{"id":3372,"date":"2026-02-01T12:00:00","date_gmt":"2026-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=3372"},"modified":"2026-04-20T12:16:58","modified_gmt":"2026-04-20T10:16:58","slug":"storia-di-un-sogno-possibile","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2026\/febbraio\/storia-di-un-sogno-possibile\/","title":{"rendered":"Storia di un sogno possibile"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019idea di questo articolo \u00e8 di parlarvi della grande occasione della mia vita.<\/p>\n<p>L\u2019articolo era gi\u00e0 pronto quando mi \u00e8 arrivata la notifica di una proposta di legge in Georgia, che il governo vuole approvare. E questo ha scombussolato tutti i miei pensieri. Poich\u00e9 volevo proprio condividere la mia esperienza di studi in Italia, questa notizia mi \u00e8 sembrata estremamente rilevante. Si tratta di una modifica notevole del sistema educativo del paese.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Makta2.jpg\" alt=\"Makta2\" width=\"300\" height=\"298\" \/>Da quando la Georgia ha aderito al processo di Bologna (2005), gli anni di studio nelle scuole statali sono stati aumentati da 11 a 12, permettendo cos\u00ec il riconoscimento dei diplomi georgiani a livello europeo. In altre parole, dopo le superiori, le porte delle universit\u00e0 europee erano aperte per i ragazzi georgiani. E cos\u00ec \u00e8 iniziato un nuovo capitolo per i miei coetanei. La mia generazione era l\u2019ultima ondata nel 2006 di completare gli studi in 11 anni, prima dell\u2019entrata in vigore della riforma. Questo cambiamento ci ha resi competitivi a livello internazionale, dandoci la possibilit\u00e0 di candidarci alle universit\u00e0 europee. Siamo diventati pi\u00f9 competitivi, ci siamo impegnati di dare il nostro meglio per poter dimostrare a tutti quanto valeva la nostra istruzione e che non eravamo di meno degli altri paesi. Negli anni, migliaia di ragazzi hanno partecipato a programmi di scambio, si sono laureati nelle migliori universit\u00e0 all&#8217;estero e hanno contribuito, con il loro impegno, al cambiamento socio-culturale del paese. Modestamente, grazie al progetto di Bridge Builders di PORTICUS, dedicato ai paesi dell\u2019Europa dell\u2019Est, uno di quei giovani sono io.<\/p>\n<p>Oggi, per\u00f2, cosa sta succedendo? Il 16 ottobre 2025 il governo georgiano ha presentato una nuova proposta di legge per ridurre gli anni di studio nelle scuole da 12 a 11 e tornare nel modello precedente all&#8217;adesione al processo di Bologna. Cio\u00e8, si ritorna ai 11 anni tra i banchi. Ci\u00f2 significa che il diploma di scuola superiore non avr\u00e0 pi\u00f9 valore per le universit\u00e0 estere, poich\u00e9 non soddisfer\u00e0 i requisiti del processo di Bologna. Una doccia fredda per chi desidera ancora sperimentare esperienza all\u2019estero, per i genitori che vogliono garantire una buona istruzione ai figli e per tutti coloro che hanno a cuore il futuro del paese.<\/p>\n<p>Per me, cresciuta in un contesto dove l\u2019indipendenza della Georgia ha meno anni di me, l\u2019idea di studiare all\u2019estero era tanto affascinante quanto spaventosa. Il motivo principale era il cambiamento che mi poteva aprire diversi scenari. Da un lato, si prospettava un\u2019esperienza che molti dei miei coetanei sognavano: iniziare un percorso di vita indipendente e accedere a un\u2019educazione non ancora disponibile a tutti in Georgia. Dall\u2019altro, c\u2019era la paura di spezzare il legame gi\u00e0 consolidato con il contesto socio-culturale e, soprattutto, con la famiglia.