{"id":2955,"date":"2023-06-01T12:00:00","date_gmt":"2023-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2955"},"modified":"2026-04-19T13:40:27","modified_gmt":"2026-04-19T11:40:27","slug":"2955","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2023\/giugno\/conclusioni\/","title":{"rendered":"Conclusioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sugli obiettivi di carattere metodologico<\/strong><\/p>\n<p>La proposta di ricerca per il 2021 offriva a coloro che avrebbero fatto parte del gruppo di ricerca di \u201csperimentare concretamente la metodologia e le tecniche della ricerca-azione, al fine di produrre esiti utili ad essere presentati e condivisi con la comunit\u00e0 accademica e non solo in materia di educazione alla cittadinanza globale\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo, dunque, non era quello di condurre una ricerca &#8211; individuale o di gruppo \u2013 [solo] su e a partire da testi e documenti ma di apprendere una metodologia di ricerca che nel suo sviluppo non si separa dall&#8217;azione e diventa essa stessa azione: collega l&#8217;obiettivo della conoscenza e della creazione di consapevolezza (anche attraverso il recupero di dati e informazioni contestuali) con quello di rafforzare o creare relazioni e legami che diventano condizione per il cambiamento della realt\u00e0 in cui si svolge l&#8217;azione-ricerca.<\/p>\n<p>Dal punto di vista dell\u2019acquisizione di familiarit\u00e0 con la metodologia della ricerca-azione, l\u2019andamento della pandemia ha purtroppo giocato un ruolo determinante sia nello svolgimento (on line) degli incontri per l\u2019impostazione del lavoro, sia nella conduzione vera e propria della ricerca.<\/p>\n<p>\u00c8 davvero complesso d\u2019altra parte comunicare, apprendere e agire una metodologia per sua natura partecipativa dietro lo schermo di un pc o, peggio, di un cellulare. Nonostante gli sforzi e gli strumenti proposti, gli incontri \u2013 specie quelli iniziali di impostazione &#8211; hanno avuto un andamento frontale e la distanza ha di fatto impedito una verifica sulla comprensione di processi circolari e dinamici e di tutte le fasi che questi processi richiedevano e richiedono.<\/p>\n<p>\u00c8 risultato perci\u00f2 naturale che l\u2019attenzione (e l\u2019impegno) dei\/lle partecipanti si concentrasse sulla fase pi\u00f9 operativa che pi\u00f9 facilmente poteva essere agita anche a distanza: la realizzazione dei questionari e la loro somministrazione.<\/p>\n<p>Le due fasi hanno registrato una partecipazione molto vivace e ciascun\/a partecipante, all\u2019interno del proprio gruppo di lavoro, ha dato il proprio contributo con molta generosit\u00e0 e capacit\u00e0 di iniziativa.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 potuto osservare dal calendario dei lavori, sono proprio queste le fasi che hanno occupato la maggior parte del tempo a disposizione e anche \u2013 da parte delle docenti \u2013 impegno suppletivo per effettuare incontri dedicati ai singoli gruppi di lavoro nella stesura degli strumenti di rilevazione\/questionari.<\/p>\n<p>All\u2019inizio, poi, era stato concordato che ciascun gruppo avrebbe effettuato circa 30 colloqui\/interviste, individuando con cura il contesto nel quale operare. Questo nella prospettiva che potesse essere possibile una restituzione dei risultati \u2013 almeno parziale &#8211; alle persone intervistate. Di fatto tutti i gruppi si sono concentrati nel raccogliere pi\u00f9 interviste possibili e ci\u00f2 ha significato, da un lato, una certa dispersione nell\u2019individuazione delle persone intervistate, dall\u2019altro una concentrazione sulla raccolta delle risposte ai questionari che \u2013 come si \u00e8 visto \u2013 sono stati somministrati in varie forme (direttamente in presenza, per telefono, via mail, via WhatsApp\u2026) in un numero cos\u00ec elevato (circa 200) che \u2013 complice i mesi estivi \u2013 ha fatto slittare i tempi dell\u2019elaborazione, dell\u2019analisi di gruppo dei risultati e della restituzione nei singoli contesti, che doveva precedere la presentazione finale dei risultati.