{"id":2817,"date":"2022-06-01T12:00:00","date_gmt":"2022-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2817"},"modified":"2026-04-19T03:49:47","modified_gmt":"2026-04-19T01:49:47","slug":"il-welfare-state-bielorusso-modello-e-sviluppi","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/il-welfare-state-bielorusso-modello-e-sviluppi\/","title":{"rendered":"Il welfare state bielorusso: modello e sviluppi"},"content":{"rendered":"<p><strong>1 Il dibattito sul welfare post-socialista<\/strong><\/p>\n<p>La letteratura sociologica, economica e di <em>policy analysis<\/em>\u00a0che si \u00e8 specificamente occupata del variegato scenario post-sovietico non di rado si \u00e8 divisa intorno alla possibilit\u00e0 di decifrare taluni regimi di welfare di detta area come un\u2019evoluzione del modello socialista ovvero, alla luce delle progressive ibridazioni, di assimilarli \u2013 sia pure sotto limitati aspetti \u2013 alle coordinate vigenti presso i regimi liberaldemocratici. In realt\u00e0, la questione in tali termini dibattuta riguarda soprattutto i paesi in cui la transizione politica ha conservato importanti retaggi del passato. In massimo grado, ci\u00f2 vale per la Bielorussia, che ha mantenuto un cospicuo legame con gli impianti istituzionali (e non solo) del socialismo reale.<\/p>\n<p>La dissoluzione dell\u2019URSS, in effetti, ha generato in molti studiosi una certa perplessit\u00e0 sul potere esplicativo delle classificazioni tipologiche pi\u00f9 consuete sui regimi di\u00a0<em>welfare<\/em>. Segnatamente, ci\u00f2 \u00e8 valso a porre la questione dell\u2019individuazione definitoria di un regime di welfare post-socialista, misurandone la compatibilit\u00e0 con le categorie ricavabili soprattutto dalla celebre tripartizione introdotta da Esping-Andersen (1990) per distinguere, nel campo del\u00a0<em>welfare capitalism<\/em>, il regime liberale (pro mercato e poco interventista), quello conservatore (in chiave occupazionale e tendente a cristallizzare le diversit\u00e0 di status socio-economico) e quello socialdemocratico (con estensione universalistica e orientamento egualitario).<\/p>\n<p>Pur nella variet\u00e0 degli accenti, si sono articolate principalmente tre posizioni interpretative.<\/p>\n<p>La prima consiste nel rifiuto di ricondurre a una categoria omogenea gli indirizzi intrapresi nei paesi un tempo inclusi nella galassia del blocco socialista. Si sarebbe piuttosto trattato di politiche sociali interessate da un graduale processo di trasformazione, avvicinandosi ai regimi prevalentemente tipizzati in letteratura (Deacon, 1993).<\/p>\n<p>La seconda posizione (Morris et<em>\u00a0alii<\/em>, 2015) si \u00e8 segnalata nel sostenere l\u2019ipotesi per cui i sistemi di welfare dei paesi dell\u2019Europa centrale e orientale (PECO) non risultino conformi n\u00e9 ad un presunto regime di\u00a0<em>welfare state<\/em>\u00a0post-socialista, n\u00e9 alla tipologia dei regimi di welfare proposti da Esping-Andersen (1990) con riferimento alle economie capitaliste avanzate. Di qui l\u2019opzione di assumere la definizione di \u201cibridi unici\u201d, ulteriormente avvalorata dalle trasformazioni incrementali occorse per l\u2019integrazione nelle dinamiche del mercato globale (senza contare i requisiti trasformativi posti alle ex-repubbliche satelliti ai fini dell\u2019integrazione europea).<\/p>\n<p>La terza posizione (Fenger, 2007) ha ritenuto pi\u00f9 fondato parlare di un regime di \u201cwelfare post-socialista\u201d, spingendosi a precisare l\u2019approdo welfarista in realt\u00e0 come quella bielorussa nei termini di un \u201cpaternalismo statalista\u201d (G\u00f6tting, 1998), da aggiungere alla menzionata classificazione di Esping-Andersen.