{"id":3167,"date":"2025-10-01T12:00:00","date_gmt":"2025-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=3167"},"modified":"2026-04-19T17:20:01","modified_gmt":"2026-04-19T15:20:01","slug":"la-guerra-senza-uomo-da-clausewitz-alli-a","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2025\/ottobre\/la-guerra-senza-uomo-da-clausewitz-allia\/","title":{"rendered":"La guerra senza uomo: da Clausewitz all\u2019I.A."},"content":{"rendered":"<p>Sosteneva Hegel nelle <em>Lezioni di Filosofia della Storia<\/em>\u00a0che lo Spirito Assoluto si fa strada nella realt\u00e0 del Mondo e prende coscienza di s\u00e9 attraverso la natura passionale dell\u2019essere umano. Gli individui perseguono i propri particolari interessi, i quali finiscono col mescolarsi alle determinazioni universali fino a che l\u2019opposizione delle idee non s\u2019incarna nello scontro materiale tra Nazioni. La Storia allora avanza nel conflitto, e la guerra assume un sapore modernamente romantico, come attimo essenziale dell\u2019infinito susseguirsi di momenti in opposizione dialettica, laddove invece i periodi di felicit\u00e0 rappresentano \u00abpagine vuote della storia\u00bb<sup>[1]<\/sup>.<\/p>\n<div class=\"com-content-article item-page\">\n<div class=\"com-content-article__body\">\n<p>Questo fascino polemologico non era nuovo, ma in Hegel si mostra su un piano originale, che attinge a piene mani dal realismo di Machiavelli proiettandolo nell\u2019idealismo ottocentesco. Ancora nell\u2019opera del Fiorentino nella guerra contavano l\u2019onore e la virt\u00f9 dei soldati e dei loro comandanti, tanto che l\u2019introduzione di nuove tecnologie, le balestre prima e le armi da fuoco poi, fu osteggiata: erano strumenti che non richiedevano particolare valore, e con cui l\u2019ultimo dei contadini poteva abbattere il pi\u00f9 nobile dei cavalieri. Ma il punto di Hegel stava qui: lo Spirito andava verso la democratizzazione del conflitto, e la polvere da sparo fu \u00abuno strumento fondamentale per liberarsi dalla violenza fisica e per parificare le classi\u00bb, dunque:<\/p>\n<p>Solo grazie a questo strumento poteva emergere il valore superiore, il valore disgiunto dalla passione personale; nell\u2019uso delle armi da fuoco si spara contro la generalit\u00e0 dei nemici, contro il nemico astratto, non gi\u00e0 contro persone particolari.<sup>[2]<\/sup><\/p>\n<p>Tale processo di astrazione e di \u201cspersonalizzazione\u201d prosegu\u00ec speditamente con l\u2019industrializzazione \u2013 Mark Twain lod\u00f2 le prime mitragliatrici Gatling<sup>[3]<\/sup>\u00a0\u2013 e continu\u00f2 anche quando le testimonianze iniziarono a farsi pi\u00f9 cupe, ovvero dalla prima decade del \u2018900 in poi. Oggi i sistemi d\u2019arma non sono solo\u00a0<em>automatici<\/em>, ma anche\u00a0<em>autonomi<\/em><sup>[4]<\/sup>, ed \u00e8 legittimo chiedersi se l\u2019atto bellico non si ponga come\u00a0<em>qualitativamente<\/em>\u00a0differente rispetto agli ultimi secoli, eventualmente in che modo e con quali rilevanze etiche.<\/p>\n<p>Prendiamo come fulcro del confronto alcune tesi di un coevo di Hegel, Karl Von Clausewitz, la cui opera principale, il\u00a0<em>Vom Kriege<\/em>, ha notoriamente avuto una grande influenza su strateghi e politici. Il testo, bisogna sottolinearlo, non \u00e8 filosofico<sup>[5]<\/sup>\u00a0\u2013 Clausewitz stesso si dichiara estraneo alla disciplina<sup>[6]<\/sup>\u00a0\u2013 ma la costante ricerca di una connessione tra idea e realt\u00e0, ovvero tra la fredda sistematica del conflitto e le forze materiali effettivamente in gioco<sup>[7]<\/sup>, eleva il testo oltre la polemologia, e rappresenta anche una delle difficolt\u00e0 nell\u2019interpretare correttamente il pensiero del generale prussiano: mentre i generali chiedevano ai manuali delle sintesi operative che dessero loro teorie semplici e vincenti<sup>[8]<\/sup>, Clausewitz offriva una meta-teoria in cui, in fin dei conti, il nocciolo del successo era nella capacit\u00e0 dell\u2019individuo di applicare logiche generali ad una situazione contingente: l\u2019<em>uomo<\/em>\u00a0prevale sempre su ogni teoria matematica del conflitto di tipo scacchistico.