{"id":2843,"date":"2022-10-01T12:00:00","date_gmt":"2022-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2843"},"modified":"2026-04-19T04:13:49","modified_gmt":"2026-04-19T02:13:49","slug":"violenza-e-violenze-nel-mondo-dei-minori","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/ottobre\/violenza-e-violenze-nel-mondo-dei-minori\/","title":{"rendered":"Violenza e violenze nel mondo dei minori"},"content":{"rendered":"<p>Per quasi met\u00e0 della mia vita professionale di magistrato, durata quarantaquattro anni, ho esercitato le funzioni prima di giudice e poi di presidente presso il Tribunale per i minori. Per nove anni, tra gli altri incarichi, sono stato il magistrato di sorveglianza delle strutture dedicate alla esecuzione di misure penali nei confronti di minori. Questa lunga esperienza ha comportato un confronto continuo con giovani che hanno scelto o almeno accettato spinti dal loro ambiente di vita, di ricorrere alla violenza. A volte semplicemente per poter sopravvivere in ambienti violenti, altre volte perch\u00e9 motivati dalla volont\u00e0 di raggiungere o mantenere un ruolo di qualche importanza o magari di leader.<\/p>\n<p>Le mie riflessioni sul tema della violenza nel mondo dei minori sono collegate non solo ai numerosissimi processi che ho avuto modo di celebrare nei confronti di minori che avevano commesso reati con connotazioni violente, ma soprattutto all\u2019esperienza di magistrato di sorveglianza tra le cui funzioni emerge quella di indirizzare, attraverso l\u2019approvazione dei progetti di trattamento e delle loro evoluzioni, l\u2019esecuzione delle condanne e delle misure di sicurezza applicate ai minori. Nella mia prospettiva, l\u2019obiettivo di tale funzione \u00e8 anche aiutare e stimolare tutti gli operatori professionali o volontari di buona volont\u00e0 (e ne ho conosciuti davvero molti). Si tratta di fare in modo che il fine educativo, previsto dalla Costituzione e da tutta la legislazione per le misure penali nei confronti di minori, rappresenti il vero filo conduttore delle misure e non rimanga invece un principio astratto, semplicemente scritto nelle leggi, ma dimenticato nella pratica quotidiana.<\/p>\n<p>Il primo aspetto con cui ci si deve misurare \u00e8 costituito proprio dal clima di violenza che regna negli ambienti nei quali quei ragazzi sono normalmente cresciuti, che tende immediatamente a riprodursi anche nell\u2019ambiente dove la misura penale si svolge.<\/p>\n<p>\u00c8 infatti un errore di prospettiva pensare che si tratti di ragazzi asociali. In realt\u00e0 sono normalmente molto ben inseriti e socializzati, ma in sottogruppi emarginati rispetto alla societ\u00e0 che oggi si potrebbe definire mainstream. Gruppi nei quali i valori perseguiti sono diversi da quelli della societ\u00e0 complessivamente considerata e soprattutto le modalit\u00e0 da utilizzare per il raggiungimento di tali valori sono diverse da quelle riconosciute come valide e accettabili all\u2019esterno dei gruppi stessi. Rimane ovviamente fuori da questo esame, perch\u00e9 ci porterebbe troppo lontano, la riflessione su quanto spesso la societ\u00e0 in generale viva in modo del tutto ipocrita l\u2019importanza dei valori in cui afferma formalmente di credere.<\/p>\n<p>Qui interessa rilevare che mentre la violenza, prima di tutto fisica, \u00e8 formalmente negata come valore e come mezzo valido nella societ\u00e0 ufficiale, nei sottoinsiemi costituiti da questi gruppi, la violenza \u2013 prima di tutto fisica, ma non solo quella \u2013 \u00e8 ammessa e persino celebrata come strumento valido e primario nelle relazioni umane. \u00c8 spesso un importante obiettivo in s\u00e9 stesso, perch\u00e9 rappresenta un aspetto particolarmente apprezzato che caratterizza tutte le persone di maggior successo di quegli ambienti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da aggiungere che in realt\u00e0 queste connotazioni si attagliano prima di tutto alla componente maschile di questi gruppi. Per quella femminile, anche se negli anni recenti si pu\u00f2 notare una tendenza alla diminuzione delle differenze, come in tutta la societ\u00e0, rimane molto forte l\u2019importanza della componente seduttiva. Quella che tende, per esempio, a far assumere alle ragazze pi\u00f9 spesso la figura della ragazza del capo o del pusher e cos\u00ec via, poich\u00e9 si tratta di un obiettivo per loro immediatamente a portata di mano e pi\u00f9 facile da raggiungere, tanto pi\u00f9 in quegli ambienti ancora particolarmente intrisi di stereotipi tradizionali. Anche per le ragazze, tuttavia, soprattutto nei rapporti reciproci, il clima di violenza \u00e8 fortemente presente e rappresentativo e quel che \u00e8 peggio, sembra aumentare di importanza.