta al risparmiatore e i flussi finanziari si rivolgono spesso verso finalit\u00e0 non accettabili dal punto di vista morale. Emerge il dovere morale di informarsi e di distogliere prontamente i fondi da quelle istituzioni che non garantiscono certezze al proposito, per orientarli invece verso intermediari che garantiscano la massima utilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Il magistero sociale di Giovanni Paolo II ha pi\u00f9 di una volta ricordato la pesantezza del condizionamento quando esso persegue non in modo occasionale ma permanente la negativit\u00e0 morale. Diventa uno stimolo persistente ed organizzato che oscura e obnubila la chiaroveggenza della coscienza morale del singolo e ne blocca la sua efficace ed effettiva operativit\u00e0<a name=\"txt3\"><\/a>\u00a0<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. La situazione della finanza oggi<\/strong><\/p>\n<p><strong>3.1. Premessa<\/strong><\/p>\n<p>In generale, oggi \u00e8 acquisito che, puntando ad un ruolo per l\u2019etica nell\u2019economia, occorre esplicitare sempre sia quale teoria economica si segue sia quale etica, e pi\u00f9 in particolare quale morale sociale, si sottoscrive. Il punto \u00e8 che non tutte le teorie economiche si prestano ad accogliere, come presupposti che contano per le proprie proposizioni iniziali ed argomentazioni, specifiche ed esplicite premesse di valore. In effetti, soltanto se si fa riferimento ad una teoria economica aperta, non autosufficiente, non autoreferenziale, non chiusa a qualsiasi apporto esterno, si avr\u00e0 la possibilit\u00e0 che premesse o giudizi di valore di ordine morale orientino specificamente le conclusioni ed azioni di tipo economico. Invece, tale possibilit\u00e0 \u00e8 preclusa allorch\u00e9 \u2013 com\u2019\u00e8 il caso per le pur prevalenti teorie neoclassiche, neoliberiste, monetariste, quelle del cosiddetto &#8220;pensiero unico&#8221; dominante \u2013 si abbia a che fare con teorie chiuse, autoreferenziali, autopoietiche (cio\u00e8, quelle che non accettano alcun elemento di riflessione che non sia strettamente proveniente dal campo dell\u2019agire economico).<\/p>\n<p>Al contrario \u00e8 l\u2019 &#8220;economia al servizio dell\u2019uomo&#8221; o &#8220;economia sociale&#8221; esempio tipico di teoria economica aperta al ruolo essenziale delle premesse morali nello svolgimento dei ragionamenti di carattere economico e, dunque, \u00e8 specificamente adeguata al fine di portare avanti un discorso sul rapporto tra etica ed economia.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto \u00e8 un\u2019etica di valenza oggettiva ed universale, antropologicamente fondata, quale quella proveniente dalle posizioni della morale sociale cristiana ed in particolare cattolica, che risulta idonea a fornire quelle premesse valoriali necessarie ad indirizzare il discorso economico in una direzione che rappresenti un vero e proprio arricchimento e completamento, rispetto a proposizioni e conclusioni per loro natura individualistiche e relativistiche come quelle dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Dal momento che la finanza \u00e8 parte integrante, in quanto strumento, dell\u2019economia, le precisazioni sopra fatte si applicano ad essa interamente; anzi tale applicazione rappresenta oggi una componente cruciale del pi\u00f9 generale orientamento perseguito dagli economisti che sottoscrivono l\u2019economia al servizio dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>In effetti, la finanza \u00e8 oggi non solo parte fondamentale del discorso economico, bens\u00ec si avvia ad essere sempre pi\u00f9 un suo aspetto assorbente ed anche fuorviante. Mentre in linea di principio finanza, credito, moneta dovrebbero fornire gli strumenti per veicolare le risorse reali, nell\u2019esperienza concreta del capitalismo contemporaneo \u2013 specialmente sul piano internazionale \u2013 troppo spesso prendono il posto delle risorse reali stesse nell\u2019interesse e nell\u2019attenzioni di tanti operatori economici e di molti studiosi.<\/p>\n<p>Si comprende allora come, in una visione dell\u2019economia attenta alle motivazioni etiche ed ai presupposti morali, si deve quanto meno lanciare un grido d\u2019allarme e chiarire come e perch\u00e9 \u00e8 tempo che si dica esplicitamente come stanno le cose e come e perch\u00e9 occorre che si adottino delle misure di regolamentazione e di controllo dei mercati finanziari, soprattutto a livello internazionale, anche se non vanno taciute le molte difficolt\u00e0 che si interpongono rispetto ad una loro concreta attuazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.2 Il ruolo della finanza nell\u2019economia. Aspetti interni e internazionali<\/strong><\/p>\n<p>Oggi \u00e8 ormai noto e generalmente accettato che moneta, credito, finanza svolgono un ruolo fondamentale, sebbene ancillare, di strumenti, nello svolgimento dei fatti ed andamenti economici. Si tratta sia delle pi\u00f9 tradizionali funzioni di fornire le unit\u00e0 di conto, misura, confronto e scambio per i vari beni e servizi reali, sia di quelle sempre pi\u00f9 attuali di &#8220;riserva di valore&#8221;, e di trasferimento dei fondi fra i cosiddetti settori istituzionali in surplus e quelli in deficit dell\u2019economia. A tal fine si sono via via affinati tutta una serie di strumenti monetari, creditizi e finanziari che, partendo dalla moneta-merce, sono passati alla moneta fiduciaria, cartacea e bancaria, ai titoli obbligazionari ed azionari, ai titoli cosiddetti derivati, derivati dei derivati, sintetici di oggi, alla moneta elettronica che si annuncia essere quella dominante nel futuro.<\/p>\n<p>Parallelamente, si sono sviluppati ed affinati i mercati della moneta, del credito bancario, dei capitali finanziari o della borsa, dei cambi (vale a dire degli scambi fra monete di paesi diversi, le cosiddette valute o divise), fino ai mercati attuali \u2013 sempre pi\u00f9 specializzati e sofisticati \u2013 dei vari titoli primari, secondari, derivati, sintetici.<\/p>\n<p>Il punto di fondo \u00e8 che tutti questi sviluppi \u2013 nati per facilitare lo svolgimento della vita economica reale, dunque della produzione, distribuzione, fruizione dei beni economici necessari al soddisfacimento dei bisogni umani \u2013 hanno mantenuto rapporti via via meno diretti e pi\u00f9 lontani coi fenomeni dell\u2019economia reale ed hanno acquisito caratteri che, per dire, vivono di vita propria. Da questo punto di vista si sono posti e si pongono sia questioni tecniche di accertamento dell\u2019effettiva rilevanza dei diversi strumenti finanziari ai fini della soluzione dei problemi reali dell\u2019economia, sia questioni etiche di valutazione della loro corrispondenza ai presupposti valoriali insiti in una visione morale delle azioni umane.<\/p>\n<p>Per dare tale valutazione occorre allora distinguere bene fra quelle che si possono chiamare\u00a0<em>la fisiologia, la patologia, e la zona grigia della finanza<\/em>, nonch\u00e9 fra i suoi aspetti interni ed internazionali.<\/p>\n<p><em>La fisiologia della finanza<\/em>\u00a0\u00e8 costituita da tutte quelle operazioni in grado di rendere pi\u00f9 fluido, efficace ed efficiente il funzionamento dell\u2019economia reale e riguarda a tutt\u2019e tre le sue funzioni sopra richiamate, solamente nella misura in cui concorrono alla soluzione dei problemi reali della produzione, del consumo, dell\u2019investimento per merci e servizi finali e produttivi. A tal proposito moneta e titoli di credito svolgono un ruolo altamente positivo da tempo immemorabile.<\/p>\n<p>Quanto in particolare allo spostamento di fondi fra settori istituzionali diversi, si tratta di credito diretto allorch\u00e9 fra i prestatori ed i prenditori di fondi ci si scambia direttamente i titoli rappresentativi dell\u2019operazione effettuata; oppure di credito indiretto allorquando intervengono come intermediari alcune istituzioni specifiche (banche ed altri intermediari finanziari) che sono rispettivamente debitrici dei prestatori di fondi e creditrici dei loro prenditori, svolgendo l\u2019importantissima funzione della diversificazione dei rischi e del soddisfacimento delle differenti necessit\u00e0, di luogo e di tempo, dei prestatori e prenditori interessati. Tradizionalmente, certe economie hanno visto maggiormente sviluppato il credito diretto e, quindi, i mercati di borsa o dei capitali finanziari, mentre altre economie (tra cui quella italiana) hanno preferibilmente percorso la strada del credito indiretto con conseguente maggiore sviluppo degli intermediari bancari ed altre istituzioni creditizie.<\/p>\n<p>Oggi, il fenomeno nuovo, che si espande a ritmi spesso frenetici, \u00e8 quello dello sviluppo dei titoli derivati e sintetici, vale a dire di titoli di credito che \u2013 come dice il termine \u2013 derivano da quelli rappresentativi di rapporti diretti fra creditori e debitori risultando per\u00f2 solo collegati in modi sempre pi\u00f9 lontani e complessi ai titoli del credito diretto, titoli dei quali, per cos\u00ec dire, sono emanazione. In proposito si discute fra gli addetti ai lavori se si tratti ancora di strumenti\u00a0<em>finanziari<\/em>, oppure se non si debba ormai parlare di strumenti\u00a0<em>monetari<\/em>, ovviamente di tipo diverso dalla moneta fiduciaria dei nostri giorni (per non parlare di quella metallica prevalente nel passato).