{"id":2971,"date":"2023-10-01T12:00:00","date_gmt":"2023-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2971"},"modified":"2026-04-19T13:55:06","modified_gmt":"2026-04-19T11:55:06","slug":"guerra-e-ambiente-una-stretta-connessione","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2023\/ottobre\/guerra-e-ambiente-una-stretta-connessione\/","title":{"rendered":"Guerra e ambiente: una stretta connessione"},"content":{"rendered":"<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>La relazione tra guerra e ambiente \u00e8 un tema di cui si \u00e8 presa consapevolezza in tempi relativamente recenti, specialmente nel secondo dopoguerra, sia per una generale maggiore sensibilit\u00e0 nei confronti della tutela dell&#8217;ambiente sia, soprattutto, per l&#8217;evolversi della tipologia, modalit\u00e0 ed estensione dei conflitti armati, che vedono l&#8217;impiego di tecnologie sempre pi\u00f9 sofisticate e invasive nei confronti delle risorse naturali. La guerra in Vietnam (1955-1975) \u00e8 il primo evento che ha messo in evidenza come un conflitto armato pu\u00f2 arrecare non solo la perdita di vite umane, ma anche un grave danno ambientale. Nello specifico la vasta deforestazione e l\u2019utilizzo di erbicidi, utilizzati come strategia di attacco, hanno danneggiato un decimo del territorio nazionale e l\u2019impatto di esplosivi sulla flora e sulla fauna hanno arrecato ingenti danni, spesso irreversibili, agli ecosistemi (Parkinson e Cotrell, 2022). Purtroppo in modo ancora pi\u00f9 evidente, l\u2019utilizzo della bomba atomica nella seconda Guerra Mondiale ha segnato il culmine di come una guerra possa causare una devastazione allo stesso tempo umana e ambientale.<\/p>\n<p>Tra guerra e ambiente la relazione \u00e8 complessa e articolata e certamente con ricadute estese nel tempo e nello spazio ben oltre i semplici confini delle aree coinvolte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LE RISORSE NATURALI: ELEMENTI INNESCANTI E STRATEGICI NEI CONFLITTI<\/strong><\/p>\n<p>Da sempre la ricerca di nuove terre da abitare e coltivare, il possesso di luoghi militarmente strategici, la possibilit\u00e0 di accesso a risorse naturali economicamente rilevanti (minerali, acqua, metalli preziosi&#8230;) hanno costituito un fattore d\u2019interesse per le varie popolazioni e nazioni, diventando spesso elementi determinanti l&#8217;innesco di conflitti o di guerre. In altri casi le motivazioni ambientali possono essere pi\u00f9 velatamente sottese ad interessi di altra natura o essere concause aggravanti di situazioni gi\u00e0 critiche.<\/p>\n<p>\u00c8 da notare come la ricerca e l\u2019accaparramento di risorse naturali da parte delle popolazioni sia mutata nel tempo, come conseguenza dell\u2019evoluzione socio-economica e tecnologica. Pertanto anche i territori oggetto d\u2019interesse e di conquista sono variati nel corso della storia: se in passato per un popolo era determinante l&#8217;accesso a grandi corsi d&#8217;acqua e a terre fertili, pi\u00f9 recentemente sono diventati oggetto d\u2019interesse economico e politico i territori ricchi di combustibili fossili, di metalli preziosi e, negli ultimi decenni, le aree in grado di fornire i materiali impiegati nelle nuove tecnologie, quali ad esempio, le cosiddette \u201cterre rare\u201d. Non a caso sono oggi di grande interesse le aree che detengono le maggiori riserve di terre rare mondiali: la Cina (37%), gli Stati Uniti (12%) e il Myanmar (10,5%).<\/p>\n<p>Un ulteriore elemento naturale che si prevede sar\u00e0 sempre pi\u00f9 motivo di conflitti \u00e8 l&#8217;acqua potabile, ormai diventato un bene raro spesso conteso tra le nazioni: ne \u00e8 prova il fatto che un miliardo della popolazione mondiale vive con meno di 5 litri di acqua al giorno a fronte del fabbisogno medio pari a 20 litri (CDCA, 2021).