{"id":2984,"date":"2023-10-01T12:00:00","date_gmt":"2023-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2984"},"modified":"2026-04-19T14:01:45","modified_gmt":"2026-04-19T12:01:45","slug":"uzbekistan-impressioni-di-viaggio","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2023\/ottobre\/uzbekistan-impressioni-di-viaggio\/","title":{"rendered":"Uzbekistan. Impressioni di viaggio"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il nuovo grande gioco?<\/strong><\/p>\n<p>Le terre sono le stesse, i Paesi dell\u2019Asia centrale, Uzbekistan in primis. L\u2019Impero Britannico e l\u2019Impero Russo, protagonisti del Grande Gioco dell\u2019800, oggi sono stati sostituiti da USA e CINA. L\u2019oggetto del contendere non sono pi\u00f9 le steppe e le vie commerciali, ma enormi giacimenti di gas e petrolio, miniere di oro e d\u2019argento, di rame, di zinco, minerali di ferro, carbone e campi di cotone.<\/p>\n<p>Uzbekistan, una volta e mezzo l\u2019Italia, con citt\u00e0 come Khiva, Bukhara, Samarcanda, culle di civilt\u00e0 millenarie, oggi protette dall\u2019Unesco, come patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 per i loro retaggi storici e artistici: le principali citt\u00e0 carovaniere del passato divenute capitali degli imperi di Alessandro Magno e dell\u2019Uzbeco Tamerlano.<\/p>\n<p>Arrivare in Uzbekistan, oggi, non \u00e8 difficile anche se si passa per Istanbul attraverso il nuovo e mega aeroporto sul Bosforo simile a quelli dei paesi del golfo.<br \/>\nSbarchiamo a Urgench, dove controlli sistematici, stile sovietico, vengono fatti anche attraverso una fotocamera per verificare la coincidenza della foto del passaporto con la tua faccia attuale; un po&#8217; complicato perch\u00e9 l\u2019apparecchiatura \u00e8 fissa e quindi sei tu che devi, alzandoti, abbassandoti, spostandoti, inquadrare l\u2019obiettivo della macchina. Aspettando le valige in questo minuscolo aeroporto ti guardi in giro e scopri subito come, i funzionari, gli impiegati doganali e i semplici addetti alle pulizie abbiano tratti somatici diversi, alcuni con gli occhi a mandorla, altri con gli zigomi sporgenti, altri con fisionomie medio orientali o slave. In seguito scoprir\u00f2 che in Uzbekistan ci sono 100 etnie diverse. Tra le cose che mi hanno subito colpito, ho notato che le scritte sono in uzbeco, con caratteri latini e\/o in russo con caratteri cirillici, mentre il personale aeroportuale tra di loro parla russo. Per calarsi culturalmente in questo paese bisogna comprendere il ruolo strategico che ha avuto nel passato e che sta avendo nel presente, basti pensare al vertice di Samarcanda (Cina, Russia settembre 2022) in cui \u00e8 stato rimesso in discussione l\u2019ordine mondiale.<\/p>\n<p>L\u2019Uzbekistan nel passato \u00e8 stato governato dai persiani con grandi capacit\u00e0 amministrative e prestigio culturale e con forte impronta zoroastriana. Poi vennero i califfi di Bagdad e fino ad un secolo fa gli emiri turco- asiatici (Kanati di Khiva, Bukhara, Kokand \/Samarcanda) autocrati crudeli e qualche volta psicopatici. Le varie fasi storiche hanno un filo conduttore che passa per il commercio. Sono le carovane che hanno fatto la ricchezza e definito l\u2019architettura delle citt\u00e0; i mercati coperti a cupola per i negozi dell\u2019oro, degli usurai, delle spezie e delle sete, e un continuo andirivieni di merci, di mercanti e compratori dalle diverse etnie, un continuo flusso di genti, profumi e colori. Possiamo solo immaginare come poteva essere la vivacit\u00e0 e il folklore di queste citt\u00e0.<\/p>\n<p>La leggenda racconta che Sem il figlio maggiore di No\u00e8 vagando per il deserto scopr\u00ec un pozzo ed esclam\u00f2 \u201cKhi-va\u201d ovvero, acqua dolce.