{"id":2967,"date":"2023-06-01T12:00:00","date_gmt":"2023-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2967"},"modified":"2026-04-19T13:49:58","modified_gmt":"2026-04-19T11:49:58","slug":"i-risultati-della-ricerca","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2023\/giugno\/i-risultati-della-ricerca\/","title":{"rendered":"I risultati della ricerca"},"content":{"rendered":"<p><strong>Chi ha risposto<\/strong><br \/>\nGli studenti-ricercatori, a partire dai propri contesti sono riusciti a contattare 189 persone, di cui 108 di nazionalit\u00e0 italiana e 81 non italiana. Ovviamente non si tratta di un campione statisticamente significativo, dal momento che non \u00e8 stata seguita alcuna procedura statistica di campionamento. Si tratta per\u00f2 di un gruppo di persone che \u00e8 stato raggiunto attraverso la metodologia del cluster, a partire dai ricercatori.<\/p>\n<p>Sono presenti 37 nazionalit\u00e0 oltre quella italiana, cos\u00ec ripartite:<br \/>\n<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f01_nazionalitC3A0.png\" alt=\"f01 nazionalit\u00e0\" width=\"700\" height=\"310\" \/><\/p>\n<p>Come evidente dal grafico, il numero maggiore di non autoctoni proviene dalle Filippine (9), seguono Brasile e Ucraina con 6, Romania ed Egitto con 5, Per\u00f9, Moldavia, Argentina e Albania con 3, Angola, Bangladesh, Nigeria e Russia con 2 e tutti gli altri con una persona.<\/p>\n<p>Si tratta di 54 uomini e 135 donne (60 delle quali di nazionalit\u00e0 non italiana).<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 media \u00e8 39 anni, 41,5 la mediana, 45 la moda.<\/p>\n<p>Rispetto al\u00a0<strong>titolo di studio<\/strong>, il 70,37 % (133 persone) ha il diploma di laurea. Fra gli 81 non italiani, 61,72% ha il diploma di laurea, il 22,22% il diploma di secondaria superiore e 8.64% quello di secondaria di primo grado o elementare. La situazione per gli italiani non si discosta molto: il 67,6% ha la laurea, il 26,9 ha il diploma, e il 5,5% la licenza media o elementare.<\/p>\n<p>Rispetto alla\u00a0<strong>situazione lavorativa<\/strong>\u00a0ha un impiego full time il 38.3% degli stranieri, 4 hanno un full time smart working, 20 (24.7%) un part time, 3 un part time smart working, 9 a chiamata e 11 (5,8%) non lavorano. Fra gli italiani la situazione \u00e8 la seguente: il 53.7 degli italiani ha un impiego full time; il 15,7 % un part time e nessuno non lavora.<\/p>\n<p>Fanno\u00a0<strong>volontariato<\/strong>\u00a076 persone, ovvero il 40,2% degli intervistati. Di questi il 46,9% non \u00e8 italiano, mentre il 35,2% lo \u00e8. 50 di loro hanno come titolo di studio la laurea (65,8%), il 23,7% ha il diploma di secondaria. Il 7,9% ha la licenza media e nessuno ha la licenza elementare o niente. Fra le 11 persone che non lavorano, 6 fanno attivit\u00e0 di volontariato. Quindi si conferma l\u2019ipotesi, gi\u00e0 suffragata da varie ricerche, che un titolo di studio pi\u00f9 elevato sia positivamente correlato con un\u2019attivit\u00e0 volontaria. Nel nostro gruppo di intervistati, inoltre in percentuale, gli stranieri fanno pi\u00f9 volontariato degli italiani.<\/p>\n<p>13 su 81 (16%) fra i non italiani fanno mestieri di assistenza e cura (infermiere\/a, assistente familiare, colf); 37 (45,7%) fanno attivit\u00e0 connesse con la cultura, da mediatore culturale a insegnante a restauratore; 3 sono religiosi, 3 imprenditori.<\/p>\n<p>Quanto al\u00a0<strong>periodo di anzianit\u00e0<\/strong>\u00a0della migrazione, fra i rispondenti, l\u2019anno di maggior accesso \u00e8 stato il 2006, senza regolarit\u00e0 nei vari anni.<\/p>\n<p>In relazione alle\u00a0<strong>lingue<\/strong>\u00a0parlate, oltre l\u2019italiano, abbiamo 22 lingue parlate.<\/p>\n<p>Rispetto invece al\u00a0<strong>titolo di soggiorno<\/strong>\u00a0in Italia, il 37,48% ha la carta CE per soggiornanti di lungo periodo, seguito dalla cittadinanza italiana 22,29% e infine il Permesso di soggiorno (18,23%).<\/p>\n<p>Infine quanto alla\u00a0<strong>conoscenza dell\u2019italiano<\/strong>\u00a0in relazione alle 4 competenze chiave (lettura, scrittura, ascolto e parlato), effettuata sulla base dell\u2019autovalutazione da 79 soggetti che hanno risposto, risulta in generale molto buona (4 su 5), con picchi di conoscenza perfetta per quanto riguarda lettura e scrittura. Pochissimi soggetti reputano di conoscere poco o per nulla l\u2019italiano.<\/p>\n<p>Questi dati generali sono interessanti in relazione alle caratteristiche del gruppo di persone raggiunte grazie alla rete degli studenti-ricercatori.<\/p>\n<p><strong>Come si vede si tratta di persone che faticheremmo a definire semplicemente migranti, dal momento che la maggior parte di loro convivono da lungo tempo con gli autoctoni in vari territori italiani.<\/strong><\/p>\n<p>Per questo \u00e8 particolarmente interessante indagare presso di loro il senso di consapevolezza di essere cittadini globali: sia per la loro storia, sia per l\u2019impegno formativo che stanno sostenendo, sia per le relazioni che hanno intessuto. Insomma sono ricchi di quel capitale che Bourdieu<sup>1<\/sup>\u00a0definirebbe culturale e sociale, non avendo indizi rispetto al capitale economico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cittadini Migranti del mondo globale: la sfida di educare adolescenti migranti e rifugiati<\/strong><\/p>\n<p>Il questionario A verteva sulla sfida di educare adolescenti migranti e rifugiati. Il Global Education Monitoring Report, redatto ogni anno da UNESCO, nel 2019 si soffermava sull\u2019importanza dell\u2019accesso all\u2019educazione per migranti e rifugiati sostenendo che:<\/p>\n<blockquote><p>Mediamente, 1 persona su 8 \u00e8 un migrante interno. Questo tipo di migrazione pu\u00f2 avere effetti significativi sulle opportunit\u00e0 educative sia per chi parte, sia per chi rimane, soprattutto se si tratta di Paesi caratterizzati da una forte spinta all\u2019urbanizzazione e da livelli di reddito medio-bassi. Circa 1 persona su 30 oggi non vive nel Paese in cui nasce e quasi due terzi dei migranti internazionali si dirigono verso Paesi pi\u00f9 ricchi. Bench\u00e9 la maggior parte delle persone parta alla ricerca di un lavoro, una minoranza \u00e8 spinta dalla ricerca di opportunit\u00e0 educative. Ma le migrazioni internazionali hanno ripercussioni anche sull\u2019educazione dei discendenti dei migranti. Quasi 1 persona su 80 deve lasciare il proprio Paese o \u00e8 costretta a spostarsi al suo interno a causa di conflitti o calamit\u00e0 naturali; di questi, 9 su 10 vivono in Paesi con livelli di reddito medio-bassi. Il loro inserimento nel sistema educativo nazionale \u00e8 fondamentale, ma questo processo pu\u00f2 essere condizionato dalla specificit\u00e0 dei singoli contesti di destinazione.