<\/p>\n<p>A questo punto, diviene particolarmente rilevante la distinzione fra aspetti interni ed internazionali della finanza.<\/p>\n<p>Intanto \u00e8 da notare che quello che si \u00e8 detto finora \u00e8 sostanzialmente riferito agli aspetti interni. Si \u00e8 avuta in mente, quindi, la dimensione nazionale delle economie, cio\u00e8 quella che negli ultimi quattro-cinque secoli \u00e8 stata la dimensione storica &#8220;naturale&#8221; dei fatti ed eventi economici, mentre oggi lo \u00e8 sempre meno. Gli aspetti internazionali dell\u2019economia, sempre pi\u00f9 prevalenti per tanti rispetti ma soprattutto nel campo finanziario e valutario, nell\u2019epoca attuale della globalizzazione, esigono un discorso ben pi\u00f9 articolato rispetto a quello attinente gli aspetti interni.<\/p>\n<p>La fisiologia tradizionale dell\u2019impiego di fondi all\u2019estero concerneva sostanzialmente il verificarsi di movimenti di capitali finanziari a medio e lungo termine, capitali utili al fine di trasferire fondi dal risparmio in eccesso nei paesi &#8220;maturi&#8221; alle necessit\u00e0 per investimenti, altrimenti non finanziabili, nei paesi in via d\u2019industrializzazione e di sviluppo. Solo per quote limitate nell\u2019ammontare e prevedibili nello spazio e nel tempo, erano coinvolti spostamenti di fondi liquidi per impieghi a breve termine, soprattutto con intenti di arbitraggio (nello spazio) o di speculazione (nel tempo) concernenti le valute o divise di questo o quel paese estero. Anche quando si era in presenza di speculazione, questa veniva a svolgere un ruolo positivo; e ci\u00f2 nella misura in cui concorreva a stabilizzare nel tempo il valore esterno di una moneta, anche indipendentemente dal fatto che si fosse di fronte a regimi di cambio fisso o fluttuante.<\/p>\n<p>Prescindendo dagli aspetti pi\u00f9 propriamente\u00a0<em>patologici<\/em>\u00a0(innanzi tutto riciclaggio di denaro sporco, cos\u00ec come l\u2019usura sul piano interno), in quanto il discorso in proposito sarebbe di tutt\u2019altro genere, oggi avviene sempre pi\u00f9 spesso di trovarsi di fronte ad\u00a0<em>una zona grigia<\/em>, zona nella quale la speculazione diventa cos\u00ec massiccia, ampia e persistente da presentarsi generalmente come fortemente destabilizzante e iniqua.<\/p>\n<p>L\u2019ultima crisi finanziaria mondiale dalla met\u00e0 del 1997 alla met\u00e0 del 1999 ha specialmente ed emblematicamente coinvolto molte economie emergenti ed a rapida crescita dell\u2019Estremo Oriente, oltre che importanti paesi come Brasile, Argentina, Russia, ed altri ancora, e non \u00e8 detto sia da considerarsi superata del tutto. Tale crisi ha abbondantemente mostrato che gli elevatissimi e continui movimenti di capitali finanziari, particolarmente quelli di tipo fortemente speculativo del cosiddetto denaro caldo, concernenti specificamente i titoli derivati, derivati dei derivati, sintetici ed ancora e sempre pi\u00f9 le operazioni speculative effettuate dai cosiddetti\u00a0<em>hedge funds<\/em>\u00a0(operazioni che prevedono acquisti e vendite\u00a0<em>contestuali<\/em>\u00a0di titoli di ogni genere), sono diventati fonte consistente di fenomeni che vanno ritenuti gravi. Si tratta, in particolare, di fenomeni quali: la continua instabilit\u00e0 dei mercati, e non solo di quelli finanziari, ma anche \u2013 tramite i cosiddetti effetti di\u00a0<em>spillover<\/em>\u00a0(ricaduta) \u2013 gli stessi mercati reali; gli enormi e concentrati, quanto volatili, arricchimenti per pochi a fronte di perdite pi\u00f9 durature per molti, soprattutto piccoli risparmiatori; la distrazione di ingenti risorse dagli scopi pi\u00f9 propriamente produttivi, specialmente quanto alle economie pi\u00f9 povere e bisognose del pianeta.<\/p>\n<p>Va, tra l\u2019altro, sottolineato il ruolo crescente che hanno in proposito i cosiddetti aspetti immateriali della globalizzazione finanziaria, vale a dire quelli legati all\u2019uso delle tecnologie informatiche e telematiche che si diffondono rapidissimamente a tutti i livelli ed in particolare quanto alla trasmissione elettronica ed automatica di ordini per massicci acquisti o vendite di titoli i pi\u00f9 diversi che si susseguono freneticamente, anche pi\u00f9 volte al giorno, da una piazza finanziaria all\u2019altra, e successivamente magari in direzione esattamente inversa rispetto a quella precedentemente battuta, e per ammontari sempre ingenti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi l\u2019intero comparto delle operazioni di acquisto e vendita di tipo speculativo e di ordine ugualmente destabilizzante effettuate su monete estere, quelle \u2013 come gi\u00e0 richiamato \u2013 cosiddette su valute o su divise. Ci\u00f2 si verifica, tramite operazioni tese a lucrare sulla prevista svalutazione o sul deprezzamento del cambio di una certa moneta, allorch\u00e9, in previsione di tale evento, se ne effettuano vendite massicce che fanno precipitare l\u2019evento stesso, cosicch\u00e9 gli speculatori intascano la differenza fra riacquisti &#8220;a pronti&#8221; e vendite &#8220;a termine&#8221; gi\u00e0 precedentemente stabilite. Lo stesso avviene con operazioni tese a lucrare effettuando intensi acquisti in previsione della rivalutazione, o dell\u2019apprezzamento, del cambio e contribuendo fortemente, cos\u00ec, a determinarlo, cosicch\u00e9 gli speculatori intascano analogamente la differenza fra vendite &#8220;a pronti&#8221; e riacquisti &#8220;a termine&#8221; gi\u00e0 contrattati. Tali operazioni sono particolarmente criticabili perch\u00e9 nelle perdite sono direttamente coinvolti i paesi sul piano macroeconomico e non, come nel caso dei titoli, singoli comparti di un\u2019economia che, per\u00f2, a loro volta possono anche essere rappresentativi di quote elevate della ricchezza nazionale e, comunque, coinvolgono consistenti fette di mercati, banche, imprese con tutte le persone che vi lavorano o la maggior parte di esse.<\/p>\n<p>Infine, oltre che a livello nazionale e mondiale, in Italia il discorso va ovviamente portato avanti anche a livello europeo, sia per le novit\u00e0 legate all\u2019introduzione dell\u2019Euro ed alla sua stabilit\u00e0\/instabilit\u00e0 , sia per le gravi distorsioni derivanti dalle forti differenze, quanto al trattamento fiscale dei diversi impieghi di ricchezza finanziaria in titoli, esistenti fra i vari paesi in Europa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.3 Codici deontologici e principi morali nella finanza<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 chiaro allora che vi sono un punto e un momento nell\u2019evoluzione degli strumenti finanziari \u2013 sia di quelli indiretti, sia soprattutto di quelli diretti \u2013 a partire dai quali la &#8220;zona grigia&#8221; diviene cos\u00ec estesa ed invadente che il giudizio sulla speculazione in titoli o in moneta non pu\u00f2 pi\u00f9 essere positivo, ma negativo. Come precisato, i fenomeni speculativi a breve e brevissimo termine si presentano oggi come ingenti, frenetici, volatili. Essi coinvolgono in tempo reale i flussi finanziari internazionali da e per tutte le piazze del mondo ed impediscono, in particolare, il formarsi di flussi di capitali a medio e lungo termine che dovrebbero prioritariamente essere diretti verso i paesi poveri i quali ne hanno tanto bisogno per il loro sviluppo economico. Pertanto non \u00e8 proprio possibile riguardarli positivamente, ma occorre considerarli per quello che veramente sono, senza farsi condizionare da false ipotesi sulla neutralit\u00e0 o, peggio ancora, il ruolo efficiente ed efficace dei loro frenetici andamenti.<\/p>\n<p>Si comprende poi che sono solo necessari, ma nient\u2019affatto sufficienti i cosiddetti Codici di comportamento o deontologici, che impongono il soddisfacimento di determinati requisiti o di specifiche regole nei comportamenti degli operatori quali la trasparenza, l\u2019onest\u00e0, la correttezza, l\u2019imparzialit\u00e0, la professionalit\u00e0, ecc. Si tratta infatti di parametri che, certamente, vanno tutti condivisi, ma che non possono soddisfare pienamente chi ritiene che per qualificare come eticamente valida una certa condotta occorre un qualche cosa di pi\u00f9 che la correttezza formale, un di pi\u00f9 che si pu\u00f2 acquisire solo dando alla condotta personale una valenza di carattere generale, pi\u00f9 propriamente di ordine universale ed ontologicamente fondato.<\/p>\n<p>Una valenza di questo tipo \u00e8 indispensabile, ed \u00e8 possibile conseguirla una volta che si parta da criteri di giudizio morale preesistenti ed oggettivi, rispetto a qualsiasi condotta specifica e concreta, in qualsiasi campo della vita socio-economica ci si trovi ad operare. Questo vuol dire che \u00e8 necessario che si parta da principi e criteri generali di etica sociale quali, in particolare, quelli della morale sociale cristiana e pi\u00f9 precisamente cattolica.