{"id":2823,"date":"2022-06-01T12:00:00","date_gmt":"2022-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2823"},"modified":"2026-04-19T04:28:18","modified_gmt":"2026-04-19T02:28:18","slug":"great-resignation-e-la-societa-post-covid","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/great-resignation-e-la-societa-post-covid\/","title":{"rendered":"Great Resignation e la societ\u00e0 post-Covid"},"content":{"rendered":"<p>Il fenomeno\u00a0<em>Great Resignation<\/em>, l\u2019aumento costante e continuo di dimissioni volontarie dal lavoro, entra saltuariamente nel dibattito italiano senza raccogliere l\u2019interesse che merita. Colpisce, nell\u2019attuale difficile contingenza, la scelta volontaria di abbracciare un periodo di precariet\u00e0 lavorativa anzich\u00e9 ricercare un solido ancoraggio esistenziale. Le spiegazioni di natura economica non convincono fino in fondo e molte domande rimangono irrisolte.<\/p>\n<p>Il presente contributo affronta questi interrogativi attraverso un\u2019analisi pi\u00f9 ampia del fenomeno e propone una visione sul possibile sviluppo futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1. I dati della Great Resignation<\/strong><\/p>\n<p>Il 10 maggio 2021, Antony Kloz, professore associato di management alla Texas A&amp;M University, rilasciava un\u2019intervista a\u00a0<em>Bloomberg<\/em>\u00a0in cui annunciava: \u00absta arrivando la\u00a0<em>Great Resignation<\/em>\u00bb<sup>1<\/sup>. Infatti, nei mesi seguenti, ben 47,4 milioni di lavoratori statunitensi si sono dimessi dai loro impieghi e molti senza avere pronte delle alternative.<\/p>\n<p>A met\u00e0 settembre, l\u2019<em>Harvard Business Review<\/em><sup>2<\/sup>\u00a0pubblicava un\u2019analisi su pi\u00f9 di 9 milioni di lavoratori in oltre 4.000 aziende, da cui risult\u00f2 che la tendenza pi\u00f9 forte alle dimissioni era nella fascia di et\u00e0 30-45, con un aumento del 20% rispetto all\u2019anno precedente. Questo fenomeno, ricordava Derek Thompson su\u00a0<em>Atlantic<\/em><sup>3<\/sup>, era comparso anche negli anni \u201960 e \u201970 ma in presenza di un\u2019economia pi\u00f9 florida, scomparendo con la crisi del decennio seguente per la paura di perdere, se disoccupati, i benefici dell\u2019assistenza sociale.<\/p>\n<p>Kathryn Hymes, su\u00a0<em>Wired<\/em><sup>4<\/sup>, riportava che il 40% dei lavoratori intervistati progettava di dimettersi nei seguenti 3-6 mesi e il 18% lo riteneva certo. Il sondaggio, effettuato in Australia, Canada, Singapore, USA e Regno Unito, riportava risultati incredibilmente omogenei. Persino gli imprenditori erano concordi (54%) nel percepire un turnover maggiore del solito e molti (64%) si aspettavano un peggioramento. In generale, chi pensava di dimettersi non aveva ancora trovato un\u2019altra occupazione nel 36% dei casi.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Italia \u00e8 stata colpita da questo fenomeno.<\/p>\n<p>Analizzando le\u00a0<em>Note trimestrali del II trimestre 2021<\/em>\u00a0del Ministero del Lavoro<sup>5<\/sup>, si scopre che tra aprile e giugno (inizio della<em>\u00a0Great Resignation<\/em>) sono terminati 2.587.000 contratti. Il 59% di questi si \u00e8 concluso con le dimissioni volontarie dei lavoratori segnando l\u2019incremento record del 37% rispetto al trimestre precedente, dell\u201985% su base annua e del 10% rispetto al 2019. Il rapporto\u00a0<em>Excelsior<\/em><sup>6<\/sup>\u00a0del mese di ottobre 2021 evidenzia come, a fronte di 2,4 milioni di disoccupati, ci siano ben 505.000 posti vacanti, specialmente nel settore ICT, con una crescita del 29% rispetto al 2019.<\/p>\n<p>ISTAT conferma che nel 2021 l\u2019Italia ha recuperato 650 mila occupati, per il 60% con impieghi precari &#8211; infatti mancano ancora 286 mila per tornare al febbraio 2020. Non bisogna farsi ingannare da letture quantitative o statistiche. Da inizio pandemia (appunto, febbraio 2020) l\u2019Italia ha perso quasi mezzo milione di forza lavoro (481 mila per la precisione). Il ritorno al 59% del tasso di occupazione, lo stesso del pre-Covid, \u00e8 artefatto contabile: il divario si \u00e8 chiuso solo a livello di tasso di occupazione, non di occupati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/mattei_01.jpg\" alt=\"mattei 01\" width=\"700\" height=\"283\" \/><\/p>\n<p>Il quadro generale \u00e8 piuttosto fluido e contraddittorio: alta disoccupazione, grande offerta di impiego, aumento delle dimissioni dal lavoro, crescita economica. Quali sono le cause che si ipotizzano? Quali sono le soluzioni prospettate?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. Un problema economico?<\/strong><\/p>\n<p>Le prime reazioni collocavano il problema all\u2019interno delle dinamiche industriali e lavorative, proponendo soluzioni ingenue o semplicistiche. Ad esempio, si accusava il deterioramento delle relazioni e la scarsa capacit\u00e0 di coinvolgimento dei collaboratori da parte dei responsabili. Cos\u00ec Jill Hauwiller di\u00a0<em>Forbes<\/em><sup>7<\/sup>, basandosi su una ricerca dell<em>\u2019Harvard Business Review<\/em><sup>8<\/sup>\u00a0in cui si notava l\u2019incapacit\u00e0 del 37% dei manager di dare feedback positivi, consigliava di esprimere gratitudine in modo efficace.