<sup>2<\/sup><\/p><\/blockquote>\n<p>Per quanto riguarda la nostra rilevazione, la prima delle piste originali di ricerca era di fatto mirata a persone impegnate in ambito di educazione formale e non formale sui temi connessi alla cittadinanza globale, nell\u2019educazione e formazione di migranti e rifugiati. A conferma di ci\u00f2, 48 su 61 rispondenti (oltre il 78%) fanno mestieri connessi con l\u2019educazione: insegnanti, baby-sitter, assistenti all\u2019infanzia etc&#8230;<br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f02_paesi.png\" alt=\"f02 paesi\" width=\"700\" height=\"447\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In 63 hanno risposto al questionario A, di cui 22 non italiani<sup>3<\/sup>.<br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f03_nazionalitC3A0.png\" alt=\"f03 nazionalit\u00e0\" width=\"446\" height=\"466\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le donne sono il 73% di chi ha risposto la classe d\u2019et\u00e0 maggioritaria \u00e8 quella dai 36 ai 50 anni (38%), il 28% tra 51 e 65, il 17,5% tra i 26 e i 35.<\/p>\n<p>Il 74,6% ha un diploma di laurea, il 17,5 un diploma di scuola media superiore. Tra gli stranieri il 41% ha la carta Europea, l\u201911% la carta CE e il 31,8% il permesso di soggiorno.<\/p>\n<p>La condizione lavorativa prevalente \u00e8 di impiego full time per il 60,3%, mentre il 20,6% lavora a part time. Ben il 55% del gruppo fa attivit\u00e0 di volontariato.<\/p>\n<p>Il 61,9% \u00e8 di nazionalit\u00e0 non italiana, di cui il 23,07% \u00e8 di origine filippina, ma sono presenti anche altre 13 nazionalit\u00e0 con un individuo ciascuna.<\/p>\n<p>La prima delle domande specifiche per il questionario A era proprio sul significato della sostenibilit\u00e0 per le future generazioni.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f04_nazionalitC3A0.png\" alt=\"f04 nazionalit\u00e0\" width=\"700\" height=\"263\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le risposte pervenute si concentrano per lo pi\u00f9 sulla corretta definizione derivante dal rapporto Brundtland del 1987 (65%) ma circa il 30% ne coglie l\u2019aspetto soltanto compensativo immediato.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte il termine sostenibilit\u00e0 \u00e8 entrato nel patrimonio comune di conoscenza e l\u201982,5% di questo gruppo sostiene di sapere bene o molto bene cosa significhi sostenibilit\u00e0 e il confronto fra le due domande mette in evidenza che si pensa di saperlo pi\u00f9 di quanto lo si sappia davvero (65% vs 82%).<\/p>\n<p>La sfida pi\u00f9 urgente per questi nuovi cittadini globali, che rientrerebbero negli aventi diritto allo ius scholae, sono i diritti umani (74,6%), segue la pace e la non violenza (69,8%) mentre al terzo posto c\u2019\u00e8 la giustizia sociale con oltre il 65%.<\/p>\n<p>Queste priorit\u00e0, come vedremo in seguito, sono state confrontate con i rispondenti ad altri questionari. In questo caso emergono come necessari temi che hanno come elemento fondante il rispetto della persona.<\/p>\n<p>La formazione globale, per costruire questo rispetto, \u00e8 ritenuta necessaria per tutti i cittadini (71,43%) e non solo o particolarmente per i migranti (65.08%).<\/p>\n<p>L\u2019approccio privilegiato nei sistemi scolastici e formativi conosciuti viene ritenuto quello misto (41,27%), basato sia su competenze specifiche (36,51%), sia su una formazione globale (20,63%).<\/p>\n<p><strong>Oltre l\u201980% ritiene che l\u2019educazione alla cittadinanza globale sia importante per tutti i cittadini, oltre il 70% per i migranti in particolare.<\/strong><\/p>\n<p>Questa formazione deve per\u00f2, secondo il gruppo di rispondenti, trovare spazio in una comunit\u00e0 di pratiche allargata (73,02%) e non soltanto essere esercitata da soli (11,11%), in un gruppo ristretto (4,76%), o nella propria comunit\u00e0 di riferimento (15,87%).<\/p>\n<p>I principali ostacoli da superare per l&#8217;accesso all\u2019istruzione e all\u2019educazione alla cittadinanza globale di migranti e rifugiati vengono ritenuti gli\u00a0<strong>stereotipi e i pregiudizi<\/strong>\u00a0(44,44%), le\u00a0<strong>barriere legali<\/strong>\u00a0(41,27%), a seguire un supporto linguistico o di mediazione culturale insufficiente e risorse umane e finanziarie insufficienti.<\/p>\n<p>L\u2019ultima domanda chiedeva: nell\u2019ultima Enciclica Fratelli tutti, Papa Francesco parla della necessit\u00e0 di una governance globale di una collaborazione internazionale per una pianificazione a lungo termine della migrazione, andando oltre le singole emergenze a favore dello sviluppo solidale di tutti i popoli basato sul principio della gratuit\u00e0. Quanto \u00e8 d\u2019accordo da 1 a 5?<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f05_nazionalitC3A0.png\" alt=\"f05 nazionalit\u00e0\" width=\"700\" height=\"527\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f06_governance.png\" alt=\"f06 governance\" width=\"556\" height=\"680\" \/><br \/>\nQui la risposta \u00e8 plebiscitaria e concentrata sulle massime priorit\u00e0 (4 e 5). L\u2019accordo \u00e8 all\u201982,5% e non si riscontrano differenze sostanziali in base a nazionalit\u00e0, et\u00e0, genere o titolo di studio. Tutto il gruppo di rispondenti \u00e8 unanime nel ritenere necessaria una governance globale che affronti i temi della migrazione e dello sviluppo in ottica sistemica e sostenibile.<\/p>\n<p>Inoltre come gi\u00e0 riferito nell\u2019analisi della letteratura in materia, l\u2019Enciclica ha rappresentato un punto di riferimento importante per il mondo accademico e per la popolazione mondiale in generale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Scuola elementare ed educazione a distanza in tempo di COVID 19<\/strong><\/p>\n<p>Il questionario B aveva come oggetto prioritario di interesse i comportamenti educativi in contesto scolastico e familiare in epoca di pandemia. Il gruppo di ricerca ha scelto di osservare in che modo la crisi avesse influito sull\u2019educazione dei ragazzi, visto che la loro vita, a causa della chiusura della scuola, era stata totalmente sconvolta e cos\u00ec anche la loro educazione. \u00c8 stato indagato chi fossero le persone che hanno avuto pi\u00f9 vicino in questi mesi e che hanno esercitato un ruolo genitoriale; come li avessero sostenuti non solo nella loro educazione ma anche nella loro socialit\u00e0. Anche qui il target principale sono state figure educative ma perlopi\u00f9 genitori, tutori e responsabili anche temporanei (baby-sitter, altro\u2026) di bambini in et\u00e0 scolare 5-11 anni.<\/p>\n<p>Al Questionario B hanno risposto in 52, di cui 30 non autoctoni (57,7%), ma, per il 26,92%, con cittadinanza italiana acquisita.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f07_nazionalitC3A0.png\" alt=\"f07 nazionalit\u00e0\" width=\"424\" height=\"466\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f08_paesi.png\" alt=\"f08 paesi\" width=\"700\" height=\"447\" \/><\/p>\n<p>La classe d\u2019et\u00e0 prevalente \u00e8 ancora una volta 36-50 (65,38%), seguita da quella 26-35 (25%).<\/p>\n<p>Titolo di studio pi\u00f9 frequente (67,3%) la laurea, seguita dal diploma di scuola media inferiore (15.4%).