<\/p>\n<p>In sintesi si pu\u00f2 dire che l\u2019elaborazione e la somministrazione dei formulari per le interviste hanno catturato l\u2019interesse dei\/lle partecipanti, quasi che il loro compito si dovesse esaurire nella consegna dei questionari riempiti, in un numero maggiore possibile, a prova di un impegno realmente profuso. Il rischio che si \u00e8 corso \u00e8 stato, in tal modo, di generare confusione tra strumento e fine della ricerca.<\/p>\n<p>Questi limiti oggettivi, ad un\u2019osservazione attenta, non sembrano per\u00f2 aver diminuito il processo di crescita dei e delle partecipanti nella loro consapevolezza di essere cittadini globali che avevano (ed hanno) lo scopo di diffondere quanto pi\u00f9 possibile, nei contesti di ciascuno, la stessa consapevolezza.<\/p>\n<p>L\u2019impegno nel cercare, in ambienti pi\u00f9 o meno vicini, persone disponibili a rispondere al questionario (e a farlo seriamente, come dimostrano le risposte non casuali) \u00e8 stata l\u2019occasione per esplorare contesti diversi e per instaurare &#8211; direttamente o indirettamente, attraverso passaparola &#8211; relazioni su temi sicuramente poco usuali.<\/p>\n<p>\u00c8 stata sicuramente occasione di attivazione di un processo di empowerment non individuale, proprio perch\u00e9 la ricerca \u00e8 stata occasione di formazione e di confronto di gruppo.<\/p>\n<p>Non solo, perch\u00e9 \u2013 come gi\u00e0 accennato \u2013 questa assunzione di iniziativa da protagonisti\/e ha determinato una forte assunzione di ruolo non soltanto nei confronti di comunit\u00e0 migranti che hanno partecipato come intervistate alla ricerca. Ha infatti provocato un vero e proprio capovolgimento di ruolo tra intervistato e intervistatore quando i contesti hanno favorito la partecipazione \u2013 come intervistati \u2013 di persone italiane.<\/p>\n<p>Da destinatari\/e \u201coggetto\u201d di ricerca a soggetti attivi di una ricerca di cui loro sono state\/i titolari.<\/p>\n<p>Purtroppo il tempo non ha permesso loro di seguire con altrettanto approfondimento l\u2019elaborazione dei dati e dei risultati: solo in parte e non tutti\/e hanno potuto esercitare lo stesso protagonismo nell\u2019evento di presentazione della ricerca, il 23 ottobre dello scorso anno. Sia perch\u00e9 il tempo loro concesso era scaduto, sia perch\u00e9 l\u2019elaborazione era solo abbozzata.<\/p>\n<p>Per questo motivo vorremmo che questo lavoro ulteriore, che noi docenti \u2013 d\u2019accordo naturalmente con l\u2019Angelicum &#8211; ci siamo rese disponibili a realizzare, arrivasse come restituzione proprio a loro che l\u2019hanno reso possibile. E magari &#8211; perch\u00e9 no? &#8211; organizzare presentazioni proprio nei luoghi e nei contesti che li hanno visti\/e all\u2019opera, a Roma e non solo, laddove \u00e8 possibile, potrebbe essere il modo per rilanciare un\u2019azione coerente alla ricerca realizzata, per continuarla, valorizzandone anche i risultati raggiunti dal punto di vista del merito.<\/p>\n<p>Anche questo pu\u00f2 essere un modo, in un momento in cui rischia di allargarsi un conflitto globale, di portare un contributo fattivo all\u2019educazione alla cittadinanza globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sugli obiettivi della rilevazione<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di merito della ricerca era quello di fornire uno \u201cstato dell\u2019educazione allo sviluppo globale, riscontrato nei contesti individuati dagli studenti-ricercatori, da loro scelti per l\u2019osservazione e su azioni concrete da proporre per contribuire a promuoverla\u201d.<\/p>\n<p>In generale possiamo sostenere che proprio in base alla loro capacit\u00e0 di relazione sono persone che faticheremmo a definire migranti: vivono in Italia, da tempo, sono radicati ed \u00e8 particolarmente interessante indagare presso di loro il senso di consapevolezza di essere cittadini globali: sia per la loro storia, sia per l\u2019impegno formativo che stanno sostenendo, sia per le relazioni che hanno intessuto. Insomma sono ricchi di quel capitale che Bourdieu1 definirebbe culturale e sociale, non avendo indizi rispetto al capitale economico.