{"id":2826,"date":"2022-06-01T12:00:00","date_gmt":"2022-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2826"},"modified":"2026-04-19T04:28:18","modified_gmt":"2026-04-19T02:28:18","slug":"trentesimo-della-rivista-la-societa","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/trentesimo-della-rivista-la-societa\/","title":{"rendered":"Trentesimo della rivista \u201cLa Societ\u00e0\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>Il testo riprende parte del contributo di Oreste Bazzichi che apparir\u00e0 sul n. 3\/2021 della rivista La Societ\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Esprimiamo in tal modo la nostra vicinanza ideale alla rivista La Societ\u00e0, e al movimento legato al tale pubblicazione, che perseguono scopi e strategie sociali idealmente vicine a quelle di OIKONOMIA.<\/em><\/p>\n<p><strong>1 . Nascita della rivista \u201cLa Societ\u00e0\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Alle origini e al percorso scientifico e culturale che la rivista ha compiuto nei primi quindici anni della sua storia e ad alcune riflessioni sull\u2019identit\u00e0 che essa nel tempo ha acquistato, il Comitato di redazione dedic\u00f2 un inserto specifico nel n. 6 (novembre \u2013 dicembre 2006), dove, oltre ad una nota, fu riprodotta anche la prima copertina e il primo saggio di Mons. Mario Toso sulla \u201cFecondit\u00e0 pastorale della dottrina sociale della Chiesa\u201d, a cui rimandiamo<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Ritorniamo sull\u2019evento non tanto per evidenziare il cammino fatto e il prestigio acquisito, quanto piuttosto per annotare la fase di inizio della rivista \u2013 il 1991 appunto -, anno caratterizzato da tanti segni convergenti, ma tutti legati alla ripresa di interesse per la dottrina sociale della Chiesa (d\u2019ora in poi, DSC).<\/p>\n<p>E non \u00e8 senza significato il fatto che il momento della sua progettazione portasse l\u2019impronta e l\u2019espressione del mondo laico cattolico (con i suggerimenti della Conferenza Episcopale Triveneta), allo scopo di \u201cripensare in forme adeguate ai tempi \u2013 come scrive il Direttore Stefano Fontana nel suo primo editoriale, oggi Direttore dell\u2019Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan \u2013 il rapporto tra la fede e la vita, una nuova inculturazione della fede capace di affrontare il nuovo\u201d.<\/p>\n<p>Il cuore de \u201cLa Societ\u00e0\u201d nasce, dunque, con un forte impegno culturale, proiettato sull\u2019azione sociale; per questo, \u201cil valore della dottrina sociale della Chiesa\u201d va \u201criscoperto, riproposto, ripensato e riattualizzato\u201d.<\/p>\n<p>Sotto questa prospettiva, fin dall\u2019inizio, essa presentava aspetti finalizzati a studiare, elaborare, approfondire e diffondere il \u201cnesso profondo tra dottrina sociale della Chiesa ed evangelizzazione\u201d. La caratteristica di rivista-studio e rivista-dibattito-informazione rispecchiava il frutto dell\u2019evoluzione e maturazione del Centro Culturale della Fondazione Giuseppe Toniolo di Verona, fortemente sostenuto dal Vescovo, Mons. Flavio Roberto Carraro. Il presule veronese, infatti, per garantire una maggiore efficacia a servizio dell\u2019azione culturale della Chiesa italiana, intese evidenziare l\u2019attivit\u00e0 della Fondazione Toniolo rendendola soggetto qualificato anche dal punto di vista giuridico e strutturale. L\u2019idea di irrobustire il cammino della rivista su entrambi i campi, indusse la nuova linea editoriale, diretta da Claudio Gentili a partire dal n. 6\/2002, ad introdurre un processo di specializzazione disciplinare sulle problematiche socio-politico-economico-culturali emergenti, stimolando contributi provenienti da una rete sempre pi\u00f9 ampia di collaborazioni da parte di studiosi italiani e stranieri. In altre parole: ottenere una rivista scientifica, interdisciplinare, progettuale, rivolta non solo agli specialisti, ma a tutti, sacerdoti e laici, operatori di pastorale, studenti dei seminari, delle universit\u00e0, degli studentati teologici e delle scuole superiori, agli insegnanti e ai frequentanti le molteplici scuole di formazione all\u2019impegno socio-politico, alle parrocchie e ai gruppi giovanili, ai religiosi e religiose, ai movimenti e alle associazioni impegnate nella rappresentanza delle categorie sociali.<\/p>\n<p>Tra le motivazioni della necessit\u00e0 di avere una rivista specifica di questo profilo ve ne fu una incontrovertibile, che rimandava ad alcune affermazioni di Don Luigi Sturzo.