{"id":2821,"date":"2022-06-01T12:00:00","date_gmt":"2022-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2821"},"modified":"2026-04-19T04:28:27","modified_gmt":"2026-04-19T02:28:27","slug":"la-responsabilita-sociale-dimpresa-tra-moda-ed-etica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/la-responsabilita-sociale-dimpresa-tra-moda-ed-etica\/","title":{"rendered":"La responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa tra moda ed etica"},"content":{"rendered":"<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Migliaia di imprese stanno cercando di trasformare il modo di fare affari orientando la loro strategia verso una maggiore sostenibilit\u00e0. Le ragioni di questa scelta sono molteplici: dal seguire la moda del momento al mitigare il senso di colpa con qualche buona azione collettiva a compensazione, dal copiare semplicemente i concorrenti al cercare di eliminarli puntando ad impossessarsi delle loro quote di mercato, dal migliorare la loro reputazione sociale alla soddisfazione di bisogni egotici individuali. La natura di queste scelte \u00e8 contingente1 e si pu\u00f2 riferire a delle variabili come la localizzazione dell\u2019impresa, il momento storico di riferimento, il settore di appartenenza e la storia imprenditoriale.<\/p>\n<p>Per una parte delle imprese orientate alla Corporate Social Responsibility, vale quanto scritto da Molteni e Todisco, secondo i quali la CSR \u00ab\u00e8 una modalit\u00e0 con cui viene attuato ci\u00f2 che \u00e8 tipico dell\u2019impresa, cio\u00e8 della missione produttiva\u2026facendosi carico delle attese degli stakeholder anche oltre gli obblighi di legge non come puro moto di liberalit\u00e0\u00bb. In tale prospettiva essi richiamano alla gestione caratteristica, alla valorizzazione dei collaboratori, allo sviluppo di un\u2019area geografica e superano una concezione della CSR che si riduce a un\u2019ottica meramente filantropica e ad un\u2019etica utilitarista tipica delle prime due rivoluzioni industriali (Rifkin, 2014). Inoltre, il fatto stesso che nelle aziende l\u2019implementazione della CSR si concretizzi in un progetto specifico, nella logica del project management per la quale sono indicati tempi-costi-obiettivi, comporta l\u2019immediata valutazione del business case all\u2019insegna della razionalit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che presentarsi nel mercato come \u201csocialmente responsabile\u201d o mostrare una certificazione, spesso come fosse una medaglia, non conferma la qualit\u00e0 delle scelte dell\u2019impresa e soprattutto non mette al riparo da futuri comportamenti opportunistici o dalle conseguenze di certe opzioni strategiche. Il paradosso di una societ\u00e0 organizzata in ogni singolo aspetto, nella quale le imprese sono una delle istituzioni pi\u00f9 importanti, \u00e8 che, secondo il filosofo Bauman (1992), \u00abl\u2019organizzazione nel suo complesso \u00e8 uno strumento per la cancellazione delle responsabilit\u00e0\u00bb. Nella prassi quotidiana si assiste, sia nelle organizzazioni pubbliche che in quelle private di medie e grandi dimensioni, ad un continuo scaricare la responsabilit\u00e0 secondo la logica definita da Bauman della \u00ablibera fluttuazione della responsabilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Per Drucker (2000), una delle componenti fondamentali del management sono i rapporti con la societ\u00e0 e la responsabilit\u00e0 sociale. Egli parte dal presupposto che nessuna impresa pu\u00f2 esistere in modo autonomo o essere fine a s\u00e9 stessa. Nella sua visione, ogni impresa \u00ab\u00e8 un organo della societ\u00e0 ed esiste in funzione della societ\u00e0\u00bb. In questa prospettiva Drucker ricorda la nascita dei monasteri benedettini quale novit\u00e0 sorta nel mondo occidentale nel sesto secolo. Rispetto a queste organizzazioni le moderne imprese sono maggiormente orientate verso l\u2019esterno attraverso una rete di rapporti relazionali tesi a soddisfare dei bisogni. Diventa dunque fondamentale comprendere qual \u00e8 lo scopo dell\u2019impresa attraverso il quale essa viene posta in relazione con persone e comunit\u00e0, spesso presenti, nel caso delle multinazionali, in ogni continente.