<\/p>\n<p>L\u2019orario prevalente dell\u2019attivit\u00e0 professionale \u00e8 ancora una volta il full time (32,7%) seguito da part time (23,07%).<\/p>\n<p>Chi ha risposto pi\u00f9 frequentemente \u00e8 stata la madre, 61,5% dei casi, seguita dal padre nel 17,3% dei casi, nel 7,6% ha risposto la baby sitter, per il resto zii, altri conviventi etc.<\/p>\n<p>Data la particolare condizione di convivenza richiesta dalle restrizioni nel contatto in epoca COVID, \u00e8 stata indagata la permanenza sotto lo stesso tetto da parte di vari membri del nucleo familiare.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f09_FAD.png\" alt=\"f09 FAD\" width=\"700\" height=\"447\" \/><\/p>\n<p>Ne emerge che aldil\u00e0 della famiglia nucleare (madre presente nel 96,15% dei casi e padre nel 75%) anche sorelle (17,31%), nonni (11,54%), zii (9,62%) e babysitter sono stati presenti in casa.<\/p>\n<p>Il questionario mirava a conoscere la reazione alla formazione a distanza e il 65% ha detto di essersi trovato bene o molto bene, mentre il 34,6% ha risposto male o molto male.<\/p>\n<p>Il confronto con altre rilevazioni effettuate nello stesso periodo dall\u2019UNICEF conferma la disponibilit\u00e0 e la percezione positiva. Nella pubblicazione UNICEF si riporta infatti che:<\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 stato incoraggiante vedere che molti studenti hanno riportato opinioni entusiaste e ottimistiche riguardo alla didattica a distanza e si sono sentiti sicuri della loro capacit\u00e0 di adattarsi a questo nuovo contesto di apprendimento. In ogni livello scolastico, dalla scuola primaria alla scuola secondaria superiore, la maggioranza dei bambini e dei ragazzi (57 &#8211; 64%) ha dichiarato di essere motivata a partecipare ad attivit\u00e0 online. Analogamente, la maggior parte (64 &#8211; 73%) ha riferito di sentirsi in grado di imparare rapidamente a partecipare ad attivit\u00e0 online, anche se i bambini in et\u00e0 primaria sono stati un po\u2019 meno propensi a riferire questa risposta rispetto ai ragazzi pi\u00f9 grandi<sup>4<\/sup>.<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019adattamento al nuovo sistema di studio \u00e8 stato per lo pi\u00f9 positivo o molto positivo per il 78,8% dei rispondenti, ma oltre il 21% si \u00e8 invece trovato male.<\/p>\n<p>Anche questo dato \u00e8 confermato dalla rilevazione UNICEF che ha trovato il 25% di ragazzi in difficolt\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p>un bambino o ragazzo su quattro ha dichiarato di essere preoccupato o nervoso a partecipare ad attivit\u00e0 online o a completare le attivit\u00e0 scolastiche online. L\u2019analisi non ha mostrato chiare differenze di genere o di et\u00e0 per quanto riguarda le preoccupazioni di bambini e ragazzi<sup>5<\/sup>.<\/p><\/blockquote>\n<p>I principali problemi riscontrati sono stati nella debolezza della connessione internet (46,15%), problemi con i supporti: computer, tablet, cellulare (26,92 % di casi). Di grande ostacolo nel 48% dei casi la contemporaneit\u00e0 dei collegamenti e la presenza di troppe persone a casa (25%).<\/p>\n<p>Il luogo di collegamento pi\u00f9 frequente \u00e8 stata proprio la camera del bambino\/a (67,31%) o la cucina\/sala (9,62 %), ma compare anche il balcone\/terrazza (25%).<\/p>\n<p>Nel 53,85% dei casi le lezioni non sono andate perse, ma per il 46,15% s\u00ec. Laddove ci\u00f2 sia avvenuto, \u00e8 stato in numero non troppo elevato (da 1 a 5 per il 32,69%) e da 5 a 10 per il 13,46 % dei casi.<\/p>\n<p>Da una domanda con possibilit\u00e0 di risposte multiple, emerge che i genitori sono stati i pi\u00f9 presenti nel supportare i figli nel percorso di studio e formazione a distanza (88,46%), ma anche altri parenti e babysitter sono stati presenti (rispettivamente 23,08% e 21,15 %).<\/p>\n<p>Trattandosi di bambini, anche il mantenimento del gioco e delle attivit\u00e0 ludiformi \u00e8 stato posto sotto attenzione. Ne risulta che, nonostante la TV sia stato il modo di divagazione preferito, anche i giochi di movimento hanno ricevuto una gran quantit\u00e0 di preferenze. La lettura e i giochi da tavolo sono stati frequenti. Ovviamente il forte utilizzo di dispositivi e consolle \u00e8 confermato anche dai dati di tutte le altre ricerche in materia.<\/p>\n<p>Il luogo privilegiato di attivit\u00e0 di svago, a causa delle restrizioni, \u00e8 stato ovviamente la casa 98,08 %, anche se frequente \u00e8 stato anche l\u2019utilizzo del terrazzo\/balcone, 59,62 %e alcuni hanno potuto svolgere parte dell\u2019attivit\u00e0 all\u2019aperto (34,62%).<\/p>\n<p>\u00c8 stato chiesto se fosse comunque stato possibile avere momenti di socialit\u00e0 con altri bambini e dove. Ne emerge che la dimensione sociale \u00e8 stata comunque mantenuta dalla stragrande maggioranza, anche con frequenza, grazie soprattutto ad internet.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f13_momenti.png\" alt=\"f13_momenti.png\" width=\"316\" height=\"466\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f14_frequenza.png\" alt=\"f14_frequenza.png\" width=\"699\" height=\"387\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f15_luoghi_socialita.png\" alt=\"f15 luoghi socialita\" width=\"700\" height=\"447\" \/><\/p>\n<p>I nostri dati confermano quindi quanto riportato nella suddetta pubblicazione UNICEF e le conclusioni sono tali che inducono gli esperti UNICEF ad affermare che:<\/p>\n<blockquote><p>Il tempo trascorso online per attivit\u00e0 non scolastiche pu\u00f2 essere stata la loro unica opportunit\u00e0 per connettersi con gli amici, rilassarsi o anche per fare esercizio fisico. Queste potrebbero essere tutte modalit\u00e0 importanti di affrontare una situazione insolita e cognitivamente ed emotivamente provante per i bambini e i ragazzi<sup>6<\/sup>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Le opinioni dei rispondenti, sul fatto che potessero essere stati riscontrati dei cambiamenti nei comportamenti dei ragazzi, a seguito del COVID, quasi si equivalgono, con una lieve tendenza ad indicare l\u2019esistenza di tali cambiamenti (48,08% no, 51,92%<\/p>\n<p>s\u00ec). Ovviamente il cambiamento d\u2019atteggiamento avrebbe potuto essere derivato da molte variabili tra le quali l\u2019impatto diretto della malattia in famiglia.<\/p>\n<p>Per questa ragione \u00e8 stato richiesto se ci fossero stati casi di COVID fra parenti e conoscenti. I no sono stati il 53,85%, mentre i s\u00ec il 46,15%. Quanto alla gravit\u00e0 della malattia (che avrebbe potuto avere un impatto in tal senso), il 29% ha risposto che le conseguenze sono state gravi o gravissime.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f16_covid.png\" alt=\"f16 covid\" width=\"421\" height=\"466\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f18_domande.png\" alt=\"f18 domande\" width=\"316\" height=\"248\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f17conseguenze.png\" alt=\"f17conseguenze\" width=\"523\" height=\"663\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A tale proposito ricordiamo che l\u2019indagine \u00e8 stata svolta nell\u2019estate 2021, e quindi ha preso in considerazione particolarmente casi COVID della prima ondata. Infatti all\u2019epoca solo il 34,62% dei rispondenti si era dovuto sottoporre a quarantena.