<\/p>\n<p>Abbiamo in Italia una triste eredit\u00e0 del passato prossimo, e anche in parte del passato remoto, che \u00e8 finita per essere catena al piede della nostra economia, lo statalismo economico inintelligente e sciupone, assediato da parassiti furbi e intraprendenti, e applaudito da quei sindacalisti senza criterio, che credono che il tesoro dello Stato sia come la botte di san Gerlando dove il vino non finiva mai.<\/p>\n<p>E ancora.<\/p>\n<p>Lo statalismo non risolve mai i problemi economici e per di pi\u00f9 impoverisce le risorse nazionali, non solo nella vita materiale e degli affari, ma anche nella vita dello spirito.<\/p>\n<p>Infine.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 la scuola in Italia non sar\u00e0 libera, neppure gli italiani saranno liberi\u00a0<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>Certamente Don Sturzo aveva visto bene: i rapporti tra mondo cattolico e mondo dell\u2019economia per decenni non \u00e8 corsa tanta simpatia. Ma ad iniziare dalla met\u00e0 degli anni Ottanta, si \u00e8 cominciato a notare un certo interesse sui temi del sociale e dell\u2019impresa, che ebbero una significativa verifica al convegno ecclesiale sul tema: \u201cRiconciliazione cristiana e comunit\u00e0 degli uomini\u201d (Loreto, 9-13 aprile 1985. Ricordiamo che erano prevalenti, allora, le preoccupazioni per la disoccupazione per lo pi\u00f9 derivata dall\u2019innovazione tecnologica. Al convegno furono presentati due documenti interessanti, che in qualche modo influenzeranno la DSC e nell\u2019immediato la\u00a0<em>Centesimus annus<\/em>, prima enciclica che riconosce il ruolo positivo del mercato, dell\u2019impresa e dell\u2019imprenditore. Il Papa, proponendo una rilettura della\u00a0<em>Rerum novarum<\/em>, osservava come da allora inizi\u00f2 per la Chiesa un processo di riflessione, grazie al quale, nella scia della tradizione risalente al Vangelo, si and\u00f2 formando quell&#8217;insieme di princ\u00ecpi che prese poi il nome di \u201cdottrina sociale\u201d. Ci si rese conto, in fondo, che \u00e8 dall&#8217;annuncio del Vangelo che scaturiscono la luce e la forza per l&#8217;ordinamento della vita della societ\u00e0. Dopo il crollo del sistema del socialismo reale, la Chiesa e l&#8217;umanit\u00e0 si trovavano davanti a gigantesche sfide. Il mondo non era pi\u00f9 spaccato in due blocchi nemici, tuttavia permanevano fenomeni di emarginazione e di sfruttamento, specialmente nel Terzo Mondo, nonch\u00e9 fenomeni di alienazione umana, specialmente nei Paesi pi\u00f9 avanzati. Intere popolazioni vivono in condizioni di grande miseria materiale e morale. Il crollo del sistema comunista in tanti paesi eliminava certamente un ostacolo nell&#8217;affrontare in modo adeguato e realistico questi problemi, ma non bastava a risolverli. C\u2019era anzi il rischio che si diffondesse un&#8217;ideologia radicale di tipo capitalistico, come poi la crisi economico-finanziaria del 2008 ha dimostrato. L\u2019enciclica afferma la disponibilit\u00e0 della Chiesa a svolgere il suo ruolo di \u201cesperta in umanit\u00e0\u201d, offrendo non solo la sua dottrina sociale e, in generale, il suo insegnamento circa la persona redenta in Cristo, ma anche il concreto suo impegno e aiuto per combattere l&#8217;emarginazione e la sofferenza, nella piena consapevolezza che il messaggio sociale del Vangelo non \u00e8 n\u00e9 deve considerarsi una teoria, ma un fondamento e una motivazione per l&#8217;azione.<\/p>\n<p>Il primo documento, dal titolo\u00a0<em>L\u2019imprenditore tra problemi economici e messaggio cristiano<\/em>, fu messo a punto, nel marzo 1985, da un gruppo di economisti, imprenditori, sociologi e teologi, tra cui Andreatta, Romano Prodi, Glisenti, Sorge, Reina ed altri<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019altro,\u00a0<em>L\u2019etica della solidariet\u00e0 dinanzi alla sfida del cambiamento<\/em>\u00a0(4 aprile 1985), sottoscritto da Lazzati, Lombardini, Merli Brandini ed altri<sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p>I due documenti vennero discussi al Convegno ecclesiale, nel corso delle riunioni della Commissione 22, presieduta da M. Brutti sul tema \u201cL\u2019economia: efficienza e solidariet\u00e0\u201d, dell\u2019ambito e, che aveva per tema \u201cLa Chiesa e il paese in un campo di riconciliazione\u201d.<\/p>\n<p>Il primo documento considerava le ragioni dell\u2019impresa, muovendosi in un\u2019ottica \u201cliberale\u201d. Qualora l\u2019azienda non riuscisse pi\u00f9 a raggiungere il suo fine, sia perch\u00e9 non potesse pi\u00f9 produrre, sia perch\u00e9 la sua produzione non risultava pi\u00f9 economica, veniva a cessare la sua stessa ragione d\u2019essere.