{"id":3165,"date":"2025-10-01T12:00:00","date_gmt":"2025-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=3165"},"modified":"2026-04-19T17:20:01","modified_gmt":"2026-04-19T15:20:01","slug":"peccato-e-virtu-nelleta-tecnologica-per-una-teologia-morale-delluso-responsabile-della-tecnica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2025\/ottobre\/peccato-e-virtu-nelleta-tecnologica-per-una-teologia-morale-delluso-responsabile-della-tecnica\/","title":{"rendered":"Peccato e virt\u00f9 nell&#8217;et\u00e0 tecnologica. Per una teologia morale dell&#8217;uso responsabile della tecnica"},"content":{"rendered":"<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n<p><em>La crescente pervasivit\u00e0 delle tecnologie digitali nella vita umana richiede una riflessione morale che superi i confini dell&#8217;etica della progettazione e della regolazione algoritmica. Partendo dall&#8217;analogia con il peccato ecologico e fondandosi sulla dottrina delle virt\u00f9, questo studio propone un quadro teologico-morale per l&#8217;agire tecnologico. L&#8217;analisi si concentra sulla definizione di peccato tecnologico e sull&#8217;elaborazione di una tipologia di virt\u00f9 tecnologiche che non costituiscono semplici correttivi comportamentali, ma vere forme di resistenza etica e spirituale nell&#8217;ambiente digitale. Le virt\u00f9 tecnologiche &#8211; dalla prudenza digitale alla contemplazione analogica &#8211; declinano nel contesto contemporaneo le virt\u00f9 cardinali e teologali, offrendo strumenti per valutare la vicinanza o lontananza delle dinamiche tecnologiche rispetto a un ordine morale oggettivo. Il lavoro si colloca nell&#8217;orizzonte di un&#8217;etica cristiana capace di affrontare le sfide della contemporaneit\u00e0 tecnologica, proponendo un&#8217;antropologia che non rifiuta la tecnica ma la trasfigura, riconoscendo nella tecnologia uno spazio di conversione e di realizzazione della vocazione umana alla santit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso del XXI secolo, la tecnologia \u00e8 divenuta un ambiente antropologico, culturale e spirituale<sup>[1]<\/sup>. Non si limita pi\u00f9 a essere uno strumento esterno all&#8217;uomo, ma configura l&#8217;orizzonte in cui egli vive, comunica, decide. In tale contesto, la teologia morale \u00e8 chiamata a confrontarsi non solo con l&#8217;etica della progettazione tecnologica, ma anche con la responsabilit\u00e0 personale dell&#8217;uomo nell&#8217;uso quotidiano della tecnica. Da qui l&#8217;esigenza di una riflessione che, sul modello di quella ecologica<sup>[2]<\/sup>, affronti il tema del peccato tecnologico e della corrispettiva virt\u00f9 tecnologica.<\/p>\n<p>L&#8217;urgenza di questa riflessione emerge dalla constatazione che la tecnologia non \u00e8 mai neutra<sup>[3]<\/sup>: ogni dispositivo, algoritmo, piattaforma porta con s\u00e9 una visione implicita dell&#8217;uomo e della societ\u00e0. L&#8217;uso responsabile della tecnologia diventa quindi non solo questione di competenza tecnica, ma di maturit\u00e0 morale e spirituale. Il presente lavoro intende offrire strumenti concettuali per navigare questa complessit\u00e0 recuperando la ricchezza della tradizione teologica e applicandola alle sfide contemporanee.<\/p>\n<p><strong>1. Tecnologia e morale: quadro teorico<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;azione tecnica \u00e8 parte costitutiva dell&#8217;essere umano. La capacit\u00e0 di trasformare il mondo attraverso strumenti \u00e8 un tratto originario dell&#8217;<em>homo faber<\/em>. Tuttavia, nella modernit\u00e0 avanzata, la tecnica ha acquisito una propria autonomia, non pi\u00f9 come semplice mezzo, ma come logica globale di organizzazione della realt\u00e0<sup>[4]<\/sup>. Questo mutamento richiede una nuova comprensione dell&#8217;azione morale<sup>[5]<\/sup>, che non pu\u00f2 prescindere dall&#8217;ambiente tecnomediato in cui l&#8217;uomo agisce.<\/p>\n<p>La tecnologia contemporanea si caratterizza per la sua capacit\u00e0 di creare nuovi ambienti esistenziali<sup>[6]<\/sup>. L&#8217;intelligenza artificiale e i social media non sono semplicemente strumenti che l&#8217;uomo utilizza, ma spazi in cui abita, pensa e si relaziona. Il loro usa determina dei cambiamenti concettuali<sup>[7]<\/sup>\u00a0e modifiche dei contesti relazionali che la teologia morale deve saper interpretare e orientare<sup>[8]<\/sup>.<\/p>\n<p>Diventa sempre pi\u00f9 chiara l\u2019azione della tecnologia nel mediare le relazioni, strutturare i comportamenti e condizionare le scelte. Non \u00e8 mai neutra: ogni artefatto porta con s\u00e9 un progetto implicito di mondo, una visione dell&#8217;uomo e della societ\u00e0. Da qui l&#8217;esigenza di valutare non solo le intenzioni soggettive, ma anche gli effetti sistemici e le logiche incorporate negli strumenti tecnici<sup>[9]<\/sup>.<\/p>\n<p>Gli algoritmi di raccomandazione, per esempio, non si limitano a suggerire contenuti, ma plasmano i gusti e orientano le preferenze fino a definire i confini dell&#8217;esperienza possibile. I social media non sono solo piattaforme di comunicazione, ma architettano specifiche modalit\u00e0 di relazione, privilegiano certi tipi di interazione oppure ne scoraggiano altri. Riconoscere questo potere configurante della tecnologia significa valutare quanto le sue logiche favoriscano la ricerca della verit\u00e0 o la disperdano nella relativit\u00e0 delle preferenze individuali, se promuovano relazioni autentiche fondate sulla dignit\u00e0 della persona o le riducano a interazioni funzionali e strumentali. Il lavoro etico richiede di misurare costantemente la distanza tra le dinamiche tecnologiche e i principi morali universali, per orientare l&#8217;uso della tecnologia verso ci\u00f2 che \u00e8 oggettivamente buono e vero.