{"id":944,"date":"2000-06-01T12:00:00","date_gmt":"2000-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=944"},"modified":"2026-04-06T22:52:03","modified_gmt":"2026-04-06T22:52:03","slug":"letica-economica-finanziaria-di-a-f-utz","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2000\/giugno\/letica-economica-finanziaria-di-a-f-utz\/","title":{"rendered":"L&#8217;etica economica finanziaria di A. F. UTZ"},"content":{"rendered":"<p><main><\/p>\n<div class=\"com-content-article item-page\">\n<div class=\"com-content-article__body\">\n<p>1. Mi \u00e8 stato chiesto un intervento sul settore specifico dell\u2019etica finanziaria ed in particolare sulla problematica speculativa, vista la sua attualit\u00e0, spesso connotata da forti ambiguit\u00e0 e qualche confusione dal punto di vista di una prospettiva genuinamente morale. Eseguo questo compito operando una breve e selettiva ricognizione storica, avendo avuto l\u2019argomento, soprattutto nel periodo definito casuistico della teologia morale, una sua marcata considerazione, anche in ragione del fatto che, dopo l\u2019allargamento dei mercati e la prima trasformazione dell\u2019economia statica e rurale in mercantile ed imprenditoriale, la realt\u00e0 economica appunto ha ricevuto una nuova configurazione e una nuova attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 domandare anche in questo frangente, se la vecchia morale \u00e8 in grado di comprendere la nuova economia e la nuova finanza. Mi sembrerebbe di poter rispondere di s\u00ec. Siamo indubbiamente di fronte ad una complessificazione notevole, interessata da un intenso e rapido sviluppo, che talora \u00e8 difficile seguire tempestivamente. Esso comporta certamente delle novit\u00e0 di mediazione finanziaria fino all\u2019altro ieri sconosciute: esse vanno percepite e comprese. Tuttavia la riflessione morale, sia filosofica che teologica, non \u00e8 sguarnita, n\u00e9 \u00e8 necessario passare da un\u2019etica convenzionale ad una post-convenzionale, come J. Jonas, in altri settori e per altri motivi, invece postula. I criteri morali elaborati nel passato dimostrano la loro validit\u00e0 anche oggi, pur cambiando l\u2019oggetto materiale della loro applicazione. Quest\u2019ultima evenienza gli pone urgenti e acute necessit\u00e0 di discernimento, che pu\u00f2 essere occasione propizia del suo arricchimento autocomprensivo, e d\u2019altra parte l\u2019attivazione del retroterra tradizionale pu\u00f2 essere a sua volta occasione d\u2019approfondimento rispetto ad alcuni parametri antropologici e morali, talora non sempre chiari in ogni epoca.<\/p>\n<p>2. Tuttavia, come riporta un interessante articolo (lo sono sempre quelli a seria ricostruzione storica) e che sostanzialmente riprendo in questa prima parte &#8211; M. W. STONE &#8211; T. HOUDT van,\u00a0<em>Probabilism and its Methods Leonardus Lessius and his Contribution to the Development of Jesuit Casuistry<\/em>, Ephemeridiae Theologicae Lovanienses 75 (1999) 359-394, soprattutto 386-391 &#8211; la questione della speculazione pu\u00f2 rivendicare un radicamento storico profondo, risalente allo stesso Cicerone, che nel\u00a0<em>De Officiis<\/em>, III, 12, 50-57, riporta la storia di un mercante, che trasportando per primo del grano da Alessandria a Rodi, che versava in un\u2019acuta carestia, viene a sapere che, dopo di lui, sarebbero giunti nell\u2019isola altri quantitativi di derrate alimentari. La questione, che accese sia nell\u2019et\u00e0 antica sia in quella medievale, vivaci dibattiti, verte sul fatto se egli sia \/ si debba sentire obbligato a diffondere le sue informazioni tra la cittadinanza affamata di Rodi, subendo con ci\u00f2 un prezzo basso della merce trasportata oppure se gli sia permesso di tacere e quindi di poter usufruire, per le granaglie poste sul mercato, di un prezzo notevolmente pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p>Il mercante utilizza a pieno le sue informazioni, che gli permettono di anticipare gli eventi futuri pi\u00f9 rapidamente dei suoi competitori e si procura un enorme profitto vendendo subito le derrate che possiede senza aspettare la rapida e prevista discesa del loro prezzo. D\u2019altra parte, l\u2019acquirente compra a tale prezzo perch\u00e9 erroneamente prevede che la scarsit\u00e0 della merce continuer\u00e0 e certamente non l\u2019avrebbe fatto, se avesse disposto delle stesse informazioni del suo venditore. Un profitto cos\u00ec ottenuto \u00e8 moralmente giusto ed accettabile?