<\/p>\n<p>Nel secondo documento prevaleva un profilo pi\u00f9 \u201csociale\u201d con la sfiducia nei meccanismi di mercato, particolarmente sottolineata da Siro Lombardini, che chiedeva pi\u00f9 solidariet\u00e0 in economia. Pertanto, questi due documenti presenti e discussi nel corso dei lavori al convegno ecclesiale di Loreto, rappresentano una svolta nella DSC: sul versante produttivo, pur non tralasciando il sistema distributivo. Ad avvalorare tale profilo, intervengono altri due documenti.<\/p>\n<p>Il primo, dal titolo\u00a0<em>A cinque anni dalla \u201cLaborem exercens\u201d<\/em>, fu messo a punto nel novembre 1986 da Luigi Abete, Giancarlo Lombardi, Vittorio Merloni, sindacalisti della CISL ed altri. Esso si muoveva nell\u2019ottica della solidariet\u00e0 e dell\u2019interclassismo, attutendo i toni e le polemiche ricorrenti tra mondo dell\u2019economia e del sociale<sup>5<\/sup>. Il secondo, dal titolo\u00a0<em>Etica ed economia in un\u2019epoca in trasformazione<\/em>.\u00a0<em>Riflessioni sul versante dell\u2019impresa<\/em>, fu messo a punto da Felice Mortilllaro, Angelo Ferro ed altri<sup>6<\/sup>. Il testo rispecchia soprattutto il pensiero di Felice Mortillaro, che \u00e8 stato un protagonista delle relazioni industriali in Italia negli anni caldi del conflitto sindacale e nella fase successiva in cui l&#8217;impresa privata riusc\u00ec a recuperare terreno rispetto al &#8220;contropotere&#8221; esercitato dagli organismi di rappresentanza dei lavoratori. Egli usava definirsi &#8220;Sindacalista d&#8217;impresa&#8221;, ma nel documento emergono le idee e le ragioni dell&#8217;economia di mercato, dell&#8217;efficienza e della responsabilit\u00e0 individuale contro la diffusa mentalit\u00e0 assistenzialista. In quanto liberal-conservatore nel solco della tradizione di Prezzolini, il suo pensiero torna d&#8217;attualit\u00e0 in un&#8217;epoca in cui il liberalismo \u00e8 posto sotto accusa in quanto sbrigativamente assimilato alla finanziarizzazione dell&#8217;economia e al capitalismo sregolato, ma nessuno, al momento, \u00e8 in grado di proporre una valida e credibile alternativa \u201call\u2019economia di mercato, all\u2019economia d\u2019impresa, all\u2019economia libera\u201d (<em>Centesimus annus<\/em>, n.42).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2 . Etica ed economia<\/strong><\/p>\n<p>In Italia, gi\u00e0 prima di \u201ctangentopoli\u201d (fenomeno sorto, o meglio, scoperto, per intendere e definire da parte dei\u00a0<em>mass media<\/em>, con una parola il \u201cperverso\u201d rapporto tra politica ed affari), negli ambienti alto-imprenditoriali \u2013 rappresentati da Confindustria (imprese private), Asap (imprese pubbliche del gruppo ENI) e Intersind (imprese pubbliche del gruppo IRI, entrambe poi confluite a met\u00e0 degli anni \u201990 nella rappresentanza di Confindustria), accanto a studiosi di economia, teologi e sindacalisti \u2013 si era diffusa l\u2019idea che fare impresa esigesse non solo un\u2019organizzazione efficiente e competitiva per affrontare la crudezza del mercato, divenuto intanto globale, ma anche riscoprire le ragioni etiche che devono animare e orientare l\u2019economia nei suoi obiettivi di scienza non solo nel procurare il benessere materiale, ma anche nel favorire lo sviluppo \u201cintegrale\u201d dell\u2019uomo e di tutti gli uomini. Su questa linea, a fianco e in aggiunta ai documenti citati nel paragrafo precedente, si svolsero numerosi incontri e convegni, che coinvolsero gli ambienti cattolici, Universit\u00e0 e Conferenze episcopali<sup>7<\/sup>. A questo punto si poteva constatare che la riflessione sull\u2019etica economica aveva fatto il suo ingresso anche nel dibattito italiano. Ma occorreva un ulteriore passaggio: superare l\u2019antinomia di pensiero tra creatori di lavoro (imprenditori) e i collaboratori e lavoratori; occorreva, cio\u00e8, una riflessione specifica per approfondire la funzione dell\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale, liberandola dai pregiudizi storico-culturali e inserendola nella sua dimensione etica. In questa prospettiva si rivel\u00f2 strategico il convegno, svoltosi a Napoli il 12 maggio 1989, dal significativo titolo\u00a0<em>Nuove frontiere dell\u2019etica economica<\/em>, organizzato dalla Confindustria e dalla Facolt\u00e0 Teologica dell\u2019Italia