{"id":3150,"date":"2025-06-01T12:00:00","date_gmt":"2025-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=3150"},"modified":"2026-04-19T17:20:02","modified_gmt":"2026-04-19T15:20:02","slug":"crisi-climatica-ambientale-e-pensiero-cattolico","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2025\/giugno\/crisi-climatica-ambientale-e-pensiero-cattolico\/","title":{"rendered":"Crisi climatica, ambientale e pensiero cattolico"},"content":{"rendered":"<p>Siamo sicuri che la crisi climatica e ambientale sia davvero ancora un problema in questa congiuntura storico-politica?<sup>[1]<\/sup>\u00a0Siamo sicuri di non essere \u2013 noi che ce ne occupiamo \u2013 scaduti al ruolo di una retroguardia, un gruppetto girato dalla parte sbagliata della storia? Siamo certi che l\u2019ambiente non si riduca a un tema da convegno per cultori o appassionati (come la storia classica, la teologia tomista\u2026) e la sfida ambientale non abbia gi\u00e0 smesso di \u201cfare politica\u201d, di produrre decisioni e direzioni nelle stanze dei bottoni? Ora infatti sembrano prevalere altre priorit\u00e0.<\/p>\n<p>Non vorrei che l\u2019apice dell\u2019interesse verso la questione climatica e ambientale fosse gi\u00e0 raggiunto e superato con la prima Commissione von der Leyen. Cosa pu\u00f2 una minaccia a 30-50-70 anni come quella che proviene dal clima impazzito, contro la minaccia di una guerra alle porte dell\u2019Europa, quella che dilania l\u2019Ucraina, o di una guerra commerciale interna all\u2019Occidente, quando \u2013 tanto pi\u00f9 in una regione come la nostra \u2013 si \u00e8 lavorato per penetrare mercati internazionali che oggi minacciano di chiudersi a riccio, per situarsi in filiere globali del valore che oggi mostrano le prime crepe e minacciano di sgretolarsi? In metafora, chi mette i pannelli solari sul tetto della casa di cui teme il crollo? Non vorrei essere disfattista, tutt\u2019altro, ma occorre che abbiamo ben chiaro \u2013 noi che organizziamo e partecipiamo a convegni sull\u2019ambiente \u2013 che anche qui in Europa la direzione del mondo potrebbe nei fatti, al di l\u00e0 delle dichiarazioni, orientarsi all\u2019evitamento del problema, non alla sua soluzione. Basta guardare quanto sono cambiate le agende politiche.<\/p>\n<p>Politicamente, ho avuto il privilegio di partecipare alla fase istituzionale che potremmo definire di \u201cindividuazione del problema ambientale\u201d o, meglio, del suo inserimento dentro le agende politiche nazionali e sovrannazionali. \u00c8 stato il lavoro delle Conferences of parties (<em>Cop<\/em>), il cui approdo pi\u00f9 ampio e lungimirante \u00e8 stato, grazie alla\u00a0<em>Cop 21<\/em>, nel 2015, l\u2019Accordo di Parigi.<\/p>\n<p>Si era andato costruendo un consenso ampio \u2013 ben oltre l\u2019enclave europea \u2013 verso orientamenti comuni e azioni politiche concrete e coordinate di risposta al problema del cambiamento climatico indotto dalle attivit\u00e0 umane climalteranti. Si era riusciti a creare consenso intorno ad alcuni obiettivi, in primis la riduzione delle emissioni di CO2; quanto ai metodi e alla concretezza degli impegni sapevamo di doverci lavorare ancora molto, ma con la sottoscrizione dell\u2019Agenda 2030 da parte di 193 Paesi nel mondo la strada sembrava aperta.