<\/p>\n<p>In generale, il pensiero economico scolastico prevedeva per la moralit\u00e0 d\u2019ogni contratto la dimensione della volontariet\u00e0, che non si verificherebbe se una delle parti rimanesse all\u2019oscuro delle condizioni oggettive dello scambio. La questione specifica il caso in esame, ed in particolare nel senso se il mercante ottiene un giusto profitto per diligenza ed iniziativa o se in modo fraudolento si approfitta dell\u2019ignoranza altrui. Sembrerebbe che, come il venditore \u00e8 tenuto a rivelare i difetti nascosti della merce, cos\u00ec sia obbligato a rivelare i cambiamenti previsti nelle condizioni di mercato del prodotto offerto in vendita. Tuttavia la tarda scolastica era perfettamente consapevole che il valore di un bene non \u00e8 determinato solo dalle sue intrinseche qualit\u00e0, ma anche da condizioni esterne di tempo e di luogo cui \u00e8 soggetto. Per questo con Tommaso d\u2019Aquino (S. Th. II. II, q. 78, aa. 1-4) la tarda scolastica rigett\u00f2 il parallelo tra difetti nascosti della merce ed aspettative di mercato, proponendo una linea di ragionamento differente basata sul concetto di &#8220;comune estimazione&#8221;, da cui deriva la giustezza del prezzo della merce offerta in vendita. La scarsit\u00e0 di grano a Rodi determina l\u2019altezza della &#8220;comune estimazione&#8221; e quindi \u00e8 moralmente permesso al mercante di vendere le proprie granaglie ad un alto prezzo, che perci\u00f2 risulta essere anche quello giusto. Le sue informazioni, fintanto che rimangono private, non hanno ripercussioni sulla stima comune.<\/p>\n<p>Del resto, per un principio di coerenza del sistema morale, si deve notare che qualora non fosse lecito quanto appena affermato, per converso, non dovrebbe neanche essere moralmente lecito ad un compratore di comprare ad un prezzo basso beni di consumo, di cui prevede nel prossimo futuro un innalzamento considerevole di prezzo. Se ci\u00f2 fosse vero, ci si troverebbe in conflitto con il comportamento del patriarca Giuseppe (Gn. 41), che compra grano in Egitto al corrente basso prezzo, anche se privatamente sa, che subentrer\u00e0 presto un periodo di scarsit\u00e0 che provocher\u00e0 l\u2019aumento dei prezzi.<\/p>\n<p>Interessantissima, nell\u2019articolo, la presentazione di parte del successivo sviluppo valutativo della vicenda del mercante di Rodi, operato in particolare da parte del gesuita Leonardo Lessio (1554-1623). Il Lessio presenta tre casi tra loro relazionati, per individuare i dati salienti di differenziazione e quindi di valutazione morale.<\/p>\n<p>Il primo prevede un mercante (X) che induce a comprare grano ad un alto prezzo, perch\u00e9 tramite un\u2019oculata azione pubblicitaria riesce a far credere ai potenziali compratori come reale ci\u00f2 che non lo \u00e8, paventando un imminente aumento di prezzo. Qui il contratto di compravendita, essendo basato su una falsa informazione e patendo il compratore realmente un danno, \u00e8 nullo. E\u2019 moralmente possibile richiedere i danni. Questo comportamento differisce per\u00f2 da quello compiuto dal mercante di Rodi.<\/p>\n<p>Il secondo caso, quello del mercante Y, coincide esattamente con quello del mercante di Rodi, il cui comportamento, anche dal Lessio come dalla tarda scolastica, \u00e8 ritenuto moralmente giusto. Il Lessio aggiunge che tale comportamento non \u00e8 neanche contro la virt\u00f9 della carit\u00e0, che, nella sua opinione, permette e non vieta di promuovere il proprio interesse anche se questo causa un\u2019uguale perdita nel prossimo.<\/p>\n<p>Il terzo caso, quello del mercante Z, \u00e8 infinitamente pi\u00f9 fine e delicato da trattare. Infatti, costui vuol vendere il suo grano al corrente alto prezzo, anche se sa che presto diminuir\u00e0. Domandato esplicitamente circa le aspettative del mercato del grano, risponde che rimarranno invariate. Il comportamento del mercante Z \u00e8 scorretto ed \u00e8 quindi gravato del dovere della restituzione? Il Lessio &#8211; in compagnia del solo Pedro de Arag\u00f3n, di cui restringe il completo avallo positivo dato al caso &#8211; ritiene di no, e difende come probabile questa posizione, almeno nel caso in cui il mercante Z non fosse ritenuto persona affidabile e degna di fiducia. Certamente egli mentisce sfacciatamente, ma di menzogna non perniciosa ma ufficiosa, cio\u00e8 primariamente orientata a prevenire la perdita propria piuttosto che a provocare il danno altrui e quindi assomiglierebbe piuttosto a quel mendicante, che, per allontanare un concorrente, gli dice che l\u2019elemosina che potrebbe attendersi, \u00e8 gi\u00e0 stata data. I due incauti, il compratore ed il mendicante, hanno solo da piangere se stessi per la stupidit\u00e0 con cui hanno agito.