{"id":3040,"date":"2024-02-01T12:00:00","date_gmt":"2024-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=3040"},"modified":"2026-04-19T15:11:12","modified_gmt":"2026-04-19T13:11:12","slug":"risultati-finali-e-riferimenti-bibliografici","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2024\/febbraio\/risultati-finali-e-riferimenti-bibliografici\/","title":{"rendered":"Risultati finali  e riferimenti bibliografici"},"content":{"rendered":"<p><strong>Risultati finali<\/strong><\/p>\n<p>Aggregando i dati del campione emerge rispetto alle cinque dimensioni del\u00a0<em>decent work<\/em>\u00a0il risultato riportato nella tabella che segue. Nessuna delle dimensioni raggiunge il livello di dignit\u00e0; il dato maggiormente critico riguarda gli aspetti economici e contrattuali (40,3%), mentre la dimensione della tutela e della sicurezza raggiunge il livello, pi\u00f9 alto tra le 5 dimensioni, comunque pari al 74,1%.<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<caption>\u00a0<\/caption>\n<tbody>\n<tr>\n<td>FORMAZIONE E CRESCITA PROF.<\/td>\n<td>43,8%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>ASPETTI ECONOMICI E CONTR.<\/td>\n<td>40,3%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>WORK-LIFE BALANCE<\/td>\n<td>60,6%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>DISCRIMINAZIONE E ABUSI<\/td>\n<td>48,1%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>TUTELA E SICUREZZA<\/td>\n<td>74,1%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>LIVELLO MEDIO DEL DECENT WORK<\/strong><\/td>\n<td><strong>51,1%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Le due dimensioni del resto sono quelle pi\u00f9 corrispondenti ad una base contrattuale offerta a tutti i lavoratori (sia italiani, che stranieri); mentre le maggiori distanze emergono proprio negli aspetti dove potrebbe risaltare la dimensione pi\u00f9 individuale del rapporto di lavoro.<\/p>\n<p>Sintetizzando i punti precedenti gi\u00e0 analizzati nel dettaglio riportiamo le conclusioni pi\u00f9 evidenti. Per quanto \u00e8 relativo all\u2019ambito della \u201c<strong>formazione e crescita professionale<\/strong>\u201d il risultato dell\u2019indice, pari al 43,8%, \u00e8 riconducibile alle seguenti problematiche: la possibilit\u00e0 di avere formazione \u00e8 limitata, anche se i lavoratori stranieri la ritengono utile per la propria crescita professionale e per la propria produttivit\u00e0; in generale non c\u2019\u00e8 un interesse significativo ad investire risorse sulla formazione del lavoro migrante. Si riscontra un significativo problema tra il livello di conoscenza acquisito attraverso lo studio e la possibilit\u00e0 di carriera. Di fronte a questa situazione anche la posizione del lavoratore \u00e8 dentro una sorta di rassegnazione: il 40% non ha mai chiesto una promozione. Perch\u00e9?<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito della corposa dimensione relativa agli \u201c<strong>aspetti economici e contrattuali<\/strong>\u201d emergono diverse criticit\u00e0: dal punto di vista della remunerazione il 40% dei lavoratori percepisce un mensile netto che \u00e8 sotto la soglia della povert\u00e0 (fissata dall\u2019Istat per Roma in 1.049 euro mensile per persona single)<sup>[1]<\/sup>; l\u201911,7% del campione riceve un salario orario medio netto pari o inferiore ai 5 euro l\u2019ora; mediamente il salario orario netto \u00e8 pari ad 8 euro, ma per alcune posizioni lavorative corrispondenti ai contratti in somministrazione, e all\u2019essere soci in cooperative di lavoro il dato medio \u00e8 molto al di sotto di un ipotetico \u201csalario minimo\u201d. Nel complesso si avverte come competenze professionali e titoli di studio non sono adeguatamente riconosciuti, e non incidono sulla retribuzione media oraria del lavoratore straniero. Le modalit\u00e0 di pagamento evidenziano la presenza di consistenti aree di lavoro irregolare (il 29,3% dei lavoratori migranti \u00e8 pagato in contanti, il 10,7% in una forma mista). Dal punto di vista degli straordinari il 30% \u00e8 costretto a farli spesso, o sempre, ed il 20% di queste ore non viene mai remunerato, mentre il 30% \u00e8 corrisposto fuori dalla busta paga.