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2 Il welfare nel modello economico bielorusso<\/strong><\/p>\n<p>Dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni la Bielorussia rimane l\u2019unico paese a essere considerato \u00abmuseo del retaggio sovietico, congelato nel tempo\u00bb (Preiherman, 2014, p. 31). Infatti, nonostante il crollo dell\u2019URSS, si caratterizza tuttora per strutture istituzionali e per un impianto di direzione socio-economica in cui le sopravvivenze dirigistiche di stampo socialista risultano alquanto significative.<\/p>\n<p>Il regime politico illiberale (\u201cautoritarismo preventivo\u201d secondo Silitski, 2006) e l\u2019economia centralmente pianificata garantiscono ai cittadini il diritto alla sicurezza sociale in et\u00e0 avanzata, in caso di malattia, invalidit\u00e0, perdita della capacit\u00e0 lavorativa, perdita del capofamiglia, e in altri casi previsti dalla legge. Per continuare a svolgere il preteso ruolo di custode generoso del benessere del popolo, lo stato ha dovuto mantenere talune modalit\u00e0 gestionali, nell\u2019arena politica e in quella economica, derivate dal precedente regime.<\/p>\n<p>Gli esperti della World Bank (2018) hanno constatato che il percorso di transizione bielorusso sin dal 1991 si \u00e8 caratterizzato per una lenta apertura dell\u2019economia al settore privato e da una limitata riforma del sistema di governance delle imprese statali. Il dirigismo statalista ha limitato l\u2019interazione nel campo delle politiche sociali di altri soggetti, istituzionali (inclusi quelli ecclesiastici e internazionali) o imprenditoriali che siano. I principali attori della politica sociale a livello macro sono oggi il Ministero del Lavoro e della Protezione Sociale e il Ministero dell\u2019Economia. La maggior parte delle misure di protezione sociale e di sostegno \u00e8 organizzata, attuata e monitorata dal Fondo di Protezione sociale del primo dei due dicasteri. Tuttavia, le normative vigenti in materia non sono pienamente sistematizzate e coerenti. Manca soprattutto una cornice legislativa di indirizzo generale per le diverse ramificazioni attuative (Erofeeva, 2011).<\/p>\n<p>La politica sociale della Bielorussia sta diventando sempre pi\u00f9 diversificata. Se all\u2019inizio degli anni \u201990 era limitata principalmente a promuovere l\u2019aumento del reddito della popolazione e la riduzione dell\u2019inflazione, oggi il bilancio dello stato riserva importi considerevoli alle esigenze sociali. In particolare, secondo i dati del Ministero delle Finanze, nel 2020 il 47,9% del bilancio consolidato della Bielorussia ha finanziato le politiche sociali, il 16,4% del quale destinato all\u2019assistenza sanitaria e il 16,4% all\u2019istruzione.<\/p>\n<p>Il compito pi\u00f9 complesso della riforma dei meccanismi di attuazione della politica sociale \u00e8 combinare le esigenze di giustizia sociale con i criteri dell\u2019efficienza economica. Dall\u2019inizio del 2000, con risorse finanziarie insufficienti, il governo bielorusso mostra la tendenza a riservare preferenzialmente i trasferimenti diretti alle famiglie con minorenni e ai cittadini disabili con basso reddito, limitando i benefici assistenziali ai soggetti emancipati e abili al lavoro. Secondo la sociologa Morova (2012), tale tendenza potrebbe aprire il passaggio graduale della Bielorussia da un modello paternalistico ad un modello pi\u00f9 efficace di corresponsabilizzazione tra stato e cittadini informata alla logica della sussidiariet\u00e0, o \u201cwelfare della responsabilit\u00e0\u201d. Nonostante ci\u00f2, la necessit\u00e0 di ulteriori riforme del welfare \u00e8 diventata particolarmente evidente negli anni 2015-2016, quando il Paese ha dovuto affrontare una seconda crisi economica nell\u2019arco di soli cinque anni (Bertelsmann Stiftung, 2018).