{"id":2868,"date":"2023-02-01T12:00:00","date_gmt":"2023-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2868"},"modified":"2026-04-19T13:16:11","modified_gmt":"2026-04-19T11:16:11","slug":"cristianesimo-e-questione-ecologica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2023\/febbraio\/cristianesimo-e-questione-ecologica\/","title":{"rendered":"Cristianesimo e questione ecologica"},"content":{"rendered":"<p>La questione ecologica ha assunto ai nostri giorni connotati drammatici, che non lasciano ben sperare per il futuro. Il segnale pi\u00f9 evidente di questa preoccupante situazione sono i cambiamenti climatici in corso, che risultano ogni anno pi\u00f9 consistenti \u2013 si pensi soltanto allo scioglimento dei ghiacciai, ai nubifragi, agli tsunami e ai vari cataclismi che mettono a serio repentaglio la vita di intere popolazioni. L\u2019entit\u00e0 del fenomeno e il ritmo accelerato con il quale viene sviluppandosi \u2013 la crescita \u00e8 in proporzione geometrica \u2013 rendono trasparente la necessit\u00e0 di riflettere sulle responsabilit\u00e0 dell\u2019uomo e di individuare le misure da assumere per il suo contenimento.<\/p>\n<p>La religione ebraico-cristiana \u00e8 stata (ed \u00e8 tuttora) considerata, soprattutto da parte di alcuni antropologi culturali, come una delle cause principali dell\u2019attuale dissesto. Ad essa si addebita un\u2019idea di progresso indefinito, motivato tanto da una visione dinamica e lineare della storia in opposizione alla visione ciclica propria del mondo greco-romano \u2013 \u00e8 sufficiente ricordare qui il mito dell\u2019eterno ritorno e la lettura fatalistica degli eventi umani \u2013 quanto dall\u2019imperativo del dominium terrae, presente nei testi della creazione (Gen 1, 26) e confermato in seguito da gran parte dei testi del Testamento ebraico e di quello cristiano.<sup>1<\/sup><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un mondo da custodire<\/em><\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/02-piana-1.jpg\" alt=\"02 piana 1\" width=\"204\" height=\"300\" \/>Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? In realt\u00e0 i testi della Genesi non presentano mai il rapporto dell\u2019uomo con il mondo \u2013 il termine usato non \u00e8 in realt\u00e0 mai \u201cmondo\u201d o \u201cnatura\u201d ma \u201ccreazione\u201d ad indicare lo stretto rapporto di dipendenza dal Creatore \u2013 secondo un modello di dominio assoluto e incondizionato; adottano invece verbi come \u201ccoltivare\u201d e \u201ccustodire\u201d (Gen 2, 15) che istituiscono un rapporto equilibrato tra il rispetto del dato originario e la possibilit\u00e0 dell\u2019intervento umano. Il concetto di creazione \u00e8 infatti un concetto \u201caperto\u201d: creazionale \u00e8 l\u2019atto con cui Dio d\u00e0 origine alla realt\u00e0, ma creazionale, sia pure in forma diversa, \u00e8 anche il processo successivo attraverso il quale l\u2019uomo porta a compimento ci\u00f2 che Dio ha inaugurato. L\u2019espressione che meglio evidenzia questa dinamica finalistica \u00e8 \u201ccustodire il giardino\u201d, che, da un lato, comporta l\u2019attenzione a preservarne l\u2019identit\u00e0 e, dall\u2019altro, l\u2019esigenza di intervenire per mantenerlo in ordine e renderlo sempre pi\u00f9 ricco e lussureggiante.<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>Questo equilibrio da rinnovare continuamente \u00e8 presente anche nel Testamento cristiano, dove uomo e natura creata sono tra loro strettamente interconnessi, al punto che Paolo non manca di sottolineare lo stato di sofferenza che, dopo la caduta originaria, ha coinvolto l\u2019intera creazione: \u201cLa creazione infatti \u00e8 stata sottoposta alla caducit\u00e0 \u2013 non per sua volont\u00e0 ma per la volont\u00e0 di colui che l\u2019ha sottoposta \u2013 nella speranza che anche la stessa creazione sar\u00e0 liberata dalla schiavit\u00f9 della corruzione per entrare nella libert\u00e0 della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi\u201d (Rom 8, 20-22). E soprattutto il Testamento cristiano non manca di evidenziare l\u2019effetto cosmico della redenzione, che inaugura \u201ccieli nuovi\u201d e \u201cnuova terra\u201d: \u201cE vidi un cielo nuovo e una nuova terra: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c\u2019era pi\u00f9\u201d (Ap 21. 