{"id":885,"date":"1999-01-01T12:00:00","date_gmt":"1999-01-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=885"},"modified":"2026-04-12T19:10:42","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:42","slug":"la-finanziarizzazione-delleconomia-e-la-crisi-odierna-con-particolare-riferimento-agli-aspetti-internazionali","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/1999\/gennaio\/la-finanziarizzazione-delleconomia-e-la-crisi-odierna-con-particolare-riferimento-agli-aspetti-internazionali\/","title":{"rendered":"La finanziarizzazione dell&#8217;economia e la crisi odierna, con particolare riferimento agli aspetti internazionali"},"content":{"rendered":"<p><strong>1. Premessa.<\/strong><\/p>\n<p>Nell&#8217;estate dello scorso anno, predisponevo una relazione in tema di &#8220;Sui rapporti fra aspetti conomici ed etici nella finanza&#8221; che, servita di base per un acceso confronto fra economisti ed altri studiosi di due Universit\u00e0 pontificie, \u00e8 poi &#8220;confluita&#8221; nella raccolta di saggi appena pubblicata dal titolo &#8220;Economia ed etica: due mondi a confronto&#8221;<a name=\"txt1\"><\/a>\u00a0<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Nella relazione, &#8220;prendendola alla lontana&#8221;, partivo dalla considerazione che i sistemi economici contemporanei, particolarmente quelli a pi\u00f9 alto livello di reddito\u00a0pro capite\u00a0ed a pi\u00f9 complessa struttura produttiva, sono specificamente caratterizzati da una crescente diversificazione su ogni piano e comparto dell&#8217;economia, di tipo sia reale che finanziario. A fronte delle\u00a0attivit\u00e0 reali, quali la produzione, lo scambio, il consumo, il risparmio, l&#8217;investimento o accumulazione del capitale (reale), etc., si sono venute affermando e vieppi\u00f9 intensificando, sul piano finanziario, gli strumenti relativi alle\u00a0attivit\u00e0 e passivit\u00e0 finanziarie, ovvero quei titoli che consentono sia l&#8217;intermediazione o &#8220;fluidificazione&#8221; dei fenomeni reali, sia la movimentazione dei cosiddetti &#8220;flussi dei fondi&#8221; da un settore all&#8217;altro e da un territorio all&#8217;altro da intendersi come rappresentativi dei fenomeni reali stessi dell&#8217;economia.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 per\u00f2 che i fenomeni finanziari, mentre sono utili, anzi indispensabili, per i compiti d&#8217;intermediazione\u00a0e d&#8217;interrelazione\u00a0svolti nella produzione e crescita reale dei beni e servizi che si vengono a rendere via via disponibili ai cittadini e, perci\u00f2, si sono venuti espandendo e diversificando insieme a quelli reali, mostrano spesso un&#8217;amplificazione &#8220;eccessiva&#8221; degli strumenti creati, a proposito della quale si \u00e8 anche parlato di\u00a0sovrastruttura finanziaria, in quantoch\u00e8 &#8211; per dire &#8211; viene a &#8220;sovrastare&#8221; quella reale. Spesso, ci\u00f2 accade in maniera &#8220;pericolosa&#8221; per la stabilit\u00e0 e l&#8217;espansione stessa del sistema reale, com&#8217;\u00e8 accaduto in varie fasi dei processi di crescita di un&#8217;economia (capitalistica o mista) e come oggigiorno si sta sempre pi\u00f9 verificando vuoi sul piano dei &#8220;flussi di fondi&#8221; a livello interno di un&#8217;economia vuoi soprattutto sul fronte dei &#8220;movimenti di capitali (finanziari)&#8221; a livello di rapporti internazionali. In particolare, come la recentissima &#8220;crisi&#8221; ha dimostrato, il processo della cosiddetta &#8220;finanziarizzazione&#8221; dell&#8217;economia ha investito sia in maniera massiccia ed eccessiva i paesi ad economia &#8220;matura&#8221;, sia quelli di &#8220;nuova industrializzazione&#8221; sia anche, a volte, paesi poco sviluppati, specialmente quanto agli impieghi di fondi sul fronte dei titoli di natura esclusivamente finanziaria (i cosiddetti &#8220;derivati&#8221;), nonch\u00e8 ai movimenti internazionali di fondi di vario tipo tra paesi gi\u00e0 sviluppati e paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Nella suddetta relazione, perseguivo un duplice scopo.\u00a0Dapprima\u00a0mi proponevo di delineare &#8211; per rapida sintesi &#8211;\u00a0i processi\u00a0che, nelle economie che oggi conosciamo meglio e che sono sostanzialmente le economie capitalistiche e quelle miste (le une e le altre pi\u00f9 o meno sviluppate), si sono venuti via via svolgendo ed imponendo sul fronte finanziario ed hanno portato alla creazione ed alla diffusione di tutto un complesso di\u00a0strumenti finanziari, diretti e indiretti, principali e derivati, nonch\u00e8 di considerare gli schemi concettuali essenziali che sono stati avanzati come idonei per la loro interpretazione e spiegazione.\u00a0In secondo luogo, ma con intenti prioritari quanto all&#8217;obiettivo ultimo del saggio, mi soffermavo sulle implicazioni e valutazioni\u00a0di carattere etico\u00a0che sollecita l&#8217;attuale situazione, sempre pi\u00f9 &#8220;turbinosa&#8221;, esistente sul piano della struttura o sovrastruttura finanziaria, nonch\u00e8 sulle regole di condotta che possano scaturirne per gli &#8220;operatori&#8221; coinvolti ai vari livelli, e cio\u00e8 nei settori privato, pubblico, e &#8220;privato sociale&#8221;,\u00a0una volta che\u00a0il punto di vista morale &#8211; o, meglio, di morale sociale &#8211; che venga adottato sia quello della dottrina sociale della Chiesa Cattolica<a name=\"txt2\"><\/a>\u00a0<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>Anzitutto &#8211; com&#8217;\u00e8 nel progetto scientifico che porto avanti da qualche anno &#8211; intendevo ribadire ancora una volta la tesi che, in qualsiasi sapere,\u00a0non\u00a0esiste,\u00a0n\u00e8\u00a0pu\u00f2 essere mai sottoscritto, un punto di vista che sia\u00a0unico\u00a0sul piano &#8220;scientifico&#8221;, a cominciare dalla stessa ricognizione dell&#8217;oggetto dell&#8217;analisi; e che questo \u00e8 vero in particolare per i fenomeni o fatti sociali come quelli attinenti all&#8217;economia, e pi\u00f9 mai quanto alla loro interpretazione, spiegazione, e &#8220;direzione di marcia&#8221;. Ci\u00f2, come noto, \u00e8 da intendersi nel senso che sempre lo studioso \u00e8 guidato da quella che il grande economista Schumpeter<a name=\"txt3\"><\/a>\u00a0<sup>3<\/sup>\u00a0ha chiamato la &#8220;Weltanschauung&#8221; propria di ogni ricercatore, vale a dire la sua &#8220;visione del mondo&#8221;, la quale \u00e8 legata sia all&#8217;impostazione metodologica che gli \u00e8 propria, sia soprattutto alle &#8220;premesse di valore&#8221; cui egli &#8211; esplicitamente o implicitamente &#8211; aderisce e che lo condizionano sempre.<\/p>\n<p>E&#8217; chiaro che, per le questioni socio-economiche che qui ci interessano, si tratta della\u00a0specifica &#8220;visione del mondo&#8221; che contraddistingue i diversi approcci degli economisti, storici del pensiero economico, storici economici, statistici economici, relativamente &#8211; per dire &#8211; allo\u00a0status epistemologico\u00a0delle grandezze finanziarie nell&#8217;economia. Ed allora, in proposito, si discute animatamente tra gli studiosi sul punto\u00a0se\u00a0nei comportamenti e nelle interazioni che caratterizzano un&#8217;economia &#8211; vuoi in una situazione data, vuoi soprattutto nei processi che segnano la sua crescita e trasformazione nel tempo &#8211; i fenomeni finanziari siano stati e siano tuttora\u00a0un prodotto\u00a0del dispiegarsi e dell&#8217;evolversi dei fenomeni reali,\u00a0o se, viceversa, quelli si siano &#8220;atteggiati&#8221; per primi e questi siano poi &#8220;seguiti&#8221; o comunque gli uni e gli altri si siano prodotti, ampliati, evoluti\u00a0contestualmente e parallelamente. In particolare, il dibattito coinvolge gli storici economici nella misura in cui &#8211; specialmente sul fronte degli studi quantitativi &#8211; ci si confronta sul rispettivo &#8220;timing&#8221; e la differente\u00a0consistenza\u00a0delle diverse serie di dati rilevanti quali, da una parte, quelli sugli investimenti (reali), la produzione, il reddito, etc. e, dall&#8217;altra, quelli sui principali strumenti finanziari quali la moneta, i titoli creditizi non monetari, gli effetti cambiari, le obbligazioni e le azioni, le valute o divise estere, etc. Gli economisti, pi\u00f9 specificamente, sono coinvolti su una duplice prospettiva: primo, in quanto ci si confronta sui meccanismi ed i collegamenti che si suppone siano in azione tra i comportamenti e gli andamenti rispettivi delle grandezze reali e finanziarie-monetarie, ed in particolare quanto al punto\u00a0se\u00a0siano le prime\u00a0a determinare\u00a0le seconde, oppure viceversa, o comunque si tratti di determinazione\u00a0contestuale ed interdipendente; secondo, in quanto si dibatte sul significato e sul ruolo che hanno i tipi di strumenti finanziari\u00a0oggi\u00a0in pi\u00f9 forte espansione che sono quelli che non hanno alcuna &#8220;controparte&#8221; sul fronte reale e le cui contrattazioni hanno ormai sorpassato &#8211; nella maggior parte delle economie capitalistiche o miste &#8211; quelle degli altri e pi\u00f9 tradizionali strumenti .<\/p>\n<p>Estremizzando, ma non pi\u00f9 di tanto, sulle contrapposizioni fra visioni teoriche degli economisti che in effetti sono molte ed anche pi\u00f9 &#8220;sfumate&#8221; tra loro, precisavo che &#8211; come ho specificamente argomentato in altra sede<a name=\"txt4\"><\/a>\u00a0<sup>4<\/sup>\u00a0-esistono, a mio modo di vedere,\u00a0due gruppi\u00a0di studiosi ben distinti e contrapposti, e ci\u02dc sia in generale che con specifico riferimento al ruolo della finanza nell&#8217;economia: il gruppo dei &#8220;neoclassici&#8221; o &#8220;monetaristi&#8221; e quello dei &#8220;keynesiani&#8221;<a name=\"txt5\"><\/a>\u00a0<sup>5<\/sup>. Trattasi di visioni e posizioni veramente\u00a0contrapposte ed alternative, sia sul piano analitico, sia sul fronte delle conclusioni di politica economica e delle stesse &#8220;aperture&#8221; ed implicazioni di ordine etico; cosicch\u00e8 non ne possono non derivare &#8211; con particolare riguardo agli stessi ultimi avvenimenti che interessa, pi\u00f9 specificamente, considerare in questa sede &#8211; analisi e giudizi ben differenti, da cui scaturiscono conclusioni ed atteggiamenti divaricanti.<\/p>\n<p>In effetti, in quanto segue, &#8220;partendo&#8221; &#8211; per dire &#8211; dalle acquisizioni proposte nella precedente relazione, mi propongo di fornire una &#8220;lettura&#8221; dell&#8217;ultima crisi internazionale, sul fronte delle turbolenze nei movimenti di fondi fra titoli e valute di ogni genere, alla luce dell&#8217;ipotesi di fondo che si \u00e8 oggi in presenza di livelli e processi veramente &#8220;eccessivi&#8221; e &#8220;inammissibili&#8221; di\u00a0finanziarizzazione delle economie. Tali livelli e processi si sono spinti cos&#8221; in avanti, nel far prevalere le ragioni del &#8220;puro&#8221; impiego finanziario e del &#8220;crudo&#8221; intento speculativo, da avere oscurato pesantemente quelle dell&#8217;economia reale, cio\u00e8 della produzione ed utilizzo dei beni e servizi per il benessere degli esseri umani &#8211; per noi cattolici, in particolare, le ragioni di un'&#8221;economia al servizio dell&#8217;uomo&#8221;, di &#8220;ogni uomo e di tutti gli uomini&#8221;, cos\u00ec come &#8220;di ogni popolo e di tutti i popoli&#8221;; non solo, ma anche da rappresentare oggi una vera e propria &#8220;minaccia&#8221; alla stabilit\u00e0 ed alla crescita di ogni sistema economico, ed in particolare di quelle economie che maggiormente necessitano di perseguire lo sviluppo economico reale, per la soddisfazione di tanti bisogni, anche &#8220;essenziali&#8221;, repressi e negati spesso fino alla tragedia quotidiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. I settori istituzionali dell&#8217;economia e i flussi dei fondi. Gli strumenti finanziari diretti e indiretti.<\/strong><\/p>\n<p>Riprendendo quanto pi\u00f9 dettagliatamente richiamato nella precedente relazione, sappiamo che &#8211; data la rappresentazione di un&#8217;economia come insieme dei cosiddetti\u00a0settori istituzionali<a name=\"txt6\"><\/a><sup>6<\/sup>, i sei settori delle famiglie, imprese (non finanziarie), Stato, privato sociale (o terzo settore), intermediari finanziari, estero, quali &#8220;intestatari&#8221; di conti reali e finanziari &#8211; sul fronte finanziario,\u00a0il primo punto da sottolineare \u00e8 che le transazioni reali, crescendo con la crescita dell&#8217;economia, necessitano, perch\u00e8 vengano effettuate in modi sempre pi\u00f9 efficienti e soddisfacenti, di ammontari crescenti proprio di quei\u00a0mezzi d&#8217;intermediazione\u00a0che sono gli strumenti finanziari in genere, ed in particolare di\u00a0moneta.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima, affermatasi come\u00a0mezzo d&#8217;intermediazione o di scambio, tramite il quale &#8220;transitano&#8221; tutti gli altri beni e servizi &#8211; ed \u00e8 in questo senso che si parla di fluidificatore degli scambi, cos&#8221; com&#8217;\u00e8 il caso dell&#8217;olio per i motori meccanici, non pu\u00f2, per\u00f2, essere ritenuta come avere soltanto tale funzione; il che &#8211; si noti &#8211; \u00e8 ancora nell&#8217;impostazione dei\u00a0monetaristi, i quali la ritengono tuttora come la sua funzione veramente &#8220;caratterizzante&#8221;, giungendo ad affermare che la moneta (e, pi\u00f9 in generale, tutto il credito) svolge un ruolo &#8220;neutrale&#8221; nell&#8217;andamento dei fenomeni reali. In realt\u00e0, la moneta si \u00e8 via via imposta anche per\u00a0altre funzioni: soprattutto ed in particolare, oltre che come\u00a0mezzo di pagamento, mezzo di estinzione dei debiti, misura del valore &#8220;nominale&#8221; di tutti i beni e servizi prodotti e scambiati, essa si \u00e8 imposta come\u00a0riserva di valore &#8220;nominale&#8221; o strumento d&#8217;impiego del risparmio (finanziario) e della ricchezza (finanziaria).<\/p>\n<p>In effetti ed\u00a0in secondo luogo, si realizza cos\u00ec quello specifico ed importante modo di detenere il proprio patrimonio individuale, o quello collettivo, in termini di disponibilit\u00e0 monetarie ed in particolare, oggi, di depositi bancari (o postali) sia &#8220;a vista&#8221; o in conto corrente che &#8220;a risparmio&#8221; o in conto capitale. Grande merito del\u00a0pensiero keynesiano\u00a0\u00e8 il fatto che Keynes (1936), per la prima volta, ha tenuto esplicito conto di quest&#8217;ultima funzione della moneta e ne ha fatto un &#8220;pilastro&#8221; della sua teoria fortemente innovativa del funzionamento di un&#8217;economia capitalistica &#8220;matura&#8221;; proprio da ci\u02dc, tra l&#8217;altro, \u00e8 derivata la proposizione che moneta e credito &#8220;contano&#8221; specificamente per l&#8217;andamento dei fenomeni reali, anzi \u00e8 il caso che molte volte &#8211; com&#8217;\u00e8 sempre pi\u00f9 vero ai nostri giorni &#8211;\u00a0contino troppo, anche\u00a0a scapito\u00a0della stessa rilevanza di ci\u02dc che pi\u00f9 &#8220;dovrebbe&#8221; contare vale a dire proprio l&#8217;andamento dei fenomeni reali.