<\/p>\n<p>Allo stesso tempo le risorse naturali, oltre ad essere obiettivi strategici, possono essere utilizzate anche come vere e proprie &#8220;armi&#8221; e strumenti di guerra: \u00e8 il caso dell&#8217;abbattimento di dighe per inondare e devastare interi territori, come accaduto per l\u2019alluvione del Fiume Giallo provocata nel 1938 dal governo cinese per fermare l\u2019avanzata giapponese durante la seconda Guerra Mondiale; oppure l\u2019esplosione di pozzi petroliferi, come di recente accaduto nella base petrolifera di Mykolaiv in Ucraina, possono determinare devastanti incendi a spese delle aree boschive. Non di rado le stesse risorse naturali sono utilizzate anche come strumenti politici in quanto oggetto di contrattazione politica internazionale.<\/p>\n<p>Se in generale si pu\u00f2 affermare che le questioni ambientali sono spesso motivo d\u2019innesco di conflitti, molto pi\u00f9 frequentemente sono concause che vanno ad aggravare situazioni gi\u00e0 critiche dal punto di vista politico ed economico. Ne sono un esempio la guerra civile siriana e gli scontri tra pastori e agricoltori del Sahel, dove la siccit\u00e0 e la desertificazione, provocata dalle avverse condizioni climatiche, sono concause dei conflitti in atto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019AMBIENTE TRA LE \u201cVITTIME DI GUERRA\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Se da un lato le risorse naturali sono motivo di conflitti, dall&#8217;altro l&#8217;ambiente stesso ne \u00e8 spesso una vittima, in quanto colpito e danneggiato nella ricchezza e variet\u00e0 del suo patrimonio e degli ecosistemi.<br \/>\nTale aspetto \u00e8 pi\u00f9 rilevante di quanto si possa immaginare a prima vista, in quanto l\u2019impatto di una guerra sull\u2019ambiente ha conseguenze dirette, ma anche indirette, effetti immediati come anche effetti collaterali. Inoltre \u00e8 importante evidenziare come tali fattori interessino tutte le fasi di una guerra, seppure in modo e intensit\u00e0 differente (UNEP, 2009). In particolare si possono distinguere relazioni tra ambiente e guerra nelle seguenti fasi di un conflitto:<\/p>\n<p><strong>1)<\/strong>\u00a0fase preparatoria pre-bellica;<br \/>\n<strong>2)<\/strong>\u00a0fase di innesco e culmine del conflitto;<br \/>\n<strong>3)<\/strong>\u00a0fase di mantenimento durante il conflitto;<br \/>\n<strong>4)<\/strong>\u00a0fase post-bellica a breve e a lungo termine.<\/p>\n<p>Di seguito saranno analizzati alcuni aspetti dell\u2019impatto ambientale nelle diverse fasi di un conflitto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1 &#8211; Fase preparatoria pre-bellica<\/strong><\/p>\n<p>Durante la fase preparatoria, che pu\u00f2 durare anche molti anni, le industrie produttive di armamenti devono necessariamente fare ricorso all&#8217;approvvigionamento di materie prime di base (metalli, minerali, legname, combustibili&#8230;) e, sempre pi\u00f9, a materie prime specifiche per la realizzazione di armi di nuova generazione. A tal proposito \u00e8 da considerare che le modalit\u00e0 estrattive, i quantitativi di materie prime richiesti, non seguono certamente criteri di sostenibilit\u00e0 o di salvaguardia dell&#8217;ambiente, ma hanno come unico obiettivo la costruzione di un arsenale bellico efficiente e all\u2019avanguardia.<\/p>\n<p>Inoltre il settore militare, anche in assenza di un conflitto armato, richiede un mantenimento che consiste nel consumo di suolo per l\u2019installazione di basi militari e in continui finanziamenti statali che vanno dirottati sugli armamenti a scapito di altri investimenti d\u2019interesse pubblico. Un recente rapporto di Greenpeace (2021) ha evidenziato come, solo in Italia nel 2019, oltre 2 miliardi di euro siano stati spesi per l\u2019estrazione di fonti fossili finalizzate a missioni militari.