{"id":2812,"date":"2022-06-01T12:00:00","date_gmt":"2022-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2812"},"modified":"2026-04-19T04:28:18","modified_gmt":"2026-04-19T02:28:18","slug":"state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/","title":{"rendered":"State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica"},"content":{"rendered":"<p>Il mosaico politico sortito dalla dissoluzione dell\u2019URSS \u00e8 stato attraversato da percorsi riformistici diversificati, compresi quelli attinenti all\u2019azione di rilevanza socioeconomica delle istituzioni pubbliche. Adottando un approccio comparativo, in quest\u2019articolo si intendono selezionare talune variabili dello\u00a0<em>state-(re)building<\/em>\u00a0che appaiono dotate di una certa incidenza sul versante prestazionale dello sviluppo umano, muovendo dal grado di (dis)continuit\u00e0 rispetto al passato sovietico per poi analizzare la\u00a0<em>state capacity<\/em>\u00a0(o, specularmente, la\u00a0<em>state fragility<\/em>) e il livello di democraticit\u00e0 dei regimi politici, con le possibili interazioni tra le grandezze osservate durante il periodo della transizione post-sovietica. La disamina intende ricavare elementi utili a decifrare altres\u00ec le strategie di legittimazione impiegate in quella peculiare fase di passaggio, includendo le politiche di\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0tra i fattori che concorrono a illustrare le caratteristiche contemporanee di diverse repubbliche dell\u2019area, assumendo infine la Bielorussia come caso precipuo cui applicare le chiavi interpretative proposte nel presente contributo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Continuit\u00e0 e cambiamento: la variabile del passato<\/strong><\/p>\n<p>Per cogliere talune peculiarit\u00e0 dell\u2019attuale costellazione post-sovietica occorre osservare il modo cui, nella lunga transizione, si \u00e8 configurata la relazione con le eredit\u00e0 del passato. Tutte le repubbliche post-sovietiche (RPS) hanno dovuto misurarsi con un abbrivio comune, rappresentato dagli assetti sistemici dell\u2019URSS: sufficientemente innervati da non consentire di pensare, a rigore, tutte le specie di\u00a0<em>state-building<\/em>\u00a0attivate nell\u2019area nei termini di una\u00a0<em>creatio ex nihilo<\/em>. La sfida immediatamente posta dal collasso del 1991 \u00e8 coincisa con il vuoto lasciato dal Partito comunista, cabina di regia onnipervasiva del sistema. Ci\u00f2 ha da subito evidenziato i costi del cambiamento, posto che le incertezze e gli squilibri cui espongono i processi di riconversione comportano non poche volte crisi transizionali non congrue alle aspettative sociali di stabilit\u00e0 e benessere, con il rischio di propiziare deviazioni o ritorni al passato.<\/p>\n<p>In effetti, nella galassia post-sovietica, l\u2019ottimismo per uno\u00a0<em>state-(re)building<\/em>\u00a0immediatamente innestato nello spazio aperto del libero mercato ha dovuto fronteggiare importanti contraccolpi senza le garanzie istituzionali e le protezioni sociali invece disponibili ai sistemi consolidati e gi\u00e0 conformi ai canoni del capitalismo liberaldemocratico. Le criticit\u00e0 di esordio, in diversi casi, hanno prodotto brusche inversioni di marcia rispetto ai primi tracciati riformistici, specialmente laddove la societ\u00e0 civile, a dispetto dell\u2019euforia \u201cfondativa\u201d, \u00e8 stata scarsamente coinvolta dalla classe dirigente, attestata su posizioni autoreferenziali e di prona adesione alle formule occidentali, comunque inidonee alla riformulazione del \u201ccontratto sociale\u201d autoctono.<\/p>\n<p>Per altro verso, l\u2019assuefazione al dirigismo sovietico assorbito dai gruppi sociali, dagli apparati pubblici e nel sistema economico si \u00e8 mostrata una componente culturale sufficientemente \u201cdura\u201d da contrastare, con potente forza inerziale (<em>path-dependence<\/em>), l\u2019efficacia dei modelli importati da Ovest (Magyar, Madlovics, 2020). Ma non ovunque. Il retaggio del passato non ha prodotto effetti inibitori o devianti sulla transizione delle repubbliche baltiche. Similmente a quanto avvenuto negli ex satelliti dell\u2019Europa orientale, in esse il sentimento identitario nazionale, in sinergia con la refrattariet\u00e0 recondita alla (tardiva) sovietizzazione, si \u00e8 conservato sino ad agire come propulsore della democratizzazione: colta come opportunit\u00e0 decisiva per valorizzare un\u2019indipendenza voluta, anzich\u00e9 semplicemente occorsa e passivamente \u201cricevuta\u201d dall\u2019implosione del socialismo reale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Stato, regime politico e sviluppo umano<\/strong><\/p>\n<p>Stanti tali premesse, per esaminare il quadro delle diversit\u00e0 con cui la transizione si \u00e8 articolata sul piano dell\u2019incidenza dell\u2019azione istituzionale dello Stato sulla societ\u00e0, riteniamo opportuno distinguere e porre in relazione diverse grandezze strutturali. Tra esse, senza pretese di esaustivit\u00e0, riteniamo proficuo assumere la variabile della\u00a0<em>state capacity<\/em>\u00a0in quanto sinteticamente rappresentativa dell\u2019attitudine delle istituzioni pubbliche ad assolvere alle proprie funzioni. In essa si riverbera anche la ricchezza nazionale, quantunque essa non spieghi tutto, giacch\u00e9, oltre una certa soglia, la state capacity pu\u00f2 non rispondere in maniera elastica alle variazioni del PIL. Ci\u00f2 