<\/p>\n<p>Non solo; ma,\u00a0in terzo luogo\u00a0&#8211; come d&#8217;altronde \u00e8 implicito nelle cose gi\u00e0 richiamate &#8211; va considerato che, spesso anzi sempre pi\u00f9 spesso, sulla base delle transazioni crescenti effettuate e degli introiti ed esborsi relativi, certi settori istituzionali risultano generalmente\u00a0in surplus, giacch\u00e8 incassano pi\u00f9 di quanto spendono, com&#8217;\u00e8 tipicamente il caso delle famiglie, mentre altri settori risultano\u00a0in deficit, vale a dire spendono pi\u00f9 di quanto incassano, com&#8217;\u00e8 il caso per le imprese e per le amministrazioni pubbliche. Segue che, risultando i vari settori istituzionali &#8220;intestatari&#8221; o &#8220;titolari&#8221; di\u00a0flussi dei fondi, s&#8217;instaurano appunto continui\u00a0movimenti\u00a0o\u00a0flussi di fondi, dagli uni agli altri, agli altri ancora, e via di seguito, stabilendosi cos&#8221; reciproci rapporti di\u00a0credito\u00a0e\u00a0debito: compito della moneta \u00e8, da questo punto di vista, di rendere possibili i\u00a0trasferimenti di fondi\u00a0tra soggetti e settori diversi e, quindi, di svolgere &#8211; come affermato con forza dallo stesso Keynes<a name=\"txt7\"><\/a>\u00a0<sup>7<\/sup>\u00a0&#8211; una\u00a0funzione finanziaria, e pi\u00f9 precisamente\u00a0d&#8217;intermediazione finanziaria, nei rapporti tra settori\u00a0in surplus\u00a0e settori\u00a0in deficit.<\/p>\n<p>E&#8217; cos\u00ec che nascono, si affermano, e si espandono con la crescita dell&#8217;economia, gli strumenti finanziari.<\/p>\n<p>Si tratta, in primo luogo, degli strumenti\u00a0diretti\u00a0quali cambiali, obbligazioni, azioni, altri e pi\u00f9 sofisticati titoli, strumenti tutti i quali vengono emessi dai settori\u00a0in deficit\u00a0che acquisiscono i fondi e s&#8217;indebitano e sottoscritti dai settori\u00a0in surplus\u00a0che forniscono i fondi e vanno in credito<a name=\"txt8\"><\/a>\u00a0<sup>8<\/sup>, sono espressi in moneta ma- si noti &#8211; &#8220;posseggono&#8221; una ben precisa\u00a0controparte\u00a0in termini delle grandezze reali &#8220;sottostanti&#8221;. Inoltre, molti strumenti finanziari vengono trattati e negoziati tramite i cosiddetti\u00a0mercati finanziari, cio\u00e8 il\u00a0mercato dei capitali\u00a0(o mercato di borsa) che opera all&#8217;interno di un&#8217;economia ma anche, sempre pi\u00f9 oggi, i\u00a0mercati internazionali\u00a0dei capitali, mercati tutti nei quali, per\u00f2 si sono venuti col tempo ponendo ed affermando nuovi &#8220;fenomeni&#8221;. Da un lato, sempre pi\u00f9 si attua anche lo scambio di titoli sul mercato &#8220;secondario&#8221;, cio\u00e8\u00a0quello\u00a0concernente titoli gi\u00e0 esistenti che vengono venduti da alcuni operatori e comprati da altri; dall&#8217;altro lato (come gi\u00e0 accennato e come vedremo specificamente in seguito) si \u00e8 in presenza\u00a0oggi, su tutti i mercati, di quel complesso fenomeno della creazione e dello scambio dei titoli &#8220;derivati&#8221; &#8211; fra l&#8217;altro, quelli &#8220;puri&#8221; e persino i cosiddetti &#8220;sintetici&#8221; &#8211; cio\u00e8 sostanzialmente &#8220;titoli su titoli&#8221;, che\u00a0non\u00a0&#8220;posseggono&#8221; alcuna controparte nei fenomeni reali e che tanti problemi sono venuti vieppi\u00f9 ponendo sul piano tecnico, economico, ed anche etico negli ultimi anni, problemi a cui \u00e8 necessario dedicare la massima attenzione\u00a0ai vari livelli.<\/p>\n<p>E&#8217; chiaro che, quanto alle\u00a0interazioni\u00a0che &#8211; come indicato pi\u00f9 sopra &#8211; s&#8217;instaurano fra aspetti reali e finanziari, le cose sembrano svolgersi a livello &#8220;fisiologico&#8221; ed in effetti possono esserlo sul piano descrittivo; mentre, viceversa, il dibattito investe sempre il momento analitico ed esplicativo, nonch\u00e8 quello ulteriore di ordine valutativo e prescrittivo, quanto, cio\u00e8, al &#8220;giudizio&#8221; di tipo morale da dare ad un certo assetto economico-finanziario ed alle &#8220;regole di condotta&#8221; che si ritiene sia rilevante seguire o non seguire nei contesti considerati. Ma sullo stesso piano descrittivo e comunque sul fronte strutturale, il livello &#8220;fisiologico&#8221; di funzionamento delle cose\u00a0non sempre e non necessariamente\u00a0si realizza, proprio stante il primo degli altri due fenomeni che si sono imposti nel campo degli strumenti e dei mercati finanziari nel corso degli anni, vale a dire quello delle negoziazioni di tipo &#8220;secondario&#8221;. D&#8217;altro canto, quello\u00a0non sembra proprio\u00a0essere il caso sulla base dell&#8217;ulteriore e cruciale sviluppo che si \u00e8 avuto negli ultimi anni e si sta espandendo in maniera ormai esponenziale e preoccupante (come gi\u00e0 pi\u00f9 volte richiamato), che \u00e8 quello del comparto degli strumenti finanziari\u00a0derivati.<\/p>\n<p>Segue che, per entrambi tali sviluppi, vuoi sul piano analitico vuoi, ed a maggior ragione, su quello etico, le distinzioni e le contrapposizioni non possono non essersi\u00a0accentuate, cosicch\u00e8 le differenze &#8211; in termini di &#8220;giudizio&#8221; sia tecnico che valutativo, e soprattutto di &#8220;regole di condotta&#8221; da perseguire, o non perseguire, nella concreta realt\u00e0 odierna dei mercati finanziari &#8211; si presentano come sempre pi\u00f9 forti e profonde.<\/p>\n<p>Si tratta, in secondo luogo, dell&#8217;altro\u00a0cruciale sviluppo che, sul terreno dell&#8217;intermediazione finanziaria, si \u00e8 venuto determinando nel corso addirittura dei secoli, con un&#8217;accelerazione nel secolo scorso ed in gran parte di questo nostro, e cio\u00e8 l&#8217;affermazione degli strumenti finanziari\u00a0indiretti\u00a0e dell&#8217;intermediazione\u00a0monetaria\u00a0e\u00a0creditizia. Intanto, si noti &#8211; ci\u00f2 che \u00e8 assai rilevante, come vedremo, per il funzionamento dei\u00a0mercati finanziari\u00a0&#8211; che la moneta viene comunque a costituire un mezzo per il trasferimento e la distribuzione, &#8220;attraverso l&#8217;economia&#8221;, dei\u00a0rischi\u00a0che, sempre ed oggi sempre pi\u00f9, sono connessi alle attivit\u00e0 economiche, sia all&#8217;interno di un paese che nei rapporti economici internazionali del paese stesso. Non solo; ma, anche in relazione a ci\u00f2, un ulteriore aspetto cruciale del funzionamento di ogni economia, che appunto si presenta oggi, sempre pi\u00f9, come &#8220;economia monetaria&#8221;, \u00e8 il fatto che la moneta fornisce alle Autorit\u00e0 monetarie (ed in particolare alla Banca Centrale) la possibilit\u00e0 di utilizzare tutta\u00a0una serie di strumenti di politica economica\u00a0per la stabilizzazione ed il sostegno alla crescita dell&#8217;economia.<\/p>\n<p>Quanto agli strumenti finanziari indiretti, sono soprattutto quelli\u00a0di tipo bancario\u00a0che si sono venuti affinando ed imponendo, si pu\u00f2 dire, dall&#8217;epoca rinascimentale ad oggi. E&#8217; qui che il discorso investe specificamente &#8211; come si comprende &#8211; il settore &#8220;istituzionale&#8221; degli\u00a0intermediari finanziari\u00a0o delle\u00a0istituzioni finanziarie: esso include non solo, ma prevalentemente, gli istituti di credito (si pensi, invero, al ruolo sempre pi\u00f9 importante degli istituti di assicurazione, o dei cosiddetti &#8220;fondi pensione&#8221;, o dei &#8220;fondi comuni d&#8217;investimento&#8221;); inoltre gli istituti di credito comprendono sia le banche ordinarie o commerciali che quelle di credito &#8220;speciale&#8221; (mobiliare ed immobiliare), ed anche la stessa Banca Centrale.<\/p>\n<p>Senza potere entrare in dettagli tecnici, va detto che l&#8217;elemento centrale che \u00e8 alla base della forte espansione nei tempi moderni del sistema creditizio \u00e8 rappresentato dal fatto che, sempre pi\u00f9, le esigenze dei settori\u00a0in surplus\u00a0sono venute differenziandosi da quelle dei settori\u00a0in deficit. Ci\u00f2 ha dato spazio e ruolo alla funzione di un settore &#8220;specializzato&#8221; &#8211; appunto quello degli &#8220;intermediari finanziari&#8221; &#8211; che, indebitandosi con i &#8220;depositanti di fondi&#8221; dei settori\u00a0in surplus\u00a0ed accreditandosi con i &#8220;prenditori di fondi&#8221; dei settori\u00a0in deficit, sono riusciti a conciliare, per dire, le esigenze di entrambi,<\/p>\n<p>precisamente quelle di maggiore liquidit\u00e0 e sicurezza per i &#8220;creditori&#8221; con quelle di maggiore durata e stabilit\u00e0 per i &#8220;debitori&#8221;. E&#8217; cos\u00ec che\u00a0depositi e prestiti bancari\u00a0risultano rappresentare strumenti finanziari &#8220;indiretti&#8221;: i primi sono titoli di credito per i depositanti e di debito per la banche, mentre i secondi sono titoli di credito per la banche e di debito per le imprese (o la stessa pubblica amministrazione) che s&#8217;indebitano nei riguardi delle banche, cosicch\u00e8 i settori\u00a0in deficit\u00a0non sono direttamente debitori di quelli\u00a0in surplus, n\u00e8 quelli\u00a0in surplus\u00a0sono direttamente creditori di quelli\u00a0in deficit, ma entrambi sono solo indirettamente &#8220;collegati&#8221;\u00a0tramite\u00a0l&#8217;intermediazione del sistema creditizio, risultando questo contemporaneamente settore creditore verso gli uni e debitore verso gli altri.<\/p>\n<p>La questione per\u02dc si \u00e8, per dire, allargata e complicata nel momento e nella misura in cui si \u00e8 verificato l&#8217;ulteriore e basilare fenomeno dell&#8217;utilizzo dei depositi bancari come\u00a0moneta, e cio\u00e8 dell&#8217;imporsi del processo di &#8220;moltiplicazione&#8221; dei depositi (o dei prestiti), comunque con un\u00a0moltiplicatore\u00a0di grandezza finita e calcolabile.<\/p>\n<p>E&#8217; allora che i problemi di liquidit\u00e0, sicurezza, stabilit\u00e0, che vengono &#8220;smussati&#8221; a livello settoriale o microeconomico, non lo sono automaticamente e necessariamente a livello complessivo o macroeconomico; anzi si \u00e8 posta via via con maggiore consapevolezza ed insistenza l&#8217;esigenza di individuare\u00a0criteri e metodi\u00a0vuoi di gestione oculata ed efficiente nelle differenti istituzioni finanziarie, vuoi di controllo pubblico della stessa stabilit\u00e0 ed efficienza per l&#8217;intero sistema. Esplicare tale controllo del sistema creditizio \u00e8 stata\u00a0una delle due funzioni\u00a0che, nel tempo, sono state definite come quelle proprie della Banca Centrale, la funzione di\u00a0Banca delle Banche,\u00a0l&#8217;altra\u00a0essendo quella di\u00a0Istituto di emissione\u00a0(con le necessarie garanzie di autonomia e discrezionalit\u00e0) vale a dire come istituzione deputata alla quantificazione e gestione dell&#8217;ammontare di moneta complesivamente esistente e della sua crescita consentita in un&#8217;economia.<\/p>\n<p>Invero, tale soluzione si \u00e8 imposta solo a seguito della &#8220;svolta&#8221; impressa alla riflessione economica dalla teoria di Keynes e, quanto alla realt\u00e0, dalla grave\u00a0crisi economica\u00a0degli anni &#8217;30 che, dapprima negli Stati Uniti d&#8217;America e poi negli altri paesi occidentali (tra cui l&#8217;Italia), ha portato ad una gestione complessiva della politica economica e finanziaria secondo linee, appunto keynesiane, d&#8217;intervento e di controllo. Per i monetaristi, invece, il controllo del sistema creditizio non va affidato ad un&#8217;istituzione &#8220;pubblica&#8221; come la Banca Centrale, ma ad un&#8217;altra e distinta istituzione. Non solo; ma la stessa funzione dell&#8217;emissione della moneta da parte della Banca Centrale dovrebbe, per loro, prevedere la sola responsabilit\u00e0 &#8211; in base a &#8220;regole&#8221; che definiscano ci\u00f2 in\u00a0maniera rigida\u00a0&#8211; di emetterla ad un tasso annuo costante e prestabilito, senza quella discrezionalit\u00e0 che,\u00a0viceversa, i keynesiani invocano al fine provvedere al controllo &#8211; tramite interventi di &#8220;tonificazione&#8221; dell&#8217;economia &#8211; per quanto concerne sia il ciclo che la crescita di medio-lungo termine. E&#8217; chiaro che l&#8217;imporsi negli anni &#8217;80 delle teorie monetariste in molti paesi &#8211; specialmente in quelli anglosassoni &#8211; vi ha determinanto l&#8217;adozione di &#8220;regole&#8221; di quel tipo, con tutta una serie di conseguenze su cui qui non \u00e8 possibile intrattenersi; ma impostazioni cos\u00ec &#8220;rigide&#8221; di stampo monetarista hanno oggi lasciato il campo quanto meno al prevalere di posizioni &#8220;pi\u00f9 sfumate&#8221; e, a volte, al &#8220;ritorno&#8221; di quelle stesse di pi\u00f9 netta impostazione keynesiana.<\/p>\n<p>Tuttavia, oltre a questi aspetti macroeconomici di gestione e controllo del sistema creditizio, si \u00e8 posto in modo pi\u00f9 o meno netto, a seconda delle differenti realt\u00e0 ed esperienze dei diversi paesi, il problema della maggiore o minore &#8220;appropriatezza&#8221; sul\u00a0piano disaggregato\u00a0di una certa o una certa altra struttura degli strumenti finanziari. A tal proposito, in particolare si sono venuti evolvendo in modi differenti, da una parte, il sistema finanziario &#8220;anglosassone&#8221;, maggiormente orientato al &#8220;mercato&#8221; (dei capitali), e dunque maggiormente basato su strumenti finanziari\u00a0diretti, e dall&#8217;altra quello &#8220;continentale&#8221;, prevalentemente orientato al &#8220;credito bancario&#8221; e quindi fondato sul prevalere degli strumenti finanziari\u00a0indiretti\u00a0e del sistema creditizio, con l&#8217;ulteriore distinzione tra il caso &#8220;renano&#8221; della\u00a0banca mista\u00a0e quello &#8220;francese&#8221; incentrato sul ruolo del\u00a0credito mobiliare. In quest&#8217;ultimo caso, le banche sostengono fortemente col credito a medio-lungo termine gli investimenti reali, mentre nel caso &#8220;renano&#8221;(o tedesco) risultano &#8220;coinvolte&#8221; con vere e proprie partecipazioni finanziarie al capitale delle imprese, essendo anche il caso &#8211; come in Italia &#8211; che, storicamente, si sono utilizzati entrambi i sistemi oltre che essersi fatto ricorso alla pratica del pre-finanziamento a valere sulle disponibilit\u00e0 accordate di credito ordinario o a breve termine.<\/p>\n<p>Infine, quanto ad un pi\u00f9 puntuale riferimento alla\u00a0realt\u00e0 italiana, deve ricordarsi in generale che la nostra \u00e8 stata un&#8217;economia &#8220;ritardataria&#8221; sulla scena moderna dell&#8217;industrializzazione e comunque &#8220;dualistica&#8221; (intendendosi soprattutto tra Nord-Centro e Mezzogiorno) nell&#8217;esperienza del suo processo di crescita economica. Sul punto in oggetto, occorre pi\u00f9 precisamente dire che essa si \u00e8\u00a0orientata, dalla fine del secolo scorso, prevalentemente verso il modello francese ed in parte minore verso quello tedesco, imboccando poi &#8211; a seguito della crisi degli anni &#8217;30 &#8211; la strada della separazione &#8220;netta&#8221; fra il comparto del credito ordinario (le &#8220;banche&#8221; o &#8220;mercato monetario&#8221;) e quello del credito a medio-lungo termine (gli &#8220;istituti di credito speciale&#8221; o &#8220;mercato creditizio&#8221;). Solo pi\u00f9 recentemente, all&#8217;inizio di questi anni &#8217;90, si \u00e8 optato per il superamento di tale separazione,\u00a0nonch\u00e8\u00a0per la stessa scelta di dare impulso e spessore, secondo il modello anglosassone, al &#8220;mercato dei capitali&#8221; (la &#8220;borsa&#8221; o &#8220;mercato finanziario&#8221;).