<\/p>\n<p>Per quanto \u00e8 relativo alla dimensione del \u201c<strong>work-life balance<\/strong>\u201d emerge una scarsa attenzione a questo aspetto, anche in questo caso le risultanze pi\u00f9 critiche riguardano le forme di organizzazione del lavoro attuate attraverso agenzie in somministrazione, e cooperative di lavoro. In generale un dato significativo \u00e8 che il 20% dei lavoratori non riesce ad usufruire delle ferie per potersi riposare dal lavoro, mentre ad un 12% sembra non essere riconosciuto un diritto alle ferie probabilmente riconducibili ad aree di lavoro irregolare. Incide nella percezione di questa dimensione anche la difficolt\u00e0 ad ottenere permessi familiari (circa il 38% degli intervistati), e la distanza dal luogo del lavoro che supera i 40 minuti per il 46% del campione.<\/p>\n<p>Dall\u2019ambito della \u201c<strong>parit\u00e0, discriminazione, e abusi<\/strong>\u201d emerge purtroppo, e con sorpresa, come il mondo del lavoro migrante presenti ancora rilevanti problemi di discriminazione riconducibili al paese di provenienza e al colore della pelle (Africa, e America Latina). La discriminazione si attua generalmente attraverso un mancato riconoscimenti dei propri meriti (nel 29,7% dei casi), ricorrendo a comportamenti offensivi e umilianti (il 18,8%), oppure con forme di squalificazione professionale (il 16,7%). In merito all\u2019abuso di potere<sup>[2]<\/sup>\u00a0si riscontra che il 38% dei lavoratori migranti ha subito una qualche forma di abuso; generalmente viene esercitato soprattutto attraverso un sovraccarico di lavoro (circa nel 30% dei casi), e con forme di intimidazione e minacce (nel 20% dei casi). Dall\u2019analisi dei dati risulta inoltre una differenza di genere relativamente alla tipologia di abuso: nei casi di violenza sulla persona (molestie, intimidazioni, isolamento sociale) il 70% delle volte \u00e8 esercitato sulle donne, mentre l\u2019uomo subisce forme di abuso che riguardano soprattutto l\u2019attivit\u00e0 lavorativa e i diritti conseguenti al rapporto di lavoro.<\/p>\n<p>La quinta dimensione \u00e8 relativa alla \u201c<strong>tutela e sicurezza<\/strong>\u201d in questo ambito si \u00e8 valutata la dignit\u00e0 in rapporto alla tutela sindacale e previdenziale, oltre a misure relative alla sicurezza e all\u2019igiene riscontrate negli ambienti di lavoro. Il dato di sintesi (74,1%) evidenzia come sia l\u2019ambito meno problematico. In generale si riscontra comunque una bassa partecipazione sindacale (18% contro una media che in Italia si stima intorno al 30%), probabilmente conseguenza di occupazioni esercitate in piccole imprese. Scarsa coscienza anche dei propri diritti previdenziali (il 18% non ha mai verificato la propria posizione contributiva), mentre il 10% \u00e8 certo che il proprio datore di lavoro non versa contributi. Pi\u00f9 alte le percentuali di coloro che riconoscono l\u2019ambiente di lavoro come pulito (85%) e sicuro (82%). Tra coloro che non si sentono sicuri nel proprio lavoro (il 10% dei casi) la maggior parte sono uomini (il 70%).<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/bongianniuno.png\" alt=\"bongianniuno.png\" width=\"400\" height=\"248\" \/><\/p>\n<p>Per ogni dato presente nel campione si \u00e8 poi analizzato il relativo livello del\u00a0<em>decent work<\/em>\u00a0attribuendo un giudizio qualitativo in relazione al punteggio complessivo conseguendo all\u2019aggregazione delle diverse variabili. La discriminazione dei record del campione \u00e8 effettuata applicando, in base alla tabella riportata, una variabile qualitativa che esprime, come sintesi dei risultati, un giudizio sintetico sul lavoro dignitoso. L\u2019attribuzione prevede cinque livelli di\u00a0<em>decent work<\/em><sup>[3]<\/sup>\u00a0: \u201cdignitoso\u201d, \u201ctollerabile\u201d, \u201cmediocre\u201d, \u201cinsoddisfacente\u201d, \u201cindecente\u201d, in