mostra quanto rilevino, assieme alle risorse, le strategie della direzione politica, la cultura amministrativa e, in genere, le componenti strutturalfunzionali dell\u2019apparato statuale in ordine alle attivit\u00e0 regolative e disciplinari, estrattive e distributive di beni e servizi. Nella gran messe di indici che in proposito continuano a essere elaborati, optiamo per lo State Fragility Index (SFI) del Center for Systemic Peace che, con i suoi 14 indicatori, esplora l\u2019effettivit\u00e0 prestazionale (<em>output<\/em>) delle istituzioni nei campi della sovranit\u00e0, della stabilit\u00e0 politica, dell\u2019ordine pubblico e della repressione del crimine, della regolarit\u00e0 dell\u2019azione amministrativa, della coerenza delle politiche economiche e sociali, della gestione dei servizi, ecc. (Marshall, Elzinga-Marshall, 2017).<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore dimensione di analisi, particolarmente saliente con riguardo all\u2019oggetto di nostro interesse, \u00e8 rappresentata dalla natura del regime politico. Se con la precedente variabile osserviamo, in riferimento alla statualit\u00e0, la struttura permanente dell\u2019autorit\u00e0 costituita nel suo effettivo esercizio entro un preciso territorio, valutando il regime ci riferiamo alle forme e ai modi del potere politico (e l\u2019accesso a esso), assieme alla definizione delle possibilit\u00e0 di decisione e di azione da parte degli attori presenti nella sua orbita. Il che implica principi, valori e scopi per mezzo dei quali i rapporti di obbligazione politica tra governanti e governati assumono fattiva connotazione.<\/p>\n<p>In proposito, assumiamo la macrodistinzione tra regimi liberaldemocratici e regimi non democratici, sulla base di criteri relativi al pluralismo concorrenziale e poliarchico, alla contestabilit\u00e0 del potere e all\u2019inclusivit\u00e0 basata sulla garanzia e sulla promozione di diritti di libert\u00e0 e di eguaglianza. In virt\u00f9 dell\u2019<em>accountability<\/em>\u00a0verticale tra classe di governo e cittadini e di quella orizzontale tra le istituzioni collocate in un sistema di\u00a0<em>checks and balances<\/em>, la formula liberaldemocratica, nella letteratura politologica occidentale, viene usualmente ritenuta di per s\u00e9 idonea a procurare un rendimento sistemico teso a soddisfare bisogni collettivi e individuali. Gli impianti liberaldemocratici, infatti, si rendono costitutivamente responsivi rispetto alle domande sociali, aggregate e articolate secondo modalit\u00e0 concorrenziali comunque regolate, grazie alle garanzie giuridiche (<em>rule of law<\/em>), da criteri di pari opportunit\u00e0, da cui risulterebbe in esito un equilibrio omeostatico che tende a ostacolare la cristallizzazione di centri di interesse assolutamente predominanti (Dahl, 1971). Pi\u00f9 in generale, un regime liberaldemocratico, trasparenza, concorrenzialit\u00e0 e contestabilit\u00e0 responsabilizzano il decisore politico rispetto al rendimento delle prestazioni delle istituzioni, remunerate dal consenso necessario a governare.<\/p>\n<p>Sulla base di tali assunti, al fine di classificare i regimi politici post-sovietici durante la transizione, scegliamo l\u2019indice sintetico della qualit\u00e0 liberaldemocratica (LDI) del V-Dem Institute dell\u2019Universit\u00e0 di G\u00f6teborg, basato su 71 indicatori attinenti alla dimensione libera e competitiva delle elezioni, ai diritti politici collegati in chiave pluralistica, nonch\u00e9 alle libert\u00e0 civili, al\u00a0<em>rule of law<\/em>\u00a0e all\u2019<em>accountability<\/em>\u00a0(Coppedge<em>\u00a0et alii<\/em>, 2020).<\/p>\n<p>Dunque, poste la<em>\u00a0state capacity<\/em>\u00a0(ricavata specularmente dalla\u00a0<em>state fragility<\/em>) e la qualit\u00e0 liberaldemocratica dei regimi, possiamo procedere a interpretarne l\u2019incidenza d rispetto al rendimento qualitativo dell\u2019azione pubblica nella sfera del benessere sociale. Segnatamente, assumiamo per quest\u2019ultimo lo Human Development Index (HDI), costruito su valori quanti-qualitativi come la composizione demografica, il reddito nazionale lordo pro capite e gli\u00a0<em>outcome<\/em>\u00a0dei beni e i servizi prodotti nei campi della salute, dell\u2019istruzione, dell\u2019occupazione, della sicurezza sociale, dei flussi commerciali e finanziari, della mobilit\u00e0 e della comunicazione, altres\u00ec osservati con riferimento alla sostenibilit\u00e0 socio-economica e a quella ambientale (UNDP, 2020).<\/p>\n<p>Per un confronto sinottico si propone la tabella sottostante, non senza qualche avvertenza. Anzitutto, per ragioni di spazio e semplificazione, assumiamo intervalli biennali nella forbice tra il 1995 (anno di introduzione del SFI) e il 2005. Quanto alla variabile della qualit\u00e0 democratica, si consideri che nella forbice temporale qui selezionata si situano \u201cseconde transizioni\u201d politiche, ossia ulteriori cambiamenti di regime intervenuti dopo l\u2019indipendenza. In termini di democratizzazione, ci\u00f2 vale per l\u2019Estonia e la Lettonia, per la prima (2003) e la seconda (2004) Rivoluzione delle Rose in Georgia, nonch\u00e9 \u2013 quantunque e parziali e provvisorie nei loro effetti \u2013 per la Rivoluzione arancione in Ucraina (2004) e la Rivoluzione dei Tulipani in Kirghizistan (2005). Autocratizzazioni si sono invece avute in Bielorussia (1994) e in Russia (1999). Infine, relativamente al HDI di taluni Paesi, si danno lacune dovute alla carenza di dati trasmessi dagli stessi all\u2019organismo (UNDP) incaricato della loro elaborazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fragilit\u00e0 statale, democraticit\u00e0 e sviluppo umano nelle RPS (1995-2005)<\/strong><\/p>\n<p>Fonte: rielaborazione dati ricavati da Center for Systemic Peace, 2018; V-Dem, 2021; UNDP, 2021.