<\/p>\n<p>E&#8217; chiaro comunque che &#8211;\u00a0se\u00a0ci si mantiene entro limiti &#8220;fisiologici&#8221; quanto a dimensione, stabilit\u00e0 ed efficienza &#8211; anche per l&#8217;intermediazione creditizia, come per altri casi di servizi d&#8217;intermediazione e di commercializzazione,\u00a0non\u00a0si tratter\u00e0 mai di &#8220;sovrastruttura&#8221;, bens\u00ec si potr\u00e0 ben parlare di &#8220;struttura&#8221;, vale a dire di un sistema d&#8217;interazioni fra settori reale e finanziario che si dimostra essere utile e necessario per il funzionamento complessivo di un&#8217;economia e per la sua crescita reale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. La contrapposizione teorica fra monetaristi e keynesiani.<\/strong><\/p>\n<p>Queste ultime considerazioni, dopo qualche altro richiamo gi\u00e0 fatto, portano direttamente a trattare della questione del confronto fra le\u00a0due\u00a0contrapposte posizioni teoriche dei monetaristi e dei keynesiani &#8211; posizioni cui, in generale ed in particolare, occorre fare riferimento se vogliamo procedere &#8220;a ragion veduta&#8221; sulla strada della comprensione e valutazione dei fenomeni che qui c&#8217;intressano &#8211; quanto al ruolo assegnato e svolto dal sistema finanziario nell&#8217;ambito di un&#8217;economia (capitalistica o mista).<\/p>\n<p>I &#8220;monetaristi&#8221;<a name=\"txt9\"><\/a>\u00a0<sup>9<\/sup>, come gi\u00e0 richiamato, sostengono che la moneta e il credito\u00a0non contano per gli andamenti dei fenomeni reali, essendo quindi &#8220;neutrali&#8221; da questo punto di vista ed influenzando solo il comportamento dei prezzi. Il punto di partenza nel loro ragionamento \u00e8 l&#8217;idea che un sistema economico \u00e8\u00a0naturalmente\u00a0portato a trovare il suo proprio equilibrio, a risolvere i suoi propri squilibri, ad imboccare e mantenere ferma la strada della sua propria crescita: moneta e credito sono\u00a0solo\u00a0&#8211; come si dice &#8211; dei &#8220;lubrificanti&#8221;, che servono ad intermediare tra i fenomeni reali, ma non pi\u00f9 di tanto, e quindi non &#8220;precedono&#8221; questi, ma li &#8220;seguono&#8221;, in quanto e nella misura in cui siano richiesti sulla base delle esigenze poste dall&#8217;ammontare e dall&#8217;evolversi delle grandezze reali. Anzi,\u00a0se\u00a0si previene l&#8217;andamento reale o si eccede quanto all&#8217;offerta cos\u00ec come alla crescita di moneta e credito, ne deriveranno solo scompensi inflazionistici e, in definitiva, squilibri nella &#8220;naturale&#8221; composizione ed evoluzione dei fenomeni complessivi. Segue la &#8220;ricetta&#8221; di un tasso annuo dato e costante di andamento della quantit\u00e0 di moneta e di credito e, pi\u00f9 in generale, quella di volersi comunque astenere da qualsiasi intervento dello Stato nell&#8217;economia a parte quelli destinati a garantire &#8220;la legge e l&#8217;ordine&#8221;, sia all&#8217;interno di un paese che nei rapporti internazionali.<\/p>\n<p>La posizione dei &#8220;keynesiani&#8221;<a name=\"txt10\"><\/a>\u00a0<sup>10<\/sup>, viceversa, \u00e8 che moneta e credito\u00a0contano\u00a0per gli andamenti dei fenomeni reali, essendosi sempre in presenza di molteplici interazioni fra grandezze reali e finanziarie, e quindi moneta e credito\u00a0non\u00a0potranno mai dirsi &#8220;neutrali&#8221; rispetto al livello dell&#8217;attivit\u00e0 produttiva, dell&#8217;occupazione, e della crescita reale in un&#8217;economia. Il punto di partenza nel ragionamento \u00e8 qui rappresentato dall&#8217;idea che ogni sistema socio-economico \u00e8 frutto di\u00a0scelte e convenzioni\u00a0fra i soggetti, essendo sempre espressione della fondamentale natura umana,\u00a0ma\u00a0rimanendo certamente legato alla temporalit\u00e0 e pluralit\u00e0 delle vicende concrete. In particolare, risultano essere fenomeni\u00a0convenzionali\u00a0le credenze e le attese sui fatti economici, tra cui spiccano quelle sui &#8220;rendimenti&#8221; e gli &#8220;interessi&#8221; fruibili dalle attivit\u00e0 di investimento e di produzione, nonch\u00e8 di prestito (credito e debito), che gli operatori si aspettano di ottenere in un dato momento di tempo e nel tempo. E&#8217; da questo punto di vista che specificamente riescono a giocare un grosso ruolo gli andamenti della moneta e del credito: in effetti, gli strumenti finanziari vanno creati\u00a0d&#8217;anticipo\u00a0rispetto agli stessi fenomeni reali, al fine di stimolarli, guidarli e sostenerli, pi\u00f9 o meno a seconda delle situazioni; ed \u00e8 qui che, se i mercati e gli intermediari non sono sufficientemente &#8220;solerti&#8221; o &#8220;coraggiosi&#8221;, entra in gioco la politica economica e finanziaria, con l&#8217;intento di influenzare ed incanalare nella direzione dello sviluppo e della stabilit\u00e0 le scelte e le opzioni di tutti gli operatori, sul fronte reale come su quello finanziario. I fenomeni inflazionistici\u00a0non necessariamente\u00a0sono connessi agli andamenti della moneta e del credito e mostrano avere cause e motivazioni molteplici e pi\u00f9 complesse, cos\u00ec come gli strumenti finanziari\u00a0non solo e non tanto\u00a0influenzano l&#8217;andamento dei prezzi quanto\u00a0anche e soprattutto\u00a0&#8211; come gi\u00e0 detto &#8211; quello del reddito, dell&#8217;occupazione, dello sviluppo economico.<\/p>\n<p>E&#8217; chiaro che, mentre sul piano logico entrambe le posizioni possono avere &#8220;titolo valido&#8221; e &#8220;diritto di cittadinanza&#8221;, questo\u00a0non\u00a0sembra essere il caso sul fronte epistemologico ed anche su quello etico (sul quale ultimo aspetto mi intratterr\u00f2 specificamente pi\u00f9 oltre), cos\u00ec come &#8211; storicamente e quantitativamente &#8211;\u00a0non\u00a0sembra riscontrino pari &#8220;successo&#8221; quanto allo accertamento empirico degli andamenti rispettivi, nella realt\u00e0 concreta, delle grandezze reali e finanziarie. Colgo poi l&#8217;occasione a questo punto per richiamare l&#8217;attenzione sul fatto che tutto quanto sono finora venuto dicendo &#8211; a parte sporadici cenni pi\u00f9 ampi &#8211; \u00e8 stato riferito (come tecnicamente si dice) a sistemi economici\u00a0chiusi, mentre qualcosa di pi\u00f9 specifico occorrer\u00e0 dire, e lo far\u00f2 qui di seguito, a proposito degli andamenti in contesti finanziari &#8220;aperti&#8221; ai rapporti internazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4. I movimenti di capitali e i mercati finanziari.<\/strong><\/p>\n<p>Come si sa e si \u00e8 gi\u00e0 ricordato, negli ultimi anni i mercati finanziari hanno conosciuto una forte espansione, e ci\u00f2 non soltanto nelle economie che da antica data privilegiavano gli strumenti finanziari &#8220;orientati al mercato&#8221;, ma anche in quelle che tradizionalmente erano pi\u00f9 inclini a basarsi su strumenti &#8220;orientati alle banche&#8221;, vale a dire da New York e Londra a Tokio, Francoforte, Parigi, Milano, Madrid. Trattasi, inoltre, di mercati finanziari tutti, quale pi\u009d quale meno, caratterizzati\u00a0oggi\u00a0da notevole &#8220;integrazione&#8221; internazionale, nel senso che si quotano e negoziano titoli di ogni genere, sia interni che esteri, come pure emessi dalle Istituzioni monetarie internazionali (FMI, BM, etc.; aspetto sul quale non \u00e8 ovviamente possibile intrattenersi in questa sede), sia principali che derivati, come pure &#8211; mercato assai rilevante &#8211; le valute o divise estere, nonch\u00e8 i titolo &#8220;stilati&#8221; in valuta.<\/p>\n<p>Si noti, pi\u00f9 specificamente, che la funzione dei mercati finanziari &#8211; dove si trattano titoli di ogni tipo e valute estere &#8211;\u00a0non\u00a0va scambiata per quella dei &#8220;movimenti internazionali di capitali&#8221;. Questi ultimi, si sa, sono parte dei rapporti economici con l&#8217;estero di un paese, in quanto attengono al cosiddetto\u00a0conto capitale\u00a0di tali rapporti &#8211; i quali vengono complessivamente contabilizzati nella\u00a0bilancia dei pagamenti\u00a0(con l&#8217;estero) di un&#8217;economia &#8211; e consistono nell&#8217;afflusso\u00a0di valuta per i movimenti in entrata e nel\u00a0deflusso\u00a0di valuta per i movimenti in uscita. Al di l\u00e0 degli aspetti tecnici, qui preme sottolineare che spesso un&#8217;economia &#8211; e specialmente un&#8217;economia &#8220;in via di sviluppo&#8221; &#8211; riesce a supplire al\u00a0deficit\u00a0di risparmio interno, rispetto agli investimenti necessari, tramite il ricorso al risparmio esterno, il che si attua proprio nella forma di detto\u00a0afflusso\u00a0di valuta, mentre quelle economie che sono in\u00a0surplus\u00a0di risparmio interno rispetto agli investimenti realizzati tendono ad effettuarne l&#8217;impiego all&#8217;estero, il che si attua appunto nella forma di\u00a0deflusso\u00a0di valuta.<\/p>\n<p>E&#8217; chiaro ovviamente che queste valute,\u00a0insieme\u00a0a quelle rivenienti dalle operazioni di esportazione ed importazione di beni e servizi, &#8220;transitano&#8221; per i mercati finanziari, dove costituiscono appunto il &#8220;comparto&#8221; delle valute o divise estere, negoziate sia &#8220;a pronti&#8221; che &#8220;a termine&#8221;, cos\u00ec come vengono negoziati i titoli in valuta ed i loro &#8220;derivati&#8221;. Tuttavia, oltre ai movimenti internazionali di capitali che si effettuano da economie\u00a0in surplus\u00a0a quelle\u00a0in deficit\u00a0di risparmio per finanziare investimenti ed attivit\u00e0 produttive reali, vi sono quei movimenti cosiddetti &#8220;di denaro caldo&#8221; che si effettuano con rapidit\u00e0 sempre maggiore e per ammontari sempre pi\u00f9 rilevanti al fine di &#8220;lucrare&#8221; differenze di rendimento del denaro impiegato a breve e brevissimo termine. Trattasi in questo caso di movimenti di fondi che sono sostanzialmente &#8220;in cerca di&#8221;\u00a0rendite finanziarie\u00a0e che, pi\u00f9 precisamente, hanno carattere speculativo in quanto sono essi stessi a provocare le differenze di rendimento &#8220;cercate&#8221;, in particolare tramite variazioni indotte dei\u00a0tassi di cambio\u00a0tra valute; essi pertanto sono fonte di forti preoccupazioni per le Autorit\u00e0 monetarie interne (Banche Centrali) ed internazionali, le quali non sono spesso in grado di gestire e controllare movimenti di fondi tra paesi sempre pi\u00f9 consistenti e fluttuanti<a name=\"txt11\"><\/a>\u00a0<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>Invece &#8211; si ricordi sempre &#8211; i mercati finanziari sono nati e si sono affermati, anzitutto, all&#8217;interno di un&#8217;economia al fine di consentire\u00a0in generale\u00a0il &#8220;passaggio&#8221; dei fondi, tramite diversi tipi di strumenti, dai settori\u00a0in surplus\u00a0(in particolare le famiglie) a quelli\u00a0in deficit\u00a0(in particolare le imprese). Peraltro va aggiunto che\u00a0non tutto\u00a0il risparmio finanziario (sostanzialmente delle famiglie) si traduce in finanziamento degli investimenti (sostanzialmente delle imprese) e, dunque, in risparmio reale. Allora, nella misura in cui tale\u00a0surplus\u00a0viene convogliato per &#8220;coprire&#8221; un\u00a0deficit\u00a0di altri settori che lo impiegano per finanziare spese correnti superiori alle proprie entrate (com&#8217;\u00e8 noto, questo \u00e8 stato il caso per tanta parte del finanziamento del\u00a0deficit\u00a0del settore pubblico nell&#8217;esperienza recente del nostro paese),\u00a0non\u00a0si determina alcun risparmio reale complessivo e quindi\u00a0non\u00a0si finanzia alcun processo di accumulazione e di crescita reale, bench\u00e8 si possa provvedere ad altre esigenze, anche importanti, quale quella dello &#8220;spostamento&#8221; di risorse dai consumi privati a quelli pubblici, o dai consumi di certe categorie di cittadini a quelli di altre (cui per\u00f2 si dovrebbe poter provvedere con entrate ordinarie, ed in particolare con la tassazione).<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo non \u00e8 per\u00f2 l&#8217;obiettivo per il quale sono nati e si sono affermati i mercati finanziari, il cui compito precipuo &#8211;\u00a0al di l\u00e0\u00a0di quanto potesse essere fatto nei rapporti immediati tra offerenti e richiedenti fondi e\u00a0parallelamente\u00a0al ruolo svolto dal sistema bancario, ed in particolare dal comparto del &#8220;mercato creditizio&#8221; cos\u00ec come distinto da quello del &#8220;mercato monetario&#8221; &#8211; \u00e8 stato quello (abbiamo visto) di consentire, tramite rapporti &#8220;impersonali&#8221; e strumenti (titoli) finanziari &#8220;diretti&#8221;, negoziati sul &#8220;mercato finanziario&#8221;, proprio la diversificazione e l&#8217;assicurazione del\u00a0rischio\u00a0che sempre comportano lo spostamento e l&#8217;uso di fondi in operazioni di credito e debito. Dovevano cos\u00ec essere garantiti gli interessi sia dei sottoscrittori dei titoli e fornitori dei fondi, che degli emittenti dei titoli e prenditori dei fondi, soprattutto\u00a0nella misura in cui\u00a0&#8211; com&#8217;\u00e8 stato tipicamente il caso &#8211; gli stessi venissero usati per finanziare investimenti di largo impegno ed a produttivit\u00e0 differita quali (ad esempio) quelli per grosse infrastrutture come le ferrovie o le autostrade.<\/p>\n<p>In effetti, gli economisti monetaristi insistono esclusivamente su questo punto &#8211; come si pu\u00f2 vedere dalle posizioni anche recenti ed emblematiche di M.Friedman<a name=\"txt12\"><\/a>\u00a0<sup>12<\/sup>\u00a0&#8211; laddove,\u00a0invece, la situazione che si \u00e8 venuta via via configurando e com&#8217;\u00e8 comunque oggi prevalente (per i motivi ed i processi che preciser\u00f2 tra un momento) risulta essere completamente diversa. Va allora precisato, una volta per tutte, che\u00a0un conto\u00a0\u00e8 l&#8217;obiettivo per il quale i mercati finanziari sono nati e che essi hanno anche realizzato in una certa fase storica (diciamo, nel secolo XIX), ovvero un conto \u00e8 quella che si vorrebbe fosse la funzione &#8220;autentica&#8221; del loro modo di essere e lavorare, e invece\u00a0un conto assai diverso\u00a0\u00e8 quello che si ottiene analizzando l&#8217;esatto modo di essere e di funzionare dei mercati finanziari nella realt\u00e0 concreta delle economie capitalistiche, ed anche miste, almeno dalla fine del secolo scorso e pi\u00f9 in particolare in questi ultimi anni.