relazione ad un punteggio standardizzato che pu\u00f2 variare tra un minimo di 0, ad un massimo di 5. Dopo aver qualificato ogni elemento del campione possiamo rappresentare la distribuzione delle frequenze delle relative variabili qualitative. Da questa analisi emerge il seguente grafico: soltanto il 7,8% del campione raggiunge un livello compatibile al lavoro dignitoso, seguito da un 26,2% considerato come tollerabile; collocando cos\u00ec nell&#8217;area complessiva di accettabilit\u00e0 (dignitoso e tollerabile) soltanto il 33,9% del campione. La classe con maggiore frequenza \u00e8 quella \u201cmediocre\u201d (38,9%), a cui si aggiunge quasi un 20% di livello \u201cinsoddisfacente\u201d e un 7,8% del livello qualificato come \u201cindecente\u201d dove certamente si annida all\u2019interno una situazione caratterizzata da probabile sfruttamento e mancato rispetto dei diritti umani. L\u2019area negativa, da considerare come non accettabile, totalizza un 66,1% (risultati corrispondenti al mediocre, insoddisfacente, indecente)<sup>[4]<\/sup>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/bongiannidue.png\" alt=\"bongiannidue.png\" width=\"400\" height=\"243\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le cinque variabili qualitative del\u00a0<em>decent work<\/em>\u00a0sono poi state incrociate con i dati anagrafici presenti nel campione; in particolare in rapporto al genere, al paese di provenienza, al settore di attivit\u00e0 e alla tipologia di contratto. In tutti i casi, in base al test\u00a0<em>X<\/em>\u00b2 risulta un livello di associabilit\u00e0 statistica tra la variabile qualitativa del\u00a0<em>decent work<\/em>\u00a0e i dati di cui sopra.<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<caption>\u00a0<\/caption>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>GENERE<\/strong><\/td>\n<td>DECENT (min)<\/td>\n<td>NO DECENT<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Uomini<\/td>\n<td>31,5%<\/td>\n<td>68,5%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Donne<\/td>\n<td>36,3%<\/td>\n<td>63,7%<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>In particolare in rapporto al genere emerge come nel complesso la distribuzione delle frequenze degli uomini si collochi soprattutto sugli estremi, mentre per le donne la distribuzione \u00e8 sostanzialmente inversa e si concentra maggiormente nelle aree intermedie. Probabilmente la differenza \u00e8 dovuta soprattutto alla maggiore presenza degli uomini in aree di lavoro connesse al settore dell\u2019edilizia (18% del totale), e ai servizi professionali (11%), a cui sono associata livelli di maggiore dignit\u00e0, e anche preponderanza degli uomini in settori come i servizi per il turismo (21%) e attivit\u00e0 commerciali (21%); settori presenti a Roma, e caratterizzati da un basso livello di\u00a0<em>decent work<\/em>. Per le donne invece il maggiore coinvolgimento \u00e8 nell\u2019ambito dei servizi alla persona (54%), dove si associa una valutazione considerata mediamente come \u201cmediocre\u201d.\u00a0 Aggregando le posizioni (vedi tabella) si evince come il dato si presenta negativo sia per gli uomini, sia per le donne, con una accentuazione significativa per i lavoratori migranti di sesso maschile.<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>PROVENIENZA<\/strong><\/td>\n<td>DECENT (min)<\/td>\n<td>NO DECENT<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Africa Continentale<\/strong><\/td>\n<td>28,3%<\/td>\n<td><strong>71,7%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Asia<\/td>\n<td>39,4%<\/td>\n<td>60,6%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Europa (paesi comunitari)<\/td>\n<td><strong>40,3%<\/strong><\/td>\n<td>59,7%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Europa (paesi non comunitari)<\/td>\n<td>29,3%<\/td>\n<td>70,7%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Medio Oriente<\/td>\n<td>38,1%<\/td>\n<td>61,9%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>America