<\/p>\n<p>E\u2019 cos\u00ec che non basta ragionare &#8211; come si fa correntemente &#8211; in termini di &#8220;etica della finanza&#8221;, ma occorre farlo in termini di &#8220;etica nella finanza&#8221; ovvero di &#8220;etica e finanza&#8221;. Intendendo con ci\u00f2 che la eticit\u00e0 non si pu\u00f2 restringere ad alcuni atteggiamenti dell\u2019operatore (quali la correttezza verso i mandanti, ad es.) bens\u00ec che \u00e8 necessario introdurre nelle strutture profonde del mercato le esigenze della morale, quali sono espresse, ad es., dal criterio del bene comune.<\/p>\n<p>E\u2019 allora che non si possono non capire e respingere proposte di regolamentazione sul fronte internazionale e di controllo di comportamenti della finanza e dell\u2019economia assolutamente ed imprevedibilmente frenetici, peregrini ed iniqui \u2013 quali la nota\u00a0<em>Tobin Tax<\/em>\u00a0(Cfr. la corrispondente Scheda esemplificativa: \u00a7 5.2) o forme consimili di qualche deterrente (i cosiddetti granelli di sabbia) che si propongano per il mercato finanziario nazionale. In caso contrario, tali comportamenti non potranno non determinare quelle pesanti storture ed inefficienze che qui sono state sinteticamente prospettate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.4 Effetti della finanza sulla realt\u00e0 economica e politica<\/strong><\/p>\n<p>Per scendere ad un livello meno formale, sar\u00e0 utile sottolineare come gli aspetti positivi delle attivit\u00e0 finanziarie siano vanificati dalle disfunzioni e dalle instabilit\u00e0 quando queste divengono prevalenti, e come vengano anche messi in pericolo da una diffusa ideologia neoliberista di impronta consumistica. Lo sviluppo contemporaneo della finanza manifesta una preferenza per il rendimento a breve termine. Il desiderio di profitto delle imprese e di benessere delle famiglie vogliono essere soddisfatti sempre pi\u00f9 velocemente anche a costo di comportamenti indebitamente considerati irrazionali in altre epoche. Il mercato monetario e finanziario funziona allora ventiquattro ore su ventiquattro e ha un carattere largamente speculativo.<\/p>\n<p>Tra gli effetti indubbiamente negativi vanno annoverati:<\/p>\n<p>a) l\u2019impossibilit\u00e0 di una giusta ripartizione del potere e della ricchezza a livello internazionale. L\u2019intermediazione finanziaria, che di per s\u00e9 contribuisce alla distribuzione delle risorse, agisce sovente contro la giustizia sociale e contro il principio delle pari opportunit\u00e0 per tutti.<\/p>\n<p>b) il fatto dell\u2019uso utilitaristico della finanza, in diversi paesi tra i quali l\u2019Italia, l\u2019ha asservita ad investimenti voluttuari ed improduttivi e quindi ad un\u2019economia di indebitamento che costituisce anche per le generazioni future un\u2019eredit\u00e0 pesante.<\/p>\n<p>c) il fatto che negli attuali sistemi economici appaiono posizioni di rendita eccessive che consentono guadagni facili e che nel nostro Paese sono collegate al debito pubblico, a settori protetti, alla corruzione alimentata da ambienti politici ed affaristici con danni per l\u2019imprenditorialit\u00e0 e l\u2019efficienza economica.<\/p>\n<p>d) l\u2019uso spregiudicato della speculazione. Se \u00e8 vero che la finanza \u00e8 sostanzialmente osservazione (appunto da speculare), una speculazione esasperata finisce per distruggere la finanza medesima e per pregiudicare il buon funzionamento dell\u2019economia produttiva. Pertanto sono da considerare in modo assolutamente negativo l\u2019arricchimento rapido mediante l\u2019 utilizzazione abusiva di informazioni riservate, o gli investimenti in guerre o in Paesi ove il lavoro \u00e8 sfruttato, oppure il provocare \u2018bolle finanziarie\u2019 tramite accrescimento speculativo del valore di interi mercati.<\/p>\n<p>e) l\u2019esasperato clima di competitivit\u00e0 fra le imprese finanziarie, al punto che le autorit\u00e0 sono impotenti. In tali situazioni la funzione sociale di molti intermediari viene meno, giungendo a perdere anche le funzioni mutualistiche e lasciando spazio a fenomeni d\u2019usura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4. Dottrina sociale della Chiesa e alcuni indirizzi di applicazioni morali<\/strong><\/p>\n<p><strong>4.1 La Dottrina sociale della Chiesa<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi delle indicazioni della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) ha lo scopo di reperire elementi necessari per un giudizio etico sulle attivit\u00e0 finanziarie nella loro concretezza storico-economica, alla luce della fede.<\/p>\n<p>Considerando l\u2019attivit\u00e0 economica in quanto &#8220;ha attinenza con la morale&#8221; (<em>Quadragesimo Anno<\/em>, n.41) la DSC si radica nella tradizione biblica. Se l\u2019Antico Testamento considera la ricchezza come una partecipazione alla creativit\u00e0 di Dio, afferma pure la pericolosit\u00e0 della ricchezza per il credente. Il sospetto del Nuovo Testamento a riguardo della ricchezza, il detto di Ges\u00f9 che &#8220;\u00e8 pi\u00f9 facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel Regno di Dio&#8221; (Mt 19,24) e l\u2019enfasi dalla Chiesa primitiva sui danni della grande ricchezza sono un costante punto di riferimento dell\u2019insegnamento sociale della Chiesa.<\/p>\n<p>La Chiesa, pur avendo nell\u2019epoca contemporanea tenuto conto lentamente degli sviluppi economici e finanziari avvenuti nel tempo, non ha mai cessato di mettere in guardia il credente riguardo al denaro e al suo uso. Infatti, come gi\u00e0 ricordato, l\u2019importanza di esso deriva solo dal fatto che influenza direttamente o indirettamente molti tipi di rapporto interumano, essendo proprio questa la sua sede naturale, al di fuori della quale perde ogni potere. In questo contesto, la condanna ufficiale durata fino al sec. XVIII del prestito ad interesse poteva sembrare un\u2019interpretazione troppo letterale di Lc 16,13. La proibizione del prestito ad interesse si spiega per\u00f2 molto bene nel contesto economico durato fino all\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 moderna (economia di sussistenza, denaro come bene di scambio e non di investimento, abusi da parte degli usurai, assenza di un risparmio precauzionale, ecc.).<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 nel Magistero sociale una trattazione etico-sistematica del denaro, del risparmio e dell\u2019investimento, delle banche e dei mercati finanziari. Sono presenti per\u00f2 alcuni temi connessi alle istituzioni finanziarie, temi che sono toccati solo di passaggio, in un approccio alla giustizia sociale che \u00e8 stato plasmato primariamente dall\u2019interesse per i lavoratori delle societ\u00e0 industriali e recentemente per le maggioranze povere del mondo in via di sviluppo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.1.1 Ricchezza e concentrazione del potere<\/strong><\/p>\n<p>Dopo aver difeso il diritto alla propriet\u00e0 privata, la\u00a0<em>Rerum novarum<\/em>\u00a0(1891) introduce un\u2019esortazione all\u2019elemosina:&#8221;Soddisfatte le necessit\u00e0 e la convenienza, \u00e8 dovere soccorrere col superfluo i bisognosi. &#8220;Quello che sopravanza datelo in elemosina&#8221; (n.19). La ricchezza \u00e8 concepita in termini essenzialmente statici come anche l\u2019ordine sociale. Non \u00e8 presa ancora in considerazione la possibilit\u00e0 che si potrebbe aiutare il povero con i risparmi investiti in qualche impresa produttiva.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>Quadragesimo anno<\/em>\u00a0(1931), scritta nel tempo della grande depressione, prende in conto &#8220;i cambiamenti che il sistema economico capitalista ha fatto dal tempo di Leone XIII&#8221; (n.108) ed \u00e8 cosciente del ruolo dei mercati finanziari nell\u2019economia industriale moderna, di cui condanna la dittatura a livello finanziario mondiale (n.105). C\u2019\u00e8 tuttavia la base per un approccio costruttivo al risparmio, all\u2019investimento e ai mercati finanziari.<\/p>\n<p>Nel documento dei Vescovi USA del 1933\u00a0<em>Present Crisis<\/em>\u00a0\u00e8 significativamente ripresa la preoccupazione di Pio XI circa la concentrazione di potere nelle mani di &#8220;duri, crudeli e implacabili magnati della finanza&#8221; (n.45).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.1.2 L\u2019esigenza di solidariet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Questa esigenza \u00e8 all\u2019origine di numerosi interrogativi che la Chiesa rivolge all\u2019economia: in che cosa lo sviluppo della finanza favorisce o ostacola la giusta ripartizione della ricchezza?<\/p>\n<p><em>La Mater et Magistra<\/em>\u00a0(1961), partendo dalla prospettiva della separazione tra la propriet\u00e0 &#8220;del capitale nelle grandi imprese produttive dal ruolo dell\u2019imprenditore&#8221;(n.104) non propone l\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata, ma di distribuirla pi\u00f9 largamente &#8220;attraverso tutti gli strati dei cittadini&#8221;(n.113). Quale ruolo potrebbero giocare i mercati finanziari in questo processo ridistributivo non \u00e8 detto, se non in riferimento al problema dell\u2019agricoltura (n.134).