{"id":2831,"date":"2022-10-01T12:00:00","date_gmt":"2022-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2831"},"modified":"2026-04-19T04:05:07","modified_gmt":"2026-04-19T02:05:07","slug":"violenza-e-violenze-dalla-guerra-alla-pedofilia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/ottobre\/violenza-e-violenze-dalla-guerra-alla-pedofilia\/","title":{"rendered":"Violenza e Violenze. Dalla guerra alla pedofilia"},"content":{"rendered":"<p>Questa guerra in Ucraina tocca, oltre i nostri portafogli, soprattutto il nostro futuro sociale.<\/p>\n<p>1. Il Papa ha detto pi\u00f9 volte con rammarico profondo che \u00e8 una guerra tra cristiani, ed il Patriarca Kirill l\u2019ha giustificata per amore della Patria Russa. Strano &#8211; no? &#8211; questa differenza abissale tra due importanti rappresentanti religiosi ed europei. Ma non \u00e8 qualche cosa di nuovo.<\/p>\n<p>Nella Pagina Classica troverete un testo in cui Tommaso d\u2019A. commenta il versetto del Vangelo di Matteo: Beati i miti!, che ci rende testimonianza dell\u2019esistenza di queste posizioni divergenti.<br \/>\nNella relativa Nota Esplicativa cerco di contestualizzare la posizione di questo pensatore cristiano che scriveva sulla guerra giusta e sulla mitezza richiesta dal Signore proprio nei suoi ultimi anni di insegnamento a Parigi. Erano gli inizi degli anni \u201970 del XIII secolo, quando Luigi IX di Francia era morto nel 1270 a Tunisi durante la sua ultima crociata. Ma le crociate medievali si stavano esaurendo tanto che il Krak dei Cavalieri (fortezza \u201cimprendibile\u201d) si arrende nel 1272 al sultano mamelucco Baybars.<br \/>\nPer Tommaso fare la guerra \u00e8 un peccato contro la massima virt\u00f9 cristiana, la Carit\u00e0, ed \u00e8 permessa solo in occasioni specialissime e seguendo regole precise.<sup>1<\/sup>\u00a0Deve conciliare la teoria della guerra giusta di Agostino con il fatto per la chiesa cristiana Beati i miti! non rappresenta solo una caratteristica storica di Ges\u00f9, ma \u00e8 ritenuto essenziale per la sua imitazione. Cio\u00e8 per essere (buoni) cristiani.<\/p>\n<p>Tutta la storia della guerra in Europa in epoca cristiana vive questa tensione. Parallelamente non sarebbe difficile trovare situazioni assimilabili in altri contesti geografici, temporali e culturali.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che la Violenza, e la guerra ne \u00e8 la Quinta Essenza, non \u00e8 mai stata largamente e pacificamente accettata dalle societ\u00e0 umane come stato naturale, inevitabile, n\u00e9 tanto meno addirittura auspicabile. Affermazione questa che storicamente andrebbe controllata, certo, ed in modo differenziato. \u00c8 vero che molti imperi antichi hanno vissuto delle guerre per procurarsi risorse e schiavi, compreso l\u2019impero romano, ma questo \u00e8 un dato di fatto che oggi non \u00e8 pi\u00f9 proponibile come modello di societ\u00e0. Ma per ora prendiamo questa affermazione come assodata, per lo meno ipoteticamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2. Ma la radice di tutto \u00e8 la violenza, che se negli animali \u00e8 in qualche modo monocorde difensiva\/predatoria, nell\u2019uomo prende le pi\u00f9 svariate forme \u00abdalla guerra alla pedofilia\u00bb.<\/p>\n<p>Parlare semplicemente di violenza \u00e8 per\u00f2 ambiguo. Ancor pi\u00f9 usare espressioni come: le guerre di aggressione sono immorali. Dove con aggressione \u00e8 inteso un uso previo di violenza non giustificato. Infatti parliamo abitualmente di violenza legittima e violenza illegittima. Quindi \u00e8 meglio non utilizzare il termine \u201cviolenza\u201d, implicitamente valutativo, e partire invece per definire e capire la violenza dal concetto di \u201cuso della forza\u201d.<\/p>\n<p>In questo senso quando esso \u00e8 legittimo non avremo violenza (moralmente negativa), mentre sar\u00e0 legittimo quando seguir\u00e0 una norma, una legge, possibilmente un accordo previo anche se non esplicito.