Latina<\/td>\n<td>32,6%<\/td>\n<td>67,4%<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>In relazione al paese di provenienza emergono differenze statistiche significative, nel senso che il paese incide, in qualche modo, sulla condizione lavorativa del migrante. Chi proviene dall\u2019Africa in pi\u00f9 del 70% delle volte si ritrova con un lavoro qualificabile come\u00a0<em>no decent<\/em>, seguito dalle persone provenienti dai paesi europei non comunitari (70,7%), e da coloro che provengono dall\u2019America Latina (67,4%). Le posizioni lavorative migliori sono riferite, invece, a coloro che provengono dall\u2019Europa comunitaria, ma purtroppo anch\u2019esse superano di poco il 40%, seguite da coloro che provengono dall\u2019Asia (39,4%).<\/p>\n<p>Dati interessanti emergono anche con riferimento alla posizione contrattuale. In questo caso il test del\u00a0<em>X<\/em>\u00b2 misura una forte associabilit\u00e0 statistica tra la forma contrattuale e le dimensioni valutative del\u00a0<em>decent work.<\/em>\u00a0Dai dati raccolti emerge una forte criticit\u00e0 associata alle diverse forme dei contratti atipici, che non offrono al lavoratore straniero alcuna possibilit\u00e0 di accedere ad un lavoro dignitoso. Il contratto a tempo indeterminato \u00e8 quello che offre livelli di dignit\u00e0 pi\u00f9 alti (<em>decent min<\/em>: 45,8%), anche se per il restante 54,2% il lavoro \u00e8 qualificato come\u00a0<em>no decent\u00a0<\/em>pur avendo un contratto tipico. La forma contrattuale resta una condizione importante, necessaria ma ancora non sufficiente. In merito da rimarcare (vedi tabella a seguire) che solo il 51% dei lavoratori migranti possiede a Roma un contratto a tempo indeterminato, contro una media generale nel 2022 pari all\u2019 87,4% dei lavoratori presenti a Roma<sup>[5]<\/sup>.<\/p>\n<p>In generale dalla tabella sottostante si evince come i contratti atipici non riescono a garantire nella maggior parte dei casi (solo i contratti di collaborazione raggiungono nel\u00a0<em>decent min\u00a0<\/em>un valore pari al 40%) una condizione di lavoro dignitoso. In particolare la situazione si presenta fortemente compromessa per la condizione dei soci in cooperativa (il 36,4% di questa tipologia \u00e8 valutata al livello di \u201cindecente\u201d) e per coloro che hanno contratti in somministrazione (l\u201988,9% \u00e8 in una condizione di\u00a0<em>no decent<\/em>). Il 6,3% del campione non risponde alla domanda sul tipo di contratto: probabilmente in questa area si nasconde buona parte del lavoro irregolare; incrociando i dati emerge infatti come anche in questo caso la gran parte dei lavori \u00e8 dentro una condizione di\u00a0<em>no decent\u00a0<\/em>(88,0%).<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<caption>\u00a0<\/caption>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>TIPOLOGIA DI CONTRATTO<\/strong><\/td>\n<td>DECENT (min)<\/td>\n<td>NO DECENT<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>tempo indeterminato<\/td>\n<td>45,8%<\/td>\n<td>54,2%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>tempo determinato<\/td>\n<td>21,5%<\/td>\n<td>78,5%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>contratto di collaborazione<\/td>\n<td>40,0%<\/td>\n<td>60,0%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>contratto di somministrazione<\/td>\n<td>11,1%<\/td>\n<td><strong>88,9%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>contratto a chiamata \/ intermittente<\/td>\n<td>18,2%<\/td>\n<td><strong>81,8%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>apprendistato \/ formazione lavoro<\/td>\n<td>36,4%<\/td>\n<td>63,6%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>socio in cooperativa lavoro<\/td>\n<td>0,0%<\/td>\n<td><strong>100,0%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>partita iva<\/td>\n<td>25,9%<\/td>\n<td>74,1%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>&#8211; non risponde &#8211;<\/td>\n<td>12,0%<\/td>\n<td><strong>88,0%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>In generale il dato dovrebbe essere oggetto di una