<\/p>\n<p>Inoltre in tempo di guerra o emergenza sono certamente trascurate tutta una serie di attenzioni volte a tutelare l&#8217;ambiente e in particolare le azioni di prevenzione e monitoraggio dei rischi naturali e la riduzione degli inquinanti: azioni fondamentali per evitare catastrofi irreparabili e per ridurre l\u2019impatto sui cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2 &#8211; Fase d\u2019innesco e conflitto aperto<\/strong><\/p>\n<p>Nella fase d\u2019innesco e apice del conflitto le implicazioni con l&#8217;ambiente sono ovviamente pi\u00f9 evidenti e incisive: il bombardamento di obiettivi strategici (depositi di petrolio o altri esplosivi) possono generare incendi devastanti, l&#8217;utilizzo di mezzi di trasporto da guerra e di armi inquinanti provocano l\u2019emissione di sostanze chimiche nocive per l&#8217;aria, il suolo, le falde acquifere e lo spargimento di mine pu\u00f2 rendere inutilizzabile il suolo per diversi anni. Anche gli accampamenti militari che di volta in volta devono essere installati e il relativo smaltimento di rifiuti, non hanno certo come priorit\u00e0 quella di essere eco-sostenibili.<br \/>\nInoltre spesso i \u201cvincitori\u201d, man mano che avanzano, come segno di dominio e di conquista, di proposito devastano e sterminano i territori occupati.<\/p>\n<p>Questi sono solo alcuni dei fenomeni che hanno un forte impatto sul campo di battaglia e non solo, determinando danni spesso irreversibili, quali la distruzione della biodiversit\u00e0, degli ecosistemi e del patrimonio naturalistico di vaste aree circostanti.<\/p>\n<p>Ad esempio durante la guerra civile in Ruanda sono stati distrutti 105 kmq di foresta in corrispondenza al Parco nazionale di Virunga e nel recente conflitto tra Ucraina e Russia il parco nazionale di Biloberezhzhya Sviatoslava e del Kinburn hanno subito ingenti danni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3 &#8211; Mantenimento del conflitto<\/strong><\/p>\n<p>La durata di un conflitto inoltre \u00e8 spesso determinata dalla disponibilit\u00e0 di risorse per il suo mantenimento, pertanto la possibilit\u00e0 di accesso e utilizzo di materie prime, tra cui fonti di energia e acqua, \u00e8 fondamentale.<br \/>\nIn tale fase, soprattutto nei conflitti di lunga durata, anche il fattore climatico \u00e8 un&#8217;importante concausa in quanto siccit\u00e0, rigidit\u00e0 del clima invernale, eventi naturali, come alluvioni o eventi sismici, possono spesso avere un risvolto determinante sull&#8217;esito del conflitto; \u00e8 noto come in passato la rigidit\u00e0 del clima abbia avuto importanti risvolti durante la campagna di Russia (1812), o il terremoto in Siria, nel febbraio del 2023, abbia reso ancora pi\u00f9 drammatica la situazione della guerra civile in corso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4 &#8211; Fase post-bellica: effetti secondari e collaterali<\/strong><\/p>\n<p>Al termine di un conflitto le conseguenze sono diverse a seconda ovviamente dell&#8217;entit\u00e0, dell&#8217;estensione dello stesso e della tipologia di armi utilizzate. In tempi recenti l&#8217;utilizzo di armi chimiche o nucleari hanno certamente determinato conseguenze pi\u00f9 devastanti per l&#8217;ambiente rispetto a quelle di un tempo, sia per entit\u00e0 che per ripercussioni a lungo termine, come nei casi della contaminazione nucleare che richiede centinaia di anni per essere neutralizzata, o la bonifica di territori inquinati per la fuoriuscita di petrolio o di altre sostanze tossiche che possono perdurare per decenni.<\/p>\n<p>Se i conflitti coinvolgono pi\u00f9 nazioni le conseguenze a lungo termine possono essere rilevanti soprattutto per quanto concerne le relazioni import-export di materie prime e di risorse naturali; un esempio \u00e8 l\u2019avvicendarsi dei numerosi accordi a livello mondiale per l&#8217;approvvigionamento di combustibili fossili a seguito della guerra tra Russia e Ucraina con tutte le conseguenze che ne derivano a livello ambientale.