<\/p>\n<p>Khiva \u00e8 la prima citt\u00e0 che raggiungiamo dall\u2019aeroporto, e gi\u00e0 da lontano, all\u2019alba, vedi brillare il turchese dei monumenti: moschee, palazzi degli emiri e minareti, protetti da alte e grezze mura di sabbia. L\u2019impressione \u00e8 da mille e una notte. La cittadella \u00e8 affascinante, non ci sono macchine, non ci sono costruzioni moderne. L\u2019albergo \u00e8 un vecchio caravanserraglio restaurato con grande giardino adibito a hall, ristorante e punto di ritrovo. Non c\u2019\u00e8 ascensore, n\u00e9 televisione, n\u00e9 telefono. L\u2019acqua da bere \u00e8 solo quella in bottiglia. In compenso un trio di musicisti, un po&#8217; mesti, in abiti tradizionali, che suonano una musica melodica, un po\u2019 monotona, con strumenti simili ad un mandolino allungato e a un tamburello arricchito da tanti dischetti di metallo.<\/p>\n<p>La cittadella\/fortezza circondata da alte e possenti mura di mattoni crudi racchiudeva il quartiere del potere: politico, militare, religioso. Dell\u2019esterno, popolare, non \u00e8 rimasto nulla; tutto \u00e8 stato distrutto nel tempo da scorribande di predoni e da popoli nomadi che hanno lasciato solo cadaveri e poi sono svaniti, come una tempesta di sabbia. Fuori dalle mura adesso trovi solo costruzioni popolari\/sovietiche. D&#8217;altronde Khiva fino alla fine dell\u2019800, oltre ad essere un punto d\u2019appoggio per le carovaniere che dalla Cina andavano fino al Mediterraneo, era anche il maggior mercato di schiavi di tutta l\u2019Asia centrale. Molti schiavi erano russi, ed erano i pi\u00f9 ricercati. Questo \u00e8 uno dei motivi che hanno portato gli Zar a conquistarla.<\/p>\n<p>Gli edifici in citt\u00e0, restaurati dai sovietici, sono ricoperti da bellissime piastrelle colorate: azzurre, verdi, gialle. Sono state le dimore degli emiri e dei loro harem, all\u2019ombra di possenti minareti e sotto la protezione delle moschee e dei mausolei. Ci sono poi delle magnifiche madrase dove studiavano gli Imam e dove riposano i santi dell\u2019Islam.<\/p>\n<p>Passeggiare per Khiva \u00e8 un\u2019esperienza estremamente suggestiva, \u00e8 un museo en-plein air.<\/p>\n<p>Mi ricorda i versi di Elias Canetti: Khiva,\u00a0<em>\u201cDavvero in quel momento mi sembr\u00f2 di essere altrove, di aver raggiunto la meta del mio viaggio. Da l\u00ec non volevo pi\u00f9 andarmene, ci ero gi\u00e0 stato centinaia di anni prima, ma lo avevo dimenticato, ed ecco che ora tutto tornava in me. Trovavo nella piazza l\u2019ostentazione della densit\u00e0, del calore della vita che sento in me stesso. Mentre mi trovavo l\u00ec ero quella piazza. Credo di essere sempre quella piazza.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fortezza AYAZ KALA<\/strong><\/p>\n<p>Prima di partire da Khiva per il deserto ci facciamo \u201cbenedire\u201d da dei piccoli mendicanti che con un aspersorio, da cui esce un fumo di erbe bruciate \u201c<em>isriq<\/em>\u201d, contro il malocchio e le malattie.<\/p>\n<p>Percorriamo strette strade bianche dissestate che consentono di procedere con sicurezza, ma lentamente. Ci inoltriamo in spazi aridi ed inospitali, nei deserti del Karakum e del Kizilkum. Incontriamo qualche villaggio di contadini e accampamenti di nomadi sparsi qua e l\u00e0. A fianco della strada notiamo affioramenti di carbonati e tante pozze di acqua salata.