{"id":3049,"date":"2024-02-01T12:00:00","date_gmt":"2024-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=3049"},"modified":"2026-04-19T15:11:12","modified_gmt":"2026-04-19T13:11:12","slug":"la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/","title":{"rendered":"La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale"},"content":{"rendered":"<p>Il concetto di scarto rimanda a categoria economiche: uno scarto di produzione, di qualit\u00e0, di magazzino. Uno scarto pu\u00f2 essere anche un oggetto o un prodotto consumato, esausto oppure non pi\u00f9 utile che finisce nei rifiuti. In ultimo, \u00e8 l\u2019escluso da una lista di oggetti da scegliere: \u00abquesto lo escludo\u00bb. Queste definizioni di scarto cui siamo abituati escludono i casi in cui lo scarto \u00e8 affettivo o culturale. \u00a0Nel caso dell\u2019Intelligenza Artificiale (IA), gli scarti (cose e persone) avvengono nel silenzio e senza sospetti ed interi strati sociali corrono il rischio di scomparire dalla visione e dalla preoccupazione dei responsabili politici ed economici.<\/p>\n<p>L\u2019etica dell\u2019informatica si preoccupa di rendere pi\u00f9 equo e meno divisivo l\u2019uso della tecnologia. Ritengo che questo approccio, pur corretto, non sia esaustivo del problema poich\u00e9 la tecnologia subisce l\u2019influenza culturale e sociale dell\u2019ambiente in cui nasce. \u00c8 necessario operare anche, se non principalmente, sul processo di creazione di sistemi informatici per attenuare i pericoli della\u00a0<em>cultura dello scarto<\/em>.<\/p>\n<p>Per sostenere questa tesi, ripercorro la storia recente della cultura dello scarto sottolineando alcuni passaggi fondamentali. Proseguo mettendo in evidenza alcune criticit\u00e0 che originano lo scarto e la relazione con il\u00a0<em>digital divide<\/em>. In ultimo, affronto gli effetti dello \u201cscarto digitale\u201d.<\/p>\n<h4>Lo scarto umano nel progresso storico<\/h4>\n<p>Lungi dal desiderio di offrire una storia esaustiva, mi limito a proporre alcuni segni premonitori della cultura dello scarto descritta da papa Francesco nell\u2019udienza del 5 giugno 2013.<\/p>\n<p>Ad inizio 2000 l\u2019attenzione del management era focalizzata sulla definizione dei valori aziendali intangibili. I soli valori economici e gli indici produttivi non offrivano pi\u00f9 una visione completa dello stato aziendale e neppure giustificavano i fallimenti o prevedevano i successi dei progetti societari. Per questa ragione si inizi\u00f2 a volgere lo sguardo dagli aspetti tangibili, solidi (costi, ricavi, asset, immobili e via dicendo) a quelli pi\u00f9 fluidi, i valori intangibili: la capacit\u00e0 d\u2019innovazione, l\u2019immagine aziendale, la\u00a0<em>customer satisfaction<\/em>\u00a0o la\u00a0<em>corporate identity<\/em>. La societ\u00e0 era vista in modo nuovo, una visione che prometteva di anticipare i trend negativi e sostenere quelli positivi. I beni intangibili erano volatili, cambiavano con la sensibilit\u00e0 della societ\u00e0 civile. La necessit\u00e0 di rinnovarsi velocemente per rimanere in contatto con la propria clientela o, meglio ancora, per prevenirne gli umori o guidarne le scelte, spost\u00f2 il focus sui criteri di riconoscimento del momento pi\u00f9 opportuno per intraprendere il cambiamento&#8230;<\/p>\n<p>Questo era il titolo di un libro di Franco D\u2019Egidio:\u00a0<em>Quando cambiare<\/em><sup>[1]<\/sup>. Forte della sua esperienza internazionale, D\u2019Egidio propose un sistema di indicatori per riconoscere il momento in cui cambiare. La tesi, semplice ed innovativa, era sintetizzata in due figure.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/matteiuno.png\" alt=\"matteiuno.png\" width=\"300\" height=\"212\" \/>I cicli storici delle diverse ere economiche tendono a restringersi mentre le innovazioni tecnologiche si susseguono pi\u00f9 velocemente. La capacit\u00e0 di comprendere quando passare al nuovo diventa essenziale tanto quanto rimanere agili e dinamici per adattarsi velocemente alle condizioni mutate senza pesi o remore che frenano il cambiamento.<\/p>\n<p>Questa necessit\u00e0 trova la sua rappresentazione nel frattale di Feigenbaum che definisce il susseguirsi di biforcazioni generate da una linea.<\/p>\n<p>La linea rappresenta lo scorrere del tempo e le biforcazioni sono le innovazioni. I punti di biforcazione (la comparsa di innovazioni) raddoppiano ravvicinandosi sempre di pi\u00f9. La scelta del momento in cui effettuare il salto sulla linea pi\u00f9 altra della biforcazione diventa fondamentale. Infatti, fallendo anche una sola volta, si scende nella parte pi\u00f9 bassa della biforcazione e diventa impossibile recuperare le posizioni perdute, anzi, si continua a degradare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/matteidue.png\" alt=\"matteidue\" width=\"300\" height=\"192\" \/>Due anni prima del libro di D\u2019Egidio, Bauman aveva pubblicato\u00a0<em>Vite di Scarto\u00a0<\/em><sup>[2]<\/sup>. Il grande sociologo vedeva gli scarti umani negli esuberi delle forze lavoro, persone non pi\u00f9 utili alla produzione e impossibilitati a consumare, cio\u00e8 mantenere l\u2019economia attiva e in movimento. Nel seguente libro\u00a0<em>Vita liquida<\/em>\u00a0la descrizione dello scarto sar\u00e0 ancora pi\u00f9 precisa.