{"id":916,"date":"1999-10-01T12:00:00","date_gmt":"1999-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=916"},"modified":"2026-04-06T21:49:00","modified_gmt":"2026-04-06T21:49:00","slug":"i-nuovi-cittadini","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/1999\/ottobre\/i-nuovi-cittadini\/","title":{"rendered":"I nuovi cittadini"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019immigrazione verso i paesi industrializzati, e tale \u00e8 anche l\u2019Italia, sembra irreversibilmente destinata a crescere e va assumendo proporzioni talmente preoccupanti da poter essere definita il sesto continente in movimento.<\/p>\n<p>Il fenomeno \u00e8 tale da far ipotizzare l\u2019esigenza nel prossimo futuro di ridisegnare la mappa dei continenti etnografici, in considerazione sia della tendenza all\u2019aumento dei livelli di povert\u00e0 dei paesi in via di sviluppo, sia della differenza abissale dei tassi di fecondit\u00e0 e di natalit\u00e0 tra paesi industrializzati e non, sia del dato incontestabile che i flussi migratori non interessano soltanto i pi\u00f9 poveri tra gli abitanti dei paesi caratterizzati da queste necessit\u00e0. Tra l\u2019altro, nell\u2019ultimo periodo, la situazione mondiale \u00e8 stata notevolmente complicata dall\u2019aggravarsi delle crisi politico-ististuzionali e soprattutto economico-sociali nell\u2019ex-Est europeo, crisi che hanno contribuito in grande misura a rimpinguare le file dell\u2019immigrazione in molti paesi europei tra i quali l\u2019Italia.<\/p>\n<p>La situazione italiana \u00e8 abbastanza specifica poich\u00e9, avendo come punto di riferimento il contesto europeo, il paese ha rivestito sempre un ruolo sui generis. Mentre gli altri stati dell\u2019Europa Occidentale dal 1945 in poi hanno manifestato la tendenza a divenire paesi importatori di mano d\u2019opera straniera stante le urgenze della ricostruzione post-bellica, la penisola \u00e8 stata paese di emigrazione fino agli inizi degli anni settanta, periodo nel quale viene finalmente raggiunto il saldo immigrativo attivo. Mentre le crisi petrolifere e le politiche congiunturali collegate hanno comportato nel resto dell\u2019Europa Occidentale una chiusura delle frontiere nei confronti degli immigrati, in Italia \u00e8 iniziato invece un cammino contrario e il flusso in entrata tende da allora ad aumentare.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019Italia non sembra accorgersi del problema fino alla met\u00e0 degli anni ottanta, limitandosi fino a quel momento ad intervenire solo a livello amministrativo, rincorrendo perci\u00f2 fenomeni che si stavano consolidando e attuando, anche in seguito, semplici provvedimenti di sanatoria. La politica del non-intervento ha contribuito non poco alla gravit\u00e0 che successivamente la situazione ha manifestato, se \u00e8 vero che, citando Mao, &#8220;tre metri di ghiaccio non sono il risultato di una brinata&#8221;. E i ritardi hanno riguardato non soltanto l\u2019inerzia della classe politica ma l\u2019incapacit\u00e0 stessa da parte dello Stato di fornirsi di un quadro conoscitivo adeguato che permettesse di affrontare la questione nei suoi, reali, confini.<\/p>\n<p>Fino a tempi piuttosto recenti, infatti, \u00e8 stata palese la grande difficolt\u00e0 di reperire dati che consentissero una conoscenza ravvicinata e approfondita del fenomeno: da in lato, difficolt\u00e0 materiali per i ricercatori di entrare in possesso dei dati, dall\u2019altra, mancanza di una effettiva rilevazione sistematica dell\u2019intero fenomeno.<\/p>\n<p>Pertanto, meno si conosceva l\u2019entit\u00e0 esatta degli ingressi pi\u00f9 la situazione sociale sembrava consolidarsi oltre misura affermandosi con i caratteri dell\u2019estrema gravit\u00e0 e dell\u2019urgenza e facendo esplodere violente contraddizioni all\u2019interno della stessa societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>Spesso con il volto della violenza e dell\u2019intolleranza sono cos\u00ec esplose le contraddizioni di una societ\u00e0 che, pi\u00f9 che razzista, si \u00e8 scoperta giorno per giorno incompiuta nella sua crescita economica e nella sua crescita sociale. I problemi che ci\u00f2 ha comportato sono sotto gli occhi di tutti, particolarmente gravi sul versante delle implicazioni socio-culturali. La dolorosa storia degli italiani, partiti verso le Americhe da un paese per molti aspetti ancora parafeudale, deve farci invece riflettere e guidarci per non permettere che la nostra memoria culturale si accorci. L\u2019inconscio non deve restare inascoltato perch\u00e9 i molti problemi quotidiani tendono a farci respingere e rimuovere una parentesi lunga e sofferta della nostra storia. L\u2019Italia ha dato tanto in termini di emigrazione oltre e inter-confine che non pu\u00f2 non farsi carico appieno dei problemi sollevati dall\u2019immigrazione nel suo territorio.