<\/p>\n<p>La fortezza Ayaz Kala faceva parte di un sistema di difesa dalle incursioni dei nomadi delle steppe del nord. Queste fortezze, attive fin dal V secolo, erano costruite da mattoni di terra cruda e comunicavano tra loro di giorno con fumi di sterco di lupo e di notte con i fuochi sulle mura. I bastioni sono in gran parte disciolti dalle rare piogge, e dalla fortezza sulla collina ci viene incontro uno spazio piatto e infinito in un silenzio totale. Non lontano ci fermiamo in accampamento di nomadi: yurte (tende), cammelli (non dromedari), donne e uomini con i tradizionali vestiti sgargianti. Ci fermiamo a mangiare con loro il\u00a0<em>plov<\/em>\u00a0(piatto a base di riso, verdure cotte e carne stufata). Alcuni turisti coraggiosi, si fermano qualche giorno con i nomadi. Commento di un nomade: \u201cGuadagniamo di pi\u00f9 affittando per qualche giorno le Yurte che pascolando capre e cammelli\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Verso BUKHARA<\/strong><\/p>\n<p>Ci aspetta un lungo viaggio di 10 ore. Attraversiamo il Karakum che \u00e8 un deserto di sabbie nere, triste, che dal lago d\u2019Aral si estende fino alle porte di Bukhara. Niente a che vedere con i deserti africani. Terribilmente freddo d\u2019inverno e caldissimo d\u2019estate, i venti freddi del nord non consentono una vegetazione o un\u2019oasi. L\u2019unica pianta che sopravvive \u00e8 il Saxaul, cespuglio che allarga le sue radici nel terreno arido e consente un minimo di habitat per la sopravvivenza degli animali selvatici. Viaggiamo lambendo le sponde del fiume Amu Darya, il famoso Oxus del Grande Gioco, che segna il confine con il Turkmenistan, altro paese ex-sovietico. L\u2019Uzbekistan non ha sbocchi sul mare ed \u00e8 circondato da altrettanti paesi senza sbocchi, che pur avendo governi simili (autoritari) non si amano molto tra loro, di fatto il Turkmenistan chiede il visto d\u2019entrata agli uzbeki. Inoltre gli uzbeki sono presenti con forti minoranze in questi paesi confinanti &#8211; in Afghanistan con pi\u00f9 di un milione, (16,5% della popolazione) e in Tagikistan \u2013 originando cos\u00ec non pochi attriti tra le diverse etnie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BUKHARA Citt\u00e0 Santa, punto d\u2019incontro delle vie carovaniere lungo la via della seta<\/strong><\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 interessante \u00e8 la citt\u00e0 vecchia, circondata da mura di mattoni cotti, con tante moschee, madrase e mercati, tutto in un ottimo stato di conservazione. Pare che i tasselli a forma di poligoni e stelle, (<em>girih<\/em>) che ornano tutte le costruzioni, non siano frutto di pazienti artigiani, bens\u00ec di architetti\/matematici che con complesse formule definivano come e dove inserire le tassellature.<\/p>\n<p>La moschea Maghok-i-Attari \u00e8 il centro spirituale della citt\u00e0. Fu costruita sopra un tempio zoroastriano e di uno ancora pi\u00f9 antico buddista. Nei secoli fu utilizzata anche come sinagoga, vicino c\u2019\u00e8 un quartiere ebraico, non molto abitato ma ben conservato. Gli edifici di Bukhara come tutti quelli del Centro Asia musulmana sono decorati con mattoni monocromatici smaltati dai toni blu e turchesi; con Tamerlano si aggiunse il bianco, il nero, il verde e il giallo. Non potendo rappresentare figure umane, l\u2019arte islamica si \u00e8 sbizzarrita sviluppando l\u2019arte della calligrafia e della decorazione astratta. Il tutto ha una grande fascino. \u00c8 una bellezza imponente che ti prende nei continui, infiniti disegni geometrici, laici e religiosi riprodotti all\u2019infinito su questi mattoni smaltati. Una curiosit\u00e0: tutti i disegni, anche quelli sui tappeti, hanno una imperfezione voluta dagli artisti, poich\u00e9 la perfezione \u00e8 solo di Dio.