<\/p>\n<p>Un\u2019impressione significativa \u00e8 che sia sempre centrale la dinamica della gestione del potere cui si aggiunge il superamento della dimensione umana con l\u2019avvento dell\u2019industria 4.0.<\/p>\n<p>Vi sono grandi imprese multinazionali che di fatto gestiscono un potere a livello planetario spesso maggiore di quello esercitato da alcuni stati nazione. Un potere che origina ancora oggi dallo \u201cspirito del capitalismo\u201d definito da Weber (2010), per il quale \u00abchi paga puntualmente \u00e8 il padrone della borsa di tutti\u00bb, ma anche espresso dal \u201crazionalismo economico\u201d proposto da Sombart6 che pone la capacit\u00e0 umana individuale al servizio di progetti ed organizzazioni. La transizione dal modello fordista alla fabbrica robotizzata che si \u00e8 verificata in queste grandi aziende, con l\u2019organizzazione scientifica del lavoro e lo sviluppo tecnico senza sosta, ha eliminato i limiti fisiologici legati alla turnazione dei lavoratori e ridotto il peso delle rappresentanze sindacali. Un potere divenuto talmente grande che non trova limiti nella logica perversa del \u201ctoo big to fail\u201d, o per alcuni \u201cto big to jail\u201d, per la quale i costi dei fallimenti ricadono sui consumatori o sui piccoli investitori. Per Chomsky(2017), la finanziarizzazione dell\u2019economia ha spostato, dagli anni Settanta del secolo scorso in avanti, il focus dalla manifattura ai flussi di capitale per fini speculativi con la conseguente trasformazione del settore finanziario. Anche il linguaggio si \u00e8 modificato con l\u2019avvento delle trimestrali, dello \u201cshareholder value\u201d, degli MBO<sup>1<\/sup>, ecc. A questo fenomeno, dal punto di vista di Chomsky, si \u00e8 aggiunta la delocalizzazione selvaggia che ha minato una delle variabili citate nell\u2019introduzione, spostando la produzione in localit\u00e0 con manodopera a basso costo e svuotando intere citt\u00e0 o regioni. Le vittime di tali processi sono state non soli i lavoratori, ma anche le comunit\u00e0 di riferimento e l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Per Zamagni (2020), dalla finanza internazionale speculativa, sfuggita da ogni controllo, occorre distinguere la \u201cbuona finanza\u201d che consente l\u2019aggregazione dei risparmi ed il loro utilizzo efficiente in impieghi pi\u00f9 redditizi. Dal punto di vista di Zamagni, gli stessi sistemi di incentivi per i manager dovrebbero essere rivisti e passare dalla logica dell\u2019assumere rischi eccessivi &#8211; per la massimizzazione non solo del profitto, ma anche del valore delle azioni &#8211; a quella di dichiarare precedentemente per quale fine si intende essere efficienti. Sar\u00e0 la capacit\u00e0 di contrastare l\u2019aumento delle disuguaglianze e di difendersi dalle forze destabilizzanti che tendono alla finanziarizzazione anche del risparmiatore, che diventa egli stesso un potenziale speculatore, la vera sfida del futuro. A questo, per Zamagni, si somma l\u2019ulteriore pericolo della \u201cGlobotica\u201d, che mette insieme globalizzazione e rivoluzione digitale; nella consapevolezza che non tutte le persone nascano imprenditori od abbiano le capacit\u00e0 per cogliere continuamente opportunit\u00e0, vi sono paesi o aree del globo all\u2019avanguardia nelle