{"id":3154,"date":"2025-06-01T12:00:00","date_gmt":"2025-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=3154"},"modified":"2026-04-19T17:20:02","modified_gmt":"2026-04-19T15:20:02","slug":"lalienazione-delluomo-dal-suo-fine-proprio","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2025\/giugno\/lalienazione-delluomo-dal-suo-fine-proprio\/","title":{"rendered":"L\u2019alienazione dell\u2019uomo dal suo fine proprio"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019immaginario della fabbrica che spreme la vitalit\u00e0 dell\u2019operaio fino a privarlo di ogni possibilit\u00e0 di realizzazione umana ha ceduto oggi il passo alla presentazione dell\u2019impresa, o della grande \u201ccorporate\u201d dei Paesi anglofoni, come luogo della realizzazione dell\u2019individuo: il buio ed il grigio della fabbrica otto-novecentesca sono stati sostituiti dallo scintillio dei colori delle imprese e dai riflessi delle vetrate delle sedi delle grandi multinazionali. Il verde della sostenibilit\u00e0 ambientale, il rosa del contributo della donna, i colori delle cravatte dei manager sono ora le immagini pi\u00f9 vivide di un nuovo capitalismo che, anche se non \u00e8 il Paradiso, \u00ab\u00e8 pur sempre il paradiso in terra\u00bb<sup>[1]<\/sup>. Secondo Marx \u00abl\u2019operaio solo fuori del lavoro si sente presso di s\u00e9; e si sente fuori di s\u00e9 nel lavoro. \u00c8 a casa propria se non lavora, e se lavora non \u00e8 a casa propria. Il suo lavoro quindi non \u00e8 volontario, ma costretto, \u00e8 un\u00a0<em>lavoro forzato<\/em>\u00bb<sup>[2]<\/sup>. Noi, oggi, invece osserviamo che il lavoratore si sente presso di s\u00e9 solo nel lavoro, \u00e8 a casa propria solo quando \u00e8 in azienda, il suo lavoro non \u00e8 pi\u00f9 lavoro forzato ma \u00e8 entusiastica adesione all\u2019obiettivo dell\u2019impresa. Anche in assenza di una coazione qualsiasi, il lavoro \u00e8 desiderato come rifugio da quanto \u00e8 pi\u00f9 angosciante nell\u2019esistenza umana e l\u2019uomo si sente libero soltanto quando \u00e8 in grado di riversare ogni sua energia vitale in un lavoro.<\/p>\n<p>In questo paradiso terreno l\u2019uomo vive un paradosso. Da un lato, i mercati \u00abnon giudicano le preferenze che soddisfano\u00bb<sup>[3]<\/sup>, dando l\u2019impressione di una totale apertura dell\u2019arbitrio del singolo individuo. L\u2019uomo appare cos\u00ec libero anche dalla servit\u00f9 al fine, proprio attraverso l\u2019organizzazione sistematica \u2013 tecnologica, razionale \u2013 dei fini tecnici ai quali ha deciso di sottomettersi perch\u00e9 li apprezza e crede di controllarli<sup>[4]<\/sup>. Dall\u2019altro lato, se il problema del fine dell\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 un problema etico o religioso \u2013 felicit\u00e0 o beatitudine \u2013 ma \u00e8 un problema tecnico scientifico, ogni forma di finalismo che non comprende possibilit\u00e0 di contribuire al meccanismo economico \u00e8 del tutto relegata all\u2019universo psichico di ciascun individuo come residuo di quell\u2019irrazionalit\u00e0 umana che la societ\u00e0 industriale non \u00e8, ancora, in grado di eliminare. Ci\u00f2 determina \u00abforme di pensiero e di comportamento ad una dimensione in cui idee, aspirazioni e obiettivi che trascendono come contenuto l\u2019universo costituito del discorso e dell\u2019azione vengono o respinti, o ridotti a termini di detto universo\u00bb. Questi obiettivi, a loro volta, non sono fissati autonomamente da ciascuno ma, in modo eteronomo, \u00absono definiti in un modo nuovo ad opera della razionalit\u00e0 del sistema in atto e della sua estensione quantitativa\u00bb<sup>[5]<\/sup>. Tutto ci\u00f2 che sfugge a un criterio di performance o di efficienza, viene sanzionato moralmente come irrazionale.