{"id":920,"date":"1999-10-01T12:00:00","date_gmt":"1999-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=920"},"modified":"2026-04-12T19:10:42","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:42","slug":"prosocialita-e-altruismo-una-strada-da-percorrere","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/1999\/ottobre\/prosocialita-e-altruismo-una-strada-da-percorrere\/","title":{"rendered":"Prosocialit\u00e0 e altruismo: una strada da percorrere"},"content":{"rendered":"<p>Tra le pressanti esigenze della societ\u00e0 contemporanea, la necessit\u00e0 di potenziare le qualit\u00e0 morali per uscire dall\u2019egocentrismo ed avvicinarsi sempre di pi\u00f9 ad una concezione solidale della vita sembra costituire una delle priorit\u00e0 concordemente avvertite.<\/p>\n<p>La nostra cultura, cristiana e non, considera la capacit\u00e0 di interessarsi agli altri e di darsi aiuto e sostegno reciproco una delle mete ideali di comportamento, in evidente contraddizione appare invece il nostro agire quotidiano, pregno di individualismo e di miopia, che fatica non poco gi\u00e0 soltanto a tentare ad avvicinarsi all\u2019obiettivo morale sollecitato.<\/p>\n<p>Osservando il nostro comportamento si pu\u00f2 essere tentati di affermare che l\u2019inclinazione verso azioni socialmente riprovevoli, distruzione o anche solo indifferenza sia pi\u00f9 marcata che la tendenza verso la comprensione, la generosit\u00e0 e la collaborazione con gli altri.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, anche se le norme e gli standard degli orientamenti sociali e della considerazione per gli altri variano da societ\u00e0 a societ\u00e0 e da cultura a cultura, il comportamento dell\u2019individuo, morale o no, ammirevole o deplorevole, costituisce sempre il risultato finale di una complessa e intricata rete di eventi &#8211; biologici, sociali, psicologici, economici e storici &#8211; che interagiscono tra di loro.<\/p>\n<p>Nonostante le difficolt\u00e0 metodologiche legate alla definizione stessa dei comportamenti sociali positivi e dell\u2019identificazione delle variabili che aumentano la probabilit\u00e0 che gli stessi vengano messi in atto, gli studi condotti in tal senso hanno dimostrato come la capacit\u00e0 di aiutarsi e di operare per la collettivit\u00e0 siano maggiormente funzionali non solo per il singolo individuo, ma per la stessa sopravvivenza della specie. Conseguentemente \u00e8 stato possibile concludere quanto sia pi\u00f9 vantaggioso per la societ\u00e0 orientare i propri membri verso comportamenti socialmente adeguati (piuttosto che avversare quelli inadeguati), attivando delle strategie idonee a prevenire atti di violenza e di aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p>Da sempre le societ\u00e0 sono state interessate al miglioramento della qualit\u00e0 della vita e alla riduzione delle azioni socialmente inadeguate o riprovevoli. Laddove questo interesse \u00e8 stato tradotto in ricerca empirica, l\u2019accento si \u00e8 spostato sia sulla rilevazione di dati e sull\u2019analisi dei presupposti che conducono verso azioni civicamente dannose, sia verso sequenze o interi processi comportamentali tesi alla diminuzione delle reazioni antisociali.<\/p>\n<p>Al contrario la storia della ricerca psicologica relativa al comportamento prosociale \u00e8 piuttosto recente ed \u00e8 per questo che attualmente conosciamo ben poco degli antecedenti di fenomeni quali l\u2019altruismo, la generosit\u00e0, l\u2019empatia, ecc.<\/p>\n<p>Non sono chiare le ragioni che hanno portato a trascurare quest\u2019area di ricerca, ma \u00e8 possibile avanzare delle ipotesi.