Meridionale in collaborazione con la Facolt\u00e0 di Economia e Commercio dell\u2019Universit\u00e0 di Napoli, Unione degli Industriali di Napoli, Formez e Banco di Napoli. I promotori si convinsero che era giunto il momento per la prima volta di impegnare coralmente numerose personalit\u00e0 del mondo dell\u2019economia, della politica, della teologia, dell\u2019imprenditoria, del sindacato per una riflessione scientifica sui rapporti tra etica ed economia. Gli interventi, tutti interessanti e utili, hanno contribuito a mettere a fuoco che il mondo \u201claico\u201d, operante nell\u2019economico, era ancora troppo lontano e disattento alle istanze etiche. Per questo, lo scambio di vedute tra teologi, economisti, imprenditori, politici e sindacalisti ha evidenziato come anche i valori religiosi possano ispirare non solo la ricerca economica, ma anche il bene comune. Gli equilibri tra le ragioni dell\u2019economia e quelle dell\u2019etica sono molteplici: direzione teorica e teologico-morale, in quanto l\u2019economia \u00e8 indisgiungibile dalla concezione complessiva dell\u2019uomo e del suo destino; direzione critica, in quanto occorre integrare il momento normativo con la dimensione sociale, politica ed economica (condizione storica); direzione pratica, confrontandosi con i fatti empirici, come il problema atavico dello sviluppo del Mezzogiorno<sup>8<\/sup>.<\/p>\n<p>La \u201cnovit\u00e0\u201d del convegno non fu tanto o non soltanto nella molteplicit\u00e0 dei personaggi intervenuti, quanto piuttosto nel fatto che le analisi e riflessioni hanno avuto un preciso risvolto pratico. La consapevolezza che la forza degli imprenditori non consistesse tanto o non soltanto nella creazione di ricchezza, ma nell\u2019autorit\u00e0 morale che essi avrebbero saputo guadagnarsi nella societ\u00e0 civile, nella credibilit\u00e0 che avrebbero saputo conquistarsi con la coerenza dei comportamenti, nel consenso e nella fiducia che avrebbero raccolto intorno ai valori del libero mercato e dell\u2019impresa come sistemi insostituibili dello sviluppo e della democrazia, fondati su competizione e solidariet\u00e0, meritocrazia e coinvolgimento, inclusione e condivisione degli obiettivi. La Confindustria, concependo il modello socio-culturale delle proprie imprese associate come un\u2019organizzazione di lavoro, una comunit\u00e0 di risorse umane e finanziarie, riunite in un progetto di sviluppo economico e sociale, il 19 giugno 1991, in una Assemblea straordinaria approva un Codice etico per i propri associati e per gli esponenti dell\u2019Organizzazione. Questo evento ebbe una rilevanza straordinaria, anche perch\u00e9 essa fu la prima in assoluto tra le Organizzazioni imprenditoriali a dotarsi di un Codice etico. Gli imprenditori si comporteranno in maniera corretta se saranno fedeli al loro specifico mandato di guidare l\u2019impresa su questi obiettivi, sviluppando e preservando un sistema di valori e comportamenti ad essi coerenti, e assumendo tutte le necessarie decisioni, con fortezza, spirito di verit\u00e0 e responsabilit\u00e0. In forza del Codice etico, tutti i segmenti del sistema associativo della Confindustria \u2013 primo esempio i Italia e in Europa per una libera organizzazione imprenditoriale \u2013 si impegnano ad adottare scelte ispirate ad un\u2019autentica deontologia, quale che sia la posizione assunta dal singolo imprenditore all\u2019interno del sistema: sia in quanto semplice associato, sia nella veste di titolare di cariche associative, sia infine in qualit\u00e0 di rappresentante in enti e organismi esterni. Oggi a trent\u2019anni di distanza, si pu\u00f2 affermare che ne \u00e8 uscita una Confindustria pi\u00f9 sicura, pi\u00f9 autonoma, pi\u00f9 viva, pi\u00f9 attenta agli interessi di sviluppo socio-economico del Paese e, quindi, pi\u00f9 rappresentativa, tanto che fu subito seguita da altre organizzazioni ed enti. Un passo importante era raggiunto: sensibilizzare le imprese a fare buona economia, operando nel mercato attraverso un\u2019etica condivisa. Oggi questo bisogno \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 pressante e non \u00e8 pi\u00f9 di ostacolo al realizzarsi di un\u2019impresa, anzi \u00e8 diventato il sostegno e il riferimento nella gestione, nella costruzione di un\u2019immagine, nella fidelizzazione del mercato, nel proseguimento del successo, obiettivi dai quali la maggior parte delle imprese di tutte le dimensioni e settori ormai non pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere.<\/p>\n<p>La Rivista \u201cLa Societ\u00e0\u201d, come anticipato all\u2019inizio, si inserisce nel 1991, subito dopo l\u2019enciclica<em>\u00a0Centesimus annus<\/em>, in questa prospettiva di ricerca e di analisi, programmando ed elaborando, anno dopo anno, le tematiche riguardanti, l\u2019economia, il ruolo del libero mercato, l\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa, la funzione dell\u2019imprenditore, il profitto, l\u2019azione dello Stato, il ruolo complementare e necessario tra Stato e mercato, la ridistribuzione delle risorse e la finanza pubblica, la valorizzazione dei talenti, il ruolo dei corpi intermedi, i consumi, le opportunit\u00e0 ed i rischi della globalizzazione, lo sviluppo integrale e solidale, la dimensione etica ed educativo-culturale dell\u2019intero sistema socio-economico, ecc. Tutti argomenti trattati non solo nelle rubriche \u201cRicerche\u201d, \u201cStudi\u201d, \u201cAgor\u00e0\u201d, ma anche evidenziando tali problematiche in occasioni di eventi e anniversari in numeri monotematici, nonch\u00e9 suggeriti dalla promulgazione di documenti pontifici o ecclesiali.<\/p>\n<p>Alcune tematiche, che vanno dai principi permanenti della dottrina sociale della Chiesa (dignit\u00e0 della persona umana, bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiariet\u00e0 e solidariet\u00e0) ad altre problematiche come l\u2019ecologia e l\u2019ambiente, la democrazia economica, la partecipazione, ecc. venivano affrontate a parte, in un supplemento della rivista. Scorrendo le pagine della Rivista notiamo particolare attenzione ad alcuni temi irrisolti o che hanno ancora bisogno di approfondimenti, quali: il ruolo del mercato, in confronto con le altre istituzioni sociali, la dignit\u00e0 e il posto del lavoro nella societ\u00e0 moderna, il diritto di uguaglianza dei cittadini e le pari opportunit\u00e0 di partenza, il rapporto tra efficienza ed equit\u00e0, il concetto di povert\u00e0 e delle disuguaglianze, lo sviluppo integrale e sostenibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3 . Rinnovamento editoriale<\/strong><\/p>\n<p>Dopo dieci anni, a partire dal n. 5\/6 del 2002 \u2013 come gi\u00e0 accennato &#8211; la rivista si rinnova profondamente con\u00a0un nuovo direttore, Dott. Claudio Gentili, e con un nuovo Comitato scientifico e di redazione. Essa si presenta con un forte impegno culturale, proiettato sull\u2019azione sociale allo scopo di \u201criscoprire, riproporre, ripensare e riattualizzare il valore della DSC\u201d e sulla \u201cripresa della progettualit\u00e0\u201d, e quindi sullo \u201cstudio scientifico, interdisciplinare, sistematico, orientativo\u201d: obiettivi a cui si ispira subito la linea editoriale. Il Magistero sociale di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI, in straordinaria continuit\u00e0 tra loro si \u00e8 ancorato ad una visione della dottrina sociale come parte integrante della teologia morale. \u00c8 \u201cCristo\u201d, infatti \u201cche svela l\u2019uomo all\u2019uomo\u201d (<em>Gaudium et spes<\/em>, n.22), espressione pi\u00f9 volte ripresa da Papa Wojtyla. Il filo conduttore che lega i due Pontefici \u00e8 rappresentato da due encicliche in particolare: la\u00a0<em>Laborem exercens<\/em>\u00a0(1981) e la\u00a0<em>Caritas in veritate<\/em>\u00a0(2009). Entrambe sono legate da una idea di fondo: la percezione che la questione sociale \u00e8 diventata radicalmente questione antropologica e il<em>\u00a0trait d\u2019union<\/em>\u00a0\u00e8 costituito dall\u2019enciclica\u00a0<em>Evangelium vitae<\/em>\u00a0(1995), che afferma che la questione antropologica \u00e8 la nuova questione sociale, fino all\u2019Esortazione apostolica\u00a0<em>Evangelii gaudium<\/em>\u00a0(2013) di Papa Francesco. Gi\u00e0 la seconda parte dell\u2019Enciclica\u00a0<em>Deus Caritas est<\/em>\u00a0di Benedetto XVI (pubblicata il 25 dicembre 2005), esplica il tema della solidariet\u00e0, come \u201ccarit\u00e0 sociale\u201d. Ma forse l\u2019aspetto speculativo pi\u00f9 rilevante appare la chiara demarcazione dei compiti tra Stato e societ\u00e0 civile: al primo spetta l\u2019amministrazione della giustizia (rispetto della persona e dei suoi diritti); alla seconda, la promozione della solidariet\u00e0 (sempre connessa al principio di sussidiariet\u00e0, con cui va concepito il ruolo dello Stato).