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3 Il welfare bielorusso negli ultimi anni<\/strong><\/p>\n<p>Stimolato dalla sfida, il regime ha elaborato un programma di significativo rinnovamento del settore.<\/p>\n<p>Le caratteristiche del nuovo modello bielorusso sono state descritte per la prima volta nella\u00a0<em>Strategia nazionale per lo Sviluppo socio-economico sostenibile fino al 2020<\/em>. In tale documento si \u00e8 posta l\u2019enfasi sull\u2019accessibilit\u00e0 gratuita e universale ai servizi di base, con l\u2019individuazione di standard qualitativi minimi, secondo un metodo invero da tempo invalso nelle legislazioni occidentali. Al contempo si \u00e8 espressa l\u2019esigenza di redistribuire efficacemente la spesa dello stato a favore delle categorie pi\u00f9 vulnerabili e a basso reddito, intervenendo specularmente sulle opportunit\u00e0 occupazionali dei cittadini stimolandone l\u2019intraprendenza.<\/p>\n<p>Secondo i calcoli del centro di ricerca BEROC, nei primi tre trimestri del 2020, il 24,1% del PIL \u00e8 stato speso per bisogni sociali: istruzione, assistenza sanitaria, sostegno sociale, pensioni e sussidi.<\/p>\n<p>Per lungo tempo il sistema pensionistico bielorusso non ha subito modifiche di sostanza rispetto alla sua versione sovietica. Solo nel 2016 \u00e8 stato emanato il decreto n. 137 \u201cSul miglioramento del Fondo pensionistico\u201d, la cui attuazione, secondo le previsioni degli esperti, consentir\u00e0 di mantenere l\u2019attuale livello della spesa pensionistica almeno per i prossimi 5-8 anni. Sulla base del decreto, a partire dal 1\u00b0 gennaio 2017 l\u2019et\u00e0 minima per le pensioni di vecchiaia ha iniziato a innalzarsi di sei mesi l\u2019anno, portandosi gi\u00e0 nel 2022 da 55 a 58 anni per le donne e da 60 a 63 anni per gli uomini. Ai sensi del decreto n. 534 del 31 dicembre 2015, anche l\u2019anzianit\u00e0 minima di servizio richiesta per il pensionamento si assoggetta a innalzamento progressivo su base semestrale: al momento \u00e8 di 15 anni ed entro il 2025 raggiunger\u00e0 i 20. Tuttavia, sebbene si preveda il passaggio graduale del sistema pensionistico a un formato cumulativo (Bornukova, Lvovskij, 2020), \u00e8 possibile che, per la lentezza della transizione, il governo si trover\u00e0 costretto a innalzare ulteriormente l\u2019et\u00e0 pensionabile.<\/p>\n<p>L\u2019ambito delle politiche per la famiglia \u00e8 regolato attraverso una serie di atti normativi, il pi\u00f9 importante dei quali \u00e8 il decreto presidenziale n. 46 del 21 gennaio 1998 \u201cSull\u2019Approvazione delle direzioni principali della politica statale familiare della Repubblica di Bielorussia\u201d. Il decreto n. 28 del Consiglio dei Ministri del 19 gennaio 2021 ha approvato il programma statale \u201cSalute pubblica e sicurezza demografica\u201d per il 2021-2025. Esso dovrebbe contribuire a soddisfare i valori stabiliti per gli indicatori nazionali altres\u00ec funzionali al perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.