<\/p>\n<p>Avremo cos\u00ec inquadrato la situazione moderna dove lo Stato si riserva l\u2019uso della forza, seguendo a sua volta regole e norme, appunto. Sia interne a s\u00e9 stesso che esterne, internazionali.<\/p>\n<p>L\u2019uso della forza per indurre qualcuno a fare o non fare qualche cosa che di per s\u00e9 non \u00e8 disposto a fare deve essere normato e controllato previamente, con un processo di consenso sociale, sia morale che giuridico.<\/p>\n<p>Inoltre questa normazione deve comprendere, a livello dell\u2019individuo e sociale, anche un\u2019autorit\u00e0 di controllo e sanzionatoria da applicare ai trasgressori.<\/p>\n<p>L\u2019uso che della forza fa Putin in Ucraina non rispetta le norme del diritto internazionale pubblico, e quindi \u00e8 violenza.<\/p>\n<p>Lo stesso avviene nell\u2019abuso sulle donne o sui bambini. \u00c8 un uso della forza non normato, nel senso accennato.<\/p>\n<p>Parlare quindi in questo quadro concettuale di Violenza e Violenze non significa rinunciare a qualunque forma di coercizione, ma accettarla secondo regole e norme previamente stabilite.<\/p>\n<p>Chi non segue questa regola \u00e8 un violento nel senso corrente del termine ed \u00e8 quindi socialmente e legalmente sanzionabile.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 quindi essere contro l\u2019uso inappropriato della forza e non essere un pacifista assoluto, cio\u00e8 persona (o istituzione) contraria a qualsiasi forza di esercizio coercitivo.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che in questo ampio spazio della violenza ci sono vari gradi di gravit\u00e0.<\/p>\n<p>Quella di qualsiasi genere sui bambini appare particolarmente da rifiutare, come e non meno di quello della guerra. L\u00e0 si distrugge il futuro di una persona, qui quello di un popolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3. Facciamo un passo avanti ulteriore. Il discorso se sia possibile arrivare alla soppressione della guerra mi sembra impossibile da impostare in modo rigoroso. Qualsiasi risposta si voglia dare, positiva o negativa, \u00e8 un discorso utopico, perch\u00e9 non sostenuto da alcuna ragione storica o teoretica.<\/p>\n<p>Lo studio dell\u2019aggressivit\u00e0 dei primati infatti, e la storia della guerra \u2013 una volta la si chiamava polemologia &#8211; non ci aiutano in modo univoco.<\/p>\n<p>Si noti per\u00f2 che la normazione nazionale ed internazionale vigente ha molto ridotto l\u2019uso della violenza nell\u2019ultimo secolo. Ad esempio secondo l\u2019ISTAT (istituto nazionale di statistica) il numero degli omicidi in Italia, \u00e8 passato negli ultimi 20 anni da un migliaio a poche centinaia all\u2019anno. Negli altri Paesi dell\u2019Unione Europea il numero \u00e8 superiore proporzionalmente al nostro e in assoluto, ma sono comunque cifre molto contenute.<\/p>\n<p>Anche a livello pubblico non pare che esistano pi\u00f9 all\u2019interno del mondo civile societ\u00e0 esaltanti la violenza collettiva come valore primo. Alcune societ\u00e0 lo fanno parlando di difesa della Patria, come ha fatto Putin, ma \u00e8 un evidente manovra mediatica (interna ed esterna alla Russia) per realizzare il proprio modello statuale \u201cnapoleonico\u201d.<\/p>\n<p>Se ne pu\u00f2 dedurre che sia razionale continuare su questa linea pragmatica di controllo progressivo e costante dell\u2019aggressivit\u00e0 umana sia a livello sociale che privato. I risultati raggiunti di volta in volta ci aiuteranno nell\u2019indirizzare gli sforzi successivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4. Una nota particolare meritano le forme di violenza fino ad ora poco considerate. Sui bambini, sulle donne, sulla cultura di un popolo, nella vita economica\u2026 Quella sui bambini e le donne, nel caso siano sessuali, meritano un\u2019attenzione particolare perch\u00e9 toccano inequivocabilmente l\u2019essenza della persona, della quale il corpo sessuato fa parte.