{"id":2837,"date":"2022-10-01T12:00:00","date_gmt":"2022-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2837"},"modified":"2026-04-19T04:09:50","modified_gmt":"2026-04-19T02:09:50","slug":"violenza-violenze-e-dio","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/ottobre\/violenza-violenze-e-dio\/","title":{"rendered":"Violenza, violenze. E Dio?"},"content":{"rendered":"<p>Vorrei prendere in esame due prospettive, riguardanti il rapporto tra violenza, violenze e Dio. la prima si ispira alla cultura biblica in generale; la seconda, invece, \u00e8 tipica del pensiero cristiano.<\/p>\n<p>Quanto alla prima prospettiva, possiamo distinguere due aspetti.<\/p>\n<p>Il primo: sembra che il Dio adorato da Ebrei e Cristiani, testimoniato dal complesso dei libri biblici, sia un Dio violento o generatore di violenza. A riprova di questa opinione, si potrebbero citare quelle pagine della Bibbia nelle quali si dice che Dio compie oppure autorizza stermini, guerre, sacrifici umani, discriminazioni, punizioni, vendette, distruzioni. Oppure quelle nelle quali sembra profilarsi una certa propensione di Dio ad esercitare sugli uomini una potest\u00e0 autoritaria, di fatto non rispettosa della dignit\u00e0 e della libert\u00e0 della creatura umana.<\/p>\n<p>Per valutare con equilibrio e correttezza questi dati, si deve tenere presente che essi risentono inevitabilmente della cultura e dei contesti nei quali sono stati elaborati tutti i libri della Bibbia, da quello della Genesi fino a quello dell\u2019Apocalisse, nonch\u00e9 dei generi letterari utilizzati per la loro redazione. Da ci\u00f2 discende, da una parte, che in essi troviamo \u00abcose imperfette e caduche\u00bb, come afferma la Costituzione dogmatica sulla Rivelazione del Concilio Vaticano II, la Dei Verbum, al n. 15; dall\u2019altra, che sarebbe sbagliato fermarsi a una lettura semplicistica dei testi, ossia senza un adeguato utilizzo di rigorosi criteri interpretativi. Il medesimo documento conciliare richiama anche la \u00abpedagogia di Dio\u00bb che emerge dai testi biblici, per sottolineare che il Dio di Israele e di Ges\u00f9 Cristo ha condotto in maniera graduale coloro che credono in Lui verso una maniera pi\u00f9 \u2018raffinata\u2019 di intendere sia Lui stesso, sia il suo agire, sia la sua relazione con l\u2019umanit\u00e0, sia la sua presenza ed attivit\u00e0 nella storia, nonch\u00e9 il senso pi\u00f9 autentico e profondo dell\u2019esperienza religiosa che nasce dall\u2019incontro con Lui. Se non si tenesse conto di tutto questo, si finirebbe per distorcere in modo grave l\u2019identit\u00e0 dell\u2019ebraismo e del cristianesimo.<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai, dopo gli importanti sviluppi degli studi biblici, si impone una lettura matura, critica, non avulsa dal complesso della rivelazione ebraico-cristiana di alcuni dati problematici e giustamente insopportabili per la nostra sensibilit\u00e0. Non si tratta di ignorarli o di edulcorarne artificiosamente il senso, ma di valutarli all\u2019interno di un quadro complesso, articolato, completo. Solo per fare qualche esempio, si pensi al concetto di misericordia di Dio, insegnato dai profeti di Israele e da Ges\u00f9 di Nazaret; oppure alla straordinaria ricchezza e valenza salvifica del nome di Dio indicato nel libro dell\u2019Esodo (3,14), ereditato e proposto dallo stesso Ges\u00f9 di Nazaret e dai suoi discepoli; oppure alla testimonianza costante della vicinanza e premura di Dio nei confronti di qualsivoglia creatura; o alla bellezza della teologia della creazione dell\u2019uno e dell\u2019altro Testamento; o ancora: al dovere della \u2018fraternit\u00e0\u2019 universale che deriva dal ritenere che tutte le creature siano espressione della gloria e della bont\u00e0 di Dio.<\/p>\n<p>In breve: la ricostruzione fedele della teo-logia, ossia di quanto viene detto da Dio oppure si dice su Dio nel complesso dei libri biblici, se viene operata con intelligenza e rigore, fornisce un quadro di pensiero nel quale non c\u2019\u00e8 spazio per interpretazioni giustizialiste di Dio stesso, n\u00e9 per la giustificazione di atteggiamenti discriminatori o violenti nei rapporti fra le persone umane e tra queste e qualunque altra creatura.