<\/p>\n<p>Anche rispetto alle emissioni gassose nell\u2019atmosfera nel corso dei conflitti, un recente report del Conflict and Environment Observatory (Parkinson e Cottrell, 2022) afferma che a livello globale le forze armate sono responsabili del 5,5% delle emissioni di gas serra, ovvero, paragonando il mondo militare a uno stato, quest\u2019ultimo si collocherebbe al quarto posto tra gli Stati pi\u00f9 inquinanti, dopo Cina, Stati Uniti e India.<\/p>\n<p>A tal proposito \u00e8 da evidenziare la necessit\u00e0 di misurare con precisione le emissioni di gas serra legate ai conflitti e al settore militare e di considerarne l\u2019impatto sui cambiamenti climatici; tali informazioni non sono affatto irrilevanti, sebbene l\u2019Accordo di Parigi (2015) abbia lasciato libert\u00e0 agli stati nel riportare o meno le emissioni del proprio settore militare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5 &#8211; Mantenimento della pace<\/strong><\/p>\n<p>Le questioni ambientali sono anche determinanti per il mantenimento e il consolidamento di condizioni di pace. Infatti \u00e8 comprovato che, se negli accordi di pace \u00e8 prevista una corretta ed equa gestione delle risorse naturali, le condizioni di stabilit\u00e0 politica e di pace tra i vari stati limitrofi sono pi\u00f9 durature ed efficaci.\u00a0\u00c8 infatti fondamentale includere negli accordi politici internazionali post-conflitto e nei processi di mantenimento e costruzione della pace anche questioni inerenti una equa distribuzione delle risorse naturali.<\/p>\n<p>Inoltre sono risultati favorevoli all\u2019edificazione della pace la cooperazione per la salvaguardia di aree di particolare interesse ambientale ed ecosistemico, favorendo progetti transnazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n<p>In sintesi si pu\u00f2 affermare che la relazione tra ambiente e guerra \u00e8 pi\u00f9 rilevante di quanto si possa pensare a prima vista: ha implicazioni a lungo termine, anche decenni, dopo che i conflitti sono conclusi e possono coinvolgere estese aree anche non direttamente coinvolte dalla guerra.<\/p>\n<p>Tutti i suddetti aspetti mettono in evidenza che i conflitti armati e le guerre sono un danno a tutti i livelli, non solo per la perdita di vite umane, di infrastrutture, per danni economici, ma anche per la distruzione di risorse naturali e di biodiversit\u00e0, che spesso costituiscono un patrimonio naturale e culturale che non potr\u00e0 mai pi\u00f9 essere ripristinato.<\/p>\n<p>Un motivo in pi\u00f9 per promuovere a tutti i livelli una cultura della pace, la necessit\u00e0 del disarmo. Sempre pi\u00f9 \u00e8 evidente la necessit\u00e0 di impegnarsi nel favorire accordi internazionali che considerino anche i fattori ambientali, come elementi fondamentali al fine di costruire una pace solida e duratura tra le nazioni, basata su criteri di giustizia sociale e di una equa distribuzione delle risorse naturali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI<\/strong><\/p>\n<p>CDCA &#8211; Centro Documentazione Conflitti Ambientali. 2021. Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo. Roma.<\/p>\n<p>Greenpeace Climate for Peace Team. 2021. The sirens of oil and gas in the age of climate crisis. Roma: Ed. Greenpeace Onlus.<\/p>\n<p>Parkinson, Stuart e Cottrell Linsey. 2022. Estimating the Military\u2019s Global Greenhouse Gas Emissions. Lankaster, (UK): Ed. Scientists for Global Responsibility (SGR) and the Conflict and Environment Observatory (CEOBS).<\/p>\n<p>UNEP &#8211; United Nations Environment Programme. 2009. From conflict to peacebuilding: the role of natural resources and the environment, Policy paper n. 1. Ginevra (Svizzera).<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1223],"fascicolo":[332],"class_list":["post-2971","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-stefania-lucchesi","fascicolo-ottobre-2023"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Guerra e ambiente: una stretta connessione<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Stefania Lucchesi, pubblicato nel numero di Ottobre 2023. 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