riflessione importante soprattutto per comprendere quali sono gli elementi di maggiore criticit\u00e0 che rendono ad esempio il lavoro in somministrazione una forma di lavoro fortemente compromessa dal punto di vista della dignit\u00e0 di lavoro; in questo caso non \u00e8 difficile immaginare l\u2019uso strumentale di questi contratti che certamente aumentano l\u2019efficienza del costo del lavoro, ma allo stesso tempo scaricano questa maggiore flessibilit\u00e0 sui lavoratori che vedono fortemente compromessa la stabilit\u00e0 lavorativa, la remunerazione economica, ed in generale tutto ci\u00f2 che attiene al giusto equilibrio tra vita privata e lavoro.<\/p>\n<p>Stesso discorso anche per le cooperative di lavoro, nate per offrire maggiore autonomia, formazione, flessibilit\u00e0 e condizioni economiche migliorative, e quindi condizioni di lavoro pi\u00f9 dignitose, ma che di fatto sembrano essersi trasformate oggi, almeno per i lavoratori migranti, in strumenti non rispettosi della dignit\u00e0 lavorativa. Un ambito questo da approfondire e monitorare.<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<caption>\u00a0<\/caption>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>TIPOLOGIA DI CONTRATTO<\/strong><\/td>\n<td><strong>DIGNITOSO<\/strong><\/td>\n<td><strong>TOLLERABILE<\/strong><\/td>\n<td><strong>MEDIOCRE<\/strong><\/td>\n<td><strong>INSODDISFACENTE<\/strong><\/td>\n<td><strong>INDECENTE<\/strong><\/td>\n<td><strong>% comp.<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>tempo indeterminato<\/td>\n<td>11,8%<\/td>\n<td>34,0%<\/td>\n<td>38,4%<\/td>\n<td>13,3%<\/td>\n<td>2,5%<\/td>\n<td><strong>50,9%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>tempo determinato<\/td>\n<td>1,5%<\/td>\n<td>20,0%<\/td>\n<td>41,5%<\/td>\n<td>30,8%<\/td>\n<td>6,2%<\/td>\n<td><strong>16,3%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>contratto di collaborazione<\/td>\n<td>6,7%<\/td>\n<td>33,3%<\/td>\n<td>40,0%<\/td>\n<td>6,7%<\/td>\n<td>13,3%<\/td>\n<td><strong>3,8%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>contratto di somministrazione<\/td>\n<td>0,0%<\/td>\n<td>11,1%<\/td>\n<td>33,3%<\/td>\n<td>33,3%<\/td>\n<td>22,2%<\/td>\n<td><strong>2,3%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>contratto a chiamata \/ interm.<\/td>\n<td>6,1%<\/td>\n<td>12,1%<\/td>\n<td>42,4%<\/td>\n<td>27,3%<\/td>\n<td>12,1%<\/td>\n<td><strong>8,3%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>apprendistato \/ formazione lavoro<\/td>\n<td>18,2%<\/td>\n<td>18,2%<\/td>\n<td>45,5%<\/td>\n<td>9,1%<\/td>\n<td>9,1%<\/td>\n<td><strong>2,8%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>socio in cooperativa lavoro<\/td>\n<td>0,0%<\/td>\n<td>0,0%<\/td>\n<td>27,3%<\/td>\n<td>36,4%<\/td>\n<td>36,4%<\/td>\n<td><strong>2,8%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>partita iva<\/td>\n<td>7,4%<\/td>\n<td>18,5%<\/td>\n<td>44,4%<\/td>\n<td>22,2%<\/td>\n<td>7,4%<\/td>\n<td><strong>6,8%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>&#8211; non risponde &#8211;<\/td>\n<td>0,0%<\/td>\n<td>12,0%<\/td>\n<td>32,0%<\/td>\n<td>32,0%<\/td>\n<td>24,0%<\/td>\n<td><strong>6,3%<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>L\u2019analisi delle corrispondenze<sup>[6]<\/sup>\u00a0applicata su alcune variabili qualitative (livello di\u00a0<em>decent work,\u00a0<\/em>tipologia di contratto, titolo di studio, settore di attivit\u00e0) evidenzia spazialmente sul grafico la maggiore o minore convergenza verso i differenti livelli qualitativi dell\u2019indicatore di\u00a0<em>decent work\u00a0<\/em>(dignitoso, tollerabile, mediocre, insoddisfacente, indecente).