<\/p>\n<p>Fu una delle grandi vittorie, per cos\u00ec dire, del Pensiero Cattolico. Papa Francesco aveva pubblicato proprio nel 2015 la\u00a0<em>Laudato Si\u2019<\/em>, che rimane un architrave del pensiero (confessionale e laico) sulla sostenibilit\u00e0, perch\u00e9 ne lega le differenti dimensioni: ambientale e sociale, ma anche economica e politica, mostrando l\u2019urgenza di una consapevolezza diffusa per la costruzione di consenso. Una sostenibilit\u00e0 integrale, umana, quella proposta dal Papa. Un modo responsabile di stare sul pianeta, come per mostrare la via ad un\u2019umanit\u00e0 \u201cplanetaria\u201d, capace di percepirsi come unico corpo vivente, in rapporto gli uni con gli altri e con il contesto ambientale in cui siamo inseriti, al di l\u00e0 di nazionalismi, divisioni, partigianerie. Ripeto: su queste basi sembravano esserci le condizioni per una vera cooperazione mondiale, in cui l\u2019Europa avrebbe fatto da traino politico e in cui tra i\u00a0<em>ma<\/em>\u00ee<em>tres \u00e0 penser<\/em>\u00a0pi\u00f9 riconosciuti vi sarebbe stato proprio il Papa, che sembrava assumere un ruolo di guida morale \u201csovraconfessionale\u201d, per cos\u00ec dire, ben oltre l\u2019appartenenza alla Chiesa.<\/p>\n<p>Sarebbe stata una vittoria anche per la costruzione europea, in cui sembrava costruirsi prima che altrove il capitale politico per la trasformazione dei sistemi produttivi e degli stili di vita sulla base di una cooperazione gi\u00e0 rodata, rigenerando al contempo il progetto europeo intorno ad una nuova sfida comune.<\/p>\n<p>Si trattava di uscire dal pensiero utopico e tradurre in politica. Sono stato tra i critici del\u00a0<em>Green Deal<\/em>\u00a0di von der Leyen, che da certi punti di vista adottava una prospettiva ingenua, sottostimando l\u2019impatto dei cambiamenti indotti sulle filiere, senza tenere conto della necessit\u00e0 di politiche industriali ampiamente condivise e rifiutando di confrontarsi con le conseguenze temute dalle imprese. Dall\u2019altra parte, il piano proposto dalla Commissione non metteva sufficientemente a fuoco il problema strategico, relativo alle tecnologie e alle materie prime della transizione ecologica, favorendo dinamiche di eccessiva dipendenza. Sul metodo e sul merito si pu\u00f2 discutere. Oggi siamo arrivati al rischio di mettere in radicale discussione i fini.<\/p>\n<p>Solo quattro anni fa, in uscita dalla pandemia, si discuteva di debito comune europeo per finanziare la transizione ecologica (si affacciava il progetto di un piano europeo da 1.000 miliardi in 10 anni, per farsi trovare pronti allo scadere del 2030). Oggi si sovrappone l\u2019obiettivo dell\u2019autonomia strategica, della sicurezza delle catene di approvvigionamento, della difesa comune e gi\u00e0 si parla di 800 miliardi, da trovarsi in tempi decisamente pi\u00f9 ristretti, per far fronte a quella che sembra divenuta un\u2019urgenza geopolitica primaria, prevalente rispetto a tutte le intenzionalit\u00e0 ecologiche e sociali precedenti. Una risposta ad un pericolo di vita. Tanto che si \u00e8 introdotta l\u2019idea di piegare agli scopi bellici anche le risorse della politica di coesione europea, finora volta a obiettivi di promozione sociale, sostegno all\u2019inclusione e riduzione delle diseguaglianze. Fondamentale per molti territori.<\/p>\n<p>Nello scorso decennio, le imprese hanno creduto agli orizzonti della sostenibilit\u00e0, hanno compreso la temperie culturale fin dal suo inizio \u2013 molti coloro che sono arrivati in anticipo \u2013 e hanno iniziato a trasformare gli obiettivi di sostenibilit\u00e0 in\u00a0<em>business<\/em>. Tante sono le aziende anche nel nostro territorio che hanno adottato politiche green, garantendosi il risparmio di risorse (o un minor impatto dell\u2019inflazione dei beni energetici); hanno fiutato nuovi mercati in espansione, adottato tecnologie innovative con effetti dirompenti, generando un effetto di trascinamento sull\u2019intero mercato. Tanti, certamente, anche coloro che hanno tirato il freno a mano, spiazzati dalla rapidit\u00e0 del cambiamento. Nel complesso per\u00f2 possiamo dire che gli scorsi anni \u2013 alla\u00a0<em>Laudato Si\u2019<\/em>, alla\u00a0<em>Cop 21<\/em>, da Parigi all\u2019<em>Agenda 2030<\/em>\u00a0\u2013 si \u00e8 creato un movimento d\u2019opinione che \u00e8 stato capace di produrre iniziative concrete da parte del tessuto produttivo. Con successo si sono tradotti i valori della sostenibilit\u00e0 in strategia di mercato.