<\/p>\n<p>Il primo passo in tal senso \u00e8\u00a0<em>negativo<\/em>: analogamente a come Hegel esclude che lo Spirito abbia un qualche tipo di autonomia trascendente rispetto alla realt\u00e0 materiale, Clausewitz definisce l\u2019idea di una\u00a0<em>guerra teorica<\/em>\u00a0per provarne la sua inconsistenza. Affinch\u00e9 la pura astrazione dell\u2019atto di guerra si verifichi occorrerebbe che questa: 1. fosse un evento completamente isolato, improvviso, senza collegamento con le vicende politiche antecedenti, 2. si riassumesse in una sola decisione \u2013 o in decisioni multiple ma simultanee \u2013 e 3. potesse chiudere in se stessa un risultato definitivo, senza essere influenzata dalla previsione della situazione politica successiva<sup>[9]<\/sup>. La\u00a0<em>guerra teorica<\/em>\u00a0rimane cos\u00ec priva di ogni valore pratico, ecco perch\u00e9 l\u2019azione bellica ha\u00a0<em>sempre<\/em>\u00a0a che fare con la politica, rimanendone costantemente in un rapporto dialettico. Si potrebbe aristotelicamente dire che se strategia e tattica sono la fisica dell\u2019evento bellico, la politica ne \u00e8 la metafisica, cio\u00e8 quel livello di astrazione pi\u00f9 elevato che la pone, ne d\u00e0 il senso e che rimane inevitabilmente, imprescindibilmente, sullo sfondo.<\/p>\n<p>A questo punto si deve compiere un secondo passaggio che declina ulteriormente l\u2019idea dell\u2019atto bellico nella realt\u00e0 attraverso la considerazione degli\u00a0<em>attriti<\/em>, o\u00a0<em>frizioni<\/em>: una volta che la politica ha stabilito gli obiettivi della guerra, questa non pu\u00f2 prescindere, nella scelta della strategia, dalla considerazione delle forze effettivamente in campo, dal morale, dal terreno e da tutta quella serie di fattori che\u00a0<em>materialmente\u00a0<\/em>compete all\u2019ottenimento dell\u2019obiettivo ideale preposto. Il concetto di\u00a0<em>frizione\u00a0<\/em>\u00e8 definito da Clausewitz in questi termini:<\/p>\n<p>l\u2019influenza di piccole cause innumerevoli che \u00e8 impossibile apprezzare convenientemente a tavolino [\u2026]. L\u2019idea di attrito \u00e8 la sola che abbia sufficiente analogia genuina con quanto distingue la guerra reale dalla guerra a tavolino.<sup>[10]<\/sup><\/p>\n<p>L\u2019inevitabile presenza di questi molteplici fattori incalcolabili a priori deve essere ben presente a qualsiasi grado gerarchico di comando, e qui si pone l\u2019importanza del\u00a0<em>genio<\/em>, vera chiave di volta della polemologia clausewitziana: la guerra non si vince con una matematica delle forze in campo e calcoli razionali di tipo scacchistico, bens\u00ec attraverso il\u00a0<em>coup d\u2019oeil<\/em>, il colpo d\u2019occhio mentale che appartiene al comandante in grado di coniugare i quattro elementi in cui essa si muove \u2013\u00a0<em>pericolo<\/em>,\u00a0<em>fatiche fisiche<\/em>,\u00a0<em>incertezza\u00a0<\/em>e\u00a0<em>caso<\/em>\u00a0\u2013 applicandosi con\u00a0<em>risolutezza<\/em>, il\u00a0<em>\u00ab<\/em>coraggio di fronte alla responsabilit\u00e0\u00bb<sup>[11]<\/sup>, per agire verso l\u2019obiettivo superiore, strategico-politico, della propria azione. Ecco perch\u00e9 Clausewitz auspica una continuit\u00e0 costante e armonica tra strategia politica e bellica affinch\u00e9 il\u00a0<em>genio\u00a0<\/em>non perda di vista n\u00e9 spirito n\u00e9 materia della guerra. In altre parole: il prussiano esprime una teoria bellica universalmente valida ma puramente astratta, formale, che deve necessariamente inerire ad una specificit\u00e0, una materia, costituita da ogni elemento reale che compete quel momento storico e quella situazione contingente. L\u2019atto bellico diventa cos\u00ec un sinolo di\u00a0<em>strategia studiata a tavolino\u00a0<\/em>e\u00a0<em>frizione<\/em>\u00a0il cui legame costitutivo non pu\u00f2 che essere altro che l\u2019<em>uomo<\/em>.