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 Knight e Keynes<a name=\"txt13\"><\/a>\u00a0<sup>13<\/sup>\u00a0&#8211; per citare solo due maggiori tra gli economisti anti-neoclassici &#8211; avevano ampiamente ed approfonditamente argomentato e com&#8217;\u00e8 pi\u00f9 che evidente da qualsiasi analisi specifica che sia stata fatta per questi nostri anni della seconda met\u00e0 ed in particolare della fine del secolo XX, i mercati finanziari si sono venuti sempre pi\u00f9 &#8220;allargando&#8221; e &#8220;allontanandosi&#8221; da quella funzione specifica d&#8217;intermediazione\u00a0diretta\u00a0tra offerta di fondi in cerca d&#8217;impiego redditizio ed occasioni d&#8217;impiego degli stessi in attivit\u00e0 d&#8217;investimento produttivo.<\/p>\n<p>Intanto, occorre ricordare le negoziazioni sempre pi\u00f9 consistenti sui cosiddetti mercati &#8220;secondari&#8221;, negoziazioni che, essendo relative a titoli gi\u00e0 esistenti, li fanno soltanto &#8220;passare di mano&#8221;, ed in particolare si concentrano su titoli che sono ricercati da operatori &#8220;istituzionali&#8221; interessati meno ai rendimenti prospettici dei titoli stessi che ai guadagni &#8220;in conto capitale&#8221; o\u00a0rendite finanziarie\u00a0che si aspettano di realizzare sulla base della &#8220;lievitazione&#8221; del corso dei titoli; il che \u00e8 pi\u00f9 spesso &#8220;provocato&#8221; (quando riesce) &#8211; cos\u00ec come accade nel caso gi\u00e0 ricordato delle divise estere &#8211; proprio dall&#8217;attivit\u00e0 di compra-vendita dei titoli, vale a dire da un&#8217;attivit\u00e0\u00a0speculativa\u00a0che ha fatto, come fa tuttora, parlare di attivit\u00e0 simili alle &#8220;scommesse&#8221; o ai &#8220;giochi d&#8217;azzardo&#8221;. In secondo luogo, tutto questo si ritrova &#8220;amplificato&#8221;, anzi &#8220;ingigantito&#8221;, parecchie e parecchie volte, in quanto sempre pi\u00f9 sono venute moltiplicandosi la quantit\u00e0 e proliferando la variet\u00e0 dei titoli &#8220;inventati&#8221; e trattati\u00a0ad hoc, soprattutto quanto a quel tipo di\u00a0strumenti finanziari\u00a0che si differenziano nettamente dai titoli &#8220;sottostanti&#8221; e quindi\u00a0non\u00a0hanno alcuna &#8220;controparte&#8221; nell&#8217;economia reale. Si tratta &#8211; come gi\u00e0 rilevato &#8211; dei cosiddetti titoli puri , titoli che negli ultimi anni hanno preso definitivamente il predominio sui mercati finanziari, vale a dire i titoli\u00a0derivati\u00a0o &#8220;titoli su titoli&#8221; (&#8220;futures&#8221;, &#8220;options&#8221;, etc.) e, ancora pi\u00f9 in particolare, i titoli cosiddetti &#8220;di seconda generazione&#8221; o titoli\u00a0sintetici. E&#8217; allora evidente in che senso tutto ci\u00f2 si traduca in un potenziamento del &#8220;momento speculativo&#8221; delle operazioni e delle negoziazioni che si moltiplicano e si moltiplicano\u00a0senza sosta\u00a0sui mercati finanziari contemporanei: attraverso un meccanismo &#8220;associativo&#8221; che coinvolge, sempre pi\u00f9 spesso, i continui spostamenti da uno all&#8217;altro &#8220;pacchetto&#8221; di pi\u00f9 strumenti &#8220;derivati&#8221; insieme (com&#8217;\u00e8 il caso, in particolare, con i &#8220;sintetici&#8221;), si punta a guadagni &#8220;differenziali&#8221; sempre pi\u00f9 alti, ma si corrono anche rischi &#8220;differenziati&#8221; sempre maggiori in quanto, proprio, afferenti alla\u00a0congiunta\u00a0applicazione di pi\u00f9 contratti &#8220;derivati&#8221; insieme.<\/p>\n<p>E&#8217; allora che si giustifica pienamente la tesi specifica dei keynesiani secondo la quale i mercati finanziari sono sempre pi\u00f9 guidati dalla\u00a0speculazione. Era gi\u00e0 evidente,\u00a0prima ancora dell&#8217;invasione degli strumenti finanziari derivati, che al grosso degli operatori &#8220;istituzionali&#8221; sempre pi\u00f9 dominanti sui mercati, quali le societ\u00e0 o compagnie finanziarie, ci\u00f2 che preme \u00e8 la ricerca continua e spasmodica dell&#8217;impiego di fondi in titoli sempre diversi, titoli che appunto sono &#8220;passati di mano&#8221; continuamente e sui quali &#8211; &#8220;a turno&#8221; &#8211; si concentra l&#8217;attenzione della domanda in quanto domanda &#8220;speculativa&#8221;; cosicch\u00e8 il corso dei titoli sale,\u00a0al di l\u00e0\u00a0di ogni legame con il loro valore &#8220;reale&#8221; o comunque &#8220;di partenza&#8221;, il che porta o, meglio, dovrebbe portare, al momento del &#8220;realizzo&#8221;, ad intascare un (pi\u00f9 o meno alto) guadagno &#8220;in conto capitale&#8221; o meglio &#8220;speculativo&#8221;. Va da s\u00e8 che, in una situazione in cui dominino tali attivit\u00e0 speculative, vi sia sempre chi perde cos\u00ec come chi guadagna: infatti, allorch\u00e8 si mantengano prevalenti le aspettative ottimistiche, le cose &#8220;vanno bene&#8221; per i pi\u00f9; ma il contrario accade quando la situazione &#8220;s&#8217;inverte&#8221; e si diffondono le aspettative pessimistiche, che possono anche sfociare in condizioni vere e proprie di panico e di &#8220;catastrofe&#8221; finanziaria.<\/p>\n<p>E&#8217; cos\u00ec che,\u00a0anche indipendentemente dalla presenza, oggi massiccia, dei derivati, si comprendono e si spiegano le gravi e ricorrenti crisi finanziarie delle economie capitalistiche che, solitamente, cominciavano alla borsa di New York e si diffondevano poi alle altre principali piazze borsistiche del mondo, come in particolare la crisi gravissima dell&#8217;ottobre 1929 e quella assai pi\u00f9 recente, meno acuta, ma pi\u00f9 problematica, dell&#8217;ottobre 1987, crisi quest&#8217;ultima che &#8211; fino alle recentissime e gravi turbolenze dell&#8217;ultimo anno &#8211; \u00e8 stata la pi\u00f9 seria dopo quella &#8220;classica&#8221; del 1929.<\/p>\n<p>Va in proposito ribadito, tra l&#8217;altro, che &#8211; mentre nel 1929\u00a0non\u00a0erano disponibili e\u00a0non\u00a0potettero quindi essere usati adeguati strumenti d&#8217;intervento e di controllo della crisi da parte delle Autorit\u00e0 Monetarie, n\u00e8 da parte delle altre Istituzioni pubbliche &#8211; la situazione \u00e8 stata completamente diversa nel 1987, allorch\u00e8 gli strumenti di politica monetaria e d&#8217;altro tipo erano disponibili e gli interventi vi sono stati ed hanno funzionato. Ci\u02dc, d&#8217;altronde, si \u00e8 realizzato nel solco dell&#8217;impostazione keynesiana che, criticata e messa da parte proprio nella prima parte degli anni &#8217;80 a seguito (come gi\u00e0 ricordato) della &#8220;ripresa&#8221; delle posizioni monetariste, tornava cos\u00ec a riproporre la sua validit\u00e0 e vitalit\u00e0. Non solo,\u00a0ma\u00a0\u00e8 evidente come validit\u00e0 e vitalit\u00e0 delle &#8220;ricette&#8221; keynesiane non possono che &#8220;uscire vincenti&#8221; nelle condizioni odierne dei mercati finanziari, &#8220;schiacciati&#8221; &#8211; come sempre pi\u00f9 sono &#8211; dal peso ingombrante e preoccupante dei\u00a0derivati\u00a0e dei\u00a0derivati dai derivati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5. I mercati finanziari e l&#8217;imporsi dei titoli derivati.<\/strong><\/p>\n<p>Se ora ci interroghiamo sui motivi per i quali ai nostri giorni si sono avute un&#8217;enorme proliferazione dei titoli e contratti di ogni tipo ed una corrispondente amplificazione dei mercati finanziari, la risposta investe, sul piano tecnico,\u00a0due\u00a0ordini di considerazioni<a name=\"txt14\"><\/a>\u00a0<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>La prima riguarda l&#8217;aspetto, gi\u00e0 richiamato altre volte nelle pagine precedenti, che si riferisce appunto al moltiplicarsi e diffondersi dei titoli\u00a0derivati\u00a0e soprattutto dei\u00a0derivati dai derivati, il cui collegamento con l&#8217;economia reale \u00e8 inesistente, mentre l&#8217;ammontare di essi titoli oggi trattati \u00e8 assai maggiore di quello degli altri strumenti finanziari, in particolare in alcune borse iper-specializzate, ed ormai riguarda un ordine di grandezza di parecchi miliardi di dollari\u00a0al giorno. In secondo luogo, occorre fare riferimento al ruolo della cosiddetta &#8220;tecnologia informatica&#8221;, vale a dire al fatto che &#8211; a partire dal famoso &#8220;Big Bang&#8221; verificatosi alla borsa di Londra nel 1986 &#8211; oggi la negoziazione di titoli si riduce all&#8217;uso di un tasto ed all&#8217;invio di un comando su un elaboratore elettronico (&#8220;computer&#8221;), cosicch\u00e8 tutto oggi avviene a costo bassissimo e sostanzialmente\u00a0senza che\u00a0intercorra alcun lasso di tempo.<\/p>\n<p>E&#8217; evidente che entrambi i processi non potevano non portare al moltiplicarsi ed al sovrapporsi continuo delle decisioni di compra-vendita di titoli, nonch\u00e8 all&#8217;aumento dell&#8217;anonimit\u00e0 e dell&#8217;intensit\u00e0 concorrenziale nelle negoziazioni, al prevalere di quelle &#8220;al margine&#8221;, al diffondersi della forte\u00a0volatilit\u00e0\u00a0dei corsi dei titoli in tutti i mercati finanziari: concetto quest&#8217;ultimo da intendersi nel senso specifico di continue e forti oscillazioni, in su e in gi\u00f9, dei prezzi dei titoli, con aumenti o diminuzioni che appunto &#8220;evaporano&#8221; con grande facilit\u00e0 rispetto a qualsiasi livello (temporaneamente) raggiunto dei prezzi stessi. Ne derivano serie conseguenze sul modo &#8220;frenetico&#8221; in cui si formano e si riformano le aspettative quanto al possibile andamento dei prezzi e delle quantit\u00e0 negoziabili dei diversi titoli e sullo stesso andamento dei fenomeni reali comunque collegati, e dunque in termini di contraccolpi negativi proprio quanto a quell&#8217;efficienza\u00a0nella direzione dei flussi di fondi che, invece, era e doveva essere compito specifico dei mercati finanziari garantire ed incentivare.<\/p>\n<p>In effetti, tale &#8220;calo&#8221; di efficienza si pu\u02dc pi\u00f9 specificamente comprendere sulla base di alcuni fenomeni, di cui occorre sempre tener conto in economia (e non solo in economia), quali le\u00a0esternalit\u00e0, la dipendenza delle decisioni dalle &#8220;notizie&#8221; pi\u00f9 che dai cosiddetti &#8220;fondamentali&#8221; riguardanti le economie considerate, la\u00a0moda\u00a0di guardare, come guida per la decisione e l&#8217;azione, pi\u00f9 agli andamenti &#8220;stilizzati&#8221; passati dei corsi dei titoli (&#8220;tradotti in grafici&#8221;) che ad un&#8217;analisi prospettica dei possibili andamenti futuri, ovvero la cosiddetta analisi &#8220;tecnica&#8221; anzicche quella &#8220;fondamentale&#8221;.<\/p>\n<p>Senza che sia qui il caso di entrare in dettagli, vale la pena rilevare che il primo fenomeno concerne il fatto che, anche se l&#8217;efficienza \u00e8 perseguita, essa\u00a0non\u00a0\u00e8 realizzata per il fatto che &#8211; nelle condizioni prevalenti &#8211; predominano appunto degli importanti\u00a0effetti esterni negativi, quali quelli dei noti casi dello &#8220;azzardo morale&#8221; (o &#8220;incentivo avverso&#8221;) e della &#8220;selezione avversa&#8221;: i primi giacch\u00e8 gli &#8220;incaricati&#8221; delle negoziazioni si spingono assai pi\u00f9 in l\u00e0 di quanto sia nell&#8217;interesse delle unit\u00e0 o compagnie &#8220;titolari&#8221;, essendo per gli incaricati &#8220;in ballo&#8221; soltanto la propria provvigione o percentuale laddove, invece, per le unit\u00e0 o compagnie entra in gioco, nei guadagni o nelle perdite, l&#8217;intero valore delle operazioni coinvolte; i secondi effetti in quanto gli operatori, essendo interessati ad un alto guadagno comunque, sono spinti a &#8220;scegliere&#8221; le operazioni che si presentano come pi\u00f9 redditizie ma anche pi\u00f9 rischiose, tralasciando proprio quelle relative ai titoli rappresentativi del finanziamento degli investimenti reali che si mostrano come meno redditizie e meno rischiose. E sono chiaramente l&#8217;esistenza, anzi il predominio, dei titoli\u00a0derivati, quelli &#8220;puri&#8221; ed a maggior ragione i &#8220;sintetici&#8221;, il loro proliferare e moltiplicarsi di anno in anno, il conseguente ampliarsi della &#8220;volatilit\u00e0&#8221; dei prezzi su tutti i mercati finanziari, che portano a concludere che il ruolo di tali\u00a0esternalit\u00e0 negative\u00a0\u00e8 in forte aumento; cosicch\u00e8,\u00a0proprio sul piano tecnico, si perviene alla conclusione di un giudizio di crescente inefficienza &#8220;complessiva&#8221; del loro funzionamento.<\/p>\n<p>Tale conclusione \u00e8 rafforzata dal ruolo ugualmente\u00a0negativo\u00a0svolto dagli altri due aspetti sopra richiamati che concernono il peso crescente delle &#8220;notizie&#8221; e delle &#8220;mode&#8221;, rispetto a quello dei &#8220;fondamentali&#8221; e delle analisi &#8220;prospettiche&#8221;, quanto ai possibili andamenti del corso dei titoli; su entrambi i punti, per\u02dc, non \u00e8 qui possibile entrare nel merito.<\/p>\n<p>Allora, per capire e spiegare meglio la realt\u00e0 delle cose, ritengo che occorra riprendere quanto detto sopra in tema di contrapposizione fra le tesi keynesiane e quelle monetariste a proposito del ruolo svolto dai mercati finanziari in genere; in quanto non pu\u02dc non valere\u00a0anche ed a maggior ragione\u00a0in relazione al funzionamento odierno di tali mercati, dominati come sono dagli strumenti &#8220;derivati&#8221; di ogni tipo. Il punto in discussione &#8211; va ricordato e sottolineato &#8211;\u00a0non\u00a0riguarda ci\u00f2 che sarebbe utile che fosse o ci\u00f2 che dovrebbe essere, bens\u00ec quella che in effetti \u00e8 la situazione. Orbene, \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente che, nella realt\u00e0 concreta del\u00a0funzionamento\u00a0dei mercati finanziari,\u00a0non\u00a0\u00e8 proprio possibile sostenere che contano i &#8220;fondamentali&#8221;\u00a0n\u00e8\u00a0gli andamenti &#8220;naturali&#8221; dei fenomeni (reali) di un&#8217;economia, con riferimento ai quali fenomeni &#8211; come sostengono i monetaristi &#8211; essi mercati sempre, prima o poi, si muovono,\u00a0anche quando\u00a0i titoli si moltiplicano e si diversificano al punto, per dire, da &#8220;vivere di vita autonoma&#8221; e da &#8220;identificarsi&#8221; con le attivit\u00e0 speculative che sono ancora riguardate (dai monetaristi) come stabilizzanti e benefiche. In effetti, invece, sempre pi\u00f9 e sempre pi\u00f9 &#8220;autonomamente&#8221;, contano proprio quelle\u00a0convenzioni\u00a0le quali, keynesianamente, si \u00e8 portati ad affermare che sono sempre pi\u00f9 alla base dei comportamenti delle grandezze finanziarie e degli andamenti dei fenomeni finanziari, e tante volte non soltanto in campo finanziario.<\/p>\n<p>Ma il punto cruciale qui \u00e8 che, oggi pi\u00f9 che agli stessi tempi in cui rifletteva e scriveva Keynes, tale situazione \u00e8 diventata cos\u00ec &#8220;squilibrata&#8221; che, oggi pi\u00f9 che mai,\u00a0non\u00a0pu\u00f2 assolutamente essere lasciata a se stessa e necessita,\u00a0senza alcun dubbio, di interventi e controlli che &#8211; tra l&#8217;altro &#8211;\u00a0neanche\u00a0possono essere effettuati come compito precipuo delle Autorit\u00e0 monetarie interne di ogni paese. L&#8217;enorme dimensione dei fenomeni implicati, la continua trasformazione e proliferazione dei titoli trattati, l&#8217;incessante ricerca di titoli sempre nuovi e sempre pi\u00f9 &#8220;autonomi&#8221;, e la stessa crescente &#8220;globalizzazione&#8221; dei mercati anche nel contesto considerato, esigono tutte che di tale compito si facciano carico le Istituzioni monetarie internazionali o comunque che siano coinvolti gli sforzi interdipendenti e coordinati delle Istituzioni di politica economica e monetaria dei vari paesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>6. Considerazioni sull&#8217;etica della finanza. Aspetti generali.