<br \/>\nLa Bielorussia \u00e8 stata anche il primo paese tra i membri della CSI ad adottare misure normative per fronteggiare la crisi demografica, elaborando, a partire dal 2006, programmi quinquennali\u00a0<em>ad hoc<\/em>. All\u2019inizio del 2019 in Bielorussia vi erano oltre 2,7 milioni di famiglie di cui 1,2 milioni con figli minori. Questa parte della popolazione rappresenta il destinatario principale delle politiche in tema, con undici tipi di assegno, come quello di maternit\u00e0, al nucleo familiare, di invalidit\u00e0 temporanea e per la cura della prole. Al che si aggiunge un sussidio forfettario alla nascita. Oggi l\u2019importo di questi ultimi ammonta a 2.732,70 byn (906,40 euro) per il primo figlio e a 3.825,78 byn (1.268,96 euro) dal secondo figlio in poi. Pi\u00f9 in generale, nel 2020 2,4 miliardi byn (1,6% del PIL) sono stati destinati al sistema delle prestazioni per le famiglie con bambini (Mintrud, 2021).<\/p>\n<p>Un altro strumento di sostegno alle famiglie \u00e8 rappresentato dal servizio di\u00a0<em>baby sitting<\/em>\u00a0gratuito per i nuclei con figli gemelli di et\u00e0 inferiore ai 3 anni (20 ore settimanali in caso di due gemelli, 40 ore oltre i due). Le norme prevedono il congedo di maternit\u00e0 triennale per il figlio di et\u00e0 inferiore ai 3 anni, con un sussidio stabile per l\u2019intero periodo, che riguarda oltre 300mila beneficiari. Il congedo pu\u00f2 essere concesso al padre lavoratore o ad altri parenti se la madre riprende a lavorare ovvero a studiare. Infine, il 28 gennaio 2020 sono entrati in vigore gli emendamenti al Codice del Lavoro, che hanno introdotto per i padri (naturali o adottivi) il diritto ad un congedo di due settimane alla nascita (o all\u2019adozione) del bambino: secondo l\u2019articolo 186, il datore di lavoro \u00e8 obbligato a concedere su richiesta un congedo senza retribuzione non superiore a 14 giorni. A livello governativo \u00e8 sorto un dibattito sulla necessit\u00e0 di ridurre il congedo parentale da tre a due anni, mantenendo il triennio solo per le famiglie numerose, ma al momento la disciplina non ha subito modifiche, lasciando aperta sul tavolo l\u2019opzione di mantenere il congedo di tre anni retribuito per i primi due. Per il quinquennio 2020-2025 si \u00e8 stabilito lo sviluppo di una rete di asili-nido privati, con una parziale compensazione dei costi da parte dello stato.<\/p>\n<p>Sempre per stimolare le nascite, Lukashenka ha firmato il decreto n. 171 per il \u201cSostegno sociale per alcune categorie di cittadini\u201d. Secondo il documento, dal 1\u00b0 gennaio 2021 le coppie in cui la donna abbia un\u2019et\u00e0 inferiore ai 40 anni hanno il diritto ad un tentativo di fecondazione in vitro finanziato dal sistema sanitario pubblico, se vi sono indicazioni mediche favorevoli.<\/p>\n<p>Dal 2015 il complesso degli strumenti di sostegno alle famiglie numerose \u00e8 stato rafforzato con l\u2019introduzione del cosiddetto \u201ccapitale familiare\u201d, ossia la concessione alla famiglia di una somma di denaro pari a 10 mila dollari, versata sul conto bancario a partire dal terzo figlio (nato o adottato), tuttavia disponibile con la sua maggiore et\u00e0 e vincolata, nell\u2019uso, all\u2019obiettivo esclusivo di favorire il miglioramento delle condizioni abitative, educative, in alternativa spendibile come assegno pensionistico per la madre. L\u2019utilizzo anticipato \u00e8 ammesso solamente ai fini dell\u2019assistenza medica. Il programma \u00e8 stato attivo per 5 anni e si \u00e8 concluso il 31 dicembre 2019 e il riscontro della sua efficacia ha indotto il governo bielorusso a prorogarlo per altri cinque anni. Dal 1\u00b0 gennaio 2020, il capitale familiare \u00e8 fissato a 22.500 byn e viene assegnato alla nascita (o adozione) tra il 1\u00b0 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2024 di un terzo (o successivo) figlio. A partire dal gennaio 2021, l\u2019importo del capitale familiare sar\u00e0 indicizzato annualmente sulla base del valore dei prezzi al consumo dell\u2019anno precedente, al fine di preservarne il potere d\u2019acquisto dalla crescita inflattiva (Mintrud, 2019).