\u00a0L\u2019Enciclica\u00a0<em>Caritas in veritate<\/em>\u00a0riprende lo stesso modo di affrontare la questione sociale gi\u00e0 presente nella\u00a0<em>Populorum Progressi<\/em>o di Paolo VI (1967) e ben evidenziata nella<em>\u00a0Laborem exercens<\/em>, che di per s\u00e9 non \u00e8 un enciclica sul lavoro (il titolo riporta un accusativo e un participio e il soggetto, l\u2019uomo, \u00e8 sottinteso), ma sull\u2019uomo che lavora, e in questo senso ribadisce il concetto per cui, anche nell\u2019attuale economia globalizzata, si\u00a0 pu\u00f2 e si deve vivere un&#8217;apertura alla solidariet\u00e0, che non va confinata alla sola societ\u00e0 civile. Se il lavoro \u00e8 vocazione vuol dire che d\u00e0 una risposta alla chiamata di Dio a trasformare la terra, a servire la vita. Inoltre, Papa Ratzinger chiede una globalizzazione anche del principio di sussidiariet\u00e0 da parte della Comunit\u00e0 Internazionale, rappresentata dall\u2019ONU e dalle varie agenzie che, invece, mostrano il logorio e la corruzione tipica delle grandi amministrazioni centraliste statali, rendendo inefficace la realizzazione dei fini del bene comune a livello mondiale. Si tratta dello stesso tipo di analisi che ha portato Papa Francesco a definire l\u2019epoca attuale, dal punto di vista internazionale, come l\u2019epoca della\u00a0<em>globalizzazione dell\u2019indifferenza<\/em>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile in poche righe poter fornire un\u2019interpretazione dettagliata della storia e dell\u2019attivit\u00e0 de \u201cLa Societ\u00e0\u201d di questi 30 anni, come, del resto, diventa impossibile ricostruire con precisione quali siano stati i contributi che essa ha dato sia al dibattito politico-sociale, fornendo anche numeri monotematici, sia nell\u2019impegno a formare il laicato cattolico sui valori della DSC. Seguendo l\u2019esempio del grande sociologo ed economista Giuseppe Toniolo (1845 \u2013 1918), proclamato beato il 29 aprile 2012, che richiam\u00f2 pi\u00f9 volte i laici cattolici ad un \u201cridestamento\u201d, alla necessit\u00e0 di un risveglio, attraverso lo studio della DSC, allora agli esordi, per comprendere le situazioni sociali e le crisi, la rivista ha tenuto fermo il timone sull\u2019assunto che non ci pu\u00f2 essere efficace azione sociale senza un solido pensiero sociale. Le migliori pagine della storia del movimento cattolico, infatti, sono l\u00ec a ricordarcelo: sono state scritte da uomini e donne che hanno saputo coniugare carit\u00e0 (azione) e verit\u00e0 (pensiero).<\/p>\n<p>Una funzione non secondaria in quest\u2019ultimo periodo \u201cLa Societ\u00e0\u201d l\u2019ha svolto migliorando la veste grafica, e ampliando il suo raggio di azione. Primo fra tutti il consolidamento della rubrica \u201cStrumenti per l\u2019animazione pastorale\u201d, nella quale, dopo la pubblicazione del\u00a0<em>Compendio della dottrina sociale della Chiesa<\/em>\u00a0(2004), per cinque anni consecutivi si \u00e8 proposta di semplificare e strutturare sinteticamente il testo in modo da renderlo maggiormente fruibile ai vari contesti sociali economici, politici e formativi. Successivamente ha dedicato una sequenza di schede all\u2019enciclica\u00a0<em>Caritas in veritate<\/em>, e dal n.5\/6 del 2011, \u00e8 iniziata nella rubrica \u201cStrumenti per l\u2019animazione pastorale\u201d la presentazione dei principali documenti del Magistero sociale, evidenziando i punti di congiunzione delle varie problematiche della realt\u00e0 sociale che caratterizzano l\u2019agire dei laici cristiani. Lo scopo \u00e8 quello di semplificare il vasto\u00a0<em>corpus<\/em>\u00a0dottrinale, facilitandone l\u2019accesso e la comprensione. Il lavoro si rivela utile sia per una conoscenza articolata e cronologica su determinate tematiche di perenne verit\u00e0, sia per una visione antropologica e unitaria da cui attingere i valori da trasmettere e da riversare nell\u2019attuazione del bene comune.<\/p>\n<p>Un\u2019altra iniziativa di grande rilievo \u00e8 stata la pubblicazione del Supplemento \u201cEtica ed economia\u201d, allegato ad ogni numero della Rivista a partire dal n.1\/2007. Sotto la responsabilit\u00e0 scientifica di Paolo del Debbio e la collaborazione di Paola Ortelli, per sette anni si sono diffusi presso il pubblico, soprattutto accademico, studi della tradizione cristiana nel campo dell\u2019etica economica, non facilmente rintracciabili e di non facile consultazione a causa anche della lingua (per lo pi\u00f9 latina).