<\/p>\n<p>Dal Concilio Vaticano II in poi la DSC accentua l\u2019attenzione al problema del sottosviluppo e diviene uno strenuo difensore dei poveri del Terzo Mondo. La\u00a0<em>Gaudium et Spes<\/em>\u00a0(1965) richiama gli individui, i gruppi e le pubbliche autorit\u00e0 che prendono decisioni circa la distribuzione dei beni e del denaro a &#8221; essere attenti a non danneggiare il loro proprio paese o altri nelle transazioni finanziarie &#8220;. Essa prende in considerazione anche il ruolo dei mercati finanziari nello sviluppo del Terzo Mondo (n.70). L\u2019attenzione \u00e8 verso le situazioni in cui le attivit\u00e0 finanziarie vanno contro la solidariet\u00e0 verso le vittime dello sviluppo capitalistico. Non c\u2019\u00e8 per\u00f2 ancora un tentativo di comprendere i mercati finanziari su una base sistematica.<\/p>\n<p><em>La Populorum Progressio<\/em>\u00a0(1967) focalizza l\u2019interesse sulle nazioni sottosviluppate. In questo contesto afferma che il diritto alla propriet\u00e0 privata non pu\u00f2 essere usato per giustificare la condotta rapace delle \u00e9lites del Terzo Mondo (n.24). L\u2019attivit\u00e0 finanziaria sarebbe quindi complice di questa attivit\u00e0 illecita. La giusta attenzione ad evitare &#8220;opinioni perniciose&#8221;(ideologia) circa l\u2019economia sembra lasciare poco spazio per approfondire e comprendere i dinamismi strutturali economico-politici nel loro contesto storico concreto (Cfr. \u00a7 3.4).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.1.3 La priorit\u00e0 del lavoro nei confronti del capitale (Cfr. \u00a7 2.1.1)<\/strong><\/p>\n<p>Con Giovanni Paolo II inizia un pi\u00f9 sistematico approccio all\u2019economia.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>Laborem Exercens<\/em>\u00a0(1981) rappresenta l\u2019inizio di questo approfondimento. Il principio basilare &#8220;la priorit\u00e0 del lavoro sul capitale&#8221; riafferma la priorit\u00e0 della persona sulle cose, esigenza che tocca direttamente la questione del rapporto tra &#8220;sfera reale&#8221; e &#8220;sfera finanziaria&#8221;dell\u2019attivit\u00e0 economica (n.12).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la sfera finanziaria, questa priorit\u00e0 si traduce in una duplice subordinazione del capitale al lavoro, da una parte quanto all\u2019origine del capitale, dall\u2019altra riguardo alla sua destinazione.<\/p>\n<p>La propriet\u00e0 si acquista precisamente &#8220;prima di tutto mediante il lavoro&#8221; (<em>Laborem Exercens<\/em>,14). I redditi da capitale sono menzionati soprattutto in un contesto di denuncia della speculazione (Crr. anche\u00a0<em>Quadragesimo Anno<\/em>, 132). La possibilit\u00e0 di grandi e rapidi guadagni associati alle attivit\u00e0 finanziarie non pu\u00f2 rientrare nella visione tradizionale della Chiesa<\/p>\n<p>D\u2019altra parte la propriet\u00e0 si acquista &#8220;perch\u00e9 essa serva il lavoro&#8230;l\u2019unico titolo legittimo al possesso dei mezzi di produzione&#8230;\u00e8 che essi servano al lavoro&#8221;(\u00a0<em>Laborem Exercens<\/em>, 14). Qui viene posto il problema dell\u2019investimento (l\u2019uso del capitale). E\u2019ripreso il costante nell\u2019insegnamento sociale della Chiesa che gli investimenti debbono servire all\u2019occupazione (<em>Gaudium et Spes<\/em>, 70).<\/p>\n<p>La DSC si congiunge qui con i tradizionali argomenti in favore dell\u2019investimento produttivo. Di fatto, gli investimenti finanziari delle imprese, di cui la sfera finanziaria ha favorito lo sviluppo, possono costituire uno storno del capitale dal suo oggetto, a detrimento cio\u00e8 degli investimenti nella &#8220;sfera reale&#8221;. La crescita delle attivit\u00e0 finanziarie deve perci\u00f2 essere sottoposta a discernimento in funzione della priorit\u00e0 del lavoro sul capitale, priorit\u00e0 che \u00e8 centrale nel pensiero della Chiesa e che \u00e8 legata alla visione personalista fondamentale del cristianesimo.<\/p>\n<p>In questo ottica l\u2019attivit\u00e0 finanziaria moderna pu\u00f2 considerarsi oggetto speciale della messa in guardia da parte della\u00a0<em>Sollecitudo Rei Socialis<\/em>\u00a0(1987) che vede nella &#8220;brama esclusiva del profitto&#8221;una delle due &#8220;strutture di peccato&#8221; pi\u00f9 caratteristiche della nostra epoca.&#8221;Si deve denunciare l\u2019esistenza di meccanismi economici, finanziari e sociali che, sebbene essi siano manipolati da persone, spesso funzionano quasi automaticamente, accrescendo la situazione di ricchezza per alcuni e di povert\u00e0 per gli altri (n.16). Il &#8220;quasi&#8221; indica che le strutture non devono essere trattate come un tutto deterministico. &#8220;Non \u00e8 fuori posto parlare di strutture di peccato, che sono radicate nel peccato personale&#8221; (n.36). Si esorta specificamente alla riforma del sistema monetario e finanziario che danneggia le nazioni povere per l\u2019eccessiva fluttuazione dei tassi di cambio e dei tassi di interesse (n.43). Si indica anche una cooperazione finanziaria e monetaria regionale tra le nazioni in via di sviluppo (n.45).<\/p>\n<p>Nel magistero di Giovanni Paolo II troviamo indicazioni concrete per gli operatori della finanza. Per quanto riguarda la professione del finanziere, essa rimane compatibile con la legge morale se il suo lavoro \u00e8 indirizzato al bene comune.(<em>Discorso al comitato direttivo dell\u2019UNIAPAC<\/em>, 3 marzo 1991).<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em>\u00a0, nel capitolo sulla giustizia e solidariet\u00e0 tra le nazioni, si riferisce alle cause che danno alla questione sociale una dimensione mondiale, ed esorta che &#8220;a sistemi finanziari abusivi se non usurai si deve sostituire uno sforzo comune per mobilitare le risorse verso obiettivi di sviluppo morale, culturale ed economico, &#8220;ridefinendo le priorit\u00e0 e le scale di valori&#8221; (<em>Centesimus Annus<\/em>, 35)&#8221; (n.2438).<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 etica dei proprietari e degli amministratori di capitali finanziari viene approfondita dai Vescovi USA nella loro lettera pastorale del 1986\u00a0<em>Giustizia economica per tutti<\/em>\u00a0(110-118). Essi sottolineano che la libert\u00e0 economica e finanziaria deve essere protetta &#8220;ma la responsabilit\u00e0 di questa libert\u00e0 verso il bene comune e le norme della giustizia deve essere assicurata&#8221;(n.110). &#8220;Nessuno pu\u00f2 possedere le proprie risorse finanziarie in modo assoluto o controllare il loro uso senza riguardo agli altri e alla societ\u00e0 come un tutto&#8221;(n.112). Essi sottolineano l\u2019imperativo morale di indirizzare gli investimenti ai beni e ai servizi di base delle persone invece che ai prodotti superflui o alla tecnologia militare (n.92).<\/p>\n<p>Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, trattando, nel 1986, dell\u2019indebitamento internazionale, afferma:&#8221;L\u2019indebitamento dei paesi in via di sviluppo si pone nell\u2019ambito del pi\u00f9 vasto campo delle relazioni economiche, politiche, tecnologiche che dimostrano l\u2019accresciuta interdipendenza della nazioni&#8230;..Per questo la questione finanziaria e monetaria si impone oggi con urgenza4&#8221;. In un\u2019economia di mercato di solito \u00e8 l\u2019intermediazione finanziaria che opera &#8220;la distribuzione delle risorse&#8221;. Ineludibile diventa, allora, la domanda: l\u2019attuale gestione finanziaria delle risorse tende alla &#8220;destinazione universale dei beni&#8221;?<\/p>\n<p>I Vescovi italiani a loro volta sottolineano l\u2019esigenza di &#8220;un accesso pi\u00f9 diretto e trasparente del risparmio delle famiglie italiane agli investimenti produttivi&#8221;<a name=\"txt5\"><\/a>\u00a0<sup>5<\/sup>\u00a0poich\u00e9 &#8220;un maggiore e pi\u00f9 qualificato investimento di capitale e un pi\u00f9 elevato impegno nella ricerca e nell\u2019innovazione riteniamo siano la risposta centrale ai problemi occupazionali europei&#8221;(n.62). Tale insistenza nell\u2019indirizzare il risparmio dei cittadini verso gli investimenti produttivi \u00e8 comprensibile quando si tiene conto che nella situazione italiana lo sviluppo del debito pubblico e le inefficienze dello stato sociale hanno impedito al mercato finanziario di funzionare in modo adeguato (nn.37-39).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4. 2 Le forme del bene comune nella societ\u00e0 presente (Cfr. \u00a7 2.2)<\/strong><\/p>\n<p>I meriti e i demeriti dell\u2019attivit\u00e0 finanziaria ed economica in generale non possono essere diagnosticati per riferimento immediato al Regno di Dio, ma neppure per riferimenti a presunti bisogni dell\u2019uomo rigidamente definiti a monte rispetto alla forme politiche della vita comune. Attraverso la tradizione dottrinale della Chiesa, che testimonia l\u2019esperienza umana e cristiana della giustizia nelle diverse situazioni storiche e culturali, le comunit\u00e0 cristiane elaborano formulazioni di principio, come il criterio del bene comune, normative, come l\u2019accennata proibizione del tasso d\u2019interesse, o giudizi e interessamenti morali, come oggi per il debito del terzo mondo.