<\/p>\n<p>Alle politiche familiari sono direttamente legate quelle del lavoro. Le famiglie con tre o pi\u00f9 figli hanno diritto a un giorno di riposo supplementare alla settimana, pagato nella misura del salario medio giornaliero. Dal 28 gennaio 2020 \u00e8 entrata in vigore la legge n. 219 del 18 luglio 2019, che modifica il Codice del Lavoro. In particolare, essa introduce un nuovo capitolo, che riconosce e disciplina il lavoro a distanza, per consentire una migliore conciliazione con le responsabilit\u00e0 familiari.<\/p>\n<p>Altro ambito rilevante delle politiche sociali ricade nel settore dell\u2019occupazione. Secondo la raccolta statistica\u00a0<em>La Bielorussia e i Paesi del mondo<\/em>\u00a0(Belstat, 2018), la societ\u00e0 nazionale vede diminuire la propria forza lavoro. Secondo calcoli basati sulle previsioni dell\u2019Istituto nazionale di Ricerca economica del Ministero dell\u2019Economia, dal 2019 al 2023 la manodopera diminuir\u00e0 dell\u20191,2%. Secondo i dati Belstat, il tasso di disoccupazione nel quarto trimestre del 2020 corrispondeva a 4,1%, ma resta difficile misurare il tasso effettivo, poich\u00e9 le statistiche ufficiali si basano prevalentemente su indagini a campione.<\/p>\n<p>Sul piano normativo il sistema di protezione sociale dei disoccupati in Bielorussia include gli istituti tipici dei regimi di welfare dell\u2019Europa continentale, ossia l\u2019assicurazione sociale, la previdenza sociale e l\u2019assistenza sociale. Tuttavia, soltanto i disoccupati ufficialmente registrati possono usufruirne e, dato l\u2019esiguo ammontare dell\u2019indennit\u00e0 prevista, in molti rifiutano di formalizzare il proprio status non lavorativo presso il ministero, per eludere i controlli che altrimenti limiterebbero la possibilit\u00e0 di cercare fonti di reddito in occupazioni occasionali e comunque senza copertura contrattuale.<\/p>\n<p>Il 2 aprile 2015 \u00e8 stato firmato il decreto n. 3 che ha introdotto la cosiddetta \u201cimposta sul parassitismo\u201d, foriera di risonanza anche estera: un tributo obbligatorio annuale, equivalente a circa 200 euro, da parte di cittadini che, in quanto non occupati, non contribuiscono al finanziamento della spesa pubblica. L\u2019iniziativa ha sollevato molte critiche e indignazione, risultando lesiva della dignit\u00e0 di cittadini resi oggetto di riprovazione sociale e materialmente puniti per le situazioni di indigenza anche non volontariamente patite. Il tutto senza un efficace impegno da parte dello stato per alleviare il livello di disoccupazione, soprattutto, nelle piccole citt\u00e0 e nei villaggi, o almeno la disponibilit\u00e0 del legislatore a riconoscere l\u2019oggettiva difficolt\u00e0 nel trovare lavoro affrontata dalle madri di bambini piccoli e dalle persone con disabilit\u00e0. A causa delle reazioni registrate, il 27 gennaio 2018 \u00e8 entrato in vigore il decreto n. 1 \u201cSulla promozione dell\u2019occupazione\u201d, che ha sostituito l\u2019imposta con il pagamento al 100% dei servizi pubblici o comunque sovvenzionati dallo stato. Tuttavia, dato che il paese sta progressivamente abbandonando la pratica del sovvenzionamento incrociato di molti servizi sociali, ci si pu\u00f2 aspettare presto l\u2019introduzione di nuove misure nella lotta contro il \u201cparassitismo sociale\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019istruzione gratuita \u00e8 garantita dalla costituzione, quantunque, nella realt\u00e0 degli ultimi anni, si rendono sempre pi\u00f9 necessari esborsi finanziari supplementari da parte delle famiglie per garantire ai loro figli un servizio di alta qualit\u00e0.