<\/p>\n<p>Questo comporta una dislocazione della responsabilit\u00e0: l&#8217;agente morale non agisce pi\u00f9 direttamente, ma attraverso sistemi che amplificano, opacizzano o trasformano le sue intenzioni. La teologia morale deve dunque confrontarsi con nuove forme di responsabilit\u00e0 indiretta, delegata o collettiva.<\/p>\n<p>Quando condividiamo un contenuto sui social media, per esempio, la nostra azione viene processata da algoritmi che decidono chi lo vedr\u00e0, in che momento e in quale contesto. La responsabilit\u00e0 morale dell&#8217;atto di condivisione non pu\u00f2 prescindere da questa mediazione tecnologica<sup>[10]<\/sup>. Analogamente, quando utilizziamo un sistema di intelligenza artificiale per prendere decisioni, dobbiamo considerare i bias incorporati nell&#8217;algoritmo e le logiche che lo governano.<\/p>\n<p>L&#8217;etica della tecnologia si \u00e8 tradizionalmente concentrata sulla progettazione (ethics by design), sulla trasparenza algoritmica e sulla equit\u00e0 nei sistemi automatici<sup>[11]<\/sup>. Tuttavia, esiste una seconda dimensione, spesso trascurata: l&#8217;etica dell&#8217;uso. In analogia con il mondo automobilistico possiamo affermare che progettare un veicolo sicuro \u00e8 importante (etica della tecnologia), ma altrettanto lo \u00e8 guidarlo responsabilmente (etica dell\u2019uso). \u00c8 in quest&#8217;area che si collocano il concetto di peccato tecnologico e le virt\u00f9 corrispondenti.<\/p>\n<p>L&#8217;etica dell&#8217;uso si concentra sulla responsabilit\u00e0 dell&#8217;utilizzatore finale, sulla sua capacit\u00e0 di prudenza, sulla sua formazione morale<sup>[12]<\/sup>. Presuppone che, anche di fronte a tecnologie ben progettate, l&#8217;uomo conservi uno spazio di libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 che pu\u00f2 essere esercitato virtuosamente o viziosamente, pu\u00f2 contribuire al bene comune o danneggiarlo.<\/p>\n<p><strong>2. Il peccato tecnologico: fondamenti e forme<\/strong><\/p>\n<p>Il peccato, nella tradizione cristiana, \u00e8 una rottura della relazione con Dio, con gli altri e con il creato, causata da una scelta volontaria contro l&#8217;ordine del bene. La violazione della legge \u00e8 anche perdita di armonia e distorsione del fine ultimo dell&#8217;uomo. Il peccato comporta sempre una dimensione personale (la libera scelta del soggetto) e una dimensione relazionale (la rottura dei legami fondamentali).<\/p>\n<p>Nella prospettiva tomista, il peccato \u00e8 essenzialmente una\u00a0<em>conversio ad bonum commutabile cum aversione ab incommutabili bono<\/em><sup>[13]<\/sup>: un volgersi verso beni mutevoli accompagnato da un&#8217;avversione dal bene immutabile. Papa Francesco con la\u00a0<em>Laudato si&#8217;<\/em>, ha allargato la comprensione corrente del peccato includendo le sue dimensioni sociali e strutturali. Il peccato ecologico \u00e8 un esempio di tale ampliamento: esso riguarda comportamenti collettivi e personali che danneggiano la casa comune e compromettono il futuro delle generazioni<sup>[14]<\/sup>.<\/p>\n<p>Il peccato ecologico ha rappresentato una svolta paradigmatica: ha mostrato come comportamenti apparentemente neutrali (consumare, produrre, viaggiare) possano avere implicazioni morali profonde quando considerati nel loro impatto sistemico. Analogamente, il peccato tecnologico nasce dalla consapevolezza che l&#8217;uso della tecnologia \u00e8 sempre inserito in una rete di relazioni e conseguenze.<\/p>\n<p>In analogia con il peccato ecologico, si propone la seguente definizione:\u00a0\u00abIl peccato tecnologico \u00e8 l&#8217;uso moralmente disordinato della tecnologia da parte della persona, che, per scelta o negligenza, viola i principi del bene comune, della giustizia, della carit\u00e0 o della dignit\u00e0 umana, danneggiando se stesso, gli altri o il creato attraverso le sue azioni tecnomediate\u00bb.<\/p>\n<p>Tra le forme concrete del peccato tecnologico si possono annoverare:<\/p>\n<ul>\n<li>La\u00a0<em>disumanizzazione<\/em>: l&#8217;uso di algoritmi che riducono l&#8217;altro a dato statistico, che ignorano la complessit\u00e0 e unicit\u00e0 della persona umana o che prendono decisioni che richiederebbero una valutazione umana.<\/li>\n<li>L&#8217;<em>alienazione digitale<\/em>: forme di iperconnessione che compromettono la capacit\u00e0 di relazione autentica, di concentrazione, di contemplazione.<\/li>\n<li>La\u00a0<em>manipolazione informativa<\/em>: include il cyberbullismo, la diffusione consapevole di false informazioni, l&#8217;uso di deepfake per ingannare, la creazione di contenuti fuorvianti.<\/li>\n<li>La\u00a0<em>violazione della privacy<\/em>: l&#8217;uso improprio dei dati personali, la sorveglianza non consensuale, l&#8217;invasione della sfera privata.<\/li>\n<li>L&#8217;<em>idolatria tecnologica<\/em>: la tecnolatria che attribuisce alla tecnologia poteri salvifici, la delega assoluta all&#8217;intelligenza artificiale di decisioni che richiedono saggezza umana, la fiducia cieca negli algoritmi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il peccato tecnologico pu\u00f2 manifestarsi come peccato personale (uso irresponsabile di social media, consumo compulsivo di contenuti digitali, cyberbullismo) o come peccato sistemico, laddove interi ecosistemi digitali promuovono dinamiche ingiuste o disumanizzanti. In questo senso, si configura come una nuova forma di struttura di peccato.