<\/strong><\/p>\n<p>Nella relazione dello scorso anno, passavo a questo punto ad occuparmi delle questioni di ordine etico che si pongono, come in tutti i casi consimili, anche a proposito del funzionamento\u00a0vuoi\u00a0dei mercati finanziari\u00a0vuoi\u00a0degli intermediari creditizi, cos\u00ec come si presentano e si configurano alla luce di tutto quanto sopra esposto, nonch\u00e8 a proposito degli\u00a0effetti\u00a0che ne derivano sui comportamenti ed il benessere delle persone e delle\u00a0modifiche\u00a0cui occorrerebbe porre mano al fine di influenzare i primi e perseguire il secondo. Come si comprende, le valutazioni formulate, le conclusioni raggiunte, e le proposte avanzate venivano tratteggiate dall&#8217;angolo visuale della morale cristiana, in particolare di quella espressa nella dottrina sociale della Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Intanto, cominciavo col riconoscere che un discorso cos\u00ec grosso\u00a0non\u00a0poteva certamente, gi\u00e0 in quella sede, essere affrontato nei suoi presupposti di fondo e nei suoi risvolti generali,\u00a0n\u00e8\u00a0con riguardo al problema dei rapporti tra etica ed economia<a name=\"txt15\"><\/a>\u00a0<sup>15<\/sup>,\u00a0n\u00e8\u00a0con riferimento al tema complessivo, pi\u00f9 specifico ma pur sempre ampio, dell&#8217;etica del risparmio (reale), dell&#8217;accumulazione del capitale, della crescita economica<a name=\"txt16\"><\/a>\u00a0<sup>16<\/sup>. Mi ero allora proposto il compito &#8211; pi\u00f9 limitato ma assai rilevante e comunque direttamente attinente alle problematiche in oggetto &#8211; di soffermarmi sulla\u00a0valutazione\u00a0da formulare, dal punto di vista morale, o meglio della morale cristiana cos\u00ec come precisata nella dottrina sociale cattolica, sugli aspetti del &#8220;finanziamento&#8221; dell&#8217;economia e della sua crescita, e pi\u00f9 in particolare quanto a funzionamento, effetti, implicazioni degli odierni mercati &#8220;finanziari&#8221; e &#8220;creditizi&#8221; (come si dice in una parola, della &#8220;finanza&#8221;), nonch\u00e8 su alcune\u00a0indicazioni\u00a0da proporre &#8211; quanto a possibili &#8220;criteri&#8221; o &#8220;regole&#8221; di condotta di cui avvalersi &#8211; sul fronte privato, ma soprattutto pubblico, ed anche del &#8220;privato sociale&#8221;, nei campi che rispettivamente riguardino essi mercati: in una parola, sui\u00a0temi cruciali\u00a0dei &#8220;rapporti fra etica e finanza&#8221;.<\/p>\n<p>In questa sede, non pu\u00f2 che essere ribadita quella posizione, con l&#8217;aggiunta che &#8211; per la natura stessa del nostro gruppo di lavoro e della pi\u00f9 ampia assemblea che ci vede riuniti a dibattere &#8211; avremo in merito lo specifico apporto del teologo morale e dell&#8217;esperto in dottrina sociale della Chiesa, oltre che il commento pi\u00f9 puntuale dell&#8217;economista. Tuttavia, prima di passare a riflettere pi\u00f9 specificamente sulle ultime vicende e turbolenze dei mercati finanziari internazionali, non posso esimermi dal riprendere in sintesi i punti che mi stanno pi\u00f9 particolamente a cuore.<\/p>\n<p>In primo luogo, ero e sono convinto che occorre cercare di &#8220;sgombrare il campo&#8221; da una interpretazione, possibile ma non condivisibile, del discorso relativo all'&#8221;etica della finanza&#8221;: dal punto di vista dei rapporti, in generale, tra economia e morale e, pi\u00f9 in particolare, tra finanza e morale, ritengo che\u00a0non\u00a0basti fare riferimento a quella che viene caratterizzata come un&#8217;etica cosiddetta &#8220;interna&#8221; alle questioni trattate, intesa cio\u00e8\u00a0nel senso di\u00a0una deontologia specifica della &#8220;professione&#8221; del finanziere, dell&#8217;operatore di borsa, del banchiere, e via discorrendo. Un punto di vista come questo, che pure riscuote oggi grande attenzione e che, tra l&#8217;altro, pu\u02dc essere ricompreso in quella che si chiama &#8220;etica degli affari&#8221;<a name=\"txt17\"><\/a>\u00a0<sup>17<\/sup>, \u00e8 in realt\u00e0\u00a0insoddisfacente\u00a0dall&#8217;angolo visuale qui perseguito, rappresentando &#8211; per dire &#8211; un aspetto di condizioni necessarie, ma\u00a0non\u00a0sufficienti, acch\u00e8 si consegua un legame &#8220;pieno&#8221; fra\u00a0premesse di valore\u00a0di tipo morale e\u00a0leggi o proposizioni economiche. E&#8217; invece sempre necessario &#8211; a mio modo di vedere &#8211; fare riferimento sia a posizioni etiche che a proposizioni economiche intese\u00a0entrambe\u00a0in senso generale, e ci\u00f2 vuoi che ci si occupi di aspetti teorici ed astratti vuoi\u00a0anche\u00a0allorch\u00e8 si abbia riguardo a questioni empiriche e pratiche; giacch\u00e8\u00a0non si pu\u00f2 mai prescindere\u00a0&#8211; si abbia a che fare con analisi e riflessioni, cos\u00ec come con scelte pratiche e concrete, di profilo economico o finanziario, ma del resto anche in quanto esse afferiscano ad ambiti pi\u00f9 ampi (si pensi alla bioetica) &#8211; dai significati e dalle implicazioni pi\u00f9 generali del proprio riflettere o del proprio agire<a name=\"txt18\"><\/a>\u00a0<sup>18<\/sup>.<\/p>\n<p>In definitiva, occorre a mio giudizio muoversi, in argomento, tenendo conto del fatto che si tratta di delimitazione\u00a0di campo,\u00a0non di ottica, e passando in questa prospettiva a precisare le premesse di valore etico da porre\u00a0a fondamento, alla luce della morale sociale cattolica, delle\u00a0valutazioni\u00a0che siamo chiamati a dare sul funzionamento sia dei mercati finanziari che degli intermediari creditizi, cos\u00ec come sulle implicazioni che ne derivano in termini di &#8220;benessere&#8221; delle persone, nonch\u00e8 dei\u00a0suggerimenti\u00a0che da esse valutazioni sono rivenienti quanto a &#8220;criteri&#8221; di condotta da perseguire ed a &#8220;regole&#8221; di disciplina e controllo da adottare per l&#8217;operare dei mercati e delle istituzioni in considerazione.<\/p>\n<p>Allora occorrer\u00f2 fare riferimento almeno ai seguenti\u00a0quattro punti<a name=\"txt19\"><\/a>\u00a0<sup>19<\/sup>. Primo, va tenuto conto del\u00a0vincolo\u00a0derivante dal fatto che l&#8217;uomo \u00e8 &#8220;preposto&#8221; ad una &#8220;corretta&#8221; gestione di tutte le risorse del creato, che sono intese per la sua esistenza, non per abuso, spreco o distruzione. Secondo, va ripresa l&#8217;idea che l&#8217;uomo \u00e8 &#8220;chiamato&#8221; a &#8220;partecipare&#8221; o &#8220;collaborare&#8221;,\u00a0col suo lavoro\u00a0e pi\u00f9 in generale\u00a0con la sua vita, alla stessa opera creatrice di Dio e redentrice di Ges\u00f9, cosicch\u00e8 sia il lavoro che la vita vanno intesi al contempo come un &#8220;diritto&#8221; ed un &#8220;dovere&#8221;, ed ancora come diritti e doveri a livello sia soggettivo e individuale che oggettivo e sociale. Terzo, si tratta di fare riferimento all&#8217;altro\u00a0vincolo\u00a0per l&#8217;uomo consistente nel &#8220;mettere a frutto&#8221;, ancora sul piano sia individuale che sociale, le sue proprie e specifiche risorse, i &#8220;talenti&#8221; che gli sono stati dati e di cui poi sar\u00e0 &#8220;chiamato&#8221; a dar conto<a name=\"txt20\"><\/a>\u00a0<sup>20<\/sup>. Infine (last but not least), c&#8217;\u00e8 il precetto, che \u00e8 al contempo generale e concreto, della\u00a0condivisione, aspetto da intendersi come &#8220;proiezione&#8221; di ognuno verso l&#8217;altro, nella prossimit\u00e0 sia vicina che meno vicina, ed in particolare verso i &#8220;poveri&#8221; e i &#8220;bisognosi&#8221;\u00a0in ogni senso, nonch\u00e8 sia all&#8217;interno di una comunit\u00e0 e di un paese, che nei riguardi di tutti gli altri uomini e popoli<a name=\"txt21\"><\/a>\u00a0<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p>E&#8217; noto d&#8217;altronde che,\u00a0a fronte\u00a0delle istanze &#8220;di fondo&#8221; di morale sociale come sopra precisate (ma\u00a0simili\u00a0basi potrebbero essere indicate per alcune altre e &#8220;convergenti&#8221; posizioni etiche), si pongono &#8211; com&#8217;\u00e8 il caso che sia &#8211;\u00a0postulati\u00a0diversi da quelle, nonch\u00e8 differenti fra loro, quanto\u00a0sia\u00a0ai fondamenti delle teorie economiche\u00a0che\u00a0ai requisiti di base posti dalle stesse etiche di tipo &#8220;interno&#8221; cui mi sono riferito sopra.<\/p>\n<p>Quanto ai postulati delle teorie economiche, sappiamo che si tratta di assunti specifici della disciplina &#8220;economia&#8221; &#8211; tra l&#8217;altro, nata con A. Smith (1776) proprio in alternativa alle &#8220;regole&#8221; della filosofia morale &#8211; tutti riconducibili, in vario modo, al concetto di\u00a0interesse personale\u00a0(&#8220;self-interest&#8221;). Questo, com&#8217;\u00e8 noto, si traduce negli assunti di\u00a0razionalit\u00e0\u00a0(economica),\u00a0ottimizzazione,\u00a0efficienza, concetti tutti che &#8211; senza che sia qui il caso di parlarne specificamente &#8211; si riferiscono all&#8217;obiettivo, perseguito dai soggetti secondo l&#8217;ottica propria dell&#8217;economia, di ottenere il massimo risultato\u00a0dati i vincoli, mezzi, strumenti (anche finanziari) che sono o si rendono disponibili,\u00a0oppure\u00a0a quello di conseguire il minimo impiego di mezzi\u00a0dati\u00a0i fini &#8220;alternativi&#8221; che sono stati prescelti per le attivit\u00e0 considerate. Orbene, come economista non ho dubbi che si tratti di concetti ed obiettivi della massima rilevanza,\u00a0sol che si pensi\u00a0a quanta strada \u00e8 possibile ed utile fare &#8211; ed \u00e8 stata fatta nella concretezza di molte esperienze storiche &#8211; sulla base dell&#8217;adozione ed applicazione delle proposizioni che ne derivano per i comportamenti a livello sia individuale che sociale.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;economia\u00a0non\u00a0\u00e8 certo tutto, cio\u00e8 non \u00e8 esaustivo per il benessere delle persone un discorso incentrato soltanto sulla disponibilit\u00e0 e l&#8217;impiego delle risorse reali e finanziarie per il conseguimento di fini ed il soddisfacimento di bisogni &#8211; anzi, pi\u00f9 propriamente, di &#8220;preferenze&#8221; o &#8220;desideri&#8221; &#8211; che sempre dall&#8217;economia sono supposti\u00a0dati\u00a0anche se poi, in realt\u00e0, risultano essere vieppi\u00f9 &#8220;condizionati&#8221;, &#8220;manipolati&#8221;, ed &#8220;indotti&#8221; dagli stessi meccanismi economici. Il punto \u00e8 che ci si \u00e8 venuti sempre pi\u00f9 interrogando sull&#8217;effettiva validit\u00e0 di questo assunto dei &#8220;fini&#8221; o &#8220;bisogni&#8221; che l&#8217;economia sembra troppo sbrigativamente e inavvedutamente prendere come\u00a0dati, laddove\u00a0invece\u00a0occorre riflettere e dibattere esplicitamente proprio sulle\u00a0premesse di valore morale\u00a0che &#8220;sottendono&#8221; quei dati, farle &#8220;venire allo scoperto&#8221;, intenderle specificamente (come dev&#8217;essere) quali &#8220;vincoli&#8221; posti all&#8217;attivit\u00e0 economica (e finanziaria), col fine di pervenire ad individuare &#8220;criteri&#8221; e &#8220;regole&#8221; che ne derivino per il comportamento dei singoli ed il funzionamento delle istituzioni.<\/p>\n<p>Quanto poi all'&#8221;insufficienza&#8221; dei vincoli morali rivenienti da impostazioni del tipo &#8220;etica degli affari&#8221;, si pu\u00f2 vedere pi\u00f9 concretamente &#8211; oltre che in base al discorso &#8220;deduttivo&#8221; fatto sopra &#8211; che questo \u00e8 il caso considerando quelli che sono i\u00a0criteri di condotta\u00a0che sono stati enucleati in quei contesti. Si \u00e8 parlato di improntare i comportamenti e di valutare gli andamenti delle grandezze economiche e finanziarie secondo parametri quali la\u00a0fiducia, l&#8217;onest\u00e0, la\u00a0correttezza, l&#8217;imparzialit\u00e0, la\u00a0trasparenza, la\u00a0professionalit\u00e0, l&#8217;autodisciplina, l&#8217;assunzione responsabile del rischio, l&#8217;organizzazione democratica del potere decisionale, ed altri ancora dello stesso genere. Il punto qui \u00e8 che, messe cos\u00ec le cose, si tratta di parametri che vanno certamente condivisi tutti, ma che non possono soddisfare pienamente chi ritiene che &#8211; al fine di qualificare come &#8220;eticamente valida&#8221; una certa condotta &#8211; occorra\u00a0un di pi\u00f9\u00a0da soddisfare,\u00a0un di pi\u00f9\u00a0che si pu\u00f2 acquisire solo una volta che ai requisiti richiesti si dia una\u00a0valenza universale ed ontologica\u00a0che \u00e8 indispensabile conseguire proprio sulla base di un&#8217;impostazione quale quella del discorso che ho inteso partare avanti.<\/p>\n<p>In effetti, tale &#8220;valenza&#8221; pu\u00f2 essere acquisita\u00a0solo una volta che\u00a0procediamo sulla base di un&#8217;impostazione che &#8220;parta&#8221; da indicazioni di etica sociale che portano all&#8217;individuazione di principii generali quali, in particolare, quelli sopra richiamati: i principi della\u00a0responsabilit\u00e0, dell&#8217;iniziativa, della\u00a0sussidiariet\u00e0, della\u00a0reciprocit\u00e0, della\u00a0solidariet\u00e0, della\u00a0carit\u00e0, principi tutti sui quali si \u00e8 scritto e dibattuto tanto che non \u00e8 proprio il caso di dire alcunch\u00e8 in questa sede.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>7. Alcune proposte specifiche.<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; cos\u00ec che, a conclusione delle argomentazioni svolte, passavo nella relazione a definire alcuni &#8220;criteri di condotta&#8221; &#8211; che occorrerebbe soddisfare pienamente &#8211; tali che i &#8220;vincoli etici&#8221; alla condotta individuale e collettiva, nelle istituzioni cos\u00ec come nei mercati,\u00a0per l&#8217;intera gamma\u00a0della realt\u00e0 economica, reale e finanziaria, siano sempre riconducibili ad istanze morali\u00a0di fondo\u00a0e, pertanto, veramente\u00a0aggiuntive\u00a0rispetto ai presupposti adottati in sede di &#8220;etiche speciali&#8221; (degli affari o delle professioni) e pi\u00f9 che mai rispetto agli assunti del discorso economico. Proprio la riflessione sui rapporti fra etica e finanza porterebbe allora a dire qualcosa di valido\u00a0in senso generale ed oggettivo, e quindi sulla base di istanze morali\u00a0di fondo, sui &#8220;vincoli&#8221; che il discorso etico pone a quello specifico ambito dell&#8217;agire economico che concerne gli strumenti finanziari e creditizi. Solo cos\u00ec si perverrebbe a comportamenti che, in quanto derivanti da &#8220;vincoli&#8221; stabiliti sulla base di posizioni etiche di tal tipo, consentano alle proposizioni economiche in oggetto di compiere un &#8220;salto di qualit\u00e0&#8221; proprio tramite il riconoscimento e l&#8217;appagamento di esigenze ed istanze che siano veramente\u00a0aggiuntive\u00a0rispetto ai requisiti rivenienti dagli assunti del discorso economico (e finanziario), cos\u00ec come ai criteri convenuti sulla base dei parametri delle varie etiche &#8220;interne&#8221;, nonch\u00e8 &#8211; come sappiamo &#8211; a tutte le posizioni espresse dalle teorie etiche di tipo &#8220;utilitaristico&#8221;, &#8220;soggettivistico&#8221; e &#8220;relativistico&#8221;.