<\/p>\n<p>Questi grafici mostrano come i bambini nell\u201984,62% dei casi abbiano fatto domande; tuttavia l\u2019evento pandemico, almeno nella percezione delle figure parentali, sembra aver reso i bambini pi\u00f9 attenti e responsabili; solo nel 20% delle risposte, pi\u00f9 ansioso o preoccupato.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f19_consapevolezza.png\" alt=\"f19 consapevolezza\" width=\"700\" height=\"347\" \/><\/p>\n<p>Questo dato percettivo, riportato dalle figure parentali, contrasterebbe con quanto sostenuto da vari autori nella guida Erikson: Bambini, adolescenti e Covid-19<sup>7<\/sup>, dove si dice che gli studi condotti finora in Italia hanno dimostrato come l\u2019isolamento a casa abbia favorito l\u2019insorgenza di problematiche comportamentali e un peggioramento di condizioni preesistenti nel 65% di bambini al di sotto dei 6 anni e nel 71% di quelli di et\u00e0 compresa tra i 6 e i 18 anni, con un incremento dell\u2019irritabilit\u00e0, dei disturbi del sonno e d\u2019ansia.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte la domanda 21 chiedeva al rispondente se avesse notato differenze nel rapporto fra il proprio bambino con altri. Ne \u00e8 emerso che una netta maggioranza (71,15%) non sembra aver risentito degli effetti del confinamento, il 28% circa invece ne ha risentito, accusando comportamenti di distanza, paura o depressione. D\u2019altra parte dopo il confinamento, sostanzialmente pi\u00f9 della met\u00e0 dei bambini \u00e8 stato in grado di iniziare nuove attivit\u00e0 (51,92%).<\/p>\n<p>Come in altre rilevazioni gi\u00e0 citate (UNICEF 2021) il tempo passato ad utilizzare supporti elettronici \u00e8 aumentato in modo rilevante. Si tratta del 55,8% dei casi fra i nostri rispondenti, mentre \u00e8 rimasto analogo nel 30% dei casi.<\/p>\n<p>La nostra rilevazione non ha approfondito per\u00f2 se l\u2019aumento dell\u2019uso dei supporti digitali sia stato dipeso maggiormente dall\u2019uso per lo studio o da quello per il tempo libero.<\/p>\n<p>Il COVID ha influito, almeno temporaneamente nel rapporto del bambino con le figure parentali per il 53,85% dei rispondenti, mentre ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto nel 46,15% dei casi.<\/p>\n<p>Questa influenza sembra si riverberi in molti casi in una maggior vicinanza, ma in altri ha fatto invece aumentare la distanza dall\u2019esterno o esacerbato relazioni conflittuali nella coppia. Insomma sembra sia stato un amplificatore di rapporti in senso per lo pi\u00f9 positivo ma anche negativo.<\/p>\n<p>Il progetto KiDiCoTi8, coordinato dal Joint Research Center della Commissione Europea, ha riportato una generale preoccupazione dei genitori a fronte dell\u2019impatto della pandemia sull\u2019istruzione dei propri figli. Questa preoccupazione sembra particolarmente rilevante nei genitori con istruzione terziaria ed oltre. Nel nostro gruppo il livello di istruzione dei genitori \u00e8 per oltre il 67% dei rispondenti con istruzione terziaria ed oltre, quindi i numeri del resto dei rispondenti sono troppo esigui per tracciare correlazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cittadinanza globale, coscienza ecologica e ambientale<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019obiettivo del questionario C era dichiaratamente quello di comprendere come le persone che frequentano diversi istituti di Istruzione, Licei, Universit\u00e0 (studenti, docenti, direttori di Dipartimento) ed enti, associazioni che si occupano di sostenibilit\u00e0 (es. Greenpeace, Legambiente, etc.), percepiscono l\u2019importanza della cittadinanza globale e del suo impatto ambientale. In 47 hanno risposto al questionario C, di cui solo 7 non italiani.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f21_paesi.png\" alt=\"f21 paesi\" width=\"568\" height=\"352\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f22_nazionalitC3A0.png\" alt=\"f22 nazionalit\u00e0\" width=\"419\" height=\"466\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 66% \u00e8 di genere femminile, il 34% maschile. Le classi d\u2019et\u00e0 prevalenti sono la seconda 27,6% (18-25 anni) e la quinta 23,4% (51-65 anni), differendo in tal senso dai gruppi di rispondenti negli altri questionari. Titoli di studio prevalenti sono il diploma di secondaria superiore (44,68%) e il diploma di laurea (48,94%). Anche la condizione lavorativa differisce rispetto agli altri gruppi di rispondenti: la maggior parte \u00e8 impiegata full time (44,68%), e il 34,04% non lavora, essendo almeno in parte, in pensione.<\/p>\n<p>Il 59% non fa attivit\u00e0 di volontariato, mentre il 41% s\u00ec.<\/p>\n<p>Molte delle domande di questo questionario erano condivise con altri gruppi e se ne parler\u00e0 in una sezione apposita. Ma il tema focale di questo gruppo era quello della responsabilit\u00e0 nei confronti dell\u2019ambiente. Come si sa il concetto di sostenibilit\u00e0 in questo momento \u00e8 piuttosto diffuso, ancor pi\u00f9 in questo momento in cui la crisi energetica ha messo in evidenza l\u2019interconnessione esistente a livello globale. Nulla pi\u00f9 di ci\u00f2 che sta accadendo attualmente pu\u00f2 mettere in luce le connessioni esistenti fra il conflitto fra Russia e Ucraina, crisi energetica e migrazioni di persone, che ne stanno derivando.<\/p>\n<p>Non a caso alcuni degli approfondimenti indagati nelle opinioni dei rispondenti hanno riguardato la percezione della responsabilit\u00e0 di multinazionali e grandi aziende di influire sulla sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il dibattito sulla responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa \u00e8 molto diffuso e spesso mostra come le imprese rischino di appiattirsi in mere opere di filantropia aziendale, che hanno effetti nel breve periodo, ma non sono integrate nelle strategie aziendali di ampio raggio, n\u00e9 sviluppate in ottiche di lungo periodo ed orientate al bene della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>I risultati di un recente sondaggio IPSOS mostrano chiaramente che le aziende multinazionali hanno la capacit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 di &#8220;fare del bene&#8221; nel mondo e che i loro programmi di responsabilit\u00e0 sociale (CSR) possono essere vantaggiosi per tutti, garantendo che gli impegni siano autentici, credibili ed efficaci. Nell&#8217;ultimo periodo, sempre pi\u00f9 aziende si stanno allineando con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (UNSDGs) contenuti nell&#8217;Agenda 2030, ma la ricerca ha dimostrato che molti stakeholder \u2013 cittadini\/consumatori in particolare &#8211; non hanno familiarit\u00e0 con gli UNSDGs o con ci\u00f2 che gli obiettivi si prefiggono di realizzare.