<\/p>\n<p>Le strutture di peccato tecnologico sono particolarmente insidiose perch\u00e9 spesso invisibili agli utenti finali. I modelli di business basati sulla cattura dell&#8217;attenzione, gli algoritmi che amplificano i contenuti polarizzanti, le piattaforme che monetizzano i dati personali senza consenso informato rappresentano forme sistemiche di peccato che influenzano e condizionano le scelte individuali<sup>[15]<\/sup>.<\/p>\n<p><strong>3. La virt\u00f9 tecnologica: fondamenti e necessit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>San Tommaso d&#8217;Aquino definisce la virt\u00f9 come\u00a0<em>habitus operativus bonus<\/em>:<sup>\u00a0[16]<\/sup>\u00a0una disposizione acquisita che inclina stabilmente al bene. La virt\u00f9 non \u00e8 quindi una regola esterna, ma una seconda natura che rende l&#8217;agire buono spontaneo e gioioso e si acquisisce attraverso l&#8217;esercizio, la ripetizione di atti buoni e la formazione delle virt\u00f9.<\/p>\n<p>La tecnologia interpella la libert\u00e0 dell&#8217;uomo, ponendolo di fronte a scelte quotidiane che hanno rilevanza etica. Occorre, quindi, riconoscere che l&#8217;uso della tecnologia \u00e8 un atto morale che le virt\u00f9 tecnologiche aiutano a integrare l&#8217;agire tecnico nella vita buona. La sovrabbondanza di informazioni richiede prudenza nell\u2019accordare fiducia; la facilit\u00e0 di comunicazione globale richiede giustizia nell&#8217;uso delle parole; la potenza degli strumenti digitali richiede temperanza nell&#8217;uso; la pressione conformista dei social media richiede fortezza nel mantenere la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>Hans Jonas, nel suo\u00a0<em>Principio responsabilit\u00e0<\/em>, aveva gi\u00e0 intuito come la tecnologia moderna richiedesse una nuova etica, capace di considerare gli effetti a lungo termine e su larga scala delle azioni umane<sup>[17]<\/sup>. Le virt\u00f9 tecnologiche si inseriscono in questa prospettiva offrendo una risposta razionale ed esistenziale alle sfide etiche della tecnica e trasformano il lavoro tecnico e l&#8217;uso delle tecnologie in vie di carit\u00e0, di giustizia e di contemplazione. Il programmatore che scrive codice pulito ed efficiente, il designer che crea interfacce accessibili, l&#8217;utente che usa i social media per costruire comunit\u00e0: tutti possono trovare nella tecnologia un&#8217;occasione di crescita spirituale, anzi, la tecnologia diventa un ambito in cui l&#8217;uomo pu\u00f2 realizzare la propria vocazione alla santit\u00e0.<\/p>\n<p>La formazione di queste virt\u00f9 \u00e8 particolarmente urgente. L&#8217;ambiente mediale \u00e8 saturo di stimoli, accelerato nei ritmi, spesso privo di criteri condivisi. In tale scenario, le virt\u00f9 tecnologiche offrono una bussola morale, aiutano a riconoscere il vero dal falso, l&#8217;essenziale dal superfluo e il bene comune dall&#8217;interesse individuale. L\u2019opinione digitale richiede competenze specifiche per valutare l&#8217;attendibilit\u00e0 delle fonti, riconoscere la manipolazione emotiva, gestire la propria attenzione o mantenere la capacit\u00e0 di concentrazione profonda. Queste competenze non sono solo tecniche, ma profondamente etiche e spirituali.<\/p>\n<p><strong>4. Tipologia delle virt\u00f9 tecnologiche<sup>[18]<\/sup><\/strong><\/p>\n<p>La prudenza digitale \u00e8 la capacit\u00e0 di valutare rischi, tempi e contesti dell&#8217;uso tecnologico. Include la saggezza nel condividere informazioni personali, la capacit\u00e0 di riconoscere contenuti falsi o fuorvianti, la valutazione dell&#8217;affidabilit\u00e0 delle fonti online. Si manifesta nella scelta consapevole di quando essere online e quando disconnettersi, nell&#8217;uso appropriato dei diversi canali di comunicazione, nella gestione accorta della propria identit\u00e0 digitale. I vizi contrari alla prudenza digitale sono l&#8217;imprudenza (condividere informazioni sensibili senza riflettere), l&#8217;impulsivit\u00e0 (reagire immediatamente senza valutare le conseguenze), l&#8217;esposizione eccessiva (rendere pubblica la propria vita privata avventatamente).<\/p>\n<p>La giustizia informativa riguarda l&#8217;agire equo nella gestione e diffusione dell&#8217;informazione. Include la verifica delle notizie prima di condividerle, il rispetto dei diritti d&#8217;autore, la corretta attribuzione delle fonti, l&#8217;attenzione a non diffondere stereotipi o discriminazioni. Si estende anche all&#8217;equit\u00e0 nell&#8217;accesso alle tecnologie e alla lotta contro il divario digitale. I vizi contrari sono la disinformazione (diffondere consapevolmente notizie false), la manipolazione (alterare informazioni per scopi personali), l&#8217;appropriazione indebita (usare contenuti altrui senza autorizzazione), l&#8217;esclusione digitale (ignorare chi non ha accesso alle tecnologie).<\/p>\n<p>La temperanza digitale \u00e8 la misura nell&#8217;uso del tempo, delle app, dei social media. Include la capacit\u00e0 di gestire il proprio tempo online, di resistere alla dipendenza dai dispositivi, di mantenere un equilibrio tra vita digitale e vita offline. Si manifesta nella scelta consapevole di quando utilizzare la tecnologia e quando farne a meno. I vizi contrari sono l&#8217;iperconnessione (essere sempre online), la dipendenza (non riuscire a staccarsi dai dispositivi), l&#8217;escapismo (usare la tecnologia per fuggire dalla realt\u00e0), il consumismo digitale (accumulare app, dispositivi, contenuti senza necessit\u00e0).<\/p>\n<p>La fortezza cognitiva \u00e8 la capacit\u00e0 di resistere alla pressione dell&#8217;omologazione digitale e di mantenere un pensiero critico. Include la resistenza alla manipolazione algoritmica, la capacit\u00e0 di formarsi opinioni autonome, il coraggio di esprimere posizioni controcorrente quando necessario. Si manifesta nella capacit\u00e0 di uscire dalle bolle informative e di confrontarsi con opinioni diverse. I vizi contrari sono il conformismo (seguire acriticamente le opinioni dominanti online), la delega passiva (lasciare che gli algoritmi decidano cosa pensare), la polarizzazione (chiudersi in posizioni estreme senza dialogo).