<\/p>\n<p>Fortunatamente il non-istituzionale (le organizzazioni di volontariato, il privato sociale, le associazioni religiose e culturali) ha per diversi anni supplito al vuoto istituzionale impedendo conflittualit\u00e0 troppo estese e tappando diverse falle, finch\u00e9 gli anni novanta hanno sancito l\u2019inizio di una politica governativa pi\u00f9 attiva, che ha cercato di recuperare i ritardi accumulati e di fronteggiare le nuove &#8220;emergenze&#8221;, poich\u00e9, nel frattempo le modalit\u00e0 stesse di presentarsi dell&#8217;immigrazione sono cambiate, trasformandosi spesso totalmente nelle forme e nei modi con i quali si era manifestata all&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Indubbiamente il quadro conoscitivo pi\u00f9 approfondito consente ora di meglio governare le trasformazioni in atto. Non \u00e8 infatti di poco conto verificare che, pur restando massiccia l&#8217;incidenza (86,3% del totale) dei cittadini stranieri non appartenenti all&#8217;Unione Europea, nel corso dell&#8217;ultimo decennio si \u00e8 progressivamente modificata dall\u2019interno la consistenza immigratoria relativamente alla provenienza per continenti, con una presenza di europei dell\u2019Est che ha raggiunto e poi superato quella pur consistente relativa ai nordafricani. Altra caratteristica importante sulla quale riflettere \u00e8 che a partire dal 1993 sono diminuiti i flussi regolari e le richieste d&#8217;asilo mentre sono in aumento i ricongiungimenti famigliari e gli spostamenti temporanei.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che di fronte a questi dati le risposte devono essere pertinenti e conseguenti. Soltanto a partire dalla scuola sar\u00e0 veramente possibile costruire la societ\u00e0 italiana del futuro, essendone la multirazzialit\u00e0 una dimensione imprescindibile. \u00c8 parimenti evidente che i processi di integrazione culturale dovranno avere nella scuola uno dei loro ambienti pi\u00f9 fecondi e stimolanti. Come \u00e8 avvenuto per altri settori della societ\u00e0, anche nella scuola molti degli interventi e delle innovazioni relative alle problematiche connesse all\u2019integrazione sono partiti autonomamente e volontaristicamente dalle realt\u00e0 locali o dalle iniziative dei singoli insegnanti; ma, ormai possiamo affermarlo, le questioni direttamente e indirettamente collegate alla formazione hanno acquistato consistenza anche per l\u2019apertura e lo sviluppo di settori della ricerca scientifica che esplorano i percorsi possibili di una pedagogia dell\u2019integrazione e dell\u2019interculturalit\u00e0.<\/p>\n<p>I cittadini immigrati non sono n\u00e9 soggetti privi di istruzione n\u00e9 dei deprivati culturali; \u00e8 forse pi\u00f9 corretto individuarli come degli svantaggiati socio-culturali in possesso di una loro cultura dalla quale \u00e8 necessario partire per completare una integrazione equilibrata nella societ\u00e0 italiana e per consentire il pieno apporto allo sviluppo della stessa, con la sottolineatura dell\u2019arricchimento culturale che reciprocamente deriver\u00e0 per tutti noi.<\/p>\n<p>Complessivamente siamo convinti che l\u2019evoluzione normativa degli ultimi anni, culminata con l\u2019approvazione della legge 40 e l\u2019emanazione del Regolamento d\u2019attuazione del Testo unico di tutte le disposizioni concernenti tale ambito di interesse, entrambi del 1998, rappresenti un consistente passo in avanti, non tanto nella risoluzione definitiva delle gravi problematiche che l\u2019immigrazione ha posto all\u2019attenzione, quanto nel considerare e nell\u2019affrontare il fenomeno dell\u2019immigrazione non pi\u00f9 come emergenza bens\u00ec come un fenomeno sociale stabile e consolidato meritevole di provvedimenti approfonditi e meditati.<\/p>\n<p>Pur nella constatazione che si tratti di un cammino ancora agli inizi e che dovr\u00e0 sempre pi\u00f9 intensamente coinvolgere i livelli amministrativi locali e l\u2019intera societ\u00e0 civile, non si possono non sottolineare l\u2019indubbio passo avanti del quadro legislativo nel dare coerenza e continuit\u00e0 ad un percorso che, partendo dall\u2019accoglienza, passi per la formazione per approdare alla ricchezza culturale della multiculturalit\u00e0.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[968],"fascicolo":[20],"class_list":["post-916","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-roberta-rondini","fascicolo-ottobre"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - I nuovi cittadini<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Roberta Rondini, pubblicato nel numero di Ottobre 1999. 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