<\/p>\n<blockquote><p><em>La vita liquida \u00e8, insomma, una vita precaria, vissuta in condizioni di continua incertezza. Le preoccupazioni pi\u00f9 acute e ostinate che l\u2019affliggono nascono dal timore di esser colti alla sprovvista, di non riuscire a tenere il passo di avvenimenti che si muovono velocemente, di rimanere indietro, di non accorgersi delle \u00abdate di scadenza\u00bb, di appesantirsi con il possesso di qualcosa che non \u00e8 pi\u00f9 desiderabile, di perdere il momento in cui occorre voltare pagina prima di superare il punto di non ritorno. La vita liquida \u00e8 una successione di nuovi inizi: ma \u00e8 proprio perci\u00f2 che le fini rapide e indolori, senza cui nuovi inizi sarebbero impensabili, tendono a rappresentare i momenti di massima contestazione e a procurare i mal di testa pi\u00f9 insopportabili. Tra le arti del vivere liquido-moderno e le abilit\u00e0 che esse richiedono, sapersi sbarazzare delle cose diventa pi\u00f9 importante che non acquisirle [\u2026] In una societ\u00e0 liquido-moderna l\u2019industria di smaltimento dei rifiuti assume un ruolo dominante nell\u2019ambito dell\u2019economia della vita liquida. La sopravvivenza di tale societ\u00e0 e il benessere di coloro che ne fanno parte dipendono dalla rapidit\u00e0 con cui i prodotti vengono conferiti alla discarica e dalla velocit\u00e0 e dall\u2019efficienza con cui gli scarti vengono rimossi [\u2026] La vera posta in gioco \u00e8 la salvezza (temporanea) dall\u2019eliminazione, che comporterebbe il ritrovarsi tra gli scarti.<sup><strong>[3]<\/strong><\/sup><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 necessario rimanere leggeri senza appesantirsi con legami affettivi o contrattuali che trattengono nel momento del cambiamento al raggiungimento della data di scadenza. Questo sentimento si \u00e8 diffuso e si \u00e8 fatto cultura.<\/p>\n<h4>Il Creato non ha scarti<\/h4>\n<p>Papa Francesco, nell\u2019udienza del 5 giugno 2013 parla per la prima volta della cultura dello scarto mostrandone tutta la crudezza:<\/p>\n<blockquote><p><em>uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: \u00e8 la \u201ccultura dello scarto\u201d. le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti. Questa \u201ccultura dello scarto\u201d tende a diventare mentalit\u00e0 comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono pi\u00f9 sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se \u00e8 povera o disabile, se non serve ancora \u2013 come il nascituro \u2013, o non serve pi\u00f9 \u2013 come l\u2019anziano<sup><strong>[4]<\/strong><\/sup><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Anche la\u00a0<em>Evangelii Gaudium<\/em>, nell\u2019ambito della ecologia umana, denuncia la cultura dello scarto come strutturale all\u2019interno degli attuali processi economici.<\/p>\n<blockquote><p><em>Cos\u00ec come il comandamento \u201cnon uccidere\u201d pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire \u201cno a un\u2019economia dell\u2019esclusione e della iniquit\u00e0\u201d. Questa economia uccide. [\u2026] Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l\u2019essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si pu\u00f2 usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello \u201cscarto\u201d che, addirittura, viene promossa. Non si tratta pi\u00f9 semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell\u2019oppressione, ma\u00a0di qualcosa di nuovo: con l\u2019esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l\u2019appartenenza alla societ\u00e0 in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bens\u00ec si sta fuori. Gli esclusi non sono \u201csfruttati\u201d ma rifiuti, \u201cavanzi\u201d.<sup><strong>[5]<\/strong><\/sup><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>La recente enciclica\u00a0<em>Fratelli Tutti<\/em>\u00a0denuncia con forza che le \u00abregole economiche che sono risultate efficaci per la crescita, ma non altrettanto per lo sviluppo umano integrale\u00bb.\u00a0 Nei quattro paragrafi dedicati allo\u00a0<em>Scarto mondiale<\/em><sup>[6]<\/sup>, la denuncia \u00e8 ancorata saldamente alla Dottrina Sociale della Chiesa.<\/p>\n<blockquote><p><em>Il benessere economico di un Paese non si misura esclusivamente sulla quantit\u00e0 di beni prodotti, ma anche tenendo conto del modo in cui essi vengono prodotti e del grado di equit\u00e0 nella distribuzione del reddito, che a tutti dovrebbe consentire di avere a disposizione ci\u00f2 che serve allo sviluppo e al perfezionamento della propria persona. Un&#8217;equa distribuzione del reddito va perseguita sulla base di criteri non solo di giustizia commutativa, ma anche di giustizia sociale, considerando cio\u00e8, oltre al valore oggettivo delle prestazioni lavorative, la dignit\u00e0 umana dei soggetti che le compiono. Un benessere economico autentico si persegue anche attraverso adeguate politiche sociali di ridistribuzione del reddito che, tenendo conto delle condizioni generali, considerino opportunamente i meriti e i bisogni di ogni cittadino.\u00a0<sup><strong>[7]<\/strong><\/sup><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Come rileva Michele Faioli<sup>[8]<\/sup>, una lettura giuslavoristica della\u00a0<em>Fratelli tutti<\/em>\u00a0(vedi nn. 22, 110, 162, 186) evidenza come nei sistemi economici c\u2019\u00e8 una certa ossessione a ridurre i costi del lavoro. Questa ossessione crea scarto e lo scarto \u00e8 la persona che \u00e8 vittima di questa ossessione. In ultimo, nel discorso al mondo del lavoro durante il viaggio in Messico, il papa, mostrando i risvolti sociali ed etici della questione, indic\u00f2 chiaramente come la cultura dello scarto non fosse solo un problema economico: \u00abQuando un bambino o una bambina vede il pap\u00e0 e\/o la mamma solamente nel fine settimana, perch\u00e9 va a lavorare prima che si svegli e torna che gi\u00e0 sta dormendo, questa \u00e8 cultura dello scarto\u00bb<sup>[9]<\/sup>.