{"id":2973,"date":"2023-10-01T12:00:00","date_gmt":"2023-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2973"},"modified":"2026-04-19T15:11:16","modified_gmt":"2026-04-19T13:11:16","slug":"limpegno-della-regenerative-society-foundation-il-contributo-della-dottrina-sociale-della-chiesa","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2023\/ottobre\/limpegno-della-regenerative-society-foundation-il-contributo-della-dottrina-sociale-della-chiesa\/","title":{"rendered":"L\u2019impegno della \u201cRegenerative Society Foundation\u201d. Il contributo della Dottrina Sociale della Chiesa"},"content":{"rendered":"<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Il presente lavoro di ricerca prende il via grazie ad un\u2019esperienza di tirocinio curriculare svolta presso la Regenerative Society Foundation, organizzazione non profit nata nell\u2019ottobre 2020 con l\u2019obiettivo di riunire imprese, altre organizzazioni, istituzioni pubbliche, singoli individui ecc., per promuovere la rigenerazione e quindi l\u2019economia rigenerativa come nuovo paradigma di sviluppo alternativo a quello <em>main stream<\/em>\u00a0basato esclusivamente sulla logica del profitto.<\/p>\n<p>Scopo originario dell\u2019<em>internship<\/em>\u00a0era di fornire supporto circa l\u2019individuazione di standard e metriche esistenti &#8211; e relativi target &#8211; che potessero misurare la capacit\u00e0 rigenerativa delle imprese e di conseguenza avvalersene per valutare e quindi finanziare quei progetti che puntavano alla rigenerazione degli ecosistemi e che miravano, in generale, al passaggio da un paradigma estrattivo \u2013 tipico dell\u2019economia lineare \u2013 a uno rigenerativo.<\/p>\n<p>Tuttavia, \u00e8 subito emerso un\u00a0<em>gap<\/em>\u00a0di conoscenza, cio\u00e8 l\u2019inesistenza di una definizione chiara, univoca e, dunque, operativa della \u201crigenerazione\u201d e dell\u2019\u201ceconomia rigenerativa\u201d che potesse mettere d\u2019accordo tutti i\u00a0<em>founders<\/em>\u00a0e quindi essere una base dalla quale partire per la ricerca di metriche opportune. Ciascuno dei\u00a0<em>founders<\/em>\u00a0proponeva \u2013 e talvolta anche imponeva &#8211; una propria definizione, perfettamente calzante con quelle che erano le proprie attivit\u00e0 principali e quindi i propri interessi. Come si pu\u00f2, dunque, \u201cmisurare\u201d un qualcosa che non \u00e8 ancora ben definito e soprattutto ben definito da tutti in maniera univoca?<\/p>\n<p>Da qui, il cambio dell\u2019obiettivo del gruppo di lavoro che a questo punto \u00e8 diventato quello di definire la rigenerazione o, comunque, provarci. Il\u00a0<em>team<\/em>\u00a0ha preferito adottare un approccio\u00a0<em>bottom-up<\/em>: partire dall&#8217;analisi dei<em>\u00a0framework<\/em>-progetti-imprese\u00a0che si definiscono rigenerativi (includendo anche i termini \u201c<em>restoration<\/em>\u201d o simili) per avere una casistica ragionata che ha consentito di fare una sorta di stato dell&#8217;arte su come a oggi viene interpretata, e possibilmente misurata, la rigenerazione e quindi, l\u2019economia rigenerativa. Ovviamente, per ora, non si \u00e8 giunti ad una conclusione, ma ad un elenco di caratteristiche comuni dalle quali iniziare a ragionare per costruire una definizione che non solo possa mettere tutti d\u2019accordo, ma sia soprattutto rispondente ad alcuni requisiti specifici che differenzino questo modello da altri gi\u00e0 esistenti.<\/p>\n<p>Il presente lavoro, dunque, ripercorre questa esperienza vissuta all\u2019interno del gruppo della Regenerative Society Foundation:<\/p>\n<p><strong>1.<\/strong>\u00a0nel primo capitolo verr\u00e0 descritta l\u2019importanza della rigenerazione delle risorse naturali e quindi degli ecosistemi in un contesto in cui l\u2019attenzione ai temi ambientali \u00e8 tornata preponderante all\u2019interno del dibattito pubblico. Successivamente verr\u00e0 presentata in breve la Regenerative Society Foundation \u2013 costituzione, obiettivi e\u00a0<em>partnership<\/em>\u00a0\u2013 ed in particolare la strutturazione del gruppo di lavoro sulle misurazioni;<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong>\u00a0nel secondo capitolo verr\u00e0 dato spazio all\u2019analisi dei progetti individuati dal gruppo di lavoro, secondo alcune linee guida comuni che hanno permesso di individuare elementi dai quali partire per delimitare un primo perimetro della definizione di \u201c<em>regeneration<\/em>\u201d (le schede dei singoli progetti sono poste in appendice alla tesi originale);<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong>\u00a0nel terzo capitolo, infine, si \u00e8 cercato di impostare un primo dialogo tra economia rigenerativa e Dottrina Sociale della Chiesa, evidenziando quei passaggi in cui quest\u2019ultima pu\u00f2 fornire un contributo di \u201csenso\u201d a questo nuovo modello economico, a maggior ragione se \u00e8 ancora in via di definizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Capitolo I<\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019impegno della Regenerative Society Foundation per la definizione e la promozione dell\u2019economia rigenerativa<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Si fa sempre pi\u00f9 chiara ed impellente la necessit\u00e0 di adottare un modello di sviluppo alternativo a quello dominante ormai ampiamente riconosciuto come insostenibile sia da un punto di vista economico, sia da un punto di vista sociale che ambientale: le economie emergenti ed i paesi in via di sviluppo vedono aumentare il loro gi\u00e0 enorme debito pubblico; il divario tra economia reale e finanza favorisce il diffondersi di disuguaglianze tra paesi e all\u2019interno dei paesi stessi a causa di un intervento politico pressoch\u00e9 inesistente; i cambiamenti climatici minacciano la distruzione di ecosistemi, biodiversit\u00e0 e capitale naturale.<\/p>\n<p>All\u2019interno del dibattito sulla ricerca di nuovi modelli per modificare queste attuali tendenze economiche, sociali ed ambientali &#8211;\u00a0<em>impact economy, stakeholder economy<\/em>, economia della felicit\u00e0, economia della ciambella, decrescita felice, economia del benessere e tanti altri &#8211; si sta facendo strada un nuovo concetto che \u00e8 quello di \u201crigenerazione\u201d e quindi di \u201ceconomia rigenerativa\u201d. Ad oggi, per\u00f2, al di l\u00e0 di una prima contestualizzazione tra le tante proposte che mirano principalmente a rispondere alle questioni ambientali, e di una intuibile associazione con tutto ci\u00f2 che riguarda la capacit\u00e0 di rigenerare gli ecosistemi e quindi di rigenerare pi\u00f9 risorse di quante ne siano state utilizzate \u2013 datane la scarsit\u00e0 qualitativa e quantitativa &#8211; manca una definizione puntuale e condivisa del concetto. Questo gap di conoscenza non ci permette quindi di definire con chiarezza ci\u00f2 che \u00e8 effettivamente rigenerativo, di distinguerlo da ci\u00f2 che non lo \u00e8, e di conseguenza misurarne le performance per eventualmente migliorarle.<\/p>\n<p>Da qui parte l\u2019impegno della \u201cRegenerative Society Foundation\u201d, un\u2019alleanza d\u2019imprese, organizzazioni non profit, istituzioni accademiche e singoli individui, nata nell\u2019ottobre 2020 per promuovere la \u201crigenerazione\u201d come base di un nuovo modo di concepire l\u2019economia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019attualit\u00e0 della rigenerazione all\u2019interno della questione ambientale<\/strong><\/p>\n<p>Secondo il primo volume del sesto report sui cambiamenti climatici dell\u2019IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change<sup>1<\/sup>) per l\u2019Italia pubblicato il 9 agosto 2021, \u201c<em>i cambiamenti climatici stanno gi\u00e0 influenzando molti estremi meteorologici e climatici come ondate di calore, precipitazioni intense, siccit\u00e0 e cicloni tropicali in ogni regione del mondo e si sono rafforzate rispetto al precedente rapporto dell\u2019IPCC le prove che attribuiscono queste variazioni negli estremi all\u2019influenza umana<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il diffondersi a livello planetario di questi eventi calamitosi e relativi effetti economico-sociali che non si esauriscono a livello locale, ma hanno ripercussioni in diverse parti del mondo a causa dell\u2019interconnessione globale, ha accresciuto la consapevolezza che la tutela dell\u2019ambiente sia uno dei driver fondamentali ed imprescindibili per assicurare un futuro al genere umano e al pianeta stesso e su cui impostare nuovi modelli economici ed in generale di sviluppo. Per questo motivo, i temi ambientali stanno entrando in maniera sempre pi\u00f9 preponderante all\u2019interno del dibattito pubblico; si assiste, inoltre, ad uno sforzo della comunit\u00e0 internazionale nell\u2019intraprendere iniziative di sensibilizzazione e programmazione politica che coinvolgono anche il settore privato, entrambi sollecitati da un\u2019opinione pubblica in cui giocano un ruolo sempre pi\u00f9 decisivo le giovani generazioni, che oltre ad essere le pi\u00f9 colpite da questa crisi, sono paradossalmente quelle ad avere le maggiori capacit\u00e0 intellettuali, sociali e tecnologiche per risolvere il problema. Non potendole citare tutte, ci si limita a ricordarne alcune solo a titolo puramente esemplificativo: L\u2019Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata dall\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite (\u2026) e il \u201c<em>Green Deal<\/em>\u201d (\u2026) europeo.<\/p>\n<p>Secondo uno studio in continua evoluzione messo a punto dal 2009 dal ricercatore svedese Johan Rockstrom, ci sono nove \u201climiti planetari\u201d all\u2019interno dei quali la vita umana pu\u00f2 continuare a prosperare. Essi riguardano nove aree fondamentali che garantiscono l\u2019equilibrio del nostro pianeta: gli oceani, il sistema climatico atmosferico, lo strato di ozono stratosferico, la biodiversit\u00e0, il ciclo idrogeologico, lo sfruttamento del suolo, il ciclo dei nutrienti, l\u2019inquinamento atmosferico e le scorie nucleari. Per ciascun\u2019area esiste una soglia critica che, una volta superata, compromette l\u2019intero ecosistema terrestre. Com\u2019\u00e8 facilmente intuibile, la situazione si complica a causa dell\u2019interdipendenza tra i confini che, se superati, potrebbero dar vita a cambiamenti irreversibili. Per invertire la rotta, i dieci anni che abbiamo davanti diventano cruciali; infatti, lo stesso Rockstrom, parla di \u201c<em>decennio decisivo per il futuro dell\u2019umanit\u00e0 e della terra<\/em>\u201d. Tra questi nove confini che non dovremmo superare, i tre nei quali la situazione \u00e8 critica sono la concentrazione dei gas serra e dei cambiamenti climatici ad essa legati, la perdita di biodiversit\u00e0 e l\u2019esaurimento delle materie prime.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione internazionale di ricerca\u00a0<em>Global Footprint Network<\/em>\u00a0calcola annualmente l\u2019\u201c<em>Overshoot day<\/em>\u201d, cio\u00e8 il giorno che segna l\u2019esaurimento delle risorse rinnovabili che la Terra \u00e8 in grado di rigenerare in un anno. Il giorno in cui la Terra ha esaurito le risorse naturali previste per tutto il 2021, \u00e8 stato il 29 luglio, rispetto al 22 agosto del 2020. A determinare la data sono stati l\u2019aumento del 6,6% dell\u2019impronta di carbonio<sup>2<\/sup>\u00a0e la diminuzione della biocapacit\u00e0<sup>3<\/sup>\u00a0forestale globale dello 0,5%. Per l\u2019Italia, l\u2019\u201c<em>Overshoot Day<\/em>\u201d del 2021 \u00e8 caduto il 13 maggio, a differenza del 2020 in cui \u00e8 caduto il 14 maggio. Questo eccessivo sfruttamento ecologico causa sempre pi\u00f9 frequentemente eventi meteorologici estremi, siccit\u00e0 e scarsit\u00e0 di acqua dolce, erosione del suolo e deforestazione, anidride carbonica nell\u2019atmosfera e perdita di biodiversit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione crescente nei confronti di questi trend esponenziali, a cui si aggiunge l\u2019aumento della popolazione globale, ci indica come il tema della scarsit\u00e0 &#8211; sia qualitativa che quantitativa &#8211; delle risorse stia diventando sempre pi\u00f9 centrale all\u2019interno del dibattito sulla ricerca di modelli alternativi di sviluppo, per cui si sta facendo strada un nuovo concetto che \u00e8 quello di \u201crigenerazione\u201d. Nel mondo del<em>\u00a0business<\/em>, il passaggio da un paradigma estrattivo che va a distruggere gli ecosistemi pi\u00f9 velocemente di quanto essi ci mettano per rigenerarsi, ad uno rigenerativo, \u00e8 al centro della filosofia delle Societ\u00e0 Benefit e delle B Corp. Societ\u00e0 Benefit e B Corp sono due strumenti \u2013 uno normativo<sup>4<\/sup>\u00a0e l\u2019altro di misurazione<sup>5<\/sup>\u00a0\u2013 che, modificando i modelli di\u00a0<em>business<\/em>\u00a0delle aziende da estrattivi a rigenerativi, creano benessere per gli ecosistemi e le persone. Il\u00a0<em>business<\/em>\u00a0ed il profitto non sono pi\u00f9 l\u2019obiettivo delle imprese, ma diventano lo strumento per creare una prospettiva condivisa e durevole per esse stesse e il contesto territoriale e sociale in cui operano, secondo il principio dell\u2019interdipendenza.<\/p>\n<p>Tuttavia, non esiste in questo momento una definizione puntuale e condivisa di \u201crigenerazione\u201d, per cui si possa valutare un\u2019attivit\u00e0, un progetto, un\u2019idea di business, un\u2019impresa o un\u2019organizzazione come effettivamente rigenerativi e quindi renderli scalabili e perch\u00e9 no, riproducibili: questo \u00e8 l\u2019obiettivo che si \u00e8 data la Regenerative society Foundation ed in particolare il suo \u201cgruppo misurazione\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La Regenerative Society Foundation<\/strong><\/p>\n<p>Nata nel settembre del 2020, subito prima del lancio del suo programma d\u2019azione \u201cRegeneration 20|30\u201d avvenuto a Parma, il 15 e 16 ottobre 2020, la Fondazione partecipativa senza scopo di lucro \u00e8 presieduta da Andrea Illy e Jeffrey Sachs. La Fondazione Ernesto Illy \u00e8 tra i suoi fondatori, insieme con il\u00a0Sustainable Development Solutions Network\u00a0delle Nazioni Unite, il Gruppo Davines, il Gruppo Chiesi, Banca Mediolanum e Flowe, Mutti SpA, Lombard Odier, oltre al sistema B Corp e alla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in previsione di cooptarne altri. La coalizione conta inoltre su importanti partner istituzionali, quali il Centre for Bhutan Studies; l\u2019Accademia Pontificia delle Scienze Sociali; UNIDO (United Nations Industrial Development Organization); ASVIS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile); il Wellbeing Research Centre di Oxford University e il Center for Sustainable Development di Columbia University.