<\/p>\n<p>Il lavoro non ha pertanto avuto l\u2019ambizione di individuare un campione scientificamente valido, ma di dare la possibilit\u00e0 agli studenti-ricercatori di concentrare la propria attenzione su un tema come l\u2019educazione alla cittadinanza globale nel quadro delle loro relazioni.<\/p>\n<p>Il gruppo che hanno individuato come rispondente \u00e8 stato pertanto costituito da 189 persone, di cui 108 di nazionalit\u00e0 italiana e 81 non italiana. Sono presenti 37 nazionalit\u00e0 oltre quella italiana.<\/p>\n<p>Fanno volontariato 76 persone, ovvero il 40,2% degli intervistati. Di questi il 46,9% non \u00e8 italiano, mentre il 35,2% lo \u00e8. 50 di loro hanno come titolo di studio la laurea (65,8%), il 23,7% ha il diploma di secondaria. Il 7,9% ha la licenza media e nessuno ha la licenza elementare o niente. Fra le 11 persone che non lavorano, 6 fanno attivit\u00e0 di volontariato.<\/p>\n<p>Il 40,4% degli italiani svolge attivit\u00e0 di volontariato, contro il 56,25% dei non italiani.<\/p>\n<p>Quindi si conferma l\u2019ipotesi, gi\u00e0 suffragata da varie ricerche, che un titolo di studio pi\u00f9 elevato sia positivamente correlato con un\u2019attivit\u00e0 volontaria. Nel nostro gruppo di intervistati, inoltre, in percentuale, gli stranieri fanno pi\u00f9 volontariato degli italiani.<\/p>\n<p>Quanto agli elementi di spicco della rilevazione possiamo dire che nel confronto fra conoscenza dei concetti di cittadinanza globale e sviluppo sostenibile, in 97 su 189 hanno detto di conoscere perfettamente (livello 5) cos\u2019\u00e8 lo sviluppo sostenibile (51.3% del gruppo di rispondenti), contro una percentuale del 19.1%, che conosce perfettamente il termine cittadinanza globale: una differenza di oltre 30 punti percentuali.<\/p>\n<p>Se analizziamo il gruppo di rispondenti italiani e non italiani, troviamo che il gruppo degli italiani presume di conoscere meglio cosa sia lo sviluppo sostenibile, mentre nel gruppo di stranieri la differenza tra conoscenza dell\u2019educazione alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile \u00e8 minore.<\/p>\n<p>Questo ci ha portato a desumere che la cultura circostante ed attuale favorisca la conoscenza del termine sostenibilit\u00e0, piuttosto che quello di cittadinanza globale anche se oltre l\u201980% dell\u2019intero gruppo di rispondenti ritiene l\u2019educazione alla cittadinanza globale importante per tutti e non solo per i migranti.<\/p>\n<p>Le sfide pi\u00f9 urgenti del cittadino globale sono state ritenute diritti umani, equilibrio ecologico e pace e non violenza, senza sostanziale differenza fra gruppo di italiani e gruppo di non italiani. Le uniche differenze fra italiani e non italiani sono nel questionario C, dove l\u2019equilibrio ecologico \u00e8 prioritario per gli italiani, mentre per gli stranieri pace e non violenza sono prioritarie, e nel D dove per gli italiani sono prioritari giustizia sociale e diritti umani, mentre per i non italiani torna pace e non violenza.<\/p>\n<p>Diventare cittadini globali \u00e8 ritenuto per tutti di grande priorit\u00e0, indipendentemente dalla propria origine (domanda sull\u2019importanza della formazione globale). Gli studi in questo campo sono tutt\u2019ora da realizzare e a livello italiano, come si \u00e8 visto, sono ancora poche le pubblicazioni accademiche sul settore.<\/p>\n<p>Ma dove sarebbe pi\u00f9 indicato realizzare il senso di cittadinanza globale? Nella propria comunit\u00e0 di riferimento? In quella allargata? Il gruppo D differisce da A e C: sembra pi\u00f9 importante realizzare la cittadinanza globale nella propria comunit\u00e0 di riferimento, mentre per gli altri in quella allargata. D\u2019altra parte il questionario D si rivolgeva proprio ad indagare lo sviluppo di identit\u00e0 multiple entro le proprie comunit\u00e0 di riferimento. La differenza tra italiani e stranieri non \u00e8 rilevante.