<br \/>\nLa spesa pubblica per la ricerca \u00e8 ben al di sotto della media mondiale ed \u00e8 una delle pi\u00f9 basse d\u2019Europa. Il 2015 ha registrato una significativa riduzione della quota di spesa nazionale riservata a tale voce, pari allo 0,17% (0,52% del PIL), la pi\u00f9 bassa della storia bielorussa post-sovietica (Bertelsmann Stiftung, 2018). Gli istituti di ricerca stanno perdendo ricercatori e specialisti, a causa dei bassi salari e della libert\u00e0 professionale limitata. La Bielorussia si colloca solo al 64\u00b0 posto su 131 Paesi nel<\/p>\n<p>Global Innovation Index 2020 dell\u2019INSEAD mentre nel 2020 non compare affatto nella classifica del Bloomberg Innovation Index.<\/p>\n<p>Riguardo alle politiche legate alla tutela dell\u2019ambiente, lo stato bielorusso continua a dare priorit\u00e0 allo sviluppo economico trascurando le minacce dell\u2019inquinamento radioattivo e chimico, questione che rimane particolarmente importante per la popolazione bielorussa dopo il disastro di Chernobyl. La decisione di costruire la centrale nucleare di Ostrovets \u00e8 indicativa. Tuttavia, nel 2016 la Bielorussia ha adottato un piano d\u2019azione per il periodo 2016-2020, al fine di attuare le raccomandazioni della Environmental Performance Review dell\u2019UNECE, che ha evidenziato una serie di risultati positivi, quali la diminuzione dell\u2019inquinamento atmosferico dalle fonti mobili, il progresso nell\u2019integrazione dell\u2019educazione allo sviluppo sostenibile, nonch\u00e9 il miglioramento della legislazione ambientale.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le politiche della salute in Bielorussia, la pandemia di COVID-19 ha contribuito a dimostrare che, dietro le cifre e gli indici ufficiali, il sistema sanitario risulta poco flessibile alle esigenze sociali. Secondo gli analisti dell\u2019impresa bielorussa Satio e della fondazione tedesca Friedrich Ebert (2020), l\u2019emergenza epidemiologica ha evidenziato carenze che si radicano nella struttura del servizio pubblico ma che, soprattutto, hanno a che vedere con la logica decisionale complessiva con cui si assume la funzione sanitaria in relazione alle strategie sistemiche del regime.<\/p>\n<p>Secondo la classifica del livello di severit\u00e0 delle misure nazionali di contrasto alla pandemia ricavata dalla banca dati\u00a0<em>COVID-19 Government Response Tracker<\/em>\u00a0della Blavatnik (OxCGRT, 2020-2022), tra l\u2019inizio del 2020 ai primi di febbraio 2021, la Bielorussia, al pari di alcuni governi africani, del Nicaragua e di Taiwan, ha adottato provvedimenti restrittivi e preventivi di sanit\u00e0 pubblica tra i pi\u00f9 blandi. In effetti, dall\u2019inizio della crisi non mai stato deciso un<em>\u00a0lockdown<\/em>\u00a0completo. Luoghi di lavoro e di aggregazione sociale, attivit\u00e0 a siti commerciali sono generalmente rimasti aperti. Gli eventi culturali e sportivi si sono svolti senza speciali restrizioni, il tutto giustificato dalla priorit\u00e0, espressamente dichiarata dalle autorit\u00e0 governative, di non sacrificare l\u2019economia nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019economista bielorusso Yuri Krivorotko (2018), avendo analizzato l\u2019andamento della spesa sociale nazionale nel periodo tra il 2010 e il 2017, ritiene che il paese sia ancora lontano dagli standard europei di qualit\u00e0 nelle prestazioni di welfare. Di fatto, la sicurezza sociale in Bielorussia \u00e8 una combinazione di ampie coperture ma con opportunit\u00e0 di finanziamento pubblico relativamente modeste. Soprattutto negli ultimi anni, in un contesto di rallentamento della crescita economica, di aumento dell\u2019inflazione e dei prezzi di prodotti e servizi di base, lo stato sociale bielorusso ha iniziato a rivelarsi meno efficiente che in passato.