<\/p>\n<p>Ma anche le violenze strutturali della societ\u00e0, quelle razziali, culturali, religiose, non vanno lasciate in secondo piano: sono l\u2019area di esistenza degli individui. Se questa area \u00e8 un luogo strutturalmente violento (cio\u00e8 dove prevale il pi\u00f9 forte), tutta la vita degli individui ne verr\u00e0 toccata.<\/p>\n<p>Le strutture sociali di violenza sono messe sempre pi\u00f9 in luce dalle scienze sociali moderne e, cosa pi\u00f9 importante, esse ci insegnano che sono modificabili. Cio\u00e8 che si pu\u00f2 intervenire su di esse. Non siamo sempre davanti solo a fenomeni come le eruzioni vulcaniche, per definizione incontrollabili, bens\u00ec anche a fenomeni come le deforestazioni programmate, ad esempio, oppure a Land Grabbing pi\u00f9 o meno esteso.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un vantaggio notevole della nostra epoca: possiamo prevedere meglio le violenze umane, capirne le strutture, cercare di rimediarvi. Che poi le scienze sociali moderne contribuiscano a darci la motivazione ad intervenire non \u00e8 cos\u00ec evidente.<\/p>\n<p>Probabilmente essa deve venire da altre fonti che non sia la pura conoscenza scientifica del fenomeno. \u00c8 necessario un quadro di valori etici ampiamente condivisi nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5. Qualche decennio fa, K. Lorenz e la sua scuola di etologia avevano studiato seriamente l\u2019aggressivit\u00e0 intra-specifica degli animali sociali. Ed inseguito anche quella umana. Dal punto di vista biologico, s\u2019intende. Ricordo di essermi molto interessato a quelle ricerche, ma ricordo anche che i rimedi che gli etologi umani offrivano erano le competizioni sportive o nella ricerca scientifica come sostituto delle lotte violente. E poco di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Bisogna per\u00f2 dire che oggi lo sport professionista non sembra offrire esempi di \u201cpace olimpica\u201d, anzi. Essendo in gioco tanti soldi e tanti interessi d\u2019immagine, quindi anche politici, lo sport sembra essere tutt\u2019altro che d\u2019aiuto sulla via della pace. Lo stesso parallelamente si pu\u00f2 dire della ricerca scientifica e tecnologica.<\/p>\n<p>Chi ha comunque portato avanti in questa scuola con maggior convinzione queste ricerche sulle strutture del comportamento umano mi pare sia I. Eibl-Eibesfeldt.<sup>2<\/sup>\u00a0Uno dei contributi maggiori da lui apportato al dibattito sulla guerra \u00e8 stato quello di chiarire che il gruppo umano avversario in guerra viene visto come \u201cnon umano\u201d, con il grande vantaggio quindi di far scatenare l\u2019istintualit\u00e0 di caccia e di bloccare quella che blocca l\u2019aggressione all\u2019interno del proprio gruppo. Il nemico \u00e8 \u201cuna bestia\u201d, non pi\u00f9 un uomo e quindi lo si pu\u00f2 pi\u00f9 facilmente distruggere superando le barriere innate anti-aggressive che tutti gli animali sociali possiedono.<\/p>\n<p>Per l\u2019origine della guerra io seguo fondamentalmente la teorizzazione dell\u2019etologo I. Eibl-Eibesfeldt, discepolo di K. Lorenz. Egli sostiene che biologicamente il gruppo umano tende alla pace, alla cooperazione, attraverso meccanismi ad esempio come la gerarchizzazione e l\u2019aggressione\/educazione interna al gruppo. Ma la cultura gioca anche un grosso ruolo, perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 innato non significa fisso\/immobile, bens\u00ec spesso capace di orientamento e sviluppo. Si pensi alla capacit\u00e0 della parola: innata ma che necessita di educazione per svilupparsi ed in una determinata lingua.<\/p>\n<p>Nel caso della guerra la cultura del gruppo aggressore qualifica come \u201cnon umano\u201d l\u2019altro gruppo umano concorrente. In questo modo \u00e8 possibile scatenargli contro tutta l\u2019aggressivit\u00e0 \u201cnon intraspecifica\u201d, cio\u00e8 trattarla come preda da distruggere. Il nemico \u00e8 sempre bestiale, disumano, mostruoso.