<\/p>\n<p>La cultura dello scarto \u00e8 principalmente una conseguenza del sistema economico ed estende le conseguenze nel sociale e nell\u2019ambiente. \u00c8 possibile individuare la presenza dello scarto anche nell\u2019IA? Sicuramente s\u00ec, sebbene celata fra le mirabilia celebrate ogni giorno.<\/p>\n<h4>La produzione dello scarto nell\u2019IA<\/h4>\n<p>Un necessario chiarimento preliminare riguarda il concetto stesso di IA che, cos\u00ec come espresso, genera equivoci e non aiuta la comprensione. Il nome descrive il progetto iniziale: simulare l\u2019intelligenza umana. L\u2019impresa si dimostr\u00f2 cos\u00ec ardua, che l\u2019obiettivo fu modificato pur lasciandone immutato il nome. Oggi, l\u2019IA elabora correlazioni, cio\u00e8 relazioni tra due variabili dove al mutare della prima corrisponde un valore ipotizzato statisticamente nella seconda. Occorrono miliardi di dati affinch\u00e9 un\u2019IA impari ad elaborare correlazioni nuove ed inaspettate, come nel caso della famosa mossa 37 del supercomputer AlphaGo durante la sfida mondiale del marzo 2016 contro Lee Sedol. Una mossa che, all\u2019interno dei consolidati pregiudizi e vincoli culturali umani, apparve inizialmente un errore per poi esserne apprezzata l\u2019originalit\u00e0 tanto da farvi discendere nuove strategie.<\/p>\n<p>L\u2019IA \u00e8 addestrata con giganteschi database costituiti dai dati delle nostre attivit\u00e0 online su web e social, dall\u2019uso dei sistemi digitali, dai servizi fruiti con carte di pagamento, Telepass, streaming, Google, Amazon, e-commerce, servizi sanitari&#8230; Ogni sistema digitale attivato da qualsiasi azione umana acquisisce dati sull\u2019utilizzatore, cio\u00e8 noi.<\/p>\n<p>L\u2019esistenza \u00e8 costantemente valutata e valorizzata dai sistemi IA per aggiornare il nostro\u00a0<em>profilo personale<\/em>\u00a0o il nostro\u00a0<em>gemello digitale<\/em><sup>[10]<\/sup><em>,\u00a0<\/em>la possibile copia virtuale realizzata con l\u2019elaborazione dei nostri dati. Un\u2019attivit\u00e0, questa s\u00ec, copiata dal comportamento umano, che analizza incessantemente le proprie esperienze, come rileva Javier Garcia Campayo, professore di psichiatria all\u2019Universit\u00e0 di Saragozza<\/p>\n<blockquote><p><em>Possiamo osservare come funzioniamo ogni giorno. Se qualcuno ci regala un fiore, la cosa naturale sarebbe ammirarne la bellezza e il colore, restare estasiati dal suo profumo o affascinati dalla sua morbidezza al tatto. Ma quello che facciamo solitamente \u00e8 chiederci dove \u00e8 stato acquistarlo, quanto \u00e8 costato o, magari, perch\u00e9 ci \u00e8 stato regalato [\u2026] quando un\u2019altra persona ci parla, ascoltiamo a malapena quello che ci dice, poich\u00e9 cerchiamo di indovinare perch\u00e9 lo dice e cosa pensa e sente l\u2019altra persona, e, soprattutto, ci preoccupiamo cosa risponderemo [\u2026] La nostra mente non smette di interpretare il mondo, vuole sapere perch\u00e9 le cose stanno in un modo o nell&#8217;altro ed etichetta ci\u00f2 che accade sotto forma di esperienze piacevoli, spiacevoli o neutre, viviamo il momento e ci buttiamo dentro sapendo che \u00e8 l&#8217;unica cosa reale e l&#8217;unica cosa che esiste? Oppure pensiamo a ci\u00f2 che sta accadendo e creiamo un mondo parallelo e inesistente in cui fantastichiamo sul perch\u00e9 sta accadendo e su come ci influenzer\u00e0 in futuro? Sono i due possibili funzionamenti della mente.<sup><strong>[11]<\/strong><\/sup><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Ecco il motivo per cui l\u2019IA ci affascina: partendo dagli stessi dati in nostro possesso, elabora una realt\u00e0 in apparenza migliore, genera l\u2019illusione di un futuro idilliaco, la fattibilit\u00e0 di un paradiso in terra che non siamo riusciti a realizzare. Questo \u00e8 il\u00a0<em>reincanto tecnologico.<\/em>.<\/p>\n<p>Con la DAD e lo smart working, abbiamo scoperto, invece, le fragilit\u00e0 tecnologiche di luoghi e famiglie: la connettivit\u00e0 \u00e8 una voce di spesa a cui le categorie pi\u00f9 deboli rinunciano; spesso la connessione nelle zone periferiche non \u00e8 adeguata o stabile, inoltre i programmi richiedono dispositivi di ultima generazione, eccezionalmente costosi. Tutto questo esclude moltissimi nuclei familiari dalla condivisione digitale e, di conseguenza, dalla generazione dei dati utili per la fase di addestramento dei sistemi digitali. L\u2019assenza dai sistemi di addestramento significa l\u2019assenza dalle elaborazioni finali, indifferenza ai bisogni e alle necessit\u00e0 delle fasce sociali pi\u00f9 deboli. C\u2019\u00e8 una continua cecit\u00e0 dell\u2019IA per la parte della popolazione pi\u00f9 debole perch\u00e9, se non sono presenti i dati nei database, non pu\u00f2 considerare le loro necessit\u00e0, aspettative, sofferenze o bisogni.