<\/p>\n<p>Innanzi tutto i problemi che minacciano la struttura ed il funzionamento delle societ\u00e0 hanno una qualit\u00e0 di urgenza: essi richiedono, infatti, un\u2019attenzione immediata ed \u00e8 probabile che ci si dedichi alle condizioni da migliorare, prima che alla promozione dei comportamenti sociali positivi e al miglioramento delle condizioni generali di benessere.<\/p>\n<p>Recentemente tuttavia si sta cercando di colmare il ritardo delle ricerche relative alla condotta prosociale e i primi risultati vengono gi\u00e0 inseriti nei programmi di ottimizzazione del comportamento per bambini ed adolescenti. La progettazione educativa scolastica ad esempio prevede l\u2019incremento del rendimento individuale e collettivo attraverso la convergenza di interessi, motivazioni e comportamenti che si esplicitano in condotte cooperanti, costituendo altres\u00ec un potente fattore di estinzione dell\u2019aggressivit\u00e0 e della violenza, dal momento che forniscono risposte alternative incompatibili con esse.<\/p>\n<p>I comportamenti prosociali migliorano le relazioni interpersonali in quanto consentono all\u2019individuo di gestirle in modo ottimale, dato questo che &#8211; come evidenziato dalle ricerche di Argyle sulla felicit\u00e0<a name=\"txt1\"><\/a>\u00a0<sup>1<\/sup>\u00a0&#8211; costituisce una condizione necessaria per il raggiungimento di un adeguato livello di appagamento personale e di benessere; oltretutto risulta oramai certo uscire dall\u2019io per andare verso l\u2019altro rappresenta una grossa modalit\u00e0 di prevenzione di tanti disturbi di tipo psicologico e organico.<\/p>\n<p>La condotta collaborativa diviene dunque il presupposto necessario, oltre che per migliorare il benessere personale, anche per costruire un civismo sociale allargato, che consenta quel &#8220;riarmo morale e civico&#8221; di cui si parla oramai anche in ambito politico. Pertanto acquista sempre maggiore rilevanza la capacit\u00e0 di rispondere alle richieste sociali di quanti &#8211; genitori, docenti ed educatori in genere &#8211; avvertono la necessit\u00e0 di formare le nuove generazioni verso quei sentimenti altruistici che siano in grado di innescare i processi di reciprocit\u00e0 prosociale tanto auspicati.<\/p>\n<p>Il miglioramento della qualit\u00e0 della vita e del complessivo stato di benessere della societ\u00e0 non pu\u00f2 che passare attraverso la modificazione culturale dei singoli individui, i quali diverranno in seguito essi stessi promotori del cambiamento. Per raggiungere tale obiettivo \u00e8 necessario attivare quei programmi cognitivi e comportamentali che, incrementando le abilit\u00e0 sociali, l\u2019autostima, la fiducia nell\u2019ambiente esterno e nella personale capacit\u00e0 di affrontare e risolvere i problemi che si verifichino, permettano alle nuove generazioni di riscoprire le capacit\u00e0 affettivo-emozionali e di essere dunque parte attiva dell\u2019intero processo di evoluzione prosociale, modificando positivamente l\u2019ambiente relazionale.<\/p>\n<p>Alla luce di quanto detto emerge l\u2019importanza della prosocialit\u00e0 quale capitolo a s\u00e9 stante all\u2019interno della psicologia evolutiva e sociale, soprattutto in ragione del notevole interesse suscitato dalle retroazioni positive conseguenti sia per l\u2019autore dell\u2019azione prosociale, sia per i beneficiari.