<\/p>\n<p>Gli osservatori economici si concentrarono sulla staticit\u00e0 del lavoro nell\u2019ultimo anno. Il fenomeno si giustificava con la ripresa del mercato che, avendo liberato le domande in attesa, le vedeva sovrapporsi e sommarsi alle normali richieste del periodo in corso. Altri ipotizzarono una reazione al\u00a0<em>burnout<\/em>, il punto di rottura dello stress raggiunto quando l\u2019impegno quotidiano diventa superiore alle proprie forze. Si cerc\u00f2 di frenare l\u2019emorragia di lavoratori anche con l\u2019aumento dei salari, ma si crearono le condizioni favorevoli affinch\u00e9 si cercassero nuove occupazioni pi\u00f9 redditizie. Non ultima, venne la critica ai sussidi sociali. L\u2019accusa ricorrente era di disincentivare la ricerca e l\u2019impegno nel lavoro. L\u2019aumento dell\u2019assistenza alla disoccupazione era stato visto da molte aziende come un premio all\u2019ozio. Inoltre, le minori occasioni di spesa, causa lockdown e restrizioni, aveva permesso l\u2019accumulo straordinario di risparmio tale da affrontare con meno affanno i periodi di inattivit\u00e0.<\/p>\n<p>Marco Bentivogli, ex segretario generale Fim-Cisl ed oggi Coordinatore Nazionale di Base Italia, ha cercato di portare la\u00a0<em>Great Resignation<\/em>\u00a0al centro della discussione con articoli e interviste sulla stampa nazionale. Anche nel suo ultimo libro affronta questo tema<sup>9<\/sup>. Bentivogli mette in evidenza una perdita di senso del lavoro come strumento di autorealizzazione notando che \u00abil \u2018valore\u2019 del lavoro non corre di pari passo con l\u2019importanza soggettiva del suo senso [\u2026] la vera sfida \u00e8 ripensare un lavoro che renda pi\u00f9 umani\u00bb<sup>10<\/sup>. L\u2019ex sindacalista, portatore di una nuova visione del mondo industriale, auspica un \u201clavoro ad umanit\u00e0 aumentata\u201d, un lavoro che \u00abrichieda la nostra dote pi\u00f9 incontendibile con le macchine e cio\u00e8 la nostra #umanit\u00e0aumentata\u00bb<sup>11<\/sup>. Per fare questo, occorre \u00abvalorizzare la libert\u00e0 di scelta delle persone e le motivazioni che orientano i loro percorsi\u00bb<sup>12<\/sup>. Rilevando come il lavoro sia anche relazione, afferma che \u00abritessere la comunit\u00e0 di lavoro \u00e8 fondamentale proprio per ricostruire il nuovo senso del lavoro\u00bb<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>Sono osservazioni sicuramente valide, ma ancora nel solco dell\u2019analisi economica ed ignare degli aspetti antropologici e sociali di due anni di pandemia. Uno sguardo interdisciplinare, capace di guardare alla poliedricit\u00e0 dell\u2019animo umano, mostra motivazioni e tendenze che sfuggono ad economisti ed imprenditori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. Workism e Crisi Sociale<\/strong><\/p>\n<p>Le spiegazioni fin qui riportate, sono sicuramente vere ed importanti, ma non spiegano un fenomeno cos\u00ec particolare e duraturo.\u00a0<em>Great Resignation<\/em>\u00a0e \u2018lavoro ad umanit\u00e0 aumentata\u2019 sono definizioni che raccontano le increspature in superficie. Manca il racconto del riallineamento in atto fra lavoro e vita personale, l\u00ec dove si inserisce la riscrittura del senso del lavoro. Nella ricerca di questo bilanciamento, la riflessione si deve allargare e farsi inclusiva della famiglia, degli amici, della vita spirituale. Come afferma la gi\u00e0 citata K. Hymes, dobbiamo comprendere e descrivere un nuovo evento, abbandonare termini e concetti non pi\u00f9 attuali, \u00abdobbiamo sviluppare un vocabolario pi\u00f9 ampio su come il lavoro si stia evolvendo alla luce della pandemia\u00bb<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>Una delle parole da ripensare \u00e8\u00a0<em>burnout<\/em>, frettolosamente usata per giustificare o condannare qualsiasi comportamento. Dovremmo allargarne il concetto ed includere il complesso di sentimenti d\u2019impotenza rabbiosa e disperata provati per la morte di tante persone che non erano estranei, ma familiari, amici, colleghi; della privazione del contatto fisico, del pianto nascosto nell\u2019intimit\u00e0 di un abbraccio, delle relazioni costruite sulla condivisione della vita. A differenza di altri eventi drammatici e terribili, dagli incidenti ai terremoti, la pandemia persiste nel tempo e rinnova dolori e sofferenze. A questo si aggiungono le preoccupazioni per la guerra in atto e le sue conseguenze. Per questo motivo, la morte si percepisce cos\u00ec vicina, tutti i giorni, fino ad interrogarci sul\u00a0<em>perch\u00e9<\/em>\u00a0delle nostre azioni, lo scopo, il fine, l\u2019<em>eskaton<\/em>. La vita si rivela per quello che \u00e8: fragile, breve, meravigliosa. Davvero, vale la pena sacrificarla per il lavoro? Cosa fornisce senso, appagamento, soddisfazione felicit\u00e0 all\u2019esistenza?