<\/p>\n<p>L\u2019attuale questione economica e finanziaria va pertanto iscritta con accuratezza nella pi\u00f9 complessa questione storico-civile senza presumere una transizione immediata da esigenze morali astratte (formalmente universali elaborati in altri secoli, enunciate senza riferimento alla storia) al giudizio operativo concreto. Si tratta di comprendere e valutare risvolti complessi e culturali dell\u2019economia e della finanza: il rapporto tra evoluzione economica ed evoluzione della mentalit\u00e0, del costume, della qualit\u00e0 dell\u2019informazione e dei processi di formazione dell\u2019opinione pubblica in genere, della stessa coscienza morale individuale, i possibili risvolti della trasformazione tecnologica sull\u2019evoluzione civile complessiva, il consumismo, la dipendenza dai modelli di consumo indotti dai persuasori collettivi, la diminuita propensione al risparmio e la<strong>\u00a0tendenza<\/strong>\u00a0dell\u2019indebitamento. Le cause di questi fenomeni sociali sono connesse al sistema economico complessivo.<\/p>\n<p>Tenendo ben presente, accanto alla tradizione etico-religiosa cristiana, anche tale connessione \u00e8 possibile raggiungere una comprensione adeguata &#8211; n\u00e9 ingenuamente moralistica n\u00e9 riduttivamente tecnicistica &#8211; dei fatti economici e finanziari e andare concretamente oltre la prospettiva procedurale che riduce l\u2019etica alle regole sociali. Il bene (morale), infatti, non si identifica al giusto (legale). Anche se \u00e8 necessario ed indispensabile impedire l\u2019arbitrio e darsi delle regole, le quali rendano possibile la giustizia, si tratta di raggiungere il livello di quel bene morale nel quale soltanto il singolo pu\u00f2 trovare speranza per il proprio destino e che non sia comunque puramente individuale e soggettivo, quindi incomunicabile. E\u2019 quel bene invece che si media e si esprime anche nelle istituzioni civili ed economiche.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che nel campo dell\u2019etica finanziaria, per esempio, non basta il criterio della trasparenza, e dunque il diritto del singolo a un\u2019informazione adeguata. Si deve porre la questione dell\u2019equit\u00e0 o meno di un certo tasso di interesse per depositi o finanziamenti, e non solo la questione della trasparenza dei criteri formali secondo i quali tali tassi sono fissati. In tal modo \u00e8 possibile superare quell\u2019interpretazione del mercato, che lo concepisce di fatto separato dalla societ\u00e0 e dalla cultura. Un mercato dove la regola diventa quella di non occuparsi di ci\u00f2 che far\u00e0 il mio contraente con il bene o il servizio che gli cedo, o con il denaro che gli presto; anzi \u00e8 necessario che di questo io non mi occupi. Di fronte a una tale regola di brutale individualismo, la coscienza morale del singolo e del cristiano in particolare reagisce indignata, poich\u00e9 sono azzerate le regole propriamente morali del rapporto interumano; queste regole impongono infatti di mettere al primo posto la persona (ogni persona: me e gli altri), e dunque i suoi bisogni prima ancora che i suoi diritti. Si tratta di non cancellare la prossimit\u00e0 e la solidariet\u00e0, si tratta di non affermare unicamente il principio dell\u2019indifferenza degli umani, chiamata uguaglianza.<\/p>\n<p>Le istituzioni finanziarie sono chiamate, di conseguenza, ad informare le proprie strategie anche ad una visione politica (quindi con riferimento a tutto il corpo sociale) che interpreta e valuta dal punto di vista del loro valore sociale i singoli interventi di finanziamento. L\u2019opportunit\u00e0 del profitto non \u00e8 l\u2019unico parametro in base al quale apprezzare la convenienza del finanziamento. E\u2019 necessario far riferimento anche a criteri relativi al vantaggio sociale dell\u2019attivit\u00e0 in questione.<\/p>\n<p>Il mondo finanziario dovrebbe dunque istituire un confronto pi\u00f9 determinato e assiduo, e rispettivamente un proprio apporto positivo, nei confronti delle forme che assume il bene comune della societ\u00e0 presente. Le pratiche finanziarie sono giustificabili se beneficiano anche la societ\u00e0, e solamente se anche la societ\u00e0 \u00e8 beneficata esse dovrebbero essere accettate.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 e la sofisticata tecnicit\u00e0 delle operazioni finanziarie rende assai astratta tale struttura economica , nel senso che la coscienza morale non \u00e8 normalmente e immediatamente in grado di avvertirne il rilievo in ordine alla determinazione dei rapporti interumani e alla configurazione complessiva della convivenza sociale. Per questo \u00e8 cos\u00ec essenziale e necessaria la riflessione etica ed etico-religiosa.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 detto la questione etica non \u00e8 un aspetto estrinseco aggiunto alle dimensioni economiche, sociologiche e politiche della finanza, ma \u00e8 un modo di valutarle e renderle significative per l\u2019azione umana. L\u2019istituzione finanziaria \u00e8 giustificabile, pertanto, quando essa realizza la sua natura e la sua funzione nella societ\u00e0. L\u2019etica finanziaria pu\u00f2 essere giustificata solo dalla natura dell\u2019oggetto, cio\u00e8 dalla funzione propria di finanza, dalla condotta e dal giusto scambio che corrisponde a questa funzione, cio\u00e8 dai contributi della finanza alla promozione dell\u2019uomo nell\u2019economia. Il che \u00e8 un altro modo di dire che la morale va realizzata nella finanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.3 Etica del mercato del credito<\/strong><\/p>\n<p>Le funzioni delle banche in rapporto ai clienti che depositano il loro denaro consistono nel facilitare e coordinare le transazioni di pagamento, nell\u2019offrire il mantenimento della liquidit\u00e0 e le opportunit\u00e0 di investimento di capitali. Sorge l\u2019impegno per la banca di ridurre i rischi per i loro depositi, di essere affidabile e sicura nella gestione dei conti correnti. I clienti si lamentano che spesso le transazioni di depositi sono lente mentre i prelievi dai loro conti sono immediati. Operando cos\u00ec le banche risparmiano interesse sui depositi e guadagnano un profitto addizionale: non \u00e8 adempiuto per\u00f2 il criterio di giustizia nello scambio.<\/p>\n<p>Il primo dovere delle banche verso i clienti che domandano prestiti sorge dalla natura stessa del prestito e della funzione della banca di provvedere capitale a rischio per le imprese dei loro clienti. Il loro primo dovere \u00e8 il coraggio obiettivo e ragionevole nel prestare denaro a buoni progetti di investimento, coraggio che implica l\u2019esercizio delle responsabilit\u00e0 di chi presta e di chi prende in prestito e la considerazione del fine e dell\u2019efficienza del prestito. Si accetta di indebitarsi per investire, perch\u00e9 il ricavo necessario \u00e8 generato dal rendimento del debito, mentre nel caso del consumo, il debito deve essere maneggiato con particolare prudenza.<\/p>\n<p>Come intermediario tra creditori e debitori, la banca \u00e8 chiamata a trovare un equilibrio tra differenti doveri (e virt\u00f9 professionali) di riduzione del rischio e di assunzione del rischio: deve mediare tra le attese dei clienti creditori di evitare il rischio e le attese dei clienti debitori di sopportare il rischio.<\/p>\n<p>Questa tensione riflette la funzione della banca di mediare tra l\u2019offerta e la domanda di risorse finanziarie, tra risparmi e investimenti. La banca non pu\u00f2 semplicemente mediare perch\u00e8 l\u2019offerta e la domanda di fondi finanziari non sono congruenti e compatibili. Essi lo diventano quando le banche uniscono i fondi a basso rischio dei loro depositi e li trasformano in fondi a normale e alto rischio per i loro crediti.<\/p>\n<p>Per trasformare i depositi in crediti le banche devono trasformare depositi parzialmente a corto periodo in crediti a medio e lungo termine e devono trasformare i differenti atteggiamenti verso il rischio da parte dei loro creditori e dei loro debitori, tenendoli insieme nel loro bilancio.<\/p>\n<p>E\u2019 richiesta una sintesi di avversione al rischio e di prontezza ad assumerlo, di controllo sobrio e di apertura per investimenti a rischio. Le grandi banche hanno il dovere di controllare la tendenza inerente ad ogni istituzione burocratica di seguire leggi generali statiche, che non fanno giustizia al singolo caso. Questo impedisce qualche volta progetti promettenti di imprenditori che non hanno le sicurezze richieste. Del resto non osservare le leggi tecniche per il banchiere pu\u00f2 essere immorale.