<\/p>\n<p>Il comportamento prosociale si differenzia dagli atti solidali e altruistici in quanto si riferisce ad azioni dirette ad aiutare o beneficiare singoli individui o gruppi, senza attendersi ricompense esterne. La definizione proposta da R. Roche (Universit\u00e0 Autonoma di Barcellona), uno tra i pi\u00f9 autorevoli esperti di prosocialit\u00e0, \u00e8 piuttosto ampia: prosociali sono\u00a0<strong>&#8220;quei comportamenti che, senza la ricerca di ricompense esterne, favoriscono altre persone, gruppi o fini sociali e aumentano la probabilit\u00e0 di generare una reciprocit\u00e0 positiva di qualit\u00e0 e solidale nelle relazioni interpersonali o sociali conseguenti, salvaguardando l\u2019identit\u00e0, la creativit\u00e0 e l\u2019iniziativa degli individui o dei gruppi implicati&#8221;<a name=\"txt2\"><\/a>\u00a0<\/strong><sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019azione consente a coloro che ne sono oggetto di sperimentare i benefici di tali condotte e all\u2019autore di percepire la propria competenza ed efficacia, a tutto vantaggio dell\u2019autostima. Per questo le ricerche in corso sono orientate nel tentativo di veicolare i benefici interindividuali all\u2019ambito sociale, dei sistemi di gruppo e delle collettivit\u00e0, al fine di consentire l\u2019introduzione, la formazione, la promozione, il mantenimento e l\u2019incremento delle condotte prosociali.<\/p>\n<p>Secondo Roche l\u2019insieme delle azioni prosociali pu\u00f2 essere annoverato in alcune categorie: aiuto fisico, servizio fisico, dare, aiuto verbale, conforto verbale, conferma e valorizzazione positiva dell\u2019altro, ascolto profondo, empatia, solidariet\u00e0, presenza positiva e unit\u00e0. E\u2019 importante per\u00f2 precisare talune differenze relative ai vari aspetti della prosocialit\u00e0. Intanto va chiarito che conoscere un comportamento prosociale non significa necessariamente metterlo sempre in atto: l\u2019acquisizione delle norme sociali pu\u00f2 essere del tutto separata dalla condotta che vi si conforma.<\/p>\n<p>Un esempio possiamo trovarlo nella\u00a0<em>norma della responsabilit\u00e0 social<\/em>e, che prescrive di assistere coloro che hanno bisogno di aiuto oppure sono in una condizione di dipendenza fisica o morale (come i figli nei confronti dei genitori). Ma, come sottolinea Yzaguirre<a name=\"txt3\"><\/a>\u00a0<sup>3<\/sup>, &#8220;<em>Il fine ultimo di questo modello prosociale non \u00e8 tanto quello di creare dei &#8220;buoni samaritani&#8221; o degli eroi, quanto di aiutare i bambini\u00a0<\/em>(e gli individui in genere)<em>\u00a0ad intraprendere e mantenere interazioni positive con gli altri in maniera continuativa e non solo in situazioni critiche o in momenti eccezionali. L\u2019obiettivo principale \u00e8 promuovere un orientamento di cooperazione sociale in cui sia data uguale importanza sia ai bisogni altrui che a quelli propri<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>Per agire in accordo con le norme apprese e interiorizzate occorre innanzitutto che i bisogni dell\u2019altro vengano percepiti e accuratamente interpretati, ma \u00e8 altrettanto importante comprendere se l\u2019altro pu\u00f2 essere aiutato e ci\u00f2 sia attraverso l\u2019analisi delle proprie capacit\u00e0 e competenze nella situazione specifica sia mediante una corretta valutazione circa i costi e i rischi preventivabili nel corso dell\u2019operazione. Se tali presupposti non fossero rispettati, persino chi \u00e8 bene a conoscenza della norma della responsabilit\u00e0 potrebbe trovarsi in grosse difficolt\u00e0 nel fornire il proprio aiuto.<\/p>\n<p>Da precisare ancora \u00e8 che il comportamento prosociale va chiaramente distinto dal\u00a0<em>giudizio morale<\/em>, generalmente riferibile agli aspetti cognitivi dell\u2019etica, ossia a concettualizzazioni e ragionamenti circa questioni morali: chiunque abbia concetti e giudizi anche sofisticati sulle questioni morali, non sar\u00e0 comunque in dovere di comportarsi abitualmente in modo prosociale.