1). E ancora: \u201cNoi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia\u201d (2 Pt 3, 12). Anche la creazione dunque partecipa del riscatto dell\u2019uomo in ragione della venuta del Regno \u201cgi\u00e0\u201d presente e proiettato nel \u201cnon ancora\u201d del futuro escatologico.3 Il carattere di tessuto relazionale che qualifica per la tradizione ebraico-cristiana l\u2019intera realt\u00e0 rende trasparente che l\u2019intervento umano debba tradursi nell\u2019assunzione di un atteggiamento di responsabilit\u00e0 verso il creato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Le ragioni culturali della crisi<\/em><\/p>\n<p>Alla prospettiva delineata si \u00e8 opposta, soprattutto a partire dalla modernit\u00e0, una visione del rapporto dell\u2019uomo con la natura, dove a prevalere \u00e8 stato l\u2019atteggiamento del dominio, dell\u2019esercizio di un potere senza condizioni. Il famoso detto di Bacone secondo cui \u201cconoscere \u00e8 potere\u201d ha trovato piena espressione nella forma della odierna \u201crazionalit\u00e0 strumentale\u201d, che ha nel \u201cfare\u201d (e nell\u2019\u201cavere\u201d) il criterio di valutazione ultimo di ogni azione umana. Le radici di questa visione vanno fatte risalire all\u2019illuminismo che attribuisce al progresso (ad ogni progresso raggiunto dall\u2019uomo) un carattere positivo e lineare, a partire da un radicale ottimismo, che impedisce di cogliere gli aspetti di ambivalenza che accompagnano ogni conquista umana. A venire esaltate sono quelle che Leopardi definiva \u201cle magnifiche sorti e progressive\u201d con l\u2019assenso a qualsiasi intervento dell\u2019uomo nei confronti della realt\u00e0 nella convinzione che esso costituisce in ogni caso la via obbligata per l\u2019acquisizione di nuovi livelli di civilt\u00e0.<sup>4<\/sup><\/p>\n<p>Il progresso scientifico-tecnologico degli ultimi decenni ha largamente contribuito ad avvalorare questa tesi. Alla possibilit\u00e0 di manipolazione della natura offerte dall\u2019uso di tecnologie sempre pi\u00f9 sofisticate e pervasive si \u00e8 accompagnato (e con essa ha interagito) l\u2019affermarsi di un sistema economico mondiale neoliberista, che ha alla base la logica del mercato; un mercato senza regole e senza alcuna limitazione alla concorrenza, con la conseguenza della diffusione di trust e di monopoli, che mortificano la possibilit\u00e0 dell\u2019accesso ad esso della maggior parte della popolazione e incrementano le diseguaglianze tra i popoli e le classi sociali.<sup>5<\/sup><\/p>\n<p>Crescita illimitata della produzione e del consumo e massimizzazione del profitto sono i paradigmi ai quali tale logica si ispira, facendo dell\u2019utilitarismo il criterio valutativo di ogni processo di sviluppo. L\u2019ideologia del mercato diviene cos\u00ec \u201cpensiero unico\u201d, il quale tende a conformare al criterio segnalato ogni decisione. Questo non si riflette soltanto a livello umano, dove istruzione e cultura vengono finalizzate alla crescita produttiva, ma coinvolge anche la natura che da habitat in cui l\u2019uomo si situa, ricavandone alimento materiale e arricchimento spirituale, si trasforma in semplice contenitore di risorse a disposizione dello sfruttamento dell\u2019uomo. Da fattore costitutivo della soggettivit\u00e0 umana in forza della relazionalit\u00e0 ricordata, la natura diviene un oggetto esterno che pu\u00f2 essere dall\u2019uomo indiscriminatamente utilizzato in vista del perseguimento degli obiettivi ricordati. Ottimismo illuminista nel progresso ed economicismo sono, in definitiva, i paradigmi ai quali si ispira una prospettiva di accostamento alla \u201cnatura\u201d, che la riduce a semplice \u201ccosa\u201d, e che pertanto la svilisce; paradigmi che nella loro concreta esplicazione, danno luogo ai dissesti ambientali cui si \u00e8 fin dall\u2019inizio alluso e che ci hanno condotto all\u2019attuale deriva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quali le vie per uscire da questa situazione<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/02-piana-2.jpg\" alt=\"02 piana 2\" width=\"300\" height=\"203\" \/>Indicazioni preziose per uscire da questa situazione sono contenute nella enciclica Laudato s\u00ec di papa Francesco. La proposta papale ruota attorno all\u2019idea di \u201cecologia integrale\u201d che muovendo dalla considerazione dello stretto rapporto esistente tra \u201cquestione ambientale\u201d e \u201cquestione sociale\u201d evidenzia la necessit\u00e0 che ci muova su due versanti: quello delle scelte personali e quello delle strutture economico-sociali e politiche (capitolo IV).