{"id":881,"date":"1999-01-01T12:00:00","date_gmt":"1999-01-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=881"},"modified":"2026-04-06T17:06:53","modified_gmt":"2026-04-06T17:06:53","slug":"i-diritti-umani","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/1999\/gennaio\/i-diritti-umani\/","title":{"rendered":"I diritti umani"},"content":{"rendered":"<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo \u00e8 un&#8217;ottima data per iniziare la nostra rivista. Intendiamo infatti sviluppare una visione del mondo umano ispirato alla tradizione cattolica, intesa sia come forma specifica di cristianesimo che come ecumenicit\u00e0 di visione. Partiamo dalla pretesa ideale che esista nelle scienze dell&#8217;uomo una sola verit\u00e0 e una sola logica e che pertanto nessuno le possieda in toto ma che tutti possono contribuirvi. L&#8217;universalit\u00e0 delle poche certezze raggiungibili sull&#8217;uomo, sulla sua storia e sulle sue societ\u00e0 danno sicurezza alla nostra ricerca e l&#8217;indirizzano. Ugualmente l&#8217;esplicito e previo riconoscimento dell&#8217;assoluta necessit\u00e0 e dell&#8217;autonomia delle scienze umane per ogni discorso pi\u00f9 generale, permette di avanzare un discorso etico metodologicamente corretto e scientificamente fondato. Intendiamo pertanto collaborare, partendo dalla nostra specifica tradizione, allo sviluppo di una ricerca sull&#8217;uomo, modesta ma tesa a portare una propria &#8216;tessera&#8217; al grande mosaico comune che la nostra generazione va componendo.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Proprio con i diritti umani ci troviamo davanti ad una costruzione di consenso sociale unica nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, sia per la sua estensione geopolitica che per quella culturale. Il loro diffondersi, dapprima lento e circoscritto alle \u00e9lites emergenti di pochi stati, \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 veloce e ricopre oggi virtualmente tutti gli stati della terra. Stiamo andando, sembra, verso un consenso mondiale su pochi principi orientativi della vita sociale, statale e internazionale, che servano proprio per la loro essenzialit\u00e0 da punto di orientamento. Tale consenso \u00e8 fondato sull&#8217;intuizione basilare che ogni persona umana, in quanto tale e non per la qualit\u00e0 delle sue azioni, ha una intrinseca e autonoma dignit\u00e0 che gli conferisce dei diritti e dei doveri nella relazione con gli altri. Quanto all&#8217; origine storica, c&#8217;\u00e8 chi afferma che essi sono espressamente nati per combattere il cristianesimo in quanto forza sociale dominante &#8211; la Cristianit\u00e0 &#8211; e quindi fa valere come prime fonti rilevanti dei diritti umani quelle del XVII secolo inglese e del XVIII secolo americano e francese.Sono di questa opinione gli autori che sostengono che alla Cristianit\u00e0 mancavano i due diritti fondamentali quello della libert\u00e0 e quello dell&#8217; uguaglianza. Costoro per\u00f2 intendono tali diritti in senso giuridico, pubblico e privato, e non tengono conto, ad es., che sia Paolo che Tommaso d&#8217;Aquino non respingono in nome del cristianesimo la schiavit\u00f9 come istituzione sociale e giuridica ma vi pongono dei forti limiti, tali da salvare l&#8217;autonomia dell&#8217;interiorit\u00e0 della persona. Nella stessa ottica, ci sembra errata l&#8217;affermazione corrente che le teorie medievali del diritto naturale siano state incentrate sui doveri e non sui diritti. In realt\u00e0 le teorie del diritto naturale servivano nella riflessione politica e nella prassi sociale a limitare i diritti del sovrano e dei signori medievali. Era una esplicita accettazione dell&#8217;antica teoria che il potere politico era giustificato solo in funzione del bene comune, con la conseguenza della giusta morte da infliggere al tiranno in casi estremi. Inoltre Papi come Leone Magno (V secolo) e Gregorio Magno (VI secolo) con al loro teorizzazione della dignit\u00e0 umana e soprannaturale di ogni cristiano (in quanto persona, non per meriti acquisiti) hanno dato un contributo teoretico che ha permesso gli sviluppi successivi del concetto di &#8216;persona&#8217; in morale e in filosofia del diritto. Anche i teologi spagnoli del secolo d&#8217;oro (XVI secolo) sono da considerarsi un essenziale punto di passaggio sia teoretico-morale che pratico-politico. La portata politica della loro teorizzazione e sistematizzazione di quanto i missionari nelle Indie stavano vivendo all&#8217;interno del regime illegale istituito dai conquistadores non deve essere sottovalutata, soprattutto se a motivo di passate polemiche ideologiche confessionali o anticlericali.Si pu\u00f2 piuttosto dire che i diritti dell&#8217;uomo come li intendiamo oggi rappresentano la congiunzione fortunata del diritto naturale medievale cristiano e dello sviluppo della democrazia dell&#8217;epoca moderna in Occidente. Senza queste due componenti non avremmo la realt\u00e0 odierna delle Dichiarazioni, delle Convenzioni e dell&#8217;assunzione costituzionale dei diritti dell&#8217;uomo.