<\/p>\n<p>La sobriet\u00e0 mediale \u00e8 la capacit\u00e0 di vivere con meno tecnologia quando necessario, di scegliere consapevolmente la semplicit\u00e0, di non lasciarsi dominare dal desiderio di avere sempre l&#8217;ultimo dispositivo. Include la capacit\u00e0 di apprezzare la tecnologia senza idolatrarla, di usarla senza esserne posseduti. I vizi contrari sono l&#8217;accumulo (comprare dispositivi senza necessit\u00e0), il feticismo del dispositivo (adorare la tecnologia per se stessa), l&#8217;obsolescenza programmata dell&#8217;anima (cambiare continuamente identit\u00e0 digitale seguendo le mode).<\/p>\n<p>La carit\u00e0 digitale \u00e8 la capacit\u00e0 di promuovere il bene dell&#8217;altro nello spazio digitale. Include la gentilezza online, l&#8217;attenzione ai pi\u00f9 vulnerabili, l&#8217;uso della tecnologia per costruire comunit\u00e0, l&#8217;impegno per la giustizia sociale attraverso mezzi digitali. Si manifesta nel rifiuto dell&#8217;odio online, nella protezione dei pi\u00f9 deboli, nella promozione del dialogo costruttivo. I vizi contrari sono l&#8217;odio online (cyberbullismo, hate speech), il trolling (provocare per il piacere di disturbare), l&#8217;indifferenza (ignorare le sofferenze altrui online), la strumentalizzazione (usare gli altri per i propri scopi).<\/p>\n<p>La custodia tecnosociale \u00e8 l&#8217;uso delle tecnologie per la cura degli altri e dell&#8217;ambiente. Include l&#8217;attenzione all&#8217;impatto ambientale delle tecnologie, la promozione dell&#8217;inclusione digitale, l&#8217;uso della tecnologia per proteggere i pi\u00f9 vulnerabili. Si manifesta nella scelta di tecnologie sostenibili, nell&#8217;aiuto a chi \u00e8 in difficolt\u00e0 con le tecnologie, nell&#8217;uso di piattaforme che rispettano la privacy. I vizi contrari sono lo sfruttamento (usare la tecnologia per danneggiare altri), il disinteresse (ignorare le conseguenze ambientali e sociali delle proprie scelte tecnologiche), l&#8217;esclusione (creare barriere digitali invece di abbatterle).<\/p>\n<p>La contemplazione analogica \u00e8 la capacit\u00e0 di preservare spazi di silenzio, lentezza, presenza reale nel mondo digitale. Include la capacit\u00e0 di contemplare la bellezza anche attraverso i mezzi digitali, di trovare Dio nell&#8217;ambiente tecnologico, di mantenere la dimensione contemplativa della vita. Si manifesta nella capacit\u00e0 di pregare con e nonostante la tecnologia, di trovare momenti di raccoglimento, di apprezzare la bellezza digitale senza perdere il senso del sacro. I vizi contrari sono il rumore digitale (riempire ogni momento con stimoli tecnologici), l&#8217;iperattivit\u00e0 mentale (non riuscire mai a fermarsi), la perdita del senso del sacro (ridurre tutto a informazione e calcolo).<\/p>\n<p>Le virt\u00f9 tecnologiche non sostituiscono le virt\u00f9 tradizionali, ma le declinano nel contesto digitale contemporaneo. Ogni virt\u00f9 tecnologica ha radici profonde nella tradizione cristiana, ma sviluppa specificit\u00e0 legate alle sfide dell&#8217;ambiente digitale.<\/p>\n<p>La\u00a0prudenza digitale\u00a0sviluppa la prudenza nel contesto dell&#8217;informazione sovrabbondante e della comunicazione mediata. La specificit\u00e0 contemporanea riguarda la valutazione di rischi informatici, la gestione dei tempi di esposizione, il riconoscimento delle fonti attendibili in un ambiente dove chiunque pu\u00f2 pubblicare qualsiasi cosa.<\/p>\n<p>La\u00a0giustizia informativa\u00a0e la\u00a0custodia tecnosociale\u00a0declinano la giustizia nel contesto della societ\u00e0 dell&#8217;informazione. La specificit\u00e0 riguarda l&#8217;equit\u00e0 nell&#8217;accesso alle tecnologie, la non manipolazione dell&#8217;informazione, la protezione dei dati personali, la lotta contro le discriminazioni algoritmiche.<\/p>\n<p>La\u00a0fortezza cognitiva\u00a0e la\u00a0sobriet\u00e0 mediale\u00a0sviluppano la fortezza classica nel contesto della pressione algoritmica e della dipendenza tecnologica. La specificit\u00e0 riguarda la resistenza alla manipolazione digitale, la gestione delle dipendenze tecnologiche, il mantenimento dell&#8217;autonomia di pensiero in un ambiente che tende all&#8217;omologazione.<\/p>\n<p>La\u00a0temperanza digitale\u00a0declina la temperanza classica nel contesto del consumo e dei tempi digitali. La specificit\u00e0 riguarda la regolazione del tempo online, la gestione dell&#8217;attenzione, l&#8217;evitamento del consumo compulsivo di contenuti e dispositivi.<\/p>\n<p>Le virt\u00f9 teologali trovano anch&#8217;esse nuove declinazioni nell&#8217;ambiente digitale.<\/p>\n<p>La\u00a0contemplazione analogica\u00a0sviluppa la fede nel contesto tecnocratico, aiutando a ritrovare il senso del limite e del mistero. In un mondo che tende a ridurre tutto a informazione e calcolo, la contemplazione analogica mantiene aperto lo spazio per l&#8217;ineffabile, per ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere digitalizzato.