<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/bongiannitre.png\" alt=\"bongiannitre.png\" width=\"940\" height=\"665\" \/><\/p>\n<p>La mappa evidenzia in modo descrittivo le variabili che convergono verso le aree qualificate dai livelli del\u00a0<em>decent work:<\/em>\u00a0\u00e8 evidente come verso l\u2019area \u201cindecente\u201d convergono i dati caratterizzati da salari molti bassi, contratti atipici (somministrazione, chiamata, socio in cooperativa<sup>[7]<\/sup>), settori di attivit\u00e0 connessi all\u2019agricoltura, commercio e turismo, e lavoratori che provengono dall&#8217;Africa continentale e dal Medio Oriente. Dall\u2019altro lato della mappa, nell\u2019area del lavoro dignitoso ritroviamo attivit\u00e0 professionali e relative al settore dell\u2019edilizia, lavoratori europei, contratti a tempo indeterminato e salari mediamente superiori ai 10 euro. Un dato da sottolineare riguarda la condizione di lavoratori migranti con titolo di studio (laurea specialistica, dottorato, triennale) che si collocano tra l\u2019area del tollerabile e del mediocre.<\/p>\n<p>In conclusione sembra dai dati della ricerca che il lavoratore migrante a Roma non abbia un volto, n\u00e9 un titolo, n\u00e9 una significativa differenza di genere, e che di fatto la sua condizione lavorativa non gli consenta di uscire dalla condizione di povert\u00e0. La necessit\u00e0 connessa alla propria sopravvivenza in un paese straniero costringe di fatto i migranti ad accettare spesso con rassegnazione anche condizioni poco dignitose, aggravate anche da una certa discriminazione razziale, e dalla presenza diffusa di lavoro irregolare (stimato intorno al 30%). Il contratto a tempo indeterminato offre ancora una certa garanzia a tutela del lavoratore, \u00e8 certamente uno strumento importante e necessario, ma da solo non \u00e8 sufficiente a garantire il raggiungimento di un livello accettabile di dignit\u00e0 lavorativa. Nel territorio di Roma il settore che domanda lavoro \u00e8 costituito in gran parte da imprese medio-piccole che operano nell\u2019ambito dei servizi turistici, commerciali, e di assistenza sociale, dove \u00e8 di fatto molto difficile esercitare una qualche forma di controllo, e dove non vi \u00e8 rappresentanza sindacale. La concomitanza di questi diversi elementi evidenzia cos\u00ec, in un quadro che gi\u00e0 si presenta problematico per il lavoro degli italiani, una situazione alquanto difficile e penosa, e che implica la necessit\u00e0 di avviare una riflessione specifica sul problema, dal momento che il contributo del lavoro dei migranti al bene comune dell\u2019Italia \u00e8 insostituibile, e lo sar\u00e0 ancora di pi\u00f9 nei prossimi anni.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Benedetto XVI,\u00a0<em>Caritas in veritate<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2009.<\/li>\n<li>Conigliaro P., \u201cDecent work between human rights and social sustainability: considerations on relationships between principles, indicators and attainments of goals\u201d in\u00a0<em>Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica<\/em>, vol. 72(3), pp. 113-124, July-Sept, n. 55, 2018. Accesso:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sieds.it\/listing\/RePEc\/journl\/2018\">http:\/\/www.sieds.it\/listing\/RePEc\/journl\/2018<\/a>\u00a0LXXII_N3_RIEDS_10_13_Conigliaro_ok.pdf.<\/li>\n<li>Costa G. &#8211; Foglizzo P. ,\u00a0<em>Il lavoro \u00e8 dignit\u00e0. Le parole di Papa Francesco<\/em>. Ediesse, Roma, 2018.<\/li>\n<li>Di Fabio A., Kenny M. E., \u201cDecent work in Italy: Context, conceptualization, and assessment\u201d, in\u00a0<em>Journal of Vocational Behavior<\/em>, vo. 110, Part A, pp. 131-143, 2019.<\/li>\n<li>Dolente F., \u201cIl lavoro gravemente sfruttato degli immigrati. Una ricerca condotta a Roma e nell\u2019Agro Pontino\u201d, in<em>\u00a0Italies<\/em>, n. 14, pp. 95-110, 2010.<\/li>\n<li>European Commission (EC),\u00a0<em>European Pillar of Social Rights<\/em>., 2017. Accesso:\u00a0<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/social\/main.jsp?catId=1226&amp;langId=en.\">https:\/\/ec.europa.eu\/social\/main.jsp?catId=1226&amp;langId=en.<\/a><\/li>\n<li>Francesco,\u00a0<em>Laudato si<\/em>&#8216;, Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2015.<\/li>\n<li>Giovanni Paolo II,\u00a0<em>Laborem exercens<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 1981.