<\/p>\n<p>Tanto che nel 2019 anche la\u00a0<em>Business Roundtable<\/em>\u00a0americana, composta da oltre 180 Ceo di grandi aziende globali, \u00e8 arrivata a emettere una dichiarazione che ci \u00e8 apparsa di portata storica, riconoscendo che le imprese hanno come primo obiettivo la generazione di valore a lungo termine, condiviso con dipendenti e comunit\u00e0. Una scelta di campo netta tra\u00a0<em>shareholders capitalism<\/em>\u00a0(capitalismo degli azionisti) e\u00a0<em>stakeholders capitalism<\/em>\u00a0(capitalismo dei portatori d\u2019interesse). Una vera rivoluzione degli scopi aziendali (la cosiddetta \u201c<em>purpose corporate revolution<\/em>\u201d, rivoluzione degli obiettivi aziendali): dal profitto a tutti i costi predicato da Milton Friedman al valore condiviso promosso da Michael Porter e alla responsabilit\u00e0 sociale di Robert Freeman. L\u2019asse del mondo stava cambiando angolazione, anche nel centro del capitalismo globale.<\/p>\n<p>In questa temperie, il pensiero della Dottrina Sociale Cattolica, che qualcuno ha definito una \u201cscienza dell\u2019equilibrio\u201d, ha ripreso vigore e centralit\u00e0, ben oltre i confini della Chiesa, in quanto tradizione civile del Paese.<\/p>\n<p>Nel Novecento hanno prevalso letture economiche e politiche contrappositive: capitale contro lavoro, profitti contro redistribuzione, stato contro mercato. La dottrina sociale invece mette al centro il metodo della cooperazione tra forze sociali: capitale insieme al lavoro, i profitti per l\u2019equa redistribuzione, lo stato complementare al mercato\u2026e cos\u00ec via, favorendo un dialogo sociale costruttivo, capace di generare una cooperazione ampia come quella necessaria alla transizione ecologica e all\u2019implementazione di politiche di sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Quanto alla sostenibilit\u00e0, si \u00e8 avviato nel mondo dell\u2019impresa quello che possiamo chiamare \u201ceffetto Boltansky\u201d, dal nome del sociologo che nella sua opera principale\u00a0<em>Il nuovo spirito del capitalismo<\/em>, aveva intuito la capacit\u00e0 del sistema capitalistico di re-interpretare tutti i valori, dando ad ogni sistema valoriale una traduzione di mercato. La natura proteiforme del capitalismo, mosso dagli \u201c<em>animal spirits<\/em>\u201d imprenditoriali, per dirla con Adam Smith, aveva incominciato a reinterpretare il proprio\u00a0<em>business<\/em>\u00a0alla luce dei nuovi criteri di sostenibilit\u00e0. Ri-orientando cos\u00ec \u2013 tra tante contraddizioni, certo \u2013 il sistema economico verso i nuovi valori della transizione. Si trattava di una trasformazione favorevole, che sfruttava positivamente la capacit\u00e0 adattiva delle imprese e del sistema di mercato.<\/p>\n<p>Oggi rischiamo di assistere ad una trasformazione analoga, ma in senso negativo: se i nuovi valori sono quelli ispirati dalla sfida geopolitica, piuttosto che dalla sfida climatica, rischiamo di vedere il sistema produttivo riallinearsi ad essi. Per comprendere la velocit\u00e0 del cambiamento basta considerare l\u2019immediatezza dell\u2019allineamento ai valori promossi dalla nuova amministrazione americana da parte delle\u00a0<em>Big Tech<\/em>\u00a0americane, in perfetta contraddizione rispetto ai valori sostenuti dalle stesse aziende fino al giorno prima sotto l\u2019amministrazione democratica (dall\u2019inclusione, all\u2019ambiente, alle politiche per la parit\u00e0 di genere, ec.). Una giravolta ostentata a favore di telecamera, senza alcun imbarazzo. Una giravolta\u00a0<em>business-oriented<\/em>.