<\/p>\n<p>La speranza digitale si manifesta nella fiducia che la tecnologia possa servire la realizzazione del Regno di Dio sulla terra, unita alla fiducia nella capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di sapersi adeguare creativamente e responsabilmente alle trasformazioni digitali. Essa guarda oltre le derive alienanti del presente digitale per intravedere le possibilit\u00e0 di connessione autentica, di democratizzazione della conoscenza e di superamento delle barriere geografiche e sociali. La speranza digitale non \u00e8 ingenuo ottimismo tecnologico, ma virt\u00f9 teologale che sa riconoscere i segni dei tempi anche nelle trasformazioni digitali, riconoscendo in esse strumenti potenziali per l&#8217;edificazione di una civilt\u00e0 pi\u00f9 giusta e fraterna, confidando al contempo nella capacit\u00e0 umana di orientare e governare questi processi secondo la propria vocazione.<\/p>\n<p>La\u00a0carit\u00e0 digitale\u00a0e la\u00a0custodia tecnosociale\u00a0sviluppano la speranza, vedendo nella tecnologia uno strumento di riscatto e solidariet\u00e0. Invece di subire passivamente le logiche del mercato digitale, queste virt\u00f9 promuovono un uso della tecnologia orientato al bene comune e alla liberazione degli oppressi.<\/p>\n<p>La\u00a0carit\u00e0 digitale\u00a0declina la carit\u00e0 classica nel contesto della comunicazione virtuale, insegnando a comunicare con amore anche negli ambienti digitali, a evitare l&#8217;odio online, a costruire comunit\u00e0 autentiche nonostante la mediazione tecnologica.<\/p>\n<p><strong>5. Implicazioni per la formazione cristiana<\/strong><\/p>\n<p>La pastorale contemporanea \u00e8 chiamata a includere l&#8217;educazione digitale tra le sue priorit\u00e0<sup>[19]<\/sup>. Giovani e adulti necessitano di strumenti formativi per abitare il mondo digitale in modo etico e spiritualmente fruttuoso, perci\u00f2 la formazione alle virt\u00f9 tecnologiche deve divenire parte integrante dei percorsi catechetici, educativi, familiari.<\/p>\n<p>Questo richiede un aggiornamento della formazione dei catechisti, degli educatori, dei genitori. Non basta pi\u00f9 insegnare l&#8217;uso tecnico degli strumenti digitali; occorre educare la coscienza cristiana per l&#8217;ambiente digitale altrimenti la coscienza si appiattisce su norme esterne o si disorienta nei flussi informativi<sup>[20]<\/sup>. I percorsi formativi devono includere momenti di riflessione sull&#8217;uso responsabile della tecnologia, esercizi pratici di giudizio digitale, testimonianze di chi ha saputo vivere virtuosamente nell&#8217;ambiente digitale.<\/p>\n<p>I principi della Dottrina Sociale della Chiesa \u2014 dignit\u00e0 della persona, bene comune, solidariet\u00e0, sussidiariet\u00e0 \u2014 trovano nuove declinazioni nell&#8217;era digitale<sup>[21]<\/sup>. \u00c8 necessario un aggiornamento critico che valorizzi l&#8217;apporto delle tecnologie ma ne denunci anche le derive. Le virt\u00f9 tecnologiche offrono un linguaggio adatto a questo scopo. La\u00a0dignit\u00e0 della persona\u00a0nell&#8217;era digitale richiede protezione dei dati personali, resistenza alla profilazione invasiva, rispetto della privacy e contrasto alle discriminazioni algoritmiche<sup>[22]<\/sup>. Il\u00a0bene comune\u00a0richiede equit\u00e0 nell&#8217;accesso alle tecnologie, trasparenza degli algoritmi e sostenibilit\u00e0 ambientale del digitale. La\u00a0solidariet\u00e0<sup>[23]<\/sup>\u00a0si manifesta nell&#8217;aiuto ai pi\u00f9 vulnerabili nell&#8217;accesso e uso delle tecnologie, nella condivisione delle competenze digitali e nell&#8217;uso delle piattaforme per la giustizia sociale. La\u00a0sussidiariet\u00e0\u00a0richiede che le tecnologie potenzino le capacit\u00e0 umane invece di sostituirle, che favoriscano l&#8217;autonomia invece della dipendenza.<\/p>\n<p>La trasmissione della fede e la crescita spirituale avvengono oggi anche nei contesti digitali<sup>[24]<\/sup>. \u00c8 urgente promuovere una spiritualit\u00e0 connessa che non si lasci assorbire dal rumore digitale e sappia vivere con profondit\u00e0 anche online. La virt\u00f9 della contemplazione analogica pu\u00f2 fungere da correttivo e da guida. La catechesi digitale deve saper utilizzare le potenzialit\u00e0 dei mezzi tecnologici (interattivit\u00e0, multimedialit\u00e0, accessibilit\u00e0) senza perdere la profondit\u00e0 del messaggio cristiano. La sfida \u00e8 mantenere la dimensione kerygmatica, contemplativa, comunitaria della fede anche nell&#8217;ambiente digitale.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 avviene per l&#8217;ambito ecologico, anche l&#8217;ambiente tecnologico merita una riflessione personale e comunitaria. Si propone l&#8217;elaborazione di un esame della propria condotta tecnologico (quella che in linguaggio comune \u00e8 conosciuto come l\u2019<em>esame di coscienza<\/em>) che aiuti a interrogarsi su: tempo speso online, verit\u00e0 delle informazioni condivise, rispetto dell&#8217;altro nei commenti, sobriet\u00e0 nei consumi digitali, attenzione agli esclusi tecnologici.<\/p>\n<p>Domande per questo esame tecnologico<sup>[25]<\/sup>:<\/p>\n<ul>\n<li><em>Prudenza digitale<\/em>: Come gestisco le mie informazioni personali online? Verifico le notizie prima di condividerle? Valuto l&#8217;attendibilit\u00e0 delle fonti?<\/li>\n<li><em>Giustizia informativa<\/em>: Rispetto i diritti d&#8217;autore? Attribuisco correttamente le fonti? Evito di diffondere stereotipi o discriminazioni?<\/li>\n<li><em>Temperanza digitale<\/em>: Quanto tempo passo online? Riesco a staccarmi dai dispositivi? Mantengo un equilibrio tra vita digitale e offline?<\/li>\n<li><em>Fortezza cognitiva<\/em>: Resisto alla pressione dell&#8217;omologazione online? Mantengo un pensiero critico? Sono disposto a cambiare opinione di fronte a evidenze contrarie?<\/li>\n<li><em>Sobriet\u00e0 mediale<\/em>: Compro dispositivi di cui ho realmente bisogno? Sono ossessionato dall&#8217;avere sempre l&#8217;ultima novit\u00e0 tecnologica?<\/li>\n<li><em>Carit\u00e0 digitale<\/em>: Sono gentile nei miei commenti online? Difendo chi viene attaccato ingiustamente? Uso i social media per costruire comunit\u00e0?