{"id":4217,"date":"2026-10-01T01:00:00","date_gmt":"2026-09-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=4217"},"modified":"2026-09-25T11:13:26","modified_gmt":"2026-09-25T09:13:26","slug":"il-bello-dellinfosfera","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2026\/ottobre\/il-bello-dellinfosfera\/","title":{"rendered":"IL BELLO DELL\u2019INFOSFERA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Le tecnologie digitali, in particolare i sistemi di intelligenza artificiale, stanno modellando in modo profondo la nostra percezione della realt\u00e0, della societ\u00e0 e di noi stessi. Tra i campi in cui l\u2019IA generativa sta portando importanti trasformazioni, quello estetico in particolare risulta ancora poco approfondito sul piano delle monografie sistematiche, sebbene stia fiorendo un\u2019ampia letteratura su riviste specializzate di articoli che di volta in volta seguono lo sviluppo e l\u2019impatto degli strumenti di intelligenza artificiale generativa in campi specifici come quello del marketing e della pubblicit\u00e0<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>, del fashion design<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>, del cinema e produzione video<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. Mentre approcci pi\u00f9 generali al rapporto tra IA generativa e senso estetico e artistico sono stati forniti dai lavori di Manovich<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In queste analisi emergono con una certa costanza alcuni aspetti degni di interesse: le IA generative offrono una maggior efficienza nei processi pre-produttivi e una maggior velocit\u00e0 nell\u2019esecuzione delle operazioni pi\u00f9 tecniche di creazione dell\u2019immagine finale<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, al costo tuttavia di una minore originalit\u00e0 e di una marcata tendenza alla convergenza della novit\u00e0 media dei contenuti, dovuta alla ricombinazione di dati gi\u00e0 esistenti nei <em>dataset<\/em> di addestramento<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> \u2013 al punto di sottolineare che talvolta le allucinazioni delle IA possono causare \u201cincidenti creativi\u201d stimolando per caso nuove direzioni di ricerca<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Curiosamente, analizzando l\u2019evoluzione dell\u2019informatica degli ultimi decenni, il successo degli algoritmi di IA si fonda su sviluppi che hanno portato a un decentramento delle fonti informative aumentando ipoteticamente la multiformit\u00e0 dei costumi e delle opinioni, aprendo dunque a una maggior variet\u00e0 e originalit\u00e0 delle produzioni artistiche. Sebbene infatti i principali paradigmi teorici oggi utilizzati per le IA generative risalgano alla met\u00e0 del secolo scorso \u2013 il primo modello matematico di un neurone biologico \u00e8 nel 1943<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> e il termine <em>machine learning<\/em> \u00e8 del 1959<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> \u2013 il loro utilizzo operativo non avrebbe avuto successo senza altri due fondamentali elementi: da una parte l\u2019invenzione di Internet, che ha permesso l\u2019acquisizione di enormi moli di dati di vario tipo, e, dall\u2019altra, l\u2019aumento esponenziale delle capacit\u00e0 di calcolo, necessarie all\u2019elaborazione dei dati stessi per l\u2019addestramento dei sistemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Internet in particolare ha reso visibile l\u2019<em>infosfera<\/em>, una categoria sociologica nata tra gli anni \u201870 e \u201880 del secolo scorso ad opera di un economista inglese, Kenneth Boulding<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> ma divenuta centrale nell\u2019opera di un sociologo statunitense, Alvin Toffler<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> che la colloca in una prospettiva storico-genetica, mostrandone l\u2019interazione con le trasformazioni sociali (<em>sociosfera<\/em>) e tecnologiche (<em>tecnosfera<\/em>). Toffler individua tre <em>ondate<\/em>, corrispondenti ad altrettante grandi epoche in cui l\u2019infosfera subisce trasformazioni radicali. Nella prima, legata alla societ\u00e0 agricola, essa \u00e8 povera di fonti ed \u00e8 caratterizzata dalla presenza di poche figure informative prossime \u2013 la famiglia, il villaggio, le autorit\u00e0 religiose. Nella seconda, che coincide con l\u2019industrializzazione e con la nascita dei mass media, la produzione centralizzata di immagini e valori su larga scala, attraverso stampa, cinema, radio e televisione, contribuisce a standardizzare i modelli culturali ed estetici tramite un numero limitato di canali monopolistici. Infine, con la terza ondata, tra la fine del XX secolo e l\u2019inizio di quello successivo, si assiste a un drastico aumento e a un decentramento dei canali comunicativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Toffler anticipa cos\u00ec la rivoluzione digitale, parlando di media \u201cdemassificati\u201d che moltiplicano le fonti e frammentano il flusso informativo, descrivendo la <em>terza ondata<\/em> nel 1980, ben prima di Internet e dei <em>social network<\/em>, in un senso che pare anticiparli con ci\u00f2 che definisce \u201cla cultura del blip\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abOggi, in luogo di masse di persone che ricevono tutte gli stessi messaggi, vi sono gruppi demassificati pi\u00f9 piccoli che ricevono e si inviano reciprocamente una considerevole mole di immagini prodotte da loro stessi. Via via che l&#8217;intera societ\u00e0 evolver\u00e0 verso la crescente diversificazione indotta dalla Terza Ondata, i nuovi media rifletteranno e accelereranno questo processo. Ci\u00f2 spiega, in parte, perch\u00e9 le opinioni su qualunque argomento stiano diventando meno uniformi. L&#8217;opinione collettiva si frantuma. A livello personale siamo tutti assediati e assaliti da immagini spezzettate, contraddittorie o scollegate, che fanno vacillare le nostre vecchie idee e si presentano alla nostra mente in rapida sequenza: compaiono per un tempo brevissimo e&#8230; \u201cblip\u201d&#8230; \u201cblip\u201d&#8230; vengono sostituite dalla successiva. Noi viviamo, in realt\u00e0, in una \u201ccultura del blip\u201d\u00bb .<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione allora \u00e8 comprendere come l\u2019infosfera della <em>terza ondata<\/em>, caratterizzata da una moltiplicazione e da una frammentazione delle fonti informative, porti in realt\u00e0 a una sorta di \u201comologazione\u201d dell\u2019estetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le risposte si trovano a monte dei sistemi di IA generativa attuali: una prima \u00e8 rinvenibile nel funzionamento dei<em> recommendation systems<\/em> attivi dalla nascita dei <em>social network<\/em>, il cui compito \u00e8 selezionare i contenuti visibili agli utenti secondo i loro gusti; in tal senso le piattaforme di servizi online non si limitano a raccogliere dati, bens\u00ec li analizzano tramite algoritmi che misurano le preferenze degli utenti attraverso interazioni, visualizzazioni e <em>like<\/em>. Questi metadati vengono impiegati per proporre all\u2019utente contenuti in linea con i gusti gi\u00e0 espressi e il risultato \u00e8 una doppia omologazione: una <em>omologazione personale<\/em>, per cui ciascun utente riceve contenuti sempre pi\u00f9 simili a ci\u00f2 che ha gi\u00e0 apprezzato, restringendo progressivamente il proprio orizzonte estetico, e una <em>omologazione collettiva<\/em>, secondo cui le nuove produzioni creative dei sistemi di IA generativa costruiscono immagini, testi e video calcolando l\u2019output statisticamente pi\u00f9 gradito sulla base di miliardi di esempi provenienti anche dai <em>social network <\/em>e dunque influenzati dai sistemi di raccomandazione, facendo convergere il gusto medio dell\u2019intera base di dati<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma esiste un secondo livello di analisi del problema, pi\u00f9 ampio, affrontato da un punto di vista filosofico e sociologico da Byung-Chul Han, che nel suo saggio del 2015 osservava come il gusto contemporaneo sia stato pesantemente influenzato dalla tecnologia digitale e dalla cultura del consumo, le quali hanno portato a un\u2019idea del bello definito come \u201clevigato\u201d, rappresentato da un\u2019estetica che ha eliminato ogni asperit\u00e0, negativit\u00e0 e resistenza, per risultare immediatamente consumabile, ovvero gradevole e senza sforzo nella sua fruizione. In tal senso risultano emblematiche le immagini continuamente filtrate e ritoccate artificialmente tipiche dei <em>social network<\/em>. Il punto, secondo l\u2019autore sudcoreano, \u00e8 che la negativit\u00e0 rimossa costituiva una dimensione essenziale del bello inteso come <em>sublime<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il <em>sublime<\/em> \u00e8 quella sensazione che si prova nel contatto con qualcosa di totalmente altro, di indefinibile e di incontrollabile, per questo il bello in quanto sublime mantiene una distanza, conserva sempre una parte segreta percepita ma non pienamente intesa, collocata a una profondit\u00e0 che non pu\u00f2 essere consumata immediatamente, e forse nemmeno mai completamente. Per Han, il bello autentico implica una dimensione di alterit\u00e0 che eccede l\u2019esperienza immediata e non si lascia ridurre a consumo. Il bello quindi pu\u00f2 <em>non<\/em> essere levigato, cio\u00e8 pu\u00f2 anche disturbare, spiazzare e sorprendere, situandosi al di l\u00e0 del semplice impatto visivo, uditivo o tattile sperimentato nell\u2019immediatezza della sensazione. Questa concezione estetica \u00e8 prettamente