<\/p>\n<p>La linea che divide il comportamento del mercante X da quello del mercante Z, cio\u00e8 tra dissimulazione permessa e falsit\u00e0 illecita \u00e8 veramente sottile e difficile da determinare con esattezza. Entrambi i comportamenti poi hanno uno stesso effetto d\u2019inganno e di danno, dovuto a falsa informazione. Ad ogni modo, si pu\u00f2 notare che il Lessio omette di aggiungere che, secondo la solida dottrina scolastica e tomista, una menzogna pu\u00f2 essere definita officiosa, solo se non reca danno a nessuno: dal che segue che il comportamento del mercante Z \u00e8 moralmente censurabile, anche nell\u2019eventualit\u00e0 considerata dal Lessio.<\/p>\n<p>Questa ricostruzione storica del pensiero teologico-morale in ambito economico mostra in modo inequivocabile la complessit\u00e0 del discernimento morale in ambito finanziario, cui oggi siamo di fronte e allo stesso tempo individua una tipologia di trattamento di questa complessit\u00e0 individuando dei principi rilevanti che possono avviarne una composizione risolutoria. Essi possono essere individuati nella volontariet\u00e0 del contratto e nella comunicazione dovuta della verit\u00e0, come quegli elementi che permettono di affermare e promuovere il bene morale della fiducia sociale.<\/p>\n<p>3. Giustamente si pu\u00f2 affermare che la capacit\u00e0 predittiva e previsionale \u00e8 nota intrinseca della razionalit\u00e0 umana. In se stessa \u00e8 un bene premorale come tanti altri, che riceve una valutazione morale a partire dall\u2019oggettiva e specifica prospettiva pratica per cui viene decisa. Afferma giustamente A. Utz, &#8220;&#8230;il concetto di speculazione, viene ricondotto alla mira di colui che specula&#8221; (p. 275). Essa si applica al pluriforme e totale agire morale dell\u2019uomo, non solo in ambito economico, ma anche politico e in generale interrelazionale. Esattamente in forza di questa capacit\u00e0, l\u2019uomo \u00e8 chiamato ad assumersi responsabilmente di tutte le conseguenze prevedibili del proprio agire.<\/p>\n<p>Questa capacit\u00e0 della razionalit\u00e0 umana applicata all\u2019ambito economico e finanziario riceve la denominazione di speculazione, &#8220;&#8230;dal latino speculari, cio\u00e8 scrutare, guardarsi attorno&#8221; (p. 272) ed indica la capacit\u00e0 di prevedere cambiamenti, peggiorativi o migliorativi, nell\u2019andamento economico in genere e in quello finanziario in particolare.<\/p>\n<p>Nel primo e generale ambito, specula il lavoratore, osservando accuratamente dove gli si offra un buon posto di lavoro, non solo dal punto di vista del trattamento economico ma anche da quello della realizzazione personale; specula l\u2019imprenditore, per scoprire che cosa ed in quali tempi deve produrre in vista della domanda; specula il banchiere, per sapere come raccogliere il risparmio e come collocarlo fruttuosamente, tramite la mediazione borsistica. E qui si entra nel settore prevalentemente finanziario, specificatamente a tema di queste brevi note.<\/p>\n<p>Nel secondo e particolare ambito, se ne d\u00e0 un esercizio certamente in sintonia coi valori morali, quando la speculazione permette e favorisce lo svolgimento adeguato di una funzione necessaria all\u2019economia, e cio\u00e8 il tempestivo ed adeguato incontro delle risorse date in prestito con le plausibili richieste di credito, tramite transazione a termine. &#8220;Finch\u00e9 il mediatore di borsa non fa altro che stimare lo sviluppo reale dei prezzi e concludere affari in base a questa stima, egli compie all\u2019economia di mercato un prezioso servigio, per il quale gli spetta il corrispondente profitto (p. 274).