nuove tecnologie, come la Silicon Valley ed altre invece sofferenti e colpite dal nuovo malessere della disoccupazione tecnologica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1. Lo scopo dell\u2019impresa<\/strong><\/p>\n<p>In questa prospettiva, diventa fondamentale ragionare sullo scopo dell\u2019impresa. Per Drucker, \u00abcon l\u2019affermarsi della societ\u00e0 fondata sulla conoscenza, la societ\u00e0 \u00e8 diventata una societ\u00e0 di organizzazioni\u00bb (Drucker, 2010) e \u00abun\u2019istituzione esiste per realizzare uno scopo ed una funzione, cio\u00e8 una specifica funzione sociale. Nell\u2019impresa questo significa, per definizione, realizzare determinati obiettivi di carattere economico\u00bb. Dal punto di vista di Drucker, mentre per tutte le istituzioni l\u2019aspetto economico rappresenta un vincolo, \u00e8 solo nell\u2019impresa che esso \u00abrappresenta la missione specifica\u00bb.<\/p>\n<p>Una diversa prospettiva \u00e8 proposta dall\u2019organizzazione inglese \u201cA Blue Print for Better Business\u201d<sup>2<\/sup>, per la quale i comportamenti derivano dallo scopo che dovrebbe avvantaggiare anche la societ\u00e0 e rispettare le persone. Scopo e comportamenti sono legati da un \u201cfile rouge\u201d ed essere \u00abguidati da uno scopo\u00bb \u00e8 pi\u00f9 importante che avere semplicemente uno scopo. Il punto di partenza di Blueprint \u00e8 che l\u2019impresa sia per prima cosa una serie di relazioni; se queste relazioni sono buone tutti traggono vantaggi da esse. In tale accezione, lo scopo diventa la ragione per l\u2019esistenza dell\u2019azienda al di l\u00e0 del profitto.<\/p>\n<p>Tale approccio ricorda quanto indicato da Bruni (2012 che vede un sistema composto da quattro diverse economie: il\u00a0<em>capitalismo<\/em>, con l\u2019obiettivo del profitto o della rendita, il\u00a0<em>capitalismo delle imprese familiari<\/em>, il\u00a0<em>terzo settore senza scopo di lucro<\/em>\u00a0e il\u00a0<em>quarto capitalismo<\/em>\u00a0in cui prevalgono i concetti di cooperazione e mutuo vantaggio all\u2019insegna della sostenibilit\u00e0 ambientale e del recupero dei territori. Per Bruni, il capitalismo \u00e8 altamente competitivo, con la tendenza ad operare senza confini purch\u00e9 sia garantito il profitto, mentre l\u2019Economia Civile, rappresentata dalle imprese familiari e dal terzo settore senza scopo di lucro, deve cambiare il vocabolario tradizionale passando ad una reale condivisione. In particolare, \u00e8 il capitalismo delle imprese familiari guidate da un imprenditore o dalla sua famiglia &#8211; siano esse industriali, artigianali, agricole o commerciali &#8211; a rappresentare un \u201ccapitale paziente\u201d non interessato alla massimizzazione dei profitti nel breve, tipico dell\u2019etica utilitarista, ma ad una prospettiva di sopravvivenza nel tempo dell\u2019impresa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. La responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa<\/strong><\/p>\n<p>Oggi, gli approcci alla responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa sono molteplici. Alcune imprese si certificano, per fare misurare da un organo esterno e terzo il loro impatto sociale ed ambientale, altre realizzano dei documenti di comunicazione integrata, altre ancora cercano di avvalersi di metodi di rilevamento fatti in casa per seguire trend internazionali come l\u2019Agenda 2030<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Ci sono poi imprenditori in difficolt\u00e0 economica e finanziaria che cercano di certificarsi per \u201cdiventare interessanti\u201d, sperando che possano essere visti in modo diverso da clienti, fornitori e banche. Questo accade quando sono presenti forti posizioni debitorie o perdite