<\/p>\n<p>Il minareto Kalon doveva essere il pi\u00f9 alto del mondo, non ultimato (pare che l\u2019architetto se la spassasse con la regina e il re venuto a saperlo lo fece fuori, quindi non pot\u00e9 terminare il minareto); 48 metri di altezza e 9 di circonferenza, ricoperto da piastrelle azzurre smaltate, al suo interno, per rafforzare la struttura, vennero inserite canne di bamb\u00f9 amalgamate con latte di cammello e sangue di toro. La sua imponenza lo fece risparmiare da Gengis Khan che per\u00f2 distrusse tutta la citt\u00e0. Oltre a servire ai muezzin per chiamare il popolo alla preghiera, era un faro per l\u2019orientamento delle carovane. Meno allegro era l\u2019uso che si faceva per giustiziare i criminali che durante i giorni di mercato venivano gettati gi\u00f9; pratica usata fino al XIX secolo come ammonimento del Khan ai sudditi!<\/p>\n<p>La gente si incontra in piazza Lyabi-Hauz, una grande fontana circondata da alberi di gelso, con anziani che giocano a scacchi e sorseggiano t\u00e8, qualche venditore di dolci. Di fronte c\u2019\u00e8 la moschea Nadir Divanbegi, un ampio complesso costruito nel 1620, recentemente gli Imam hanno proibito la visita, perch\u00e9 a quanto pare durante le cerimonie religiose i turisti (russi) entravano, in canottiera e pantaloni corti. I sovietici invece hanno ristrutturato la fontana\/vasca che era la pi\u00f9 grande riserva idrica della citt\u00e0, depurando l&#8217;acqua stagnante che era fonte di diverse malattie. Gli studenti che passano nella piazza si soffermano, ci chiedono un selfie: ragazzi e ragazze, molto semplici ed educati. Anche le persone adulte sono contente di essere fotografate, non chiedono soldi come altrove. La gente ci sembra molto sobria, senza malizia, un po&#8217; ingenua, per\u00f2 tutti genuinamente curiosi.<\/p>\n<p>I bazar (<em>toks<\/em>) sono sormontati da cupole e i portici sottostanti sono fatti in modo da convogliare aria fresca all\u2019interno. Fino al secolo scorso ogni bazar era specializzato per tipologia commerciale: gioiellieri, stoffe, cappellai, cambiavalute, banchi di pegno e prestiti, quest\u2019ultimi gestiti da armeni e indiani che non potevano, per la loro fede, stare con famiglie musulmane; quindi si costru\u00ec un caravanserraglio ad hoc, il Caravanserraglio degli indiani. Delle vestigia del passato rimangono le strutture architettoniche, alcuni negozi di gioielli e di stoffe e molti incisori e miniaturisti che riproducono stampe e disegni, anche di figure umane e animali. L\u2019hammam Bozori Kord fu costruito nel XIV secolo ed \u00e8 tuttora funzionante: immergersi nei suoi vapori \u00e8 come immergersi nel passato. \u00c8 abbastanza frequentato dai locali, quindi sia l\u2019hammam che le sale di riposo, dove si beve t\u00e8 e si gustano dolciumi, sono un interessante spaccato della vita cittadina.<\/p>\n<p>L\u2019interprete mi dice che gli avventori parlano soprattutto dei problemi legati all\u2019agricoltura: le piogge che non arrivano, prodotti pagati poco dallo stato e costi di trasporto. Questi discorsi li ho collegati ai numerosi banchi di prodotti agricoli che vedi sulle strade provinciali; vendita diretta senza intermediari. A quanto pare esiste un mercato parallelo, non registrato, a quello ufficiale; se poi aggiungiamo i trasporti delle persone effettuati con taxi collettivi, privati (ce ne sono a centinaia), allora si spiega la differenza tra PIL circa tremila dollari e il PPA (Parit\u00e0 del Potere D\u2019Acquisto) di pi\u00f9 di settemila dollari: lavoro nero istituzionalizzato.