<\/p>\n<p>La \u201cRegenerative Society Foundation\u201d \u00e8 un\u2019alleanza unica nel suo genere: imprese, istituzioni, universit\u00e0, organizzazioni non governative, confessioni religiose e singoli individui coinvolti in una partnership per rendere possibile un futuro pi\u00f9 sostenibile, in un periodo che va tra il 2020 e il 2030. I suoi tre pilastri sono l\u2019economia rigenerativa, le azioni per il clima e la felicit\u00e0 mondiale. Dalle sue \u201cGuidelines\u201d leggiamo che la Fondazione immagina:\u00a0<em>\u201cun&#8217;economia globale in cui le imprese e tutti gli altri attori siano una forza positiva che rigenera gli esseri umani, la societ\u00e0 e la biosfera. Le aziende misurano il loro impatto e creano valore per tutti gli stakeholder, comprendendo che insieme siamo responsabili per le generazioni future. La crisi climatica \u00e8 la pi\u00f9 grande minaccia per il nostro futuro. Il mondo deve raggiungere zero emissioni nette di gas serra al massimo entro il 2050. Con la presente ci impegniamo a compiere un forte sforzo per spostare i nostri modelli di business verso un percorso di decarbonizzazione per avviare un nuovo percorso inclusivo ed economia prospera. La ricerca della felicit\u00e0 nel suo significato pi\u00f9 profondo di autorealizzazione, altruismo, benessere individuale e sociale, \u00e8 l&#8217;obiettivo finale della vita e la nuova frontiera della sostenibilit\u00e0. I responsabili politici, le organizzazioni private e pubbliche e i leader spirituali, dovrebbero impegnarsi a raggiungere la felicit\u00e0 come la vera misura dell&#8217;umano progresso\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Come abbiamo letto, l\u2019interconnessione e l\u2019interdipendenza tra i tre pilastri sono fondamentali per dare forma ad un nuovo modello di sviluppo \u201crigenerativo\u201d. Il suo macro-obiettivo per il 2030 \u00e8 sviluppare e istituzionalizzare l&#8217;economia rigenerativa attraverso lo scouting di progetti rigenerativi ed il loro successivo\u00a0<em>scale up<\/em>\u00a0grazie a reti di\u00a0<em>partnership<\/em>\u00a0globali e modelli finanziari innovativi. Sostenendo e promuovendo azioni di ricerca e sviluppo sul tema della rigenerazione, intende colmare tutte le attuali lacune di conoscenza e quindi avviare processi educativi ed attivit\u00e0 di\u00a0<em>advocacy<\/em>\u00a0per promuovere e sostenere la rigenerazione a tutti i livelli, dalle istituzioni ai media, dal settore privato alla societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>In particolare, le azioni si focalizzeranno su quattro aree d\u2019intervento:<\/p>\n<p><strong>1.<\/strong>\u00a0Ridurre i gas serra e ricostituire lo stock di carbonio nelle biosfere terrestri e idriche;<br \/>\n<strong>2.<\/strong>\u00a0Preservare la biodiversit\u00e0;<br \/>\n<strong>3.<\/strong>\u00a0Sviluppare materiali e catene di fornitura \u201ccircolari\u201d;<br \/>\n<strong>4.<\/strong>\u00a0Coltivare e mirare al benessere perseguendo il doppio beneficio &#8211; salute e felicit\u00e0 &#8211; per le persone e il pianeta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il gruppo \u201cmisurazione\u201d<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019interno della Fondazione \u00e8 stato creato un gruppo di lavoro con l\u2019obiettivo di individuare e\/o impostare metriche e standard da utilizzare per valutare la capacit\u00e0 rigenerativa delle aziende (\u2026). Il gruppo si \u00e8 incontrato periodicamente dal mese di luglio al mese di dicembre 2021 e poich\u00e9 manca una definizione di rigenerazione ufficiale e condivisa dalla quale partire per individuare o addirittura impostare ex novo, metriche per la valutazione della capacit\u00e0 rigenerativa dei progetti di aziende, organizzazioni, istituzioni ecc., ha preferito un approccio<em>\u00a0bottom-up<\/em>: partire dall&#8217;analisi dei\u00a0<em>framework<\/em>-progetti-imprese\u00a0che si definiscono rigenerativi (includendo anche i termini \u201c<em>restoration<\/em>\u201d o simili) per avere una casistica ragionata che consenta di fare una sorta di stato dell&#8217;arte su come a oggi viene interpretata, e possibilmente misurata, la rigenerazione e quindi, l\u2019economia rigenerativa.<\/p>\n<p>Questi, in sintesi, gli step compiuti:<\/p>\n<p><strong>1.<\/strong>\u00a0nel primo step (luglio-agosto 2021), si \u00e8 deciso di fare un focus sulla rigenerazione \u201cambientale\u201d in quanto l\u2019accezione sociale avrebbe reso ancora pi\u00f9 variegato e complesso il campo di indagine;<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong>\u00a0nel secondo (settembre 2021), dopo una attenta analisi della letteratura esistente, si \u00e8 accertata la mancanza di una definizione univoca della rigenerazione, per cui, prima di passare all\u2019individuazione di standard e metriche per la sua misurazione, si \u00e8 convenuto insieme della necessit\u00e0 di definire \u2013 o cercare di definire \u2013 la rigenerazione in senso stretto;<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong>\u00a0nel terzo step (ottobre-novembre 2021), che \u00e8 quello di cui parleremo ampiamente nel secondo capitolo di questo elaborato \u2013 attraverso un approccio\u00a0<em>bottom up<\/em>, \u00e8 stata compiuta un\u2019analisi di\u00a0<em>framework<\/em>\u00a0e progetti che si definiscono rigenerativi (includendo anche i termini come \u201c<em>restoration<\/em>\u201d e simili). Si \u00e8 stabilito di indagare in generale su\u00a0<em>framework<\/em>\u00a0e progetti e non su \u201cimprese rigenerative\u201d poich\u00e9 sarebbe risultato limitante sia in termini di core business sia in termini di forma giuridica. I\u00a0<em>framework<\/em>\u00a0ed i progetti analizzati sono stati scelti all\u2019interno di una mappatura precedentemente effettuata dalla Regenerative Society Foundation;<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong>\u00a0nell\u2019ultimo step di questa prima fase del lavoro (dicembre 2021), grazie all\u2019analisi compiuta nel precedente passaggio, si \u00e8 presentata una prima casistica ragionata che ha consentito di avere una sorta di stato dell\u2019arte su come oggi viene interpretata e possibilmente misurata la rigenerazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Capitolo II<\/strong><br \/>\n<strong>Analisi dei progetti<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>In questo secondo capitolo vengono analizzati i diversi progetti studiati dal \u201cgruppo misurazione\u201d per delineare un primo perimetro di riferimento del concetto di \u201c<em>regeneration<\/em>\u201d. La selezione dei progetti \u00e8 stata effettuata all\u2019interno di una mappatura precedentemente realizzata dalla Regenerative Society Foundation che ha raccolto numerose esperienze di buone pratiche, campagne di\u00a0<em>advocacy<\/em>\u00a0o studi e ricerche in termini generali di sostenibilit\u00e0 economica, sociale ed ambientale, tra aziende, organizzazioni non profit, organismi istituzionali, universit\u00e0 e centri di ricerca. La scelta \u00e8 ricaduta su quei progetti che si definiscono rigenerativi o che parlano espressamente di rigenerazione soprattutto in termini ambientali. In questa fase, abbiamo allargato il campo di indagine anche a tutte quelle esperienze che utilizzano nella loro presentazione una terminologia simile come \u201c<em>restoration<\/em>\u201d o \u201c<em>ecosystem restoration<\/em>\u201d o ancora \u201c<em>restorative<\/em>\u201d, purch\u00e9 l\u2019azione in oggetto fosse rimasta nell\u2019ambito dell\u2019ecosistema naturale.<\/p>\n<p>Sono state individuate tre tipologie di progetti:<\/p>\n<p><strong>1. Progetti \u201cframework\u201d:<\/strong>\u00a0quadri teorici di riferimento proposti da organismi internazionali sia pubblici che privati. In questa categoria troviamo il programma \u201cEcosystem Restoration\u201d dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, lo studio \u201cRESTORE \u2013 Rethinking sustainability towards regenerative economy\u201d realizzato dal COST (European Cooperation in Science and Technology) e il \u201cRodale Institute\u201d, organizzazione non profit leader nel campo dell\u2019agricoltura biologico rigenerativa e della sua istituzionalizzazione;<\/p>\n<p><strong>2. Progetti \u201cRegenerative Society Foundation\u201d:<\/strong>\u00a0progettualit\u00e0 promosse da alcuni founder della Fondazione o dalla Fondazione stessa. In particolare il \u201cKilometroverde\u201d di Parma, sostenuto all\u2019interno del \u201cConsorzio forestale Kilometroverde Parma\u201d dalle aziende Chiesi, Mutti e Davines, il progetto \u201cVirtuous Agriculture\u201d della Fondazione Ernesto Illy ed infine il \u201cSustainable ecosystems of connected, prosperous communities\u201d, progetto di agricoltura rigenerativa promosso in Africa dalla stessa Regenerative Society Foundation in collaborazione con l\u2019Ifad (International Fund for Agricultural Development) e Farmshine (piattaforma virtuale globale in cui agricoltori e acquirenti e fornitori di servizi agricoli possono operare a condizioni reciprocamente vantaggiose), presentato durante l\u2019ultima COP26 a Glasgow.<\/p>\n<p><strong>3. Progetti di organizzazioni profit e non profit:<\/strong>\u00a0le esperienze presentate appartengono sia al panorama internazionale che nazionale, ma essendo l\u2019Italia il contesto di riferimento della Regenerative Society Foundation, una particolare attenzione \u00e8 stata rivolta ai progetti delle organizzazioni del nostro paese. Per il contesto italiano verranno presentati il progetto \u201cARCA \u2013 Terra buona, cibo sano\u201d realizzato nelle Marche, l\u2019esperienza dell\u2019agricoltura rigenerativa dell\u2019azienda agricola De Martino nel Cilento, il progetto della \u201cPlanet Farm, Go Vertical\u201d sull\u2019agricoltura verticale, il progetto \u201cTomato regeneration\u201d della \u201cNestl\u00e8\u201d realizzato in Campania e in Emilia Romagna, la campagna \u201cRegeneration\u201d di Levissima e la \u201cEco-ethical company\u201d del gruppo Savioli. Per il contesto internazionale si fa invece\u00a0 riferimento al \u201cRegenerative fund for Nature\u201d del gruppo moda \u201cKering\u201d, alla \u201cSinai Initiative\u201d promossa dal gruppo di ingegneri olandesi \u201cThe weather makers\u201d, al progetto \u201cRegeneration\u201d dell\u2019azienda tessile inglese \u201cTrace collective\u201d e all\u2019\u201cAcacias for All\u201d dell\u2019omonima impresa sociale tunisina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019analisi di ogni progetto \u00e8 stata sintetizzata all\u2019interno di un\u2019apposita scheda articolata nelle seguenti voci:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Nome:<\/strong>\u00a0nome del progetto;<\/li>\n<li><strong>Proponente:<\/strong>\u00a0organizzazione promotrice del progetto ed eventuali partnership;<\/li>\n<li><strong>Descrizione:<\/strong>\u00a0breve descrizione generale del progetto, delle sue finalit\u00e0 e del suo contesto di riferimento;<\/li>\n<li><strong>Concetto di \u201cregeneration\u201d:<\/strong>\u00a0interpretazione del concetto di rigenerazione che viene specificato o che emerge dal progetto;<\/li>\n<li><strong>Interventi specifici:<\/strong>\u00a0azioni che rendono operativo il concetto di rigenerazione;<\/li>\n<li><strong>Elementi di misurazione:<\/strong>\u00a0esplicitazione di eventuali metriche di misurazione degli effetti\/benefici relativi agli interventi specifici realizzati;<\/li>\n<li><strong>Rispetto dei criteri della \u201cRegenerative Society Foundation\u201d:<\/strong>\u00a0riscontro dei 4 criteri che le \u201c<em>Guidelines<\/em>\u201d della Fondazione pongono alla base dei processi rigenerativi, senza i quali non si potrebbe parlare di \u201cregeneration\u201d. Come abbiamo visto nel capitolo precedente, essi sono:<\/li>\n<\/ul>\n<p>1. La riduzione dei gas serra e la ricostituzione dello stock di carbonio nelle biosfere terrestri e idriche;<br \/>\n2. La preservazione della biodiversit\u00e0;<br \/>\n3. Lo sviluppo di materiali e catene di fornitura \u201ccircolari\u201d;<br \/>\n4. Il raggiungimento del benessere perseguendo il doppio beneficio &#8211; salute e felicit\u00e0 &#8211; per le persone e il pianeta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni criterio \u00e8 stato indicato come:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>diretto<\/strong>, se il progetto si pone esplicitamente l\u2019obiettivo in questione e pone in essere azione specifiche per raggiungerlo; gli obiettivi diretti si distinguono in prevalenti o secondari a seconda del grado di intensit\u00e0 delle relative azioni;<\/li>\n<li><strong>indiretto,<\/strong>\u00a0se il raggiungimento dell\u2019obiettivo in questione \u00e8 consequenziale al raggiungimento degli obiettivi diretti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>I contenuti delle schede \u2013 poste in appendice alla tesi &#8211; derivano da un\u2019attenta analisi delle informazioni a disposizione sui singoli progetti. Per quanto riguarda i progetti della sezione \u201cRegenerative Society Foundation\u201d, \u00e8 stato possibile effettuare interviste ai\u00a0<em>founders<\/em>\u00a0che si sono resi disponibili a fornire indicazioni e specifiche sulle diverse voci delle schede, mentre per gli altri ci si \u00e8 attenuti alle informazioni presenti sui siti istituzionali dei progetti stessi o delle organizzazioni promotrici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Definizione di \u201cregeneration\u201d<\/strong><br \/>\nL\u2019analisi dei progetti presi in esame dal \u201cgruppo misurazione\u201d fa emergere un dato di fatto molto rilevante ai fini della nostra ricerca: nessuno di essi fornisce una definizione chiara, formale e quindi operativa del concetto di rigenerazione. Come abbiamo dichiarato in premessa, poich\u00e9 si sono presi in considerazione anche tutte quelle esperienze che utilizzano nella loro descrizione una terminologia simile (<em>restoration, ecosystem restoration, restorative<\/em>), c\u2019\u00e8 da rilevare che soltanto il primo progetto framework delle Nazioni Unite \u201cDecade on ecosystem restoration 2021-2030\u201d definisce puntualmente \u201cl\u2019ecosystem restoration\u201d come il \u201c<em>processo di arresto e inversione del degrado degli ecosistemi, con conseguente recupero della biodiversit\u00e0 e miglioramento dei servizi ecosistemici. Esso comprende un ampio continuum di pratiche a seconda delle condizioni locali e delle scelte della societ\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Tuttavia, il secondo progetto framework \u201cRestore \u2013 Rethinking Sustainability Towards Regenerative Economy\u201d (ricerca del COST &#8211; European Cooperation in Science and Technology) propone addirittura una differenza