<\/li>\n<li><em>Custodia tecnosociale<\/em>: Considero l&#8217;impatto ambientale delle mie scelte tecnologiche? Aiuto chi ha difficolt\u00e0 con le tecnologie? Proteggo i pi\u00f9 vulnerabili online?<\/li>\n<li><em>Contemplazione analogica<\/em>: Riesco a trovare momenti di silenzio e raccoglimento? Prego anche utilizzando mezzi digitali? Mantengo il senso del sacro nell&#8217;ambiente tecnologico?<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>6. Sviluppi futuri<\/strong><\/p>\n<p>La riflessione su peccato e virt\u00f9 nell\u2019et\u00e0 tecnologica non rappresenta un\u2019appendice marginale della teologia morale, ma ne costituisce oggi uno dei terreni pi\u00f9 fertili e necessari di rinnovamento. La tecnologia, infatti, non si limita a offrire strumenti; essa riconfigura il senso stesso dell\u2019esperienza umana, plasmandone le categorie fondamentali: tempo, spazio, relazione, verit\u00e0. In questo contesto, l\u2019elaborazione delle categorie di peccato tecnologico e virt\u00f9 tecnologiche non risponde a una semplice esigenza di aggiornamento, bens\u00ec a un\u2019urgenza antropologica e pastorale di primo piano.<\/p>\n<p>I futuri sviluppi di questa proposta devono muoversi lungo almeno tre direttrici principali.<\/p>\n<p>Anzitutto, occorre riconoscere che l\u2019epoca digitale costituisce un\u00a0<em>nuovo ambiente rivelativo<\/em>\u00a0della condizione umana ferita e redenta. L\u2019agire tecnomediato diventa luogo di manifestazione dei conflitti fondamentali tra libert\u00e0 e controllo, tra presenza e dispersione, tra dono e consumo. In questa prospettiva, le virt\u00f9 tecnologiche non sono meri correttivi comportamentali, ma vere e proprie forme di resistenza etica e spirituale. Consentono di leggere la tecnologia come spazio di conversione laddove il peccato di disumanizzazione incontra la possibilit\u00e0 della carit\u00e0 digitale e la dispersione attentiva pu\u00f2 essere trasformata in contemplazione analogica.<\/p>\n<p>Una teologia morale che intenda parlare all\u2019uomo contemporaneo non pu\u00f2 eludere tale compito interpretativo. La sfida \u00e8 cogliere nella tecnica un\u2019opportunit\u00e0 di rivelazione del desiderio umano di relazione e di verit\u00e0. Le virt\u00f9 tecnologiche, in questa luce, agiscono come segni escatologici, piccoli esercizi quotidiani di libert\u00e0 responsabile che anticipano la riconciliazione promessa.<\/p>\n<p>In secondo luogo, la proposta apre lo spazio per una rigenerazione dell\u2019antropologia cristiana alla luce delle trasformazioni digitali. L\u2019\u00abio\u00bb diventa un\u2019identit\u00e0 relazionale e dinamica continuamente performata da ambienti tecnomediati. In tale scenario, la\u00a0<em>dignitas humana<\/em>\u00a0si gioca nella capacit\u00e0 di valutare, selezionare, resistere, agire con libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 in contesti altamente condizionanti.<\/p>\n<p>Le virt\u00f9 tecnologiche diventano allora strumenti di sussistenza dell\u2019identit\u00e0 personale e il peccato tecnologico si mostra come nuova forma di alienazione e idolatria. La soggettivit\u00e0 umana, sempre in relazione al proprio Creatore, trova nella vita digitale un nuovo campo di prova della propria vocazione alla libert\u00e0 e alla comunione. Occorre, pertanto, un\u2019antropologia che affermi la tecnica, l\u2019attraversi e la trasfiguri facendo emergere il soggetto capace di dono, di giustizia e di comunione anche nell\u2019era dei dati.<\/p>\n<p>Infine, si aprono prospettive pastorali e politiche di ampio respiro. Il giudizio morale sulle tecnologie non pu\u00f2 essere affidato solo a commissioni etiche o a specialisti. \u00c8 necessario pensare una ascesi digitale comunitaria, fatta di esercizi condivisi, stili di vita sobri, tempi di disconnessione, pratiche di silenzio e contemplazione. La formazione cristiana dovr\u00e0 integrare competenze digitali ed esercizi spirituali, offrendo strumenti per abitare la rete senza esserne assorbiti.<\/p>\n<p>La Chiesa \u00e8 chiamata, inoltre, a contribuire alla costruzione di un nuovo linguaggio teologico-politico, capace di denunciare le strutture di peccato insite nei modelli di business delle piattaforme digitali, ma anche di annunciare la possibilit\u00e0 di un uso redento e umanizzante della tecnologia. Le virt\u00f9 tecnologiche possono cos\u00ec diventare segni pubblici di speranza, testimoniando che \u00e8 possibile vivere una vita buona anche nell\u2019ambiente digitale.<\/p>\n<p>Non si tratta, in ultima istanza, di salvare la tecnologia, ma di salvare l\u2019umano nella tecnologia. Per questo, la proposta non si esaurisce in un\u2019etica settoriale, ma si configura come una teologia dell\u2019umano nell\u2019epoca della tecnica, aperta al mistero di una redenzione che non rifiuta la tecnica, ma la trasfigura.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Questa ricerca ha mostrato come il binomio peccato\/virt\u00f9 tecnologici trascenda l\u2019etica applicativa: \u00e8\u00a0dispositivo critico\u00a0per interrogare le metamorfosi dell\u2019umano. Nelle virt\u00f9 tecnologiche \u2013 dalla prudenza digitale alla contemplazione analogica \u2013 non si codifica un comportamento, ma si\u00a0disvela un conflitto antropologico\u00a0tra libert\u00e0 e determinismo, tra relazione e isolamento, tra profondit\u00e0 e superficie. Il peccato tecnologico e le virt\u00f9 tecnologiche non sono categorie estrinseche, sono strumenti per interpretare l&#8217;agire umano nell&#8217;epoca digitale secondo una visione cristiana dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Recuperare il linguaggio della virt\u00f9 consente di promuovere una cultura dell&#8217;uso responsabile, della riflessione etica e della cura relazionale. In un tempo in cui le tecnologie tendono a de-soggettivare e a frammentare l&#8217;identit\u00e0, le virt\u00f9 tecnologiche aiutano a ricostruire un&#8217;etica dell&#8217;unit\u00e0 e della presenza.