<\/p>\n<p>Questa teorizzazione tiene bene come schema interpretativo della guerra, ma non pu\u00f2 essere usato per spiegare altre aggressioni interne al gruppo \/ societ\u00e0 umana.<\/p>\n<p>La violenza sulle donne pu\u00f2 rientrare nello schema aggressivo del maschio che per stabilire la (necessaria) gerarchia del gruppo usa una violenza fisico e\/o sessuale esagerata. Cio\u00e8 non funzionale al benessere del gruppo stesso. Qui la cultura gioca un ruolo preponderante, l\u2019immagine sociale della donna e dei rapporti maschio\/femmina \u00e8 determinante.<\/p>\n<p>Nel caso della pedofilia ho pi\u00f9 difficolt\u00e0 ad inquadrarne la possibilit\u00e0 biologica. Direi, a questo punto delle mie ricerche, che si tratti in un comportamento non funzionale, bens\u00ec originato dalla costruzione dell\u2019immagine sessuale dell\u2019attore. Il proprio e l\u2019altrui sesso viene costruito, sviluppando basi genetiche, durante i primi anni di vista. Qui possono avvenire errori, generati da svariati fattori, per cui come si costruisce la propria immagine di omosessuale, cos\u00ec si costruisce l\u2019immagine del partener sessuale non di donna\/uomo adulta\/o bens\u00ec con caratteristiche solo infantili. Da qui poi la pedofilia. D\u2019altra parte molti attributi anche verbali nel rapporto eterosessuale qualificano la donna come bambina, carina, tenerina\u2026 qualificazioni infantili di fatto.<\/p>\n<p>Anche nella pedofilia\/efebofilia gioca comunque lo schema genetico per cui il maschio deve dominare il giovane del gruppo. Questo complica evidentemente le cose, ma in psicologia sociale niente \u00e8 semplice. Si avranno quindi tendenze molto diverse a seconda delle culture e degli individui, che potranno andare da tendenza alla dominanza intellettuale a quella pedofila.<\/p>\n<p>Questi semplici schemi interpretativi del \u201ccome avviene\u201d un certo comportamento umano non abituale, non deve far dimenticare l\u2019aspetto etico. Questo interviene nel giudizio di questi processi quando una persona non \u00e8 rispettata nei sui diritti fondamentali. Questi fanno parte essenziale della cultura nella quale si vive e servono per distribuire lobi, stima o emarginazione\/condanna. Non sono solo sociali, cio\u00e8 un dato di fatto, ma sono fondati sulla struttura finalistica della persona, con tutto quello che ne segue. Questa \u00e8 l\u2019assolutezza della persona, che va interpretata con un trattato di morale fondamentale e generale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6. La Violenza \u00e8 il genere e le Violenze sono le specie, nelle quali essa si manifesta.<\/p>\n<p>Con Violenza io intendo, come detto, l\u2019uso illegittimo della forza da parte di un uomo e degli uomini. Dove illegittimo significa non conforme alle regole sociali, giuridiche e morali, che una comunit\u00e0 di uomini accetta a priori.<sup>3<\/sup><\/p>\n<p>Nell\u2019uomo l\u2019uso della violenza, intesa in questo modo, \u00e8 l\u2019affermazione del proprio io su quello dell\u2019altro. \u00c8 un modo primitivo di entrare in una relazione personale nella quale l\u2019io non riconosce l\u2019uguaglianza dell\u2019altro. \u00c8 un modo infantile di affermarsi attraverso mezzi illegittimi, cio\u00e8 che non tengano in considerazione i diritti dell\u2019altro.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che chi subisce violenza pu\u00f2 reagire con una violenza sproporzionata: tu mi chiami stupido ed io ti uccido. Ma anche in questo caso la violenza \u00e8 illegittima, perch\u00e9 \u00e8 appunto fuori dalla norma sociale della \u2018legittima difesa\u2019.<\/p>\n<p>Tale situazione reattiva avviene spesso sotto il pretesto dell\u2019interesse della famiglia, della razza, della Patria. In tal modo il violento si sente giustificato nel suo agire violento, proprio perch\u00e9 non \u00e8, o non gli sembra, generato dal proprio Io.