{"id":2890,"date":"2023-02-01T12:00:00","date_gmt":"2023-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2890"},"modified":"2026-04-19T13:25:03","modified_gmt":"2026-04-19T11:25:03","slug":"musica-politica-dal-canto-sociale-allinno-di-partito","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2023\/febbraio\/musica-politica-dal-canto-sociale-allinno-di-partito\/","title":{"rendered":"Musica politica. Dal canto sociale all\u2019inno di partito"},"content":{"rendered":"<p><strong>Composizioni musicali comuniste: il dibattito storico sulla missione politica dell\u2019artista.<\/strong><\/p>\n<p>Il rapporto fra musica e politica \u2013 trattato nel saggio dal titolo \u201cMusica politica. Dal canto sociale all\u2019inno di partito\u201d<sup>1<\/sup>\u00a0\u2013 appare nei diversi momenti storici dell\u2019Ottocento e del Novecento, segnalandosi come un tema articolato e complesso. La ricca produzione di sinfonie, marce, inni e canzoni di contenuto politico mostra, in effetti, l\u2019esistenza di un legame stretto tra l\u2019espressivit\u00e0 musicale e le istanze politiche e sociali.<\/p>\n<p>Ma insieme ai repertori sono le riflessioni teoriche e i dibattiti intorno a quale musica possa meglio servire la causa politica ad indicare il ruolo cruciale che l\u2019arte musicale ha svolto nella rappresentazione dello Stato, dei conflitti sociali, delle istanze di parte. Ogniqualvolta la musica esprime contenuti politici finisce per suscitare riflessioni profonde e accesi contraddittori, giacch\u00e9 la valenza estetica del prodotto musicale non pu\u00f2 essere scissa da una valutazione di natura politologica.<\/p>\n<p>La distinzione polemica fra il canto anarchico e quello propriamente politico \u2013 che viene trattata in una parte del saggio &#8211; sembra collegata al dibattito sul ruolo storico dei partiti. Su un altro fronte, il dibattito sulle avanguardie artistiche e il potere sembra portare l\u2019attenzione sul problema del dirigismo e della pedagogia politica; mentre la questione relativa al rapporto fra cultura popolare e cultura di massa sembra evidenziare il travagliato passaggio dalla lotta di classe ad assetti di partito pi\u00f9 compositi ed estesi.<\/p>\n<p>Quella parte del canto sociale di stampo anarchico, genericamente polemica e oppositiva, che si sviluppa nel corso dell\u2019Ottocento, viene fatta oggetto di critiche da parte di intellettuali e politici (in particolare Antonio Gramsci ed Alberto Asor Rosa) che vedono la musica come strumento da utilizzare non gi\u00e0 in modo estemporaneo e per un fine genericamente espressivo ma per un preciso obiettivo politico. La valutazione sulla qualit\u00e0 del prodotto musicale deriva dunque dalla sua funzionalit\u00e0 rispetto allo scopo, laddove la politica \u00e8 concepita come attivit\u00e0 che reclama di essere organizzata e disciplinata all\u2019interno di un partito.<\/p>\n<p>Del resto, il grande fenomeno che emerge nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento \u00e8 proprio la costituzione dei partiti e lo sviluppo delle organizzazioni sindacali, soggetti che hanno la missione di canalizzare i conflitti sociali e i temi d\u2019interesse collettivo all\u2019interno di una determinata ideologia, e di un\u2019attivit\u00e0 programmatica che deve estendersi ad ogni aspetto della vita della comunit\u00e0, compreso quello relativo alla musica. L\u2019insofferenza verso i repertori musicali anarchici \u00e8 probabilmente il riflesso delle riserve che un partito politico pu\u00f2 avere nei confronti di coloro che esprimono il proprio dissenso in forme istintive e disorganizzate. Altro tema di dibattito \u00e8, come anticipato, quello del rapporto fra politica e avanguardie musicali.<\/p>\n<p>Le innovazioni in campo musicale, come quelle sviluppatesi con la rivoluzione russa, hanno infatti sollevato la questione relativa al rapporto fra il singolo artista e l\u2019interesse collettivo. Quella della rivoluzione russa \u00e8 un\u2019esperienza che porta alla ribalta, contestualmente, una classe intellettuale che guida il processo ed una massa popolare che al processo conferisce coralit\u00e0 e sostegno.