<\/p>\n<p>Riguardo ai sistemi scolastici e formativi il gruppo che ha risposto al questionario del gruppo C, per lo pi\u00f9 composto da italiani e da studenti, si \u00e8 maggiormente avvicinato all\u2019ipotesi, in base alla quale l\u2019Angelicum aveva deciso di indagare sul bisogno di aumentare la presenza di argomenti di studio dell\u2019educazione alla cittadinanza globale nei percorsi formativi. Uno studio ancora legato ad approcci specifici e settoriali alle competenze \u00e8 risultato prevalente nella percezione degli intervistati.<\/p>\n<p>Gli ostacoli pi\u00f9 rilevanti da superare nell\u2019apprendimento per adolescenti DOS risultano tutt\u2019ora gli stereotipi e i pregiudizi, (44,44%), le barriere legali (41,27%), al terzo posto (33,33%) risorse umane e finanziarie insufficienti. In questo i dati concordano ancora una volta con gli studi realizzati a livello internazionale nei quali i ragazzi di cosiddetta seconda generazione non hanno le stesse opportunit\u00e0 dei loro coetanei autoctoni sul piano dell\u2019inserimento lavorativo. In base all\u2019ultima rilevazione, pubblicata a settembre 2021 dal Ministero dell\u2019Istruzione, i dati relativi alle studentesse e agli studenti con cittadinanza non italiana che fanno riferimento all\u2019anno scolastico 2019\/2020, ci dicono che questi alunni costituiscono il 10,3% della popolazione scolastica: sono circa 877.000 su un totale di 8.484.000 ragazze e ragazzi che lo scorso anno hanno frequentato le scuole del Paese. Rispetto alla regolarit\u00e0, i tassi di scolarit\u00e0 sono analoghi a quelli degli studenti italiani sia nella fascia di et\u00e0 6-13 anni (quasi il 100%), sia in quella 14-16 anni (94,1%), mentre nei 17-18 anni il tasso di scolarit\u00e0 degli studenti con cittadinanza non italiana scende al 77,4%. Questo dovrebbe far riflettere sugli ostacoli principali che i ragazzi pi\u00f9 grandi possono trovare (come ben rilevato nel questionario A).<\/p>\n<p>Da qui ben si comprende la risposta quasi massimamente unanime dell\u2019importanza di una governance globale del processo migratorio nel questionario A, richiamata nell\u2019Enciclica Fratelli tutti.<\/p>\n<p>Quali sono allora i contenuti pi\u00f9 importanti per coltivare questa uguaglianza di opportunit\u00e0, il senso di appartenenza ad una comunit\u00e0 globale? Fra le azioni concrete da proporre per contribuire a promuovere l\u2019ECG troviamo sicuramente indicazioni chiare. Si tratta per lo pi\u00f9 di elaborare programmi che promuovano il senso di cittadinanza attiva e globale attraverso valori importanti e condivisi. Quindi l\u2019importanza di un rafforzamento della dimensione etica insieme a quella scientifica, approfondendo lo studio dei cambiamenti climatici, dei diritti umani, dei conflitti.<\/p>\n<p>La pandemia prima, la guerra tra Russia e Ucraina in corso, la crisi energetica e quella migratoria che ne sono derivate, hanno chiaramente messo in evidenza la necessit\u00e0 di concepire i fenomeni in ottica globale, non soltanto in senso geografico.<\/p>\n<p>L\u2019indagine ha chiaramente espresso il bisogno di lavorare ad una comunit\u00e0 allargata, anche laddove il gruppo maggiormente composto da adolescenti di seconda generazione o italiani DOS, ha espresso il bisogno di fare ancora molto riferimento alla propria comunit\u00e0 di appartenenza. D\u2019altra parte questo elemento, che dovr\u00e0 essere ulteriormente indagato, fa riflettere sul fatto che a riportare il bisogno di appartenenza ad una comunit\u00e0, nel contesto italiano, siano soprattutto espresso dalle famiglie di stranieri adolescenti.<\/p>\n<p>Per cosa passa questo senso di appartenenza? Per progetti condivisi di sviluppo sostenibile, in senso ecologico, sociale, economico; per il rispetto di comportamenti che favoriscono la convivenza e la sopravvivenza del pianeta, mentre i maggiori ostacoli, che impediscono la condivisione, sono stereotipi e pregiudizi, barriere legali, ovvero elementi di divisione che si oppongono alla coesione sociale. Per gli adolescenti \u00e8 ritenuto necessario anche un maggior sostegno psico-sociale.