<\/p>\n<p>La valutazione di progetti di investimento sta nella libera decisione dell\u2019istituto di credito. Le banche hanno un potere discrezionale di decidere se un progetto merita credito. Nel processo di decisione la banca deve applicare i criteri di efficienza e di giustizia nello scambio e nella valutazione che sono solo parzialmente formalizzati. L\u2019affermare futuri risultati di investimenti implica libert\u00e0 con discrezione.<\/p>\n<p>Le banche sono chiamate a trattare ogni richiesta di credito in un giusto modo, per es. devono trattare situazioni uguali in modo uguale e situazioni disuguali in modo disuguale. E\u2019 in gioco il principio di uguaglianza delle regole e il principio di obiettivit\u00e0 e universalit\u00e0. I tassi di interesse dei crediti di tutti i clienti devono seguire il tasso di interesse di mercato. Il favoritismo nella valutazione del merito di credito deve essere escluso come pure vano esclusi speciali favori nella consulenza o riduzioni ingiustificate nei costi di credito.<\/p>\n<p>Lo stesso principio del giusto prezzo e dei giusti tassi di interesse va mantenuto per le relazioni delle banche con i clienti dei conti correnti. L\u2019etica richiede che le banche non pratichino favoritismi verso i ricchi e austerit\u00e0 non dovuta verso i meno ricchi o poveri.<\/p>\n<p>Le banche hanno da bilanciare le loro decisioni di credito tra benevolenza e rigore. Esse non prestano il loro denaro ma i depositi dei loro clienti. Nella combinazione dialettica di immaginazione imprenditoriale creativa e di senso della realt\u00e0, di oggettivit\u00e0 e di frugalit\u00e0, sta la virt\u00f9 e il dovere del banchiere giusto ed efficiente.<\/p>\n<p>Di fronte alla critica di non prendere in conto sufficientemente il bene comune, ma unicamente il profitto e la sicurezza nelle decisioni di concedere credito ai progetti d\u2019investimento, le banche rispondono che il profitto che deriva ai clienti dai crediti concessi e il profitto della banca (e quindi dei suoi azionisti) sono il criterio di condotta della banca che non pu\u00f2 essere annullato dall\u2019intrusione di altri principi.<\/p>\n<p>Si obietta tuttavia che c\u2019\u00e8 un crescente numero di clienti e di soggetti interessati per i quali la funzione oggettiva della banca \u00e8 pi\u00f9 larga, anche se essi non perdono di vista la necessit\u00e0 di perseguire il profitto. Molti clienti vogliono che le loro banche includano considerazioni etiche nelle loro decisioni di investimento (Cfr. \u00a7 4.4.2). Si obietta inoltre che se il profitto \u00e8 la condizione necessaria per la sopravvivenza della banca, non ne segue che il profitto sia la condizione sufficiente anche per le attivit\u00e0 della banca. Nulla impedisce una banca dall\u2019approfondire il principio di controllo del profitto, tenendo per\u00f2 presenti principi che non dovrebbero diminuire il legittimo ed onesto profitto a lungo termine.<\/p>\n<p>Per la situazione del sistema bancario italiano confronta la Scheda esplicativa corrispondente : \u00a7 5.2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.4. Etica del mercato dei capitali<\/strong><\/p>\n<p>Qual\u2019\u00e8 la condotta appropriata e che cosa significa la giustizia negli scambi borsistici? Oltre al ben noto problema delle informazioni riservate, ve ne sono altri rilevanti come l\u2019etica della selezione di capitali per l\u2019investimento, l\u2019etica dell\u2019investitore, l\u2019etica delle imprese quotate in borsa e del loro comportamento verso i loro azionisti e la borsa, l\u2019etica degli intermediari.<\/p>\n<p>Le funzioni dell\u2019istituzione del mercato dei capitali dentro l\u2019economia sono funzioni che lo rendono simile al mercato del credito. C\u2019\u00e8 la funzione di trasferimento in cui i risparmi sono trasferiti in investimento, e il processo di trasformazione, in cui gli investimenti a differenti termini di tempo sono trasformati in investimenti di titoli o valori mobiliari a lungo termine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.4.1. La speculazione<\/strong><\/p>\n<p>La divisione del lavoro nel mercato dei capitali tra gli operatori che si concentrano sul valore del capitale e sui rendimenti dei valori mobiliari, gli investitori in senso proprio, e quelli che si concentrano sui differenziali di fluttuazione del valore mobiliare nel tempo, gli speculatori, fa s\u00ec che l\u2019investimento nelle azioni possa essere liquidato in ogni momento. La speculazione azionaria accresce la scambiabilit\u00e0 delle azioni e perci\u00f2 la trasformabilit\u00e0 dei periodi di tempo dell\u2019investimento finanziario. Diminuisce poi il rischio di non poter trasformare i periodi di investimento e disinvestimento in azioni e perci\u00f2 rende un importante servizio all\u2019economia. Il profitto speculativo produce l\u2019effetto di accrescere il commercio di valori mobiliari e facilita la trasformazione dei periodi di investimento.<\/p>\n<p>La sicurezza della trasformabilit\u00e0 di tempo delle azioni attraverso la speculazione nella borsa \u00e8 economicamente vantaggiosa se la speculazione non \u00e8 interessata nelle fluttuazioni di prezzo del valore mobiliare e perci\u00f2 non accresce le fluttuazioni dei prezzi lungo il tempo. Nel caso che la speculazione professionale accresca le fluttuazioni di prezzo perch\u00e9 fa profitti con esse, l\u2019effetto negativo delle accresciute fluttuazioni di prezzo attraverso la speculazione pu\u00f2 prevalere sui guadagni provenienti dall\u2019accresciuta scambiabilit\u00e0 di azioni. A questo proposito si distingue la speculazione con elasticit\u00e0 negativa che agisce contrariamente alle attese del mercato e perci\u00f2 vende azioni quando il mercato aspetta prezzi futuri pi\u00f9 alti e compra quando il mercato aspetta prezzi futuri pi\u00f9 bassi: questa sorta di speculazione diminuisce le fluttuazioni dei prezzi attraverso investimenti anticiclici. La speculazione con elasticit\u00e0 positiva di domanda di valori mobiliari invece vende e compra secondo le attese prevalenti del mercato, agendo ciclicamente con la maggioranza del mercato, accrescendo le fluttuazioni dei prezzi e gli effetti negativi.<\/p>\n<p>La speculazione \u00e8 eticamente ammissibile quando adempie una funzione oggettiva nell\u2019economia: la riduzione dell\u2019incertezza intorno alla scambiabilit\u00e0 di azioni nella borsa. I profitti della speculazione sono pagamenti resi al pubblico nella borsa e sono giustificati dal surplus economico creato dalla speculazione.<\/p>\n<p>Quando predomina per\u00f2 un\u2019attivit\u00e0 speculativa che si rende simile a giochi d\u2019azzardo o scommesse e il cui collegamento all\u2019economia reale \u00e8 inesistente, i contraccolpi negativi sull\u2019efficienza della direzione dei flussi di fondi, che era compito dei mercati finanziari garantire e incentivare, sono notevoli e possono giungere a provocare crisi di interi sistemi finanziari. Di qui la necessit\u00e0 di meccanismi di controllo a livello internazionale.<\/p>\n<p>Particolarmente in relazione alla gestione dei prodotti finanziari innovativi nel contesto del mercato globale \u00e8 dato riscontrare con frequenza comportamenti poco rispettosi della stabilit\u00e0 dei mercati. Anche tali prodotti (derivati, sintetici, ecc.) hanno lo scopo di copertura e di controllo dei rischi, con la funzione economica di dare stabilit\u00e0 al mercato. Ma tale funzione \u00e8 disattesa quando gli intermediari, mossi dalla speculazione sulla variabilit\u00e0 dei tassi, privilegiano i profili di aleatoriet\u00e0 insiti in questi prodotti, alterando i profili di rischio attraverso l\u2019uso improprio di questi strumenti.<\/p>\n<p>Dove l\u2019incertezza pu\u00f2 essere ridotta da mezzi che costano meno, questi mezzi devono essere usati. Dove la speculazione non riduce realmente l\u2019incertezza, non \u00e8 giustificata.<\/p>\n<p>Alla luce di questi principi va valutato il fenomeno dell\u2019\u00a0<em>insider trading<\/em>, l\u2019uso indebito sul mercato immobiliare di informazioni riservate, che dal 1991 \u00e8 un reato specifico anche in Italia. A differenza della speculazione economicamente produttiva, che equilibra i prezzi di uno stesso mercato tra differenti momenti di tempo o di spazio (arbitraggio), l\u2019aggiotaggio designa l\u2019attivit\u00e0 di fare profitti ponendo un sovrapprezzo su un dato bene o servizio senza aggiungere valore. La differenza di prezzo tra le azioni comprate e le azioni vendute \u00e8 il sovrapprezzo posto da chi fa aggiotaggio. L\u2019\u00a0<em>insider trading<\/em>\u00a0\u00e8 un particolare aggiotaggio che non aggiunge valore ai beni scambiati, anche se si compra a tempo t e si vende a tempo t+1, per es. le azioni, quando l\u2019informazione su cui si basa il profitto era gi\u00e0 l\u00e0 al tempo t. Il profitto, gi\u00e0 secondo il medievale Scoto, \u00e8 eticamente ammissibile se l\u2019intermediario o lo speculatore ha reso qualche servizio produttivo alla comunit\u00e0. L\u2019aggiotaggio pone solo un sovrapprezzo agli altri e non aggiunge un reale valore all\u2019economia, e perci\u00f2 viola sempre il principio di giustizia di dare ad ognuno il suo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la speculazione sulle divise o monete nazionali confronta quanto detto sopra verso la fine del \u00a7 3.2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.4.2 Gli investimenti<\/strong><\/p>\n<p>La restrizione dei criteri dell\u2019investitore alla massimizzazione del valore della propria azione, e quindi alla massimizzazione dell\u2019efficienza allocativa nell\u2019economia, \u00e8 insufficiente dal punto di vista etico e deve essere completata dal criterio della giustizia. L\u2019investitore deve porsi la domanda:&#8221;Quali progetti finanziamo?