{"id":3775,"date":"2026-06-01T12:00:00","date_gmt":"2026-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=3775"},"modified":"2026-06-13T12:09:04","modified_gmt":"2026-06-13T10:09:04","slug":"larte-della-rinuncia-filosofia-dellautolimitazione","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2026\/giugno\/larte-della-rinuncia-filosofia-dellautolimitazione\/","title":{"rendered":"L\u2019arte della rinuncia. Filosofia dell\u2019autolimitazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><b>Otfried H\u00f6ffe, <\/b><i><span style=\"font-weight: 400\">Die hohe Kunst des Verzichts. Kleine Philosophie der Selbstbeschr\u00e4nkung<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, C.H. Beck, M\u00fcnchen 2023, 193 pp.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">__<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Viviamo immersi nella societ\u00e0 del &#8220;tutto e subito&#8221; in cui dire di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">no<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> e <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">basta<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> vengono presi come attacchi alla libert\u00e0 individuale. In questo contesto culturale non solo non sappiamo pi\u00f9 in che cosa consista veramente la rinuncia ma l\u2019abbiamo anche rivestita di un&#8217;aura negativa, associandola al fallimento o alla punizione. In netta contrapposizione a questa concezione, Otfried H\u00f6ffe (* 1943, filosofo tedesco noto per i suoi studi di etica sulla scia di Aristotele e Kant)<\/span> <span style=\"font-weight: 400\">ci offre con il suo saggio\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">&#8220;Die hohe Kunst des Verzichts. Kleine Philosophie der Selbstbeschr\u00e4nkung&#8221;<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">\u00a0(L&#8217;alta arte della rinuncia. Piccola filosofia dell&#8217;autolimitazione) un tentativo di ridefinire il termine, svelandone la natura autentica e la stringente attualit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">L&#8217;opera non si configura come un saggio di filosofia morale o politica, bens\u00ec come un&#8217;indagine sulle radici antropologiche di un tratto costitutivo dell&#8217;essere umano.\u00a0H\u00f6ffe trascende i confini disciplinari della filosofia e della religione \u2013 ambiti in cui i riferimenti alla rinuncia abbondano \u2013 per abbracciare una prospettiva squisitamente antropologica. L&#8217;autore attinge al pensiero dei grandi filosofi della tradizione europea, ma arricchisce la sua analisi con brani letterari e testi spirituali provenienti anche da altre tradizioni, sfidando un certo eurocentrismo intellettuale. A ci\u00f2 si aggiungono contributi provenienti dal mondo scientifico e osservazioni empiriche su come diverse culture hanno affrontato i momenti di crisi attraverso una positiva autolimitazione (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Selbstbeschr\u00e4nkung<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">H\u00f6ffe mostra come l\u2019uomo contemporaneo \u2013 in particolare quello occidentale \u2013 si trovi in una condizione paradossale e unica nella storia: egli ha abbandonato l&#8217;idea del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">dovere<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400\">di rinunciare<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">.\u00a0Infatti, se fino al XVIII secolo, il concetto di rinuncia godeva di una valenza neutrale, libera da connotazioni negative (p. 24), oggi la rinuncia emerge come una categoria fondamentalmente perduta e avversata. Al contrario, essa rappresenta, secondo l&#8217;autore, la via maestra per affrontare le sfide pi\u00f9 urgenti del nostro tempo, dalle crisi economiche a quelle umanitarie e climatiche.\u00a0L&#8217;autolimitazione volontaria si rivela indispensabile per una vita pienamente realizzata (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">gelingendes Leben<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">).\u00a0Il &#8220;lato luminoso&#8221; (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">die helle Seite<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) della rinuncia promette una forma superiore di umanit\u00e0, permettendo all&#8217;individuo di maturare e di assumersi la responsabilit\u00e0 verso se stesso e il creato di cui \u00e8 parte e custode. La rinuncia \u00e8 infatti uno dei volti della virt\u00f9.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Il saggio si articola attorno a cinque modelli (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Muster<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) di rinuncia, ciascuno pensato per rispondere a specifiche sfide poste dalla\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">conditio humana<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Nel primo capitolo, H\u00f6ffe affronta il tema nell&#8217;ambito giuridico-politico, sfidando la percezione comune della rinuncia come mera perdita di libert\u00e0.