attuale:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abL\u2019estetica del bello \u00e8 un fenomeno genuinamente moderno. Solo nell\u2019estetica della modernit\u00e0 il bello e il sublime non sono pi\u00f9 in rapporto fra loro. Il bello viene isolato nella sua positivit\u00e0. Il soggetto fortificato della modernit\u00e0 positivizza il bello trasformandolo in oggetto di piacere. Il bello viene perci\u00f2 opposto al sublime che, a causa della sua negativit\u00e0, non suscita sulle prime alcuna immediata sensazione di piacere. [&#8230;] Per Edmund Burke, il bello \u00e8 soprattutto il levigato. I corpi che causano piacere al tatto non dovrebbero offrire alcuna resistenza: devono essere levigati. Il levigato \u00e8 dunque una superficie ottimizzata, priva di negativit\u00e0, e causa una sensazione del tutto scevra di dolore e resistenza\u00bb .<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il bello levigato non provoca n\u00e9 dolore n\u00e9 piacere autentico: genera soltanto un <em>like<\/em> immediato, un consumo rapido e indolore. \u00c8 un bello privo di sostanza, che non lascia traccia nella memoria e non produce contemplazione n\u00e9 trasformazione in chi lo osserva. Il collegamento con la cultura del <em>blip<\/em> di Toffler appare evidente: le immagini che scorrono nei <em>feed<\/em> non sono soltanto frammentate nel tempo, ma anche levigate nella forma, ottimizzate per essere semplicemente gradite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Precisa Han che non si tratta superficialmente di contrapporre semplicemente il bello al brutto, perch\u00e9 l\u2019industria dell\u2019intrattenimento ha incorporato la bruttezza e il disgusto nell\u2019offerta algoritmica, rendendoli merci di consumo<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>. L\u2019autore descrive piuttosto una \u201csalvezza del bello\u201d che passa per il recupero di quella negativit\u00e0 e resistenza che l\u2019estetica levigata ha eliminato. Il vero bello \u2013 quello che trasforma, che eleva, che genera desiderio autentico \u2013 \u00e8 sempre stato caratterizzato da una certa opacit\u00e0 e da una distanza che rivela velando. L\u2019esperienza estetica intensa \u2013 la mancanza di fiato davanti a un paesaggio, la commozione che si rinnova davanti a un\u2019opera d\u2019arte \u2013 \u00e8 precisamente esperienza di qualcosa che eccede, e che proprio per questo non pu\u00f2 essere ridotto a dati n\u00e9 replicato algoritmicamente, anche perch\u00e9 l\u2019algoritmo riproduce sempre a partire da una base dati definita e dunque mai \u201ctotalmente altro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rispetto alla capacit\u00e0 dell\u2019IA generativa di replicare qualsiasi stile con un\u2019abilit\u00e0 tecnica che pu\u00f2 superare quella di un essere umano che Manovich definisce \u201cmanierismo computazionale\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>, ci\u00f2 che \u00e8 da recuperare \u00e8 piuttosto l\u2019intenzione, il sentimento vissuto, il riferimento a un senso di infinito che eccede la base di dati. L\u2019esperienza umana \u00e8 caratterizzata dalla consapevolezza, almeno parziale, di un limite: l\u2019essere umano \u00e8 cosciente che qualcosa sfugge sempre alla piena comprensione, e permane un margine di indeterminatezza rispetto alle nostre capacit\u00e0 conoscitive. In questo senso, la creativit\u00e0 non consiste soltanto nella combinazione di elementi dati, ma anche nella tensione verso ci\u00f2 che non \u00e8 ancora pienamente definito o delimitabile. I sistemi di IA generativa, al contrario, operano entro uno spazio di possibilit\u00e0 determinato dai dati su cui sono addestrati: possono elaborare in modo estremamente sofisticato grandi quantit\u00e0 di informazioni, ma questa elaborazione rimane strutturalmente vincolata a tale spazio. Ne consegue che ci\u00f2 che eccede radicalmente questo orizzonte \u2013 ci\u00f2 che si presenta come \u201caltro\u201d, opaco o non pienamente modellabile \u2013 difficilmente pu\u00f2 essere ricondotto a una semplice procedura di generazione a partire da un <em>dataset<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione, la <em>terza ondata<\/em> descritta da Toffler sembra realizzare un paradosso solo apparente: la moltiplicazione e la frammentazione delle fonti informative non producono necessariamente una maggiore differenziazione estetica, ma tendono piuttosto, attraverso le logiche algoritmiche che regolano la selezione e la generazione dei contenuti, a una convergenza verso forme sempre pi\u00f9 omogenee e immediatamente consumabili. In questo contesto, la riflessione di Han permette di mettere a fuoco un aspetto pi\u00f9 profondo del problema: l\u2019estetica contemporanea non riguarda soltanto le modalit\u00e0 di produzione delle immagini, ma il rapporto stesso tra esperienza e senso, visibile e invisibile. Se i sistemi di