<\/p>\n<p>Riprendendo la nota immagine di Giano bifronte, \u201cLa Societ\u00e0\u201d, da una parte, costituisce il substrato scientifico e culturale (nelle sezioni \u201c Ricerche\u201d e \u201cStudi\u201d) alle molteplici iniziative\/attivit\u00e0 del centro propulsore, costituito dalle due Fondazioni \u201cSegni Nuovi\u201d e \u201cGiuseppe Toniolo\u201d, a cominciare dai \u201cGruppi della DSC\u201d, sorti in molti territori e che ogni anno si ritrovano tutti insieme al Festival della DSC, dalla \u201cScuola per l\u2019Alta Formazione in DSC\u201d, giunta \u2013 come il Festival &#8211; alla sua undicesima edizione e dalle molteplici iniziative di formazione per giovani e mondo dell\u2019impresa, dai \u201cLaboratori\u201d, organizzati dalla stessa Rivista come occasione di incontro, di confronto e di discernimento, e, dall\u2019altra, come supporto di ricerca alle linee tematiche delle periodiche Settimane dei Cattolici Italiani, di cui la prima fu promossa nel 1907 a Pistoia proprio da Giuseppe Toniolo, una delle realt\u00e0 pi\u00f9 caratteristiche dell\u2019Unione Popolare Cattolica Italiana per divulgare idee, progetti, soluzioni, realizzazioni.<\/p>\n<p>Papa Francesco ha innovato profondamente il modo di affrontare la DSC: ha determinato un riposizionamento del suo asse fondamentale. Mentre Giovanni Paolo II nella<em>\u00a0Sollicitudo rei socialis<\/em>\u00a0affermava che la DSC\u00a0\u00e8 dottrina morale, che indica qual \u00e8 la posizione giusta sui vari problemi della societ\u00e0, senza motivarla e senza un obbligo di attuazione (in analogia con la \u201clegge\u201d per san Paolo), papa Francesco ha spostato l\u2019intero discorso sociale dal piano della morale al piano della fede. Non ha cambiato tanto la DSC, ma la pone come questione di fede: dunque interpella la fede di ognuno, obbligandolo a prendere concretamente posizione. Il disimpegno (dalla politica, dall\u2019impegno sociale) \u00e8 disimpegno dalla fede. \u00c8 una fede che si arresta l\u00e0 dove iniziano i problemi, che si autolimita, che si coltiva solo in un ambito chiuso, che rinuncia a manifestare la sua forza in ambiti vitali fondamentali: non citazioni e celebrazioni, ma mettere le mani in pasta, sporcarsi le mani, arruolare giovani economisti e imprenditori per \u201cdare un\u2019anima all\u2019economia di domani\u201d<sup>9<\/sup>, proponendo un modo convincente di affrontare la questione dell\u2019ambiente, invitare all\u2019amicizia sociale per realizzare la fraternit\u00e0 fra tutti. In questo modo il discorso sociale acquista una forte motivazione, quella pi\u00f9 profonda e ultima, la fede, e diventa, per lo stesso motivo, un impegno pressante, non un discorso generale, ma un preciso vincolo all\u2019azione. Anche nella societ\u00e0 del pluralismo culturale la DSC rimane un giacimento di reciprocit\u00e0, gratuit\u00e0, dono e fraternit\u00e0. L\u2019esempio \u00e8 lo stesso san Francesco, che visse nel periodo di una rivoluzione economica e sociale, dando vita ad un tipo di struttura che, invece di essere piramidale, era sussidiaria e soprattutto diede vita al concetto di dono e fraternit\u00e0. Potrebbe sembrare una forzatura \u2013 per non dire un paradosso \u2013 associare le radici della scienza economica al pensiero della Scuola francescana, ma in realt\u00e0 il lessico del modello dell\u2019economia di mercato nasce proprio da quella Scuola. Pochi sanno che il primo Monte di Piet\u00e0, che erogava prestiti a modico interesse ad artigiani piccole imprese e alle famiglie venne fondato da un francescano, fra Barnaba Manassei a Perugia nel 1462. L\u2019idea della generativit\u00e0 e produttivit\u00e0 del capitale per lo sviluppo e il bene comune fu rivoluzionaria perch\u00e9 il denaro che veniva immesso nel processo produttivo per una finalit\u00e0 di benessere collettivo diventava \u201ccapitale buono\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Cfr. Ivi, pp. 2-31.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Brani scelti da Michael Novak e riprodotti nella sua presentazione al libro di M. DE GIROLAMO,\u00a0<em>Da Sturzo a Novak. Itinerari etici del capitalismo democratico<\/em>, Edizioni Dehoniane, Bologna 1998.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Mondo economico<\/em>, 28 marzo 1985.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Cfr. testo con commenti riportato da \u201cQuaderni di documentazione\u201d della Confindustria, preparato in occasione del convegno sul tema \u201cEtica ed economia. Dove va l\u2019Europa\u201d (Roma, 20 giugno 1991).