<\/p>\n<p>Le diverse culture riescono generalmente bene nel compito di trasferire ai propri membri norme, valori e modelli comportamentali socialmente approvati: questi infatti sono solitamente adattabili, consentendo cos\u00ec di stabilire quei legami fra i membri del gruppo che soddisfano sia le esigenze personali dei singoli che quelle di continuit\u00e0 specifiche della societ\u00e0 stessa. Gli individui e le strutture cambiano influenzandosi vicendevolmente secondo un processo dinamico, che interessa intere sequenze nelle convinzioni personali ed interpersonali di valori, norme ed atteggiamenti. Poich\u00e9 dunque la condotta prosociale viene a mano a mano acquisita, essa pu\u00f2 essere modificata: almeno in via teorica \u00e8 possibile trovare il modo migliore per sviluppare i comportamenti solidali, collaborativi e di cooperazione, al fine di raggiungere come obiettivo una migliore qualit\u00e0 della vita ed una maggiore armonia tra gli individui. Ma sarebbe davvero illusorio pensare di poter educare alla prosocialit\u00e0 limitandosi ad allestire ed implementare una serie di unit\u00e0 didattiche e lasciando invece inalterato il gap che separa i comportamenti dell\u2019educatore dagli insegnamenti proposti all\u2019allievo.<\/p>\n<p>L\u2019educazione alla prosocialit\u00e0, non pu\u00f2 che viaggiare su due itinerari connessi ma indipendenti tra loro: il modellamento, spesso involontario, non consapevole o non programmato; e l\u2019educazione intenzionale e sistematica da realizzarsi attraverso specifici curricoli appositamente progettati.<\/p>\n<p>Il primo percorso \u00e8 rappresentato da tutti quegli apprendimenti verso i quali l\u2019allievo viene stimolato dal comportamento dell\u2019educatore: direttamente quando questi \u00e8 in relazione con lui e indirettamente quando l\u2019allievo ha modo di osservare le intenzioni dell\u2019educatore mentre interagisce con altre persone, sia in situazioni scolastiche che extrascolastiche.<\/p>\n<p>L\u2019insegnante che mostri di comprendere il punto di vista e le emozioni del proprio interlocutore (empatia), di essere determinato nel perseguire i propri obiettivi pur rispettando gli altri, di saper esprimere le proprie opinioni ed emozioni (assertivit\u00e0), di affrontare e risolvere creativamente problemi personali, tensioni e conflitti interpersonali (problem solving), nonch\u00e9 di assumere decisioni che comportano un ritardo della gratificazione (autocontrollo), aumenter\u00e0 notevolmente la probabilit\u00e0 che i propri allievi interiorizzino ed attivino comportamenti prosociali dello stesso tipo.<\/p>\n<p>Il docente che si proponga egli stesso quale modello di comportamenti altruistici e collaborativi rappresenta dunque una variabile determinante nell\u2019educazione prosociale degli allievi; sar\u00e0 ancora pi\u00f9 funzionale ed efficace se parallelamente avr\u00e0 programmato l\u2019insegnamento intenzionale e sistematico di tutte quelle conoscenze e competenze interpersonali che costituiscono i presupposti o i componenti della condotta prosociale. Ordinandole in sequenze graduali e interdisciplinari, attraverso la costruzione di un curricolo educativo, consentir\u00e0 egli stesso la realizzazione della prevenzione di diverse forme del disagio scolastico e la promozione del benessere individuale e dell\u2019intera collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ESEMPLIFICAZIONE PRATICA N.1<\/strong><\/p>\n<p><em>PROGETTO<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;COMUNICAZIONE E PROSOCIALIT\u00c0&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Il presente progetto, triennale, finalizzato alla comunicazione efficace e allo sviluppo delle abilit\u00e0 prosociali, sta attualmente interessando due classi terze di una scuola elementare situata nella zona sud di Roma, la sua strumentalit\u00e0 viene progressivamente adeguata alle crescenti caratteristiche psicofisiche dei partecipanti.