tra ci\u00f2 che \u00e8 \u201c<em>sustainable<\/em>\u201d, ci\u00f2 che \u00e8 \u201c<em>restorative<\/em>\u201d e ci\u00f2 che \u00e8 \u201c<em>regenerative<\/em>\u201d, com\u2019\u00e8 ben descritto nella seguente infografica estrapolata direttamente dal lavoro in questione:<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/fega_01.png\" alt=\"fega 01\" width=\"477\" height=\"173\" \/>Figura n.1<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo studio sostiene che la sostenibilit\u00e0, gi\u00e0 un passo avanti rispetto alla concezione tradizionale di business orientato esclusivamente al profitto e alla massimizzazione dell\u2019utile per gli azionisti, e poi di economia green<sup>6<\/sup>, rappresenti soltanto l\u2019inizio di un percorso verso la \u201c<em>regeneration<\/em>\u201d; Per \u201csostenibile\u201d, infatti, s\u2019intende tutto ci\u00f2 che limita l\u2019impatto, il punto di equilibrio in cui si restituisce tanto quanto si prende. Il secondo passaggio \u00e8 rappresentato dalla \u201c<em>restorative<\/em>\u201d, caratteristica di tutte quelle attivit\u00e0 che favoriscono il ripristino dei sistemi sociali ed ambientali ad uno stato sano. Infine, per \u201c<em>regenerative<\/em>\u201d s\u2019intende tutto ci\u00f2 che consente ai sistemi sociali ed ecologici non solo di mantenere uno stato sano, ma anche di evolversi. Ci\u00f2 nonostante, per quanto possa essere per alcuni innovativa, ma per altri poco condivisibile visti i pochi dati scientifici a supporto della stessa, la definizione non appare certamente chiara ed esaustiva, in linea con quella che tutti gli altri progetti danno al termine \u201c<em>regeneration<\/em>\u201d: un concetto vago, che in generale richiama alla protezione e alla ricostituzione dell\u2019ecosistema distrutto dall\u2019attivit\u00e0 umana e quindi all\u2019enorme quantit\u00e0 di benefici sociali ed economici per le comunit\u00e0 destinatarie degli interventi. Inoltre, in tutti i progetti, esclusa la ricerca del COST che abbiamo citato in precedenza, non vi \u00e8 alcun accenno ad una eventuale differenza tra sostenibilit\u00e0 e rigenerazione intesa come l\u2019una il primo step verso l\u2019altra, piuttosto la seconda come uno degli interventi specifici per raggiungere la prima, come vedremo nel prossimo paragrafo.<\/p>\n<p>Tra i 16 progetti analizzati ve ne sono 2 \u2013 il progetto \u201cregeneration\u201d della Levissima (San Pellegrino-Nestl\u00e8) e \u201cThe Eco-Ethical Company\u201d del Gruppo Mauro Saviola \u2013 che identificano la \u201crigenerazione\u201d come una fase del processo tipico dell\u2019economia circolare, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di reintrodurre in altra forma all\u2019interno del ciclo economico, materiali e\/o componenti di prodotti non pi\u00f9 in uso. In questi casi, il ripristino dell\u2019ecosistema viene assicurato in maniera indiretta attraverso l\u2019utilizzo di \u201cmaterie prime seconde\u201d, evitando, quindi, l\u2019ulteriore estrazione dal suolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Interventi specifici e settori<\/strong><\/p>\n<p>La lettura di questo paragrafo richiede alcune premesse. Come abbiamo visto in precedenza, il concetto di \u201crigenerazione\u201d emerso da tutti i progetti, richiama in generale la protezione e il ripristino degli ecosistemi ed i relativi benefici economici e sociali che ne conseguono. Tuttavia, sebbene siano interessanti da descrivere ed approfondire le dimensioni economiche e sociali della rigenerazione espresse in delle attivit\u00e0 specifiche, il focus del lavoro del gruppo e quindi del presente paragrafo, sar\u00e0 dedicato esclusivamente alla descrizione e al commento degli interventi specifici in ambito ambientale. Inoltre, non prenderemo in considerazione i due progetti che identificano la rigenerazione esclusivamente come una fase dell\u2019economia circolare. Bisogna considerare che in non tutti i 14 progetti vi \u00e8 una presentazione dettagliata delle attivit\u00e0 portate avanti per raggiungere l\u2019obiettivo della rigenerazione, piuttosto alcuni macro-obiettivi come la \u201ctutela del paesaggio\u201d o la \u201ctutela della biodiversit\u00e0\u201d contro la degradazione e la modifica degli ecosistemi. Per quanto riguarda gli interventi specifici, quello presente nel 50% dei progetti analizzati \u00e8 lo\u00a0<strong>stoccaggio di carbonio<\/strong>, cio\u00e8 l\u2019assorbimento dell\u2019anidride carbonica da parte del terreno attraverso le piante. Questo processo non solo favorisce la diminuzione degli effetti del cambiamento climatico, ma migliora la produttivit\u00e0 del terreno, la sua qualit\u00e0 insieme a quella dell\u2019aria e dell\u2019acqua, e di conseguenza la sicurezza alimentare. Sei progetti su quattordici mettono in campo\u00a0<strong>azioni per migliorare l\u2019utilizzo dell\u2019acqua<\/strong>\u00a0sia a livello quantitativo per evitarne lo spreco (ad esempio l\u2019installazione di sonde con sensori che comunicano agli agricoltori le condizioni di unit\u00e0 del terreno, riducendo lo spreco idrico e aumentando la reattivit\u00e0 e la resistenza delle piante) sia a livello qualitativo per aumentare la fertilit\u00e0 del suolo e la crescita della biomassa. Cinque progetti su quattordici, invece, promuovono\u00a0<strong>azioni di riforestazione e rimboschimento<\/strong>, non soltanto con l\u2019obiettivo di rigenerare terreni degradati, ma anche di riqualificare aree urbane ed extraurbane. Quarto intervento specifico emerso \u00e8 l\u2019insieme di processi che favoriscono la\u00a0<strong>rotazione delle colture e la presenza di mosaici paesaggistici.<\/strong>\u00a0Presenti in quattro progetti su quattordici, il primo consiste nella variazione, all\u2019interno dello stesso appezzamento di terreno, della specie agraria coltivata per mantenere o migliorare la fertilit\u00e0 del terreno per ottenerne una maggiore resa, mentre il secondo nello scomporre un determinato territorio in tanti paesaggi quanti sono i processi e gli organismi che lo caratterizzano.<\/p>\n<p>Dall\u2019analisi emerge che la maggior parte dei progetti analizzati (12 su 14) ricade all\u2019interno di imprese, organizzazioni o programmi che si occupano di agricoltura, in particolare della cosiddetta \u201cagricoltura organico-rigenerativa\u201d. Questa pratica consiste in un insieme di tecniche agronomiche pensate per migliorare la fertilit\u00e0 dei suoli ed evitare sostanze inquinanti (<em>Deafal<\/em>\u00a02010). Tecnicamente si tratta di arricchire il suolo con carbonio organico, per migliorarne la sua biodiversit\u00e0 e la sua salute. Tale operazione lo rende pi\u00f9 resistente e meno dipendente da prodotti agrochimici. Tra queste dodici esperienze riconducibili all\u2019agricoltura rigenerativa, otto la utilizzano per poi dar vita a prodotti alimentari \u2013 classificabili quindi all\u2019interno del settore \u201cfood and beverage\u201d \u2013 mentre due la pongono alla base della produzione tessili, classificabili, quindi, all\u2019interno del settore \u201cfashion\u201d.<\/p>\n<p>Un progetto degno di nota \u00e8 \u201cPlanet Farm. Go Vertical\u201d dell\u2019omonima azienda agricola lombarda. Esso coniuga l\u2019agricoltura rigenerativa con la rigenerazione urbana e fornisce prodotti realizzati con un processo di agricoltura verticale. Attualmente realizzato a Milano, il progetto ha ottenuto dei fondi comunitari affinch\u00e9 possa essere replicato non solo in Italia, ma in tutta Europa. Nella descrizione del progetto si legge:\u201c<em>lo spazio rimasto coltivabile \u00e8 sempre meno, ma noi possiamo dire di aver trovato il nostro. Tramite l\u2019agricoltura verticale risparmiamo il 90% del terreno. Infatti, a parit\u00e0 di superficie, produciamo 100 volte di pi\u00f9 dell\u2019agricoltura tradizionale. E il suolo che risparmiamo pu\u00f2 tornare al suo habitat naturale favorendo la biodiversit\u00e0<\/em>\u201d Il \u201c<em>vertical farming<\/em>\u201d, infatti, aiuta le citt\u00e0 a diventare autosufficienti a livello agroalimentare, producendo cibo a ridosso dei centri urbani, vicino al consumatore finale e consegnando prodotti freschi, salutari, disponibili ed accessibili. In questo modo, si affrontano diversi problemi quali il consumo del suolo, il risparmio dell\u2019acqua, l\u2019accesso al cibo, la sicurezza alimentare, l\u2019urbanizzazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Elementi di misurazione<\/strong><\/p>\n<p>Se da una parte \u00e8 questo il punto nodale del discorso dal quale si partiti per sviluppare tutto il resto della ricerca, dall\u2019altra \u00e8 l\u2019aspetto che meno si evince dall\u2019analisi dei progetti, segno di come sia difficile individuare una metrica, se prima non si \u00e8 definito con puntualit\u00e0 e chiarezza l\u2019oggetto della misurazione. Il progetto framework delle Nazioni Unite \u201cDecade on ecosystem restoration 2021-2030\u201d esplicita chiaramente:\u00a0<em>\u201csulla base di ci\u00f2 che si \u00e8 appreso sull\u2019ecosistema che si desidera proteggere o ripristinare, si decida cosa si vuole ottenere e in quale periodo, magari con obiettivi intermedi lungo il percorso. Si trovino indicatori misurabili che mostrino i progressi o la necessit\u00e0 di modifica dell\u2019azione progettuale\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Soltanto due progetti su quattordici ci indicano chiaramente delle metriche utilizzabili. Il \u201cRodale Institute\u201d, all\u2019interno dell\u2019ambito dell\u2019agricoltura rigenerativa, propone il ROC \u2013 Regenerative Organic Certified. Si tratta di una certificazione costruita su tre pilastri: salute del suolo, benessere degli animali e equit\u00e0 sociale, ciascuno dei quali con un set di indicatori precisi; la certificazione \u00e8 destinata ad aziende agricole ed alimentari, tessili e della cura personale. Tra gli indicatori per la salute del suolo si trovano \u2013 tra gli altri \u2013 la presenza di colture di copertura, meccanismi di rotazione delle colture, l\u2019utilizzo di organismi geneticamente modificati, la presenza o meno di input sintetici e i pascoli a rotazione; tra gli indicatori del benessere degli animali si trovano le 5 libert\u00e0: libert\u00e0 dal disagio, libert\u00e0 dalla paura e dall\u2019angoscia, libert\u00e0 dalla fame, libert\u00e0 da dolore, lesioni o malattie, libert\u00e0 di esprimere un comportamento normale; a queste si aggiungono le condizioni di allevamento, trasporto e rifugio; l\u2019equit\u00e0 presenta tra i suoi indicatori la possibilit\u00e0 per gli agricoltori di organizzarsi ed associarsi, salari e pagamenti equi, buone condizioni lavorative, trasparenza e responsabilit\u00e0. La certificazione presenta tre livelli di\u00a0<em>compliance<\/em>: bronzo, argento e oro a seconda se il 10%, il 50% o il 100% della produzione rispetta i parametri sopra indicati.<\/p>\n<p>Il secondo progetto che presenta indicazioni precise \u00e8 il \u201cKilometroverde\u201d di Parma, soprattutto in riferimento al calcolo dell\u2019anidride carbonica stoccata, basato sulla grandezza delle piante. Sono state individuate cinque classi di grandezza delle piante attribuiti valori medi di stoccaggio di CO2 a ciascuna classe in un periodo di riferimento lungo cinquant&#8217;anni. Ogni classe di grandezza ha un valore medio annuo, sovrastimato all\u2019inizio ma compensato nel tempo.<\/p>\n<p>Tutti gli altri progetti non danno indicazioni precise per metriche, approcci quantitativi o qualitativi da prendere in considerazione, n\u00e9 tantomeno target di riferimento. Piuttosto, si limitano a precisare che le attivit\u00e0 verranno valutate semplicemente in base al numero di alberi piantati, alla quantit\u00e0 di superficie oggetto di riforestazione o di pratica agricola, al numero di colture oggetto di rotazione o alla quantit\u00e0 di acqua risparmiata, senza nessun approccio integrato tra le diverse variabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Rispetto dei criteri della Regenerative society foundation<\/strong><\/p>\n<p>In questo ultimo paragrafo prenderemo in considerazione il rispetto dei quattro criteri minimi che la Regenerative society foundation indica come necessari per definire \u2013 a livello generale \u2013 un progetto come rigenerativo: riduzione di emissioni di carbonio, tutela della biodiversit\u00e0, economia circolare e perseguimento di salute e benessere:<\/p>\n<p><strong>1.<\/strong>\u00a0<em>Riduzione delle emissioni di carbonio<\/em>: tutti i progetti \u2013 tranne due \u2013 si sono posti l\u2019obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio attraverso interventi diretti e specifici, ma sebbene alcuni progetti abbiano dichiarato di voler contribuire alle minori emissioni di CO2 sia in maniera diretta che indiretta, questi non hanno messo in campo interventi specifici a riguardo.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong><em>\u00a0Tutela della biodiversit\u00e0<\/em>: la tutela della biodiversit\u00e0 \u00e8 l\u2019obiettivo che si pongono tutti i progetti che si definiscono rigenerativi, per cui bisogna impegnarsi a far s\u00ec che tutte le specie animali e vegetali non solo siano tutelate, ma, l\u00ec dove sono state sradicate, tentare processi di ripristino essenziali per la ricostituzione in salute degli ecosistemi e quindi degli esseri umani.<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong>\u00a0<em>Economia circolare<\/em>: per quanto riguarda l\u2019economia circolare, pi\u00f9 della met\u00e0 dei progetti la pone come un obiettivo diretto, ma posto in secondo piano rispetto ad altri se non addirittura proprio secondario. Infatti, pratiche di economia circolare vengono incentivate una volta rigenerate le risorse per non disperderle ulteriormente. Tra i quattro progetti che la inseriscono tra le priorit\u00e0, ci sono i due progetti gi\u00e0 citati in precedenza che identificano la rigenerazione con la fase della riutilizzazione del materiale di scarto sotto altra forma.<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong><em>\u00a0Raggiungimento del benessere<\/em>\u00a0(salute e felicit\u00e0): discorso a parte merita il quarto criterio \u201cRaggiungimento del benessere (salute e felicit\u00e0)\u201d. Pi\u00f9 della met\u00e0 dei progetti pone il raggiungimento del benessere come obiettivo indiretto. Non che la salute e la felicit\u00e0 degli uomini non siano importanti, ma sono consequenziali \u2013 secondo la logica almeno fin qui condivisa della rigenerazione \u2013 al ripristino e alla rivitalizzazione degli ecosistemi. Le attivit\u00e0 rigenerative permettono di aumentare la qualit\u00e0 del suolo e dell\u2019acqua e quindi dei prodotti destinati all\u2019alimentazione che poi incide sulla salute globale dell\u2019uomo. Il raggiungimento della felicit\u00e0 dipende dalla quantit\u00e0 e dalla qualit\u00e0 dei benefici sociali ed economici emergono da attivit\u00e0 quali l\u2019informazione trasparente verso i consumatori, il miglioramento nella commercializzazione dei prodotti attraverso piattaforme dedicate fuori dal\u00a0<em>main stream<\/em>, l\u2019apertura di canali di finanziamento\u00a0<em>ad hoc<\/em>, la diffusione della conoscenza e la condivisione dell\u2019<em>expertise<\/em>\u00a0tecnologico e raramente l\u2019inserimento lavorativo di categorie svantaggiate e la spinta verso forme di sovranit\u00e0 alimentare (solo un progetto).