d\u2019esercizio. Tali imprenditori non considerano che il bilancio di sostenibilit\u00e0 \u00e8 comunque un rendiconto delle operazioni di gestione caratteristica relative ad un definito periodo amministrativo (Santesso e S\u00f2stero, 2000). Essi dimenticano che secondo gli IAS<sup>4<\/sup>\u00a0il bilancio dovrebbe offrire una rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria, delle prestazioni e della modificazione della stessa. Lo stesso codice civile italiano, art. 2423, stabilisce che il bilancio deve essere redatto con chiarezza e rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ\u00e0. Comune errore \u00e8 inserire nei documenti di sostenibilit\u00e0 informazioni false, andando a svuotare di significato il concetto stesso di Corporate Sociale Responsibility il cui primo contributo rilevante risale al 1953 con Bowen che, riguardo alla responsabilit\u00e0 dei manager, afferma \u00abl\u2019obbligo per gli uomini d\u2019affari di perseguire quelle politiche, di prendere quelle decisioni o di seguire quei corsi d\u2019azione che sono auspicabili in termini di obiettivi e valore per la nostra societ\u00e0\u00bb (Molteni e Todisco, 2008).<\/p>\n<p>Nella visione di Franklin<sup>5<\/sup>, ci sono imprenditori che ancora oggi dimostrano \u201cpiacere ed orgoglio\u201d per avere \u201cdato lavoro\u201d, magari al territorio nel quale sono nati, o per \u201caver contribuito alla prosperit\u00e0\u201d. Essi sono mossi da un \u201cideale\u201d che si rinnova continuamente nel tempo e che viene definito da Einaudi<sup>6<\/sup>\u00a0come una vera e propria \u201cvocazione naturale\u2026non soltanto la sete di guadagno\u201d. Il premio Nobel Friedman<sup>7<\/sup>, negli anni Settanta del secolo scorso, indicava che \u00abl\u2019unica legittimazione etica e sociale del fare impresa \u00e8 operare per massimizzare il profitto nel rispetto delle regole del gioco\u00bb. In sostanza, per Friedman esisteva una sola responsabilit\u00e0 di impresa: incrementare il profitto. Ad essa si rifanno \u201cidealmente\u201d ancora oggi molti imprenditori, soprattutto piccoli e medi, che ricordano come, per sopravvivere nell\u2019immediato, sia importante il flusso di cassa col quale pagare i fornitori, le utenze e i dipendenti. In questa prospettiva, la convinzione di base, \u00e8 rafforzata dall\u2019assunto taylorista e dell\u2019approccio scientifico al lavoro, sviluppatosi nel tempo in nuove metodologie manageriali, per il quale occorre misurare tutto e rifarsi al sistema di comando e controllo tipico delle forze armate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. Il tema etico<\/strong><\/p>\n<p>Secondo l\u2019economista Zingales, occorre riscoprire il fondamento morale del capitalismo (Zingales, 2012). La convinzione che la concorrenza possa fare emergere i migliori, assunto base della \u201cteologia del mercato\u201d, ha mostrato nel tempo i propri limiti. Per Zingales, le azioni opportunistiche che danneggiano la societ\u00e0 nella sua interezza dovrebbero essere condannate ed i responsabili puniti.<\/p>\n<p>L\u2019introiezione di un\u2019etica, del mercato e nel mondo degli affari, avrebbe come scopo il preservare la sopravvivenza del capitalismo. Per\u00f2, nel tempo, anche se la legittimazione morale e le norme sociali hanno pi\u00f9 o meno funzionato nel sanzionare le imprese scorrette, esse non hanno risolto da sole le distorsioni del sistema capitalistico liberal democratico.