<\/p>\n<p>A quest\u2019ultima considerazione \u00e8 strettamente legato un secondo aspetto dell\u2019identit\u00e0 di Dio professata dall\u2019Ebraismo e dal Cristianesimo (e anche dall\u2019Islam), che viene talvolta indicato quale matrice di atteggiamenti violenti e intolleranti: si tratta del monoteismo, inteso quale affermazione dell\u2019unit\u00e0\/unicit\u00e0 di Dio. Su questo specifico tema, come anche sul precedente, si \u00e8 soffermato in tempi recenti (2014) la Commissione Teologica Internazionale (CTI), nel testo Dio Trinit\u00e0, unit\u00e0 degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza. Ai nn. 3-7 del documento viene presa in considerazione l\u2019opinione secondo la quale tra il monoteismo e la violenza esisterebbe un legame necessario, per diverse ragioni. Anzitutto perch\u00e9 l\u2019idea del Dio unico viene talvolta utilizzata per giustificare forme monarchiche di potere; inoltre perch\u00e9 il monoteismo sembra una sorta di barriera concettuale che impedisce qualsiasi forma di relativismo e pluralismo; e poi perch\u00e9 si ha l\u2019impressione che esso generi necessariamente una mentalit\u00e0 fondamentalista, che comporta inevitabilmente sia il rifiuto delle posizioni religiose differenti dalla propria, sia un atteggiamento tendenzialmente aggressivo, che \u2013 nel passato e ai nostri giorni \u2013 ha dato vita a gravi forme di violenza perpetrata \u2018in nome di Dio\u2019. Dopo aver messo in discussione l\u2019opinione secondo cui il politeismo si accompagni necessariamente alla tolleranza e costituisca un vero e proprio \u00abantidoto alla violenza\u00bb<sup>1<\/sup>, la CTI richiama alcuni elementi della cultura biblica che, invece, possono fare da terreno di coltura di atteggiamenti pacifici, nei rapporti fra gli uomini e i popoli. Ne riprendo solamente due: il tema della destinazione universale dell\u2019alleanza e l\u2019invito a praticare la giustizia.<\/p>\n<p>Dire che tutto e tutti sono o possono essere coinvolti nell\u2019alleanza di Dio \u00e8 affermare una sostanziale e pari dignit\u00e0 fra le creature. Uscite tutte \u2018dalle mani e dal cuore\u2019 di Dio, le creature sono tutte amabili perch\u00e9 amate da Dio; precedute dall\u2019amore del Creatore, sono costitutivamente segnate dall\u2019amore, nel senso che portano in s\u00e9 stesse un\u2019attitudine a comunicarsi, all\u2019accogliere l\u2019altro da s\u00e9, a costruire legami con l\u2019altro da s\u00e9. Si potrebbe anche dire che sono state costituite come \u2018realt\u00e0 in relazione\u2019, sia con il loro Principio, sia le une in rapporto alle altre. Non \u00e8 difficile vedere come in un quadro del genere, la violenza si configuri necessariamente quale elemento spurio, tossico, deviante.<\/p>\n<p>Anche l\u2019invito a praticare la giustizia<sup>2<\/sup>, costantemente presente nei libri biblici, rappresenta un potente \u2018antidoto\u2019 alla violenza, soprattutto a quella che nasce dalle differenze sociali, economiche, religiose. Nell\u2019agire di Dio, la giustizia, declinata sempre con l\u2019amore, \u00e8 produttrice di vita, \u00e8 rispettosa, costruisce uguaglianza, riscatta i deboli, restituisce la dignit\u00e0, schiude un futuro di bene. Se vissuta e rispettata anche nei rapporti fra gli uomini, la giustizia \u00e8 terreno fecondo per la costruzione di rapporti pacifici, fraterni, non violenti, trasparenti, leali. Un Dio giusto, che ama la giustizia e tutti chiama ad esercitarla, ripudia e fa ripudiare la violenza \u2013 in qualsiasi forma essa si realizzi \u2013 perch\u00e9 estranea al progetto di bene che lo ha portato a dare l\u2019esistenza agli esseri non-necessari (le creature) e disegno di amore che vuole realizzare impegnandosi senza risparmio, \u00abfino alla morte e alla morte di croce\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Vorrei aggiungere un altro elemento di teologia biblica che, a mio giudizio, costituisce un potente \u2018antidoto alla violenza\u2019 offerto dalla cultura biblica: il tema del sabato\/domenica. Come \u00e8 risaputo, il sabato per il giudaismo e la domenica per il cristianesimo, costituiscono \u2013 nella loro ricorrenza