<\/p>\n<p>Floridi ha proposto cinque principi etici fondamentali dell\u2019IA<sup>[12]<\/sup>:<\/p>\n<ol>\n<li><em>Beneficenza (fare il bene): promuovere il benessere, preservare la dignit\u00e0 e sostenere il pianeta<\/em><\/li>\n<li><em>Non maleficenza (non fare il male): privacy, sicurezza e \u201ccautela della capacit\u00e0\u201d<\/em><\/li>\n<li><em>Autonomia: non delegare all\u2019IA le decisioni finali<\/em><\/li>\n<li><em>Giustizia: promuovere la prosperit\u00e0, preservare la solidariet\u00e0, evitare l\u2019iniquit\u00e0<\/em><\/li>\n<li><em>Esplicabilit\u00e0: essere in grado di comprendere il bene o il danno che IA sta effettivamente facendo alla societ\u00e0<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Anche il padre della Filosofia e dell\u2019Etica dell\u2019Informazione concentra la sua riflessione sull\u2019agire dell\u2019IA, sul modo di sfruttarla al massimo cercando di imbrigliarne le potenzialit\u00e0 in recinti morali, cos\u00ec come, bench\u00e9 con postura differente, succede a Paolo Benanti con il tentativo di cristianizzare l\u2019IA. Entrambi adottano uno sguardo rivolto a cosa pu\u00f2 generare l\u2019IA. Questo \u00e8 utile ma non sufficiente. Occorre, prima di tutto, preoccuparsi della capacit\u00e0 poco etica dell\u2019IA di perpetuare e ampliare le diseguaglianze sociali della cultura in cui viene generata. In Italia la voce pi\u00f9 autorevole \u00e8 Norberto Patrigniani che promuove la\u00a0<em>Computer Ethics<\/em>\u00a0e lo\u00a0<em>Slow Tech<\/em><sup>[13]<\/sup>,<\/p>\n<p>Nel processo di scarto dell\u2019IA, le vittime siamo noi o sono interno a noi, sono gli esclusi dal mondo ideale ed eticamente corretto del reincanto tecnologico preparato dall\u2019IA.<\/p>\n<h4>Oltre il\u00a0<em>digital divided<\/em><\/h4>\n<p>Il digital divided \u00e8 il divario esistente fra chi ha accesso alle reti digitali e chi ne \u00e8 escluso. Le conseguenze sono l\u2019esclusione da servizi e benefici offerti da Internet e dalla telefonia mobile. Il digital divide viene combattuto estendendo la rete terrestre, mobile o satellitare fino a coprire l\u2019intero pianeta.<\/p>\n<p>Dal\u00a0<em>5\u00b0 rapporto Auditel Censis<\/em><sup>[14]<\/sup>\u00a0apprendiamo che ammontano a 2,3 milioni i nuclei familiari (circa 3 milioni di persone per la quasi totalit\u00e0 over 65) che non sono collegati e di queste quasi 2 milioni di famiglie possiedono solo la TV tradizionale e non hanno neppure lo smartphone. Nove famiglie italiane su dieci sono collegate al web, pari a 21 milioni e mezzo di famiglie; nel 2017 erano 20 milioni. Oltre il 60% delle famiglie italiane possiede il collegamento ad Internet con connessione fissa e il 59,8% possiede sia la connessione fissa che quella mobile ed \u00e8 in grado di navigare ovunque in modo efficace ed efficiente. Sono 7 milioni, pari al 29,6% del totale, le famiglie che possiedono solo una connessione mobile; di queste oltre 5 milioni si collegano alla rete esclusivamente tramite smartphone, un dispositivo che non consente DAD o smart working in modo soddisfacente. Questi dati mostrano il disagio tecnologico emerso durante la pandemia: connessioni di bassa qualit\u00e0, scarsit\u00e0 di dispositivi digitali disponibili, competenze digitali insufficienti. Il 40% delle famiglie non possiede o non \u00e8 raggiunto da connessioni terrestre (dalla vecchia ASDL fino alla fibra) e solo il 61,7% delle famiglie vive in zone che sono coperte dalla banda larga. Restano esclusi dalla copertura della banda larga 9 milioni di nuclei familiari<\/p>\n<p>Gli obiettivi dell\u2019Agenda 2030 dell\u2019ONU vorrebbero sconfiggere il digital divide portando la connettivit\u00e0 ovunque<sup>[15]<\/sup>. Il settimo rapporto annuale I<em>mpatto dell\u2019industria mobile: obiettivi di sviluppo sostenibile<\/em><sup>[16]<\/sup>\u00a0della GSMA riconosce che gli investimenti nelle infrastrutture di rete hanno permesso una maggiore e pi\u00f9 efficace copertura territoriale. Tuttavia, un terzo delle persone in rete non \u00e8 ancora in grado di sfruttare i vantaggi della connettivit\u00e0 a causa della mancanza di competenze, conoscenze, accessibilit\u00e0 e altri fattori.<\/p>\n<p>Il rapporto evidenza, se mai ce ne fosse bisogno, come le reti veloci permettano di mantenere i rapporti parentali e amicali, di lavorare in remoto, di accedere a servizi educativi e sanitari, di costruire attivit\u00e0 innovative. I servizi online sono ormai parte integrante della societ\u00e0 e coloro che non possono usufruirne rischiano di rimanere esclusi ed essere pi\u00f9 vulnerabili alle crisi economiche e sociali. Portare la connettivit\u00e0 non \u00e8 sufficiente: occorrono anche dispositivi digitali ed elettricit\u00e0 stabile e a costi accettabili. Quali difficolt\u00e0 devono superare i servizi essenziali come, ad esempio, il Fascicolo Sanitario Elettronico, se 5 milioni possono collegarsi solo con smartphone ed oltre 2 milioni non si collegano affatto? Quale ostacolo pu\u00f2 rappresentare la competenza digitale per farsi identificare con SPID e CIE?<\/p>\n<p>Funzioni e servizi nuovi rischiano di non raggiungere proprio le persone per cui queste applicazioni sono state pensate. Il modo di pensare il digital divide deve cambiare passando dalla semplice distinzione fra chi ha accesso e chi non ne ha e guardare alle divisioni in termini di accessibilit\u00e0<sup>[17]<\/sup>, adozione e uso della tecnologia. Il termine \u201caccesso\u201d deve allargare i propri confini e considerare anche gli aspetti sociali<sup>[18]<\/sup>.