\u00a0Sotto il titolo di &#8220;La rinuncia alla libert\u00e0 per la libert\u00e0: il mondo del diritto&#8221;, l&#8217;autore, riprendendo la tradizione contrattualistica da Hobbes a Kant, dimostra come lo Stato di diritto nasca da una rinuncia originaria: quella del singolo alla libert\u00e0 assoluta di agire secondo il proprio arbitrio e alla vendetta privata.\u00a0Questa rinuncia sublima l&#8217;esercizio della giustizia, affidandolo alla sfera pubblica. Nello Stato di natura (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Naturzustand<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">), l\u2019uomo pu\u00f2 vivere assolutamente libero, ma si trova in una condizione di perenne insicurezza.\u00a0Per guadagnare questa sicurezza, egli deve allora rinunciare alla sua libert\u00e0 originariamente illimitata.\u00a0Questa &#8220;via d&#8217;uscita&#8221; (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Ausweg<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) \u00e8 indipendente dalla cultura (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">kulturunabh\u00e4ngig<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">): essa rappresenta il passaggio universale dallo stato di natura allo stato di diritto (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Rechtszustand<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) compiuto da ogni popolo.\u00a0Nella societ\u00e0 civile, la diversit\u00e0 di bisogni e soggetti crea le condizioni per il sorgere del diritto privato, una prerogativa che l&#8217;autore attribuisce specificamente all&#8217;<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">homo sapiens<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> e che si sviluppa pienamente solo con la maturit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 individuale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Il cittadino moderno trasferisce i propri diritti di autogoverno e autodifesa (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Privatlegislative, Privatexekutive und Privatjustiz<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) ai tre poteri dello Stato, garantendo cos\u00ec una convivenza equa e ordinata. Richiamandosi a Kant, H\u00f6ffe sottolinea che solo attraverso il diritto sia possibile garantire il riconoscimento della dignit\u00e0 altrui, ma che anche in assenza di un sistema giuridico formale, l\u2019uomo pu\u00f2 rinunciare alla ritorsione sia in vista di un\u2019etica superiore del perdono sia per evitare ulteriori spirali di violenza (p. 42).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Questa dinamica di rinuncia si manifesta su diversi piani dell&#8217;esistenza: si rinuncia per la sopravvivenza, come il capitano che getta in mare il carico per salvare la nave, oppure per dovere sociale, come un genitore che si sacrifica per salvare i propri figli.\u00a0Attraverso altri esempi storici e letterari \u2013 che spaziano da Dietrich Bonhoeffer all&#8217;Antigone di Sofocle \u2013 H\u00f6ffe evidenzia come la rinuncia non debba necessariamente mostrare un &#8220;lato oscuro&#8221; (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">dunkle Seite<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">), ma possa rivelarsi un atto di libert\u00e0 che realizza il fine ultimo del ruolo di chi lo riveste, come atto eroico di dedizione suprema alla propria <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">missione<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Il secondo modello introduce l&#8217;idea secondo la quale il fine della vita umana consista nella felicit\u00e0 (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Eudaimonia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">).\u00a0Per raggiungere la pienezza della propria natura, l&#8217;uomo deve coltivare un&#8217;autentica &#8220;arte di vivere&#8221; (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Lebenskunst<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">), un compito interiore che non pu\u00f2 essere imposto dall&#8217;esterno. H\u00f6ffe descrive questo processo come un&#8217;<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">antropogenesi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">: uno sforzo continuo per superare la propria \u201canimalit\u00e0\u201d (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">\u00dcberwindung der Tierheit<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) e diventare pienamente umani. Strumento essenziale di questa umanizzazione sono le virt\u00f9: coraggio, giustizia, saggezza e, soprattutto, temperanza.