<\/p>\n<p>Con le scuole in DAD, la maggioranza delle donne ha dovuto rinunciare al proprio lavoro per stare con i figli. Lo smart working pu\u00f2 averle aiutate, ma laddove lo era anche il compagno chi avrebbe cucinato, fatto la spesa, pulito la casa? Il lavoro da casa e le restrizioni hanno favorito la costruzione di una comunit\u00e0 di lavoro online, ristabilito o mantenuto i legami che il distanziamento fisico stava rompendo. La pandemia ha riportato le famiglie in una situazione relazionale pre-industriale, dove tutto il gruppo viveva e lavorava in spazi comuni. La riscoperta della dimensione familiare ha imposto una riflessione personale sul lavoro: vale il sacrificio della mia famiglia, dei miei hobby, dei miei interessi? Se lo facessi per la mia famiglia, che senso avrebbe se non possiamo stare insieme? Sono domande urgenti per le categorie pi\u00f9 svantaggiate che devono lavorare il doppio per ottenere i benefici riconosciuti ai lavoratori pi\u00f9 privilegiati. Parlo di donne con paghe inferiori agli uomini, di migranti, di precari. Il sussidio statale pu\u00f2 essere apparso come una compensazione dei torti subiti o aver dato una sicurezza temporanea a quanti volevano abbandonare un lavoro malpagato o irregolare e cercare un\u2019opportunit\u00e0 migliore.<\/p>\n<p>Anche queste spiegazioni sono vere, eppure non sono ancora sufficienti per una motivazione esaustiva. Infatti, devono essere lette sullo sfondo del progressivo abbandono del\u00a0<em>workism<\/em>, un processo in atto in tutto il mondo, Cina compresa.<\/p>\n<p>Derek Thompson definisce il\u00a0<em>workism<\/em>\u00a0\u00abla convinzione che il lavoro non sia solo necessario alla produzione economica, ma anche il fulcro della propria identit\u00e0 e dello scopo della vita; e la convinzione che qualsiasi politica volta a promuovere il benessere umano debba incoraggiare sempre pi\u00f9 lavoro\u00bb<sup>15<\/sup>. Un tempo il lavoro era finalizzato alla sopravvivenza e a soddisfare le necessit\u00e0 pi\u00f9 urgenti della vita. Con l\u2019industrializzazione, i bisogni primari sono stati soddisfatti e si \u00e8 rivolta l\u2019attenzione alla produzione e consumo dei beni effimeri, indicatore del livello di realizzazione personale<sup>16<\/sup>. Il lavoro, da mezzo di sopravvivenza, \u00e8 diventato carriera e la scrivania \u00e8 diventata l\u2019altare su cui sacrificare la propria vita. Cos\u00ec facendo si sono soddisfatte le esigenze del mercato lasciando inappagati i desideri personali.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che siano i<em>\u00a0Millennials<\/em>\u00a0i protagonisti della\u00a0<em>Great Resignation<\/em>. Pi\u00f9 istruiti delle generazioni precedenti e da queste convinti che il duro lavoro avrebbe ricompensato i sacrifici, si ritrovano dal 2008 al centro di una continua crisi. Il sentimento prevalente \u00e8 di tradimento e di inganno tanto da chiedersi: \u00abvale la pena sacrificare la propria vita per tutto questo?\u00bb<\/p>\n<p>Persino in Cina \u00e8 sorto un movimento culturale analogo.\u00a0<em>Lying Flat is Justice<\/em>\u00a0\u00e8 il nome di un post di Luo Huazhong, un giovanotto della provincia del Sichuan che ha lasciato il posto fisso per vivere di lavori saltuari girando liberamente il paese in bicicletta. Il\u00a0<em>Lying Flat<\/em>\u00a0ha avuto subito successo tanto da convincere il\u00a0<em>New York Times<\/em>\u00a0ad intervistare Huazhong<sup>17<\/sup>\u00a0e la censura governativa a cancellare il post<sup>18<\/sup>. Le motivazioni sono le stesse: un ritmo di vita insostenibile, promesse non realizzate, desiderio di maggiore tempo per s\u00e9.<\/p>\n<p>In definitiva, nel nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata, il lavoro non \u00e8 pi\u00f9 il fulcro dell\u2019identit\u00e0. Uno studio della\u00a0<em>Harvard Business School<\/em><sup>19<\/sup>\u00a0ha mostrato come la stragrande maggioranza dei lavoratori \u00e8 felice quando sta con familiari ed amici ed i neolaureati ambiscono lavori che lascino loro tempo sufficiente per coltivare interessi personali ed hobby.<\/p>\n<p>La facolt\u00e0 di scienze sociali della Cambridge University ha condotto una ricerca sull\u2019<em>employment dosage<\/em><sup>20<\/sup>, cio\u00e8 la quantit\u00e0 ottimale di lavoro retribuito per mantenere la \u201csanit\u00e0 mentale\u201d. Meno di un giorno di lavoro retribuito a settimana genera depressione, di pi\u00f9 non produce vantaggi apprezzabili se non il rischio di stress e\u00a0<strong>burnout<\/strong>. \u00abNei prossimi decenni potremmo vedere l&#8217;intelligenza artificiale, i big data e la robotica sostituire gran parte del lavoro retribuito attualmente svolto dagli esseri umani\u00bb, ha affermato il dott. Daiga Kamer\u0101de, capo ricercatore di\u00a0<em>Employment Dosage<\/em>. \u00abSe non c&#8217;\u00e8 abbastanza lavoro per tutti coloro che vogliono lavorare a tempo pieno, dovremo ripensare le norme attuali. Ci\u00f2 dovrebbe includere la ridistribuzione dell&#8217;orario di lavoro, in modo che tutti possano ottenere i benefici per la salute mentale di un lavoro, anche se ci\u00f2 significa che lavoreremo tutti per settimane molto pi\u00f9 brevi\u00bb.