<\/p>\n<p>Il digital divide si deve scindere in\u00a0<em>data divide<\/em>\u00a0(esclusione dai database di addestramento IA) e\u00a0<em>social divide<\/em>\u00a0(esclusione dalla rete anche in presenza di connessione).<\/p>\n<h4>La relazione di digital divide e scarto con le periferie<\/h4>\n<p>Monica Sanders, professore a contratto di giurisprudenza presso la Georgetown University, conduce delle ricerche per\u00a0<em>Undivide Project<\/em><sup>[19]<\/sup>, organizzazione senza fini di lucro, con lo scopo di documentare con prove il digital divide, le cause che lo generano e gli effetti che pu\u00f2 determinare. Infatti, la ONG ha evidenziato che la mancanza di accesso ad Internet \u00e8 il sintomo di ulteriori ingiustizie sociali<sup>[20]<\/sup>.<\/p>\n<p>Le connessioni di scarsa qualit\u00e0 sono quasi sempre presente nelle zone periferiche, identificate spesso come \u201cpopolari\u201d e, di conseguenza, meno interessanti per le attivit\u00e0 commerciali e industriali e poco attrattive per gli investitori. Una conseguenza importante \u00e8 il micro clima che si genera. Gli studi del PWC<sup>[21]<\/sup>\u00a0hanno evidenziato come lo scarso sviluppo economico di un luogo impedisca gli investimenti sia nelle infrastrutture private, dove le classi energetiche rimangono basse, sia nelle strutture pubbliche, ad esempio per migliorare o mantenere i sistemi fognari o gli spazi verdi.<\/p>\n<p>Si \u00e8 accertata pure una relazione fra accesso a Internet e la resilienza alle catastrofi. Il sistema IT-alert sviluppato recentemente in Italia, dovrebbe avvantaggiarsi dell\u2019esperienza statunitense del\u00a0<em>National Preparedness Report<\/em>\u00a0della Federal Emergency Management Agency<sup>[22]<\/sup>. Il rapporto elenca diversi fattori sociali che hanno dimostrato di influenzare la gravit\u00e0 di un disastro e uno tra questi \u00e8 l\u2019accesso alla tecnologia. In sua assenza, la popolazione rischia di perdere avvisi cruciali, le raccomandazioni di evacuazione e le offerte di aiuti, per non parlare dell\u2019accesso ai resoconti dei media e ad altre risorse online.<\/p>\n<p>Non bisogna cadere nel superficiale disinteresse perch\u00e9 sono dati che non riguardano il nostro paese. Disastri climatici avvengono sempre pi\u00f9 frequentemente in Italia e, esperienza di tutti, la connessione ad Internet non \u00e8 mai quella sperata o desiderata. Nel 2013 la Commissione Europea, per distinguere gli investimenti degli operatori di telecomunicazioni nel piano di accesso ad Internet, introdusse la distinzione di aree nere (investimenti di almeno due operatori), aree grigie (investimenti di almeno un operatore) e aree bianche (nessun investimento privato e ricorso all\u2019intervento statale). La\u00a0<em>Strategia Italiana per la Banda Ultra Larga<\/em><sup>[23]<\/sup>\u00a0(Piano BUL) del 2015 recep\u00ec questa classificazione e l\u2019accordo Stato-Regioni del 2016 previde un finanziamento di 3.000 milioni di euro per realizzare i collegamenti nelle aree bianche con la costruzione di circa 90.000 km di rete in grado di raggiungere ben 6,4 milioni di Unit\u00e0 Immobiliari (appartamenti, uffici, aziende, sedi della Pubblica Amministrazione)<sup>[24]<\/sup>. Le aree bianche non sono, come si potrebbe pensare, poche unit\u00e0 in territori sperduti in qualche vallata o picco alpino. Sono testimone che in alcune zone residenziali di Roma ci sono aree bianche perch\u00e9 \u00abnon \u00e8 remunerativo il lavoro di cablaggio\u00bb che pu\u00f2 essere fatto solo con \u00abun investimento dell\u2019utente\u00bb!<\/p>\n<p>Risulta evidente che c\u2019\u00e8 una relazione fra digital divide e lo scarto sociale, un collegamento che si perpetua nello scarto digitale.<\/p>\n<h4>Lo scarto digitale<\/h4>\n<p>Per comprendere come lo scarto digitale nasca dallo scarto sociale approfondiamo il precedente esempio di accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico.<\/p>\n<p>Per accedervi occorre uno fra SPID, CIE o TS-CNS. Lo SPID deve essere richiesto attraverso il sito di un gestore (esempio Poste), iscriversi, farsi riconoscere via webcam e quindi stabilire il livello di sicurezza. Quindi, scaricare l\u2019app PosteID, andare sul sito del Fascicolo Sanitario, inquadrare con l\u2019app il QR Code\u2026 Una procedura certamente non semplice per molti. L\u2019opzione CIE non \u00e8 da meno. Prima di tutto, bisogna richiedere al Municipio la CIE. L\u2019accesso richiede che il dispositivo usato abbia un lettore NFC e sia stata installa l\u2019app \u201cCIE ID\u201d del Poligrafico. Come in precedenza, inquadrare il QR Code, leggere la CIE con il dispositivo ed altro ancora. Anche qui una procedura non semplicissima con diversi passaggi. Escludiamo la TS-CNS perch\u00e9, oltre a dover essere attivata presso le Asl, occorre un lettore di Smart Card e configurare il browser per l\u2019utilizzo.<\/p>\n<p>Gli esempi sono basati su cellulare, che rappresenta, come abbiamo visto, il dispositivo minimo disponibili per tutti quelli che accedono a internet.\u00a0 Il solo smartphone non \u00e8 necessario: le procedure di autenticazione sono a tempo e, per svolgere tutte le procedure richieste nel tempo a disposizione, serve non solo comprensione delle richieste e competenze digitali, ma anche dei requisiti spesso trascurati: caratteri grandi, tasti ben evidenziati, colori ben distinti\u2026<\/p>\n<p>Possono essere citati molti esempi e, di seguito, sono menzionati solo alcuni casi tipici.