<\/p>\n<p><strong>Presupposto teorico:<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; le problematiche relative al disagio sociale sono al contempo causa ed effetto di insuccessi educativi; il potenziamento delle abilit\u00e0 relazionali favorisce un armonico sviluppo del comportamento prosociale, che a sua volta influenza positivamente i processi formativi.<\/p>\n<p><strong>Obiettivi formativi:<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; Elaborare un sistema di valori etici personali e corrente.<br \/>\n&#8211; Costruire un\u2019efficace rete di relazioni interpersonali.<br \/>\n&#8211; Valorizzare le diversit\u00e0.<br \/>\n&#8211; Estinguere le eccessive reazioni di ansia, paura, remissivit\u00e0 o aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Percorso formativo:<\/strong>\u00a0stimolare<\/p>\n<p>&#8211; la Percezione, attraverso l\u2019analisi dei linguaggi verbali e non verbali;<br \/>\n&#8211; la Creativit\u00e0, mediante la conoscenza di nuove modalit\u00e0 espressive;<br \/>\n&#8211; la Tolleranza nei confronti degli altri, chiarendo e accettando i propri e gli altrui sentimenti, positivi o negativi che siano;<br \/>\n&#8211; l\u2019Adattamento attivo alle regole di vita sociale, comprendendone la necessit\u00e0 pratica ed i reciproci vantaggi, a fronte di piccole rinunce;<br \/>\n&#8211; la capacit\u00e0 di Ascolto, di Critica Costruttiva, di Interrelazione Positiva, riducendo l\u2019ansia della prestazione, la paura nel confrontarsi verbalmente con gli altri, la remissivit\u00e0 o l\u2019aggressivit\u00e0 della risposta &#8211; quando ci si sente provocati o quale modalit\u00e0 comportamentale regolarmente privilegiata -, nonch\u00e9 dando il giusto rilievo ai bisogni e alle proposte altrui;<br \/>\n&#8211; l\u2019Accettazione e la Valorizzazione delle Diversit\u00e0, ottimizzando le capacit\u00e0 e le potenzialit\u00e0 personali nel rafforzare, concretizzandoli, i sentimenti di amicizia, collaborazione e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Attivit\u00e0 e strumenti:<\/strong><\/p>\n<p>Il clima relazionale che il docente riesce a stabilire in classe, costituisce uno dei fattori determinanti dell\u2019apprendimento e del cambiamento; generalmente invece il sistema scolastico tende a privilegiare il pensiero logico-razionale a scapito di quello affettivo (da ci\u00f2 deriva quello che Roche definisce &#8220;l\u2019analfabetismo emozionale&#8221;); per questo il gruppo \u00e8 iniziato con le seguenti priorit\u00e0:<\/p>\n<p>&#8211; Stabilire un legame socio-affettivo, per prevenire, controllare e correggere possibili forme di discriminazione e di pregiudizio;<br \/>\n&#8211; Concordare le regole della comunicazione, attraverso domande del tipo: che cosa succederebbe se parlassimo tutti insieme?<br \/>\n&#8211; Facilitare l\u2019espressione dei propri bisogni fisici, materiali e psicologici;<br \/>\n&#8211; Considerare gli effetti che tali bisogni possono provocare negli altri;<br \/>\n&#8211; Manifestare affetto, fiducia e incoraggiamento;<br \/>\n&#8211; Sdrammatizzare le esperienze di insuccesso;<br \/>\n&#8211; Fornire validi e concreti esempi di modelli prosociali positivi.<br \/>\nLe attivit\u00e0 e gli strumenti di cui ci si \u00e8 serviti durante la prima fase di realizzazione del progetto sono stati proposti ai ragazzi a partire da quanto era maggiormente vicino al loro spazio mentale; in generale, dopo la presentazione delle situazioni-stimolo (storie, situazioni problematiche, avvenimenti,\u2026) e l\u2019accertamento che la decodifica fosse appropriata, si \u00e8 passati all\u2019azione (rappresentazioni iconografiche, giochi a tema, drammatizzazioni, registrazioni, esercizi muscolari,&#8230; ) e quindi alla generalizzazione della situazione.