<\/p>\n<p>Per chi non conoscesse la storia della Georgia, o la associasse ancora all\u2019Unione Sovietica, \u00e8 vero: siamo stati parte dell\u2019URSS e abbiamo ridichiarato l\u2019indipendenza nel 1991. L\u2019ultima vera indipendenza prima del XX secolo risale al medioevo. Ma dal il paese non ha mai smesso di cercare di affermare la propria identit\u00e0 e uscire dall\u2019orbita russa. La mia adolescenza e i primi anni universitari in Georgia erano permeati dal desiderio di superare quel confine che ci teneva legati a Mosca. La generazione dei nonni viveva nella nostalgia dei vecchi tempi, e voleva trasmettere anche a noi questo senso di appartenenza, anche quando non eravamo parte di quel mondo, ma noi non ci siamo mai sentiti parte di quel mondo. Anche se il russo era la lingua straniera obbligatoria, preferivamo inglese, francese o tedesco: novit\u00e0 assolute per noi. Abbiamo capito presto che, per cercare la libert\u00e0 e dare un orizzonte diverso ai nostri pensieri, dovevamo varcare i confini e cogliere le opportunit\u00e0 offerte l\u2019Occidente.<\/p>\n<p>I progetti educativi sono stati tra i primi strumenti di cambiamento per il nostro modo di vivere e di pensare. Ho deciso cos\u00ec di trasformare la mia vita in un\u2019avventura, con l\u2019obiettivo di migliorare non solo la mia esperienza, ma anche quella di chi mi circonda. La mia intenzione era studiare all\u2019estero e, in futuro, applicare in Georgia le conoscenze acquisite. Tutti ci dicevano che il paese aveva bisogno di una nuova generazione capace di portare cambiamento.<\/p>\n<p>Ma questo non \u00e8 stato l\u2019unico motivo per il quale decisi di fare la domanda per la borsa di studio. Ne avevo altre due, altrettanto importanti. Per prima cosa volevo mettermi alla prova fuori dalla mia zona di comfort ed inoltre volevo far conoscere la Georgia oltre i confini, contribuendovi con la mia esperienza personale.<\/p>\n<p>Il progetto Bridge Builders proposto dalla Onlus ADJUVANTES, \u00e8 stato un vero ponte verso questa nuova esperienza. Sin dall\u2019inizio mi ha permesso di ambientarmi: accoglienza dei nuovi studenti, Summer School basata sullo scambio di esperienze, vita comunitaria, piani di studio e progetti culturali hanno reso possibile un inserimento graduale, senza sentirsi persi o nostalgici.<\/p>\n<p>In questi casi, \u00e8 fondamentale trovare persone generose, disposte a lasciare spazio ai nuovi arrivati. La vita comunitaria offerta agli studenti, i piani di studio della Facolt\u00e0 di Scienze Sociali e i progetti culturali e sociali sono tutti elementi che hanno contribuito al buon funzionamento del programma. Credo che tutte le parti coinvolte ne abbiano tratto beneficio.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto accademico del progetto mi ha fornito gli strumenti necessari per la ricerca sul campo. La conoscenza teorica acquisita grazie a professori competenti e alle loro lezioni preziose si \u00e8 rivelata fondamentale nelle presentazioni, nelle ricerche, nei convegni e negli articoli che ho scritto. Questo vale soprattutto nella mia tesi di dottorato, che, una volta pubblicata, \u00e8 diventata un manuale di riferimento per molti studenti e ricercatori, non solo in Georgia ma anche in Italia, tramite la presentazione sintetica della storia della Georgia dall\u2019indipendenza ai giorni nostri, con le sue sfumature politiche e culturali.<\/p>\n<p>Ricordo ancora la battuta del mio relatore durante la discussione della tesi: \u201cGrazie al primo ministro per la sintesi politica\u201d, a testimonianza che ero riuscita a trasmettere in pochi minuti le principali ambizioni della Georgia e le possibilit\u00e0 del paese di sentirsi parte della famiglia europea. Mai come oggi, abbiamo bisogno di questo supporto.