<\/p>\n<p>Il primo versante \u2013 quello delle scelte personali \u2013 implica un profondo cambiamento degli stili di vita, uscendo dalla logica dominante del consumismo per fare proprio il valore della sobriet\u00e0. La quale consiste nella riduzione dei bisogni e nella limitazione dell\u2019uso delle risorse, sia per evitare il fenomeno dell\u2019inquinamento sempre pi\u00f9 preoccupante per gli effetti drammatici ricordati, sia per limitare gli sprechi di risorse, molte delle quali non rinnovabili ed arrestare, o quanto meno contenere, il processo entropico in atto. Per i credenti questo modo di agire coincide con l\u2019adesione al valore della povert\u00e0 evangelica, la quale non \u00e8 la miseria o il rifiuto dei beni elargiti da Dio all\u2019uomo, ma neppure il possesso esclusivo e totalizzante di essi, possesso che genera diseguaglianze e conflitti sociali.<\/p>\n<p>L\u2019autentica povert\u00e0, nella sua dimensione orizzontale, \u00e8 condivisione dei beni destinati a tutti. Essa implica, per essere messa in atto, l\u2019adozione di un\u2019ampia serie di pratiche, che riguardano sia la gestione della vita quotidiana che l\u2019attivazione di serie opzioni di ordine sociale. Al primo livello \u2013 quello della gestione della vita quotidiana \u2013 si va dall\u2019uso parsimonioso dell\u2019acqua a quello della luce; dalla riduzione degli eccessi relativi al riscaldamento e al raffreddamento all\u2019adozione di un utilizzo moderato dell\u2019automobile; dal riciclo di contenitori di plastica (e di altre sostanze non biodegradabili) a una corretta raccolta e distribuzione dei rifiuti; dall\u2019eliminazione degli sprechi alimentari ancora molto consistenti alla scelta di prodotti con confezioni ridotte.<\/p>\n<p>Al secondo livello \u2013 quello delle opzioni sociali \u2013 tra le molte iniziative adottabili, vanno segnalate il ricorso alle energie rinnovabili, la moltiplicazione delle case di paglia che favoriscono il risparmio energetico, il privilegio dato alle automobili elettriche, fino all\u2019adesione ad associazioni di consumo che offrono i beni alimentari a condizioni rispettose dell\u2019ambiente.<sup>6<\/sup><\/p>\n<p>Non meno importante \u00e8 il secondo versante \u2013 quello economico-sociale e politico \u2013 dove si rendono necessari profondi cambiamenti strutturali. Se \u00e8 vero \u2013 come si \u00e8 ricordato \u2013 che la ragione principale dell\u2019attuale dissesto ideologico \u00e8 l\u2019economia di mercato, fondata su una forma di liberismo selvaggio, dove ad avere il sopravvento \u00e8 un mercato senza regole, che si affida a una visione prometeica del potere dell\u2019uomo e aderisce a una concezione illimitata e lineare del progresso che non fa spazio alle ambivalenze e alle contraddizioni che le sono connaturali. La situazione gravemente preoccupante in cui ci si trova mette in evidenza con chiarezza i limiti e la negativit\u00e0 del modello di sviluppo perseguito e la necessit\u00e0 di ricercare una vera alternativa ad esso.<sup>7<\/sup><\/p>\n<p>A dover essere messa sotto processo \u00e8 anzitutto la logica quantitativa dominante, che fa della massimizzazione della produzione e del profitto il paradigma esclusivo di riferimento, determinando l\u2019accentuazione costante delle diseguaglianze e il dissesto ambientale. L\u2019alternativa \u00e8 allora l\u2019introduzione di un criterio qualitativo, che conferisca il primato ai beni relazionali e alla qualit\u00e0 della vita. Questo non significa necessariamente rinuncia a una crescita quantitativa, come vogliono i sostenitori della crescita zero o della \u201cdecrescita felice\u201d<sup>8<\/sup>, ma comporta una svolta radicale in due direzioni.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 la creazione di una equa distribuzione dei beni: i beni attualmente prodotti sarebbero di fatto sufficienti a soddisfare i bisogni di tutti se non venissero in larga misura accaparrati da pochi. La seconda chiama in causa la stessa attivit\u00e0 produttiva: si tratta di interrogarsi su ci\u00f2 che si produce: beni destinati a soddisfare i bisogni di tutti o beni superflui talora indotti dalla semplice pressione sociale? E ancora: a quali condizioni tale produzione avviene: nel rispetto dell\u2019ambiente e nella promozione di un\u2019attivit\u00e0 lavorativa umanamente dignitosa o passando sopra a tali condizioni e alimentando, di conseguenza, il dissesto ambientale e l\u2019alienazione dei lavoratori?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>E la politica?