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Per concludere, ricapitoliamo in sintesi alcuni aspetti comuni della rigenerazione che sono emersi dai progetti analizzati dal \u201cgruppo misurazione\u201d:<\/p>\n<ul>\n<li>Nessun progetto \u2013 ad esclusione di uno \u2013 d\u00e0 una definizione chiara e quindi operativa di rigenerazione e di economia rigenerativa. Le iniziative richiamano semplicemente alla necessit\u00e0 di passare da un paradigma estrattivo \u2013 tipico dell\u2019economia lineare &#8211; ad uno rigenerativo delle risorse e degli ecosistemi;<\/li>\n<li>Non esistono metriche adatte a misurare la capacit\u00e0 rigenerativa dei progetti, ma eventualmente soltanto alcune azioni specifiche che tuttavia non permettono di coglierne l\u2019integralit\u00e0 e la complessit\u00e0; soltanto un progetto propone uno standard che, per\u00f2, ancora non \u00e8 riconosciuto a livello internazionale;<\/li>\n<li>Emerge una chiara differenza tra la rigenerazione e l\u2019economia circolare. Per quanto questo nuovo modello di produzione e consumo preveda un uso efficiente delle risorse evitando gli scarti, tuttavia esso, a livello temporale, si pone sempre in seconda battuta: una volta che queste risorse sono state effettivamente rigenerate, allora si applicano modelli che non le esauriscano ulteriormente;<\/li>\n<li>Tutti i progetti che si definiscono rigenerativi \u2013 in linea con quanto espresso nel punto precedente \u2013 pongono tra le loro priorit\u00e0, azioni a tutela della biodiversit\u00e0 e contro il cambiamento climatico (in particolare la cattura e lo stoccaggio della CO2); tra gli interventi specifici, occupano un posto di rilievo quelli a tutela dell\u2019acqua.<\/li>\n<li>Dodici progetti su quattordici appartengono ad imprese, organizzazioni o programmi che si occupano di agricoltura, in particolare della cosiddetta agricoltura organico-rigenerativa. I settori di riferimento sono l\u2019agroalimentare e la moda;<\/li>\n<li>La salute ed il benessere dell\u2019uomo sono gli effetti consequenziali delle attivit\u00e0 che rigenerano gli ecosistemi. Il miglioramento delle condizioni del suolo favorisce diete pi\u00f9 sane e quindi una maggiore salute e benessere dell\u2019uomo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Capitolo III<\/strong><br \/>\n<strong>Dottrina Sociale della Chiesa\u00a0ed economia rigenerativa in dialogo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Poich\u00e9 \u201c<em>nessun sapere \u00e8 escluso, per la parte di verit\u00e0 di cui \u00e8 portatore<\/em>\u201d e, al contempo, tutte le scienze sono invitate a \u201c<em>cogliere le prospettive di significato, di valore e d\u2019impegno che la Dottrina Sociale dischiude<\/em>\u201d, anche tra Magistero sociale ed economia rigenerativa \u2013 almeno per quelle linee di principio e di applicazione che siamo riusciti ad individuare nei capitoli precedenti \u2013 pu\u00f2 instaurarsi un dialogo (<em>Compendio della Dottrina sociale della Chiesa<\/em>\u00a02004:78). Vedremo come l\u2019economia rigenerativa che ha ben compreso la complessit\u00e0 della realt\u00e0 che stiamo vivendo e l\u2019importanza dell\u2019interazione tra la salute del pianeta e quella dell\u2019uomo, trova facilmente sponda nell\u2019\u201cecologia integrale\u201d proposta da papa Francesco nell\u2019enciclica \u201cLaudato si\u2019\u201d poich\u00e9 \u201c<em>non ci sono due crisi separate, una ambientale e un\u2019altra sociale, bens\u00ec una sola e complessa crisi socio-ambientale<\/em>\u201d (<em>Laudato si<\/em>\u00a02015:139). L\u2019avvio di iniziative per far fronte al compromesso stato di salute della nostra casa comune da parte di imprese ed organizzazioni \u2013 in particolare contro il cambiamento climatico e a tutela della biodiversit\u00e0 \u2013 tuttavia, deve procedere di pari passo con il rispetto della dignit\u00e0 dell\u2019uomo e la promozione del bene comune. La tutela del lavoro, l\u2019accesso e l\u2019utilizzo sapiente della tecnologia e il coinvolgimento reale delle comunit\u00e0 locali in cui sono promosse le \u201cprogettualit\u00e0 rigenerative\u201d sono condizioni indispensabili affinch\u00e9 l\u2019economia rigenerativa \u2013 tanto nella sua impostazione teorica, quanto nelle sue diverse applicazioni pratiche \u2013 sia veramente un antidoto alla dominante cultura dello scarto e possa aprirsi ad \u201c<em>un orizzonte pi\u00f9 ampio al servizio della singola persona, conosciuta e amata nella pienezza della sua vocazione<\/em>\u201d (CDSC 2004:78).<\/p>\n<p><strong>Dottrina Sociale della Chiesa e questione ambientale<\/strong><\/p>\n<p>La Dottrina Sociale della Chiesa \u00e8 attenta alla questione ambientale. Infatti,\u00a0<em>\u201cla tutela dell&#8217;ambiente costituisce una sfida per l&#8217;umanit\u00e0 intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo\u201d\u00a0<\/em>(<em>Centesimus Annus<\/em>\u00a01991:40)<em>. \u201c\u00c8 una responsabilit\u00e0 che deve maturare in base alla globalit\u00e0 della presente crisi ecologica e alla conseguente necessit\u00e0 di affrontarla globalmente, in quanto tutti gli esseri dipendono gli uni dagli altri nell&#8217;ordine universale stabilito dal Creatore: occorre tener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato, ch&#8217;\u00e8 appunto il cosmo\u201d\u00a0<\/em>(CDSC 2004:446).<\/p>\n<p>\u00c8 necessario ristabilire il rapporto tra l\u2019uomo e l\u2019ambiente, entrato in crisi a causa di uno sfruttamento delle risorse predominante ed invasivo in chiave meccanicistica e consumistica: l\u2019ambiente come\u00a0<em>\u201crisorsa\u201d rischia di minacciare l&#8217;ambiente come \u201ccasa\u201d\u00a0<\/em>(CDSC 2004: 461)<em>.<\/em>\u00a0L\u2019uomo, dunque, non dovrebbe essere pi\u00f9 concepito come padrone degli esseri viventi che dispone<em>\u00a0\u201carbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volont\u00e0, come se essa non avesse una propria forma ed una destinazione anteriore datale da Dio, che l&#8217;uomo pu\u00f2, s\u00ec, sviluppare, ma non deve tradire\u201d\u00a0<\/em>(CA 1991: 37), ma come custode della creazione in tutte le sue forme. Una custodia che si esercita nel presente, ma con lo sguardo rivolto alle future generazioni, come gi\u00e0 aveva ricordato Papa Paolo VI in una delle pietre miliari del Magistero sociale: \u201c<em>Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidariet\u00e0 universale, ch&#8217;\u00e8 un fatto e<\/em>\u00a0per noi un beneficio, \u00e8 altres\u00ec un dovere\u201d (<em>Populorum Progressio<\/em>\u00a01967:17).<\/p>\n<p>La dimensione inter-generazione della questione ambientale viene letta da Benedetto XVI anche in chiave educativa e morale. Infatti, \u201c<em>\u00e8 una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell\u2019ambiente naturale quando l\u2019educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse; il libro della natura \u00e8 uno e indivisibile sul versante dell\u2019ambiente cos\u00ec come su quello della vita<\/em>\u201d (<em>Caritas in Veritate<\/em>\u00a02009: 51). \u201c<em>Per salvaguardare la natura non \u00e8 sufficiente intervenire con incentivi o disincentivi economici e nemmeno basta un&#8217;istruzione adeguata. Sono, questi, strumenti importanti, ma\u00a0il problema decisivo \u00e8 la complessiva tenuta morale della societ\u00e0. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell&#8217;uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale<\/em>\u201d (CiV 2009:51).<\/p>\n<p>Di conseguenza, un sistema economico che, abbandonando la logica della massimizzazione del profitto, mette al centro l\u2019uomo e la sua dignit\u00e0, non potr\u00e0 non essere conseguentemente rispettoso dell\u2019ambiente. La protezione della casa comune non pu\u00f2 essere assicurata solo con la logica del mercato che non \u00e8 in grado di difenderla o di promuoverla. \u201c<em>Tutti i Paesi, in particolare quelli sviluppati, devono avvertire come urgente l&#8217;obbligo di riconsiderare le modalit\u00e0 d&#8217;uso dei beni naturali. La ricerca di innovazioni capaci di ridurre l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente provocato dalla produzione e dal consumo dovr\u00e0 essere efficacemente incentivata<\/em>\u201d (CDSC 2004:470).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Da un paradigma estrattivo ad uno rigenerativo<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Va\u2019 e ripara la mia casa<\/em>\u201d \u00e8 l\u2019invito che San Francesco riceve dinanzi al Crocifisso di San Damiano. Il mandato \u00e8 quello di ricostruire, riparare, far nascere a nuova vita la Chiesa, concetto che possiamo tranquillamente estendere alla nostra Casa comune. Anche questa caratteristica peculiare del Santo di Assisi avr\u00e0 certamente ispirato Papa Bergoglio nella scelta del suo nome da Pontefice, tanto che il suo magistero sociale \u00e8 un continuo invito rivolto a ciascuno di noi a prenderci cura degli altri e del pianeta, intensificando le relazioni con essi. Come abbiamo visto nei precedenti capitoli, il primo grande assunto dell\u2019economia rigenerativa \u00e8 il passaggio da un paradigma estrattivo ad uno rigenerativo: l\u2019uso intensivo del capitale naturale dovrebbe cedere il passo ad una serie di attivit\u00e0 che non solo cercano di non procurare ulteriori danni agli ecosistemi, ma \u2013 sulla scorta del funzionamento della natura stessa \u2013 si propongono addirittura di ripararli e rigenerarli. Papa Francesco, nella sua enciclica \u201cLaudato si\u2019\u201d, sottolinea come sia esemplare, in tal senso, il funzionamento degli ecosistemi naturali:\u00a0<em>\u201cle piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantit\u00e0 di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacit\u00e0 di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si \u00e8 ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l\u2019uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l\u2019efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare<\/em>\u201d (LS 2015:22)<\/p>\n<p>\u201c<em>L\u2019ambiente naturale \u00e8 pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile<\/em>\u201d (LS 2015:6): inquinamento, cambiamenti climatici e perdita di biodiversit\u00e0 sono tra le emergenze che \u201c<em>oggi ci provocano inquietudine e che ormai non possiamo pi\u00f9 nascondere sotto il tappeto<\/em>\u201d (LS 2015:19). Non a caso, tra i criteri che la Regenerative Society Foundation pone come essenziali per il passaggio ad un&#8217;economia rigenerativa e che la maggior parte degli interventi specifici previsti dai progetti analizzati nel secondo capitolo pone come obiettivi primari, ci sono proprio la riduzione dei gas serra con la ricostituzione dello stock di carbonio nelle biosfere terrestri ed idriche e la tutela della biodiversit\u00e0. \u201c<em>Numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni \u00e8 dovuta alla grande concentrazione di gas serra (biossido di carbonio, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell\u2019attivit\u00e0 umana. La loro concentrazione nell\u2019atmosfera ostacola la dispersione del calore che la luce del sole produce sulla superficie della terra. Ci\u00f2 viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull\u2019uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l\u2019aumento della pratica del cambiamento d\u2019uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalit\u00e0 agricola<\/em>\u201d (LS 2015:23).<\/p>\n<p>Di conseguenza, il riscaldamento incide sul ciclo del carbonio che, a sua volta, render\u00e0 sempre minore la \u201cdisponibilit\u00e0 di risorse essenziali come l\u2019acqua potabile, l\u2019energia e la produzione agricola delle zone pi\u00f9 calde, e provocher\u00e0 l\u2019estinzione di parte della biodiversit\u00e0 del pianeta\u201d<sup>7<\/sup>\u00a0(LS 2015:24). L\u2019acqua \u00e8 indispensabile per la vita umana e per il sostentamento degli ecosistemi: \u201c<em>l\u2019accesso all\u2019acqua potabile e sicura \u00e8 un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perch\u00e9 determina la sopravvivenza delle persone, e per questo \u00e8 condizione per l\u2019esercizio degli altri diritti uman<\/em>i\u201d (LS 2015:30). L\u2019aumento del fabbisogno idrico dovuto all\u2019incremento della popolazione e il peggioramento della qualit\u00e0 dell\u2019acqua dovuto all\u2019inquinamento negano l\u2019esercizio di tale diritto soprattutto ai pi\u00f9 poveri. Inoltre, Papa Francesco rileva che i problemi relativi all\u2019utilizzo delle risorse idriche abbiano anche una matrice culturale ed educativa, che spiega di fatto atteggiamenti utilitaristici quali lo spreco e la privatizzazione di questo bene comune. Auspicabile sarebbe un utilizzo intelligente dell\u2019acqua basato sulla responsabilit\u00e0 delle comunit\u00e0 locali<sup>8<\/sup>\u00a0che potrebbero determinare il loro fabbisogno idrico e, di conseguenza, adottare meccanismi adeguati e sostenibili di gestione, controllo e consumo.<\/p>\n<p>Un altro tema fondamentale \u00e8 quello dell\u2019energia. L\u2019affermazione per cui \u201c<em>nel mondo c\u2019\u00e8 un livello esiguo di accesso alle energie pulite e rinnovabili<\/em>\u201d (LS 2015:26) evidenzia, anche in questo caso, la natura sia qualitativa che quantitativa del problema. Se da una parte \u00e8 necessario \u201cprogressivamente e senza indugio\u201d (LS 2015:165) abbandonare il ricorso ai combustibili fossili in favore delle energie rinnovabili (nei processi di produzione, trasporto, distribuzione e consumo) che rappresentano ancora una esigua parte delle energie utilizzate, dall\u2019altra bisogna che tutti abbiano accesso all\u2019elettricit\u00e0 ed in totale sicurezza.