<\/p>\n<p>Ci possono essere anche casi di violenza per ristabilire la giustizia. Ad esempio lo zingaro che ruba sotto la premessa generale che la societ\u00e0 lo costringe ad agire cos\u00ec per sopravvivere.<\/p>\n<p>Esiste anche il modello di chi approfitta della propria forza illegittima partendo dal principio che la vita \u00e8 dei pi\u00f9 forti. E che il resto sono solo storia da perdenti. In questo caso per\u00f2 usciamo dalla convenzione sociale moderna basata sull\u2019uguaglianza dei diritti e doveri, in definitiva sulla uguaglianza delle persone.<\/p>\n<p>Non va dimenticato che questi schemi sono solo orientativi, perch\u00e9 in realt\u00e0 la base di partenza degli individui \u00e8 sempre sfumata. Ne seguono comportamenti ugualmente sfumati: un po\u2019 di violenza, un po\u2019 di non violenza; un po\u2019 di generosit\u00e0 (cio\u00e8 di riconoscimento dell\u2019uguaglianza), un po\u2019 di oppressione (io sono il pi\u00f9 forte).<\/p>\n<p>Queste variazioni nascono dalle situazioni sociali e storiche. Si pensi alla teoria hitleriana della superiorit\u00e0 della razza nordica destinata quindi a dominare il mondo. Ma non si dimentichi che tale teoria non era la teoria ufficiale del Terzo Reich, ed era rivelata (e coltivata) gradualmente negli ambienti sempre ristretti e pi\u00f9 vicini al potere centrale. Ufficialmente si diceva che bisognava risanare le ferite inferte ingiustamente al Popolo tedesco, e che, per esempio, era giusto incamerare i Sudeti dove i \u2018poveri\u2019 tedeschi erano oppressi dai \u010dechi, che venivano accusati di esercitare una forza illegittima.<\/p>\n<p>Per quanto io riesco a capire, la limitazione dell\u2019uso illegittimo della forza nella vita individuale e sociale \u00e8 molto moderna, legato allo sviluppo di idee e strutture giuridiche e sociali come i diritti umani, gli stati costituzionali, le organizzazioni internazionali.<\/p>\n<p>Tutto questo implica uno sviluppo morale che diventa politico e giuridico e tendenzialmente influenza le relazioni reciproche.<\/p>\n<p>Non possiamo prevedere se ci sar\u00e0 in futuro una ricaduta storica, ma la speranza \u00e8 che non si ritorni indietro definitivamente. La diffusione mondiale di tali valori umanistici attraverso la globalizzazione e la relativa scolarizzazione, dovrebbe essere una garanzia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>7. Un romanziere italiano ha scritto di recente che il contrario della violenza \u00e8 la gentilezza. Il che mi \u00e8 dapprima apparso come una cura ai pannicelli caldi. Ma poi ho notato che egli intendeva per gentilezza un metodo per educare le giovani generazioni a non essere violente. In questo senso la posizione \u00e8 accettabile, perch\u00e9 \u2013 in senso quasi behaviorista &#8211; per essere gentile bisogna volere il bene dell\u2019altro e solo cos\u00ec si pu\u00f2 manifestare all\u2019altro la propria attitudine interiore. Che \u00e8 per\u00f2, per definizione, il voler il bene dell\u2019altro, l\u2019amicizia sociale, l\u2019apertura a venir incontro alle sue esigenze.<\/p>\n<p>In pratica il contrario della violenza \u00e8 il rispetto dell\u2019altro, riconosciuto come eguale a noi, e con il quale \u00e8 necessario collaborare per il bene suo, nostro e di tutte le persone coinvolte anche indirettamente nella relazione personale o sociale.<\/p>\n<p>Sinonimo di violenza potrebbe essere prepotenza, nel senso di uso della forza almeno inappropriato.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 il suo contrario potrebbe essere la disponibilit\u00e0 all\u2019aiuto, a fare il suo bene, come si diceva sopra. Appunto la benevolenza e non la maleficenza, implicita nella prepotenza.