<\/em><\/p>\n<p>Ultima questione (ma non in ordine di importanza) \u00e8 la definizione del ruolo della politica. Che si tratti di ruolo di primo piano \u00e8 fuori discussione. Alla politica spetta infatti la promulgazione di regole che limitino i processi di inquinamento in corso ed evitino l\u2019insorgenza di accumulazione di capitali e di ricchezza, impedendo in tal modo la nascita di trust che rendono il mercato libero per pochi e attentano di conseguenza alla crescita della democrazia. Il che purtroppo oggi non avviene (o avviene in misura del tutto insufficiente), sia per la debolezza delle organizzazioni internazionali, Onu compresa, costrette a sottostare a forti condizionamenti che ne limitano la libert\u00e0 di azione; sia per la soggezione della politica a poteri forti \u2013 economia e comunicazione in primis \u2013 che fanno di essa una variabile dipendente, sia, infine, per la persistenza anacronistica degli Stati-nazione, che non hanno (e non possono avere) il potere di gestire fenomeni che vanno ben oltre le loro frontiere.<\/p>\n<p>La restituzione di centralit\u00e0 alla politica come perno fondamentale della vita sociale che la indirizza al bene comune \u00e8 allora indispensabile alla soluzione della crisi ecologica, in quanto induce all\u2019assunzione di misure (anche drastiche) destinate ad arrestarne gli sviluppi accelerati attuali. Perch\u00e9 questo avvenga \u00e8 tuttavia necessario che la politica esca dall\u2019attuale stato di debolezza, ricuperando la credibilit\u00e0 perduta \u2013 gli scandali corruttivi l\u2019hanno purtroppo gravemente compromessa \u2013 e acquisendo una seria autorevolezza che le consenta di imporsi ai poteri dominanti ricordati. Riuscir\u00e0 la politica ad uscire dall\u2019odierno stato di impotenza? La risposta a questo interrogativo acquista oggi un peso cruciale. Ne va del destino dell\u2019umanit\u00e0 presente e futura e delle stesse sorti del pianeta.<sup>9<\/sup><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTE:<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Sono molti i filosofi, gli etnologi, gli antropologi e gli scienziati in genere che hanno sostenuto in passato e tuttora sostengono questa tesi. Ci limitiamo a ricordare qui LYNNE TOWNSEND WHITE, che \u00e8 pi\u00f9 volte intervenuto a ribadirla (Cfr. The Historical Roots of Ecological Crisis, Science 1967).<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0A proposito della concezione cristiana del rapporto dell\u2019uomo con l\u2019ambiente cfr. tra i molti testi: F. EUVE\u2019, Principi per un\u2019ecologia cristiana, in: Aggiornamenti sociali, dicembre 2012, pp. 860-871; A. GESHE, Dio per pensare, 4: Il cosmo, Edizioni S. Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1997; J. MOLTMANN, Dio nella creazione. Dottrina ecologica della creazione, Queriniana, Brescia 1986; E. THEOKRITOFF, Abitare la terra, Qiqajon, Magnano (Bi) 2012.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0La concezione della salvezza propria del Testamento cristiano include con chiarezza il cosmo in tutte le sue articolazioni. Questo in quanto la redenzione \u00e8 interpretata come \u201cnuova creazione\u201d.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Il concetto di \u201cragione strumentale\u201d \u00e8 stato introdotto dalla Scuola di Francoforte, cfr. M. HORKHEIMER, Eclisse della ragione. Critica della ragione strumentale, Einaudi, Torino 1972.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0TH. PIKETTY, Capitale e ideologia, La nave di Teseo, Milano 2020.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Tra i vari testi che affrontano tale questione, cfr. A. SELLA, Cambiamenti a Via 0. L\u2019opzione del quotidiano, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 2020.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Un interessante contributo alla concreta ricerca di un nuovo modello di sviluppo si trova in: A. AGOSTI, Un nuovo modello di sviluppo per uscire dalle crisi climatiche, in: Green Planner Magazine, 21 luglio 2020.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Tra le molte opere di S. LATOUCHE, cui si deve l\u2019idea di \u201cdecrescita felice\u201d, cfr. La scommessa della democrazia, Feltrinelli, Milano 2006; Limite, Bollati Boringhieri Torino 2012; La decrescita prima della decrescita. Precursori e compagni di strada, Bollati Boringhieri, Torino 2016.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Per una visione positiva dell\u2019evoluzione della crisi politica, cfr. L. BECCHETTI, Crisi politica, non abbandoniamo l\u2019ottimismo, in: Vita, 26 luglio 2022.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[882],"fascicolo":[324],"class_list":["post-2868","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giannino-piana","fascicolo-febbraio-2023"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Cristianesimo e questione ecologica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giannino Piana, pubblicato nel numero di Febbraio 2023. 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