settimanale \u2013 una sorta di anticipo di quella che sar\u00e0 rispettivamente l\u2019esperienza del sabato eterno o della domenica senza fine: incontro nella pace, nella festa, nel riposo, tra l\u2019uomo e Dio, tra l\u2019uomo e le altre creature umane, tra l\u2019uomo e la \u2018terra\u2019. La storia cammina, faticosamente, verso questa m\u00e8ta, che gi\u00e0 assaporiamo, pregustiamo, anche se nella incertezza e in modo incostante, nelle celebrazioni settimanali del sabato\/domenica. Questo splendido futuro illumina e riscalda il presente, lo orienta e ne segna lo stile. Tommaso d\u2019Aquino direbbe che il Fine ultimo (il Dio trino e la comunione con Lui) \u00e8 decisivo o orientativo, rispetto all\u2019esercizio della responsabilit\u00e0 nella storia. Analogamente, la fede in questo futuro garantito da Dio infonde speranza e forgia la carit\u00e0. Se la violenza e le violenze, con le lacrime che esse comportano, non avranno posto, quando arriver\u00e0 il \u2018giorno dei giorni\u2019, ossia quello ultimo<sup>4<\/sup>, ci\u00f2 significa che ogni impegno ad eliminarle dal presente costituisce un contributo ad anticipare il futuro. Lottare contro la violenza e le violenze \u00e8 spargere un seme di eternit\u00e0 nel terreno del tempo, \u00e8 contribuire efficacemente all\u2019avvento del Regno di Dio.<\/p>\n<p>La seconda prospettiva che vado a prendere in considerazione, a proposito del rapporto fra violenza, violenze e Dio, \u00e8 di capitale importanza per la fede dei cristiani: mi riferisco al dato secondo cui Dio ha voluto che il Figlio morisse in modo violento (la croce), per redimere gli uomini dal peccato e garantire loro la possibilit\u00e0 di salvarsi, ossia di essere liberati dal peccato e partecipare alla vita di grazia, che consiste nella comunione reale e personale con Dio Trinit\u00e0. Tale affermazione si accompagna a un\u2019altra, ad essa strettamente collegata: quando il credente partecipa alla croce, ossia sperimenta la sofferenza, contribuisce in modo misterioso ma efficace alla storia umana; vivere la croce (in qualsiasi forma) fa s\u00ec che la vita e la storia abbiano una valenza positiva. Dietro queste affermazioni c\u2019\u00e8 lo stesso insegnamento di Cristo<sup>5<\/sup>\u00a0oppure di Paolo<sup>6<\/sup>. E il pensiero cristiano, dalle origini ad oggi, ha sottolineato costantemente questo legame tra vita cristiana, croce, dolore, sacrificio.<\/p>\n<p>Come valutare tutto ci\u00f2? Con tali affermazioni o convinzioni non si finisce per alimentare una concezione di Dio, dell\u2019uomo e del loro rapporto assolutamente insopportabile e inconciliabile con una visione positiva, ottimistica, costruttiva, adulta, non-violenta della realt\u00e0 e della storia umana?<\/p>\n<p>Si deve anzitutto riconoscere che, purtroppo, non sono rare nella letteratura cristiana interpretazioni discutibili e inaccettabili delle tematiche relative alla croce e alla sofferenza. Tante volte ci si trova davanti a concezioni \u2018doloristiche\u2019 della vita del credente, che giungono ad esaltare la sofferenza con considerazioni che denotano gravi patologie psicologiche. Oppure si leggono affermazioni su Dio e sul suo agire semplicemente esecrabili, lontane anni luce dalla freschezza e bellezza del Vangelo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 anche legittima e comprensibile la protesta di chi giudica e condanna alcuni luoghi comuni circolanti fra i credenti (talvolta anche fra i teologi), che finiscono per accondiscendere alla violenza, per sacralizzarla oppure per giustificarla, usando come schermo motivazioni pseudoreligiose. Qualche anno fa, una teologa tedesca<sup>7<\/sup>\u00a0protest\u00f2 vibratamente contro l\u2019affermazione della \u2018sofferenza di Dio\u2019, di cui la teologia contemporanea parla con una certa frequenza, proprio perch\u00e9 parlare di un \u2018Dio che soffre\u2019, affermava, significa \u2018divinizzare\u2019 la sofferenza. E ci\u00f2 \u00e8 inaccettabile.