<\/p>\n<p>Il portato di tutto questo sar\u00e0, come noto, il consolidamento di un apparato oligarchico che gestisce la vita pubblica in nome del superiore interesse del popolo, e che censura i contributi individualistici vale a dire non omogenei con la dottrina ufficiale. Il riflesso in campo musicale di un tale travaglio \u00e8 la difficile coesistenza di una produzione d\u2019avanguardia, frutto di una intellighenzia artistica che vede le forme espressive e il genio creativo del singolo come vettori della trasformazione sociale, e di una produzione di stampo tradizionale che vuole assecondare, senza forzature estetiche e concettuali, la sensibilit\u00e0 della gente comune.<\/p>\n<p>La musica d\u2019impegno politico pu\u00f2 presentare una forma pi\u00f9 canonica e condivisa, ed una forma che appare invece convincente solo in ordine alla creativit\u00e0 e alla sensibilit\u00e0 individuale dell\u2019autore, e che non necessariamente riesce ad esprimere con efficacia le istanze collettive.<\/p>\n<p>La questione riguarda in sostanza l\u2019efficacia del prodotto musicale, e il rischio che la sensibilit\u00e0 del singolo compositore lo porti verso un\u2019estetica autoreferenziale, inefficace a promuovere una causa d\u2019interesse comune. Di fatto, dopo avere svolto un ruolo propulsivo nella prima fase della rivoluzione, gli artisti russi vedono ridursi in modo drastico i loro spazi di libert\u00e0, in conseguenza di un centralismo politico e amministrativo che per sistema deve contrastare l\u2019iniziativa individuale \u2013 sulla quale si proietta il sospetto di un intellettualismo borghese \u2013 e dettare i propri canoni.<\/p>\n<p>In un saggio sul realismo musicale sovietico pubblicato nel 1974, Malcolm Brown descrive i concetti di \u201cIntonazia\u201d e di \u201cImmagine musicale\u201d \u2013 cos\u00ec come li concepisce Boris Vladimirovich\u00a0Asafyev, musicologo e critico musicale, oltre che compositore, scomparso nel 1949 dopo essere stato l\u2019unico musicista chiamato a far parte dell\u2019Accademia sovietica delle scienze \u2013 quali elementi base della costruzione e comprensione del brano musicale.<\/p>\n<p>In sintesi, l\u2019Intonazia consiste negli stimoli sonori che possono essere automaticamente associati a delle realt\u00e0 o a dei simboli di dominio comune, come il frusciare del vento, il pianto di un bambino, le sirene di una fabbrica o il tonfo di una bomba.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/09-rossi-1.jpg\" alt=\"09 rossi 1\" width=\"300\" height=\"200\" \/>Facilmente decifrabili sono anche le intonazie associate alla danza o alle arti figurative, dove il suono pu\u00f2 essere legato a movimenti e forme fisiche che creano un contesto interpretativo e rendono pi\u00f9 esplicito il significato dell\u2019opera. L\u2019Immagine musicale consiste invece nel modo in cui l\u2019intonazia viene composta all\u2019interno del testo musicale e collegata con l\u2019insieme delle altre sonorit\u00e0. Un esempio dell\u2019utilizzo di stimoli musicali basici a fini evocativi e descrittivi viene individuato nella Settima Sinfonia \u201cLeningrado\u201d di \u0160ostak\u00f3vi\u010d, composta ed eseguita, come noto, durante l\u2019assedio della citt\u00e0 russa da parte delle truppe tedesche, e costruita con sonorit\u00e0 che alludono al rumore delle bombe, e delle sirene antiaeree.<\/p>\n<p>In base a questa teoria, la costruzione del significato dell\u2019opera musicale avverrebbe mediante una serie di associazioni che il pubblico pu\u00f2 fare tra gli stimoli sonori che richiamano le esperienze della vita reale e la narrazione complessiva dell\u2019opera, partecipando con il proprio vissuto alla rappresentazione che il compositore intende offrire. Sarebbe proprio questa opportunit\u00e0 di utilizzare sonorit\u00e0 e costrutti musicali gi\u00e0 presenti nel comune patrimonio simbolico, e quindi gi\u00e0 significanti per il pubblico popolare, a garantire una sostanziale aderenza dell\u2019opera a quella realt\u00e0 delle cose che \u00e8 il denominatore comune dell\u2019esperienza umana e che l\u2019arte sovietica si impone di rappresentare.<\/p>\n<p>Le critiche che la stampa sovietica riserva alle opere musicali appaiono oggi speciose e pesantemente ideologiche, ma la pervicacia con la quale gli apparati e la stampa di regime valutano i prodotti musicali sono la conseguenza di una visione dirigista della politica stessa. Il \u201crealismo\u201d a cui \u00e8 improntata l\u2019arte sovietica, infatti, non \u00e8 una rappresentazione della realt\u00e0 piatta e senza filtri, ma la proiezione di ci\u00f2 che le cose diverranno con la piena affermazione del socialismo. Per servire a questo scopo la musica deve fondere proprio la concretezza dell\u2019esperienza comune con l\u2019immaginazione e la capacit\u00e0 proiettiva dell\u2019artista.