<\/p>\n<p>La proposta di definire un peccato tecnologico e le corrispondenti virt\u00f9 tecnologiche \u00e8 alieno da un atteggiamento di condanna verso la tecnologia, al contrario riconosce che ogni ambiente umano \u00e8 anche ambiente morale. La tecnologia, come ogni realt\u00e0 creata, pu\u00f2 essere occasione di peccato o di santificazione, strumento di divisione o di comunione e via di alienazione o di redenzione.<\/p>\n<p>L&#8217;auspicio \u00e8 che questa riflessione possa contribuire a una maggiore consapevolezza etica nell&#8217;uso delle tecnologie e a una formazione cristiana pi\u00f9 attenta alle sfide del nostro tempo. Educare alle virt\u00f9 non \u00e8 solo un esercizio morale, ma un\u2019urgenza pastorale e culturale. La teologia morale, se vuole restare fedele alla sua vocazione, deve abitare anche i confini digitali dell\u2019umano, sostenendo l\u2019integrazione tra vita spirituale e vita tecnomediata.<\/p>\n<p>Le categorie di peccato e virt\u00f9, radicate nella tradizione, si rivelano strumenti fecondi per riconoscere le vie della giustizia, della carit\u00e0 e della santit\u00e0 anche nell\u2019era digitale. Non si tratta di creare un moralismo tecnologico, ma di accompagnare l&#8217;uomo contemporaneo in un cammino di libert\u00e0 responsabile, in cui la tecnologia non sia padrona ma serva della vita buona, umana e divina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup>[1]<\/sup>\u00a0Diversi filoni di pensiero filosofico e antropologico contemporaneo potrebbero supportare questa affermazione:<\/p>\n<p>Filosofia della tecnologia. Citiamo tra i maggiori: Jacques Ellul,\u00a0<em>Il sistema tecnico. La gabbia delle societ\u00e0 contemporanee<\/em>, Jaca Book, Milano, 2009 e\u00a0<em>La tecnica rischio del secolo,\u00a0<\/em>Giuffr\u00e9, Milano, 1969; Martin Heidegger,\u00a0<em>La questione della tecnica<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Saggi e Discorsi<\/em>, Mursia, Milano, 1954; Gilbert Simondon,\u00a0<em>Del modo di esistenza degli oggetti tecnici<\/em>, Orthotes, Napoli, 2021; Pierre Teilhard de Chardin,\u00a0<em>Il fenomeno umano<\/em>, Queriniana, Brescia, 2014; Bernard Stiegler,\u00a0<em>La tecnica e il tempo,\u00a0<\/em>Luiss University Press, Milano, 2023; Luciano Floridi,\u00a0<em>La quarta rivoluzione<\/em>, Raffaello Cortina, Milano, 2017; Manuel Castells,\u00a0<em>L&#8217;et\u00e0 dell&#8217;informazione. Economia Societ\u00e0 Cultura<\/em>, Universit\u00e0 Bocconi, Milano, 2004; Sherry Turkle,\u00a0<em>Insieme ma soli<\/em>.<em>\u00a0Perch\u00e9 ci aspettiamo sempre pi\u00f9 dalla tecnologia e sempre meno dagli altri<\/em>, Codice, Torino, 2012<\/p>\n<p><sup>[2]<\/sup>\u00a0In particolare si fa riferimento a Francesco,\u00a0<em>Lettera Enciclica Laudato si\u2019<\/em>\u00a0 (24 maggio 2015), nn. 2, 13, 87-92, 217; Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica,\u00a0<em>Amazzonia: Nuovi cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale<\/em>\u00a0(26 ottobre 2019) nr 82; Costituzione pastorale\u00a0<em>Gaudium et Spes<\/em>\u00a0(7 dicembre 1965) nn. 34, 69; Benedetto XVI,\u00a0<em>Caritas in Veritate<\/em>\u00a0(29 giugno 2009) nr 48<\/p>\n<p><sup>[3]<\/sup>\u00a0Tra i principali autori contemporanei che sostengono la non neutralit\u00e0 della tecnologia troviamo Luciano Floridi, Peter-Paul Verbeek, Bruno Latour, Langdon Winner, Alberto Romele. Ricordiamo anche i lavori significativi di Shannon Vallor (<em>Technology and the Virtues,<\/em>\u00a02016), Yuk Hui (<em>On the Existence of Digital Objects,\u00a0<\/em>2016), Jos\u00e9 van Dijck (<em>The Culture of Connectivity,<\/em>\u00a02013)<\/p>\n<p><sup>[4]<\/sup>\u00a0Ellul, nei testi gi\u00e0 ricordati, sviluppa l&#8217;idea che la tecnica nella societ\u00e0 moderna abbia raggiunto una autonomia propria, non essendo pi\u00f9 subordinata agli scopi umani ma diventando essa stessa il principio organizzatore della societ\u00e0.<\/p>\n<p><sup>[5]<\/sup>\u00a0Cfr. Gianni Manzone,\u00a0<em>Morale artificiale. Nanotecnologie, intelligenza artificiale, robot. Sfide e promesse<\/em>, EDB, Bologna 2020; Nicola Rotundo,\u00a0<em>Intelligenza artificiale. Un punto di vista etico-sociale<\/em>, Armando Editore, Roma, 2024.<\/p>\n<p><sup>[6]<\/sup>\u00a0Autori di riferimento per questi temi sono: Vil\u00e9m Flusser (<em>Universo tecnico,\u00a0<\/em>1985) in cui esplora direttamente come le tecnologie dell&#8217;informazione creino nuovi &#8220;universi&#8221; esistenziali; Manuel Castells\u00a0 (<em>L&#8217;et\u00e0 dell&#8217;informazione<\/em>, 1996-1998) definisce il concetto di &#8220;spazio dei flussi&#8221; come nuovo ambiente esistenziale creato dalla tecnologia; Sherry Turkle (<em>La vita sullo schermo,\u00a0<\/em>1995) ma anche (<em>Insieme ma soli<\/em>, 2011) analizza specificamente come la tecnologia digitale crei nuovi ambienti relazionali ed esistenziali; Luciano Floridi (<em>La quarta rivoluzione,<\/em>\u00a02014) inaugura il concetto di &#8220;infosfera&#8221; come nuovo ambiente esistenziale dell&#8217;era digitale; Don Ihde (<em>Technology and the Lifeworld,\u00a0<\/em>1990) avvia una fenomenologia della tecnologia che analizza come crei nuovi mondi-vita.<\/p>\n<p><sup>[7]<\/sup>\u00a0Vedi Bruno Forte,\u00a0<em>Anche il linguaggio del digitale \u00e8 biblico<\/em>\u00a0in\u00a0<em>\u00a0Avvenire\u00a0<\/em>23 marzo 2024.