<\/p>\n<p>In particolare, si perverrebbe ad individuare alcuni\u00a0diritti e doveri specifici\u00a0che &#8211;\u00a0anche nel campo delimitato\u00a0di cui ci stiamo qui occupando &#8211; si possono riassumere in modo che, a fronte di un &#8220;diritto&#8221; affermato per gli uni, non vi pu\u00f2 non essere un\u00a0corrispondente\u00a0&#8220;dovere&#8221; da parte di altri. Esemplificando, sul fronte dell&#8217;intermediazione creditizia parlavo, insieme al maggiormente &#8220;consolidato&#8221;\u00a0diritto alla tutela del risparmio\u00a0(finanziario)<a name=\"txt22\"><\/a>\u00a0<sup>22<\/sup>, di un\u00a0diritto al credito\u00a0e di un\u00a0diritto a certi &#8220;modi&#8221; e &#8220;tassi&#8221; nell&#8217;erogazione del credito. Tra l&#8217;altro &#8211; senza naturalmente entrare in dettagli &#8211; indicavo che ha senso, in proposito, cogliere vuoi un collegamento con le posizioni &#8220;laiche&#8221; in termini di\u00a0libert\u00e0 positive vuoi ed in particolare un fondamento nell&#8217;impostazione &#8220;cristiana&#8221; sull&#8217;uguale dignit\u00e0\u00a0di ogni e qualsiasi uomo &#8220;creato ad immagine e somiglianza di Dio&#8221;<a name=\"txt23\"><\/a>\u00a0<sup>23<\/sup>.<\/p>\n<p>Ancora, sul piano reale-finanziario, parlavo di un\u00a0diritto all&#8217;investimento ed a certi &#8220;modi&#8221; e &#8220;tassi&#8221; per il suo finanziamento, mentre quanto al pi\u00f9 specifico ambito monetario mi riferivo ad un vero e proprio\u00a0diritto alla salvaguardia del valore della moneta<a name=\"txt24\"><\/a>\u00a0<sup>24<\/sup>. Nel campo dei movimenti internazionali dei capitali a medio-lungo termine (tralasciando qui, ratione materiae, la pur cruciale questione degli scambi e dell&#8217;andamento delle &#8220;ragioni di scambio&#8221; tra paesi a differente grado di sviluppo economico), parlavo di un\u00a0diritto al finanziamento internazionale dello sviluppo, con l&#8217;ulteriore distinzione tra un\u00a0diritto agli aiuti\u00a0ed un\u00a0diritto a certi &#8220;modi&#8221; e &#8220;tassi&#8221; nella concessione dei prestiti<a name=\"txt25\"><\/a>\u00a0<sup>25<\/sup>.<\/p>\n<p>Sul fronte specifico dei mercati finanziari &#8220;interni&#8221; e degli impieghi di capitali liquidi a breve termine, parlavo &#8211; dalla parte dei cittadini e con particolare riguardo all&#8217;Italia &#8211; di almeno due diritti &#8220;in parallelo&#8221;: in positivo, di un\u00a0diritto alla tutela del risparmio\u00a0(finanziario), risparmio che sempre pi\u00f9 s&#8217;indirizza oggi verso gli impieghi in titoli; e, in negativo, di un\u00a0diritto alla messa al bando dei guadagni &#8220;facili&#8221; e &#8220;da bisca&#8221;, guadagni questi rivenienti &#8211; in particolare &#8211; da quelle attivit\u00e0 puramente speculative che sono gli spostamenti di fondi continui, concentrati, frenetici e &#8220;ballerini&#8221; da un titolo all&#8217;altro, ed in particolare da un titolo derivato all&#8217;altro. Notavo poi che il riconoscimento dei diritti e l&#8217;adempimento dei corrispondenti obblighi a quest&#8217;ultimo proposito non possono non &#8220;partire&#8221; dall&#8217;attenzione da concentrare sulla\u00a0sostanziale irresponsabilit\u00e0\u00a0di quei comportamenti in ambito finanziario che si pongono &#8211; come accade sempre pi\u00f9 spesso &#8211; sulla strada esclusiva della speculazione su titoli di ogni genere, soprattutto su quelli derivati, &#8220;puri&#8221; e &#8220;sintetici&#8221;. Si tratta di comportamenti &#8220;immorali&#8221; e che diverse volte diventano &#8220;illegali&#8221;, rispetto ai quali si sente invocare, da pi\u00f9 parti e sempre pi\u00f9 spesso, l&#8217;improcrastinabile necessit\u00e0\u00a0di interventi pubblici per &#8220;bloccarli&#8221; o in ogni caso sottoporli a &#8220;ferrea&#8221; disciplina. Tra l&#8217;altro, trattandosi di temi della massima rilevanza che, per\u00f2, vanno affrontati con specifica competenza, dalla continua e spregiudicata &#8220;finanziarizzazione&#8221; dell&#8217;economia risultano trarre impulso tutti quei fenomeni di truffe, riciclaggio di &#8220;denaro sporco&#8221;, usura, che sono diventati e diventano sempre pi\u00f9 tristemente noti nel nostro paese.<\/p>\n<p>Ricordavo naturalmente che tutte le questioni richiamate si pongono non solo sul piano &#8220;interno&#8221;, ma anche e soprattutto &#8211; comportando fenomeni di\u00a0rilevante incontrollabilit\u00e0\u00a0&#8211; a livello dei movimenti internazionali di fondi, sempre pi\u00f9 spesso dominati, al posto degli spostamenti di capitali a fini produttivi, da &#8220;passaggi&#8221; di\u00a0denaro caldo\u00a0(in valuta), diretto ad impieghi a breve e brevissimo termine e ad alti tassi e che determina, oltre tutto, forti e repentine oscillazioni nella bilancia estera &#8220;in conto capitale&#8221; dei paesi coinvolti. Ma precisavo che quest&#8217;ultimo \u00e8 solo il caso pi\u00f9 emblematico in cui la realt\u00e0 concreta, che prevale in tutte le economie capitalistiche e miste, \u00e8 oggi\u00a0ben lontana\u00a0dal garantire la tutela di diritti e l&#8217;osservanza di obblighi, quali quelli che sono stati individuati sopra, come importanti per il benessere delle persone,\u00a0al di l\u00e0\u00a0di quanto le &#8220;leggi&#8221; dell&#8217;economia e le stesse &#8220;regole deontologiche&#8221; degli affari e delle professioni riescano a soddisfare.<\/p>\n<p>In effetti, \u00e8 il generale funzionamento dei mercati e delle istituzioni in campo finanziario e creditizio &#8211; nell&#8217;epoca della\u00a0finanza globale, che sta portando alla sostanziale scomparsa della distinzione tra aspetti interni ed internazionali del problema &#8211; che \u00e8\u00a0tale da\u00a0comportare una valutazione negativa complessiva dal punto di vista delle\u00a0premesse di valore morale\u00a0dal quale ci si \u00e8 posti in questa sede, vale a dire &#8211; lo ripeto ancora in sintesi &#8211; non dall&#8217;angolo visuale dei &#8220;criteri dell&#8217;etica della finanza&#8221;, ma da quello dei &#8220;vincoli etici alla finanza&#8221;. E&#8217; cos\u00ec che, in tema di\u00a0implicazioni\u00a0dei ragionamenti fatti e delle conclusione tratte, concludevo che occorre esplicitare dei veri e propri &#8220;vincoli&#8221;\u00a0da cui\u00a0scaturiscano &#8220;criteri&#8221; e &#8220;regole&#8221; di condotta da porre a base dei comportamenti concreti dei soggetti e del funzionamento concreto di mercati ed istituzioni, quindi a livello sia individuale che sociale, per finanzieri, agenti di borsa, banchieri, operatori degli intermediari finanziari di ogni tipo e dimensione, sul piano interno ed internazionale, ed\u00a0anche\u00a0sul fronte del &#8220;privato sociale&#8221;, cos\u00ec come del resto per i\u00a0prenditori dei fondi, quali imprese individuali e sociali, la pubblica amministrazione, le stesse &#8220;famiglie&#8221;.<\/p>\n<p>In termini di &#8220;interventi&#8221; e &#8220;strumenti&#8221; di legislazione e di politica economica che possono rispettivamente essere adottati ed utilizzati in merito, quanto all&#8217;Italia proponevo che &#8211; ove si mettesse mano\u00a0anche\u00a0ad una revisione della Parte Prima della nostra Costituzione &#8211; si pu\u00f2 pensare ad un &#8220;riconoscimento&#8221; di ordine costituzionale dei principi, diritti e doveri come sopra individuati. Pi\u00f9 realisticamente, mi rendo conto che si pu\u00f2, magari, spingere solo per ipotesi e soluzioni specifiche che prevedano sia\u00a0norme\u00a0che\u00a0sanzioni\u00a0tendenti a realizzare una struttura di istituzioni, mercati, incentivi, oneri, comportamenti che &#8211; andando\u00a0al di l\u00e0\u00a0del rispetto dei &#8220;criteri&#8221; precisati in sede di parametri dall&#8217;etica degli affari e degli stessi &#8220;requisiti&#8221; di efficienza (ed efficacia) richiesti dai canoni dell&#8217;economia &#8211; contemplino comunque una certa regolamentazione intesa all&#8217;applicazione di quei &#8220;vincoli&#8221;, &#8220;diritti&#8221; e &#8220;doveri&#8221; rivenienti dalle istanze\u00a0di fondo\u00a0della morale sociale e dell&#8217;etica\u00a0tout court\u00a0sopra richiamate e sottoscritte.<\/p>\n<p>In particolare e senza ovviamente entrare in dettagli tecnici, anzitutto richiamavo la proposta tempo fa avanzata dall&#8217;economista (premio Nobel) Tobin e recentemente ripresa in termini pi\u00f9 operativi dallo stesso e da altri studiosi<a name=\"txt26\"><\/a>\u00a0<sup>26<\/sup>, proposta tendente ad introdurre, nella legislazione e nella pratica\u00a0di\u00a0tutti i paesi, la cosiddetta &#8220;tassa di Tobin&#8221; (&#8220;Tobin tax&#8221;), vale a dire un&#8217;imposta che gravi su tutte le operazioni relative a movimenti internazionali di capitali\u00a0a breve e brevissimo termine, da usare come deterrente delle attivit\u00e0 finanziarie speculative che concernono gli spostamenti di fondi fra paesi e, di converso, per incoraggiare gli spostamenti internazionali di risparmio finanziario a medio-lungo termine.<\/p>\n<p>Inoltre, una proposta simile &#8211; certamente da studiare ed approfondire adeguatamente sul piano tecnico &#8211; mi sentivo di fare con riferimento anche agli impieghi speculativi di fondi che hanno luogo\u00a0all&#8217;interno\u00a0del paese, nel senso di prevedere forme\u00a0specifiche\u00a0di tassazione degli impieghi stessi\u00a0oppure\u00a0la costituzione di un deposito infruttifero di una certa somma per un certo periodo e per un consistente ammontare (ad esempio, una certa percentuale dei fondi &#8220;mobilitati&#8221;) da valere a titolo di &#8220;cauzione&#8221;\u00a0contro\u00a0il verificarsi di eccessiva volatilit\u00e0 dei titoli trattati, e quindi di eccessiva instabilit\u00e0 dei rispettivi mercati, e da versarsi a carico di\u00a0tutti gli operatori\u00a0coinvolti ed a beneficio del settore pubblico<a name=\"txt27\"><\/a>\u00a0<sup>27<\/sup>. Il punto mi sembra tuttora di specifico rilievo: mentre all&#8217;interno del mondo della &#8220;finanza&#8221; prevalgono le esigenze e le richieste di &#8220;efficienza&#8221;, &#8220;trasparenza&#8221; ed anche &#8220;integrit\u00e0&#8221; (intendendosi rispetto all'&#8221;infiltrazione&#8221; delle attivit\u00e0 criminali) dei mercati,\u00a0dal punto di vista dei pi\u00f9 generali interessi della societ\u00e0\u00a0non ci si pu\u00f2 non fare carico\u00a0anche degli aspetti di &#8220;stabilit\u00e0&#8221; ed &#8220;equit\u00e0&#8221; nel funzionamento dei mercati finanziari, di quelli sia internazionali che interni.<\/p>\n<p>Infine, con riferimento all&#8217;intermediazione creditizia &#8211; e &#8220;in armonia&#8221; col dettato costituzionale gi\u00e0 richiamato in nota (1\u00b0 comma dell&#8217;art. 47) &#8211; consideravo che \u00e8 poi il caso di prevedere veri e propri\u00a0obblighi\u00a0per gli operatori coinvolti, allo scopo di indurli a mettersi sulla strada di adottare\u00a0criteri di valutazione, nell&#8217;erogazione del credito richiesto, basati &#8211; come tecnicamente si dice, ma \u00e8 chiaro che qui non \u00e8 proprio possibile dire pi\u00f9 di tanto &#8211; sul &#8220;merito del credito&#8221;; cosicch\u00e8 la &#8220;capacit\u00e0 di credito&#8221; venga accertata specificamente e sollecitamente in relazione ai progetti presentati, e non ipoteticamente rispetto alla pre-esistente disponibilit\u00e0, o meno, di &#8220;garanzie&#8221; di vario tipo. Tra l&#8217;altro, \u00e8 in questo modo che sar\u00e0 possibile dare concreta attuazione a quei &#8220;diritti&#8221; in campo creditizio che, in precedenza, ho proposto di &#8220;formalizzare&#8221; in un certo modo e di cui, nella forma di &#8220;esigenze&#8221;, tanto si \u00e8 parlato e si parla nel nostro paese, specialmente per il Mezzogiorno e le sue necessit\u00e0 di uno sviluppo economico ed occupazionale accelerato e stabile<a name=\"txt28\"><\/a>\u00a0<sup>28<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>8. Le pi\u00f9 recenti turbolenze sui mercati finanziari internazionali: un&#8217;interpretazione e valutazione.<\/strong><\/p>\n<p>Tra l&#8217;estate del 1997 e l&#8217;autunno di quest&#8217;anno si \u00e8 consumata &#8211; come noto &#8211; una crisi molto grave sui mercati finanziari e valutari internazionali, crisi che non si \u00e8 ancora risolta; anzi si parla ora, sempre pi\u00f9, per la prima volta dagli anni &#8217;30, delle possibilit\u00e0 di una vera e propria recessione delle economie generalizzata a livello mondiale.<\/p>\n<p>Guardando ad alcuni &#8220;fatti&#8221;, colpisce anzitutto la gravit\u00e0 della crisi che ha colpito, sin dal luglio 1997, le grosse economie delle cosiddette &#8220;tigri asiatiche&#8221; (Corea del Sud, Thailandia, Malaysia, Indonesia), cio\u00e8 quelle dei paesi di nuova e rapida industrializzazione. Esse, che tanta ammirazione avevano riscosso negli ultimi anni per il loro processo accelerato di sviluppo economico, sono in realt\u00e0 venute ad\u00a0esporsi\u00a0troppo verso l&#8217;esterno con debiti a breve termine di natura bancaria, di provenienza varia, ma soprattutto europea (tanto la Germania e la Francia, meno la Gran Bretagna, molto poco l&#8217;Italia), mentre titoli di ogni genere ed altri\u00a0assets\u00a0riscuotevano la fiducia e l&#8217;impiego di ingenti somme da parte di risparmiatori occidentali, in particolare di &#8220;investitori&#8221; istituzionali. Simili, ma nient&#8217;affatto identici, problemi di squilibrio e scompenso finanziario sono venute mostrando, da un lato, l&#8217;economia giapponese, entrata in una crisi\u00a0interna\u00a0tutta propria sin dall&#8217;inizio degli anni &#8217;90, e dall&#8217;altro grosse economie cosiddette\u00a0emergenti\u00a0quali in particolare la Russia, il Brasile, il Messico, economie tutte vuoi con enormi problemi interni, vuoi fortemente &#8220;esposte&#8221; verso l&#8217;esterno, sia in termini di debiti per afflussi di capitali a breve di natura privata, specialmente bancaria, sia anche di indebitamento verso le Istituzioni finanziarie internazionali come in particolare il Fondo Monetario Internazionale (FMI).<\/p>\n<p>Una caratteristica comune e cruciale era costituita dall&#8217;aumento continuo e consistente che i prezzi dei titoli, in particolare di quelli a breve e soprattutto dei titoli derivati, sono venuti sperimentando e mostrando negli ultimi anni. Tale aspetto ha caratterizzato, peraltro, gli stessi andamenti nelle Borse dei principali paesi capitalistici, in primis quella di New York ed essendo\u00a0seconda a nessuna\u00a0quella di Milano.