<\/p>\n<p>IT-alert \u00e8 il sistema di allarme pubblico per l&#8217;informazione diretta alla popolazione. Dirama ai telefoni cellulari presenti in una determinata area geografica messaggi utili in caso di gravi emergenze o catastrofi imminenti o in corso. Come potr\u00e0 funzionare nelle periferie poco connesse? Inoltre, come si legge sul sito ufficiale \u00abla notifica del messaggio IT-alert sui dispositivi dipende dal modello di cellulare o smartphone, dal sistema operativo e della versione installata\u00bb. Un semplice test personale pu\u00f2 aiutare a comprendere l\u2019importanza delle competenze digitali: attivare \/ disattivare la recezione dei messaggi IT-alert.<\/p>\n<p>I bonus sociali sono attivati in maniera automatica sulla base dell\u2019ISEE dichiarato online. Autenticandosi sul sito INPS con le solite modalit\u00e0 SPID \/ CIE gi\u00e0 trattate in precedenza \u00e8 possibile inserire i dati per il calcolo dell\u2019ISEE: case, affitto, mutuo, saldo c\/c, redditi insomma una serie di dati che devono essere collezionati prima di iniziare la procedura. Non riuscire a compilare l\u2019ISEE significa rimanere esclusi dai benefici di cui si ha diritto.<\/p>\n<p>Joy Buolamwini, informatica presso il MIT Media Lab, ha dimostrato come i sistemi IA di riconoscimento facciale sia affetti da\u00a0<em>bias\u00a0<\/em>molto gravi. In un famoso TED<sup>[25]<\/sup>\u00a0mostr\u00f2 come il software non la riconoscesse, lei ghanese naturalizzata statunitense, a meno che non indossasse una maschera bianca. Fece scalpore, nel 2015, un clamoroso errore del riconoscimento facciale di Google Foto che mise il tag \u201cgorilla\u201d sulla foto di due afro-americani, errore dovuto alla imperfetta costituzione dei database di addestramento.<\/p>\n<p>Quanto successo, poi, ad Amazon \u00e8 emblematico delle conseguenze dei bias cognitivi. L\u2019azienda statunitense speriment\u00f2 diversi algoritmi per aiutare il team Human Resources a selezionare i curricula dei migliori candidati. Nel 2014 scelse un software basato sull\u2019AI, ma in seguito si scopr\u00ec che il programma avvantaggiava i candidati maschi<sup>[26]<\/sup>. I danni, oltre che all\u2019azienda che assumeva personale meno qualificato, erano per le candidate donne che si vedevano scartate solo per il loro genere.<\/p>\n<p>Gli esempi riportati sono sufficienti a comprendere quanti e quali esclusioni ed emarginazioni possono generarsi nonostante l\u2019adozione di sistemi digitali ed IA eticamente corretti.<\/p>\n<h4>Conclusione<\/h4>\n<p>Nei paesi in cui il progresso tecnologico \u00e8 avanzato, si assiste alla nascita di nuovi prodotti e sevizi che, a causa delle disuguaglianze sociali ed economiche, rischiano di aumentare l\u2019esclusione e l\u2019emarginazione delle fasce pi\u00f9 deboli. La Chiesa ha sempre denunciato questo rischio:<\/p>\n<blockquote><p><em>L&#8217;attuale fase storica, mettendo a disposizione della societ\u00e0 beni nuovi, del tutto sconosciuti fino ai tempi recenti, impone una rilettura del principio della destinazione universale dei beni della terra, rendendone necessaria un&#8217;estensione che comprenda anche i frutti del recente progresso economico e tecnologico [\u2026] Le nuove conoscenze tecniche e scientifiche devono essere poste a servizio dei bisogni primari dell&#8217;uomo, affinch\u00e9 possa gradualmente accrescersi il patrimonio comune dell&#8217;umanit\u00e0\u00a0<sup>[27]<\/sup><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Non si tratta di una delle possibili fobie della Chiesa. L\u2019atteggiamento positivo di papa Francesco verso quelle che chiama\u00a0<em>tecnoscienze<\/em>\u00a0\u00e8 rintracciabile nel discorso alla plenaria della Pontificia Accademia della Vita: non dobbiamo \u00abnasconderci le grandi potenzialit\u00e0 che le nuove tecnologie ci offrono. Siamo davanti a un dono di Dio, cio\u00e8 a una risorsa che pu\u00f2 portare frutti di bene\u00bb<sup>[28]<\/sup>.<\/p>\n<p>Al termine della sua analisi su ecologia e tecnologia nella\u00a0<em>Laudato S\u00ec<\/em>, papa Francesco dichiara che \u00abnessuno vuole tornare all\u2019epoca delle caverne, per\u00f2 \u00e8 indispensabile rallentare la marcia per guardare la realt\u00e0 in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane\u00bb<sup>[29]<\/sup>. A causa del reincanto tecnologico, abbiamo perso lo sguardo e la cura dell\u2019altro. Rifugiandoci esclusivamente dietro uno schermo, siamo impossibilitati a vedere la realt\u00e0 per come si presenta e diventa \u00abcontro-culturale scegliere uno stile di vita con obiettivi che almeno in parte possano essere indipendenti dalla tecnica, dai suoi costi e dal suo potere globalizzante e massificante\u00bb<sup>[30]<\/sup>.<\/p>\n<p>Il progetto che abbiamo davanti per contrastare la cultura dello scarto \u00e8 una visione integrale ed ecologica per valutare tutte le conseguenze e i benefici che il progresso comporta e, ancor di pi\u00f9, se questo \u00e8 fruibile da tutti. Quale progresso possiamo ipotizzare se produce una piramide in cui solo il vertice pu\u00f2 beneficiare delle innovazioni grazie allo scarto e all\u2019abbandono abbandono del resto della popolazione?