<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Convegno svoltosi il 13 dicembre 1986 all\u2019Augustnianum. Di particolare interesse \u00e8 il fatto che il convegno fu preceduto da un incontro, avvenuto nella sede di\u00a0<em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, il 25 febbraio 1982 tra Confindustria e gli scrittori della rivista sulla\u00a0<em>Laborem exercens<\/em>, nel corso della quale P. Scoppola ebbe ad ammettere \u2013 in dialogo con Franco Mattei \u2013 l\u2019esistenza di una evidente incomunicabilit\u00e0 tra mondo della produzione ed esperienza cristiana (Cfr. Supplemento a\u00a0<em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, quaderno n.3177 del 1982; O. BAZZICHI,\u00a0<em>Etica ed economia. Riflessioni sugli incontri Confindustia- Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, in \u201cStudi Sociali\u201d, n. 11 del 1989.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Mondo Economico<\/em>, 6 aprile 1987.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Segnaliamo i pi\u00f9 importanti. Convegno organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici, dall\u2019Istituto dell\u2019economia tedesca, dalla Fondazione Adenauer e dalla Federazione Internazionale delle Universit\u00e0 Cattoliche sul tema\u00a0<em>Chiesa e mondo economico: corresponsabilit\u00e0 per il futuro dell\u2019economia mondiale<\/em>, Roma, Universit\u00e0 Urbaniana 21.24 novembre 1985, in \u201cIl Regno Documenti\u201d, 31(1986)99-104. Convegno promosso dal Mediocredito Lombardo su\u00a0<em>Cultura etica e finanza<\/em>, Milano 21 febbraio 1987. Convegno promosso nell\u2019ambito della preparazione del VII Congresso Eucaristico diocesano della Chiesa bolognese sul tema\u00a0<em>Denaro e coscienza cristiana<\/em>, Bologna 10-11 aprile 1987 (Ed. Dehoniane, Bologna 1987). Convegno organizzato dall\u2019Istituto Internazionale Jacques Maritain, in collaborazione con la Facolt\u00e0 di Economia e Commercio dell\u2019Universit\u00e0 di Cagliari, su\u00a0<em>Etica ed economia: i documenti dei Vescovi dei paesi industrializzati<\/em>, Cagliari 9-10 0ttobre 1987. Convegno promosso dalla Commissione CEI per i Problemi Sociali e del Lavoro su\u00a0<em>Uomini, nuove tecnologie, solidariet\u00e0: il servizio della Chiesa italiana<\/em>, Roma 17-21 novembre 1987, in \u201cIl Regno Attualit\u00e0\u201d, 32 \/1987)623-625. Convegno promosso dalla Commissione CEI per i Problemi Sociali e del Lavoro, d\u2019intesa con l\u2019Istituto Internazionale Jacques Maritain su\u00a0<em>Etica e democrazia economica<\/em>, Roma 17-18 febbraio 1989, in \u201cIl Regno Attualit\u00e0\u201d, 34(1989)155ss. Infine, per quanto riguarda ancora l\u2019Italia, si segnala il documento della Commissione CEI per i Problemi Sociali e del lavoro su\u00a0<em>Chiesa e lavoratori nel cambiamento<\/em>, Roma 17 gennaio 1987, in \u201cIl Regno Documenti\u201d, 32 (1987)167-176.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Per una sintesi di tutti i numerosi interventi (dai teologi dell\u2019Universit\u00e0 Gregoriana a Vittorio Coda della SDA-Bocconi, dai docenti della Sapienza e della LUISS all\u2019Universit\u00e0 di Napoli e Salerno, dagli imprenditori Giancarlo Lombardi, Vincenzo Giustino e Antonio D\u2019Amato a Ferdinando Ventriglia (Banco di Napoli) e Sergio Zoppi (Formez), dal giudice costituzionale Francesco Paolo Casavola a Giovanni Goria e al cardinale Michele Giordano, ecc. Cfr.\u00a0<em>Nuove frontiere dell\u2019etica economica<\/em>, a cura di S. Cipriani, Ave editrice, Roma 1990.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Cfr. Messaggio di Papa Francesco per l\u2019evento\u00a0<em>Economy of Francesco<\/em>, Roma 11 maggio 2019. Si tratta della convocazione ad Assisi di tutti i \u201cgiovani economisti e imprenditori di tutto il mondo per fare un patto per cambiare l\u2019attuale economia\u201d. La citt\u00e0 di Assisi diventa la nuova Davos francescana per il confronto e dialogo sui temi dell\u2019<em>ecologia integrale<\/em>\u00a0(ambientale, economica, sociale, culturale, della vita quotidiana, che protegge il bene comune e sa guardare al futuro) e della gratuit\u00e0 e della fraternit\u00e0 (encicliche\u00a0<em>Laudato s\u00ec<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Fratelli tutti<\/em>).<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1231],"fascicolo":[315],"class_list":["post-2826","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giuseppe-bazzichi","fascicolo-giugno-2022"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Trentesimo della rivista \u201cLa Societ\u00e0\u201d<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Bazzichi, pubblicato nel numero di Giugno 2022. 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