<\/p>\n<p>Ad inizio 2020, la premier finlandese Sanna Marin ha proposto un orario di lavoro flessibile di 24 ore settimanali (quattro giorni per sei ore), come ulteriore riduzione delle 30 ore lavorate allora, secondo l\u2019OCSE, la media europea \u00e8 di 30 ore settimanali e in Italia ne lavoriamo 33, in Svezia e in Germania si lavorano 26 ore, in Olanda 28 e 29 in Francia.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che nel futuro lavoreremo solo un giorno a settimana?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4. Crisi del capitalismo<\/strong><\/p>\n<p>Luciano Floridi ritiene equivoca la definizione di \u2018Intelligenza Artificiale\u2019 perch\u00e9 ipotizzerebbe una qualche capacit\u00e0 razionale del tutto assente in un dispositivo tecnologico digitale. La meraviglia, secondo il filosofo, \u00e8 la capacit\u00e0 di svolgere perfettamente dei compiti a \u2018<em>zero intelligenza<\/em>\u2019, cio\u00e8 l\u2019Intelligenza Artificiale altro non sarebbe che la capacit\u00e0 dell\u2019uomo di far eseguire ad una macchina priva di intelligenza il lavoro di un uomo intelligente ed esperto<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019Intelligenza Artificiale \u00e8 fondamentale per l\u2019Industria 4.0 e Bentivogli afferma che \u00able vere aziende 4.0 inseriscono negli obiettivi la \u201czerofatiche\u201d, perch\u00e9 la fatica \u00e8 sempre pi\u00f9 inutile e costosa e con essa gli eccessivi carichi posturali, la scarsa ergonomia\u00bb<sup>22<\/sup>. \u00c8 un processo in cui le macchine a\u00a0<em>zero intelligenza<\/em>\u00a0sostituiscono il lavoratore umano, generico o specializzato (sicuramente una risorsa con\u00a0<em>intelligenza<\/em>). La narrazione comune vuole che il progresso tecnologico crei pi\u00f9 posti di lavoro di quanti ne distrugga. Oggi siamo ancora sotto i livelli occupazionali di pre-pandemia che, a loro volta, erano sotto i livelli del 2008 e, nonostante tutto, aumenta la produzione e il prodotto interno lordo. Grazie alla tecnologia si produce di pi\u00f9, con meno costi e meno lavoratori umani. La tecnologia sembra produrre pochi posti di lavoro oltretutto precari, malpagati e non appaganti. Si cercano persone con alti livelli di studi e di preparazione che, di contro, nutrono forti aspettative disattese dalle condizioni di lavoro offerte<sup>23<\/sup>. Spesso l\u2019adagio \u00abnon trovo personale adatto\u00bb dovrebbe completarsi con \u00abnon trovo personale adatto alle condizioni che voglio pagare\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 un problema che nasce da lontano ed oggi si manifesta in tutta la sua virulenza.<\/p>\n<p>Fino agli anni \u201870 il sistema economico riusciva ancora a garantire un progresso e ogni incremento di produttivit\u00e0 determinava un aumento di occupazione con trasferimento proporzionato delle ricchezze al lavoratore. In questa fase, \u00e8 ancora attivo lo\u00a0<em>sgocciolamento<\/em><sup>24<\/sup>\u00a0della ricchezza dalle classi abbienti verso le classi sociali pi\u00f9 basse. L\u2019industrializzazione permise di aumentare la quantit\u00e0 di beni prodotti, l\u2019abbassamento dei prezzi ed aumenti salariali che permettevano la creazione di nuovi mercati, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di spendere maggiormente e diversificare gli acquisti. Si lavorava tanto e con sacrificio, ma si migliorava la qualit\u00e0 della vita. Intere generazioni hanno tratto vantaggio da questo sviluppo potendo accedere ai beni primari tanto da iniziare a rivolgere l\u2019attenzione a quelli superflui, segnando il passaggio dall\u2019economia di scarsit\u00e0 all\u2019economia dell\u2019abbondanza. Ogni famiglia aveva il padre assunto con posto fisso ed un reddito sufficiente per accumulare un risparmio, mandare i figli a scuola, curarsi, avere un\u2019auto, villeggiare. Il benessere determin\u00f2 la saturazione del mercato dei beni primari e la conseguente richiesta di prodotti personalizzati e diversificati. La nuova domanda impose processi di ristrutturazione aziendale e il contenimento dei costi di produzione, obiettivo che si raggiunse ricorrendo alla meccanizzazione ed ai licenziamenti. Il tentativo di correzione gener\u00f2 un modello definito \u201cneoliberalismo\u201d<sup>25<\/sup>\u00a0che, a sua volta, \u00e8 stato messo in crisi dalla progressiva introduzione delle tecnologie digitali e robotiche.<\/p>\n<p>Lo studio di Erik Bryniolfsson e Andrew McAfee<sup>26<\/sup>, dimostra come l\u2019occupazione nell\u2019industria privata non cresca pi\u00f9 nonostante l\u2019aumento della produttivit\u00e0: le industrie producono di pi\u00f9 ma non assumono. In Italia, Domenico De Masi<sup>27<\/sup>\u00a0e Roberto Ciccarelli<sup>28<\/sup>\u00a0parlano della fine del lavoro, della scomparsa della manodopera e della necessit\u00e0 di ripensarne le categorie. Il primo passo in questa direzione \u00e8 considerare superato e superabile il modello produttivo attuale. Domandiamoci: siamo nella condizione migliore possibile e non ci sono ulteriori opzioni? Dobbiamo accettare che il (neo)liberalismo sia il sistema economico ottimale? Se non ci fosse un\u2019alternativa significherebbe che l\u2019evoluzione economica umana avrebbe trovato un limite invalicabile. Cos\u00ec formulato, il postulato \u00e8 difficile da credere in modo convincente: colonizzeremo Marte nell\u2019arco di due secoli, faremo innesti cibernetici ma non cambieremo sistema produttivo?