<\/p>\n<p>\u201c<em>Quando si analizza l\u2019impatto ambientale di qualche iniziativa economica, si \u00e8 soliti considerare gli effetti sul suolo, sull\u2019acqua e sull\u2019aria, ma non sempre si include uno studio attento dell\u2019impatto sulla biodiversit\u00e0, come se la perdita di alcune specie o di gruppi animali o vegetali fosse qualcosa di poco rilevante. Le strade, le nuove colture, le recinzioni, i bacini idrici e altre costruzioni, vanno prendendo possesso degli habitat e a volte li frammentano in modo tale che le popolazioni animali non possono pi\u00f9 migrare n\u00e9 spostarsi liberamente, cosicch\u00e9 alcune specie vanno a rischio di estinzione<\/em>\u201d (LS 2015:.35). In una logica di lungo periodo che abbandona il perseguimento dell\u2019interesse immediato, la tutela della biodiversit\u00e0 implica, dunque, la protezione di specie che \u201c<em>potrebbero costituire nel futuro, risorse estremamente importanti non solo nell\u2019alimentazione, ma anche per la cura di malattie e per molteplici servizi; le diverse specie contengono geni che possono essere risorse chiave per rispondere in futuro a qualche necessit\u00e0 umana o per risolvere qualche problema ambientale<\/em>\u201d (LS 2015:32). Il Magistero di Papa Francesco, dunque, coglie l\u2019intima connessione tra la biodiversit\u00e0 del suolo, la biodiversit\u00e0 e le interrelazioni tra piante e animali e la biodiversit\u00e0 delle diete e quindi l\u2019impatto sulla salute. La salute umana, infatti, \u00e8 un \u201ccontinuum\u201d dalla terra ai nostri corpi, dettato dall\u2019interconnessione e dall\u2019interrelazione tra gli esseri umani, la biodiversit\u00e0 della natura e i suoi sistemi. \u00c8 questo, d\u2019altronde, uno dei principi su cui si fonda la stessa agricoltura rigenerativa che abbiamo descritto nel capitolo precedente come l\u2019<em>\u201cinsieme di tecniche agronomiche pensate per migliorare la fertilit\u00e0 dei suoli ed evitare sostanze inquinanti<\/em>\u201d (<em>Deafal<\/em>\u00a02010) con l\u2019obiettivo di migliorare il sistema alimentare e, quindi, favorire la salute e il benessere dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019ecologia integrale<\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 2013, anno dell\u2019inizio del suo pontificato, nell\u2019Esortazione apostolica \u201c<em>Evangelii Gaudium<\/em>\u201d, Papa Francesco ci ha offerto un modello per la comprensione della struttura sociale: il poliedro. Non bisogna orientare l\u2019interpretazione e la valutazione dei fenomeni sociali in maniera univoca, come accadrebbe se il nostro modello di riferimento fosse una sfera in cui tutti i punti sono uguali ed equidistanti dal centro, ma guardandoli da punti di vista diversi ed originali, proprio come un poliedro in cui ciascuna parte mantiene la propria peculiarit\u00e0. La realt\u00e0 va interpretata con occhi diversi poich\u00e9 nessuno ha la risposta giusta; non bisogna sottovalutare i diversi approcci poich\u00e9 ciascuno ha le proprie capacit\u00e0, le proprie risorse e le proprie competenze. \u201c<em>Non ci sono due crisi separate, una ambientale ed una sociale, ma una sola complessa crisi socio-ambientale<\/em>\u201d (LS 2015:139). Il pontefice ci propone un nuovo approccio, un nuovo sguardo sulla vita, un nuovo paradigma concettuale: l\u2019ecologia integrale. Un&#8217;ecologia che, nelle sue diverse dimensioni, integri il posto specifico che l\u2019essere umano occupa in questo mondo e le relazioni con la realt\u00e0 che lo circonda, includendo quindi anche la dimensione umana e sociale; un\u2019ecologia integrale che apre al bene comune; La sfida \u00e8 proteggere la nostra casa comune, unendo e coinvolgendo tutta la famiglia umana con la consapevolezza che le cose possono cambiare. Dopo aver raccolto informazioni, bisogna prendere coscienza della situazione (nel linguaggio spirituale \u201cconvertirsi\u201d) e riconoscere il contributo che ciascuno pu\u00f2 dare contro il riduzionismo. Papa Francesco parla, dunque, di \u201cconversione ecologica\u201d che non si riduce ad una serie di risposte urgenti e parziali, ma \u00e8 uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, una spiritualit\u00e0 che dia forma ad una resistenza di fronte all\u2019avanzare dell\u2019ideologia tecnocratica contro la cultura imperante dello scarto: \u201c<em>Se teniamo conto del fatto che anche l\u2019essere umano \u00e8 una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignit\u00e0, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell\u2019attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone<\/em>\u201d (LS 2015:43).<\/p>\n<p>Partendo da una descrizione degli attuali problemi ambientali del nostro pianeta, il pontefice afferma il legame \u2013 l\u2019interconnessione \u2013 tra questi e la crisi sociale in atto; condanna la globalizzazione del paradigma tecnocratico, ormai diventato omogeneo ed unidimensionale tendendo ad esercitare il proprio \u201cdominio\u201d sulla politica e sull\u2019economia. La politica non deve sottomettersi all\u2019economia (fenomeno tipico dell\u2019ideologia capitalista anglosassone) e questa, di conseguenza, non deve sottomettersi al paradigma efficientista della tecnocrazia, senza prestare attenzione alle conseguenze negative per l\u2019essere umano. Alla radice degli squilibri attuali ci sono, infatti, l\u2019orientamento, i fini, il senso e il contesto sociale della crescita tecnologica ed economica. Un nuovo modello di sviluppo dunque \u00e8 possibile, un percorso senza dubbio pi\u00f9 creativo e \u201c<em>meglio orientato a correggere la disparit\u00e0 tra l\u2019eccessivo consumo tecnologico per il consumo e quello scarso per risolvere i problemi urgenti dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u201d (LS 2015: 192); uno sviluppo in cui \u201cla politica e l\u2019economia riconoscano i propri errori e trovino forme d\u2019interazione orientate al bene comune\u201d (LS 2015: 198) e nel dialogo abbandonino la logica del profitto per favorire la sussidiariet\u00e0 e l\u2019integrazione dei pi\u00f9 fragili; uno sviluppo orientato al confronto trasparente nella politica internazionale, nazionale e locale e con le religioni, in cerca di principi etici comuni; uno sviluppo basato su nuovi stili di vita, abbandonando l\u2019egoismo, l\u2019autoreferenzialit\u00e0 e l\u2019apatia per aprire la strada al dialogo, alla responsabilit\u00e0 e alla reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Rimettere l\u2019uomo al centro dell\u2019economia<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019economia rigenerativa coglie, almeno in teoria, l\u2019interconnessione tra fattori ambientali e fattori sociali dello sviluppo nonch\u00e9 la sfida di guardare alla realt\u00e0 come fenomeno complesso, poich\u00e9 auspica che l\u2019innovazione delle attivit\u00e0 economiche sviluppi la capacit\u00e0 di rigenerare gli ecosistemi e le comunit\u00e0 con cui interagiscono e scambiano risorse. Non a caso, tra gli obiettivi indiretti dei progetti analizzati nel precedente capitolo, ci sono molti aspetti esplicitati o meno, che riguardano l\u2019impatto sulla salute e sul benessere dell\u2019uomo (dal miglioramento dell\u2019alimentazione ad un ruolo attivo dei consumatori ecc.), tuttavia sembra che l\u2019impianto del rapporto tra salute dell\u2019ambiente e salute e benessere dell\u2019uomo sia esclusivamente deterministico, senza essere inserito in un discorso pi\u00f9 ampio che riguarda il rispetto della dignit\u00e0 umana e il raggiungimento del bene comune<sup>9<\/sup>. Tali principi cardine della Dottrina sociale della Chiesa potrebbero dare un senso pi\u00f9 profondo, o se vogliamo addirittura nuovo, al contributo gi\u00e0 positivo e propositivo che l\u2019economia rigenerativa sta dando al dibattito sulla ricerca di un nuovo modello di sviluppo.<\/p>\n<p>Il paradigma tradizionale e dominante della scienza economica propone una visione di uomo che per la prima volta fu definito dal filosofo ed economista inglese John Stuart Mill (1806-1873) come \u201chomo oeconomicus\u201d: razionale, perfetto conoscitore della realt\u00e0 in cui vive, prende sempre decisioni in linea con la massimizzazione del proprio interesse individuale. Le motivazioni del suo agire nella complessa realt\u00e0 sociale sono, dunque, esclusivamente economiche e orientate all\u2019utilit\u00e0 del risultato. Tuttavia, l\u2019uomo, per realizzare se stesso, non pu\u00f2 continuare a vivere come soggetto auto-interessato e prescindere dalla dimensione sociale e relazionale della propria esistenza. Ci sono, inoltre, bisogni collettivi e qualitativi che non possono essere soddisfatti dal mercato e dai suoi meccanismi perch\u00e9 questi ne ignorano addirittura l\u2019esistenza e la natura (<em>Centesimus Annus<\/em>\u00a01991). Di conseguenza, un ordine economico \u2013 seppur efficiente e capace di produrre profitto e soddisfazione a livello materiale \u2013 non pu\u00f2 essere organizzato senza tener conto di elementi costitutivi dell\u2019integralit\u00e0 umana quali sono i valori, i simboli, le interazioni personali ecc., poich\u00e9 pregiudica la realizzazione stessa della piena dignit\u00e0 dell\u2019uomo e quindi il raggiungimento del bene comune.<\/p>\n<blockquote><p>\u201c<em>La dimensione morale dell&#8217;economia fa cogliere come finalit\u00e0 inscindibili, anzich\u00e9 separate e alternative, l&#8217;efficienza economica e la promozione di uno sviluppo solidale dell&#8217;umanit\u00e0 (\u2026). \u00c8 un dovere svolgere in maniera efficiente l&#8217;attivit\u00e0 di produzione dei beni, altrimenti si sprecano risorse; ma non \u00e8 accettabile una crescita economica ottenuta a discapito degli esseri umani, di interi popoli e gruppi sociali, condannati all&#8217;indigenza e all&#8217;esclusione<\/em>\u201d (CDSC 2004:332).<\/p><\/blockquote>\n<p>Il Magistero Sociale apre la strada ad una riformulazione del modello di sviluppo incentrato sulla dignit\u00e0 della persona umana e sul primato dell\u2019uomo che \u00e8 \u201c<em>l\u2019autore, il centro e la fine di tutta la vita economico sociale<\/em>\u201d (<em>Gaudium et Spes<\/em>\u00a01965:63) per ridare \u201cal fine (la persona umana) e ai mezzi (l\u2019economia e la politica) il posto loro proprio\u201d<sup>10<\/sup>. Infatti, se l\u2019\u201c<em>oggetto dell\u2019economia \u00e8 la formazione della ricchezza e il suo incremento progressivo, in termini non soltanto quantitativi ma qualitativi, tutto ci\u00f2 \u00e8 moralmente corretto se finalizzato allo sviluppo globale e solidale dell\u2019uomo e della societ\u00e0 in cui egli vive ed opera<\/em>\u201d (CDSC 2004:334). \u201c<em>Lo sviluppo, infatti, non pu\u00f2 essere ridotto a mero processo di accumulazione di beni e servizi. Al contrario, la pura accumulazione, anche qualora fosse per il bene comune, non \u00e8 una condizione sufficiente per la realizzazione dell&#8217;autentica felicit\u00e0 umana. In questo senso, il Magistero sociale mette in guardia dall&#8217;insidia che un tipo di sviluppo solo quantitativo nasconde, perch\u00e9 la \u00abeccessiva\u00a0disponibilit\u00e0 di ogni tipo di beni materiali in favore di alcune fasce sociali rende facilmente gli uomini schiavi del \u201cpossesso\u201d e del godimento immediato. \u00c8 la cosiddetta civilt\u00e0 dei \u201cconsumi\u201d, o consumismo&#8230;<\/em>\u00bb\u201d. (CDSC 2005:334)<\/p>\n<p>Se da una parte \u00e8 vero che il consumismo impedisce di \u201cdistinguere correttamente le forme nuove e pi\u00f9 elevate di soddisfacimento dei bisogni umani dai nuovi bisogni indotti, che ostacolano la formazione di una matura personalit\u00e0\u201d (CA 1991:83), dall\u2019altra \u00e8 possibile \u201c<em>indirizzare, grazie alla maggiore circolazione delle informazioni, il comportamento dei produttori, mediante la decisione \u2014 individuale o collettiva \u2014 di preferire i prodotti di alcune imprese anzich\u00e9 di altre, tenendo conto non solo dei prezzi e della qualit\u00e0 dei prodotti, ma anche dell&#8217;esistenza di corrette condizioni di lavoro nelle imprese, nonch\u00e9 del grado di tutela assicurato per l&#8217;ambiente naturale che lo circonda<\/em>\u201d (CDSC 2005: 359), e quindi, anche in questo modo, recuperare attivamente il ruolo centrale che l\u2019uomo dovrebbe avere all\u2019interno del sistema economico, anche grazie al fatto che l\u2019\u201c<em>interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico dei consumatori e delle loro associazioni<\/em>\u201d (CiV 2009:144). Benedetto XVI, nella medesima enciclica, chiarisce che c\u2019\u00e8 \u201c<em>una precisa responsabilit\u00e0 sociale del consumatore che si accompagna alla responsabilit\u00e0 sociale dell\u2019impresa\u201d. \u201cI consumatori vanno educati al ruolo che quotidianamente esercitano e che essi possono svolgere nel rispetto dei principi morali, senza sminuire la razionalit\u00e0 economica intrinseca all\u2019atto dell\u2019acquistare<\/em>\u201d (CiV 2009:145). Chiarire il ruolo centrale dell\u2019uomo all\u2019interno dell\u2019economia, permette quindi al modello dell\u2019economia rigenerativa di andare oltre rispetto agli obiettivi di salute e benessere o comunque di qualificarli e quindi di fare attenzione, nella messa a terra dei progetti, ad altri aspetti che contribuiscono al rispetto della dignit\u00e0 umana e del raggiungimento del bene comune, quali il lavoro e il rapporto con la tecnologia, che non possono essere considerati accessori e funzionali, il ruolo delle imprese e un nuovo modo di concepire la sussidiariet\u00e0, il concetto di dono e l\u2019attenzione ai poveri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il tema del lavoro e il rapporto con la tecnologia<\/strong><\/p>\n<p>La questione del lavoro spinse papa Leone XIII nel 1891 a scrivere proprio quella che viene considerata la prima enciclica sociale del periodo moderno, la \u201c<em>Rerum Novarum<\/em>\u201d che ha definito il lavoro \u201c<em>un diritto fondamentale e un bene per l\u2019uomo<\/em>\u201d (<em>Rerum Novarum<\/em>\u00a01981:110). A partire da questo documento, i Pontefici si sono occupati del tema del lavoro con attenzione e costanza, ritenendolo strumento fondamentale per la dignit\u00e0 dell\u2019essere umano e per garantire una serena e costruttiva convivenza tra gli uomini. Una delle formulazioni pi\u00f9 interessanti del pensiero sul lavoro \u00e8 certamente quella di Giovanni Paolo II espressa nell\u2019enciclica \u201c<em>Laborem Exercens<\/em>\u201d del 1981. Accanto ad un aspetto puramente oggettivo del lavoro che solitamente coincide con un output sia fisico che intangibile, ve ne \u00e8 uno soggettivo cio\u00e8 il cambiamento positivo o negativo che si verifica nel lavoratore stesso. Cambiamento sul quale incidono sicuramente le condizioni dei lavoratori e la qualit\u00e0 del lavoro, nonch\u00e9 tutti quei diritti<sup>11<\/sup>\u00a0basati \u201c<em>sulla natura della persona umana e sulla sua trascendente dignit\u00e0<\/em>\u201d (CDSC 2004:301) che soprattutto le imprese \u2013 e la politica<sup>12<\/sup>\u00a0\u2013 devono contribuire a garantire e perseguire in tutte le zone del mondo, comprese quelle meno favorite per cui l\u2019\u201c<em>avvio di un processo di sviluppo solidale di vasta portata non solo rappresenta una concreta possibilit\u00e0 per creare nuovi posti di lavoro, ma si configura anche come una vera e propria condizione di sopravvivenza per interi popoli: \u201coccorre globalizzare la solidariet\u00e0<\/em>\u201d (CDSC 2004: 320) . Come sintetizzer\u00e0 e rilancer\u00e0 poi Papa Francesco, nell\u2019esortazione apostolica \u201c<em>Evangelii Gaudium<\/em>\u201d del 2013 solo nel lavoro \u201c<em>libero, creativo, partecipativo e solidale l\u2019uomo esprime ed accresce la propria dignit\u00e0 della vita<\/em>\u201d (<em>Evangelii Gaudium<\/em>\u00a02013: 192). Infine, non bisogna dimenticare che nella societ\u00e0 moderna, il lavoro \u00e8 soggetto a cambiamento continuo. Negli ultimi anni, in particolare, il mondo del lavoro sta cambiando cos\u00ec in fretta da rivoluzionare stili di vita e modelli etici. Tra le \u201cres novae\u201d che influenzeranno il mondo attuale del lavoro possiamo citare la trasformazione tecnologica che, attraverso processi di automazione e digitalizzazione, incider\u00e0 in tutti i domini dell\u2019economia (produzione, consumo, trasporti e comunicazione), creer\u00e0 s\u00ec opportunit\u00e0 di maggior ricchezza e benessere, ma dovr\u00e0 superare la prova della sostenibilit\u00e0 sociale: qualit\u00e0 e quantit\u00e0 di lavoro subiranno cambiamenti significativi, dal numero di ore lavorate alla \u201cdematerializzazione\u201d del luogo di lavoro.