<\/p>\n<p>IPSOS Corporate Reputation a marzo 2021 ha infatti condotto uno studio internazionale9 in 28 Paesi semplificando le aree di interesse degli UNSDGs in tre macro-aree: Ambiente, Societ\u00e0 e Governance (ESG &#8211; acronimo di Environmental, Social and Governance). Dai risultati del sondaggio emerge che il miglioramento della societ\u00e0 rappresenta la priorit\u00e0 per i cittadini\/consumatori di cui le aziende multinazionali dovrebbero occuparsi. A seguire, si posizionano quasi a pari merito la tutela e protezione dell&#8217;ambiente e le questioni riguardanti la Governance.<\/p>\n<p>In merito alle preoccupazioni sociali, i cittadini\/consumatori desidererebbero che le multinazionali migliorino in primo luogo le condizioni di lavoro e la salute e la sicurezza dei lavoratori. Queste aree sono le prime scelte in quasi tutti i 28 Paesi esaminati.<\/p>\n<p>In merito alle preoccupazioni ambientali, la riduzione dei rifiuti e dell&#8217;inquinamento \u00e8 la scelta prioritaria in quasi tutti i 28 mercati. Le altre azioni principali che le aziende potrebbero intraprendere secondo l&#8217;opinione dei cittadini\/consumatori sono: la riduzione dell&#8217;uso della plastica, lo sviluppo di prodotti pi\u00f9 ecologici, la cura generale dell&#8217;ambiente e la riduzione delle emissioni di gas serra.<\/p>\n<p>Infine, in questioni specifiche di Governance, l&#8217;attenzione dei cittadini\/consumatori \u00e8 fortemente concentrata sulla fine della corruzione e sul pagamento delle tasse.<\/p>\n<p>Quando si parla di sostenibilit\u00e0, le multinazionali non sono gli unici attori coinvolti. Infatti, anche il Governo, le altre aziende e i singoli individui hanno un proprio ruolo da svolgere per contribuire alla costruzione di un mondo maggiormente sostenibile.<\/p>\n<p>Ipsos ha chiesto ai cittadini\/consumatori di assegnare dei punti che riflettono la responsabilit\u00e0 di Governi, aziende e singoli individui nell&#8217;affrontare le questioni relative ad Ambiente, Societ\u00e0 e Governance.<\/p>\n<p>Nel complesso, i cittadini\/consumatori tendono a pensare che il governo abbia la maggiore responsabilit\u00e0 per ciascuno delle tre macro-aree indicate. Tuttavia, per quanto riguarda la tutela e protezione dell&#8217;ambiente, gli intervistati ritengono che il compito spetti maggiormente ad aziende e singoli individui.<\/p>\n<p>In merito al miglioramento della societ\u00e0, il governo \u00e8 visto di gran lunga come l&#8217;attore pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p>Infine, i cittadini\/consumatori non vedono un ruolo per se stessi nelle questioni relative alla Governance.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f23_influenza.png\" alt=\"f23 influenza\" width=\"466\" height=\"466\" \/><br \/>\nLe risposte al questionario C sono orientate del tutto in modo analogo. L\u201987,23% del gruppo dei rispondenti pensa che le multinazionali e le grandi aziende influiscano sulla sostenibilit\u00e0 ambientale; solo una persona non era d\u2019accordo, mentre il 10,64% non sa.<\/p>\n<p>Quanto alla modalit\u00e0 di questa influenza, le risposte aperte hanno indicato chiaramente la negativit\u00e0 quasi assoluta dell\u2019impatto delle multinazionali.<\/p>\n<p>Citando risposte lucide e sintetiche, la maggior parte pensa alla loro negativit\u00e0 dovuta a:<\/p>\n<p>1. \u201cnon avere linee di produzione eco sostenibili nei loro stabilimenti produttivi\u201d<br \/>\n2. \u201cnon fare l&#8217;adeguato trattamento ai rifiuti e alle acque residuali\u201d<br \/>\n3. \u201cscarsa partecipazione di responsabilit\u00e0 sociale nelle zone allocate\u201d insomma \u201cgli interessi economici delle grandi aziende e delle multinazionali prevalgono sull&#8217;intero ecosistema ambientale\u201d.<\/p>\n<p>La letteratura in materia gi\u00e0 da anni mostra attenzione su questo tema, affermando che nella globalizzazione economica, il peso politico ed economico delle imprese multinazionali \u00e8 notevolmente accresciuto comportando dei benefici, come la crescita economica e tecnologica dei Paesi emergenti in cui operano, ma anche svantaggi tra cui l\u2019eccessivo sfruttamento delle risorse ambientali, dovuto anche a sistemi politici e giuridici assai permissivi, finalizzati a sostenere nel loro territorio gli investimenti esteri di tali imprese<sup>10<\/sup>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f24_tassare.png\" alt=\"f24 tassare\" width=\"519\" height=\"466\" \/><br \/>\nTra le misure concrete esemplari per dimostrare concretamente tale responsabilit\u00e0 \u00e8 stata formulata una domanda sulla tassazione delle multinazionali: l\u2019opinione dei rispondenti \u00e8 molto chiara.<\/p>\n<p>Il 93,62% \u00e8 d\u2019accordo nel porre tassazioni ad hoc e il 6,93% non sa.<\/p>\n<p>Questi dati corrispondono anche alle opzioni identificate dalla rilevazione IPSOS di cui sopra, per la quale \u201cpagare il giusto livello di tassazione\u201d \u00e8 la seconda priorit\u00e0 del gruppo dei rispondenti (41%), preceduta da \u201cporre fine alla corruzione e alle tangenti\u201d per il 64%.<\/p>\n<p>Rispetto a chi debba occuparsene, i vari interlocutori sono ritenuti tutti prioritari, con particolare enfasi su: regioni, governo nazionale e Commissione Europea.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f25_chi_deve.png\" alt=\"f25 chi deve\" width=\"700\" height=\"512\" \/><\/p>\n<p>Confrontando questi dati con il sondaggio IPSOS, il governo, le aziende e i cittadini consumatori hanno un ruolo da svolgere nella sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Utilizzando le precedenti definizioni di &#8220;cittadino-consumatore&#8221;, IPSOS ha chiesto ai cittadini-consumatori di assegnare dei punti che riflettano la responsabilit\u00e0 di governo, imprese e cittadini-consumatori nell&#8217;affrontare le questioni. Complessivamente, i cittadini-consumatori tendono a ritenere che il governo abbia la responsabilit\u00e0 maggiore nel proteggere l\u2019ambiente, migliorare la societ\u00e0 (compreso il trattamento dei dipendenti e della diversit\u00e0, le condizioni di lavoro etc.), praticare il buon governo (ivi inclusa anche la strategia fiscale). Tuttavia, assegnano al governo un&#8217;importanza minore per quanto riguarda l&#8217;ambiente, condividendo il dovere con aziende e cittadini-consumatori. Quando si tratta di migliorare la societ\u00e0, il governo \u00e8 considerato di gran lunga come l&#8217;attore pi\u00f9 importante, con le aziende e i cittadini-consumatori che si dividono il resto del compito.\u00a0<strong>D\u2019altra parte i cittadini-consumatori non vedono un ruolo per loro nella governance aziendale.<\/strong><\/p>\n<p>Passando poi alla parte propositiva e quindi riflettendo sulle possibili compensazioni, le risposte al quesito n.6 mostrano come tutti ritengano il problema di grande importanza (assenza di priorit\u00e0 basse 1 e 2) e la modalit\u00e0 principale per affrontarlo \u00e8 superare l\u2019approccio per settori e promuovere azioni di sistema. Per fare questo \u00e8 ritenuto fondamentale sensibilizzare e promuovere una coscienza critica, ovvero aderire agli scopi della cittadinanza globale.