<\/p>\n<p>Si racconta che Giobbe arrivato a Bukhara in un momento di siccit\u00e0 abbia fatto scaturire l\u2019acqua miracolosamente; da qui il Mausoleo di Chashma Ayub (fonte di Giobbe), che Tamerlano fece ristrutturare con una cupola conica, architettura non uzbeca. Chiss\u00e0 da dove \u00e8 arrivata. L\u2019acqua \u00e8 sempre stato un grande problema per i paesi centro asiatici. I sovietici hanno costruito canali, hanno industrializzato l\u2019agricoltura ma hanno anche prosciugato il lago Aral per favorire la produzione intensiva del cotone (l\u2019Uzbekistan \u00e8 il quarto produttore mondiale) provocando uno dei maggiori disastri ecologici al mondo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una curiosa statua di Hoja Nasruddin, il pi\u00f9 famoso Mullah sufi, a cavallo di un asino. Pare che si esprimesse con barzellette che contenevano pillole di saggezza come i maestri zen dell\u2019estremo oriente, ma con l\u2019aggiunta di humor.<\/p>\n<p>Nel quartiere ebraico una famiglia ha trasformato la propria casa, piuttosto grande, in un ristorante-bazar dove ceniamo. Ci servono piatti tradizionali, riso, montone, verdure cotte e diversi tipi di t\u00e8, e, per chi lo desidera, vodka e un cognac uzbeco; non male. Durante la cena musici e ballerine si susseguono con musiche e danze tradizionali, che esprimono pienamente l\u2019origine nomade di questo popolo.<\/p>\n<p>A Bukhara troviamo tappeti e scialli fatti con lane di pecore karakul o di cammello, sono di buona qualit\u00e0. I prezzi sembrano alti ma, se si considera che 1\u20ac equivale a 11.000 Sum (moneta locale), non \u00e8 cos\u00ec. Sorge un dubbio: inflazione o svalutazione della moneta per favorire le esportazioni? Compriamo un\u00a0<em>dopy<\/em>, tipico cappello uzbeko, di forma quasi cubica, nero con ricami bianchi; tutti gli uomini di mezza et\u00e0 lo portano.<\/p>\n<p>La strada per Samarcanda &#8211; cinque ore di viaggio &#8211; \u00e8 abbastanza buona. Stanno asfaltando le strade ma c\u2019\u00e8 il problema della temperatura calda d\u2019estate che scioglie l\u2019asfalto e il freddo d\u2019inverno che lo sgretola; pensano di farle di pietra ma hanno un costo elevato.<\/p>\n<p>Samarcanda nella narrazione \u00e8 un luogo esotico, un mondo immaginario, sollecitato dalle miniature di Shahrazad, misteriosa bellezza orientale, di grande genio e raffinatezza femminile che ha accompagnato nelle fantasie generazioni di occidentali. La particolare bellezza delle donne \u00e8 dovuta al loro sangue misto: uzbeki\/slavi, turkmeni\/kazaki, uzbeki\/tagiki, uzbeki\/tartari.<\/p>\n<p>Tutti i libri o carte geografiche che parlano della via della seta mettono al centro Samarcanda. Citt\u00e0 chiave tra oriente e occidente, da qui passavano le merci pi\u00f9 pregiate, sete cinesi, turchesi himalayani, lapislazzuli afgani, tappeti turkmeni. \u201cDolce color d\u2019oriental zaffiro\u201d scrive Dante nel primo canto del Purgatorio; senza i lapislazzuli afgani Giotto non avrebbe potuto dipingere il cielo blu della cappella degli Scrovegni e il Beato Angelico il mantello blu della Madonna del convento di San Marco a Firenze.<\/p>\n<p>Arrivato a Samarcanda, Alessandro Magno, pare abbia esclamato: \u201c<em>Tutto quello che ho udito di questa citt\u00e0 \u00e8 vero, tranne il fatto che \u00e8 pi\u00f9 bella di quanto avessi potuto immaginare<\/em>\u201d e Marco Polo \u201cNon vi ho raccontato neanche la met\u00e0 di ci\u00f2 che ho visto\u201d. Ma chi la rese immortale fu Tamerlano che ne fece la sua capitale con quei monumenti impareggiabili per grandezza. Diceva: \u201c<em>se non credete alla nostra potenza, guardate le nostre opere<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La prima impressione \u00e8 straniante: c\u2019\u00e8 una strana combinazione tra i monumenti del suo grandioso passato mescolati ai palazzoni di stile russo e sovietico. Per\u00f2 il clima \u00e8 piacevole (900 m s.l.m.), le strade sono animate da tanta gente che cammina, chiacchiera, beve t\u00e8. I vestiti delle donne sono di colori sgargianti e i giardini che circondano le moschee sono pieni di famiglie che fanno picnic. Nei bar troviamo televisori accesi tutto il giorno: giochi, danze tradizionali, rock uzbeco. Il mercato coperto, restaurato \u201cmale\u201d dai sovietici \u00e8 un trionfo di voci, colori, odori. Fantastiche confezioni di frutta secca si mescolano a quarti di agnello e verdure, molte delle quali a noi sconosciute. Nel bazar non si vende alcool e carne di maiale, sono restrizioni recenti. L\u2019Islam procede e sostituisce il comunismo.