<\/p>\n<p>Ovviamente, nessuna questione di principio: le aziende italiane che lavorano nel settore della difesa servono. Un mondo demilitarizzato ci piacerebbe, ma non \u00e8 (ancora) all\u2019orizzonte. E finch\u00e9 la guerra rester\u00e0 costituzionalmente ripudiata dal nostro Paese come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, non siamo legittimati a proporre obiezioni morali alle aziende che si trovano nella filiera della difesa, a partire da Leonardo. Diverso per\u00f2 \u00e8 pensare che gli sforzi europei debbano concentrarsi prioritariamente (o totalmente) in questo ambito.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che possiamo temere \u00e8 la dimensione che il filosofo Nietzsche individuava come nichilismo: \u201cla perdita di valore di tutti i valori fin qui creduti\u201d, che precede la trasformazione radicale dei valori, tipica di ogni cambiamento d\u2019epoca. Vorremmo che il ritorno della geopolitica e della politica di potenza sulla scena europea e mondiale si limitasse ad un temporale passeggero e non finisse per dare forma a questo XXI secolo, in cui negli anni \u201910 e \u201820 ci eravamo illusi di mettere le basi per una cooperazione mondiale finalizzata alla salvaguardia dell\u2019ambiente e alla riduzione delle diseguaglianze.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 che il movente economico si aggiunga alla temperie geopolitica, cos\u00ec come qualche anno fa si aggiungeva, potenziandolo, alla direzione politica condivisa sulla sostenibilit\u00e0. Papa Francesco ci ha messi in guardia, con una domanda: \u201cSi fanno le armi per fare le guerre oppure si fanno le guerre per fare le armi?\u201d Quanto lo scivolamento verso il baratro bellicista pu\u00f2 aumentare il desiderio del cieco profitto e quanto questo desiderio cieco e senza domani pu\u00f2 agevolare lo scivolamento verso scenari di guerra? Ricordiamoci che l\u2019impresa \u00e8 animata dai cosiddetti \u201cspiriti animali\u201d, quegli istinti che permettono di fiutare l\u2019affare e predisporsi alla caccia. Sta quindi alla politica e alla societ\u00e0 civile \u201ccivilizzare l\u2019impresa, civilizzare il mercato\u201d, per dirla con il professor Zamagni, conducendo tali istinti economici verso una dimensione costruttiva, comunitaria, sostenibile, in una parola,\u00a0<em>civile<\/em>.<\/p>\n<p>Dobbiamo chiederci a partire da quali valori e da quali obiettivi vogliamo fare l\u2019Europa? Abbiamo ascoltato dichiarazioni di tutti i tipi negli ultimi giorni. A prescindere dal dotarsi o meno di una difesa comune, di un esercito europeo (difficile, a farsi, almeno nel breve termine), occorre non restringere lo sguardo alla sola politica di potenza, perch\u00e9 la politica di potenza \u2013 il Novecento europeo lo insegna \u2013 \u00e8 necessariamente chiusa in s\u00e9 stessa, non concepisce altri valori, non convive con altre politiche: intende solo difendere e affermare s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>Se vorremo dare un futuro alle politiche di sostenibilit\u00e0, non dovremo lasciarci avvolgere dai venti che soffiano nel mondo. Rimanere nel ruolo di quelli che coltivano i valori della sostenibilit\u00e0, a costo di farlo da soli per un po\u2019 di tempo, in attesa che il vento cambi. Non dimentichiamo che l\u2019Europa nasce dal trauma della guerra per realizzare un\u2019utopia di pace. L\u2019Europa \u00e8 in modo identitario un progetto che ha a che fare con un\u2019idea radicale di \u201csostenibilit\u00e0\u201d, perch\u00e9 la prima parte del Novecento ci ha insegnato che l\u2019alternativa \u00e8 l\u2019annientamento reciproco. Ricordiamolo, quando ci viene proposto di aderire a valori che contrastano con l\u2019identit\u00e0 europea e con il Pensiero Cristiano.