<\/p>\n<p>Credo che, alla luce delle esperienze maturate, il migliore contributo che posso dare sul tema che ci occupa non sia una riflessione sulle situazioni di violenza vissute nei loro ambienti d\u2019origine dai giovani da me incontrati. E neppure sulle cause che si pu\u00f2 ipotizzare siano all\u2019origine del clima di violenza nel quale sono normalmente cresciuti. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere fatto da altri molto meglio di me. La mia riflessione pu\u00f2 invece risultare utile \u2013 anche perch\u00e9 semplicemente del tutto atipica \u2013 in relazione ai tentativi fatti per aiutare quei giovani ad uscire dalla loro ordinaria mentalit\u00e0. La violenza, nelle sue varie forme, infatti, rappresenta quasi l\u2019unica modalit\u00e0 conosciuta nei rapporti umani e questa loro abitudine paralizza ogni seria prospettiva di cambiamento.<\/p>\n<p>La considerazione di fondo che va sottolineata \u00e8 che non si tratta di smussare degli angoli caratteriali o addolcire dei comportamenti pi\u00f9 o meno abitudinari. Si tratta di stimolare un cambiamento radicale nella visione della vita e una rivoluzione negli atteggiamenti sociali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, per chiarire quale sar\u00e0 il taglio e il presupposto delle mie riflessioni va poi subito aggiunto che, se il fine dei rapporti e delle azioni che si tenta di impostare e realizzare con i giovani di cui parliamo vuole essere veramente di tipo educativo, il primo e fondamentale passo da compiere \u00e8 quello di costruire progetti che siano fatti propri dal primo interessato: il minore condannato. Senza la sua effettiva partecipazione, infatti, non si pu\u00f2 parlare di educazione, ma tutt\u2019al pi\u00f9 di buona animazione ricreativa del tempo a disposizione o magari di successo nell\u2019avere ottenuto l\u2019adesione formale alle varie attivit\u00e0. \u00c8 chiaro, infatti che il primo tentativo di un ragazzo posto in una situazione del genere, sar\u00e0 sempre quello di accettare esteriormente le regole e le proposte che gli vengono fatte, escludendo per\u00f2 qualsiasi coinvolgimento che possa in qualche modo modificare il suo atteggiamento interiore di vita. L\u2019ipocrisia \u00e8 la prima difesa cui ricorre qualunque persona quando viene posta in un ambiente che tenta di modificare il suo ordinario modo di vivere, a meno che non si tratti di un ambiente e di percorsi di vita da lui scelti, cosa che non rappresenta certamente la posizione iniziale per minori inseriti contro la loro volont\u00e0 in strutture penali.<\/p>\n<p>Si deve riuscire in qualche modo a far scattare la molla dell\u2019autoeducazione, perch\u00e9 \u00e8 in sostanza l\u2019unica forma di vera educazione.<\/p>\n<p>In particolare, la prima attenzione che, a mio avviso, si deve avere nel confrontarsi con ragazzi in una situazione del genere \u00e8 quella di combattere la loro tendenza all\u2019immobilismo psicologico e motivazionale. \u00c8 un atteggiamento collegato a meccanismi di superficiale deresponsabilizzazione \u2013 favoriti da molta parte della cultura pi\u00f9 diffusa \u2013 che tende troppo facilmente ad attribuire qualsiasi colpa alla societ\u00e0 o alla famiglia o alle compagnie frequentate o comunque ad agenti esterni. Al contrario misurarsi (in modo costruttivo) con le proprie responsabilit\u00e0 pu\u00f2 far sentire e diventare pi\u00f9 adulti e pi\u00f9 elevati nella dignit\u00e0 umana, anche se ovviamente si deve prestare ogni attenzione per riuscire ad evitare qualsiasi forma di depressione come conseguenza di una inutile e anzi dannosa colpevolizzazione.