<\/p>\n<p>Alla base della violenza c\u2019\u00e8 la pura spinta della concorrenza, dell\u2019autoaffermazione; l\u2019amicizia sociale, la cooperazione \u00e8 quindi l\u2019atteggiamento opposto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>8. Logicamente non \u00e8 necessario essere credenti per non essere violenti, ma ritengo che l\u2019essere credenti aiuti molto sia a livello teoretico (non dimentichiamo il paradosso di B\u00f6ckenf\u00f6rde<sup>4<\/sup>) che a livello psicologico e sociale. Ed anche educativo, in quanto una comunit\u00e0 credente e non violenta, \u00e8 un ottimo terreno di coltura per un\u2019educazione benevolente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Nel 2020 Papa Francesco nella enciclica Fratelli Tutti ha dichiarato al n. 258:<br \/>\n\u00abIl Catechismo della Chiesa Cattolica parla della possibilit\u00e0 di una legittima difesa mediante la forza militare, con il presupposto di dimostrare che vi siano alcune \u00abrigorose condizioni di legittimit\u00e0 morale\u00bb. Tuttavia si cade facilmente in una interpretazione troppo larga di questo possibile diritto. Cos\u00ec si vogliono giustificare indebitamente anche attacchi \u201cpreventivi\u201d o azioni belliche che difficilmente non trascinano \u00abmali e disordini pi\u00f9 gravi del male da eliminare\u00bb. La questione \u00e8 che, a partire dallo sviluppo delle armi nucleari, chimiche e biologiche, e delle enormi e crescenti possibilit\u00e0 offerte dalle nuove tecnologie, si \u00e8 dato alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti. In verit\u00e0, \u00abmai l\u2019umanit\u00e0 ha avuto tanto potere su s\u00e9 stessa e niente garantisce che lo utilizzer\u00e0 bene\u00bb. Dunque non possiamo pi\u00f9 pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all\u2019ipotetica utilit\u00e0 che le si attribuisce. Davanti a tale realt\u00e0, oggi \u00e8 molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile \u201cguerra giusta\u201d. Mai pi\u00f9 la guerra!\u00bbSi ricordi anche che il Catechismo della Chiesa Cattolica (1997) prevedeva la pena di morte. Ma Papa Francesco lo ha fatto esplicitamente modificare nel 2018 in modo che oggi si legge:<br \/>\n\u201c2267. Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorit\u00e0, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravit\u00e0 di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune. Oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 viva la consapevolezza che la dignit\u00e0 della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si \u00e8 diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato. Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione pi\u00f9 efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilit\u00e0 di redimersi. Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che \u00abla pena di morte \u00e8 inammissibile perch\u00e9 attenta all\u2019inviolabilit\u00e0 e dignit\u00e0 della persona\u00bb, e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo.\u201d<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vitapensata.eu\/2011\/03\/08\/irenaus-eibl-eibesfeldt-i-parte\/\" target=\"_self\">https:\/\/www.vitapensata.eu\/<\/a>\u00a0F. Compagnoni, Etologia, in Dizionario di Morale, Milano, Ed. S. Paolo 2019.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Lasciamo fuori anche i parallelismi con le strutture dell\u2019uso della forza da parte degli animali.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Ridotto all\u2019osso, si potrebbe enunciare in questo modo: &#8220;Lo stato liberale secolarizzato vive di presupposti che non pu\u00f2 garantire&#8221;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[319],"class_list":["post-2831","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-ottobre-2022"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Violenza e Violenze. Dalla guerra alla pedofilia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Ottobre 2022. 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