<\/p>\n<p>Il reincanto tecnologico appare come il facilitatore per il raggiungimento della felicit\u00e0 tanto da convincere a non essere ostacolati o rallentati dagli scarti: chi rimane indietro viene abbandonato. \u00c8 una sfida insidiosa, cultura ed economica. Economica perch\u00e9 i mezzi di produzione stanno cambiando verso la piena robotizzazione, mentre alcuni paesi sono ancora lontani da una industrializzazione compiuta. Sono le condizioni per la formazione della societ\u00e0 piramidale. Culturale perch\u00e9 se \u00e8 diventato possibile ipotizzare un mondo dove il lavoro \u00e8 trasferito alle macchine, allora \u00e8 necessario ripensare i valori e la dignit\u00e0 fino ad oggi declinata sul lavoro<sup>[31]<\/sup>.<\/p>\n<p>Roma ed Atene ritenevano il lavoro manuale un\u2019attivit\u00e0 da schiavi e si dedicavano alle arti liberali, quelle peculiari degli uomini liberi (dall\u2019arte alla letteratura, dalla cura della\u00a0<em>res pubblica\u00a0<\/em>alla filosofia<sup>[32]<\/sup>). Cambiare cultura significa non considerare i paesi meno digitalizzato come schiavi, scarti a cui lasciare il lavoro non digitalizzabile (se mai ce ne fosse\u2026).<\/p>\n<p>La cultura dello scarto, in definitiva, non si vince con una operazione di informazione e formazione, n\u00e9 rendendo etica la tecnologia che solo una parte del mondo potr\u00e0 utilizzare. Occorre un ripensamento totale della nostra societ\u00e0, formulare un progetto futuro di nuova organizzazione. Bisogna farlo presto perch\u00e9 il capitalismo maturo che stiamo sperimentando mostra i primi segnali di invecchiamento mentre una nuova epoca economica appare all\u2019orizzonte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup>[1]<\/sup>\u00a0F. D\u2019Egidio,\u00a0<em>Quando cambiare. Come assicurarsi profitti nel tempo misurando la vitalit\u00e0 d\u2019impresa e gli intangibili che contano per vincere<\/em>, Franco Angeli, Milano, 2006.<\/p>\n<p><sup>[2]<\/sup>\u00a0Z. Bauman,\u00a0<em>Wasted lives. Modernity and its Outcasts<\/em>, Polity Press, Cambridge 2004 [trad. it.\u00a0<em>Vite di scarto<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2005].<\/p>\n<p><sup>[3]<\/sup>\u00a0Z. Bauman,\u00a0<em>Liquid Life<\/em>, 2005, Polity Press, Cambridge [trad. it.\u00a0<em>Vita Liquida<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2006, pp. VIII-X].<\/p>\n<p><sup>[4]<\/sup>\u00a0Francesco, udienza generale, 5 giugno 2013 \u2013 Giornata Mondiale dell\u2019Ambiente.<\/p>\n<p><sup>[5]<\/sup>\u00a0Francesco, esortazione apostolica\u00a0<em>Evangelii Gaudium<\/em>, 24 novembre 2013, n. 53.<\/p>\n<p><sup>[6]<\/sup>\u00a0Francesco, lettera enciclica\u00a0<em>Fratelli Tutti<\/em>, 3 ottobre 2020, nn. 18-21.<\/p>\n<p><sup>[7]<\/sup>\u00a0Pontificio Consiglio della giustizia e della pace (a cura di),\u00a0<em>Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa<\/em>, Lev, Roma, 2004, n. 303.<\/p>\n<p><sup>[8]<\/sup>\u00a0M. Faioli,\u00a0<em>Lavoro povero: un approccio giuridico<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Dizionario di dottrina sociale della Chiesa,\u00a0<\/em>Fascicolo 2021, 1 \u2013 Gennaio-Marzo 2021, DOI 10.26350\/dizdott_000023.<\/p>\n<p><sup>[9]<\/sup>\u00a0Francesco,\u00a0<em>incontro con il mondo del lavoro<\/em>, Ciudad Juarez, Messico, 17 febbraio 2016.<\/p>\n<p><sup>[10]<\/sup>\u00a0D. De Kerchkove. M, P. Rossignano<em>, Oltre Orwell. Il gemello digitale<\/em>, Castelvecchi, Roma, 2020.<\/p>\n<p><sup>[11]<\/sup>\u00a0J. Garc\u00eca Campayo,\u00a0<em>No vivimos la vida, la pensamos\u00a0<\/em>in\u00a0<em>Heraldo de Arag\u00f2n<\/em>, 2 settembre 2023.<\/p>\n<p><sup>[12]<\/sup>\u00a0L. Floridi,\u00a0<em>Etica dell\u2019intelligenza artificiale,\u00a0<\/em>Raffaello Cortina, Milano 2022, pp. 96-102.<\/p>\n<p><sup>[13]<\/sup>\u00a0Norberto Patrignani \u00e8 Docente di Computer Ethics alla Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino e di Informatica Generale all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano, e Ethics Expert per la EU Commission a Bruxelles. Per una introduzione: N. Patrignani, S<em>low Tech: per un&#8217;informatica buona, pulita e giusta<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Mondo Digitale<\/em>, 2015; 14 (59): 1-9 [<a href=\"http:\/\/mondodigitale.aicanet.net\/2015-4\/relazioni\/02_slow_tech.pdf\">http:\/\/mondodigitale.aicanet.net\/2015-4\/relazioni\/02_slow_tech.pdf<\/a>]<\/p>\n<p><sup>[14]<\/sup>\u00a0Auditel-Censis,\u00a0<em>5\u00b0 rapporto La transizione digitale degli italiani<\/em>, Roma, 13 dicembre 2022.<\/p>\n<p><sup>[15]<\/sup>\u00a0Obiettivo 9.c: Aumentare in modo significativo l\u2019accesso alle tecnologie di informazione e comunicazione e impegnarsi per fornire ai paesi meno sviluppati un accesso a Internet universale ed economico.<\/p>\n<p><sup>[16]<\/sup>\u00a0GSMA,\u00a0<em>2022 Mobile Industry Impact Report: Sustainable Development Goals<\/em>, September 2022.<\/p>\n<p><sup>[17]<\/sup>\u00a0In base alla legge 4\/2004 art. 2 l\u2019accessibilit\u00e0 \u00e8 \u00abla capacit\u00e0 dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilit\u00e0 necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari\u00bb.<\/p>\n<p><sup>[18]<\/sup>\u00a0Cfr. R. Heeks,\u00a0<em>Digital inequality beyond the digital divide: conceptualizing adverse digital incorporation in the global South,\u00a0<\/em>in\u00a0<em>Information Technology for Development<\/em>\u00a0Volume 28, 2022 &#8211; Issue 4, DOI: 10.1080\/02681102.2022.2068492.