<\/p>\n<p>Pensando proprio a questo, mi tornano in mente i miei primi anni a Roma e l\u2019immagine di me con due valigie, pronta ad affrontare la sua prima esperienza da adulta. Ricordo l\u2019emozione, la curiosit\u00e0, ma anche un po\u2019 di timore per tutto ci\u00f2 che mi aspettava. In quel momento non desideravo altro che sentirmi accolta, e tra coloro che hanno reso possibile questa accoglienza c\u2019era anche l\u2019ADJUVANTES, che si \u00e8 presa a cuore il compito di accompagnarmi e facilitare la mia permanenza in Italia come quelle di tutti gli altri studenti anch\u2019essi appena arrivati a Roma.<\/p>\n<p>Quando arrivai per la prima volta all\u2019Angelicum, quel luogo che sarebbe diventato parte del nuovo capitolo della mia storia, incontrai altri studenti con cui avrei condiviso non solo i banchi dell\u2019universit\u00e0, ma anche la casa. Ognuno di noi portava con s\u00e9 la propria storia, le proprie emozioni e le proprie esperienze. Bisognava essere pronti ad accogliere e ad essere accolti, disposti all\u2019inclusione. Eravamo tutti molto giovani e, grazie agli interessi comuni e alla scoperta di una Roma magica, ci siamo sentiti subito amici.<\/p>\n<p>Per noi era previsto un piccolo appartamento nel centro di Roma. Un sogno per molti e una fortuna che ancora non riuscivo a realizzare. Entrai nella nuova casa con il soffitto alto, i muri bianchi e tanta paura. Come per la nostra prima esperienza insieme, decidemmo di farci la nostra nuova casa: colorammo alcuni muri, sistemammo a nostro gusto le stanze e gli spazi comuni, per poter condividere e vivere al meglio i nostri momenti insieme.<\/p>\n<p>Oltre a tutto questo, bisognava confrontarsi con la burocrazia italiana. Ma, per noi studenti, la parte pi\u00f9 noiosa prendeva un\u2019altra forma grazie ad ADJUVANTES, che si prendeva cura di ogni nostro caso e ci accompagnava passo per passo. Cos\u00ec, le interminabili file e i moduli da compilare diventavano piccole avventure: camminare insieme per le vie della citt\u00e0, fermarsi a bere un caff\u00e8 al volo, scambiarsi sorrisi e chiacchiere tra una pratica e l\u2019altra. In quei momenti, la burocrazia sembrava meno un ostacolo e pi\u00f9 un pretesto per scoprire luoghi, incontrare persone e sentirsi un po\u2019 meno soli, anche se io conoscevo ancora a malapena la lingua e le abitudini del paese.<\/p>\n<p>Sapete cosa significa vivere nel cuore di Roma? Una citt\u00e0 che di giorno ti travolge con il rumore e il caos, ma che di notte ti regala il piacere di sentirti turista in una citt\u00e0 senza gente. Fontana di Trevi alle quattro del mattino, Piazza San Pietro, Piazza Venezia completamente vuote: immagini che la mia mente non ha mai cancellato. Ho avuto fortuna \u2014 nelle amicizie che ho creato e nei luoghi che mi hanno ospitato. E non voglio nascondere la cosa pi\u00f9 importante: faccio ancora parte di questa grande famiglia, in tutti i sensi. All\u2019Angelicum ho incontrato per la prima volta il mio futuro marito e, anche se non lo avrei mai immaginato, qui sono rimasta anche con un posto di lavoro.<\/p>\n<p>Cosa sarebbe stata la mia vita senza quest\u2019avventura? Sarei tornata in Georgia? Che carriera avrei intrapreso? Spesso mi vengono in mente queste domande. Non ho risposte. Ma di quello che ho costruito dal momento in cui ho preso il volo dalla Georgia verso l\u2019Italia, sono orgogliosa. Nonostante i momenti difficili \u2014 la maggior parte dei quali causati dalla lontananza dalla mia famiglia \u2014 cerco di insegnare ai miei due figli a seguire i loro sogni. Proprio come ho fatto io.<br \/>\nPerch\u00e9 la soddisfazione di avercela fatta, e da soli, non ha paragoni.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[927],"fascicolo":[363],"class_list":["post-3372","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-magda-lekiashvili","fascicolo-febbraio-2026"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Storia di un sogno possibile<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Magda Lekiashvili, pubblicato nel numero di Febbraio 2026. 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