<\/li>\n<li>International Labour Organization (ILO),\u00a0<em>Decent work. Report of the Director-General to the 87th Session of the International Labour Conference<\/em>, Geneva, 1999.<\/li>\n<li>International Labour Organization (ILO),\u00a0<em>Uno sguardo sull\u2019ILO<\/em>, n. 12, 2007. Accesso:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilo.org\/wcmsp5\/groups\/public\/\">https:\/\/www.ilo.org\/wcmsp5\/groups\/public\/<\/a>@<a href=\"mailto:europe\/@ro-geneva\/@ilo-rome\/documents\/publication\/wcms_152367.pdf\">europe\/@ro-geneva\/@ilo-rome\/documents\/publication\/wcms_152367.pdf<\/a><\/li>\n<li>Ufficio di Statistica del Comune di Roma,\u00a0<em>Il Benessere Equo e Sostenibile a Roma &#8211; 6\u00b0 Rapporto &#8211; 2023<\/em>. Roma, 2023. Accesso:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.comune.roma.i\/\">https:\/\/www.comune.roma.i<\/a>t\/web-resources\/cms\/documents \/Bes_Roma_2023_unito.pdf.<\/li>\n<li>Ufficio Statistico del Comune di Roma,\u00a0<em>Annuario Statistico di Roma Capitale<\/em>. Roma, 2022.<\/li>\n<li>United Nations (UN),\u00a0<em>Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e i relativi target<\/em>, Risoluzione adottata dall\u2019Assemblea Generale il 25 settembre 2015.<\/li>\n<li>United Nations General Assembly.\u00a0<em>Transforming Our World: The 2030 Agenda for Sustainable Development; United Nations<\/em>: New York, NY, USA, 2015.<\/li>\n<li>United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR),\u00a0<em>Guidelines on International Legal Standards Relating to Decent Work for Refugees<\/em>, 2021. Accesso:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.refworld.org\/docid\/60e5cfd74.html.\">https:\/\/www.refworld.org\/docid\/60e5cfd74.html.<\/a><\/li>\n<li>World Health Organization (WHO),\u00a0<em>Mental health and well-being at the workplace \u2013 protection and inclusion in challenging times<\/em>, Copenhagen: WHO Regional Office for Europe, 2010.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup>[1]<\/sup>\u00a0In presenza di un qualche familiare\/convivente la situazione sarebbe senz\u2019altro peggiorativa.<\/p>\n<p><sup>[2]<\/sup>\u00a0In questo caso si fa riferimento ad un uso improprio dell\u2019autorit\u00e0 o del ruolo ricoperto da parte di coloro che sono in una posizione gerarchica pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p><sup>[3]<\/sup>\u00a0I dati sono stati qualificati in base ai seguenti parametri: \u201cdignitoso\u201d: x &gt; 4; \u201ctollerabile\u201d: 3 &lt; x &lt;= 4; \u201cmediocre\u201d:2 &lt; x &lt;= 3; \u201cinsoddisfacente\u201d:1 &lt; x &lt;= 2; \u201cindecente\u201d: x &lt;= 1.<\/p>\n<p><sup>[4]<\/sup>\u00a0Nell\u2019articolo i riferimenti qualitativi sul lavoro dignitoso indicati con i termini\u00a0<em>decent min\u00a0<\/em>o<em>\u00a0no decent\u00a0<\/em>si riferiscono all\u2019aggregazione dei giudizi di valore attribuiti in base alla metodologia indicata. In sintesi le posizioni indicate come\u00a0<em>decent min\u00a0<\/em>aggregano le attribuzione positive (dignitoso, tollerabile), mentre quelle indicate come\u00a0<em>no decent\u00a0<\/em>aggregano le attribuzioni con giudizio negativo (mediocre, insoddisfacente, indecente).<\/p>\n<p><sup>[5]<\/sup>\u00a0Annuario Statistico 2022 &#8211; Roma Capitale: p. 349.<\/p>\n<p><sup>[6]<\/sup>\u00a0Il software open-source utilizzato per l\u2019analisi delle corrispondenze \u00e8 il pacchetto library (FactoMineR)<\/p>\n<p>library(factoextra) in ambiente R.<\/p>\n<p><sup>[7]<\/sup>\u00a0Il dato relativo ai contratti in cooperativa di lavoro \u00e8 aggregato a quello della somministrazione.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[969],"fascicolo":[337],"class_list":["post-3040","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-roberto-bongianni","fascicolo-febbraio-2024"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Risultati finali e riferimenti bibliografici<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Roberto Bongianni, pubblicato nel numero di Febbraio 2024. 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