<\/p>\n<p>Si tratta di percorrere una strada molto stretta posta tra due scoscesi burroni cadendo in uno dei quali si paralizza comunque ogni vera spinta al cambiamento.<\/p>\n<p>Proprio alla luce di queste ultime considerazioni il primo passo che personalmente, cercavo di fare era chiarire al ragazzo la mia prospettiva. In sostanza cercavo di spiegargli, in modo per lui comprensibile, che il mio scopo e la mia mission non erano che lui cambiasse all\u2019improvviso e senza coinvolgimento emotivo il suo modo di sentire e i suoi giudizi sulla vita. Cercavo di spiegare che, anche se pensavo che quanto da lui fatto era stato sbagliato, non ero il giudice della sua coscienza. Insistevo invece sul fatto che il mio scopo, seguendo le indicazioni costituzionali e legislative, era quello di aumentare il suo grado di libert\u00e0 e elevare la sua visione dell\u2019umanit\u00e0. La via da percorrere era di indirizzarlo e aiutarlo a fare \u201cspontaneamente\u201d esperienze di vita e di modalit\u00e0 di relazioni umane che finora non aveva avuto occasione di fare e che spontaneamente non avrebbe scelto di fare, anche perch\u00e9 sfiduciato rispetto alla sua possibilit\u00e0 di successo in campi diversi da quelli sperimentati della devianza sociale e della violenza. Avrebbe cos\u00ec acquisito, per esempio attraverso la scuola o i corsi e le attivit\u00e0 professionali o nella realizzazione di attivit\u00e0 teatrali e cos\u00ec via, abilit\u00e0 nuove e vissuto esperienze fino ad allora per lui del tutto impreviste e impensate.<\/p>\n<p>Alla fine del percorso avrebbe potuto perci\u00f2 scegliere, con molta maggiore libert\u00e0, se tornare alle precedenti e ben conosciute modalit\u00e0 di vita, oppure tentare di continuare per la strada nuova intrapresa, probabilmente pi\u00f9 faticosa, ma anche di molta maggiore soddisfazione, proprio per la sua novit\u00e0 e per le prospettive ulteriori che apriva. Cercavo di far capire e percepire il meglio possibile, che in entrambi i casi egli avrebbe avuto il rispetto mio e di tutti gli operatori, proprio perch\u00e9 avrebbe fatto una scelta libera o almeno pi\u00f9 libera. Sottolineavo che questo era l\u2019obiettivo ultimo della nostra Costituzione e dello spirito che la anima e perci\u00f2 del mio compito istituzionale: puntare alla crescita di cittadini pi\u00f9 felici e pi\u00f9 utili per tutti e per il bene comune perch\u00e9 migliori nelle relazioni sociali e comunque pi\u00f9 liberi. Successivamente, nel corso del tempo, normalmente piuttosto lungo, in cui ci si vedeva e si aveva occasione di parlare, cercavo di trasmettere, non con discorsi filosofici, ma commentando le varie esperienze che si succedevano, un messaggio di fondo: che i costituenti erano persone diventate sagge perch\u00e9 avevano riflettuto sulle esperienze di vita molto dolorose da loro attraversate. Pur non utilizzando probabilmente mai queste parole, cercavo di far comprendere che i costituenti avevano capito che l\u2019essenza della libert\u00e0 non era la libert\u00e0\u00a0da una serie di vincoli e controlli e la libert\u00e0\u00a0di scegliere e fare le cose pi\u00f9 svariate, ma che queste libert\u00e0 da e di erano in realt\u00e0 orientate da e fondate su la libert\u00e0\u00a0per realizzare una vita impegnata e un mondo di relazioni umanizzanti, passando da una visione centrata solo sull\u2019io ad una aperta al noi. Solo puntando alla libert\u00e0\u00a0per e impiegandola per aprirsi a un mondo di relazioni umane positive si pu\u00f2 riuscire a dare senso costruttivo alle libert\u00e0 da e di. Questa prospettiva si comprende da molti spunti della Costituzione e dalla visione complessiva delle sue norme, ma \u00e8 subito evidente in almeno due articoli nei quali si chiede a tutti \u201cdi adempiere i doveri inderogabili di solidariet\u00e0\u201d (art. 2) e si prescrive il \u201cdovere di svolgere, secondo le proprie possibilit\u00e0 e la propria scelta, un\u2019attivit\u00e0 o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societ\u00e0\u201d (art. 4). Cercavo di far comprendere che secondo i costituenti e la Costituzione da loro scritta non esiste una \u201cparte sana della nazione\u201d, chiamata a mandare avanti la societ\u00e0, mentre gli altri possono disinteressarsene, ma che il messaggio \u00e8 rivolto a tutti perch\u00e9 veramente non si pu\u00f2 fare a meno di nessuno. Anzi spesso gli aiuti pi\u00f9 importanti e i risultati pi\u00f9 interessanti vengono dalle persone da cui meno ce lo si aspetta per il loro passato burrascoso.