<\/p>\n<p>Si tratta di un richiamo all\u2019etica che va oltre all\u2019imparare a \u201crendere conto\u201d di quanto messo in atto e che non riguarda solo le imprese, ma anche le pubbliche amministrazioni che spesso orientano il denaro verso investimenti opachi e senza un ritorno che vada al di l\u00e0 del mero profitto. Drucker sostiene che \u00abgli effetti non essenziali e non rientranti nel perseguimento dei propri obiettivi e della propria azione specifica dovrebbero essere contenuti al minimo\u00bb (Drucker, 2000). Weber, con l\u2019etica delle responsabilit\u00e0, impone che ogni decisore sia disponibile a rispondere per le conseguenze prevedibili delle proprie azioni, anche se la storia recente ha dimostrato come questo non sia sufficiente o come dalla probabilit\u00e0 occorra spostarsi alla possibilit\u00e0 (Jonas). Sacconi (2004), per superare tali problematiche, ha proposto l\u2019idea del contratto sociale tra tutti gli stakeholder spostando il focus sulla negoziazione tra i portatori di interesse e sul rispetto del dovere contrattuale in un\u2019accezione kantiana.<\/p>\n<p>Nel tempo le imprese hanno realizzato codici etici, di matrice individualista, mai realmente letti e seguiti dai dipendenti e divenuti solo una modalit\u00e0 per accrescere la reputazione aziendale. Inoltre, il richiamo al codice etico rischia di manifestarsi solo dopo che si annunci pubblicamente un problema ed impiegato per commutare una sanzione al dipendente. In questa dimensione, l\u2019incognita diventa fondamentalmente la mancanza di etica civica e del rapporto che lega la moralit\u00e0 con la motivazione.<\/p>\n<p>In questo ambito, \u00e8 necessario ricordare la paradossale difficolt\u00e0 delle organizzazioni, principalmente del primo capitalismo indicato da Bruni, a motivare le persone alle quali viene chiesto molto in termini di obiettivi, impegno temporale ed emotivo, preparazione professionale, ecc. Per Bruni, la motivazione dovrebbe essere collegata al dono, inteso come \u201cdare la parte migliore di s\u00e9\u201d. Dal punto di vista di Bruni, frustrazioni e giustificazioni possono essere superate solo se e quando queste organizzazioni decideranno di passare dal \u201cconsumo della giovent\u00f9\u201d al riconoscimento del dono richiesto che creerebbe nuovi legami di tipo comunitario. Si tratta, nella sostanza, di un cambio proposto all\u2019ideologia manageriale che \u201cusa senza gratuit\u00e0\u201d, che chiede responsabilit\u00e0 per raggiungere gli obiettivi, ma agisce senza responsabilit\u00e0 per i costi emotivi e relazionali procurati.<\/p>\n<p>Nella prospettiva di Bruni si tratta di ripartire da un \u201cmanagement buono\u201d, comunque presente in molte organizzazioni, che richiede \u201criconoscimento e riconoscenza\u201d, nella consapevolezza che l\u2019impresa abbia bisogno soprattutto di quanto non possa comprare dal lavoratore: entusiasmo, passione, gioia e voglia di vivere, creativit\u00e0 e cuore. Le persone vogliono infatti \u201cessere viste\u201d dai loro responsabili, che dovrebbero essere presenti nei luoghi di lavoro, in un ambiente solidale e virtuoso. Per Bruni, se il denaro \u00e8 il primo linguaggio impiegato nelle relazioni aziendali occorre comprendere che vi possono essere altri linguaggi migliori e di tipo esistenziale all\u2019insegna di un management umanistico e di relazioni generative. Questa prospettiva tiene conto dell\u2019essere umano e delle sue vulnerabilit\u00e0 relazionali che possono essere superate, per Bruni, solo dalla \u201cfiducia genuina nei propri confronti\u201d.