<\/p>\n<p>La vista non pu\u00f2 incominciare che dalla maestosa piazza di Registan, le tre grandi madrase che la compongono sono tra gli edifici pi\u00f9 belli dell\u2019architettura islamica mondiale. Una grande scenografia, un insieme tridimensionale con un enorme spazio vuoto. La costruzione di questo meraviglioso complesso (1417) lo si deve a Ulu\u011f Bek, re filosofo\/matematico, nipote di Tamerlano, che volle tre madrase e non quattro poich\u00e9 il numero tre racchiude la perfezione.<\/p>\n<p>La guida, una signora tartaro\/uzbeca, laureata in storia che parla un ottimo italiano, ci mostra le fotografie degli anni \u201820, quando la piazza era affollatissima, piena di bazar e di cammelli che trasportavano le merci. I bolscevichi spostarono i mercati per poter usare la piazza per le adunanze pubbliche, processi, parate, e le tolsero tutta la sua vitalit\u00e0. La piazza enorme \u00e8 recintata e si entra con il biglietto facendo un lungo percorso nei giardini che la circondano. Le architetture delle madrase rispettano i precetti islamici ed evitano la simmetria per non arrogarsi la perfezione che \u00e8 solo di Dio. Per\u00f2, sulla madrasa di Sher Dor (dei leoni) questo precetto non fu rispettato, infatti sopra il portale d\u2019ingresso sono raffigurati due leoni, tigrati, con un sole alle loro spalle. Le interpretazioni sono diverse, ma quella pi\u00f9 accreditata \u00e8 di un simbolismo zoroastriano.<\/p>\n<p>Piccola sorpresa che irrita la nostra guida, nel piazzale ci sono delle donne col burka; fino a qualche anno fa era proibito. Una delle prime cose che fecero i sovietici fu quella di bruciare i burka in piazza. Prima c\u2019era il controllo dello stato sugli imam, sulle madrase e su tutte le moschee e non si potevano costruirne di nuove. Ora imam radicali percorrono il paese predicando un islam rigido ad un popolo che \u00e8 stato sempre tollerante seguendo un islam moderato. Sono in costruzione molte nuove moschee, alcune imponenti, si dice finanziate dall\u2019Arabia Saudita. La pratica religiosa \u00e8 in forte aumento, soprattutto fra i giovani. I vecchi ti salutano ancora con il vecchio saluto russo \u201cSpasiba\u201d (salvaci Dio), i giovani con il saluto arabo: \u201cSalam aleikum\u201d (la pace sia con voi). Fa una certa impressione vedere alla preghiera del venerd\u00ec partecipare pi\u00f9 giovani che anziani.<\/p>\n<p>Nel Mausoleo di G\u016br-i Am\u012br, tomba del re, \u00e8 sepolto Tamerlano e due dei suoi figli. La tomba \u00e8 molto semplice, un blocco di giada verde scuro, con una grossa spaccatura in mezzo. Si narra che nel 1740 fu trafugata e portata in Persia, ma il ladro ebbe tante disgrazie che temendo di essere perseguitato dalla maledizione di Tamerlano la riport\u00f2 indietro. N\u00e9 a Bukhara, n\u00e9 a Samarcanda, ho visto un\u2019organizzazione per le pulizie delle strade e per la raccolta delle immondizie e ovunque \u00e8 tutto pulito. Pare che fin dai tempi dei Khan la popolazione fosse obbligata a tenere pulite le strade e a gettare le immondizie negli appositi centri di raccolta. Quindi la gente sapendo che deve pulire, non sporca.