IA generativa operano all\u2019interno di uno spazio di possibilit\u00e0 determinato dai dati disponibili, la questione diventa allora comprendere se e in che misura sia ancora possibile per l\u2019esperienza estetica mantenere quella dimensione di alterit\u00e0 e di eccedenza che ha storicamente caratterizzato il bello. \u00c8 in questa tensione \u2013 tra calcolo e opacit\u00e0, tra convergenza statistica e apertura all\u2019indeterminato \u2013 che si gioca oggi, forse, il destino dell\u2019estetica nell\u2019infosfera digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">NOTE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 V. Soni, <em>Adopting Generative AI in Digital\u00a0 Marketing Campaigns: An Empirical Study of Drivers\u00a0 and Barriers<\/em>, in \u00abSage Science Review of Applied Machine\u00a0 Learning\u00bb 6, no. 8 (2023): 1\u201315.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 P. M. Chauvin, H. Caselles-Dupr\u00e9 et al., <em>Weaving the Future: Generative AI and the Reimagining of Fashion Design<\/em>, in \u00abTisser Le Futur\u202f: L\u2019IA G\u00e9n\u00e9rative et Le Design de Mode\u00bb, Sorbonne Universit\u00e9, Paris, France 2025. G. Rizzi and P. Bertola, <em>Exploring the Generative AI Potential in the Fashion Design Process: An Experimental Experience on the Collaboration between Fashion Design Practitioners and Generative AI Tools<\/em>, in \u00abEuropean Journal of Cultural Management and Policy\u00bb Volume 15-2025 (2025).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L. Zhang and C. Hur, <em>The Impact of Generative AI Images on Consumer Attitudes in Advertising<\/em>, in \u00abAdministrative Sciences\u00bb 15, no. 10 (2025).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L. Manovich, <em>L\u2019estetica dell\u2019intelligenza artificiale<\/em>, A cura di Valentino Catrical\u00e0, Luca Sossella, Roma 2020. L. Manovich e E. Arielli, <em>Artificial Aesthetics: Generative AI, Art and Visual Media<\/em> 2024.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 P. M. Chauvin, H. Caselles-Dupr\u00e9 et al., <em>Weaving the Future<\/em>, p. 8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 V. Soni, <em>Adopting Generative AI in Digital\u00a0 Marketing Campaigns<\/em>, p. 6<em>. <\/em>E. Zhou e D. Lee, <em>Generative artificial intelligence, human creativity, and art<\/em>, in \u00abPNAS Nexus\u00bb 3, fasc. 3 (1 marzo 2024).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 P. M. Chauvin, H. Caselles-Dupr\u00e9 et al., <em>Weaving the Future<\/em>, p. 7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 W. S. McCulloch e W. Pitts, <em>A logical calculus of the ideas immanent in nervous activity<\/em>, in \u00abThe bulletin of mathematical biophysics\u00bb 5, fasc. 4 (1 dicembre 1943): 115\u2013133.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A. L. Samuel, <em>Some Studies in Machine Learning Using the Game of Checkers<\/em>, in \u00abIBM Journal of Research and Development\u00bb 3, fasc. 3 (luglio 1959): 210\u2013229.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 K. E. Boulding, <em>Economics as a Science<\/em>, McGraw-Hill, New York 1970. Boulding utilizzava il termine per indicare quella parte essenziale della sociosfera contenente l\u2019insieme delle informazioni \u2013 valori etici, estetici, comportamentali \u2013 che regolano la vita degli individui al di l\u00e0 della risposta istintiva agli stimoli biologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 A. Toffler, <em>La terza ondata<\/em>, Sperling &amp; Kupfer, Milano 1989.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 A. Toffler, <em>La terza ondata<\/em>, p. 211-212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 In effetti, il modello economico delle piattaforme digitali si fonda interamente su questa logica: i servizi gratuiti non generano profitto dalla sottoscrizione degli utenti, ma dai dati e dalle preferenze che questi rilasciano \u2014 venduti ad aziende di marketing o impiegati nell\u2019addestramento delle IA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 B. C. Han, <em>La salvezza del bello<\/em>, Tradotto da Vittorio Tamaro, Nottetempo, S.l. 2025, cap. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 B. C. Han, <em>La salvezza del bello<\/em>, cap. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 L. Manovich e E. Arielli, <em>Artificial Aesthetics<\/em>, p. 10.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1270],"fascicolo":[371],"class_list":["post-4217","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-andrea-ricci-maccarini","fascicolo-ottobre-2026"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - IL BELLO DELL\u2019INFOSFERA<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Andrea Ricci Maccarini, pubblicato nel numero di Ottobre 2026. 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