<\/p>\n<p>Secondo Zamagni, l\u2019indicatore \u201cCEO Pay Ratio\u201d evidenzia, anche per i non addetti ai lavori, le distorsioni del sistema, dimostrando come l\u2019aumento indiscriminato degli stipendi dei top manager sia derivato dalla logica del \u201c<em>shareholder value<\/em>\u201d ed abbia avuto un impatto negativo anche nella motivazione dei lavoratori. Si assume che queste posizioni lavorative derivino dal merito della persona e dalla ideologia sottostante per la quale ogni forma di promozione o affidamento di incarico dipende esclusivamente dallo stesso, quale risultante di talento e impegno. Per Zamagni per\u00f2, il talento dipende anche dalle condizioni del contesto e l\u2019impegno dipende dallo stato d\u2019animo della persona e da cosa la societ\u00e0 considera meritorio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Sono spesso le grandi organizzazioni multinazionali internazionali a rappresentare la contraddizione in termini del sistema. Top management milionari, focalizzati sugli interessi individuali mascherati da una generica reputazione, impongono alle aziende codici etici e programmi per la responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa. Essi non sono interessati agli obiettivi di sopravvivenza nel tempo dell\u2019azienda, ma si focalizzano su complesse e costose operazioni di fusioni ed acquisizioni per sostenere il valore del titolo o pagare dividendi ad azionisti poco appassionati delle sorti reali della loro organizzazione ed all\u2019impatto sociale ed ambientale. Ad esempio, tale incoerenza si manifesta sempre pi\u00f9 frequentemente con l&#8217;incetta globale di terreni agricoli<sup>8<\/sup>\u00a0che penalizza e depaupera intere comunit\u00e0 locali, nonostante bilanci di sostenibilit\u00e0 composti da centinaia di pagine siano spediti agli investitori istituzionali per essere poi cestinati in tempi brevi.<\/p>\n<p>Fortunatamente, accanto a questo fenomeno occorre registrare anche un altro tipo di responsabilit\u00e0 sociale alla quale si stanno indirizzando migliaia di imprese che, superando logiche di marketing, si attivano per cambiare le cose. Si tratta di organizzazioni che, partendo dal linguaggio impiegato, hanno iniziato a parlare non solo di sostenibilit\u00e0, ma anche di cittadinanza di impresa, di massimizzazione del benessere di tutti gli stakeholder, di \u201ccodice di interdipendenza\u201d per collaborare con i propri fornitori, di gender equality committee, di obiettivi di neutralit\u00e0 carbonica, di valore condiviso, di codici di condotta, di diritti umani, ecc. La differenza tra queste imprese e quelle sopra menzionate, per le quali la responsabilit\u00e0 sociale rimane una moda del momento, risiede non solo nel significato dato alle parole, ma anche nelle risorse investite per formare i propri collaboratori e nelle opere poste in essere.<\/p>\n<p>Infatti, dal punto di vista del linguaggio non basta parlare genericamente di valore e di triple bottom line, ma occorre estendere la riflessione sul significato di dono e di bene comune per divenire consapevoli di come essi possano entrare e cambiare anche il mondo economico. Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa (2004, 110), \u00abl\u2019oggetto dell\u2019economia resta la formazione della ricchezza e il suo incremento progressivo, in termini non soltanto quantitativi, ma anche qualitativi. Questo \u00e8 corretto se finalizzato allo sviluppo globale e solidale dell\u2019uomo e della societ\u00e0 in cui vive ed opera\u00bb. In questa prospettiva il fine dell\u2019impresa, da realizzarsi con termini e criteri economici, dunque considerando i costi ed i ricavi, diventa \u00abservire il bene comune della societ\u00e0 mediante la produzione di beni e servizi utili\u00bb. Se \u00abil bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale\u00bb (PCGP, 2004, 60), diventa facile comprendere come la responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa possa essere implementata solo fondandola su una base etica che faccia riferimento alle virt\u00f9 ed al senso autentico e finale, in termini di destinazione universale dei beni (Francesco, 2020,123), per il quale i progetti dovrebbero essere realizzati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0Fonti e riferimenti bibliografici<\/strong><br \/>\nBAUMAN, ZYGMUNT (1992),\u00a0<em>Modernit\u00e0 ed olocausto<\/em>, Bologna, Il Mulino.