<\/p>\n<p>Rispetto al welfare della Bielorussia si possono raccogliere pareri discordanti, in un insieme di valutazioni che vedono contrapporsi stime favorevoli e considerazioni critiche, quest\u2019ultime spesso inclini a riconoscere nel deficit democratico del regime politico un elemento di debolezza originaria. Quantomeno, nella misura in cui la carenza di pluralismo si riverbera nella mancanza di stimoli e di confronto con l\u2019espressione delle effettive esigenze esprimibili dagli attori sociali (Bondar, 2020). Al che si aggiungono le condizioni di instabilit\u00e0 economica, con un rischio permanente di riduzione della spesa del\u00a0<em>budget<\/em>\u00a0nazionale. Ma a pesare sono anche molteplici sfide sociali, soprattutto demografiche, causate dall\u2019alto tasso di popolazione anziana, a fronte dell\u2019aumento graduale del numero dei servizi a pagamento in un contesto di domanda crescente. Nel complesso, un quadro cui i pi\u00f9 recenti indirizzi di riforma tentano di porre rimedio orientandosi, almeno parzialmente, verso l\u2019adozione di logiche preventive (Kovalkin\u00a0<em>et alii<\/em>, 2014) nei confronti della vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 il problema del finanziamento della spesa sociale rimane centrale, il coinvolgimento del mercato e del terzo settore potrebbe rappresentare un percorso di rilancio e di sviluppo efficace. L\u2019altra direzione verso su cui occorre investire, approfondendo le innovazioni paradigmatiche pi\u00f9 recenti, consiste nell\u2019acquisire idonei strumenti di valutazione dell\u2019impatto sociale dei programmi di intervento. Infine, la sequenza tra la pandemia e la crisi apertasi con la guerra in Ucraina impone come urgente la necessit\u00e0 di ristabilire al pi\u00f9 presto rapporti distesi e cooperativi in campo internazionale, in considerazione della multidimensionalit\u00e0 dei fattori che concorrono a determinare le criticit\u00e0 sistemiche nell\u2019epoca delle interdipendenze globali, le quali rendono sempre pi\u00f9 inadatte le opzioni isolazionistiche votate a una mera logica assistenziale in cambio di consenso e acquiescenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonti e riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>Belstat (2018),\u00a0<em>Belarus i strany mira<\/em>, Minsk, Belstat.<br \/>\nBertelsmann Stiftung (2018), BTI 2018 Country Report \u2013 Belarus, G\u00fctersloh, Bertelsmann Stiftung.<br \/>\nBornukova Katerina, Lvovskij Lev (2020), Demografiya kak vyzov dlya ekonomicheskogo rosta, \u00abBanka\u045eski Vesnik\u00bb, n. 680, pp. 31-35.<br \/>\nBondar Vadim (2020), Pavel Kudyukin: \u00abPo antisocialnoj politike Belarus obognala dazhe Rossiyu\u00bb, \u00abBiznesONLINE\u00bb,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.business-gazeta.ru\/article\/482397\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.business-gazeta.ru\/article\/482397<\/a>, ultimo accesso 20 giugno 2021.<br \/>\nDeacon Bob (1993), Developments in East European Social Policy, in Catherine Jones (ed.), New Perspectives on the Welfare State in Europe, London, Routledge.<br \/>\nErofeeva Oksana (2011), Institucionalno-pravovye osnovy razrabotki i provedeniya socialnoj politiki v Respublike Belarus, in Fond Imeni Fridriha Eberta (ed.), Socialno-orientirovannaya model ekonomicheskogo razvitiya: opyt Germanii i Belarusi. 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