&#8221; e &#8220;In quali luoghi investiamo?&#8221;. Investimenti in imprese che perseguono produzioni immorali, come per esempio la pornografia o lo sfruttamento dei lavoratori, sono semplicemente da rifiutarsi.<\/p>\n<p>Un\u2019altra questione \u00e8 se l\u2019investitore deve essere libero di investire nel paese che vuole. Certamente i mercati del capitale devono essere liberi il pi\u00f9 possibile. Dal punto di vista etico l\u2019investitore \u00e8 comunque tenuto a chiedersi se l\u2019investimento deve essere fatto nel suo paese o all\u2019estero, o se per ragioni di giustizia non dovrebbe investire parte del suo capitale nel suo proprio paese. Questo obbligo non dovrebbe comunque essere legale perch\u00e9 gli effetti sarebbero dannosi sull\u2019efficienza economica, bens\u00ec etico.<\/p>\n<p>Sebbene la loro influenza possa essere molto limitata, gli azionisti devono chiedersi in quali progetti e in quali regioni e paesi devono investire. Gli investitori, in particolare quelli con grandi capitali, dovrebbero considerare con particolare attenzione il criterio della giustizia e del bene comune nelle loro decisioni di investimento.<\/p>\n<p>Gli stessi obblighi sono validi anche per i dirigenti delle imprese finanziarie nelle loro decisioni di strategia finanziaria. In particolare le imprese che collocano azioni sul mercato sono obbligate a informare propriamente i loro azionisti e il pubblico sul mercato, dando le informazioni rilevanti. Poich\u00e9 il pagamento dei dividendi \u00e8 il principale segnale della situazione dell\u2019impresa, la stessa \u00e8 obbligata a praticare una strategia ragionevole di dividendi, che non restringa eccessivamente i dividendi per autofinanziarsi n\u00e9 paghi in dividendi somme che non sono giustificate dai risultati dell\u2019azienda: si ingannerebbe il pubblico.<\/p>\n<p>Fissando l&#8217;attenzione sui mercati finanziari e sul loro rapporto alla giustizia sociale, che ha per oggetto il bene comune, sorge la domanda: date le risorse ineguali con cui si compete, possono i mercati fare altro dal riflettere o amplificare questa ineguaglianza? Gli investitori insistono che il loro denaro serve la giustizia sociale come i loro interessi. Tale insistenza significa concretamente che il profitto deve diminuire, se la giustizia deve fiorire: meno profitto con giustizia invece di pi\u00f9 profitto senza giustizia. E&#8217; la linea della\u00a0<em>Banca Etica<\/em>\u00a0e dell&#8217;\u00a0<em>Investimento Etico<\/em>, in cui la dimensione etica, che deve essere comune a tutte le attivit\u00e0 finanziarie in quanto finalizzate al bene comune, trova una realizzazione specifica e particolare.<\/p>\n<p>Queste nuove modalit\u00e0 del mercato finanziario, che mirano ad una maggiore apertura verso i bisogni degli altri, ad una pi\u00f9 sentita integrazione con la societ\u00e0 degli uomini, rendono possibile impieghi a tasso agevolato a favore di cooperative sociali e delle imprese\u00a0<em>non profit<\/em>, e dimostrano come sia possibile contemperare forme equilibrate di sana imprenditorialit\u00e0 e senso di cooperazione, avvertito anche come tutela degli interessi civili.<\/p>\n<p>Gli investitori\u00a0<em>etici<\/em>\u00a0non si interessano solo della misura del profitto finanziario e del rischio ad esso connesso, ma anche della natura dei beni e servizi delle imprese, della collocazione dei loro affari e del modo in cui sono condotti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.4.3 Le imprese<\/strong><\/p>\n<p>Circa l\u2019etica del mercato delle acquisizioni, va sottolineato che il controllo dell\u2019impresa implica pi\u00f9 potere che la propriet\u00e0 delle azioni e perci\u00f2 pi\u00f9 responsabilit\u00e0 e coscienza della dimensione etica dei propri comportamenti. E anche l\u2019intenzione retta \u00e8 pi\u00f9 importante che nel mercato delle azioni, poich\u00e9 il grado di libert\u00e0 di discrezione e il potere delle decisioni sul controllo dell\u2019impresa sono pi\u00f9 alti. L\u2019intenzione con cui i partecipanti agiscono in questo mercato definisce ci\u00f2 che essi stanno facendo, se vogliono depredare risorse o tentare di migliorare la gestionalit\u00e0 dell\u2019impresa che stanno scalando. Se essi cercano di fare profitti solo vendendo l\u2019impresa o parti di essa o se c\u2019\u00e8 solo un disegno di potere, violano il fine sostanziale dell\u2019economia, perch\u00e9 in primo luogo separano completamente l\u2019interesse del compratore dagli interessi dell\u2019impresa che si vuole comprare, e in secondo luogo negano il fine dell\u2019impresa come unit\u00e0 sociale di produzione.<\/p>\n<p>La giusta intenzione di una fusione \u00e8 di acquisire sinergie tra le due imprese, rafforzando la produttivit\u00e0 di ambedue le imprese e l\u2019efficienza allocativa dell\u2019economia. In tal modo appare che l\u2019economia non \u00e8 solo un formale contesto di mercato di scambio, su cui le domande soggettive e le offerte definite soggettivamente si incontrano e sono coordinate. Piuttosto l\u2019economia serve un fine oggettivo che deve essere realizzato dalla volont\u00e0 soggettiva degli individui. Cos\u00ec l\u2019economia non serve principalmente il fine di massimizzare il profitto degli individui, ma di utilizzare il loro sforzo soggettivo per la realizzazione di un fine oggettivo: la soddisfazione imparziale delle domande soggettive attraverso un\u2019offerta efficientemente prodotta e distribuita, la quale \u00e8 organizzata da imprenditori che seguono i loro piani soggettivi.<\/p>\n<p>Il profitto positivo \u00e8 una necessaria condizione per gli affari, tuttavia il massimo profitto non \u00e8 il fine ultimo per un\u2019impresa, neppure per un\u2019impresa finanziaria. Il profitto \u00e8 la misura dell\u2019oggettiva efficienza di un\u2019impresa, ma non pu\u00f2 essere il solo e pi\u00f9 importante fine degli affari, anche se funziona come forza di controllo per tutta l\u2019impresa. Il profitto \u00e8 come la salute. Noi ne abbiamo bisogno e tanto meglio se \u00e8 pi\u00f9 grande. Ma non \u00e8 la sola ragione della nostra esistenza.<\/p>\n<p>Inoltre si deve precisare la natura dell\u2019efficienza. Noi possiamo definirla come un quoziente o sottrazione tra risultati e spese. Ma che cosa includiamo nel numeratore e nel denominatore? La risposta dipende da ci\u00f2 che vogliamo misurare, perch\u00e9 il concetto di efficienza \u00e8 ambiguo non solo in economia. Includo solo i ricavi e le spese a corto termine o anche a lungo termine? Dovrei includere gli effetti delle decisioni che io prendo sulla compagnia come un tutto, la capacit\u00e0 dello staff di agire in futuro, i processi di formazione, gli effetti delle azioni dell\u2019impresa sull\u2019ambiente, cio\u00e8 le conseguenze sociopolitiche ed etiche delle mie azioni ? L\u2019efficienza \u00e8 limitata dal punto di vista economico complessivo se solamente si riferisce a certi risultati e costi che sono espressi in termini microeconomici. Ci\u00f2 non significa evidentemente che bisogna abbandonare questo criterio, bens\u00ec che non possiamo assolutizzarlo.<\/p>\n<p>Noi non possiamo dunque accettare che il fine dell\u2019impresa finanziaria sia solo il profitto dell\u2019investitore, ma piuttosto diremmo che sia quello di soddisfare i bisogni e di contribuire allo sviluppo di tutte le persone che formano l\u2019impresa, attraverso la produzione e distribuzione efficiente di beni e servizi utili.<\/p>\n<p>In questa ottica vanno valutati i guadagni a breve termine. I proprietari di un\u2019impresa esercitano la funzione sociale della propriet\u00e0 quando controllano che l\u2019impresa sia gestita secondo il suo fine e il bene comune della societ\u00e0 in cui opera. Alcuni investitori istituzionali (fondi pensioni, banche, assicurazioni) giocano un ruolo importante come investitori in quanto proprietari di grandi quantit\u00e0 di azioni. E\u2019 difficile per loro esercitare questa responsabilit\u00e0, perch\u00e9 essi ordinariamente non posseggono la maggioranza delle azioni e questa poi cambia con il tempo, ed inoltre esercitare un attento controllo dell\u2019impresa, in cui essi hanno azioni, implica dei costi.<\/p>\n<p>In ogni caso l\u2019investitore istituzionale non sente di essere comproprietario di un\u2019impresa, ma di una serie di risorse finanziarie da cui si aspetta di ottenere un guadagno a breve termine ( poich\u00e9 egli stesso \u00e8 valutato secondo il criterio del breve termine) insieme con la copertura del rischio (che \u00e8 realizzata attraverso operazioni sui mercati).