<\/p>\n<p><strong>Verifiche:<\/strong><\/p>\n<p>Hanno generalmente cadenza quadrimestrale e comprendono attivit\u00e0 e strumenti idonei all\u2019accertamento della decodifica appropriata e alla generalizzazione degli stimoli preposti.<\/p>\n<p><strong>Risultati intermedi:<\/strong><\/p>\n<p>I risultati intermedi raggiunti, verificati attraverso l\u2019avvenuta generalizzazione degli apprendimenti, riguardano alcune performance dei comportamenti: \u00e8 stata registrata la riduzione dell\u2019ansia della prestazione, la paura nel confronto verbale con gli altri, della smania nel privilegiare solo i bisogni personali; parallelamente sono state incrementate la tolleranza nei confronti degli altri, la capacit\u00e0 di collaborare fattivamente con i compagni e la conoscenza di nuove modalit\u00e0 espressive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ESEMPLIFICAZIONE PRATICA N.2<\/strong><\/p>\n<p><em>PROGETTO<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;SVILUPPO DELLA PROSOCIALIT\u00c0 E PREVENZIONE DEL DISAGIO SOCIALE&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Il progetto, biennale, coinvolge attivamente quattro classi quarte di una scuola elementare di Roma e fa parte di una pi\u00f9 ampia ricerca supervisionata dal Prof. R. Roche che si svolge in Europa. Dal modello teorico il Prof. R. Roche, docente in Psicologia Evolutiva presso l\u2019Universit\u00e0 Autonoma di Barcellona dal 1971, ha realizzato dei programmi per l\u2019applicazione della prosocialit\u00e0 in ambito educativo in buona parte della Catalogna e nel resto della Spagna. In Argentina \u00e8 stato invitato dal Ministero dell\u2019Educazione a presentare il modello al\u00a0<em>Forum di riforma del sistema educativo argentino<\/em>.<\/p>\n<p>Anche in Italia gruppi di insegnanti applicano con successo il modello progettato dal Prof. R. Roche.<\/p>\n<p><strong>Presupposto teorico:<\/strong><\/p>\n<p>Il comportamento prosociale comprende azioni dirette ad aiutare o beneficiare altre persone, senza aspettarsi ricompense esterne. Secondo Roche l\u2019insegnante che proponga sistematicamente ai propri allievi la sperimentazione diretta di esperienze altruistiche e collaborative &#8211; e ne costituisca il modello &#8211; rappresenta una variabile determinante nell\u2019educazione prosociale, a beneficio sia del singolo alunno che dell\u2019intero gruppo classe.<\/p>\n<p><strong>Obiettivi formativi:<\/strong><\/p>\n<p>Educare gli allievi a stare con gli altri, a credere in se stessi e nelle proprie capacit\u00e0, a collaborare ed aiutare gli altri, ad esprimere le proprie opinioni, ad accogliere e rivolgere delle critiche, a condividere, prevenire o risolvere i conflitti.<\/p>\n<p>Percorso formativo.<\/p>\n<p><strong>Riguarda tre livelli:<\/strong><\/p>\n<p>La Sensibilizzazione cognitiva (racconti, audiovisivi, dibattiti,\u2026);<br \/>\nLe Esercitazioni pratiche (problem solving, drammatizzazioni,\u2026)<br \/>\nLe Applicazioni nella vita intra ed extrascolastica (ritagli di notizie, registrazioni, osservazioni, interviste, incontri con i familiari,&#8230;).<\/p>\n<p><strong>Modalit\u00e0 operative:<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019insegnamento delle abilit\u00e0 prosociali avr\u00e0 luogo all\u2019interno dell\u2019abituale didattica curricolare, prendendo da essa spunti ed agganci.<\/p>\n<p>Per questo il progetto sar\u00e0 attuato in contemporaneit\u00e0 con i docenti di classe, per un massimo di quattro ore settimanali: ci\u00f2 consentir\u00e0 da un conto la formazione di sottogruppi di approfondimento e specificazione del lavoro, dall\u2019altro le necessarie sistematiche osservazioni riguardanti la verifica dell\u2019auspicata generalizzazione degli apprendimenti.