<\/p>\n<p>Josh Bivel e Lawrence Mishel<sup>29<\/sup>\u00a0hanno dimostrato che, dal 1980 ad oggi, a fronte dell\u2019aumento della produttivit\u00e0 del 72%, la quota di ricchezza trasferita ai produttori \u00e8 stata del 63%. Nello stesso periodo la crescita del reddito medio \u00e8 stata del 42,5%, ma l\u2019aumento del reddito mediano solo 8,7%. Grazie alla tecnologia si fanno pi\u00f9 guadagni con meno persone e con retribuzioni pi\u00f9 basse. L\u2019evoluzione cui stiamo assistendo sta estromettendo gli uomini dalla produzione aprendo un problema sociale ed antropologico nuovo. \u00abSenza un approccio sistematico alla costruzione di una nuova economia, e senza la solidariet\u00e0 strutturale che occorrerebbe per far passare un simile cambiamento\u00bb<sup>30<\/sup>\u00a0i lavoratori sono destinati alla povert\u00e0 o peggio ad ingrossare la classe dei\u00a0<em>lavoratori poveri<\/em><sup>31<\/sup>.<\/p>\n<p>Dunque, il lavoro sembra sia sempre pi\u00f9 appannaggio dei sistemi tecnologici confinando l\u2019uomo in un angolo di povert\u00e0 pi\u00f9 o meno estrema. Se \u00e8 questo il nostro futuro, quale alternativa si pu\u00f2 ipotizzare? Davvero domani ci sar\u00e0 pi\u00f9 occupazione, il lavoro sar\u00e0 pi\u00f9 gratificante, umano e ben pagato? Davvero varr\u00e0 la pena continuare a sacrificarsi aspettando questo futuro? I\u00a0<em>Millennials<\/em>\u00a0non ci credono pi\u00f9 e le nuove generazioni addirittura non riescono ad entrare nel mondo del lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5. Il lavoro umano<\/strong><\/p>\n<p>Non lavorare o, peggio, non sacrificarsi nel lavoro appare una blasfemia, quasi la volont\u00e0 di sfuggire alla punizione comminata dal Signore ad Adamo ed Eva: guadagnarsi da mangiare \u00abcon la fatica e il sudore della fronte\u00bb (Gen 3, 17-19). L\u2019esegesi rabbinica non giustifica questo senso di colpa<sup>32<\/sup>. Il Signore punisce la Terra per le sue disubbidienze ed a lei rivolge la condanna: \u201ccardi e spine produrrai\u201d (Gen 3, 18). Adamo, sentendolo, domanda: \u00abdovr\u00f2 mangiare con gli animali nella stessa greppia?\u00bb. Impietosito, il Signore risponde: \u00abcon il sudore della tua fronte mangerai\u00bb (Gen 3,19). \u00c8 un comando positivo e non una punizione. Il lavoro \u00e8 orientato verso un bene, \u00e8 capace di significare la peculiarit\u00e0 umana, di rispettarne la dignit\u00e0. Il lavoro positivo, bench\u00e9 con sudore, meglio si accorda con il vero lavoro cui era destinato l\u2019uomo: \u00abil Signore Dio prese l\u2019uomo e lo pose nel giardino di Eden, perch\u00e9 lo coltivasse e lo custodisse\u00bb (Gen 2, 16). Esiste un lavoro\u00a0<em>buono<\/em>, bene-detto in cui l\u2019uomo pu\u00f2 sentirsi felice, in armonia e relazione con il prossimo, il creato e Dio. \u00c8 il modello cui possiamo ispirarci per la costruzione di una societ\u00e0 migliore.<\/p>\n<p>Il lavoro appartiene alla condizione originale umana e non \u00e8 una punizione o una maledizione. Diventer\u00e0 fatica dopo il peccato di Adamo ed Eva, ma rimarr\u00e0 la memoria del riposo settimanale come limite alla tentazione di sfruttamento o asservimento al lavoro. L\u2019attivit\u00e0 umana \u00e8 pensabile anche come partecipazione all\u2019opera creatrice e della redenzione, un mezzo di santificazione e animazione delle realt\u00e0 terrene nello Spirito di Cristo.<sup>33<\/sup>\u00a0C\u2019\u00e8 una nobilt\u00e0 nel lavoro a condizione che il lavoro sia rispettoso della dignit\u00e0 umana: \u00abnon c\u2019\u00e8, infatti, alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo valore etico, il quale senza mezzi termini e direttamente rimane legato al fatto che colui che lo compi \u00e8 una persona\u00bb.<sup>34<\/sup><\/p>\n<p>Papa Francesco ha pi\u00f9 volte denunciato la disumanizzazione del lavoro attraverso l\u2019esasperazione del profitto e delle\u00a0<em>tecnoscienze<\/em>, quella cultura digitale invisibile che governa il mondo e fa accadere eventi, come sembra volerci dire nella\u00a0<em>Laudato Si<\/em>. Cambia la dimensione oggettiva del lavoro, le condizioni, le tecniche e le risorse con sui viene eseguita l\u2019attivit\u00e0 umana, e cambia anche la dimensione soggettiva, la consapevolezza del suo agire ed il significato che ne attribuisce. Gi\u00e0 Bartolomeo Sorge richiamava alla necessit\u00e0 \u00abdi un nuovo patto sociale, fondato su un rinnovato senso di solidariet\u00e0 e di partecipazione, condiviso sia dagli imprenditori, sia dai lavoratori. Con ogni