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, c\u2019\u00e8 un elemento di base, fondamentale che deve essere tenuto presente, se si vuole capire il significato autentico della croce e del soffrire patito da Cristo, nonch\u00e9 dell\u2019invito rivolto da Ges\u00f9 stesso a seguirlo \u2018sulla via dolorosa che conduce al Calvario\u2019. Si tratta dell\u2019amore inteso come attitudine a donarsi senza riserve per colui\/colei che \u00e8 oggetto del proprio amore, nonch\u00e9 della disponibilit\u00e0 a prendere su di s\u00e9 e vivere senza risparmio, condividendola, la situazione dell\u2019amato\/a, anche se per questo dovesse essere necessario un \u2018prezzo\u2019 oneroso. I profeti, per indicare questa capacit\u00e0 di Dio di amare senza risparmio, hanno fatto ricorso alle esperienze antropologiche pi\u00f9 rilevanti: Egli ama come un padre, una madre, un fidanzato, uno sposo, un amico\u2026 L\u2019avverbio come va valutato con attenzione: esso non indica uguaglianza, ma rinvia a una somiglianza che esprime solo parzialmente la qualit\u00e0 e la quantit\u00e0 di ci\u00f2 che Dio vive nei confronti delle proprie creature. Quello di Dio \u00e8 un amore che va infinitamente oltre i limiti dell\u2019amore umano ed \u00e8 amore che non teme di \u2018sporcarsi le mani\u2019, \u00abfino alla morte e alla morte di croce\u00bb. Esso comporta solidariet\u00e0, passione per il bene dell\u2019amato\/a, dedizione senza limiti, dolore nei confronti del male commesso dall\u2019amato\/a, gioia per la sua conversione. Ges\u00f9 di Nazaret non \u00e8 maestro di sofferenza e\/o di violenza, ma testimone di come e quanto l\u2019amore sia ci\u00f2 che pi\u00f9 conta nella vita e per l\u2019eternit\u00e0. \u00abAlla sera della vita, saremo giudicati sull\u2019amore\u00bb, scriveva san Giovanni della Croce<sup>8<\/sup>, facendo a suo modo eco alle limpide parole testimoniate dal Vangelo di Matteo: \u00ab\u2026 ho avuto fame e mi avete dato da mangiare \u2026 ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto\u2026nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi\u2026\u00bb<sup>9<\/sup>. I gesti dell\u2019amore sono la pi\u00f9 limpida negazione di ogni forma di violenza. Una religione dove l\u2019amore \u00e8 assente e la violenza \u00e8 presente, voluta, permessa, tollerata \u00e8 destinata alla condanna, di Dio e degli uomini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Dio Trinit\u00e0, unit\u00e0 degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza, 8. A questo proposito, si pensi a quanto accaduto nella storia romana; tante volte il politeismo imperiale fu fonte di intolleranza e di violenza, ad esempio nei confronti del cristianesimo nascente, mentre quest\u2019ultimo praticava una resistenza non violenta e respingeva con coraggio l\u2019uso della forza.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Quello della giustizia \u00e8 un tema biblico complesso, dalle molteplici prospettive. Di grande utilit\u00e0 la riflessione di P. BOVATI, Ristabilire la giustizia. Procedure, vocabolario, orientamenti, Editrice Pontificio Istituto Biblico, Roma 2005.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Filippesi 2,8.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Cf Apocalisse 7, 16-17; 21,4.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Cf., ad es., Matteo 10,38: \u00abChi non prende la propria croce e non mi segue, non \u00e8 degno di me\u00bb.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0\u00abSono stato crocifisso con Cristo\u00bb (Lettera ai Galati, 2,19); \u00abio sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ci\u00f2 che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne\u00bb (Lettera ai Colossesi 1,24).<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Si tratta di D. S\u00f6lle.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Parole di luce e di amore, 57.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Vangelo di Matteo, 25,31 ss.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1233],"fascicolo":[319],"class_list":["post-2837","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giuseppe-marco-salvati","fascicolo-ottobre-2022"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Violenza, violenze. E Dio?<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Marco Salvati, pubblicato nel numero di Ottobre 2022. 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