<\/p>\n<p>Le tesi di Clausewitz, seppur spesso in modo rimaneggiato o parziale, sono state discusse e applicate fino al XX Secolo \u2013 perfino da Lenin e Mao Zedong<sup>[12]<\/sup>. In tutti questi casi, nonostante gli ampi ammodernamenti delle tecnologie belliche, l\u2019importanza della dimensione umana del conflitto non \u00e8 mai stata messa in dubbio<sup>[13]<\/sup>, tuttavia la crescente diffusione di sistemi d\u2019arma completamente autonomi nel movimento \u2013 come i droni \u2013 con algoritmi decisionali integrati che forniscono tecnicamente la possibilit\u00e0 di riconoscimento, scelta dei bersagli e azione da compiere senza l\u2019intervento di un operatore sembra suggerire la possibilit\u00e0 di un progressivo allontanamento dal ruolo centrale dell\u2019essere umano<sup>[14]<\/sup>. Ritengo che Clausewitz risponderebbe negativamente a un\u2019affermazione simile per due motivi: in primo luogo, lato strategico, nessuna I.A., per quanto avanzata, pu\u00f2 essere istruita sullo scopo superiore, politico, del conflitto; secondariamente, lato tattico, nessuna I.A. pu\u00f2 possedere il\u00a0<em>coup d\u2019oeil<\/em>\u00a0del grande comandante, e che permette di\u00a0<em>intuire l\u2019imprevedibile<\/em>; il\u00a0<em>genio<\/em>\u00a0infatti \u00e8 conscio di un elemento che l\u2019elaboratore ignora: il\u00a0<em>fog of war<\/em>, ovvero la costante limitatezza dei dati a propria disposizione e dunque la possibilit\u00e0 costante di ridiscutere le proprie decisioni in base a nuove intuizioni.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un terzo elemento che compete l\u2019automazione dei sistemi d\u2019arma e capace di piegare la teoria di Clausewitz fino al suo limite teorico, ed \u00e8 rappresentato dall\u2019applicazione delle intelligenze artificiali all\u2019utilizzo delle armi nucleari. In piena guerra fredda Herman Kahn pubblic\u00f2 un testo esplicitamente allusivo<sup>[15]<\/sup>\u00a0all\u2019opera del prussiano \u2013\u00a0<em>On Thermonuclear War<\/em>\u00a0\u2013 che tuttavia descrive realt\u00e0 e un approccio completamente differenti: Kahn evidenzia come le armi nucleari causino una completa spersonalizzazione dell\u2019evento bellico e in cui le uniche strategie possibili consistono nel prevedere i milioni di morti e immaginarsi come vivrebbero i pochi sopravvissuti ad un conflitto simile<sup>[16]<\/sup>. A ben vedere, quando l\u2019I.A. si fonde alla potenza nucleare, emerge concretamente una possibilit\u00e0 che Clausewitz poneva solo per escluderla: la\u00a0<em>guerra teorica.<\/em><\/p>\n<p>Questa legge puramente speculativa, \u00abfantasticheria della deduzione logica\u00bb a cui \u00ablo spirito umano difficilmente si adatterebbe in pratica\u00bb<sup>[17]<\/sup>\u00a0si \u00e8 storicamente incarnata nella dottrina militare della\u00a0<em>Mutual Assured Destruction<\/em>\u00a0che ha mantenuto la fragile pace durante la guerra fredda, in cui l\u2019eventuale attacco nucleare da parte di una superpotenza avrebbe comportato una risposta altrettanto devastante dell\u2019altra, rendendola cos\u00ec un\u2019ipotesi suicida. Affinch\u00e9 la controffensiva potesse realizzarsi anche in casi di decapitazione dei comandi governativi e militari si progettarono dei sistemi intelligenti e automatici di risposta, tuttavia, riporre la decisione in un elaboratore prono \u2013 come un umano \u2013 a errori di valutazione eppure \u2013 diversamente da un umano \u2013 impossibilitato a rivalutare la propria decisione come possibilmente erronea, rende concretamente ipotizzabili le tre condizioni della guerra teorica clausewitziana ovvero: 1. il totale isolamento dell\u2019evento bellico dalle vicende politiche precedenti, di cui l\u2019elaboratore non \u00e8 conscio, in cui 2. la sua unica decisione automatica, avulsa dal contesto internazionale, ne determinerebbe l\u2019esito \u2013 completamente disastroso per tutti \u2013 e che 3. non avrebbe alcuna influenza determinante sulla situazione politica successiva, perch\u00e9 la societ\u00e0 post-atomica sarebbe totalmente e improvvisamente differente, a prescindere dall\u2019andamento del conflitto atomico<sup>[18]<\/sup>.<\/p>\n<p>A oggi non disponiamo di notizie chiare sull\u2019esistenza di sistemi completamente autonomi; \u00e8 noto che l&#8217;URSS rese operativo\u00a0<em>Perimeter<\/em>, o\u00a0<em>The Dead Hand<\/em>, la cui esatta capacit\u00e0 decisionale \u00e8 sempre rimasta avvolto nel mistero, ma ci \u00e8 stato fornito tuttavia un esempio concreto di quanto sia fondamentale mantenere lo<em>\u00a0human in the loop<\/em>\u00a0quando il 26 settembre 1983, nel bunker Serpukov-15, dedicato al rilevamento di minacce nucleari, a fronte di diversi allarmi di cui i calcolatori davano certezza assoluta, il comandante Stanislav Petrov segu\u00ec la propria intuizione e consider\u00f2, a ragione, gli allarmi un falso positivo.<\/p>\n<p>Concludendo, se per Hegel l\u2019autocoscienza dello Spirito Assoluto culmin\u00f2 nella battaglia di Jena del 1806, in cui la decisiva vittoria di Napoleone apr\u00ec le porte ad un\u2019evoluzione \u201corizzontale\u201d del nuovo Spirito iniziato con la Rivoluzione Francese, possiamo ipotizzare che questa fase termin\u00f2 il 16 luglio del 1945, con la prima detonazione atomica, dove si gettarono la premesse per un nuovo passo dello Spirito, che oggi non necessariamente transita per la decisione dei popoli ma che necessariamente pu\u00f2 determinarne le sorti, o addirittura la fine. Clausewitz rigetta la guerra teorica perch\u00e9 nessun essere umano potrebbe o vorrebbe metterla in pratica, e finora, fortunatamente, ogni possibilit\u00e0 di attuarla \u00e8 rimasta in persone dotate di giudizio e raziocinio; ma per quanto ci\u00f2 sar\u00e0 possibile?<\/p>\n<p>Per il generale prussiano al centro vi \u00e8 sempre la persona: dal genio del comandante in capo al fondamentale ruolo del popolo. Ed \u00e8 proprio il peso del popolo che determina l\u2019efficacia di una nazione in guerra, assurgendo ipoteticamente anche alla funzione di impedire azioni che ne metterebbero in evidente pericolo la propria sopravvivenza. Qui entra in gioco il problema dell\u2019automazione nel campo bellico: la guerra fredda dimostra che non \u00e8 pi\u00f9 necessaria la decisione popolare per annientare e\/o vedersi annientati. Un ipotetico Hegel odierno dunque dovrebbe raccogliere un interrogativo che Clausewitz pone in nuce: qualora si materializzasse quella guerra teorica, qualora cio\u00e8 si desse il via al processo bellico costituito da pochi atti immediatamente risolutivi per cui ogni Stato ed ogni assetto politico \u2013 o forse ogni uomo \u2013 dovesse essere eliminato, che ne sarebbe dello Spirito Assoluto?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup>[1]<\/sup>G.W.F. Hegel,\u00a0<em>Lezioni sulla filosofia della storia<\/em>, a cura di Giovanni Bonacina e Livio Sichirollo, Roma; Bari, Laterza, 2003, p. 25.<\/p>\n<p><sup>[2]<\/sup>Ivi, p. 330.