<\/p>\n<p>Il ruolo che Emil Banca intende giocare sul territorio, per quello che pu\u00f2 contare davanti alle dinamiche globali, \u00e8 questo ruolo di salvaguardia e di tutela dell\u2019orientamento dell\u2019economia verso paradigmi di sostenibilit\u00e0: il credito pu\u00f2 essere uno strumento che orienta il mercato, se erogato in conformit\u00e0 con obiettivi ambientali, sociali, di governance, che guardino alla sostenibilit\u00e0. Le imprese emiliane non stanno facendo passi indietro, a quanto vediamo, e anche se la Commissione Europea si mostra oggi meno determinata di ieri nel promuovere i piani di transizione \u2013 oggi il sistema produttivo sembra continuare a tenere a mente gli impegni presi con il 2030.<\/p>\n<p>Nello scorso decennio dobbiamo riconoscerci il merito, come sistema, di aver creato una connessione forte tra sostenibilit\u00e0 e attivit\u00e0 d\u2019impresa, una connessione che lega agli obiettivi al di l\u00e0 degli urti e delle onde di questo periodo. La connessione \u00e8 la convenienza di mercato, il movente economico, di cui accennavamo prima. La sostenibilit\u00e0 \u00e8 stata vista come un\u2019occasione generativa di opportunit\u00e0: il credito costa meno e viene erogato pi\u00f9 facilmente se sei sostenibile, il premio assicurativo cala, i capitali di rischio si reperiscono con minor difficolt\u00e0, le commesse e i fondi pubblici prevedono premialit\u00e0 che facilitano l\u2019aggiudicazione, per le imprese sostenibili. Il sistema \u00e8 decisamente imperfetto, certo, ma la creazione di incentivi in relazione alla sostenibilit\u00e0 sono stati creati.<\/p>\n<p>In particolare, la comunit\u00e0 scientifica \u2013 soprattutto grazie ai suoi divulgatori, come Luca Mercalli \u2013 ci hanno reso difficile evitare il tema, costruendo \u2013 tra tanti moti di rigetto \u2013 un pensiero resiliente a negazionismi e benaltrismi. Non capita mai in una riunione di imprenditori, anche informale, che si neghi la questione ambientale e la sua importanza. Semmai si diverge sulle possibili soluzioni: il dibattito sull\u2019idrogeno, quello sul nucleare, sono solo gli ultimi fronti di discussione che riguardano da vicino il territorio. Nessuno nega la straordinariet\u00e0 degli eventi atmosferici estremi, sia per frequenza, sia per intensit\u00e0, quand\u2019essi si abbattono sul territorio.<\/p>\n<p>Per concludere voglio citare ancora Papa Francesco e le sue lungimiranti parole sulla debolezza della politica internazionale. A fronte dell\u2019innegabile crisi della diplomazia internazionale rispetto al cambiamento climatico globale, Papa Francesco avanza delle proposte, orientate a ripensare il multilateralismo in un\u2019ottica maggiormente inclusiva delle forze della societ\u00e0 civile, \u201cun multilateralismo dal basso e non semplicemente deciso dalle \u00e9lite del potere\u201d. Non si tratta di sostituire la politica, sottolinea il pontefice, ma stabilire \u201cuna nuova procedura per il processo decisionale\u201d. Insomma, servono spazi di conversazione, consultazione, arbitrato, risoluzione dei conflitti, supervisione e, in sintesi, una sorta di maggiore democratizzazione nella sfera globale, per esprimere e includere le diverse situazioni. \u201cNon sar\u00e0 pi\u00f9 utile sostenere istituzioni che preservino i diritti dei pi\u00f9 forti senza occuparsi dei diritti di tutti\u201d. Perch\u00e9, come accaduto con la pandemia, prosegue Papa Francesco \u201ctutto \u00e8 collegato. E nessuno si salva da solo\u201d<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup>[1]<\/sup>\u00a0\u00a0Conferenza tenuta presso\u00a0<em>I Marted\u00ec di S. Domenico\u00a0<\/em>a Bologna l\u20198 aprile 2025.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1268],"fascicolo":[354],"class_list":["post-3150","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-gian-luca-galletti","fascicolo-giugno-2025"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Crisi climatica, ambientale e pensiero cattolico<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Gian Luca Galletti, pubblicato nel numero di Giugno 2025. 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