probabilit\u00e0 si dovranno prevedere forme di lavoro a tempo parziale; si dovranno ridurre i tempi di lavoro per facilitare l\u2019alternanza di manodopera [\u2026] ci\u00f2 vuol dire che il nuovo ordine economico per essere efficiente, dev\u2019essere animato eticamente\u00bb,<sup>35<\/sup><\/p>\n<p>In conclusione, si sta inaugurando un periodo di rinnovamento delle condizioni oggettive di lavoro. Si apre la possibilit\u00e0 di abbandonare una visione antropocentrica dei beni della terra e riconoscerci quali amministratori in una visione dove i beni sono assoggettati alla duplice regola del\u00a0<em>possesso personale<\/em>\u00a0e insieme dell\u2019<em>uso comune<\/em><sup>36<\/sup>. In un mondo in cui il lavoro va quantitativamente diminuendo, bisogna progettare migliori forme di condivisioni della ricchezza e dei beni prodotti, e svincolare il benessere personale dal successo professionale o dal possesso di beni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>6. Una proposta per il futuro<\/strong><\/p>\n<p>Il futuro \u00e8 un\u2019epoca in cui lavoreremo sempre meno. Alcuni, come gli\u00a0<em>accelerazionisti<\/em><sup>37<\/sup>, desiderano favorire questo futuro ed accelerare il piano di transizione digitale per liberare l\u2019uomo dalla necessit\u00e0 e dall\u2019obbligatoriet\u00e0 del lavoro. Lavorare diventerebbe una scelta o una necessit\u00e0 minimale, come le 8 ore settimanali per la propria \u201csanit\u00e0 mentale\u201d. Non siamo preparati culturalmente a questo passaggio. Abbiamo bisogno di imparare a non identificarci con o per il nostro lavoro ed iniziare a valutarci in base all\u2019utilizzo del tempo libero.<\/p>\n<p>In Europa sono in corso esperimenti sociali che voglio sperimentare proprio questi nuovi contesti. Uno dei primi fu effettuato in Finlandia a partire dal 2017. Duemila disoccupati tra i 25 e 58 anni hanno ricevuto per due anni un reddito garantito (circa il 50% di un affitto medio) indipendentemente se lavorassero o meno. A luglio 2021, il governo islandese ha reso noti i risultati di un test definito un \u00absuccesso travolgente\u00bb: riduzione della settimana a 4 giorni lavorativi mantenendo gli stessi livelli di retribuzione e produttivit\u00e0. Unilever, colosso britannico dell\u2019alimentazione, ha avviato a fine 2020 un esperimento in Nuova Zelanda: quattro giorni lavorativi alle stesse condizioni dei cinque precedenti. L\u2019Accademia delle Belle Arti di Amburgo ha assegnato una borsa di studio a tre studenti per studiarne il comportamento nel periodo di inattivit\u00e0. Ad agosto 2020, la piattaforma\u00a0<em>Mein Grundeinkommen<\/em>\u00a0e l\u2019Istituto per la Ricerca Economica\u00a0<em>Diw Berlin<\/em>\u00a0hanno avviato un esperimento con 122 persone che riceveranno un reddito di \u20ac 1.200 al mese per tre anni senza lavorare.<\/p>\n<p>Cosa far\u00e0 l\u2019uomo senza il lavoro? Le arti liberali, le cui origini per alcuni risalgono ai tempi di Pitagora, Platone e Aristotele in Grecia, di Cicerone, Seneca e Quintiliano a Roma, erano attivit\u00e0 peculiari degli\u00a0<em>uomini liberi<\/em>, liberi dalla necessit\u00e0 (o schiavit\u00f9) del lavoro. Questi uomini si potevano dedicare alle arti, alle lettere, alla scienza, alla\u00a0<em>res pubblica<\/em>: attivit\u00e0 non certo noiose i cui prodotti sono ancora oggi oggetto di studio ed ammirazione. Lo stesso Vangelo ci invita a pi\u00f9 riprese a valutare meglio e con saggezza il lavoro e quello che ne possiamo trarre: i gigli non filano e non mietono (Mt 6, 28; Lc 12, 27); l\u2019instabilit\u00e0 delle ricchezze (1 Tim 6, 17); chiusura del cuore (1 Gv 3,17) e soprattutto l\u2019inutilit\u00e0 dall\u2019accumulo (Lc 12, 16-20).<\/p>\n<p>La preoccupazione delle attuali politiche di ripresa non dovrebbe essere rivolta a come riorganizzare il lavoro, quanto a governare la rivoluzione culturale cui andiamo incontro. Dobbiamo liberarci dall\u2019idea che la promozione del bene comune si possa realizzare solo attraverso politiche di incoraggiamento, sostegno o sviluppo del lavoro. Abbiamo necessit\u00e0 di misurare il benessere umano su metriche diverse dal PIL o dal reddito pro-capite e affidarci maggiormente a misurazioni come l\u2019indice di Gini,<\/p>\n<p>lo Human Development Index, l\u2019Indice di Benessere Sostenibile, il Better Life Index e molti altri.<\/p>\n<p>Liberati dalla necessit\u00e0 di lavorare per sopravvivere o per darci un\u2019identit\u00e0, avremmo eliminato numerose situazioni di conflitto. Con la pace e il tempo a disposizione, potremo conoscere e gestire meglio i nostri sentimenti, impegnarci con maggiore coscienza e responsabilit\u00e0 in progetti ed iniziative. Oggi il tempo libero \u00e8 una risorsa rara. Diventa motivo di tristezza se non \u00e8 possibile condividerlo con amici e familiari, se le agende non corrispondono e gli impegni della vita lo impediscono<sup>38<\/sup>. Se molta della felicit\u00e0 personale passa per la condivisione del tempo libero, non si pu\u00f2 negare lo stato attuale di infelicit\u00e0. Bisogna essere preparati alle relazioni personali. \u00c8 il compito di questo tempo, insieme alla preparazione alla dismissione dal lavoro.