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f26_riequilibrare.png\" alt=\"f26 riequilibrare\" width=\"700\" height=\"472\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cittadinanza globale e identit\u00e0: tra global society e identit\u00e0 multiple in migranti<\/strong><\/p>\n<p>Al questionario D hanno risposto 27 persone, di cui 21 non italiane.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f27_paesi.png\" alt=\"f27 paesi\" width=\"708\" height=\"470\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f28_nazionalitC3A0.png\" alt=\"f28 nazionalit\u00e0\" width=\"515\" height=\"556\" \/><\/p>\n<p>Il 59% sono donne e 41% uomini, per lo pi\u00f9 collocati nella fascia d\u2019et\u00e0 36-50 (44%), come gi\u00e0 successo per i gruppi A e B, seguita dalle fasce 26-35 (22,22%).<\/p>\n<p>Il titolo di studio pi\u00f9 frequente \u00e8 la laurea (62,96%), seguito a distanza dal diploma di scuola superiore (33,33%).<\/p>\n<p>Anche in questo gruppo, la maggior parte dei rispondenti \u00e8 occupato full time (48,15%), seguito dal part-time nel 22,22% dei casi.<\/p>\n<p>Attivit\u00e0 di volontariato sono svolte dal 44% del gruppo, mentre il 56% non \u00e8 coinvolto.<\/p>\n<p>Il questionario D si basava sul presupposto che l\u2019educazione alla Cittadinanza Globale si fonda sul fatto che le persone oggi vivono il processo di apprendimento in un contesto globale e, anche se in modo diseguale, interagiscono a livello planetario. In un mondo che \u00e8 sempre pi\u00f9 interdipendente, l\u2019ECG promuove un senso di appartenenza alla comunit\u00e0 globale, un\u2019idea di umanit\u00e0 comune condivisa tra le persone che coinvolge anche l\u2019ambiente naturale. L\u2019ECG comporta la necessit\u00e0 di allargare gli orizzonti educativi per individuare l\u2019identit\u00e0 umana e la sua appartenenza al pianeta terra.<\/p>\n<p>L\u2019ECG intende offrire a ciascun abitante del pianeta la possibilit\u00e0 di conoscere e comprendere, nel corso della sua vita, i problemi legati allo sviluppo globale e di declinare il loro significato a livello locale e personale, nonch\u00e9 di esercitare i propri diritti e le proprie responsabilit\u00e0 come cittadino di un mondo interdipendente e in costante evoluzione, contribuendo altres\u00ec al suo procedere verso una maggiore giustizia e sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>In questo senso di appartenenza a una comunit\u00e0 pi\u00f9 ampia e a una comune umanit\u00e0 il gruppo di lavoro ha cercato di identificare i fattori che favoriscono o rendono difficile \u201cl\u2019essere cittadini globali\u201d nella comunit\u00e0 migrante italiana, valutando cos\u00ec<\/p>\n<p>l\u2019interdipendenza politica, economica, sociale e culturale e l\u2019interconnessione tra il livello locale, nazionale e globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oltre ai quesiti che hanno coinvolto pi\u00f9 gruppi di lavoro, alcune domande sono risultate peculiari di questo questionario.<\/p>\n<p>\u00c8 stato richiesto se si sentissero parte della comunit\u00e0 in cui vivono.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f29_partecipazione.png\" alt=\"f29 partecipazione\" width=\"464\" height=\"469\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f30_cittadinanza.png\" alt=\"f30 cittadinanza\" width=\"700\" height=\"516\" \/><\/p>\n<p>La maggior parte (51,85%), partecipa alla vita di comunit\u00e0 sistematicamente o almeno qualche volta (33,33%) ed oltre il 40% fa parte di associazioni.<\/p>\n<p>Il senso di appartenenza come cittadini in questo questionario era particolarmente messo in evidenza. Di seguito le domande e risposte maggiormente esplicative in tal senso. Il senso di cittadinanza come italiano, del proprio paese d\u2019origine o globale \u00e8 espresso con priorit\u00e0 da 1 a 5 (massima priorit\u00e0).<\/p>\n<p>Come si vede il senso di appartenenza come cittadini si manifesta particolarmente rispetto al proprio paese d\u2019origine (70,37%), mentre la risposta meno frequente ed intensa \u00e8 il senso di appartenenza alla cittadinanza globale (solo 29,63% dei rispondenti in priorit\u00e0 5).<\/p>\n<p>Coerentemente le persone sentono la propria comunit\u00e0 di appartenenza locale e nazionale come quella pi\u00f9 intensa, anche se il livello europeo \u00e8 nettamente percepito. Ricordiamo che nel gruppo che ha risposto al questionario D ben 20 su 27 rispondenti non sono italiani.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte alcuni studi regionali, ad esempio quello commissionato dalla Consiglio Regionale della Basilicata all\u2019istituto IXE<sup>11<\/sup>\u00a0in un campione di studenti universitari mettono in luce come la dimensione della cittadinanza sia percepita a livello globale e nazionale, molto meno a livello europeo e regionale.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f31_livello.png\" alt=\"f31 livello\" width=\"700\" height=\"507\" \/><\/p>\n<p>Ma come ci si pu\u00f2 sentire buoni cittadini? Quali sono i comportamenti riconosciuti come i pi\u00f9 virtuosi?<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f32_comportamenti.png\" alt=\"f32 comportamenti\" width=\"700\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p>Il pagamento delle tasse \u00e8 il comportamento ritenuto pi\u00f9 virtuoso ed importante, segue l\u2019obbedienza alle leggi e il voto alle elezioni. Importante anche vivere il proprio lavoro come contributo allo sviluppo della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Meno rilevante \u00e8 ritenuta l\u2019appartenenza ad associazioni, anche se in questo gruppo ben 11 persone su 25 svolgono attivit\u00e0 di volontariato, per lo pi\u00f9 in ambito sociale.<\/p>\n<p>Se confrontiamo i nostri dati con un sondaggio del Pew Research Center fatto all&#8217;inizio del 201812, circa tre quarti degli americani (74%) hanno dichiarato che votare alle elezioni \u00e8 molto importante per ci\u00f2 che significa essere un buon cittadino, e circa sette su dieci hanno detto lo stesso riguardo al pagare le tasse (71%) e al seguire sempre la legge (69%).<\/p>\n<p>Oltre al voto, al pagamento delle tasse e al rispetto della legge, la maggioranza degli americani ha dichiarato che diverse altre caratteristiche sono molto importanti per una buona cittadinanza, tra cui rispettare le opinioni di chi non \u00e8 d&#8217;accordo (61%).<\/p>\n<p>Una percentuale minore ha dichiarato che \u00e8 molto importante per una buona cittadinanza che gli americani facciano volontariato per aiutare gli altri (52%), seguano ci\u00f2 che accade nel governo e nella politica (49%) e protestino quando si ritiene che le azioni del governo siano sbagliate (45%).