<\/p>\n<p>Un evidente vero e proprio ribaltamento di prospettiva rispetto alle loro abitudini.<\/p>\n<p>Seguendo questa via l\u2019obiettivo era di dare fiducia in s\u00e9 stessi a ragazzi (e ragazze) che non credevano di essere chiamati a nulla di bello e interessante nella loro vita e di valorizzare il contributo che potevano dare.<\/p>\n<p>Fondamentale obiettivo era poi scavalcare, senza doverle discutere in dettaglio, la marea di obiezioni \u2013 in molta parte ben fondate \u2013 che vengono in mente a chiunque quando si considera una visione positiva della societ\u00e0 e contemporaneamente si osserva il quotidiano comportamento umano. In sostanza era un invito a immaginare di poter cambiare il campo in cui si decide di combattere la battaglia della vita, che rimane comunque la stessa seria e (molto) difficile partita. E questo cambiamento di prospettiva mi sembrava spesso molto aiutato dal far scoprire ai ragazzi \u2013 andando contro la cultura pi\u00f9 diffusa, anche da loro comunque respirata e assimilata \u2013 che i loro problemi erano assolutamente comuni a tutti e che anzi erano addirittura i problemi permanenti con cui l\u2019umanit\u00e0 da sempre si deve misurare (in questo risultavano molto utili anche le intelligenti insegnanti delle scuole, impegnate a far comprendere il senso permanente delle opere teatrali o di letteratura di cui si parlava a scuola). Questa prospettiva, infatti, li aiutava a uscire da meccanismi di autodifesa fondati sull\u2019autocommiserazione che davano loro la tentazione di rifiutare qualsiasi cambiamento e impegno.<\/p>\n<p>Va ribadito che, mentre si cercava di acquisire una positiva partecipazione dei ragazzi alle esperienze proposte, spiegandone motivi e impostazione alla luce delle cose appena dette, non si parlava di chiedere la loro adesione al percorso in generale, poich\u00e9 quello, come detto, veniva presentato come occasione di vita e di esperienze divenuta necessaria conseguenza delle loro precedenti scelte che avevano portato a quel punto. Si trattava di imparare a gestire nel modo pi\u00f9 intelligente e fruttuoso possibile la situazione venutasi a creare. Si trattava delle conseguenze \u201coggettive\u201d delle loro azioni precedenti. Conseguenze imposte da Costituzione e sistema legislativo che assegnavano \u201calla pena\u201d un fine rieducativo. Si poteva imparare come trarre conseguenze e prospettive positive da una situazione negativa venutasi a creare, senza che importasse quanta colpa ci fosse del ragazzo (almeno un po\u2019 s\u00ec, considerata la condanna) e quanta della famiglia o della societ\u00e0 o delle occasioni e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>L\u2019essenziale diveniva saper guardare al futuro, facendo esperienza del fatto che il passato ci condiziona sempre in un qualche modo, ma non ci determina necessariamente a riprodurre le relazioni distorte e ripetere gli errori e i comportamenti (violenti o comunque negativi) in precedenza messi in atto. La proposta portava a sperimentare modalit\u00e0 di relazioni e tipi di impegni veramente diversi da quelli conosciuti e conformi invece al progetto che i costituenti avevano immaginato per aiutare i loro discendenti a costruire e vivere una societ\u00e0 umanizzante. Il tentativo era quello di aiutare a comprendere che non bisognava lasciarsi scoraggiare e paralizzare dalle imperfezioni proprie e del mondo \u2013 che rappresentavano una problematica permanente della vita \u2013 ma lasciarsi spingere a percorrere una via di relazioni positive con gli altri. Il contrario di quanto da loro fino ad allora immaginato.