<\/p>\n<p>La pandemia, nella sua tragicit\u00e0, ha rappresentato per molti ragazzi anche la scoperta di nuove dimensioni, in cui si trovavano pi\u00f9 a loro agio dei propri genitori ed insegnanti: gli studenti si sono impegnati, sono stati attivi, come risulta anche dagli studi UNICEF.<\/p>\n<p>Trasformare la sfida in opportunit\u00e0 \u00e8 stato il comportamento di molti ragazzi (solo \u00bc degli intervistati nello studio UNICEF e 1\/5 nel nostro si \u00e8 sentito a disagio con la DAD.<\/p>\n<p>Dalla nostra indagine (questionario B) \u00e8 emerso, come risvolto positivo, l\u2019aumento del senso di responsabilit\u00e0 nei confronti delle proprie famiglie ma anche di altri esseri umani in generale. L\u2019adattamento alle nuove tecnologie non risulta essere stato troppo impedente e i bambini sembrano essersi rapidamente abituati. Abbiamo scoperto che i bambini avevano per lo pi\u00f9 una propria camera, dalla quale venivano effettuati normalmente i collegamenti. Anzi la socialit\u00e0 \u00e8 stata comunque mantenuta dalla stragrande maggioranza, anche con frequenza, grazie soprattutto ad internet.<\/p>\n<p>Altri tipi di azioni da intraprendere come cittadini globali sono emerse, in particolare nel questionario C, maggiormente orientate verso le questioni ambientali. \u00c8 stato richiesto di tassare le multinazionali per il loro elevato impatto negativo sull\u2019ambiente; di influire sulla capacit\u00e0 dei decisori in modo che adottino un approccio che superi i silos settoriali e sia capace di promuovere politiche di sistema, riguardanti aspetti sociali, culturali, economici, tecnologici, ambientali e politici. Questa responsabilit\u00e0 e questa cura devono essere particolarmente prese in carico ai differenti livelli di governo: territoriale, nazionale ed internazionale.<\/p>\n<p>In questo senso di bisogno di appartenenza a una comunit\u00e0 pi\u00f9 ampia e a una comune umanit\u00e0, i \u201cricercatori\u201d sono stati solleciti e sensibili ai fattori che favoriscono o rendono difficile \u201cl\u2019essere cittadini globali\u201d, specialmente a partire dalla propria origine.<\/p>\n<p>Si sono prese in considerazione tutte le dimensioni della sostenibilit\u00e0 e dell\u2019essere comunit\u00e0, evidenziando l\u2019interdipendenza politica, economica, sociale e culturale e l\u2019interconnessione tra il livello locale, nazionale e globale.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, se \u00e8 vero che la grande differenza fra dittature e democrazie \u00e8 fatta dalla presenza di una societ\u00e0 civile organizzata, \u00e8 necessario approfondire la costruzione e l\u2019appartenenza di cittadini ad associazioni che hanno proprio l\u2019educazione alla cittadinanza globale come scopo prioritario e la realizzazione di percorsi di cittadinanza attiva per rendere patrimonio condiviso e diffuso gli obiettivi raggiunti sul piano educativo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Raccomandazioni<\/strong><\/p>\n<p>Approfondire il tema dell\u2019utilizzo dei supporti multimediali non dando per scontato che un aumento del tempo trascorso online in generale debba essere considerato solo in relazione alla mancanza di accesso alle aree esterne, alle strutture sportive e ai luoghi di incontro con gli amici durante il lockdown. Cercare di ridurre il tempo online di bambini e ragazzi in una situazione del genere potrebbe non essere l\u2019approccio pi\u00f9 vantaggioso. Piuttosto, le famiglie, con il sostegno dei governi locali e di altre organizzazioni, dovrebbero trovare nuovi modi di incoraggiare e promuovere la partecipazione all\u2019esercizio fisico e il gioco per i bambini e i ragazzi durante i periodi di chiusura delle scuole, sia al chiuso, attraverso giochi di movimento, sia in ambienti esterni sicuri.