<\/p>\n<p>Tuttavia, non si pu\u00f2 non notare che il termine ha, di fatto, ottenuto nel linguaggio comune un significato prevalentemente peggiorativo (Interessante sarebbe qui notare il motivo di tale accadimento. Forse potrebbe sussistere in quest\u2019esito della cultura del linguaggio un\u2019offerta di valutazione esperienziale di un\u2019attivit\u00e0 che si \u00e8 meritata questo implicito giudizio negativo? Forse sarebbe troppo e comunque non sarebbe niente di pi\u00f9 che un indizio bisognoso di ulteriore conferma pi\u00f9 attendibile). Tale connotazione \u00e8 razionalmente confermata, quando nell\u2019abilit\u00e0 previsionale si include &#8220;&#8230;l\u2019intenzione di percepire con malvagit\u00e0 l\u2019occasione propizia per sfruttare a proprio vantaggio il competitore o in generale la societ\u00e0 economica&#8221;, allora siamo di fronte allo speculatore come &#8220;giocatore di azzardo, che non vuole lavorare e pensa solo a s\u00e9&#8230; che somiglia a colui che cerca fortuna senza particolare sforzo alle\u00a0<em>slot machines<\/em>, al casin\u00f2, alla lotteria&#8221; (p. 272). Ci\u00f2 avviene quando si cerca &#8220;di manipolare lo sviluppo dei prezzi tramite acquisti o vendite escogitati astutamente, o quando addirittura si persegue fini politici&#8221;, quando cio\u00e8 si intende destabilizzare il governo politico di un paese, che come sappiamo dipende oggi in gran parte da una buona condizione economica della popolazione.<\/p>\n<p>Qualche esemplificazione viene addotta da A. Utz. &#8221; Se quando un\u2019azione cresce di valore, il commissario di borsa afferra il telefono o il computer per comprare in un\u2019altra borsa azioni al prezzo vecchio inferiore e poi rivenderle sul posto al prezzo pi\u00f9 alto, eticamente questa \u00e8 pura speculazione individualistica tesa al profitto, che non esercita pi\u00f9 alcuna funzione nell\u2019ordinamento economico&#8221;. Inoltre, &#8220;bisogna pensare ancora alla situazione psicologica in cui il mediatore si trova nei suoi affari: egli \u00e8 dominato o dal desiderio di profitto o dalla paura. Quando la motivazione \u00e8 la seconda, si giunge facilmente al crollo dei prezzi di borsa&#8221; (p. 274).<\/p>\n<p>La tradizione scolastica riconosceva al profitto da commercio una plausibilit\u00e0 morale, solo laddove veniva impiegato per scopi sociali. &#8220;Nel quadro dell\u2019economia di mercato dinamica, che Tommaso d\u2019Aquino ancora non conosceva, il desiderio di profitto non pu\u00f2 essere globalmente condannato&#8230; giacch\u00e8&#8230; vi \u00e8 connessa una prestazione socio-economica. Tuttavia questa considerazione etico-sociale riporta in fin dei conti alla decisione etico-individuale, cio\u00e8 alla responsabilit\u00e0 personale dello speculatore in vista del bene comune economico. E\u2019 questa ancora una riprova che l\u2019etica sociale ed economica non pu\u00f2 essere divisa dall\u2019etica individuale&#8221; (p. 275).<\/p>\n<p>4. Come si pu\u00f2 notare si danno accentuazioni differenti all\u2019interno del riflettere morale in teologia, lungo tutta la sua tradizione. Ulteriori considerazioni e prospettive potrebbero aggiungersi e svilupparsi, ed in parte lo sono state: rimando ad un mio intervento: Paolo CARLOTTI,\u00a0<em>Etica cristiana, societ\u00e0 ed economia<\/em>, Biblioteca di Scienze Religiose 158, Roma, LAS 2000 95-123.<\/p>\n<p>La tematica registra anche risvolti e ricadute notevoli sul versante propriamente cristiano e teologico. L\u2019impegno per la giustizia, con la quale e senza la quale si d\u00e0 o non si d\u00e0 la carit\u00e0 sociale, coinvolge direttamente l\u2019autenticit\u00e0 della testimonianza della fede cristiana. Forse anche in quest\u2019ambito \u00e8 necessaria una purificazione della memoria, a fronte di teorie e di pratiche non in sintonia con l\u2019Evangelo di Ges\u00f9 Cristo. La lucidit\u00e0 e l\u2019onest\u00e0 intellettuale, illuminate e sorrette dalla fede, permettono di comprendere ci\u00f2 che facciamo, ma tale consapevolezza \u00e8 ottenuta soprattutto dalla dedizione alla causa del bene morale, il quale, essendo pratico, lo si conosce al modo pratico in cui \u00e8, cio\u00e8 praticandolo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><\/main><\/p>\n<div class=\"main-bottom card\">\n<div class=\"card-body\">\n<div id=\"mod-custom113\" class=\"mod-custom custom\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1015],"fascicolo":[29],"class_list":["post-944","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-paolo-carlotti","fascicolo-giugno-2000"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L&#039;etica economica finanziaria di A. F. 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