<\/p>\n<p>Quando, dunque, nei progetti analizzati si parla di utilizzo di nuove tecnologie per lo stoccaggio di carbonio o per il risparmio della risorsa idrica ecc. bisogner\u00e0 valutarne non solo la sostenibilit\u00e0 economica \u2013 in quanto questi interventi hanno dei costi molto elevati che non ne permettono una diffusione capillare, per cui molte zone del pianeta potrebbero esserne tagliate fuori \u2013 ma anche la citata sostenibilit\u00e0 sociale: mezzi che da una parte mitigano l\u2019impatto delle attivit\u00e0 umane sull\u2019ambiente, ma dall\u2019altra non facciano \u201c<em>perdere il senso della totalit\u00e0, delle relazioni che esistono tra le cose, dell\u2019orizzonte ampio<\/em>\u201d (LS 2015:110) e quindi siano orientati, messi al \u201c<em>servizio di un altro tipo di progresso, pi\u00f9 sano, pi\u00f9 umano, pi\u00f9 sociale e pi\u00f9 integrale<\/em>\u201d (LS 2015:112) che comprende il rispetto del diritto al lavoro, affinch\u00e9 non manchi mai a nessuno, delle condizioni dei lavoratori e delle loro famiglie. A maggior ragione, quando queste progettualit\u00e0 vengono messe in campo nei cosiddetti \u201cpaesi in via di sviluppo\u201d (cfr. i progetti di agricoltura rigenerativa della Regenerative Society Foundation, Acacias for all o Fondazione Ernesto Illy), particolare attenzione dovr\u00e0 essere data innanzitutto alla partecipazione attiva e consapevole delle comunit\u00e0 locali: non soltanto spettatori o destinatari passivi di interventi (dimensione oggettiva del lavoro), ma protagonisti del cambiamento (dimensione soggettiva del lavoro)<sup>13<\/sup>. A proposito di questo, Richard Huston<sup>14<\/sup>, al recente incontro \u201cPreparare il futuro: costruire un\u2019economia sostenibile, inclusiva e rigenerativa\u201d organizzato dalla commissione Vaticana COVD-19 il 12 gennaio 2022, ha affermato: \u201c<em>La tecnologia e l&#8217;innovazione ci hanno permesso di connetterci in tutto il mondo. Hanno permesso alle imprese di prosperare. Ma se quella tecnologia non pu\u00f2 essere usata per connettere le persone a un&#8217;istruzione e a un lavoro di alta qualit\u00e0, allora vedremo una maggiore disuguaglianza di reddito, un aumento della disoccupazione, una crescente dipendenza dal governo e un aumento delle migrazioni di massa<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Sarebbe inutile assicurare salute e benessere ai consumatori finali dei prodotti, se questi invece fossero la causa di condizioni non dignitose dei lavoratori e delle comunit\u00e0 dei paesi fornitori, cos\u00ec come sarebbe in generale poco opportuno se a portare avanti progetti rigenerativi fossero imprese o organizzazioni che non rispettano in altri contesti i diritti fondamentali dell\u2019uomo e dello stesso ambiente, ma questo \u00e8 un discorso che avrebbe bisogno di un ulteriore approfondimento non in questa sede possibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il ruolo delle imprese<\/strong><\/p>\n<p>Inevitabile, a questo punto del discorso, un riferimento al ruolo delle imprese, a cui il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa dedica un intero paragrafo all\u2019interno della sezione settima \u201cla vita economica\u201d e che associa al concetto di iniziativa privata in quanto \u201c<em>la libert\u00e0 della persona in campo economico \u00e8 un valore fondamentale e un diritto inalienabile da promuovere e tutelare<\/em>\u201d (CDSC 2004:336). Una libert\u00e0, che se creativamente ed intelligentemente messa in pratica, scopre \u201c<em>le potenzialit\u00e0 produttive della terra e le multiformi modalit\u00e0 con cui i bisogni umani possono essere soddisfatti<\/em>\u201d (CA 1991:337). Il Magistero riconosce la giusta funzione del profitto come primo indicatore del buon andamento dell\u2019azienda, ma non sempre il profitto \u201c<em>segnala che l\u2019impresa stia adeguatamente servendo la societ<\/em>\u00e0\u201d (CDSC 2004:340) o stia creando opportunit\u00e0 per \u201c<em>il miglioramento delle persone coinvolte<\/em>\u201d (CDSC 2004:339). Gi\u00e0 da queste poche affermazioni possiamo intuire come la Dottrina Sociale della Chiesa abbia dato e continua a dare \u2013 a volte anche inconsapevolmente \u2013 un notevole contributo alle riflessioni circa la responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa. Se l\u2019azienda deve essere una \u201c<em>comunit\u00e0 solidale non chiusa negli interessi corporativi, tendere ad una ecologia sociale del lavoro e contribuire al bene comune anche mediante la salvaguardia dell\u2019ambiente<\/em>\u201d (CDSC 2004:340), deve riconoscersi sempre pi\u00f9 protagonista nei processi di cambiamento degli attuali paradigmi di sviluppo e tendere verso modelli di business che facciano dell\u2019attenzione all\u2019impatto non solo economico, ma anche sociale ed ambientale il loro obiettivo principale. \u201c<em>Se ben gestite, le imprese promuovono attivamente la dignit\u00e0 dei collaboratori e lo sviluppo di virt\u00f9, quali la solidariet\u00e0, la saggezza pratica, la giustizia, la disciplina e molte altre. Mentre la famiglia rappresenta la prima scuola della societ\u00e0, le imprese, cos\u00ec come altri istituti sociali, continuano a educare la persona alla virt\u00f9\u201d (La vocazione del leader d\u2019impresa. Una Riflessione<\/em>, 3 del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace del 2011).<\/p>\n<p>Uno dei criteri proposti dalla Regenerative society foundation come indispensabile per la capacit\u00e0 rigenerativa di un progetto o di una attivit\u00e0 \u00e8 quello dell\u2019economia circolare. Come abbiamo visto in precedenza, ci sono alcune imprese (The Eco-Ethical Company e Levissima) che identificano la \u201crigenerazione\u201d in una fase di questo modello di produzione e consumo, citato da Papa Francesco nella Laudato si\u2019, al n. 22 come esempio virtuoso di prassi che le aziende devono mettere in pratica per non estrarre ulteriormente risorse dalla terra. Tuttavia, la stessa impostazione dei criteri della Fondazione e l\u2019analisi dei progetti hanno messo in evidenza che l\u2019economia circolare non basta da sola a definire un progetto rigenerativo poich\u00e9 un utilizzo efficiente delle risorse a disposizione non corrisponde necessariamente ad una capacit\u00e0 effettiva di rigenerarle. Questo comporta alle imprese \u2013 cos\u00ec come ampiamente descritto all\u2019interno della Dottrina Sociale \u2013 un ulteriore passo in avanti: non solo modelli di produzione efficienti ed attenti alle esternalit\u00e0 negative che superino il concetto di economia lineare, ma identificativi di un concetto pi\u00f9 ampio di sostenibilit\u00e0 sociale ed ambientale. Inoltre, per diventare davvero sostenibili, le imprese devono avviare pratiche per la misurazione delle performance in ambito ambientale e sociale \u2013 non solo economico \u2013 rendere il proprio percorso trasparente e fissare degli obiettivi chiari. Fuggendo da qualsiasi tentazione di greenwashing o di qualsiasi altro espediente puramente comunicativo e di marketing, le organizzazioni avviano in questo modo un circolo virtuoso improntato alla creazione di valore condiviso, ultima frontiera della sostenibilit\u00e0. Come abbiamo evidenziato, a tutt\u2019oggi, poich\u00e9 ancora non c\u2019\u00e8 una definizione univoca, chiara e definita di rigenerazione, non esiste alcun sistema di misurazione capace di effettuare l\u2019analisi della capacit\u00e0 effettivamente rigenerativa delle imprese o delle organizzazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La sussidiariet\u00e0 circolare<\/strong><\/p>\n<p>Mercato, stato e societ\u00e0 civile sono le tre istituzioni economiche che il Magistero sociale pone a servizio dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Il mercato \u2013 laddove \u00e8 assicurato quello spazio di autonomia personale, familiare e collettiva grazie al riconoscimento e alla tutela della propriet\u00e0 privata e l\u00ec dove non si verifichi \u201c<em>l&#8217;inversione del rapporto tra mezzi e fini che pu\u00f2 farlo degenerare in una istituzione disumana e alienante, con ripercussioni incontrollabili<\/em>\u201d (CDSC 2004:348) \u2013 garantisce la produzione di ricchezza, un\u2019efficiente allocazione delle risorse e lo scambio dei beni e servizi, premia gli sforzi degli imprenditori e la loro capacit\u00e0 di innovazione, nonch\u00e9 la circolazione delle informazioni che assicura una sana concorrenza. Come abbiamo gi\u00e0 accennato nel precedente paragrafo, uno dei limiti pi\u00f9 evidenti del mercato \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di \u201c<em>soddisfare esigenze umane importanti, per le quali c&#8217;\u00e8 bisogno di beni che, per loro natura, non sono n\u00e9 possono essere semplici merci,\u00a0beni non negoziabili secondo la regola dello scambio di equivalenti e la logica del contratto<\/em>\u201d (CDSC 2004: 349) per cui \u2013 basato su una visione riduttiva della persona e della societ\u00e0 &#8211; bisogna sempre \u201ccircoscriverne il suo spazio di autonomia\u201d (<em>Octogesima adveniens<\/em>\u00a01971:43).<\/p>\n<p>\u201c<em>L\u2019attivit\u00e0 economica, in particolare quella dell\u2019economia di mercato, non pu\u00f2 svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico. Essa suppone, al contrario, sicurezza circa le garanzie della libert\u00e0 individuale e della propriet\u00e0, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti<\/em>\u201d (CA 1991:48). In questo passaggio San Giovanni Paolo II traccia chiaramente quale dovrebbe essere il ruolo dello Stato nell\u2019economia. Sicuramente n\u00e9 troppo invadente n\u00e9 troppo cauto, l\u2019intervento equilibrato dell\u2019istituzione pubblica \u00e8 caratterizzato da funzioni di coordinamento, controllo e difesa, nonch\u00e9 di attenzione \u2013 secondo un principio di solidariet\u00e0<sup>15<\/sup>\u00a0\u2013 nei confronti di coloro che rimangono esclusi dal mercato, in quanto esso non \u00e8 in grado \u201c<em>di garantire una distribuzione equa di alcuni beni e servizi essenziali alla crescita umana dei cittadini: in questo caso la complementarit\u00e0 tra Stato e mercato \u00e8 quanto mai necessaria<\/em>\u201d (CDSC 2004:353).<\/p>\n<p>In rapporto di complementarit\u00e0 con il mercato e lo stato per contribuire al raggiungimento del bene comune, si pone la societ\u00e0 civile organizzata in corpi intermedi che, dunque, assumono un suo ruolo specifico in ambito economico. In genere costituite \u201c<em>sulla base di un patto associativo (\u2026) espressione di una comune tensione ideale dei soggetti che liberamente decidono di aderirvi<\/em>\u201d (CDSC 2005:357), queste organizzazioni si sono sempre contraddistinte per le loro azioni di solidariet\u00e0 con l\u2019intento di rendere diffusive le azioni di ridistribuzione della ricchezza generata dal mercato, anche se, negli ultimi anni, questa non \u00e8 rimasta l\u2019unica loro funzione, ma si stanno sempre pi\u00f9 specializzando anche nella produzione di beni e servizi.<\/p>\n<p>Uno dei principi di rilievo della Dottrina Sociale della Chiesa che mette in relazione mercato, stato e societ\u00e0 civile \u00e8 la \u201csussidiariet\u00e0\u201d secondo cui \u201c<em>una societ\u00e0 di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una societ\u00e0 di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessit\u00e0 ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune<\/em>\u201d (CA 1991:48). Un\u2019impostazione classica attribuisce alla sussidiariet\u00e0 due caratteristiche: verticalit\u00e0 e orizzontalit\u00e0. Secondo la prima, la ripartizione gerarchica delle competenze deve essere spostata dagli organi dello Stato centrale verso gli enti locali pi\u00f9 prossimi al cittadino, e pertanto, pi\u00f9 vicino ai bisogni delle singole realt\u00e0 territoriali; per la sua orizzontalit\u00e0, invece, gli enti pubblici favoriscono i singoli cittadini o le loro forme associate nell\u2019espletamento di funzioni utili alla collettivit\u00e0 e che rispondono all\u2019interesse generale. La complessit\u00e0 dei sistemi attuali, per\u00f2, ci impone di andare oltre una logica comunque lineare, sia essa verticale o orizzontale, per superare le proprie inefficienze e raggiungere il bene comune della societ\u00e0. I tre soggetti principali del sistema sociale, mercato, stato e societ\u00e0 civile devono entrare in relazione secondo un\u2019ottica circolare e cooperativa, affinch\u00e9 lavoro e ricchezza nascano non solo dalla concorrenza, ma anche dal mutuo vantaggio e dalla co-programmazione degli interventi in risposta ai bisogni della comunit\u00e0 ogni volta diversi. Questo percorso inizierebbe sciogliendo l\u2019annosa criticit\u00e0 della progressiva diminuzione delle risorse pubbliche che rischiano nel futuro di non poter pi\u00f9 rispondere \u2013 in ottica universalista \u2013 alle varie esigenze del territorio. Inoltre, la circolarit\u00e0 favorirebbe una maggiore biodiversit\u00e0 economica, finanziaria, organizzativa, motivazionale che quotidianamente contribuisce \u201c<em>alla crescita del senso di responsabilit\u00e0 personale e sociale, alla vita democratica, ai valori umani utili al progresso del mercato e della societ\u00e0<\/em>\u201d (<em>Mater et magistra<\/em>\u00a01961:53) In altre parole, la promozione della creativit\u00e0 accelera quel processo di partecipazione responsabile alla vita economica e sociale di un paese o di una determinata comunit\u00e0, migliorandone sia da un punto sociale che ambientale, l\u2019impatto delle attivit\u00e0 umane.