<\/p>\n<p>Ci avviamo verso Shakhrisabz (nome impronunciabile), citt\u00e0 della nascita di Tamerlano, con macchine adeguate poich\u00e9 \u00e8 una strada di montagna e i bus non possono percorrerla. Stiamo andando verso il confine con l&#8217;Afghanistan. Il percorso \u00e8 costellato da piccoli villaggi rurali, con abitanti di etnia prevalentemente tagika e con i locali si parla russo, poich\u00e9 non conoscono l\u2019uzbeco. Sono vestiti con abiti molto colorati e sono molto socievoli. Scendendo dai tortuosi tornanti, nei pochi spazi pianeggianti, incontriamo numerose bancarelle che vendono frutta, verdure, t\u00e8 e formaggi di capra mescolati a erbe e spezie. Un\u2019economia parallela che si paga in Sum, euro e dollari non sono accettati. Stanno transitando alcuni furgoncini carichi di gente che recitano \u201clitanie\u201d vanno a un santuario di un maestro sufi. Li seguiamo. Entriamo in questo piccolo villaggio, fuori dal mondo. \u00c8 una realt\u00e0 di case e gente semplice, povera: fino ad ora abbiamo visto monumenti che ignorano l\u2019aspetto della vita quotidiana, popolare. Ci guardano con curiosit\u00e0. C\u2019\u00e8 un&#8217;antica moschea molto semplice, sembra essere del XIV secolo, con bellissime colonne di legno intarsiato, dipinta a calce con tappeti di fibre vegetali. Ci sono alcuni anziani che pregano, mi unisco a loro, un amico nello Yemen mi aveva insegnato tutto la gestualit\u00e0 e le formule, nel tentativo di convertirmi all\u2019Islam. Ci fermiamo nel patio della piccola moschea, su dei divani rialzati beviamo il t\u00e8, mi chiedono da dove veniamo, perch\u00e9 siamo l\u00ec etc. quindi convengono che siamo francesi, pare che tutti gli occidentali siano francesi. Alla domanda se sono musulmano dico di no, ma aggiungo che Dio \u00e8 uno solo per tutti; rimangono perplessi, ma poi annuiscono. Mi accompagnano sulla collina dove c\u2019\u00e8 la tomba del maestro\/santo Sufi. Nonostante l\u2019interprete, tagico\/russo\/italiano non afferro tutta la storia del maestro, che aveva predicato un Islam, meno rigido e pi\u00f9 tollerante, che consentiva un sincretismo con le religioni precedenti. Inoltre la centralit\u00e0 assegnata dal Sufismo all\u2019individuo si \u00e8 rivelata molto adatta per dei nomadi. L\u2019Imam\/guardiano della tomba mi stupisce un po&#8217;. I sunniti pregano con le mani vicino al viso, tenendo i pollici vicino alle orecchie, mentre gli sciiti pregano con le mani all\u2019altezza del petto con i palmi rivolti in alto. Questo Imam si toccava la fronte, le guance e poi alzava le braccia. Mi spiegano che hanno sempre pregato cos\u00ec. Dopo aver fatto un\u2019offerta che l&#8217;Imam ha rifiutato, scendiamo dalla collina e vediamo due persone intente a macellare una grande pecora nera. La settimana successiva vi sar\u00e0 una festa e verranno tanti pellegrini.<\/p>\n<p>Rientriamo a Samarcanda. Un treno ci aspetta per portarci a Tashkent, sulla strada incontriamo un enorme monumento, recente, di Tamerlano in trono. Alla base vediamo mazzi di fiori freschi. L\u2019identit\u00e0, come diceva un filosofo, non scivola come l\u2019acqua sotto la pancia delle anatre.<\/p>\n<p>Tashkent \u00e8 stata distrutta completamente da un terremoto nel 1966. Ora \u00e8 una grande citt\u00e0 moderna, grandi spazi, con giardini estesi e ovunque tanti alberi che separano edifici dalle linee sobrie e decorazioni spartane. Dell\u2019antico passato non \u00e8 rimasto niente. \u00c8 una citt\u00e0 vivace, tanti autobus (cinesi) e tante macchine, tutte uguali. Ultimamente la General Motors ha stipulato una joint-venture con la compagnia statale UzAuto per la produzione di 250.000 automobili che soddisferanno il mercato interno e saranno esportate nei paesi limitrofi. Le macchine sono quasi tutte dello stesso modello; sembra una ripetizione fordiana: un motore, un modello di carrozzeria, un colore (bianco). Auspicio del governo che ogni famiglia ne abbia una.