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">E&#8217; vero che dal punto di vista teologico si pu\u00f2 parlare di &#8216;fondamenti biblici&#8217; dei diritti umani in modo solo mediato, indiretto; il che non significa per\u00f2 assolutamente che sia corretto sottacere l&#8217;apporto scritturistico. Ci riferiamo, infatti, al concetto di persona che nasce all&#8217;interno della nostra civilt\u00e0 sotto la spinta della Rivelazione giudeo-cristiana. La visione creazionista, quella cristocentrica e quella escatologica, tutt&#8217;e tre essenziali all&#8217;elaborazione della teologia del cristianesimo, hanno dato un nuovo senso alla storia dell&#8217;uomo e quindi alla nozione di &#8216;persona umana&#8217; stessa. Con questa nuova dimensione inizia &#8211; o forse continua con una decisiva impennata &#8211; lo sviluppo storico che ha portato agli attuali standards criteri per misurare il comportamento sociale e politico all&#8217;interno delle societ\u00e0 e di esse tra di loro.Al centro del vivere sociale \u00e8 posto l&#8217;uomo, e non pi\u00f9 le \u00e9lites come espressione superiore del rispettivo gruppo sociale. Non si esaltano pi\u00f9 le proiezioni collettive o nazionalistiche di potenza bens\u00ec le prospettive di sviluppo umano dei singoli e delle societ\u00e0. La storia della civilt\u00e0 umana, locale o globale, non pu\u00f2 essere riconosciuta come progressista se non tende a realizzare una cultura dell&#8217;assolutezza della persona e una politica basata su di essa. Lo sviluppo personale e sociale \u00e8 possibile solo attraverso la realizzazione nei fatti di alcuni valori morali assoluti: valori che sono portati dalla persona e da tutte le persone, sia come singoli che come entit\u00e0 associative.Non dimentichiamo comunque che J. Bentham (1748-1832) e J. Stuart Mill (1806-1873), i due padri fondatori dell&#8217;utilitarismo oggi dominante in etica, erano per coerenza teoretica del tutto contrari ai diritti umani.Se astraiamo dalla considerazione storica e passiamo a quella descrittiva, possiamo dire che oggi i diritti dell&#8217;uomo sono un insieme teoretico e un fenomeno sociale mondiale che fornisce un criterio ultimo di giudizio e di intervento affinch\u00e9 la persona di tutti gli uomini e le donne della terra venga a godere di un minimo di uguali diritti e doveri fondamentali. Deve, per\u00f2, essere anche sottolineato che non ci si pu\u00f2 attendere dalla realizzazione dei diritti umani la soluzione di tutti i problemi etici emergenti nella vita sociale. Essi ricoprono una parte soltanto del campo della morale comunitaria, quello dei rapporti tra cittadini e il potere politico, e dei poteri politici tra di loro per quello che riguarda alcuni diritti fondamentali di ogni popolo.Ogni gruppo ideologico e ogni famiglia spirituale d\u00e0 ad essi un fondamento parzialmente o totalmente diverso, ma questo non ha impedito il loro splendido dilagare negli ultimi cinquanta anni. Con la fondazione o la giustificazione dei diritti umani si esplicita tutta la struttura della visione della societ\u00e0, dei rapporti tra politica ed etica, e in definitiva del senso globale del vivere in societ\u00e0. Per questo \u00e8 naturale che ci siano tanti modi di affrontare la loro fondazione \/ giustificazione. Le posizioni teoretiche, comunque, che non affrontano il problema o che negano la possibilit\u00e0 di una fondazione\/giustificazione &#8211; magari optando per la prassi impegnata &#8211; non possono cooperare alla soluzione di sempre nuovi problemi connessi con l&#8217;esercizio dei diritti umani e con le nuove formulazioni di essi. Si pensi ai problemi dell&#8217;emigrazione dal sud al nord del mondo e a quello dello sviluppo umano: come \u00e8 possibile anche solo impostarli se non si dispone di una visione in qualche modo normativa di cosa sia la persona umana?<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">I diritti umani possono oggi svolgere una essenziale funzione di solidariet\u00e0 e orientamento in una societ\u00e0 pluralista non solo per diversi filoni di idee, ma anche per diverse provenienze culturali e continentali. Infatti il principio formale: &#8220;Tolleranza reciproca e rispetto delle tradizioni altrui&#8221; non funziona pi\u00f9. Il consenso fattuale generale si restringe continuamente e non riguarda pi\u00f9 alcuni valori essenziali alla convivenza. Sembra che sia necessario, per far funzionare la societ\u00e0 e per ridare sicurezza all&#8217;individuo, ritrovare un corpus minimo di regole e di contenuti per le scelte collettive che si possa esplicitare e quindi diventare operativo nella discussione e nella ricerca pubblica.Si deve anche considerare che il rispetto conseguente, e non solo occasionale, dei diritti umani comporta sempre costi politici ed economici di vario genere. Da qui la verosimiglianza che non vengano facilmente rispettati dalle autorit\u00e0 n\u00e9 promossi dai vari gruppi di rappresentanza di interessi settoriali. Pur rispettando quindi la distinzione tra nozione giuridica e nozione morale dei diritti dell&#8217;uomo, sembra chiaro che le due dimensioni vanno di fatto insieme: se \u00e8 vero che senza diritti codificati l&#8217;impulso morale ha poca presa reale, \u00e8 anche vero che senza quest&#8217;ultimo i primi restano paragrafi vuoti di reticente applicazione e di facile retorica. Ne segue, tra l&#8217;altro, la necessit\u00e0 di una pedagogia dei diritti umani, la necessit\u00e0 di apprenderli, di riapprenderli e farli apprendere per la prima volta alle nuove generazioni. Il nostro impegno come rivista andr\u00e0 anche in questo senso.<\/li>\n<\/ol>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[11],"class_list":["post-881","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-gennaio"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - I diritti umani<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Gennaio 1999. 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