<\/p>\n<p>Siamo ad un crocevia della storia: il collasso del capitalismo maturo, l\u2019ingresso in un\u2019epoca storica (quella digitale) e la ripartenza post pandemia. Un\u2019occasione unica e non ripetibile di correggere errori e riparare ingiustizie. Non si tratta di ritornare ad uno stato pre-pandemico basato su un sistema economico che ha prodotto morti, ingiustizie, povert\u00e0, inquinamento, egoismo, violenza. Non si tratta di trovare aggiustamenti o correzioni, come hanno provato a fare tutte le dottrine politiche dell\u2019epoca industriale. Si tratta di entrare in un tempo nuovo e ricominciare dai rapporti sociali, dalle relazioni personali, dal riconoscere i legami che ci uniscono e ci spingono alla condivisione ed alla possibilit\u00e0 di vivere insieme nella pace. In questa ricostruzione, i cristiani sono portatori di un progetto sull\u2019uomo che merita di essere ascoltato e portato al tavolo della discussione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0A Cohen,\u00a0<em>How to Quit Your Job in the Great Post-Pandemic Resignation Boom<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Bloomberg BusinessWeek<\/em>, 10 maggio 2021.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0I. Cook,\u00a0<em>Who Is Driving the Great Resignation?<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Harvard Business Review<\/em>, 15 settembre 2021.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0D. Thompson,\u00a0<em>The Great Resignation Is Accelerating in The Atlantic<\/em>, 15 ottobre 2021.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0K. Hymes,\u00a0<em>\u2018The Great Resignation\u2019 Misses the Point<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Wired<\/em>, 1\u00b0 novembre 2021.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0La\u00a0<em>Comunicazioni Obbligatorie, Nota relativa al II trimestre 2021<\/em>\u00a0\u00e8 stata pubblicata il 9 settembre 2021 ed \u00e8 disponibile sul sito del Ministero del Lavoro,<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0L\u2019Unione Italiana delle Camere di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura (UnionCamere), in collaborazione con il Ministero del Lavoro, l\u2019Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) e con l\u2019Unione Europea, realizza, a partire dal 1997, insieme alle Camere di commercio, il \u201cSistema informativo per l\u2019occupazione e la formazione\u201d\u00a0<em>Excelsior<\/em>, che ha l\u2019obiettivo di monitorare le prospettive delle domande di lavoro e dei fabbisogni professionali, formativi e di competenze espressi dalle imprese.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0J. Hauwiller,\u00a0<em>Gratitude May Be An Antidote To The Great Resignation<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Forbes<\/em>\u00a010 novembre 2021.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0J. Zenger, J.Folkman,\u00a0<em>Why Do So Many Managers Avoid Giving Praise?<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Harvard Business Review<\/em>, 2 maggio 2017.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0M. Bentivogli,\u00a0<em>Il lavoro che ci salver\u00e0. Cura, innovazione e riscatto: una visione prospettica<\/em>, San Paolo, 2021, pp 57-77.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0M. Bentivogli,\u00a0<em>Le grandi dimissioni<\/em>\u00a0in\u00a0<em>La Repubblica<\/em>,12 novembre 2021.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0M. Bentivogli,\u00a0<em>Lavoro a umanit\u00e0 aumentata<\/em>\u00a0in\u00a0<em>La Repubblica<\/em>, 23 novembre 2021.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0<em>ibidem<\/em>.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0<em>ibidem<\/em>.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0K. Hymes,\u00a0<em>op. cit.<\/em><br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0D. Thompson,\u00a0<em>Workism Is Making Americans Miserable<\/em>\u00a0in\u00a0<em>The Atlantic<\/em>, 24 febbraio 2019.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Lo aveva gi\u00e0 capito un secolo fa T. Veblen,\u00a0<em>Teoria della classe agiata. Studio economico sulle istituzioni<\/em>, Einaudi, 2007<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0E. Chen,\u00a0<em>These Chinese Millennials Are \u2018Chilling,\u2019 and Beijing Isn\u2019t Happy<\/em>\u00a0in\u00a0<em>New York Times<\/em>, 3 luglio 2021.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Link del post originario:\u00a0<a href=\"https:\/\/gnews.org\/zh-hant\/1275088\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/gnews.org<\/a><br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0A. V. Whillans, E. W. Dunn,\u00a0<em>Valuing Time Over Money Predicts Happiness After a Major Life Transition: A Pre-Registered Longitudinal Study of Graduating Students<\/em>, Harvard Business School, Working Paper 19-048, 2018<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0D. Kamer\u0101de et all,\u00a0<em>A shorter working week for everyone: How much paid work is needed for mental health and well-being?