<br \/>\nBRUNI, LUIGINO (2015)\u00a0<em>Il mercato e il dono, gli spiriti del capitalismo<\/em>. Milano, Universit\u00e0 Bocconi Editore.<br \/>\nCHOMSKY, NOAM (2017)\u00a0<em>Le Dieci Leggi del Potere<\/em>. Milano, Ponte alle Grazie.<br \/>\nDRUCKER, PETER (2010),\u00a0<em>Lezioni Inedite.<\/em>\u00a0Milano, ETAS.<br \/>\nDRUCKER, PETER (2000),<em>\u00a0Manuale di Management<\/em>, Milano, ETAS.<br \/>\nFRANCESCO (2020),<em>\u00a0Lettera Enciclica Fratelli Tutti<\/em>.<br \/>\nMOLTENI, MARIO e ALESSANDRA TODISCO (2008)\u00a0<em>Responsabilit\u00e0 Sociale d\u2019Impresa<\/em>. Milano, IlSole24Ore.<br \/>\nPCGP = PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE (2004)\u00a0<em>Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana.<br \/>\nRIFKIN, JEREMY (2014),\u00a0<em>La terza rivoluzione industriale<\/em>, Milano, Mondadori.<br \/>\nSACCONI, LORENZO (2004) \u201cResponsabilit\u00e0 Sociale come governance allargata d\u2019impresa: un\u2019interpretazione basata sulla teoria del contratto sociale della reputazione\u201d. Liuc Papers n. 143, Serie Etica, Diritto ed Economia 11, suppl. febbraio.<br \/>\nSANTESSO, ERASMO e UGO S\u00d2STERO (2000),\u00a0<em>Principi contabili per il bilancio d\u2019esercizio<\/em>, Milano, IlSole24Ore.<br \/>\nSOMBART, WERNER (1978),\u00a0<em>Il borghese. Lo sviluppo e le fonti dello spirito capitalistico<\/em>, Milano, Longanesi.<br \/>\nWEBER, MAX (2010)\u00a0<em>L\u2019Etica Protestante e Lo Spirito del Capitalismo<\/em>. Milano, RCS Libri.<br \/>\nZAMAGNI, STEFANO (2020)\u00a0<em>Disuguali. Sansepolcro<\/em>, Aboca Edizioni.<br \/>\nZINGALES, LUIGI (2012)<em>\u00a0Manifesto capitalista<\/em>. Milano, Rizzoli.<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0MBO \u00e8 l\u2019acronimo di \u201cManagement By Objectives\u201d, la gestione per obiettivi.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.blueprintforbusiness.org\/\">https:\/\/www.blueprintforbusiness.org<\/a><br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0L\u2019Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile \u00e8 un programma d\u2019azione per le persone, il pianeta e la prosperit\u00e0 sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell\u2019ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Principi contabili internazionali, IAS\/ IFRS.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Benjamin Franklin (1706-1790), statista e scienzato \u00e8 considerato uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti. Nel 1776 fu uno dei redattori della Dichiarazione di indipendenza e in seguito ebbe importanti funzioni federali. Dal 1785 al 1788 fu presidente della Pennsylvania e nel 1787 deputato alla Convenzione Italiana.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Luigi Einaudi (1874\u20131961). Economista di fama mondiale, uomo politico e secondo presidente della Repubblica Italiana.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Milton Friedman (1912-2006), economista statunitense e Premio Nobel per l\u2019economia nel 1976, \u00e8 stato uno dei principali esponenti della scuola di Chicago.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Fenomeno conosciuto come land grabbing.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1229],"fascicolo":[315],"class_list":["post-2821","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-massimo-franchi","fascicolo-giugno-2022"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa tra moda ed etica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Massimo Franchi, pubblicato nel numero di Giugno 2022. 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