<\/p>\n<p>In questo quadro complessivo, penso utile un\u2019ultima considerazione. Quando a periodi di restrizione in strutture pi\u00f9 o meno chiuse subentravano periodi di reinserimento nel mondo ordinario, seguiti e vigilati, in modo da evitare ricadute in comportamenti negativi precedenti e aiutare invece la prosecuzione del percorso positivo iniziato, cercavo normalmente di evitare il rientro nei territori originari degli interessati. Almeno per la prima fase. E questo nonostante la contrariet\u00e0 spesso manifestata dai servizi sociali.<\/p>\n<p>Era infatti evidente che la conquista di comportamenti e atteggiamenti sociali positivi e non violenti poteva considerarsi effettiva solo se questi riuscivano ad essere vissuti in ambienti di vita ordinaria. Mi sembrava per\u00f2 chiaro che un cammino in tale direzione sarebbe stato estremamente difficile nello stesso ambiente che aveva favorito a suo tempo i comportamenti sbagliati e violenti. Le persone di quell\u2019ambiente avrebbero troppo facilmente aiutato a ripetere gli stereotipi del passato perch\u00e9 quello si aspettavano dal soggetto interessato. Quel che \u00e8 peggio l\u2019avrebbero facilmente deriso e sminuito in tutti i modi se avesse mostrato tratti di personalit\u00e0 nuovi e diversi. E nulla risulta pi\u00f9 demotivante per un adolescente e per un giovane \u2013 forse per qualsiasi persona \u2013 che la derisione e la svalutazione del gruppo dei pari. Sottolineo questo aspetto perch\u00e9 \u00e8 stato pi\u00f9 volte oggetto di impegnative discussioni con vari operatori dei servizi.<\/p>\n<p>Per concludere direi che sarebbe troppo complesso cercare di verificare quale sia stata l\u2019efficacia del percorso che ho cercato di descrivere e comunque non mi risulta si sia mai tentato di verificarlo in modo sistematico. Tra l\u2019altro l\u2019affidabilit\u00e0 di una ricerca del genere sarebbe effettiva solo se si estendesse a un numero considerevole di anni e per certi versi contraddirebbe i presupposti del dialogo che, come detto, si cercava di instaurare spiegando ai giovani che il vero obiettivo era quello di aumentare il loro grado di libert\u00e0 e non direttamente la loro positiva risocializzazione, anche se ovviamente questa si auspicava e questo si sperava fosse l\u2019effetto indiretto, ma reale del progetto. Quello che \u00e8 utile rilevare per il tema che qui ci interessa \u00e8 che il clima di violenza all\u2019interno delle strutture interessate era sicuramente basso. Non ci sono state per tutti quegli anni denunce per episodi di aggressioni o maltrattamenti o abusi tra i giovani ristretti (e neppure da parte del personale di custodia). Ma soprattutto dall\u2019atteggiamento che i ragazzi manifestavano durante i colloqui e durante le varie attivit\u00e0 non emergevano, n\u00e9 tendenze alla prevaricazione o forme di bullismo o simili, n\u00e9 lamentele da parte di eventuali vittime. Questa positiva sensazione era peraltro condivisa da tutti gli operatori, compresi i numerosi volontari e i professori della scuola media e dei corsi professionali, la cui opinione era evidentemente particolarmente importante perch\u00e9 esterni all\u2019istituzione e perci\u00f2 pi\u00f9 oggettivi e affidabili nelle valutazioni.<\/p>\n<p>Sembra quindi possibile concludere che l\u2019esperienza riferita possa avere rappresentato almeno un periodo positivo e costruttivo nelle vite dei giovani interessati, da cui poi essi avranno tratto le loro riflessioni e conclusioni, si spera altrettanto positive, rispetto al loro rapporto con la violenza e alla possibilit\u00e0 di costruzione di rapporti interpersonali umanizzanti, anche se e quando si \u00e8 chiamati a vivere in un mondo che non sembra affatto favorirli.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[939],"fascicolo":[319],"class_list":["post-2843","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-maurizio-millo","fascicolo-ottobre-2022"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Violenza e violenze nel mondo dei minori<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Maurizio Millo, pubblicato nel numero di Ottobre 2022. 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