\u00a0H\u00f6ffe si sofferma in particolare su quest&#8217;ultima, ritenendola cruciale per la nostra epoca (p. 64): la temperanza \u00e8 la virt\u00f9 della rinuncia per eccellenza, che risponde al precetto delfico del &#8220;nulla di troppo&#8221; e serve a dominare la\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">hybris<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">\u00a0(la tracotanza) e la\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">pleonexia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> (l\u2019avidit\u00e0), ricordando all&#8217;uomo che non \u00e8 soltanto un animale, ma \u00e8 animale razionale (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">zoon logon echon<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">). L\u2019uomo, infatti, pu\u00f2 essere padrone dei propri impulsi in virt\u00f9 della sua razionalit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">La temperanza apre la strada al terzo modello: la rinuncia come via per l&#8217;innalzamento dell&#8217;essere umano (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Menschsein steigern<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">). H\u00f6ffe prende in considerazione diverse dottrine filosofiche e religiose, mostrando come ideali ascetici pi\u00f9 vicini al\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">bios theoretikos<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, cio\u00e8 alla vita contemplativa, possano integrarsi nella vita attiva (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">bios politikos<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">). Paradigma di questa relazione \u00e8 quella che sussiste tra mente e corpo, che insieme cooperano per la vita dell\u2019uomo.\u00a0Pratiche come il digiuno contro l&#8217;iperconsumo (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">\u00dcberkonsum<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">), l&#8217;atarassia per liberarsi dalle passioni disordinate, il distacco temporaneo dalla vita sociale o il rinnegamento di s\u00e9 (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">sich verleugnen<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) vengono rivalutate come strumenti di elevazione antropologica. In particolare, l&#8217;autore recupera tre virt\u00f9 cristiane evidenziate da Nietzsche nella\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Genealogia della morale<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">: povert\u00e0, umilt\u00e0 e castit\u00e0.\u00a0Queste, lungi dall&#8217;essere mere privazioni, costituiscono \u00abtanti ponti verso l&#8217;indipendenza\u00bb (F. Nietzsche, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Genealogia della morale<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, paragrafo 7, Adelphi, 1972) che permettono di trascendere la mediocrit\u00e0 della quotidianit\u00e0 per fare proprio uno stile di vita che viene detto creativo (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">sch\u00f6pferische Lebensweise<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Dopo aver dischiuso tutte le potenzialit\u00e0 insite nella rinuncia e che seguono da essa, H\u00f6ffe dedica i seguenti due capitoli a questioni pi\u00f9 concrete.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Il quarto modello esamina le conseguenze della mancanza o dell&#8217;eccesso di rinuncia nelle crisi contemporanee. Egli esamina qui le crisi finanziarie, migratorie, sanitarie ed energetiche degli ultimi decenni. In tutti questi casi, l\u2019autore ripropone il criterio guida della moderazione e della saggezza, che prende le mosse dal riconoscimento dei valori autentici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">\u00c8 proprio a partire dalla considerazione sullo stato attuale delle crisi mondiali che prende avvio l\u2019ultimo capitolo o modello. H\u00f6ffe si concentra particolarmente sulla crisi climatica, definita \u00abla pi\u00f9 grande sfida mondiale\u00bb (p. 18).\u00a0L\u2019autore critica l&#8217;allarmismo esagerato di questi ultimi anni, confrontando il\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Principio responsabilit\u00e0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">\u00a0(Prinzip Verantwortung) di Hans Jonas con il\u00a0<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Principio speranza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">\u00a0(Prinzip Hoffnung) di Ernst Bloch (p. 158).\u00a0\u00c8 necessario superare un certo ottimismo ingenuo come quello di Bloch in favore di un approccio pi\u00f9 razionale sintetizzato nell\u2019imperativo jonasiano per il quale l\u2019agire umano deve avere sempre di mira la sostenibilit\u00e0 della vita nel futuro. Tuttavia, l&#8217;autore mette in guardia contro l&#8217;<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">euristica della paura<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> che pi\u00f9 che mobilitare rischia di paralizzare l\u2019azione, o, peggio ancora, di favorire derive autoritarie, come quella di una eco-dittatura o una analoga alla recente &#8220;viro-crazia&#8221; a cui intere nazioni sono state soggette durante la pandemia, in cui la salute \u00e8 stata eretta dai governanti a supremo valore senza alcun dibattito pubblico.