<\/p>\n<p><strong>Attivit\u00e0 e strumenti:<\/strong><\/p>\n<p>I seguenti fattori costituiscono gli elementi del Modello teorico che sono alla base di tutto il Programma educativo per l\u2019ottimizzazione della prosocialit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; Dignit\u00e0 e valore della persona. Autostima ed eterostima. L\u2019io e l\u2019altro. Il tu. Il mondo attorno. Il collettivo. La societ\u00e0.<br \/>\n&#8211; Attitudini e abilit\u00e0 di relazione interpersonale. L\u2019ascolto, il sorriso, il comportamento, la conversazione. I saluti, la domanda, ringraziare.<br \/>\n&#8211; Valorizzazione positiva del comportamento degli altri. Gli elogi.<br \/>\n&#8211; Creativit\u00e0 e iniziativa prosociali. Risoluzione dei problemi e dei compiti. Analisi prosociale delle alternative. Presa di decisioni personali e partecipazione nelle collettive.<br \/>\n&#8211; Comunicazione, rilevazione dei propri sentimenti.<br \/>\n&#8211; Empatia interpersonale e sociale.<br \/>\n&#8211; L\u2019assertivit\u00e0 prosociale. Autocontrollo e risoluzione dell\u2019aggressivit\u00e0 e della competitivit\u00e0. Conflitti con gli altri.<br \/>\n&#8211; Modelli prosociali reali e nell\u2019immagine.<br \/>\n&#8211; L\u2019aiuto, il dare, il condividere. Responsabilit\u00e0 e cura degli altri. La cooperazione, l\u2019amicizia, la reciprocit\u00e0.<br \/>\n&#8211; Prosocialit\u00e0 collettiva e complessa. La solidariet\u00e0. Affrontare difficolt\u00e0 sociali. La denuncia sociale. La disobbedienza civile. La non violenza.<\/p>\n<p>Dopo la presentazione teorica di ognuno dei fattori si propongono attivit\u00e0 diverse per la sua ottimizzazione.<\/p>\n<p>Queste attivit\u00e0 si articolano secondo alcune tecniche che cercano di incidere su qualcuno dei tre livelli: la sensibilizzazione cognitiva, l\u2019esercitazione e l\u2019applicazione nella vita reale.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 cos\u00ec strutturate si presentano sotto forma di schede a disposizione degli insegnanti.<\/p>\n<p><strong>Verifiche:<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto prevede un pre-test consistente in un\u2019autovalutazione, una valutazione dei compagni di classe ed una valutazione da parte dei docenti circa le abilit\u00e0 prosociali dei singoli alunni; al termine dell&#8217;intervento il test sar\u00e0 ripetuto per ottenere indicazioni relative all\u2019eventuale cambiamento avvenuto (post-test).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0ARGYLE M., Psicologia della felicit\u00e0, Raffaello Cortina Ed., 1987.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0ROCHE R., SALFI D., BARBARA G., La prosocialit\u00e0: una proposta curricolare. L\u2019architettura di un programma per la scuola materna, Psicologia e Scuola, 1991, 53-55, 64, Roma<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0in ROCHE R., a cura di, La condotta prosociale. Terapia del comportamento, Bulzoni Editore, 1995.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A. F. Utz: Orientamento etico del progresso e dello sviluppo<\/p>\n<p>B. Vinaty: La magia \u00e8 magica<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[836,1012,985],"fascicolo":[20],"class_list":["post-920","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-antonino-urso","autori-giorgia-sciamplicotti","autori-teresa-di-bonito","fascicolo-ottobre"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Prosocialit\u00e0 e altruismo: una strada da percorrere<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Antonino Urso, Giorgia Sciamplicotti, Teresa Di Bonito, pubblicato nel numero di Ottobre 1999. 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