<\/p>\n<p>Secondo Herbert Marcuse, nella nostra civilt\u00e0 industriale avanzata prevale una \u00abconfortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libert\u00e0\u00bb<sup>[6]<\/sup>, nella quale siamo chiamati a dare il nostro libero consenso a ci\u00f2 che altri si aspettano da noi. La libert\u00e0 dell\u2019uomo di individuare autonomamente un fine da raggiungere oggi appare sostituita da una pi\u00f9 arida libert\u00e0 di scegliere fra alternative che vengono presentate, via via e in modo eteronomo, dal mercato, o dalle imprese: l\u2019uomo deve cercare la felicit\u00e0 come soddisfazione dei propri bisogni e delle proprie aspirazioni. Tuttavia, la soddisfazione dei primi \u00e8 assicurata dai prodotti e servizi, fra i quali possiamo \u201cliberamente\u201d scegliere, e la seconda dalle possibilit\u00e0 di \u201crealizzare se stessi\u201d offerte dalle imprese. Il fortissimo potere giudicante del mercato \u00e8 cos\u00ec alla base della trasformazione del comune \u00abdesiderio di esistere e di essere riconosciuti come soggetti in s\u00e9\u00bb nel \u00abbisogno di \u201crealizzarsi\u201d attraverso il lavoro\u00bb dimostrandosi \u00abproduttivi, efficienti, performanti\u00bb, capaci cio\u00e8 di funzionare bene<sup>[7]<\/sup>. Parafrasando Marx, oggi l\u2019uomo contemporaneo \u00e8 perduto a se stesso perch\u00e9 sperimenta una nuova forma di alienazione: l\u2019espropriazione del proprio fine a opera dell\u2019impresa<sup>[8]<\/sup>.<\/p>\n<p>Dalla celebre figura hegeliana della signoria-servit\u00f9 abbiamo potuto capire che la coscienza servile si rende oggettiva nel prodotto della propria attivit\u00e0 vitale, cio\u00e8 il lavoro. Posta di fronte a questo \u201caltro da s\u00e9\u201d, essa si riconosce in un processo di formazione e di emancipazione, e si libera dal signore. Nel mondo storico appare per\u00f2 subito un\u2019altra coscienza, che si appropria del prodotto del lavoro della prima, e quindi del suo stesso lavoro in un \u00abprocesso di espropriazione dal punto di vista del lavoro o di appropriazione di lavoro altrui dal punto di vista del capitale\u00bb<sup>[9]<\/sup>. Tuttavia, a differenza di ci\u00f2 che vedeva Marx, oggi il lavoro \u00absi presenta come il principale traguardo per la realizzazione personale, un concetto che va oltre la dimensione professionale e include il benessere della parte pi\u00f9 intima di s\u00e9. La valorizzazione del lavoro fa parte della valorizzazione dell\u2019individuo e della sua ricerca di felicit\u00e0\u00bb<sup>[10]<\/sup>. Il lavoro smette cos\u00ec di essere medio dialettico, esso non \u00e8 pi\u00f9 mezzo \u2013 per soddisfare i bisogni, per emanciparsi, per realizzarsi \u2013 ma diventa il fine. La valorizzazione dell\u2019individuo e la sua ricerca di felicit\u00e0 fanno parte della valorizzazione del lavoro, cio\u00e8 il lavoro si \u00e8 trasformato da mezzo a fine dell\u2019esistenza umana. La retorica del \u201cvincente\u201d richiede che l\u2019uomo realizzato sia \u00abcolui che ha successo nel suo lavoro: il successo nella vita ne \u00e8 soltanto la diretta conseguenza\u00bb<sup>[11]<\/sup>. Il lavoro come fine dell\u2019uomo assorbe entro s\u00e9 ogni possibile altra determinazione \u2013 ivi compresa la felicit\u00e0 aristotelica o la beatitudine scolastica. Cos\u00ec la coscienza espropriata del proprio momento di riconoscimento, viene espropria del proprio fine.<\/p>\n<p>L\u2019uomo storico contemporaneo, secondo la coscienza che ha di s\u00e9, non \u00e8 consapevole di questa espropriazione. Il proprio fine \u00e8 oggettivato nella sua attivit\u00e0 lavorativa perch\u00e9\u00a0<em>egli \u00e8 in quanto fa<\/em>. Infatti, l\u2019uomo oggi\u00a0<em>\u00e8 in quanto sa essere<\/em>,\u00a0<em>sa essere in quanto sa fare<\/em>\u00a0e il suo saper fare \u00e8 misurato dal valore del suo fare. Le imprese, che hanno affinato la capacit\u00e0 di mobilitare i lavoratori sui propri, legittimi obiettivi di profitto si presentano sempre pi\u00f9 efficacemente \u00abcome istituzioni capaci di promuovere valori e punti di riferimento per ogni individuo\u00bb<sup>[12]<\/sup>, ottenendo la totale dedizione dell\u2019uomo al fine di profitto di un ente economico. Come il Vangelo chiamava a lasciare \u00abcasa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi\u00bb<sup>[13]<\/sup>\u00a0per seguire Cristo, cos\u00ec il capitale chiede di lasciare i propri affetti e le proprie origini per seguire l\u2019impresa orientando a essa soltanto interessi, aspirazioni, virt\u00f9 e speranze. In altri termini, la coscienza dell\u2019uomo storico si aliena mettendo a reddito le proprie caratteristiche essenziali.