<\/em>\u00a0Social Science &amp; Medicine, Volume 241, 2019, 112353, ISSN 0277-9536,\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1016\/j.socscimed.2019.06.006.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/doi.org<\/a><br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0L. Floridi, F. Cabitza,\u00a0<em>Intelligenza Artificiale. Uso delle nuove macchine<\/em>, Bompiani, 2021, pp. 139-162<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0M. Bentivogli,\u00a0<em>Lavoro a umanit\u00e0 aumentata<\/em>, op. cit.<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0Un articolo molto istruttivo al riguardo: J. Dsouza,\u00a0<em>The Truth About Data Science \u2014Why It Isn\u2019t As Rosy as You Might Imagine<\/em>\u00a0(<a href=\"https:\/\/bit.ly\/3EpMcWG\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/bit.ly\/3EpMcWG<\/a>)<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0<em>Trickle down<\/em>, letteralmente \u201cgocciolamento verso il basso\u201d, \u00e8 una locuzione che identifica le teorie economiche e politiche per cui ogni misura in favore delle classi abbienti stimoler\u00e0 positivamente l\u2019economia producendo degli effetti positivi che andranno a ricadere anche sulle classi meno abbienti. Tipicamente si afferma che i tagli alle tasse permettono di liberare del capitale per investimenti che potranno dare pi\u00f9 lavoro e quindi diminuire la disoccupazione.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0N. Srnicek, A. Williams,<em>\u00a0Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro<\/em>, Nero, 2018, pp 92-93.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0E. Brynjolfsson, A. McAfee,\u00a0<em>La nuova rivoluzione delle macchine. Lavoro e prosperit\u00e0 nell&#8217;era della tecnologia trionfante<\/em>, Feltrinelli, 2017, pag 178.<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0D. De Masi,\u00a0<em>Lavorare gratis, lavorare tutti<\/em>, Rizzoli, 2017;<em>\u00a0Il lavoro nel XXI secolo<\/em>, Einaudi, 2018<br \/>\n<sup>28<\/sup>\u00a0R. Ciccarelli,<em>\u00a0Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale<\/em>, DeriveApprodi, 2018.<br \/>\n<sup>29<\/sup>\u00a0J.Bivens, L. Mishel,\u00a0<em>Understanding the Historic Divergence Between Productivity and a Typical Worker\u2019s Pay<\/em>, EPI briefing paper #486, Figure A.\u00a0<a href=\"http:\/\/tiny.cc\/7xppaz.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/tiny.cc\/7xppaz.<\/a><br \/>\n<sup>30<\/sup>\u00a0A.Williams, N. Srnicek,\u00a0<em>Manifesto Accelerazionista<\/em>, G. Laterza &amp; Figli, 2018, nr. 5.<br \/>\n<sup>31<\/sup>\u00a0I\u00a0<em>working poors<\/em>, secondo la definizione Eurostat, sono individui che, nonostante svolgano un\u2019attivit\u00e0 lavorativa ed abbiano lavorato per almeno sei mesi nell\u2019anno preso in esame, hanno percepito una qualche forma di reddito da lavoro inferiore al 40, 50 o 60% del reddito mediano, inteso come il reddito che divide la met\u00e0 inferiore dalla met\u00e0 superiore della scala dei redditi nazionali. Si considerano quindi sia individui con un reddito da lavoro inferiore alla soglia di povert\u00e0, sia persone il cui reddito \u00e8 pi\u00f9 basso se calcolato come reddito familiare disponibile equivalente, rispetto ai carichi familiari.<br \/>\n<sup>32<\/sup>\u00a0L.Ginzberg,\u00a0<em>Le leggende degli ebrei<\/em>, Adelphi, 1995, Vol. I, p. 88<br \/>\n<sup>33<\/sup>\u00a0Giovanni Paolo II,<em>\u00a0Laborem exercens<\/em>, 27<br \/>\n<sup>34<\/sup>\u00a0Giovanni Paolo II,\u00a0<em>Laborem exercens<\/em>, 6<br \/>\n<sup>35<\/sup>\u00a0B. Sorge,\u00a0<em>Introduzione alla dottrina sociale della Chiesa<\/em>, Queriniana, 2001, p.204<br \/>\n<sup>36<\/sup>\u00a0Una visione lucida ed attuale, \u00e8 stata esposta da Tommaso d\u2019Aquino,\u00a0<em>S. Th. II-II<\/em>, q.66 a.1-2<br \/>\n<sup>37<\/sup>\u00a0Si vedano i gi\u00e0 citati A. Williams, N. Srnicek,\u00a0<em>Manifesto accelerazionista<\/em>, Laterza, 2018; N. Srnicek, A. Williams,\u00a0<em>Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro<\/em>, Nero, 2018<br \/>\n<sup>38<\/sup>\u00a0Rimando al mio articolo\u00a0<em>Calendario come organizzazione sociale<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Gruppo Domenico 800 (GD800)<\/em>, 2 agosto 2020 (<a href=\"https:\/\/www.gd800.it\/societa\/calendario-chiesa-salvera-apericena\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.gd800.it<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1230],"fascicolo":[315],"class_list":["post-2823","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-edoardo-mattei","fascicolo-giugno-2022"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Great Resignation e la societ\u00e0 post-Covid<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Edoardo Mattei, pubblicato nel numero di Giugno 2022. 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