<\/p>\n<p>Come si vede la visione di un cittadino attivo porta di per s\u00e9 a valori universalmente condivisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le risposte alle domande in comune fra i gruppi<\/strong><\/p>\n<p>Pur essendo diverso il numero di domande in ciascun questionario, ci sono state 9 domande in comune fra alcuni dei questionari.<\/p>\n<p>Rispetto alle caratteristiche che potrebbero aver influenzato le risposte, ma per le quali daremo solo linee di tendenza senza calcolo di correlazione, otteniamo che:<\/p>\n<ul>\n<li>Il\u00a0<strong>genere<\/strong>\u00a0\u00e8 in maggioranza sempre femminile: le donne rappresentano il 71.4% del gruppo che ha risposto ai questionari.<\/li>\n<li>In A, B, D la\u00a0<strong>classe d\u2019et\u00e0<\/strong>\u00a0prevalente \u00e8 36-50; in C, 18-25.<\/li>\n<li>Il\u00a0<strong>titolo di Studio<\/strong>\u00a0prevalente \u00e8 sempre la laurea, ma vede in C molti con il diploma, dato coerente con l\u2019et\u00e0 pi\u00f9 bassa.<\/li>\n<li><strong>L\u2019orario<\/strong>\u00a0di lavoro \u00e8 in tutti per lo pi\u00f9 full-time in presenza.<\/li>\n<li>Riguardo all\u2019attivit\u00e0 di\u00a0<strong>volontariato<\/strong>, abbiamo una prevalenza di s\u00ec nel questionario A, di no negli altri. Inoltre solo il 40,4% di italiani svolge attivit\u00e0 di volontariato, contro il 56,25% dei non italiani.<\/li>\n<li>La\u00a0<strong>nazionalit\u00e0<\/strong>\u00a0in C vede una prevalenza netta di italiani, a differenza degli altri tre gruppi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nel confronto fra conoscenza dei concetti di cittadinanza globale e sviluppo sostenibile, in 97 su 189 hanno detto di conoscere perfettamente (livello 5) cos\u2019\u00e8 lo sviluppo sostenibile (51.3% del gruppo di rispondenti), contro una percentuale del 19.1%, che conosce perfettamente il termine cittadinanza globale: una differenza di oltre 30 punti percentuali. Andando invece al valore 4, otteniamo un\u2019equivalenza fra le due conoscenze.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f33.png\" alt=\"f33\" width=\"649\" height=\"603\" \/><\/p>\n<p>Se analizziamo il gruppo di rispondenti Italiani e non italiani, troviamo che il\u00a0<strong>gruppo degli italiani presume di conoscere meglio cosa sia lo sviluppo sostenibile<\/strong>, mentre nel gruppo di stranieri la differenza tra conoscenza dell\u2019educazione alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile \u00e8 minore.<\/p>\n<p>Questo ci ha portato a desumere che\u00a0<strong>la cultura circostante ed attuale favorisca la conoscenza del termine sostenibilit\u00e0, piuttosto che quello di cittadinanza globale.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f34.png\" alt=\"f34\" width=\"647\" height=\"573\" \/><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f35.png\" alt=\"f35\" width=\"655\" height=\"566\" \/><\/strong><\/p>\n<p>A tale proposito in tre dei quattro gruppi era stato chiesto anche cosa s\u2019intendesse per sostenibilit\u00e0. Dai risultati<sup>13<\/sup>\u00a0emerge un andamento analogo per i tre gruppi, anche se nel gruppo A la risposta solo parzialmente corretta (opzione n.3) risulta frequente e vi compare anche la risposta sbagliata (n.2):<\/p>\n<p>Le risposte sono in maggioranza corrette e seguono lo stesso andamento, rispettando la definizione universalmente riconosciuta di sostenibilit\u00e0, che risale al 1987 e si trova nel cosiddetto Rapporto Brundtland<sup>14<\/sup>\u00a0\u201cOur common future\u201d. Esso pone l\u2019attenzione sui principi di equit\u00e0 intergenerazionale e intragenerazionale. Il rapporto identifica per la prima volta la sostenibilit\u00e0, come la condizione di uno sviluppo in grado di \u201cassicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilit\u00e0 delle generazioni future di realizzare i propri\u201d.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f37cosaaa.png\" alt=\"f36 cosa si intende\" width=\"700\" height=\"397\" \/><\/p>\n<p>Le sfide pi\u00f9 urgenti del cittadino globale, sono state ritenute in A i\u00a0<strong>Diritti umani<\/strong>, in C l\u2019<strong>Equilibrio ecologico<\/strong>, in D\u00a0<strong>Pace e non violenza<\/strong>, dando in questo modo una risposta coerente con le priorit\u00e0 del questionario specifico.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, come si vede dai grafici che seguono, pace e non violenza, diritti umani e giustizia sociale riportano sempre valori molto elevati, mentre sono ritenuti meno urgenti benessere ed equit\u00e0 economica, partecipazione democratica e integrazione culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le sfide pi\u00f9 urgenti del cittadino globale<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f38sfide.png\" alt=\"f38sfide\" width=\"1117\" height=\"447\" \/><\/strong><\/p>\n<p>Quanto all\u2019<strong>importanza della formazione globale<\/strong>\u00a0per i cittadini autoctoni o per quelli di origine immigrata si riscontrano i seguenti valori:<\/p>\n<p>Dall\u2019andamento della curva, abbastanza simile tra i gruppi, si nota che sono quasi assenti i valori bassi:\u00a0<strong>per tutti la formazione globale \u00e8 estremamente importante<\/strong>. Troviamo in particolare che nel gruppo che ha risposto al questionario A, \u00e8 massimamente importante (val 5) per cittadini immigrati, nel 68% dei casi e nel 74% per tutti i cittadini. Ci\u00f2 avviene nel gruppo che ha risposto al questionario D rispettivamente per cittadini immigrati nel 78% dei casi e nell\u201981% dei casi per tutti i cittadini.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f39importanza.png\" alt=\"f39importanza\" width=\"700\" height=\"269\" \/><\/p>\n<p>Una domanda chiedeva quale degli approcci formativi venisse pi\u00f9 frequentemente impiegato all\u2019interno delle aule scolastiche. Pertanto era stato richiesta un\u2019opinione su quale approccio fosse, a parere del rispondente, maggiormente utilizzato a scuola, tenendo in considerazione che l\u2019Agenda 2030 richiama costantemente ad un approccio sistemico. Questi i risultati alla domanda<strong>\u00a0Secondo lei nei sistemi scolastici e formativi che conosce quale approccio viene privilegiato?<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f39_formazione.png\" alt=\"f39 formazione\" width=\"700\" height=\"744\" \/><\/strong><\/p>\n<p>Come si vede la\u00a0<strong>risposta differisce completamente nei tre gruppi.<\/strong>\u00a0Nel gruppo del questionario C, dove la maggioranza sono<strong>\u00a0italiani, pi\u00f9 giovani<\/strong>, si ritiene che l\u2019approccio pi\u00f9 frequente sia quello settoriale e non sistemico. Negli altri due gruppi si ritiene che siano utilizzati entrambi o che addirittura prevalga quello globale, ma la frequenza nelle aule scolastiche italiane, in questo caso \u00e8 meno recente o, forse, pi\u00f9 orientata dalle nazionalit\u00e0 d\u2019origine.<\/p>\n<p>Altra domanda comune ai tre gruppi \u00e8 stata la seguente: Diventare cittadino globale e acquisire le relative competenze secondo lei \u00e8 un compito che si realizza\u2026.