<\/p>\n<p>Il fatto che gli investitori istituzionali vedano s\u00e9 stessi giudicati a breve termine, secondo classifiche magari trimestrali, significa che essi anche domanderanno rendimenti a breve termine dalle imprese in cui hanno azioni. Questa non \u00e8 la condotta migliore per l\u2019impresa, se implica che decisioni sulla crescita, su investimenti a lungo termine, spese nella ricerca e nello sviluppo siano trascurate o che alti livelli di rischi siano assunti (attraverso un grande peso del debito).<\/p>\n<p>Le conseguenze etiche di tutto questo sono assai importanti, perch\u00e9 esse suggeriscono che il controllo e l\u2019esercizio della funzione sociale della propriet\u00e0 \u00e8 effettivamente trascurato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.4.4 Dimensione sociale e politica internazionale<\/strong><\/p>\n<p>Non dobbiamo a questo punto dimenticare che se i mercati sono internazionali, anche le responsabilit\u00e0 lo sono, come anche che i soggetti appropriati di tale responsabilit\u00e0 sociali sono i popoli e gruppi di popoli.<\/p>\n<p>Gli squilibri tra paesi ricchi e poveri, tra terra a disposizione e popolazione, tra sviluppo demografico ed economico, generano fame, disoccupazione, indebitamenti, disastri ecologici. E\u2019 pertanto sia attraverso strutture politiche che mediante le organizzazioni finanziarie multilaterali, le banche commerciali internazionali e nazionali, le grandi imprese multinazionali, che si sviluppa la responsabilit\u00e0 sociale dei soggetti collettivi.<\/p>\n<p>Oggi sembra appropriato indicare tra i fini di questa assunzione di responsabilit\u00e0 il contribuire ad:<\/p>\n<p>a) organizzare il settore finanziario, sia nazionale che sovranazionale, come anche di sistemi di imprese aperti ad un mercato concorrenziale e ad obiettivi di efficienza.<\/p>\n<p>Tenendo presente la necessit\u00e0 della libert\u00e0 e della democratizzazione in tali settori, si eviter\u00e0 di creare troppi protezionismi che ingenerano deresponsabilizzazione. E\u2019 necessario quindi un quadro legislativo che garantisca le regole del gioco di mercato, specialmente la normale e sana concorrenza.<\/p>\n<p>In questo contesto la conoscenza diventa bene decisivo per l\u2019equit\u00e0 dei contratti e per l\u2019efficienza dei sistemi stessi. Essa lo \u00e8 anche per ridurre gli squilibri tra paesi ricchi e poveri, perch\u00e9 spesso l\u2019economia in questi ultimi non decolla proprio perch\u00e9 non esistono informazioni sulla solidit\u00e0 delle banche o sull\u2019affidabilit\u00e0 dei clienti.<\/p>\n<p>b) elaborare politiche economiche, monetarie, fiscali e sociali che, nel rispetto dell\u2019efficienza dei mercati, li orientino a servire lo sviluppo economico e il progresso sociale di tutti, sia all\u2019interno delle nazioni che internazionalmente.<\/p>\n<p>Ne segue oggi la necessit\u00e0 di politiche di prudente privatizzazione delle banche pubbliche, per creare mercati finanziari pi\u00f9 democratizzati; di politiche finanziarie e monetarie che non danneggino altri popoli specialmente quelli pi\u00f9 deboli; di politiche che equilibrino le posizioni di rendita con gli investimenti produttivi; di politiche di credito pubblico e privato, concordate tra i finanziatori e i destinatari per favorire lo sviluppo autopropulsivo e ridurre gli squilibri; di politiche concordate tra paesi sviluppati per favorire la bilancia dei pagamenti dei paesi in via di sviluppo; di politiche finanziarie a livello regionale per essere pi\u00f9 concorrenziali e per incentivare il proprio sviluppo. Ed infine sar\u00e0 necessario mettere mano alla riforma degli statuti delle organizzazioni come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l\u2019Organizzazione Internazionale del Commercio, in quanto attualmente non permettono alcun diritto di parola ai paesi indebitati e bisognosi di fondi..<\/p>\n<p>Si rivela quindi la necessit\u00e0 di incamminarci verso un\u2019integrazione finanziaria mondiale. Ai fini dello sviluppo globale, universale e comunitario dei popoli della terra, \u00e8 indispensabile ed urgente che si giunga ai mercati globali, organizzati secondo efficienza e trasparenza e giustizia, per sviluppare parallelamente una cultura della globalizzazione della responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di procedere a piccoli passi, ma con decisione riguardo al fine ultimo da raggiungere. Come stiamo andando verso la realizzazione di un Tribunale Penale Internazionale per i crimini contro l\u2019umanit\u00e0, cos\u00ec possiamo tendere verso un sistema finanziario integrato. Ben consci per\u00f2 che come il sistema finanziario non \u00e8 autosufficiente e come l\u2019etica degli affari non vive di vita autonoma, cos\u00ec entrambi non tendono automaticamente al bene comune. E\u2019 necessario un supplemento di eticit\u00e0, che non \u00e8 poi se non la trascrizione morale del personalismo, anche di quello cristiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.4.5 Sfide della finanza all\u2019etica e l\u2019educazione all\u2019uso del denaro<\/strong><\/p>\n<p>In conclusione la finanza pone diverse sfide all\u2019etica.<\/p>\n<p>Una sfida \u00e8 causata dalla caratteristica dei beni di questo mercato di essere astratti, fungibili e impersonali. Il controllo faccia a faccia tra produttore e cliente e il giudizio sulla qualit\u00e0 del bene fornito sono pi\u00f9 difficili di quelli che riguardano i beni reali.<\/p>\n<p>La seconda sfida sorge dalla centralit\u00e0 della relazione fiduciaria. Gli intermediari finanziari sono i fiduciari dei loro investitori. La fiducia non pu\u00f2 essere sostituita completamente dal controllo. Essa contiene un irriducibile elemento di autocontrollo da parte del fiduciario. L\u2019autocontrollo \u00e8 inteso qui come relazione etica con s\u00e9 stessi. Gli intermediari finanziari sono perci\u00f2 particolarmente soggetti alle richieste dell\u2019etica della relazione fiduciaria.<\/p>\n<p>La terza sfida risponde all\u2019esigenza di perseguire l\u2019innovazione sia a livello di impresa di produzione di beni e servizi, sia di impresa finanziaria, di strumenti finanziari e di mercati finanziari.<\/p>\n<p>La quarta sfida \u00e8 la paura della gente di essere vittima di segrete operazioni dell\u2019industria finanziaria, causate dal carattere intangibile e immateriale del prodotto trattato. La trasparenza e un appropriato codice di comportamento sono i mezzi principali per combattere queste paure.<\/p>\n<p>A motivo del carattere astratto e impersonale dei loro affari, che non incoraggia un\u2019etica personale o comunitaria n\u00e9 rinforza il comportamento etico faccia a faccia tra fornitore e cliente, gli intermediari finanziari devono avere speciale cura delle regole etiche del comportamento in quanto rendono coscienti degli effetti diretti di esso su altre persone e sull\u2019agente stesso. I codici deontologici e le associazioni professionali possono migliorare i livelli di obbedienza alla legge ma non possono garantirli. Dove c\u2019\u00e8 poco controllo faccia a faccia e dove le relazioni astratte di contratto sono prevalenti, la coordinazione attraverso le regole etiche deve essere comunque integrata dalle regole giuridiche. E\u2019 in gioco infatti la funzione sociale dell\u2019impresa finanziaria, cio\u00e8 la produzione di beni e servizi per soddisfare bisogni, efficientemente e con continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 le azioni umane sono complesse, richiedono giudizi prudenziali che considerino tutte le loro dimensioni e conducono a decisioni che saranno necessariamente incerte, diventa importante l\u2019educazione che aiuta le persone a comportarsi eticamente e a creare motivazioni, regole di comportamento e criteri di valutazione. La dimensione macro \u00e8 il risultato di molteplici scelte micro di singoli individui che, se non operano nella direzione comunitaria, rendono vuota ogni teoria e progetto politico.<\/p>\n<p>E\u2019 quindi importante la formazione delle persone nell\u2019uso del denaro. Per quanto possa apparire una strategia debole dal punto di vista della certezza ed immediatezza dei risultati, quella educativa \u00e8 comunque condizione irrinunciabile. Essa significa sollecitazione ed orientamento della responsabilit\u00e0. Anzitutto quella di chi svolge un ruolo direttivo, ma prima ancora quella dei sempre pi\u00f9 numerosi utenti dei servizi finanziari.<\/p>\n<p>Nei confronti di tali destinatari anche la predicazione ecclesiale potrebbe avere un ruolo non privo di incidenza nella formazione morale.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[],"fascicolo":[33],"class_list":["post-959","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","fascicolo-ottobre-2000"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il documento Etica e Finanza<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Redazione, pubblicato nel numero di Ottobre 2000. 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