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Sebbene non lo citi esplicitamente, la critica di H\u00f6ffe al panico e alle reazioni emozionali sembra rispondere indirettamente anche alla teoria di G\u00fcnther Anders della &#8220;paura razionale&#8221; e al suo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Principio disperazione<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">. Anders riteneva che l\u2019unica via d\u2019uscita allo stato d\u2019indolenza dell\u2019umanit\u00e0 nei confronti della situazione mondiale fosse la paura, intesa come strumento di liberazione dal <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">dislivello<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400\">prometeico<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> tra il potenziale tecnologico e la capacit\u00e0 emotiva dall\u2019uomo. Contro la concezione andersiana, H\u00f6ffe difende la <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">via media<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> delle virt\u00f9. Non \u00e8 con il lasciarsi trascinare dalla paura di fronte alle sfide dell\u2019oggi che si pu\u00f2 giungere a ristabilire nell\u2019uomo il senso autentico dell\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">umano<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, ma soltanto attraverso il ritorno alla razionalit\u00e0 e all\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">alta arte della rinuncia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">La moderazione (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Besonnenheit<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) che il nostro tempo ci richiede \u00e8 per\u00f2 diversa rispetto al passato. Se un tempo, infatti, le rinunce erano soprattutto individuali o di un gruppo ristretto, oggi sono necessarie rinunce collettive. In questo sta la vera sfida della nostra epoca: per salvare il pianeta (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">den Planeten retten<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) \u00e8 richiesto lo sforzo di tutti e di ciascuno. Uno sforzo che sia razionale, prudente e responsabile e che abbia per fine quello di sviluppare pienamente la dignit\u00e0 di ciascun uomo e dell\u2019umanit\u00e0 come collettivit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Questo saggio di \u201cpiccola filosofia\u201d si dimostra in realt\u00e0 essere molto pi\u00f9 denso di quanto l\u2019autore sembra voler far passare con il sottotitolo al libro di \u201cpiccola filosofia\u201d. Inseriti tra i diversi modelli, H\u00f6ffe arricchisce l\u2019argomentazione con numerose digressioni e deviazioni. Ogni capitolo \u00e8 intervallato da un intermezzo in cui l\u2019autore si prende la libert\u00e0 di approfondire il tema della rinuncia da altre angolazioni. Egli mostra, ad esempio, come i comandamenti biblici possano essere validi anche in un contesto secolare (p. 49); tratta dell\u2019indifferenza verso il prossimo che domina nei nostri contesti democratici e che si maschera da tolleranza (p. 86); evidenzia la dimensione paradossale dell\u2019amore (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">hohe Minne<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">) per il quale gli amanti si realizzano mutualmente svuotando se stessi, rinunciando alla propria soggettivit\u00e0 (p. 129); indica inoltre tra i problemi pi\u00f9 urgenti che affliggono la nostra societ\u00e0 sia sul piano culturale sia su quello individuale, la paura di invecchiare, spesso associata a una cura eccessiva della salute del corpo a discapito della crescita umana e della saggezza che spesso si trova in chi, diventando pi\u00f9 grande, \u00e8 dovuto passare attraverso le sfide della vita (p. 146).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-weight: 400\">Per concludere, il testo dimostra avere un respiro universale ed \u00e8 capace di rimettere in questione alcuni dei principi secondo i quali viviamo oggi e fa emergere alcuni aspetti particolari che spesso vengono trascurati dal dibattito pubblico. Ciononostante di tanto in tanto il lettore italiano potr\u00e0 imbattersi in alcuni temi che toccano pi\u00f9 specificatamente il pubblico tedesco, come in particolare la sezione dedicata alla cosiddetta <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">German Angst<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> (p. 68). Compendiando molte delle riflessioni compiute nel corso degli ultimi anni, H\u00f6ffe ci offre in definitiva una bussola per navigare il paradosso del nostro tempo: egli allarga gli orizzonti della ricerca per riscoprire la profondit\u00e0 e l\u2019ampiezza della rinuncia, riabilitandola a nozione filosofica di base, e ci fornisce gli strumenti per dischiudere alla stessa nostra umanit\u00e0 la portata essenziale e necessaria del saper dire talvolta <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">basta<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">.<\/span><\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1299],"fascicolo":[367],"class_list":["post-3775","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marco-vanzan","fascicolo-giugno-2026"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019arte della rinuncia. 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