<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>Come ci ribadiscono anche altre ricerche (UNICEF 2021), l\u2019effettiva efficacia delle opportunit\u00e0 di apprendimento tra le mura domestiche \u00e8 influenzata dal supporto di insegnanti e genitori, indipendentemente dalla modalit\u00e0 (digitale o non digitale). Recenti evidenze globali indicano che \u00e8 fondamentale che le istituzioni educative si impegnino a favorire una cooperazione con studenti e famiglie affinch\u00e9 la formazione a distanza risulti efficace.3 I bambini e i ragazzi di tutti i livelli scolastici (89-94%) riferiscono in modo schiacciante di essersi impegnati in qualche forma di attivit\u00e0 online con i loro insegnanti durante il lockdown.<\/p>\n<p>L\u2019educazione alla cittadinanza globale richiede un approccio sistemico allo studio e alla valutazione lungo tutto l\u2019arco della vita. I fenomeni che stanno avvenendo in questo periodo richiedono un aumento dello studio di materie STEM come contributo essenziale all\u2019educazione alla cittadinanza globale. Ma l\u2019educazione alla cittadinanza globale non pu\u00f2 ridursi a questo, va messo in evidenza il collegamento fra la dimensione gnoseologia, quella valoriale e quella comportamentale, come viene fatto gi\u00e0 in una pubblicazione UNESCO del 2015.<sup>4<\/sup><\/p>\n<p>\u00c8 necessario, attraverso l\u2019insegnamento dell\u2019educazione civica coltivare il senso di comunit\u00e0. Il senso profondo dell\u2019educazione civica, insegnamento reso obbligatorio dalla Legge 92\/2019 esprime in maniera adeguata l\u2019importanza di tre pilastri: Studio della Costituzione, sviluppo sostenibile, cittadinanza digitale. La connessione fra cittadinanza digitale e globale \u00e8 ben messa in evidenza da testi molto recenti<sup>5<\/sup>\u00a0e dalle Linee Guida applicative della Legge stessa. Fondamentale in questo insistere sulla formazione del personale scolastico e sulla collaborazione fra il mondo delle associazioni e quello dell\u2019istruzione per ampliare l\u2019offerta formativa, come previsto dagli artt. 3 e 8 della suddetta Legge.<\/p>\n<p>Soltanto nell\u2019interazione tra scuola, famiglie, associazionismo e istituzioni (a partire da quelle locali) potranno essere costituite comunit\u00e0 educanti ispirate ai valori democratici di convivenza civile e coesione sociale fondativi dell\u2019UE che, sole, possono effettivamente realizzare cittadinanza globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Pierre Bourdieu, La distinzione. Critica sociale del gusto, 1979<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Mascheroni G., Saeed M., Valenza M., Cino D., Dreesen T., Zaffaroni L.G. e Kardefelt-Winther D., La didattica a distanza durante l\u2019emergenza COVID-19: l\u2019esperienza italiana, UNICEF Rapporto di ricerca, Febbraio 2021, p.12. Disponibile su:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unicef-irc.org\/publications\/pdf\/la-didattica-a-distanza-durante-l%E2%80%99emergenza-COVID-19-l'esperienza-italiana.pdf.\">https:\/\/www.unicef-irc.org\/publications\/pdf\/la-didattica-a-distanza-durante-l%E2%80%99emergenza-COVID-19-l&#8217;esperienza-italiana.pdf.<\/a><br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Alban Conto C., Akseer S., Dreesen T., Kamei A., Mizunoya S., Rigole A. COVID-19: Effects of school closures on foundational skills and promising practices for monitoring and mitigating learning loss. Innocenti Working Papers no. 13, UNICEF Office of Research \u2013 Innocenti, Florence 2020.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0UNESCO, Global citizenship education: topics and learning objectives 2015<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Penge S., a cura di, Dati Cittadinanza e Coding. Cercare, interpretare e comunicare i dati educativi. Ed. Anicia Roma 2022. In esso si veda in particolare il contributo di Paola Berbeglia pp. 123-143.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1243,1244],"fascicolo":[328],"class_list":["post-2955","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-paola-berbeglia","autori-soana-tortora","fascicolo-giugno-2023"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Conclusioni<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Paola Berbeglia, Soana Tortora, pubblicato nel numero di Giugno 2023. 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