<\/p>\n<p>Ancora una volta la musica politica, per proprio statuto, deve offrirsi non come puro prodotto estetico ma come vettore di un significato, e ci\u00f2 implica \u2013 come nel caso descritto \u2013 una riflessione di natura semiotica sul processo di significazione e sulla possibilit\u00e0 di rendere la comprensione di un brano musicale il pi\u00f9 possibile \u201coggettiva\u201d. Nei contesti politici pi\u00f9 estremizzati il processo di significazione viene analizzato meticolosamente, proprio perch\u00e9 alla musica possa essere attribuito il carattere di un codice inequivoco, decifrabile da ogni tipo di pubblico, riflesso fedele di una pedagogia che \u00e8 determinante nell\u2019affermazione e nel consolidamento del sistema politico.<\/p>\n<p>Il rapporto fra l\u2019avanguardia e il sentire popolare \u00e8 un tema presente anche in Italia. Tra le polemiche che animano la sinistra negli anni del dopoguerra basta segnalare quella tra il leader del Partito Comunista Palmiro Togliatti e il musicologo torinese Massimo Mila. Togliatti si scaglier\u00e0 contro le produzioni musicali sperimentali per ribadire che l\u2019arte alta \u00e8 quella dei Mozart, dei Bellini o dei Rachmaninov.<\/p>\n<p>Massimo Mila non tarder\u00e0 a replicare, intanto rilevando l\u2019incompetenza dei politici a parlare di musica e considerando i giudizi del leader comunista viziati da un gusto musicale stantio; e poi osservando in modo caustico come l\u2019atteggiamento di Togliatti, che parla di degenerazione nell\u2019arte e che liquida con asprezza di toni la ricerca musicale di alcuni autori, risulti paradossalmente simile a quello delle censure messe in atto dai regimi nazista e fascista.<\/p>\n<p>Il tema del rapporto fra la sperimentazione musicale e la cultura popolare si trover\u00e0 \u2013 come segnalato nel saggio &#8211; anche nell\u2019esperienza artistica di Luigi Nono, che rivela visioni politiche differenti all\u2019interno della sinistra, e del PCI in particolare. Per un Partito Comunista che aspira ad esercitare un\u2019egemonia politica nel contesto della democrazia italiana le connessioni con il mondo intellettuale e con la cultura ufficiale debbono essere ampie, mentre appare rischioso addentrarsi sul terreno di una controcultura che, votata alla ricerca di linguaggi e forme che celebrino il rinnovamento radicale della vita sociale, possa spingere la sinistra in un ghetto autoreferenziale e in ultima analisi impopolare.<\/p>\n<p>Con lo strutturarsi dei grandi partiti di massa e con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione la produzione musicale a sfondo politico \u00e8 ancora una volta oggetto di un dibattito a tutto campo, centrato sull\u2019opportunit\u00e0 o meno di difendere le forme tradizionali dall\u2019assalto dell\u2019industria culturale, e in particolare sulla possibilit\u00e0 di definire una cultura artistica comunista che si distingua rispetto ai grandi patrimoni della cultura \u201ctout court\u201d. Un confronto serrato che vedr\u00e0 protagonista una scuola di etnomusicologia come quella di Ernesto de Martino, volta a difesa delle pi\u00f9 profonde tradizioni contadine e regionali come espressione di un patrimonio incontaminato; e che vede per\u00f2 importanti settori del Partito Comunista ripiegare su una strategia pragmatica, mirante a far coesistere una produzione culturale originaria con una produzione invece commerciale e di massa che si va affermando a partire dal dopoguerra e che avr\u00e0 grande appeal anche per il vasto elettorato comunista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong>:<br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Girolamo Rossi, Musica politica. Dal canto sociale all\u2019inno di partito, Castelvecchi, Roma 2022, 252 pp.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[888],"fascicolo":[324],"class_list":["post-2890","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-girolamo-rossi","fascicolo-febbraio-2023"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Musica politica. Dal canto sociale all\u2019inno di partito<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Girolamo Rossi, pubblicato nel numero di Febbraio 2023. 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