<\/p>\n<p>Il centro islamico Hast-Imam espone il corano pi\u00f9 antico del mondo, fu portato da Tamerlano da Bagdad. Si tratta di un libro enorme conservato in una teca climatizzata e frutto di venerazione dei musulmani. Pare che ci siano tracce del sangue del califfo Othman assassinato nel 656 mentre leggeva il testo sacro. Si stanno costruendo tante ed enormi moschee, dicono che il modello politico \u00e8 la Turchia: trono e altare.<\/p>\n<p>I palazzi del potere sono di stile sovietico per\u00f2 ben ripuliti, ordinati e circondati da tanti giardini, c\u2019\u00e8 sempre un via vai di funzionari e di delegazioni straniere, cinesi in primis. Il paese sta cercando nuovi spazi per l\u2019esportazione del cotone e delle materie prime. Essendo senza sbocchi sul mare e circondato da paesi a loro volta senza sbocchi sul mare, le esportazioni sono difficili, il prezzo viene fatto dall\u2019acquirente. Negli ultimi anni il PIL \u00e8 cresciuto del 6\/7% grazie all\u2019aumento del prezzo del cotone e dell\u2019oro nei mercati internazionali, ma a quanto pare la popolazione non ne ha tratto grande beneficio. Le statistiche parlano del 27% dei cittadini a livello di povert\u00e0, ma le statistiche non tengono conto dell\u2019economia parallela, frutto del lavoro nero. Ai quadri del partito comunista si sono sostituite delle \u00e9lites \u201cfamiliari\u201d che gestiscono l\u2019economia. I contadini che coltivano il cotone sono i pi\u00f9 poveri: lo Stato, i commercianti, legati alla politica, definiscono il prezzo di acquisto del prodotto. C\u2019\u00e8 un forte sfruttamento, i tentativi di distribuzione delle terre, non hanno portato a sostanziali cambiamenti. Il turismo sta diventando una nuova forma di entrate. \u00c8 stato tolto il visto a molti cittadini dei paesi occidentali, si interviene ovunque per conservare monumenti e tradizioni. Gruppi musicali e folcloristici sono invitati continuamente. L\u2019Uzbekistan sta cercando di uscire dal suo isolamento. C\u2019\u00e8 un vasto programma di produzione di energia solare, il paese ha 330 giorni di sole all\u2019anno. Sono in atto finanziamenti internazionali per la produzione di energia verde e per le infrastrutture lungo la vecchia via della seta.<\/p>\n<p>Al centro della citt\u00e0 c\u2019\u00e8 una grande statua di Tamerlano a cavallo, sembra voler correre verso le colline del Tajikistan, rinnovare le epiche scorrerie della giovent\u00f9 e voler uscire dalla dimensione sedentaria, per l\u2019irrefrenabile spirito delle cavalcate senza limiti. Il sangue mongolo \u00e8 mescolato all\u2019istintivo calcolo matematico dello spazio del nomadismo. In Tamerlano, la carismatica ascesa di un sufi islamico si \u00e8 sovrapposta alla figura primordiale dello sciamano delle steppe.<\/p>\n<p><em>\u201cLaggi\u00f9 all\u2019orizzonte dove la steppa si unisce al cielo\u201d Poeta uzbeko del XIV Secolo<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cStar cos\u00ec muta in sul deserto piano, che il suo giro lontano al ciel confina\u201d Leopardi<\/em>.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1155],"fascicolo":[332],"class_list":["post-2984","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-antonio-fraccaroli","fascicolo-ottobre-2023"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Uzbekistan. Impressioni di viaggio<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Antonio Fraccaroli, pubblicato nel numero di Ottobre 2023. 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