<\/p>\n<p>La soluzione al problema dell\u2019alienazione non si trova nel rifiuto del lavoro come attivit\u00e0 umana qualificante in nome di un ritorno \u201cnichilista\u201d all\u2019uomo delle origini, e nemmeno nella distruzione dell\u2019impresa \u2013 o del capitale \u2013 come luogo materiale in cui il lavoro si manifesta. I vari tentativi morali o legali di controllare gli effetti del capitalismo, senza mai metterne in discussione la natura di ethos globale, possono soltanto dare una soluzione temporanea, destinata a essere superata dalla sua capacit\u00e0 intrinseca di rigenerarsi nuovamente. Questi limiti sono destinati inevitabilmente a fallire, specialmente in un contesto nel quale non ci sono valori assoluti o assolutamente riconosciuti e laddove i \u00abvecchi\u00bb valori vengono via via derubricati a credenze personali in nome di una emancipazione del genere umano che si manifesta sempre e soltanto nella possibilit\u00e0 di disporre liberamente \u2013 cio\u00e8, di vendere in qualche modo \u2013 ci\u00f2 che non era disponibile secondo quei valori. Si tratta, invece, di riportare il ruolo del mercato \u2013 manifestazione metafisica dell\u2019operativit\u00e0 del capitale nel mondo \u2013, e dei soggetti economici che lo animano, in una posizione subordinata rispetto alla capacit\u00e0 di autodeterminazione degli uomini. \u00c8 necessario, cio\u00e8 mettere in discussione lavoro e impresa come fini in s\u00e9, come elementi costitutivi dell\u2019orizzonte di senso dell\u2019uomo, come unici sostitutivi del suo progetto di vita.<\/p>\n<p>Se, secondo Nietzsche, Dio \u00e8 morto, \u00e8 giunto il momento di resuscitarlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup>[1]<\/sup>\u00a0Massimo Borghesi,\u00a0<em>Francesco. La Chiesa tra ideologia teocon e \u00abospedale da campo\u00bb<\/em>, Jaka Book, Milano 2021, p. 59.<\/p>\n<p><sup>[2]<\/sup>\u00a0Karl Marx,\u00a0<em>Manoscritti economico-filosofici del 1844<\/em>, Einaudi, Torino 2004, p. 71.<\/p>\n<p><sup>[3]<\/sup>\u00a0Michael J. Sandel,\u00a0<em>Quello che i soldi non possono comprare. I limiti morali del mercato<\/em>, Feltrinelli, Milano 2013, p. 21.<\/p>\n<p><sup>[4]<\/sup>\u00a0Herbert Marcuse,\u00a0<em>L\u2019uomo a una dimensione<\/em>, Einaudi, Torino 1967, p. 229 e ss.<\/p>\n<p><sup>[5]<\/sup>\u00a0<em>Ivi<\/em>, p. 26.<\/p>\n<p><sup>[6]<\/sup>\u00a0Marcuse<em>, L\u2019uomo\u2026 cit.,\u00a0<\/em>p. 15.<\/p>\n<p><sup>[7]<\/sup>\u00a0<em>Ivi<\/em>, p. 105; cf.: Miguel Benasayag,\u00a0<em>Funzionare o Esistere?<\/em>, Vita &amp; Pensiero, Milano 2019.<\/p>\n<p><sup>[8]<\/sup>\u00a0Marco Visentin,\u00a0<em>\u00abRidotti a star male ma non alla fame, e la rivoluzione non accade\u00bb. L\u2019alienazione nel mondo economico<\/em>, Marietti 1820, Bologna 2024.<\/p>\n<p><sup>[9]<\/sup>\u00a0Marx,\u00a0<em>Manoscritti\u2026, cit.<\/em>, p. 77.<\/p>\n<p><sup>[10]<\/sup>\u00a0Michela Marzano,\u00a0<em>Estensione del dominio della manipolazione dall\u2019azienda alla vita privata<\/em>, Mondadori, Milano, 2009, p.13.<\/p>\n<p><sup>[11]<\/sup>\u00a0Marzano,\u00a0<em>Estensione\u2026, cit.,\u00a0<\/em>p. 13<em>.<\/em><\/p>\n<p><sup>[12]<\/sup>\u00a0Marzano,\u00a0<em>Estensione, cit.<\/em>, p. 101.<\/p>\n<p><sup>[13]<\/sup>\u00a0Mc 10, 29.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1217],"fascicolo":[354],"class_list":["post-3154","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marco-visentin","fascicolo-giugno-2025"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019alienazione dell\u2019uomo dal suo fine proprio<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Marco Visentin, pubblicato nel numero di Giugno 2025. 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