<\/p>\n<p>Molti dei progetti che abbiamo analizzato si muovono \u2013 anche inconsapevolmente \u2013 in tal senso. Un\u2019economia che si definisce rigenerativa dell\u2019ambiente e di conseguenza della societ\u00e0 non pu\u00f2 prescindere dalla circolarit\u00e0 virtuosa del rapporto tra imprese, istituzioni e societ\u00e0 civile: basti pensare al \u201cKilometroverde\u201d di Parma promosso proprio da un consorzio di cui fanno parte organizzazioni pubbliche e private. Ogni anno si propone di mettere a dimora una media di 20.000 alberi per interventi di riforestazione con l\u2019obiettivo di riqualificare aree urbane ed extraurbane, grazie all\u2019aiuto di imprese del territorio, professionalit\u00e0 individuali e associazioni. Creare alleanze, relazioni, network permette di rispondere pienamente ai bisogni di una comunit\u00e0 che si trova ad affrontare problematiche sempre pi\u00f9 complesse ed interconnesse, a cui di certo non possono aggiungersi la politica e l\u2019economia \u201c<em>che tendono ad incolparsi reciprocamente per quanto riguarda la povert\u00e0 ed il degrado ambientale, ma quello che ci si attende \u00e8 che riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune<\/em>\u201d (LS 2015:19).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n<p>Questo lavoro di ricerca ci ha permesso di conoscere uno dei nuovi modelli economici che, a suo modo, cerca di contribuire ad un cambio dell\u2019attuale paradigma economico ormai insostenibile. La mancanza di una definizione chiara e quindi operativa di economia rigenerativa ci ha dato, per\u00f2, la possibilit\u00e0 di conoscere nel concreto attivit\u00e0 e progetti che si dichiarano rigenerativi. Organismi internazionali, imprese, organizzazioni non profit si stanno facendo promotori di iniziative che mirano al superamento del paradigma estrattivo delle risorse, in favore di uno rigenerativo degli ecosistemi e quindi della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Anche se il pi\u00f9 delle volte sono stati dichiarati come obiettivi indiretti di azioni specifiche contro l\u2019inquinamento, i cambiamenti climatici e a tutela della biodiversit\u00e0, il miglioramento della salute umana e del benessere configurano come la positiva conseguenza di pratiche quali la cattura e lo stoccaggio di carbonio, bonifiche, la riqualificazione del suolo, la riforestazione, gestione responsabile della risorsa idrica ecc. Tuttavia, questa consequenzialit\u00e0 \u2013 sicuramente fondata su basi scientifiche e universalmente riconosciuta \u2013 tende ad offuscare il senso ultimo e pi\u00f9 profondo della necessit\u00e0 di trovare una valida alternativa al paradigma economico attuale, cio\u00e8 rimettere l\u2019uomo al centro dell\u2019economia, come fine e non come mezzo per raggiungere esclusivamente il profitto.<\/p>\n<p>Per questo motivo siamo ricorsi ad un dialogo con la Dottrina Sociale della Chiesa affinch\u00e9 potesse fornire prospettive di significato, valore ed impegno per il rispetto della dignit\u00e0 umana e il raggiungimento del bene comune. Infatti, sebbene in linea teorica l\u2019economia rigenerativa trova certamente una sponda nell\u2019interconnessione tra fattori sociali, ambientali ed economici ben sistematizzata nell\u2019enciclica \u201cLaudato si\u201d di Papa Francesco nella logica del \u201ctutto \u00e8 connesso\u201d (soprattutto nei passaggi che descrivono lo stato di salute in cui versa la nostra casa comune dovuto alle attivit\u00e0 umane), eppure manca \u2013 anche nelle sue applicazioni &#8211; di quel riferimento chiaro alla dimensione etica e morale.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione al tema del lavoro legato al diffondersi delle nuove tecnologie e alla necessit\u00e0 di coinvolgere le comunit\u00e0 locali nei processi di produzione e consumo, in un\u2019ottica di impresa orientata al bene comune e alla generazione di valore condiviso con le istituzioni pubbliche e la societ\u00e0 civile, sono fattori imprescindibili se l\u2019economia rigenerativa vuole con successo proporsi come modello alternativo in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 complessa.<\/p>\n<p>Nel messaggio ai partecipanti all\u2019evento \u201cPreparare il futuro: costruire un\u2019economia sostenibile, inclusiva e rigenerativa\u201d organizzato dalla commissione Vaticana COVD-19 il 12 gennaio 2022, papa Francesco scrive: \u201c<em>mi auguro dunque che dal confronto di oggi non emergano dichiarazioni di intenti o messaggi sui grandi principi: vi esorto a prendere impegni concreti, a fare la vostra parte perch\u00e9 l\u2019economia e la finanza siano a servizio delle persone e della nostra madre terra. I vostri indicatori di successo non siano i soli profitti, l\u2019espansione, i rendimenti a breve e brevissimo termine. Siano invece il numero di persone che escono dalla povert\u00e0 estrema, che possono lavorare dignitosamente<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Andare oltre la cultura dominante dello scarto per \u201c<em>ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri<\/em>\u201d (LS 2015:49), significa, quindi, non solo focalizzarsi sulle risorse naturali \u2013 come ben ci dice l\u2019economia rigenerativa \u2013 ma anche e soprattutto sui poveri che continuano a non essere ascoltati.<\/p>\n<blockquote><p>\u201c<em>Ci sono regole economiche che sono risultate efficaci per la crescita, ma non altrettanto per lo sviluppo umano integrale. \u00c8 aumentata la ricchezza, ma senza equit\u00e0, e cos\u00ec ci\u00f2 che accade \u00e8 che nascono nuove povert\u00e0. Quando si dice che il mondo moderno ha ridotto la povert\u00e0, lo si fa misurandola con criteri di altre epoche non paragonabili con la realt\u00e0 attuale. Infatti, in altri tempi, per esempio, non avere accesso all\u2019energia elettrica non era considerato un segno di povert\u00e0 e non era motivo di grave disagio. La povert\u00e0 si analizza e s\u2019intende sempre nel contesto delle possibilit\u00e0 reali di un momento storico concreto<\/em>\u201d (<em>Fratelli tutti<\/em>\u00a02020:22).<\/p><\/blockquote>\n<p>Un\u2019economia, per definirsi pienamente rigenerativa, dunque, deve accompagnare all\u2019attenzione verso l\u2019ambiente e gli ecosistemi, l\u2019attenzione per l\u2019uomo, non soltanto come detentore di salute e benessere, ma come titolare di quella dignit\u00e0 che gli \u00e8 propria; una dignit\u00e0 che a molti non \u00e8 riconosciuta a causa della povert\u00e0 e delle ingiustizie sociali. Rigenerare vuol dire iniziare a \u201c<em>pensare e agire in termini di comunit\u00e0, di priorit\u00e0 della vita di tutti sull\u2019appropriazione dei beni da parte di alcuni. \u00c8 anche lottare contro le cause strutturali della povert\u00e0, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi<\/em>\u201d (FT 2020: 122). Rigenerare vuol dire riconoscere queste situazioni estreme, adottare politiche ed interventi per abolirle e aprirsi alla solidariet\u00e0 anche se \u201c<em>alcune volte l\u2019abbiamo trasformata in una cattiva parola che sono si pu\u00f2 dire, ma \u00e8 una parola che esprime molto pi\u00f9 che alcuni atti di generosit\u00e0 sporadici<\/em>\u201d (FT 2020:122). A fronte del fenomeno dell&#8217;interdipendenza e del suo costante dilatarsi, persistono, d&#8217;altra parte, in tutto il mondo, fortissime disuguaglianze tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, alimentate anche da diverse forme di sfruttamento, di oppressione e di corruzione che influiscono negativamente sulla vita interna e internazionale di molti Stati. Il processo di accelerazione dell&#8217;interdipendenza tra le persone e i popoli deve essere accompagnato da un impegno sul piano etico-sociale altrettanto intensificato, per evitare le nefaste conseguenze di una situazione di ingiustizia di dimensioni planetarie, destinata a ripercuotersi assai negativamente anche negli stessi Paesi attualmente pi\u00f9 favoriti (CDSC 2044:192).<\/p>\n<p>Concludendo, il processo di partecipazione alla costruzione del bene comune che va oltre lo scambio di equivalenti e la distribuzione della ricchezza, fa s\u00ec che entro le normali attivit\u00e0 economiche trovino posto anche la logica della gratuit\u00e0 e del dono, a tutti gli effetti generatori di valore condiviso. La Dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialit\u00e0, di solidariet\u00e0 e di reciprocit\u00e0, anche all&#8217;interno dell&#8217;attivit\u00e0 economica e non soltanto fuori di essa o \u00ab dopo \u00bb di essa. La sfera economica non \u00e8 n\u00e9 eticamente neutrale n\u00e9 di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;uomo e, proprio perch\u00e9 umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente (CiV 2009: 36).<\/p>\n<p>Fondata proprio sulla logica della gratuit\u00e0 e del dono, la reciprocit\u00e0 consolida le connessioni sociali e la fiducia generalizzata senza cui n\u00e9 i mercati, n\u00e9 le societ\u00e0 potrebbero esistere. Accanto alla solidariet\u00e0, assenti in questo nuovo paradigma dell\u2019economia rigenerativa, sono proprio la dimensione della gratuit\u00e0, del dono e quindi della reciprocit\u00e0. Stefano Zamagni (\u2026) definisce la reciprocit\u00e0 come un \u201cdare senza perdere ed un prendere senza togliere\u201d; una gratuit\u00e0 che, come sottolinea ancora Papa Benedetto XVI, \u00e8 presente nella vita dell\u2019uomo \u201cin molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell&#8217;esistenza\u201d, proprio perch\u00e9 \u201c<em>l\u2019essere umano \u00e8 fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza<\/em>\u201d(CiV 2009: 34).<\/p>\n<p>Se sapr\u00e0 raccogliere queste sfide di senso, allora la rigenerazione e quindi l\u2019economia rigenerativa, potranno concorrere al superamento della cultura dello scarto, non solo materiale, e alla costruzione del bene comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Ascione, Antonio, e Francesco Del Pizzo. 2019.\u00a0<em>Cosa c\u2019\u00e8 tra noi? Il bene che ci unisce.<\/em>\u00a0Roma, Italia: AVE.<br \/>\nAlford, Helen. 2010.\u00a0<em>Responsabilit\u00e0 Sociale d\u2019impresa e Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica<\/em>. Milano, Italia: Franco Angeli.<br \/>\nAlford, Helen, e Francesco Compagnoni. 2008.\u00a0<em>Fondare la Responsabilit\u00e0 Sociale d\u2019Impresa.<\/em>\u00a0Roma, Italia: Citt\u00e0 Nuova.<br \/>\nArgiolas, Giuseppe. 2014.\u00a0<em>Il valore dei valori. La governance nell&#8217;impresa socialmente orientata.<\/em>\u00a0Roma, Italia: Citt\u00e0 Nuova.<br \/>\nBecchetti, Leonardo. 2009.\u00a0<em>Oltre l\u2019homo oeconomicus<\/em>. Roma, Italia: Citt\u00e0 Nuova.<br \/>\nBignami, Bruno. 2019.\u00a0<em>Mario Operti: in cammino ogni giorno<\/em>. Teramo, Italia: Palumbi Editore.<br \/>\nBompani, Emanuele, e Ilaria N. Brambilla. 2016.\u00a0<em>Che cosa \u00e8 l\u2019economia circolare.<\/em>\u00a0Milano, Italia: Edizioni Ambiente.<br \/>\nBruni, Luigino. 2014.<em>\u00a0Lessico del ben vivere sociale<\/em>. Roma, Italia: Ecra.<br \/>\nBruni, Luigino. 2019.<em>\u00a0Il capitalismo e il sacro<\/em>. Roma, Italia: Vita e Pensiero.<br \/>\nBruni, Luigino, e Alessandra, Smerilli. 2014.\u00a0<em>L\u2019Altra Met\u00e0 dell\u2019Economia. Gratuit\u00e0 e Mercati<\/em>. Roma, Italia: Citt\u00e0 Nuova.<br \/>\nCocconi, Monica. 2020.<em>\u00a0La regolazione dell\u2019economia circolare. Sostenibilit\u00e0 e nuovi paradigmi di sviluppo<\/em>. Milano, Italia: Franco Angeli.<br \/>\nGarosi, Luca. 2018.\u00a0<em>Green branding. Strumenti, consigli e strategie per una comunicazione ecosostenibile.<\/em>\u00a0Palermo, Italia: Flaccovio Dario.<br \/>\nGrandori, Anna. 2015.\u00a0<em>10 tesi per l\u2019impresa. Contro i luoghi comuni dell\u2019economia<\/em>. Bologna, Italia: Il Mulino<br \/>\nGusmerotti, Natalia G., Marco Frey, e Fabio Iraldo. 2020.\u00a0<em>Management dell\u2019economia circolare<\/em>. Milano, Italia: Franco Angeli.<br \/>\nLacy, Peter, Jacob Rutqvist, e Beatrice Lamonica. 2016.\u00a0<em>Circular economy. Dallo spreco al valore<\/em>. Milano, Italia: Egea.<br \/>\nOtrom, Elinor. 1990.\u00a0<em>Governing the commons: The evolution of institutions for collective action.<\/em>\u00a0Cambridge, UK: Cambridge University press.<br \/>\nPerrini, Francesco e Clodia Vurro. 2015.\u00a0<em>La valutazione degli impatti sociali. Approcci e strumenti applicativi<\/em>. Milano, Italia: Egea.<br \/>\nPersico, Maria G., e Federico Rossi. 2016.\u00a0<em>Comunicare la sostenibilit\u00e0. Comunicare il nuovo paradigma per un nuovo vantaggio competitivo<\/em>. Milano, Italia: Franco Angeli.<br \/>\nRaworth, Kate. 2017.\u00a0<em>L\u2019economia della ciambella. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo<\/em>. Milano, Italia: Edizioni Ambiente.<br \/>\nSaraceno, Chiara. 2013.\u00a0<em>Welfare<\/em>. Bologna, Italia: Il Mulino.<br \/>\nSbardella, Marco. 2019.\u00a0<em>La sostenibilit\u00e0 scomunicata. Cosa stiamo sbagliando e perch\u00e9<\/em>. Rimini, Italia: Maggioli editore.<br \/>\nSciarelli, Sergio, e Mauro Sciarelli. 2018.\u00a0<em>Il governo etico d\u2019impresa<\/em>. Padova, Italia: CEDAM.<br \/>\nSobrero, Rossella. 2016.\u00a0<em>Comunicazione e sostenibilit\u00e0<\/em>. 20 tesi per il futuro. Milano, Italia: Egea.<br \/>\nSorge, Bartolomeo. 2016.\u00a0<em>Introduzione alla Dottrina Sociale della Chiesa.<\/em>\u00a0Brescia, Italia: Queriniana.<br \/>\nSorge, Bartolomeo. 2017.\u00a0<em>Brevi lezioni di Dottrina Sociale<\/em>. Brescia, Italia: Queriniana.<br \/>\nStahel, Walter R. 2019.\u00a0<em>Economia circolare per tutti. Concetti base per cittadini, politici e imprese.<\/em>\u00a0Milano, Italia: Edizioni Ambiente<br \/>\nScalabrella, Silvano. 2017.\u00a0<em>In attesa dell\u2019homo donans<\/em>. Roma, Italia: Edizioni Studium.<br \/>\nTrigilia, Carlo. 2002.\u00a0<em>Sociologia Economica<\/em>. Bologna, Italia: Il Mulino.<br \/>\nTrigilia, Carlo. 2009.\u00a0<em>Sociologia Economica<\/em>. Bologna, Italia: Il Mulino.<br \/>\nVineis, Paolo e Roberto Cingolani. 2020.<em>\u00a0Prevenire<\/em>. Torino, Italia: Einaudi<br \/>\nZamagni, Stefano. 2007.\u00a0<em>L\u2019economia del bene comune<\/em>. Roma, Italia: Citt\u00e0 Nuova.<br \/>\nZamagni, Stefano. 2014.<em>\u00a0Impresa responsabile per un mercato civile<\/em>. Bologna, Italia: Il Mulino.<br \/>\nZamagni, Stefano e Luigino Bruni. 2015.\u00a0<em>L&#8217;economia civile. Un\u2019altra idea di mercato<\/em>. Bologna, Italia: Il Mulino.<br \/>\nYunus, Muhammad. 2007.\u00a0<em>Creating a World Without Poverty: Social Business and the Future of<\/em><br \/>\n<em>Capitalism<\/em>. New York, USA: Public Affairs.