<\/p>\n<p>Chiaramente l&#8217;intreccio fra questi ed altri fenomeni di &#8220;squilibrio&#8221; o di &#8220;avvitamento&#8221; (ad esempio, in Giappone l&#8217;aumento &#8220;forsennato&#8221; dei prezzi degli immobili negli ultimi anni, aumento finanziato prevalentemente con prestiti bancari &#8220;autoalimentantisi&#8221;) era tale e tanto che\u00a0non si poteva non prevedere\u00a0almeno, per dire, una &#8220;crisi di riassestamento&#8221;, sia nei mercati di Borsa, che in quelli valutari, anche se non necessariamente di quelle proporzioni e con quella sintonia che si sono poi di fatto manifestate. Si pu\u02dc ben dire che la &#8220;raffica&#8221; di rimborsi in tutte le Borse, dove pi\u00f9, dove meno, dall&#8217;Asia all&#8217;Europa, da Wall Street all&#8217;America Latina &#8211; che \u00e8 durata tutta l&#8217;estate 1998 e che sembra aver &#8220;raggiunto il fondo&#8221; nel settembre di quest&#8217;anno &#8211; \u00e8 stata, in definitiva, sia\u00a0una crisi assai acuta\u00a0che una\u00a0crisi annunciata; mentre praticamente nulla \u00e8 stato fatto per limitarla o controllarla, n\u00e8 &#8211; a mio giudizio &#8211; molto poteva ottenersi con interventi\u00a0ad hoc, diciamo, di &#8220;sostegno&#8221; del corso dei titoli tramite, ad esempio, &#8220;adeguate&#8221; immissioni di liquidit\u00e0 da parte delle Autorit\u00e0 monetarie, problema quest&#8217;ultimo che riprender\u00f2 nelle osservazioni finali della relazione.<\/p>\n<p>In effetti, ancora una volta, sia nelle &#8220;diagnosi&#8221; che nelle &#8220;terapie&#8221;, non pu\u00f2 non manifestarsi quello che a me sembra essere &#8211; ed ho cercato di dimostrarlo nelle pagine precedenti &#8211;\u00a0un disaccordo fondamentale\u00a0tra keynesiani (ancorch\u00e8 di varia collocazione) e neoclassici (monetaristi, neoliberisti)<sup>29<\/sup>.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che, per i secondi, si \u00e8 trattato &#8211; e non pu\u02dc che trattarsi &#8211; di crisi &#8220;da bolle speculative&#8221;, vale a dire\u00a0da eccesso temporaneo nell&#8217;aumento dei prezzi degli\u00a0assets\u00a0di ogni genere e, conseguentemente, da\u00a0salutare caduta\u00a0dei corsi, al fine proprio di &#8220;riprendere il cammino&#8221; del fisiologico funzionamento dei mercati in ogni e qualsiasi comparto delle transazioni su titoli (inclusi i derivati e i derivati da derivati). Segue che, per i neoliberisti \/ monetaristi, occorre &#8220;assicurare&#8221; quella vigilanza e quell&#8217;accortezza nella conduzione,\u00a0prioritariamente e pienamente, della politica monetaria, al fine di consentire il libero dispiegamento delle &#8220;forze di mercato&#8221; negli andamenti di\u00a0tutte\u00a0le grandezze macroeconomiche, reali e finanziarie.<\/p>\n<p>Per i keynesiani, invece, si \u00e8 stati in presenza di un&#8217;ulteriore e seria dimostrazione dell&#8217;intrinseca instabilit\u00e0\u00a0e dell&#8217;inaccettabilit\u00e0 di fondo\u00a0nel funzionamento dei mercati finanziari dell&#8217;economia &#8220;globalizzata&#8221; e &#8220;selvaggia&#8221;, allorch\u00e8 provalgano &#8211; come si \u00e8 venuto sempre pi\u00f9 e sempre pi\u00f9 velocemente verificando nella realt\u00e0 capitalistica &#8211; gli\u00a0impieghi speculativi\u00a0dei fondi, soprattutto sul piano internazionale. Tali impieghi speculativi sono\u00a0strutturalmente\u00a0connaturati nel modo di essere dei mercati capitalistici, dell&#8217;ideologia liberista, dei valori di base stessi del capitalismo, del liberismo, dell&#8217;individualismo. Va da s\u00e8 che, sul fronte keynesiano, si dimostrano essere necessarie e s&#8217;invocano\u00a0politiche d&#8217;intervento, sia quelle di carattere macroeconomico generale (di domanda, ma anche di offerta), sia quelle specificamente finalizzate al controllo dei flussi finanziari internazionali, ma anche interni, politiche quest&#8217;ultime che riecheggiano quelle suggerite nelle pagine precedenti.<\/p>\n<p>Nel contesto &#8220;frenetico&#8221; delle analisi fatte e delle proposte avanzate a vari livelli nei giorni &#8220;caldi&#8221; della crisi<a name=\"txt30\"><\/a>\u00a0<sup>30<\/sup>, sono emerse &#8211; tra un generale e, forse, ambiguo consenso &#8211; quelle relative alla riforma del\u00a0sistema finanziario internazionale. Mentre non \u00e8 questa la sede per entrare nel merito della complessa questione, non posso per\u00f2, conclusivamente, non dire qualcosa sulla recentissima proposta, proveniente &#8220;ufficialmente&#8221; dai paesi del &#8220;G-7&#8243;, concernente un\u00a0piano anticrisi\u00a0per riformare &#8211; com&#8217;\u00e8 stato detto &#8211; l'&#8221;architettura finanziaria globale&#8221;.<\/p>\n<p>In sintesi, rifacendosi sostanzialmente alle posizioni &#8220;autorevolmente&#8221; sostenute sia dal Presidente statunitense Clinton che dal\u00a0Premier\u00a0britannico Blair, le proposte riguardano essenzialmente il potenziamento del ruolo e delle capacit\u00e0 d&#8217;intervento del FMI, tramite l&#8217;istituzione di un nuovo fondo da 90 miliardi di dollari (circa 150 miliardi di lire), dove attingere per il &#8220;salvataggio&#8221; dei paesi in difficolt\u00e0 di bilancia dei pagamenti a seguito di &#8220;crisi&#8221; da deflusso di fondi a breve termine. E&#8217; stato anche proposto un nuovo fondo da creare all&#8217;interno della Banca Mondiale (BM) &#8211; di cui, peraltro, si discute da tempo la possibilit\u00e0 di &#8220;fusione&#8221; con lo stesso Fondo Monetario &#8211; col fine di intervenire nei casi di specifiche difficolt\u00e0 dei paesi &#8220;emergenti&#8221;.<\/p>\n<p>Va da s\u00e8 che, in un caso come nell&#8217;altro, gli aiuti &#8211; da finanziarsi con quote di contribuzione da parte dei paesi del &#8220;G-7&#8221; &#8211; saranno concessi solo a quei paesi in difficolt\u00e0 che approvino &#8220;severi&#8221; piani finanziari di risanamento e ristrutturazione dell&#8217;economia. Infine &#8211; ed a me personalmente sembra essere questa una certa, ancorch\u00e8\u00a0solo\u00a0&#8220;necessaria&#8221;, novit\u00e0 di rilievo<a name=\"txt31\"><\/a>\u00a0<sup>31<\/sup>, ma temo fortemente\u00a0che non se ne faccia nulla\u00a0&#8211; la proposta del &#8220;G-7&#8221; prevede che venga creato un &#8220;codice di condotta&#8221; per l&#8217;attivit\u00e0 della finanza, rendendo pi\u00f9 &#8220;trasparenti&#8221; le operazioni di intermediazione di fondi come, in particolare, gli &#8220;hedge funds&#8221; (cio\u00e8 quei fondi che &#8220;contemporaneamente&#8221; e, quindi, &#8220;allo scoperto&#8221; acquistano e vendono a termine titoli, tipicamente titoli &#8220;derivati&#8221;), nonch\u00e8 nuove regole per &#8220;monitorare&#8221; i flussi complessivi di fondi tra paesi cos&#8221; come, pi\u00f9 in generale, per &#8220;coordinare&#8221; le politiche economiche e finanziarie all&#8217;interno dello stesso &#8220;G-7&#8221; (aspetto, quest&#8217;ultimo, su cui peraltro si riflette e si parla &#8211;\u00a0ma solo si riflette e si parla\u00a0&#8211; da tempo).<\/p>\n<p>Comunque, siccome non \u00e8 stato detto, n\u00e8 in qualche modo si sa, quando e come le proposte avanzate saranno discusse, e meno che mai si pu\u00f2 prevedere se e quando saranno approvate e diverranno operative, non pu\u00f2 negarsi che un certo, e positivo,\u00a0effetto-annuncio\u00a0le proposte stesse hanno conseguito sugli andamenti delle principali Borse mondiali, nonch\u00e8 sul &#8220;clima complessivo&#8221; in cui si svolgono i flussi finanziari internazionali. Mi preme, tuttavia, notare e sottolineare che l&#8217;unica\u00a0politica macroeconomica (di carattere &#8220;congiunturale&#8221;) che \u00e8 stata largamente proposta negli ultimi tempi, ed anche concretamente attuata da molti paesi (tra cui il nostro) &#8211; quella della riduzione, anche forte, dei tassi d&#8217;interesse &#8211; a me personalmente\u00a0non\u00a0sembra una strada che sia veramente &#8220;efficace&#8221; da perseguire ed &#8220;accettabile&#8221; da percorrere.<\/p>\n<p>Il fatto che si voglia con essa &#8220;sollevare&#8221; la Borsa e\u00a0contestualmente\u00a0&#8220;sostenere&#8221; l&#8217;economia reale, ed in particolare l&#8217;occupazione, a me sembra essere una prospettiva tutt&#8217;altro che\u00a0convincente. In effetti &#8211; in condizioni nelle quali sono presenti e radicate consistenti posizioni di &#8220;aspettative pessimistiche&#8221;, vale a dire relative ad una direzione recessiva dell&#8217;economia reale a livello mondiale complessvo e di singoli paesi &#8211; penso che\u00a0ben poco\u00a0possa fare l&#8217;abbattimento dei tassi d&#8217;interesse\u00a0sol che si ragioni, come avrebbe fatto Keynes, in termini di &#8220;trappola della liquidit\u00e0&#8221;, di &#8220;inelasticit\u00e0&#8221; rispetto all&#8217;interesse delle decisioni d&#8217;investimento e di consumo, di &#8220;carenza&#8221; o comunque &#8220;basso profilo&#8221; dei cosiddetti\u00a0animal spirits\u00a0imprenditoriali. Viceversa, lo &#8220;stimolo&#8221; alle Borse ce lo si pu\u00f2 ben aspettare; ma, tutto sommato, si tratta &#8211; tenendo presenti tutte le argomentazioni svolte e le riserve avanzate nella relazione &#8211;\u00a0di prospettiva non accettabile, in quanto si tratterebbe, pi\u00f9 che altro e ancora una volta, di spingere avanti l&#8217;attivit\u00e0\u00a0speculativa\u00a0degli impieghi finanziari &#8220;a breve termine&#8221; e nient&#8217;affatto quella che stimola e sostiene gli investimenti reali, la produzione e l&#8217;occupazione.<\/p>\n<p>Voglio solo menzionare qui l&#8217;ulteriore aspetto che, logicamente e analiticamente, si tratterebbe comunque di un &#8220;modello&#8221; insoddisfacente, nella misura in cui propone di &#8220;perseguire simultaneamente&#8221;\u00a0due obiettivi, il funzionamento del mercato borsistico e il rafforzamento dell&#8217;economia reale, intendendo &#8220;manovrare&#8221;\u00a0un solo strumento\u00a0di politica economica, quello monetario. In definitiva &#8211; e concludo veramente &#8211; rispetto a prospettive del tipo contemplato la mia posizione (per quello che vale) \u00e8 una posizione di dissenso e contrapposizione. Considero assai gratificante che questo incontro mi abbia offerto l&#8217;opportunit\u00e0 di una &#8220;piccola testimonianza&#8221; in tale direzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0Relazione al 2\u00a1 Seminario di Ricerca per Docenti delle Facolt\u00e0 di Scienze Sociali delle Pont. Univ. Gregoriana e San Tommaso sul tema &#8220;Dall&#8217;etica del risparmio all&#8217;etica della finanza&#8221;, svoltosi il 22 novembre 1997. La relazione, in versione rivista, \u00e8 ora pubblicata come saggio IV\/II in F. Marzano,\u00a0Economia ed etica: due mondi a confronto. Saggi di economia ed etica dei sistemi sociali, Roma, ed. a.v.e., 1998.<\/p>\n<p><a name=\"txt2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0In proposito, al fine di &#8220;semplificare&#8221; il discorso, sono propenso ad impiegare i termini\u00a0etica\u00a0e\u00a0morale\u00a0come sinonimi, anche se mi rendo conto che trattasi di &#8220;semplificazione&#8221; generalmente non accolta nella riflessione dei filosofi e teologi morali, mentre lo \u00e8 tra gli economisti che, sempre pi\u00f9 spesso, si stanno occupando dei problemi dei rapporti sia fra etica ed economia in generale, sia fra etica e finanza pi\u00f9 in particolare.<\/p>\n<p><a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0In particolare, in J. Schumpeter (1949) e (1954), Vol.I, Introd.<\/p>\n<p><a name=\"cit4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0Cfr. in particolare, nella citata raccolta (1998), i saggi I e III della Parte Prima.<\/p>\n<p><a name=\"cit5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0Invero, sul piano della teoria monetaria e finanziaria, la contrapposizione fra i\u00a0due\u00a0gruppi \u00e8 &#8220;di antica data&#8221; e la si pu\u00f2 far risalire al dibattito che si afferm\u00f2, agli inizi del periodo della &#8220;rivoluzione industriale&#8221; in Gran Bretagna, fra le cosiddette &#8220;scuola metallica&#8221; e &#8220;suola bancaria&#8221;. Non essendo certamente possibile soffermarsi qui sull&#8217;interessante questione, non pu\u00f2 comunque non essere sottolineato che la contrapposizione stessa ha contrassegnato tutta l&#8217;evoluzione della riflessione degli economisti, finch\u00e8 &#8211; a seguito della &#8220;svolta&#8221; apportata nell&#8217;intera teoria economica dal grande Keynes con la sua\u00a0Teoria Generale\u00a0(1936) e con la &#8220;ripresa&#8221; della contrapposta impostazione neoclassica da parte dei\u00a0monetaristi\u00a0dalla met\u00e0 dei nostri anni &#8217;50 &#8211; anche il dibattito in oggetto \u00e8 diventato ormai esprimibile chiaramente, appunto, in termini di contrapposizione fra &#8220;keynesiani&#8221; e &#8220;monetaristi&#8221;.<\/p>\n<p><a name=\"cit6\"><\/a><sup>6<\/sup>\u00a0Trattasi, come noto, dei settori &#8220;istituzionali&#8221; studiati e rilevati dalla contabilit\u00e0 &#8220;sociale&#8221; o &#8220;nazionale&#8221;. Sul piano definitorio-contabile, va ricordato, in particolare, che il settore privato sociale \u00e8\u00a0terzo\u00a0se considerato come settore produttivo e utilizzatore di risorse reali\u00a0a fronte\u00a0del &#8220;primo&#8221; settore (quello privato o del &#8220;mercato&#8221;, che &#8211; nel contesto dei settori istituzionali &#8211; distingue tra le &#8220;famiglie&#8221; e le &#8220;imprese&#8221;) e del &#8220;secondo&#8221; settore (quello pubblico o dello &#8220;Stato&#8221; cio\u00e8, in detto contesto, delle &#8220;amministrazioni pubbliche&#8221;), mentre \u00e8\u00a0sesto\u00a0appunto nel presente contesto che privilegia l&#8217;ottica dei &#8220;flussi di fondi&#8221; e che &#8211; come richiamer\u02dc fra poco &#8211; guarda ai rapporti finanziari fra settori\u00a0in surplus\u00a0e settori\u00a0in deficit\u00a0di un&#8217;economia.<\/p>\n<p><a name=\"cit7\"><\/a><sup>7<\/sup>\u00a0Trattasi di aspetto assai rilevante che, &#8220;trascurato&#8221; nella\u00a0Teoria Generale\u00a0(1936), \u00e8 stato affrontato e sistematizzato, per la prima volta, dallo stesso Keynes in noti contributi successivi quali (1937a) e (1937b).<\/p>\n<p><a name=\"cit8\"><\/a><sup>8<\/sup>\u00a0Tra l&#8217;altro, trovano spazio in questo contesto i\u00a0titoli di Stato, in Italia i &#8220;famosi&#8221;\u00a0buoni del Tesoro\u00a0(BOT, etc.), che sono appunto titoli obbligazionari attraverso i quali il settore pubblico, in presenza di spese che superano le entrate fiscali, s&#8217;indebita verso i privati, per poi &#8220;sdebitarsi&#8221; al momento e nella misura in cui le entrate supereranno le spese ed i titoli pubblici potranno cos\u00ec essere rimborsati (il che, per\u00f2, sappiamo quanto sia invero difficile realizzare nel nostro paese!).