<\/p>\n<p><sup>[3]<\/sup>\u00abWhen fired rapidly, the reports blend together like the clattering of a watchman\u2019s rattle. It can be discharged four hundred times a minute! I liked it very much\u00bb Julia Keller,\u00a0<em>Mr. Gatling\u2019s terrible marvel: the gun that changed everything and the misunderstood genius who invented it<\/em>, New York, Viking, 2008, p. 12.<\/p>\n<p><sup>[4]<\/sup>Cfr. P. Scharre,\u00a0<em>Army of none: autonomous weapons and the future of war<\/em>, First edition., New York\u202f; London, W. W. Norton &amp; Company, 2018, cap. 2.<\/p>\n<p><sup>[5]<\/sup>Cfr. William Bentley,\u00a0<em>Clausewitz and German Idealism: The Influence of G.W.F. Hegel on \u00abOn War\u00bb<\/em>, Berlin, BiblioScholar, 2012.<\/p>\n<p><sup>[6]<\/sup>\u00abnon siamo n\u00e9 filosofi n\u00e9 grammatici\u00bb K. Von Clausewitz,\u00a0<em>Della guerra<\/em>, tradotto da A. Bollati ed E. Canevari, Milano, Mondadori, 1970, p. 58.<\/p>\n<p><sup>[7]<\/sup>Cfr. G. E. Rusconi,\u00a0<em>Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell\u2019equilibrio europeo<\/em>, Torino, Einaudi, 1999, p. 25.<\/p>\n<p><sup>[8]<\/sup>Su questo si gioca il dibattito con il coevo Jomini. Cfr. J. Shy,\u00a0<em>Jomini<\/em>, in \u00abMakers of Modern Strategy\u00bb, a cura di Peter Paret, 143\u2013185, Princeton, Princeton University Press, 1986, p. 144. E anche cfr. G.E. Rusconi,\u00a0<em>Clausewitz<\/em>, pp. 300-306.<\/p>\n<p><sup>[9]<\/sup>K. Von Clausewitz,\u00a0<em>Della guerra<\/em>, tradotto da Ambrogio Bollati e Emilio Canevari, Milano, Mondadori, 1970, pp. 23-27.<\/p>\n<p><sup>[10]<\/sup>Ivi, pp. 86-87.<\/p>\n<p><sup>[11]<\/sup>Ivi, p. 62.<\/p>\n<p><sup>[12]<\/sup>Cfr. P. Paret,\u00a0<em>Clausewitz<\/em>, in Peter Paret (Ed.),\u00a0<em>Makers of Modern Strategy<\/em>, p. 211.<\/p>\n<p><sup>[13]<\/sup>In una rilettura del\u00a0<em>Vom Kriege\u00a0<\/em>alla luce del conflitto in Vietnam, Summers ha sostenuto che la sconfitta statunitense sia da imputare alla eccessiva fiducia nei propri mezzi tecnologici rispetto a un avversario ben pi\u00f9 politicamente e psicologicamente determinato a combattere una guerra\u00a0<em>di popolo.<\/em>\u00a0Cfr H. G. Summers,\u00a0<em>On strategy: the Vietnam war in context<\/em>, Pennsylvania, Strategic Studies Institude, 1981, p. 4.<\/p>\n<p><sup>[14]<\/sup>Cfr. K. Ayoub e K. Payne,\u00a0<em>Strategy in the Age of Artificial Intelligence<\/em>, \u00abJournal of Strategic Studies\u00bb, 39, fasc. 5\u20136 , 2016, pp. 793\u2013819.<\/p>\n<p><sup>[15]<\/sup>H. Kahn,\u00a0<em>On Thermonuclear War<\/em>, New Brunswick, Transaction Publishers, 2007, pp. xi-xii.<\/p>\n<p><sup>[16]<\/sup>Fecero scalpore le tabelle con i milioni di morti, poi rinominati\u00a0<em>megadeath<\/em>; singolare inoltre il titolo del secondo capitolo intitolato \u00abWill the Survivors Envy the Dead?\u00bb, Cfr. ivi, p. 34. Il testo ispir\u00f2 la cinematografia: nel 1964 uscirono\u00a0<em>Dr. Strangelove<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Fail Safe<\/em>. In entrambi i casi si ipotizza la catastrofe dovuta a errori tecnici nei sistemi di risposta automatica agli attacchi atomici.<\/p>\n<p><sup>[17]<\/sup>C. Von Clausewitz,\u00a0<em>Vom Kriege<\/em>, I, Cap. 1.<\/p>\n<p><sup>[18]<\/sup>\u00abThe military rejected the idea of launching without one last human firewall. &#8216;It was complete madness&#8217; Yarynich said\u00bb D. E. Hoffman,\u00a0<em>The Dead Hand<\/em>, New York, Anchor Books, 2009, e-book, Chap. 6.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1270],"fascicolo":[358],"class_list":["post-3167","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-andrea-ricci-maccarini","fascicolo-ottobre-2025"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La guerra senza uomo: da Clausewitz all\u2019I.A.<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Andrea Ricci Maccarini, pubblicato nel numero di Ottobre 2025. 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