<\/p>\n<p><strong>Il gruppo D differisce dagli altri 2:<\/strong>\u00a0sembra pi\u00f9 importante realizzare la cittadinanza globale nella propria comunit\u00e0 di riferimento, mentre per gli altri in quella allargata. D\u2019altra parte il questionario D si rivolgeva proprio ad indagare lo sviluppo di identit\u00e0 multiple entro le proprie comunit\u00e0 di riferimento.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f40_ECG.png\" alt=\"f40 ECG\" width=\"700\" height=\"620\" \/><\/p>\n<p>Andando ad indagare nei gruppi A e D i<strong>\u00a0principali ostacoli per l\u2019accesso all\u2019istruzione e all\u2019educazione alla cittadinanza globale per migranti e rifugiati<\/strong>, emergono i seguenti dati:<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/f40dati.png\" alt=\"f40dati\" width=\"700\" height=\"349\" \/><\/p>\n<p>Nel gruppo A, come \u00e8 stato gi\u00e0 illustrato in precedenza, gli ostacoli pi\u00f9 rilevanti risultano essere\u00a0<strong>stereotipi e pregiudizi e barriere legali,<\/strong>\u00a0mentre \u201csostegno psicosociale insufficiente\u201d o \u201cperdita di status legale per i maggiorenni migranti\u201d sono ritenuti meno prioritari.<\/p>\n<p>Anche nel gruppo D l\u2019incidenza degli stereotipi e dei pregiudizi \u00e8 ritenuta particolarmente importante insieme, per\u00f2, ad un\u00a0<strong>sostegno psico-sociale insufficiente<\/strong>. Barriere legali, aspetti amministrativi e burocratici e limitate opportunit\u00e0 per gli adolescenti sono ritenute ugualmente rilevanti nel gruppo D, seguono la perdita dello status legale ai 18 anni e la mediazione interculturale, che invece nel gruppo A aveva maggiore rilevanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Pierre Bourdieu, La distinzione. Critica sociale del gusto, 1979, ed. italiana: Il Mulino, 2001.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0UNESCO Global Education Monitoring (GEM) Report Team, Migrazioni, spostamenti forzati e educazione: costruire ponti e non muri, 2019, p.11 della versione italiana, disponibile su:\u00a0<a href=\"http:\/\/unescoblob.blob.core.windows.net\/pdf\/UploadCKEditor\/Sintesi%20del%20Rapporto-%20versione%20italiana11.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/unescoblob.blob.core.windows.net\/pdf\/UploadCKEditor\/Sintesi%20del%20Rapporto-%20versione%20italiana11.pdf<\/a><br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Riportiamo per tutti i questionari, i dati sulla nazionalit\u00e0 del gruppo di rispondenti, dal momento che per le prospettive emica ed etica sopra richiamate \u00e8 un dato interessante.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Giovanna Mascheroni, Marium Saeed, Marco Valenza, Davide Cino, Thomas Dreesen, Lorenzo Giuseppe Zaffaroni e Daniel Kardefelt-Winther, La didattica a distanza durante l\u2019emergenza COVID-19: l\u2019esperienza italiana, UNICEF Rapporto di ricerca, Febbraio 2021, p.16. Disponibile su:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unicef-irc.org\/publications\/pdf\/la-didattica-a-distanza-durante-l%E2%80%99emergenza-COVID-19-l'esperienza-italiana.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.unicef-irc.org\/publications\/pdf\/la-didattica-a-distanza-durante-l%E2%80%99emergenza-COVID-19-l&#8217;esperienza-italiana.pdf<\/a><br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 17<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Ibidem, p.12.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Stefano Vicari e Silvia Di Vara (a cura), Bambini, adolescenti e Covid-19, L\u2019impatto della pandemia dal punto di vista emotivo, psicologico e scolastico, Erikson, 2021. Con i contributi di V. Lingiardi, D. Lucangeli, N. Perini, G. Stella, D. Ianes, R. Bellacicco, A. Sansavini, E. Trombini, A. Guarini e altri<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Kids\u2019 Digital lives in Covid-19 Times (KiDiCoTi) \u00e8 un progetto promosso nella primavera del 2020 dal Joint Research Center (JRC) della Commissione Europea, che ha coinvolto 26 centri di ricerca in 15 paesi europei e il centro di ricerca dell\u2019Unicef.\u00a0<a href=\"https:\/\/publications.jrc.ec.europa.eu\/repository\/bitstream\/JRC124034\/kidicoti_online_risks_tech_report_20210209_final_1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/publications.jrc.ec.europa.eu\/repository\/bitstream\/JRC124034\/kidicoti_online_risks_tech_report_20210209_final_1.pdf<\/a><br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Jason McGrath and Trent Ross, How Multinational Corporations can lead the Way on Sustainability, IPSOS 2021<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ipsos.com\/sites\/default\/files\/21-08-57_HowMulti_pov_v2.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ipsos.com\/sites\/default\/files\/21-08-57_HowMulti_pov_v2.pdf<\/a><br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Giulio Peroni e Caterina Migani, La responsabilit\u00e0 sociale dell\u2019impresa multinazionale nell\u2019attuale contesto internazionale, in: IANUS n.2-2010.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rivistaianus.it\/numero_02-03\/09_Peroni_Migani.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.rivistaianus.it\/numero_02-03\/09_Peroni_Migani.pdf<\/a><br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Consiglio Regionale della Basilicata, Indagine sul rapporto tra enti regionali e cittadini. IXE, Aprile 2020,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.consiglio.basilicata.it\/consiglio-api\/\/file\/1092\/237682\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.consiglio.basilicata.it\/consiglio-api\/\/file\/1092\/237682<\/a><br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0PEW Research Center, The Public, the Political System and American Democracy\u201d, Rapporto 26 aprile 2018\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pewresearch.org\/politics\/2018\/04\/26\/the-public-the-political-system-and-american-democracy\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.pewresearch.org\/politics\/2018\/04\/26\/the-public-the-political-system-and-american-democracy\/<\/a><br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Nei grafici che seguono, dovendo comparare tre gruppi con una differente composizione numerica di partecipanti, i valori sono stati indicati in percentuale.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unicas.it\/media\/2732719\/Rapporto_Brundtland_1987.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.unicas.it\/media\/2732719\/Rapporto_Brundtland_1987.pdf<\/a><\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1243],"fascicolo":[328],"class_list":["post-2967","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-paola-berbeglia","fascicolo-giugno-2023"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - I risultati della ricerca<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Paola Berbeglia, pubblicato nel numero di Giugno 2023. 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