<\/p>\n<p><a name=\"cit9\"><\/a><sup>9<\/sup>\u00a0Si \u00e8 gi\u00e0 detto della &#8220;ripresa&#8221; dell&#8217;approccio monetarista nei nostri anni &#8217;50. Conviene ora sottolineare che tale approccio \u00e8 in linea di continuit\u00e0 con l&#8217;intero filone della teoria economica neoclassica: per quanto qui interessa direttamente, i principali riferimenti sono, per la contrapposizione diretta a Keynes, a C. A. Pigou (1933) e (1941), mentre per i dibattiti pi\u00f9 recenti e pi\u00f9 noti, a M. Friedman (1956), (1968), (1969), (1991).<\/p>\n<p><a name=\"cit10\"><\/a><sup>10<\/sup>\u00a0Oltre alla fondamentale\u00a0Teoria Generale\u00a0(1936) ed ai gi\u00e0 ricordati contributi (1937a) e (1937b), occorre ricordare, di J. M. Keynes, almeno (1930) e (1940). Per le posizioni &#8220;precedenti&#8221; la\u00a0rivoluzione keynesiana che, in vario modo, la anticipano quanto ai punti che in particolare interessano i temi qui trattati, mi limito a citare i seguenti basilari contributi: K. Wicksell (1898, trad. ingl. 1936); J. Schumpeter (1912, trad. ingl. 1934); F. H. Knight (1921). Quanto alle posizioni &#8220;seguenti&#8221; la\u00a0rivoluzione keynesiana\u00a0che, in qualsiasi modo, si richiamano ad essa, si tratta di un campo veramente smisurato di riflessioni, analisi, dibattiti ed approfondimenti; basti in questa sede il riferimento al recente volume collettaneo di saggi scritti dai pi\u00f9 importanti economisti keynesiani di oggi e pubblicati a cura di G. Harcourt-P. Riach (1996).<\/p>\n<p><a name=\"cit11\"><\/a><sup>11<\/sup>\u00a0A solo titolo esemplificativo della straordinaria moltiplicazione del fenomeno dei movimenti internazionali di fondi registratasi negli ultimi anni, si consideri che l&#8217;ammontare medio\u00a0giornaliero\u00a0degli scambi valutari mondiali, che vent&#8217;anni fa era di 15 miliardi di dollari USA, s&#8217;aggira oggi sui 1.300 dollari!<\/p>\n<p><a name=\"cit12\"><\/a><sup>12<\/sup>\u00a0Cfr. , nella gi\u00e0 richiamata raccolta di contributi di M. Friedman (1969), il saggio &#8220;In Defense of Destabilising Speculation&#8221;.<\/p>\n<p><a name=\"cit13\"><\/a><sup>13<\/sup>\u00a0In particolare, rispettivamente, nelle gi\u00e0 citate e fondamentali opere: F.H. Knight (1921) e J.M. Keynes (1936).<\/p>\n<p><a name=\"cit14\"><\/a><sup>14<\/sup>\u00a0La questione, assai vasta e complessa, pu\u00f2 essere qui affrontata solo &#8220;per sommi capi&#8221;. I riferimenti alla letteratura potrebbero essere tanti, ma mi limito a citare due recenti fonti specialistiche: un interessante volume di S. Strange (1986) ed i\u00a0papers, che non so se siano stati mai pubblicati, presentati ad un &#8220;Colloquio&#8221; scientifico internazionale svoltosi a Thun, Svizzera (1995). Sul piano pi\u00f9 &#8220;tecnico&#8221;, il riferimento d&#8217;obbligo \u00e8 al &#8220;manuale&#8221; a cura di R.A. Klein-J. Lederman (1994).<\/p>\n<p><a name=\"cit15\"><\/a><sup>15<\/sup>\u00a0Sul tema generale un richiamo specifico va fatto soprattutto ai contributi in merito da parte dei teologi morali; cfr. &#8211; tra i molti puntuali &#8211; i lavori di G.B. Guzzetti (1992); G. Gatti (1995); M. Toso (1995). Sul fronte della riflessione cristiana non cattolica, forse il miglior contributo, ancorch\u00e8 &#8220;datato&#8221;, \u00e8 quello dell&#8217;economista D.A. Hay (1989).<\/p>\n<p><a name=\"cit16\"><\/a><sup>16<\/sup>\u00a0Si noti che l&#8217;economia dell&#8217;accumulazione, della crescita, dello sviluppo, pone alcuni problemi &#8220;delicati&#8221; allorch\u00e8, in particolare, ci si confronti sull&#8217;esistenza di un&#8217;unica via percorribile per lo sviluppo economico &#8220;moderno&#8221; in tutte le condizioni ed a tutte le latitudini e longitudini della terra o, invece, di pi\u00f9 percorsi di sviluppo da perseguire alternativamente a seconda delle condizioni particolari cos&#8221; come delle attitudini specifiche nelle diverse circostanze considerate. La questione dei rapporti fra aspetti economici ed etici nello sviluppo, con particolare riguardo al caso dei paesi meno sviluppati, viene specificamente affrontata nei saggi contenuti nella Parte Terza del gi\u00e0 citato volume (1998).<\/p>\n<p><a name=\"cit17\"><\/a><sup>17<\/sup>\u00a0La riflessione in proposito \u00e8 ormai amplissima e la letteratura specialistica cresce di giorno in giorno. Com&#8217;\u00e8 noto, il punto centrale di un approccio del genere \u00e8 di enucleare una serie di requisiti deontologici che il mondo degli &#8220;affari&#8221; e quello delle &#8220;professioni&#8221;, devono sottoscrivere ed osservare al fine di adottare una condotta che, ancorch\u00e8 &#8220;ottimizzante&#8221;, sia rispettosa della pari\u00a0dignit\u00e0\u00a0e dei diritti\u00a0fondamentali\u00a0di tutti i soggetti coinvolti. In proposito, non essendo il caso di fornire riferimenti specifici ad una letteratura specialistica ormai immensa, pu\u00f2 essere utile citare il recente contributo di tipo giuridico, ma dotato di una vasta bibliografia di tipo generale, di F. Capriglione (1997). Sul piano pi\u00f9 ampio delle relazioni fra etica, economia, societ\u00e0 e istituzioni, si pone poi l&#8217;importante contributo di A. Fazio (1996).<\/p>\n<p><a name=\"cit18\"><\/a><sup>18<\/sup>\u00a0Si noti che un&#8217;altra posizione sta oggi diffondendosi e parimenti\u00a0non\u00a0mi trova consensiente: trattasi di quella visione dei rapporti fra premesse morali e questioni sociali (di cui quelle economiche sono parte) che insiste sul ruolo delle premesse &#8220;di valore&#8221; in quanto espressione di un&#8217;impostazione\u00a0genericamente\u00a0&#8220;solidaristica&#8221;, indirizzata &#8211;\u00a0volta per volta\u00a0&#8211; a perseguire obiettivi specifici. Ci\u00f2 \u00e8 indubbiamente rilevante come indicazione di un impegno privato, o anche pubblico, mirante a dare un certo contributo alla soluzione di certi problemi, ma\u00a0non\u00a0pu\u00f2 essere riguardato come modo valido per &#8220;dare sbocco&#8221; ad istanze le quali vadano\u00a0al di l\u00e0\u00a0degli specifici compiti perseguiti e, dunque, si caratterizzino per una visione\u00a0complessiva\u00a0dei problemi che sia in grado di fissare &#8211; una volta per tutte &#8211; i criteri\u00a0generali\u00a0di giudizio e di condotta.<\/p>\n<p><a name=\"cit19\"><\/a><sup>19<\/sup>\u00a0Assai pi\u00f9 interessante \u00e8 invece la prospettiva che si apre allorch\u00e8 s&#8217;instauri un confronto e si ricerchi un consenso fra posizioni etiche\u00a0di ordine generale\u00a0che siano\u00a0condivise\u00a0quanto ai &#8220;criteri&#8221; di giudizio ed ai &#8220;contenuti&#8221; delle soluzioni che si perseguono,\u00a0bench\u00e8\u00a0ci si differenzi quanto alla &#8220;natura&#8221; delle premesse di valore da cui si parte. Quest&#8217;ultimo \u00e8 il caso che, da parte di alcuni studiosi, si sta (faticosamente) cercando di concretizzare quanto ai rapporti fra etica &#8220;religiosa&#8221; ed etica &#8220;laica&#8221; allorch\u00e8 si condividano alcuni valori\u00a0comuni\u00a0che servano da premesse valide per valutazioni e scelte morali condivisibili. La questione &#8211; che \u00e8 di grande momento, rappresentando un &#8220;nodo&#8221; il quale, prima o poi, dovr\u00e0 essere affrontato e sciolto\u00a0anche al fine di inquadrare meglio gli &#8220;sbocchi&#8221; possibili per le posizioni e le soluzioni che,\u00a0su un terreno specifico, vengono prospettate nella relazione &#8211; non pu\u00f2 tuttavia essere perseguita in questa sede: per una prima considerazione, cfr. il gi\u00e0 citato saggio III della Prima Parte nel volume di saggi (1998).<\/p>\n<p><a name=\"cit20\"><\/a><sup>20<\/sup>\u00a0Un riferimento recentissimo in proposito \u00e8 al volume collettaneo, pubblicato in occasione del 23\u00b0 Congresso eucaristico nazionale di Bologna, a cura di S. Zamagni (1997); in particolare, per il pi\u00f9 specifico aspetto del ruolo delle &#8220;esigenze etiche&#8221; nella finanza oggi, cfr. il saggio di I. Musu ivi contenuto, pp. 81-117. Quanto ad un interessante e pi\u00f9 determinato angolo visuale, cfr. poi I. Musu-S. Zamagni (1994).<\/p>\n<p><a name=\"cit21\"><\/a><sup>21<\/sup>\u00a0Pu\u00f2 essere il caso di richiamare, in proposito, non solo la nota parabola &#8220;dei talenti&#8221; in Matteo 25, 14-30, ma anche quella, forse meno nota ma non meno efficace, &#8220;delle mine&#8221; in Luca 19, 11-27.<\/p>\n<p><a name=\"cit22\"><\/a><sup>22<\/sup>\u00a0Va sottolineato che quest&#8217;ultimo punto \u00e8 stato posto, in particolare e con forza,\u00a0al centro\u00a0di tutti i pi\u00f9 recenti pronunciamenti accolti nella dottrina sociale della Chiesa, da quelli del grande Giovanni XXIII (1961) e (1963) e del Concilio Vaticano II (1965), a quelli assai penetranti di Paolo VI (1964), (1967) e (1971) ed ai tanti e fondamentali di Giovanni Paolo II tra i quali, in particolare, (1981), (1988) e (1991).<\/p>\n<p><a name=\"cit23\"><\/a><sup>23<\/sup>\u00a0In proposito, possiamo anche ricordare che, nella Costituzione italiana (art. 47, 1\u00b0 comma), tale &#8220;diritto&#8221; ha trovato adeguato riconoscimento, cos\u00ec come vi si trova l&#8217;esplicita dichiarazione che &#8220;La Repubblica &#8230;. disciplina, coordina e controlla l&#8217;esercizio del credito&#8221;. Al di l\u00e0 di &#8220;facili&#8221; lagnanze su come molte delle norme veramente\u00a0innovative\u00a0della nostra Costituzione repubblicana in materia socio-economica siano rimaste inevase, credo possa essere sempre colta l&#8217;occasione per sottolineare quanto valida sia da ritenersi l&#8217;impostazione seguita che, proprio in norme di questo ambito, si \u00e8 giovata del contributo determinante, insieme a quello di altri, dei costituenti che si rifacevano ai fondamenti ed ai principi della dottrina sociale cattolica. Per un&#8217;interessante &#8220;ricognizione&#8221; &#8211; anche sul piano dei precedenti storici &#8211; del principio e del criterio della\u00a0solidariet\u00e0\u00a0cos\u00ec come degli scopi dello\u00a0Stato sociale\u00a0presenti nella Costituzione italiana, cfr. F.P. Casavola (1996), pp. 144-78.<\/p>\n<p><a name=\"cit24\"><\/a><sup>24<\/sup>\u00a0Quanto alle posizioni in campo &#8220;laico&#8221;, il riferimento &#8220;d&#8217;obbligo&#8221; \u00e8 almeno ai famosi saggi di I. Berlin (1969); mentre, per l&#8217;impostazione &#8220;cristiana&#8221; secondo il punto di vista cattolico, \u00e8 noto che le pi\u00f9 precise espressioni in proposito siano quelli rinvenibili in quel fondamentale documento del Concilio Vaticano II che \u00e8 la Costituzione pastorale Gaudium et Spes (1965), Parte I, Capp. I e II.<\/p>\n<p><a name=\"cit25\"><\/a><sup>25<\/sup>\u00a0Anche a questo proposito si vedano i riferimenti nei puntuali pronunciamenti del Concilio,\u00a0Op.Cit. (1965), n. 70.<\/p>\n<p><a name=\"cit26\"><\/a><sup>26<\/sup>\u00a0A proposito di questo aspetto, si rimanda ancora alle importanti formulazioni contenute nel\u00a0citato\u00a0testo del Concilio (1965), nn. 85-86-87.<\/p>\n<p><a name=\"cit27\"><\/a><sup>27<\/sup>\u00a0Cfr. in proposito J. Tobin (1978) e B. Eichengreen &#8211; J. Tobin &#8211; C. Wyplosz (1995). Pi\u00f9 di recente, la proposta \u00e8 stata criticata, in quanto ritenuta &#8220;scarsamente efficace&#8221;, da P. Davidson (1996), ma difesa sul piano delle &#8220;possibilit\u00e0 concrete&#8221; di attuazione da G. Gandolfo (1996), nei rispettivi interventi al Convegno in memoria dell&#8217;economista ed amico Fausto Vicarelli, prematuramente scomparso, Convegno svoltosi a Roma nei giorni 21-22-23 novembre 1996 ed i cui Atti sono pubblicati a cura di G. Gandolfo &#8211; F. Marzano (1999).<\/p>\n<p><a name=\"cit28\"><\/a><sup>28<\/sup>\u00a0Si noti, peraltro, che quanto proposto\u00a0non\u00a0riguarda il problema, comunque importantissimo, che per lungo tempo \u00e8 stato vivacemente dibattuto in Italia e che finalmente ha ricevuto soluzione oggi, concernente l&#8217;adozione nel nostro paese di un &#8220;omogeneo&#8221; trattamento fiscale per\u00a0tutti\u00a0gli impieghi di ricchezza finanziaria e, dunque, per ogni e qualsiasi forma di\u00a0reddito o rendita\u00a0di natura finanziaria. La stessa tassazione dei\u00a0capital gains\u00a0sui titoli \u00e8 cosa diversa, in quanto in tal caso trattasi sempre di imposta su redditi, mentre la mia idea \u00e8 quella di prevedere una forma di imposizione\u00a0sugli scambi\u00a0dei titoli, con particolare riferimento a quelli &#8220;derivati&#8221; e &#8220;sintetici&#8221;.<\/p>\n<p><a name=\"cit29\"><\/a><sup>29<\/sup>\u00a0Mi sembra che possa essere riguardata come una certa ed interessante applicazione ante litteram dell&#8217;approccio qui proposto l&#8217;istituzione dei &#8220;fondi antiusura&#8221; previsti dalla recente legge n. 108 del 1996.<\/p>\n<p><a name=\"cit30\"><\/a><sup>30<\/sup>\u00a0Per due recenti posizioni &#8220;contrapposte&#8221; sulle tematiche di fondo della &#8220;finanza&#8221;, si possono vedere &#8211; sul fronte keynesiano &#8211; J. Kregel (1996) e &#8211; sul fronte neoclassico &#8211; D. Salvatore (1998). Assai interessante, sul fronte keynesiano, \u00e8 il recentissimo lavoro di P.M. Garber (1998).<\/p>\n<p><a name=\"cit31\"><\/a><sup>31<\/sup>\u00a0In due interessanti riflessioni apparse su un quotidiano (Il Sole-XXIV Ore, 30-9-98 e 1-10-98), riflessioni di notevole spessore, M. Sarcinelli &#8211; a conclusione di un&#8217;ampia analisi-rassegna dei principali aspetti del problema, condotta su posizioni largamente neoclassiche &#8211; valutava come segue le principali proposte d&#8217;intervento &#8220;sul tappeto&#8221;: dicendo sostanzialmente &#8220;no&#8221; alla proposta, ripresa pi\u00f9 di recente da J. Sachs, di introdurre controlli e imposte sulle passivit\u00e0 in valuta nei paesi di residenza; concordando abbastanza con l&#8217;imposizione di pi\u00f9 elevati coefficienti di liquidit\u00e0 per le esposizioni bancarie negli stessi paesi; essendo invece &#8220;tiepido&#8221; quanto all&#8217;istituzione di &#8220;vincoli&#8221; nei paesi creditori, in particolare per le banche prestatrici; diffidando del tutto di proposte &#8220;alla Soros&#8221; sulla costituzione di una\u00a0International Credit Insurance Corporation\u00a0che comportebbe, per l&#8217;autore, una spinta ulteriore alle gi\u00e0 presenti condizioni di &#8220;azzardo morale&#8221;; concentrandosi infine e dando la sua adesione quanto alle proposte di\u00a0rafforzamento\u00a0dei compiti e soprattutto delle disponibilit\u02c6 di risorse per interventi da parte del FMI.<\/p>\n<p><a name=\"cit32\"><\/a><sup>32<\/sup>\u00a0In proposito, vanno specificamente richiamate le precisazioni fatte sopra (n. 6) in tema di &#8220;insufficienza&#8221; degli aspetti di\u00a0etica deontologica della finanza\u00a0e della necessit\u00e0 di &#8220;muoversi&#8221; sulla base di un&#8217;etica generale sociale\u00a0nell&#8217;affrontare e valutare i problemi morali posti oggi dall&#8217;impetuoso sviluppo della &#8220;finanziarizzazione&#8221; dell&#8217;economia nel contesto globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Indicazioni bibliografiche<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; AA. 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