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Documenti ecclesiali<\/strong><\/p>\n<p><em>Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em>\u00a02003. Citt\u00e0 del Vaticano; Libreria Editrice Vaticana.<br \/>\nBenedetto XVI. 2009.\u00a0<em>Lettera Enciclica Caritas in Veritate<\/em>. Citt\u00e0 del Vaticano:<br \/>\nLibreria Editrice Vaticana.<br \/>\nConferenza Episcopale Austriaca. 2019.\u00a0<em>Docat<\/em>. Roma, Italia: Edizioni Paoline.<br \/>\nConferenza Episcopale Italiana. 2020.<em>\u00a0La Chiesa Cattolica e la gestione delle risorse finanziarie<\/em>. Roma, Italia.<br \/>\nFrancesco. 2013.\u00a0<em>Esortazione apostolica Evangelii Gaudium<\/em>. Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria<br \/>\nEditrice Vaticana.<br \/>\nFrancesco. 2015.\u00a0<em>Lettera enciclica Laudato si.<\/em>\u00a0Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana.<br \/>\nFrancesco. 2020.\u00a0<em>Lettera enciclica Fratelli tutti.<\/em>\u00a0Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana.<br \/>\n<em>Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace.<\/em>\u00a02004. Compendio della Dottrina Sociale<br \/>\ndella Chiesa. Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana.<br \/>\nTavolo interdicasteriale della Santa Sede sull\u2019ecologia integrale. 2020.<em>\u00a0In cammino per la casa comune<\/em>. Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SITOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/acaciasforall.tn\/?v=947d7d61cd9a\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/acaciasforall.tn\/?v=947d7d61cd9a<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2020)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.agricolademartino.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.agricolademartino.it\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.arca.bio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.arca.bio\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/bcorporation.eu\/about-b-lab\/country-partner\/italy\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/bcorporation.eu\/about-b-lab\/country-partner\/italy<\/a>\u00a0(ultima consultazione 5 gennaio 2022)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/bimpactassessment.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/bimpactassessment.net\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 5 gennaio 2022)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.decadeonrestoration.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.decadeonrestoration.org\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/fondazionernestoilly.org\/progetti-scientifici\/virtuous-agriculture\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/fondazionernestoilly.org\/progetti-scientifici\/virtuous-agriculture\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.fondazionesvilupposostenibile.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.fondazionesvilupposostenibile.org\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 13 gennaio 2022)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.grupposaviola.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.grupposaviola.com\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/ipccitalia.cmcc.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/ipccitalia.cmcc.it\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 7 gennaio 2022)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.kering.com\/it\/sostenibilita\/preservare-il-pianeta\/regenerative-fund-for-nature\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.kering.com\/it\/sostenibilita\/preservare-il-pianeta\/regenerative-fund-for-nature\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.kilometroverdeparma.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.kilometroverdeparma.org\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.levissima.it\/progetto-sostenibilita-regeneration\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.levissima.it\/progetto-sostenibilita-regeneration\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.nestle.it\/stories\/tomato-regeneration\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.nestle.it\/stories\/tomato-regeneration<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.planetfarms.ag\/it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.planetfarms.ag\/it<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/regenerativesocietyfoundation.com\/dev\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/regenerativesocietyfoundation.com\/dev\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 15 gennaio 2022)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/rodaleinstitute.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/rodaleinstitute.org\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.thetracecollective.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.thetracecollective.com\/<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/theweathermakers.nl\/?page_id=1898\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/theweathermakers.nl\/?page_id=1898<\/a>\u00a0(ultima consultazione 30 dicembre 2021<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0L&#8217;Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) \u00e8 il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. L\u2019IPCC \u00e8 stato istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dallo United Nations Environment Programme (UNEP) allo scopo di fornire al mondo una visione chiara e scientificamente fondata dello stato attuale delle conoscenze sui cambiamenti climatici e sui loro potenziali impatti ambientali e socioeconomici.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0L\u2019impronta di carbonio \u00e8 l\u2019unit\u00e0 di misura della domanda di risorse naturali da parte dell\u2019umanit\u00e0. Questo parametro si usa per\u00a0stimare le emissioni di gas\u00a0serra\u00a0provocate da prodotti, servizi, organizzazioni, eventi e individui. Generalmente viene espresso in tonnellate di CO2 e si usa per determinare gli impatti ambientali che le emissioni hanno sui cambiamenti climatici di origine antropica, ossia tutti gli interventi di trasformazione dell\u2019ambiente naturale da parte del genere umano. Tali interventi vengono attuati con lo scopo di adattare l\u2019ambiente alle nostre esigenze e migliorare la qualit\u00e0 della vita. Tuttavia non sempre hanno un impatto positivo ma, al contrario, possono danneggiare l\u2019equilibrio degli ecosistemi.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0La biocapacit\u00e0, o capacit\u00e0 biologica, \u00e8 un\u00a0indicatore di sostenibilit\u00e0 ambientale\u00a0applicabile ad un dato territorio per stimare i servizi ecosistemici che quel territorio \u00e8 in grado di erogare. La biocapacit\u00e0 rappresenta dunque la\u00a0produzione\u00a0(principalmente biologica) di risorse naturali da parte degli ecosistemi; a questo si aggiunge poi la loro capacit\u00e0 di rinnovare ciclicamente tali beni e di\u00a0assorbire\u00a0i\u00a0rifiuti\u00a0derivanti dalle attivit\u00e0 antropiche.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Le Societ\u00e0 Benefit sono una nuova forma giuridica d\u2019impresa che l\u2019Italia, come primo Stato sovrano, ha introdotto nel 2016; essa \u00e8 caratterizzata da livelli pi\u00f9 alti di trasparenza, accountability e valutazione d\u2019impatto non solo verso gli azionisti ma verso tutti i portatori di interesse.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0La certificazione B Corp \u00e8 ottenuta da quelle aziende che, attraverso l\u2019utilizzo del BIA \u2013 B Impact Assessment \u2013 valutano la propria \u201ccapacit\u00e0 rigenerativa\u201d, creando anche una competizione positiva tra tutte quelle imprese che, rispettando sempre pi\u00f9 principi di sostenibilit\u00e0, si valutano attraverso questo strumento. Secondo l\u2019ultima indagine pubblicata dal movimento B Corp Italia, nel nostro Paese le aziende certificate B Corp sono oltre 120.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0L\u2019economia verde \u00e8 \u201cun modello teorico di sviluppo economico basato su un miglioramento del benessere umano e dell\u2019equit\u00e0 sociale, in grado di garantire al tempo stesso una significativa riduzione dei rischi ambientali e della scarsit\u00e0 ecologica\u201d, questa la definizione fornita dall\u2019UNEP (United Nations Environment Programme) all\u2019interno del rapporto ufficiale Towards a Green Economy \u2013 Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication nell\u2019anno 2011. In altre parole, la Green Economy \u00e8 finalizzata ad aumentare la resa economica di una societ\u00e0 mediante l\u2019applicazione di sistemi produttivi a ridotto impatto ambientale, ma, sebbene la definizione citata presenti anche un risvolto sociale del modello, il pi\u00f9 delle volte esso non viene nella pratica valutato, per cui lo studio lo inserisce concettualmente prima della sostenibilit\u00e0 tout court che, come sappiamo, \u00e8 triplice: economica, ambientale e sociale.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Il problema dell\u2019uso spropositato delle risorse naturali viene inquadrato dalla Laudato si\u2019 anche nell\u2019ambito dell\u2019etica della relazioni internazionali, infatti \u201cl\u2019esaurimento dei suoli e della biodiversit\u00e0 naturale, la deforestazione di ampie zone del pianeta, l\u2019inquinamento delle acque e la devastazione dei paesaggi pesano sulla coscienza di quanti hanno sfruttato la nostra casa comune\u201d (Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull\u2019ecologia integrale, \u201cIn cammino per la casa comune, a cinque anni dalla Laudato s\u00ec\u201d, 2020, pag. 143). La protezione ecosistemi necessita di un sistema normativo sostenuto da forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria, prima che \u201cle nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libert\u00e0 e la giustizia\u201d (LS 2015:53).<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Il documento &#8220;Aqua fons vitae\u201d del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale (2020) al n.69 avverte: \u201cPrestare attenzione alla \u201cdimensione umana e relazionale\u201d che caratterizza i vari progetti di accesso all\u2019acqua potabile e\/o ai servizi igienici, con il protagonismo delle comunit\u00e0 nella progettazione, gestione e manutenzione degli impianti, promuovendo, se pertinente, la valorizzazione di conoscenze tradizionali, il ricorso alla cultura locale, adeguate consultazioni e formazione.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Al n.26 la \u201cGaudium et Spes\u201d (1965) il bene comune viene definito come \u201cl\u2019insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alla collettivit\u00e0 che ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione pi\u00f9 pienamente e pi\u00f9 celermente\u201d. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (2005) ne esplicita alcune caratteristiche: \u201cEssendo di tutti e di ciascuno \u00e8 e rimane comune, perch\u00e9 indivisibile e perch\u00e9 soltanto insieme \u00e8 possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l&#8217;agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, cos\u00ec l&#8217;agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, pu\u00f2 essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.\u201d<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Lettera al Primo Ministro inglese David Cameron in occasione dell\u2019incontro del G8 del 17\/18 giugno 2013 di Papa Francesco.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0L\u2019enciclica \u201cLaborem Exercens\u201d ai nn. 18 e 19 ne elenca alcuni a titolo esemplificativo: diritto ad una giusta remunerazione, diritto al riposo, diritto ad \u201cambienti di lavoro e a processi produttivi che non rechino pregiudizio alla sanit\u00e0 fisica dei lavoratori e non ledano la loro integrit\u00e0 morale\u201d, il diritto che venga salvaguardata la propria personalit\u00e0 sul luogo di lavoro senza \u201cessere violati in alcun modo nella propria coscienza o nella propria dignit\u00e0\u201d, il diritto a convenienti sovvenzioni indispensabili per la sussistenza dei lavoratori disoccupati e delle loro famiglie, il diritto alla pensione, la malattia in caso di incidenti collegati alla prestazione lavorativa, il diritto a provvedimenti sociali collegati alla maternit\u00e0 e il diritto di riunirsi e di associarsi.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0\u201cLa capacit\u00e0 progettuale di una societ\u00e0 orientata verso il bene comune e proiettata verso il futuro si misura anche e soprattutto sulla base delle prospettive di lavoro che essa \u00e8 in grado di offrire\u201d (CDSC 2005:289)<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0\u201cvi \u00e8 una grande variet\u00e0 di sistemi alimentari agricoli e di piccola scala che continua a nutrire la maggior parte della popolazione mondiale, utilizzando una porzione ridotta del territorio e dell\u2019acqua e producendo meno rifiuti, sia in piccoli appezzamenti agricoli e orti, sia nella caccia e nella raccolta di prodotti boschivi, sia nella pesca artigianale. Le economie di scala, specialmente nel settore agricolo, finiscono per costringere i piccoli agricoltori a vendere le loro terre o ad abbandonare le loro coltivazioni tradizionali. I tentativi di alcuni di essi di sviluppare altre forme di produzione, pi\u00f9 diversificate, risultano inutili a causa della difficolt\u00e0 di accedere ai mercati regionali e globali o perch\u00e9 l\u2019infrastruttura di vendita e di trasporto \u00e8 al servizio delle grandi imprese. Le autorit\u00e0 hanno il diritto e la responsabilit\u00e0 di adottare misure di chiaro e fermo appoggio ai piccoli produttori e alla diversificazione della produzione\u201d (LS 2015:129)<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0CEO di Deloitte Nord-Sud Europa<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0\u201cNella ricerca di linee di azione per rinnovare le istituzioni socio-economiche, il riferimento alla solidariet\u00e0 non deve essere ridotto ad una semplice affermazione di principio, quasi ad un luogo comune. \u00c8 invece necessario mettere in stretta correlazione solidariet\u00e0 e responsabilit\u00e0: in uno stato rinnovato, la solidariet\u00e0 deve essere ricevuta e, al tempo stesso, prestata dai cittadini\u201d (Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana,\u00a0<em>Democrazia economica<\/em>. sviluppo e bene comune (1994), 48)<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1212],"fascicolo":[332],"class_list":["post-2973","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-salvatore-fega","fascicolo-ottobre-2023"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019impegno della \u201cRegenerative Society Foundation\u201d. 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