<\/p>\n<p><sup>[19]<\/sup>\u00a0Undivide Project,\u00a0<a href=\"https:\/\/theundivideproject.org\/\">https:\/\/theundivideproject.org\/<\/a><\/p>\n<p><sup>[20]<\/sup>\u00a0La fonte per questo paragrafo \u00e8 l\u2019articolo di C. Hagerty,\u00a0<em>Connecting climate change and digital divide<\/em>\u00a0in\u00a0<em>MIT Technology Review,\u00a0<\/em>Vol 126 (4), July\/August 2023.<\/p>\n<p><sup>[21]<\/sup>\u00a0<em>Pew Research Center<\/em>\u00a0\u00e8 un centro di ricerche internazionale di grande e riconosciuto prestigio.<\/p>\n<p><sup>[22]<\/sup>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.fema.gov\/sites\/default\/files\/documents\/fema_2022-npr.pdf\">https:\/\/www.fema.gov\/sites\/default\/files\/documents\/fema_2022-npr.pdf<\/a><\/p>\n<p><sup>[23]<\/sup>\u00a0<a href=\"https:\/\/bandaultralarga.italia.it\/\">https:\/\/bandaultralarga.italia.it\/<\/a><\/p>\n<p><sup>[24]<\/sup>\u00a0<a href=\"https:\/\/openfiber.it\/piano-copertura\/avanzamento-lavori-aree-bianche\/\">https:\/\/openfiber.it\/piano-copertura\/avanzamento-lavori-aree-bianche\/<\/a><\/p>\n<p><sup>[25]<\/sup>\u00a0<a href=\"https:\/\/youtu.be\/UG_X_7g63rY?feature=shared\">https:\/\/youtu.be\/UG_X_7g63rY?feature=shared<\/a><\/p>\n<p><sup>[26]<\/sup>\u00a0Notizia riportata online da Reuter, con un articolo di J. Dastin,\u00a0<em>Amazon scraps secret AI recruiting tool that showed bias against women<\/em>, 11 ottobre 2018 [<a href=\"https:\/\/bit.ly\/amazon-ia\">https:\/\/bit.ly\/amazon-ia<\/a>]<\/p>\n<p><sup>[27]<\/sup>\u00a0Pontificio Consiglio della giustizia e della pace (a cura di),\u00a0<em>op. cit.<\/em>, 179.<\/p>\n<p><sup>[28]<\/sup>\u00a0Francesco,\u00a0<em>discorso alla plenaria della Pontificia Accademia della Vita<\/em>, 28 febbraio 2020<\/p>\n<p><sup>[29]<\/sup>\u00a0Franceso, lettera enciclica\u00a0<em>Laudato S\u00ec<\/em>, 24 maggio 2015, 102-114<\/p>\n<p><sup>[30]<\/sup>\u00a0Francesco,\u00a0<em>ibidem<\/em>, 108.<\/p>\n<p><sup>[31]<\/sup>\u00a0Cfr. D. Susskind,\u00a0<em>A World Without Work. Technology, Automation, and How We Should Respond,\u00a0<\/em>Allen Lane, London, 2020 [trad. it.\u00a0<em>Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica<\/em>, Bompiani Milano, 2022<\/p>\n<p><sup>[32]<\/sup>\u00a0Cfr G: Cambiano,\u00a0<em>I filosofi in Grecia e a Roma. Quando pensare era un modo di vivere<\/em>, Mulino, Bologna, 2013<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1230],"fascicolo":[337],"class_list":["post-3049","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-edoardo-mattei","fascicolo-febbraio-2024"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Edoardo Mattei, pubblicato nel numero di Febbraio 2024. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Edoardo Mattei, pubblicato nel numero di Febbraio 2024. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-19T13:11:12+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/matteiuno.png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"25 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2024\\\/febbraio\\\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2024\\\/febbraio\\\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2024\\\/febbraio\\\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2024\\\/febbraio\\\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/matteiuno.png\",\"datePublished\":\"2024-02-01T11:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-19T13:11:12+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Edoardo Mattei, pubblicato nel numero di Febbraio 2024. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2024\\\/febbraio\\\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2024\\\/febbraio\\\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2024\\\/febbraio\\\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/matteiuno.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/matteiuno.png\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2024\\\/febbraio\\\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale","description":"Leggi l'articolo a cura di Edoardo Mattei, pubblicato nel numero di Febbraio 2024. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Edoardo Mattei, pubblicato nel numero di Febbraio 2024. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-19T13:11:12+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/matteiuno.png","type":"","width":"","height":""}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"25 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/","name":"Oikonomia - La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/matteiuno.png","datePublished":"2024-02-01T11:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-19T13:11:12+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Edoardo Mattei, pubblicato nel numero di Febbraio 2024. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/matteiuno.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/matteiuno.png"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/la-cultura-dello-scarto-come-effetto-nascosto-del-digitale\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"La cultura dello scarto come effetto nascosto del digitale"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/3049","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3049"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=3049"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=3049"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}