<\/p>\n<p><sup>[8]<\/sup>\u00a0Il magistero ha affrontato questi temi a partire da Benedetto XVI con i Messaggi per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che ha ricordato come il digitale creasse \u00abnuove relazioni\u00bb(2009), \u00abun nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunit\u00e0 di stabilire relazioni e di costruire comunione\u00bb (2011), \u00abnuovi spazi di evangelizzazione\u00bb (2013), mentre Francesco affront\u00f2 direttamente l\u2019IA (\u00abIntelligenza artificiale e sapienza del cuore\u00bb, 2024), con la\u00a0<em>Rome Call for AI Ethics<\/em>\u00a0(2020) e con il documento \u00abVerso una piena presenza\u00bb (28 maggio 2023)<\/p>\n<p><sup>[9]<\/sup>\u00a0Esiste una corrente di pensiero interdisciplinare che esplora sistematicamente questi temi. Questo approccio non ha un nome unificato, ma si articola in diverse tradizioni teoriche tra le quali ricordiamo la Sociologia della Tecnologia (STS &#8211; Science and Technology Studies). Vedi P. Magaudda, F. Neresini (a cura di),\u00a0<em>Gli studi sociali sulla scienza e la tecnologia,\u00a0<\/em>Il Mulino, Bologna, 2020<\/p>\n<p><sup>[10]<\/sup>\u00a0E. Pariser,\u00a0<em>Il Filtro<\/em>, Il Saggiatore, Milano, 2011<\/p>\n<p><sup>[11]<\/sup>\u00a0P. Benanti,\u00a0<em>Human in the loop. Decisioni umane e intelligenze artificiali<\/em>, Mondadori, Milano 2022; S. Zuboff,\u00a0<em>The Age of Surveillance Capitalism<\/em>, Public Affairs, New York, 2019.<\/p>\n<p><sup>[12]<\/sup>\u00a0D. Ihde,\u00a0<em>Technology and the Lifeworld,\u00a0<\/em>Indiana University Press, Bloomington. 1990; A. Fabris,\u00a0<em>Etica delle nuove tecnologie. Nuova Ediz.<\/em>, Schol\u00e9-Morcelliana, Brescia, 2021; L. Floridi,\u00a0<em>Etica dell\u2019intelligenza artificiali<\/em>, Raffaello Cortina, Milano, 2022<\/p>\n<p><sup>[13]<\/sup>\u00a0<em>S.Th.\u00a0<\/em>II\u00aa-IIae q. 20 a. 1 ad 1<\/p>\n<p><sup>[14]<\/sup>\u00a0Una prima definizione del\u00a0<em>peccato ecologico<\/em>\u00a0lo identificava \u00abcome azione oppure omissione contro Dio, contro il prossimo, la comunit\u00e0 e l\u2019ambiente. \u00c8 un peccato contro le future generazioni e si manifesta negli atti e nelle abitudini di inquinamento e distruzione dell\u2019armonia dell\u2019ambiente, nelle trasgressioni contro i principi di interdipendenza e nella rottura delle reti di solidariet\u00e0 tra le creature\u00bb\u00a0<em>Documento finale del Sinodo per l\u2019Amazzonia<\/em>, n. 82.<\/p>\n<p><sup>[15]<\/sup>\u00a0J. Lanier,\u00a0<em>La dignit\u00e0 al tempo di internet. Per un\u2019economia digitale equa<\/em>, Il Saggiatore, Milano, 2014; \u00a0J. von Dijck, T. Poell, M. de Waal,\u00a0<em>Platform Society<\/em>, Guerini Scientifica, Milano, 2019.<\/p>\n<p><sup>[16]<\/sup>\u00a0<em>S.Th<\/em>, I-II, q. 55, a. 3<\/p>\n<p><sup>[17]<\/sup>\u00a0 \u00abIl nuovo tipo di azione che deriva dalla tecnologia moderna [&#8230;] esige un\u2019etica completamente nuova, mentre tutte le etiche tradizionali sono state sviluppate per il comportamento all\u2019interno dell\u2019ambito immediato dell\u2019azione e per la sua contemporaneit\u00e0\u00bb Hans Jonas\u00a0<em>Il principio responsabilit\u00e0. Un\u2019etica per la civilt\u00e0 tecnologica,<\/em>\u00a0Einaudi, 1990 [ed. orig.\u00a0<em>Das Prinzip<\/em>\u00a0<em>Verantwortung<\/em>, Inserl Verlag, Frankfurt am Main, 1979)<\/p>\n<p><sup>[18]<\/sup>\u00a0Cfr. P.C. Rivoltella,\u00a0<em>Le virt\u00f9 del digitale. Per un&#8217;etica dei media,<\/em>\u00a0Morcelliana, 2015. In questo breve testo, Rivoltella tratta delle virt\u00f9 in ottica digitale cercando, per\u00f2, di individuare strategie e indicazioni operative volte ad acuire la consapevolezza e la responsabilit\u00e0 soggettiva di chi utilizza i media digitali. \u00c8 uno scopo differente dalla nostra trattazione.<\/p>\n<p><sup>[19]<\/sup>\u00a0Francesco,\u00a0<em>Christus Vivit<\/em>\u00a0(20 marzo 2019), nn. 86\u201390; Direttorio Generale per la Catechesi, LEV, 1997, n. 365.<\/p>\n<p><sup>[20]<\/sup>\u00a0Benedetto XVI,\u00a0<em>Caritas in veritate<\/em>\u00a0(29 giugno 2009), n. 70; Francesco,\u00a0<em>Fratelli Tutti<\/em>\u00a0(3 dicembre 2020), nn. 43\u201345; 205.<\/p>\n<p><sup>[21]<\/sup>\u00a0Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 179\u2013184; 428\u2013430; Francesco,\u00a0<em>Laudato Si\u2019<\/em>\u00a0(24 maggio 2015), nn. 47\u201350; 102\u2013114; Pontificia Accademia per la Vita,\u00a0<em>The \u201cGood\u201d Algorithm? Artificial Intelligence: Ethics, Law, Health<\/em>\u00a0(2020)<\/p>\n<p><sup>[22]<\/sup>\u00a0Dicastero Comunicazioni,\u00a0<em>Etica nell\u2019Intelligenza Artificiale<\/em>, (2020)<\/p>\n<p><sup>[23]<\/sup>\u00a0E. Mattei,\u00a0<em>Solidariet\u00e0, vita spirituale e comunitaria \u00abrivalutate\u00bb dal Web in tempo di Covid<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Voce e Tempo<\/em>, 31 ottobre 2021<\/p>\n<p><sup>[24]<\/sup>\u00a0CEI,\u00a0<em>Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia<\/em>\u00a0(2004); Francesco,\u00a0<em>Evangelii Gaudium<\/em>\u00a0(24 novembre 2013), n. 70; Direttorio su Catechesi (2020), n. 367.<\/p>\n<p><sup>[25]<\/sup>\u00a0Ho proposto un\u00a0<em>Esame di coscienza al cellulare\u00a0<\/em>in\u00a0<em>I Vangeli narrano il\u00a0 digitale,\u00a0<\/em>EDB, Bologna, 2023, pp.221.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1230],"fascicolo":[358],"class_list":["post-3165","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-edoardo-mattei","fascicolo-ottobre-2025"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Peccato e virt\u00f9 nell&#039;et\u00e0 tecnologica. 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