<\/p>\n<p>SFI (State Fragility Index): 0 (fragilit\u00e0 nulla) \u2013 25 (fragilit\u00e0 estrema); LDI (Liberal Democracy Index): 0 (min.) \u2013 1 (max.); HDI (Human Development Index): molto basso (0-349), basso (0,350-0,549), medio (0,550-0,699), alto (0,700-0,799), molto alto (0,800-1).\u200b<\/p>\n<table cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>Stato<\/strong><\/td>\n<td><strong>1995<\/strong><\/td>\n<td><strong>1997<\/strong><\/td>\n<td><strong>1999<\/strong><\/td>\n<td><strong>2001<\/strong><\/td>\n<td><strong>2003<\/strong><\/td>\n<td><strong>2005<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>ARM<\/strong><\/td>\n<td>SFI: 8<\/td>\n<td>SFI: 8<\/td>\n<td>SFI: 8<\/td>\n<td>SFI: 9<\/td>\n<td>SFI: 7<\/td>\n<td>SFI: 7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>LDI: 0,28<\/td>\n<td>LDI: 0,22<\/td>\n<td>LDI: 0,21<\/td>\n<td>LDI: 0,22<\/td>\n<td>LDI: 0,20<\/td>\n<td>LDI: 0,19<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>HDI: 0,627<\/td>\n<td>HDI: 0,645<\/td>\n<td>HDI: 0,664<\/td>\n<td>HDI: 0,673<\/td>\n<td>HDI: 0,691<\/td>\n<td>HDI: 0,712<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>AZE<\/strong><\/td>\n<td>SFI: 19<\/td>\n<td>SFI: 18<\/td>\n<td>SFI: 18<\/td>\n<td>SFI: 16<\/td>\n<td>SFI: 17<\/td>\n<td>SFI: 15<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>LDI: 0,09<\/td>\n<td>LDI: 0,09<\/td>\n<td>LDI: 0,08<\/td>\n<td>LDI: 0,08<\/td>\n<td>LDI: 0,08<\/td>\n<td>LDI: 0,07<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>HDI: 0,604<\/td>\n<td>HDI: 0,610<\/td>\n<td>HDI: 0,629<\/td>\n<td>HDI: 0,643<\/td>\n<td>HDI: 0,659<\/td>\n<td>HDI: 0,674<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>BLR\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>SFI: 4<\/td>\n<td>SFI: 5<\/td>\n<td>SFI: 6<\/td>\n<td>SFI: 5<\/td>\n<td>SFI: 6<\/td>\n<td>SFI: 4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>LDI: 0,37<\/td>\n<td>LDI: 0,14<\/td>\n<td>LDI: 0,12<\/td>\n<td>LDI: 0,11<\/td>\n<td>LDI: 0,10<\/td>\n<td>LDI: 0,10<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>HDI: 0,660<\/td>\n<td>HDI: 0,670<\/td>\n<td>HDI: 0,679<\/td>\n<td>HDI: 0,692<\/td>\n<td>HDI: 0,707<\/td>\n<td>HDI: 0,727<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0EST\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 6<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 4<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 4<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 1<\/td>\n<td>SFI: 1<\/td>\n<td>SFI: 1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,80<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,81<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,81<\/td>\n<td>LDI: 0,81<\/td>\n<td>LDI: 0,81<\/td>\n<td>LDI: 0,81<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: 0,729<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,754<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,773<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,797<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,813<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,832<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0GEO\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 14<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 11<\/td>\n<td>SFI: 11<\/td>\n<td>SFI: 11<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,17<\/td>\n<td>LDI: 0,21<\/td>\n<td>LDI: 0,21<\/td>\n<td>LDI: 0,21<\/td>\n<td>LDI: 0,21<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,40<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>HDI: N.D.<\/td>\n<td>HDI: N.D.<\/td>\n<td>HDI: 0,694<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,708<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,725<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0KAZ\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 9<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 11<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 8<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 9<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,17<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,15<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,14<\/td>\n<td>LDI: 0,14<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,13<\/td>\n<td>LDI: 0,13<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: 0,664<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,669<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,676<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,700<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,726<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,747<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0KGZ\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 11<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 12<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 11<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 12<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,18<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,17<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,17<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,16<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,16<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,18<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: 0,589<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,601<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,613<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,628<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,637<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,642<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0LTU\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 3<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 2<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 2<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 1<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 1<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,78<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,71<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,77<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,77<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,77<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,78<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: 0,710<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,731<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,751<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,774<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,797<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,817<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0LVA\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 5<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 5<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 4<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 2<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 1<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,68<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,70<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,70<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,71<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,72<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,72<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: 0,680<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,698<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,723<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,753<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,781<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,809<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0MDA\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 13<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 13<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 12<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI:8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,43<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,43<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,47<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,37<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,39<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,37<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: 0,638<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,637<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,640<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,651<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,673<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,692<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0RUS\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 11<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 9<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,30<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,29<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,29<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,21<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,18<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,16<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: 0,702<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,705<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,711<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,728<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,742<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,753<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0TJK\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 16<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 16<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 15<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 16<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 15<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 16<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,06<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,06<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,07<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,09<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,09<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,07<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: 0,549<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,540<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,548<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,564<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,588<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,607<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"3\"><strong>\u00a0TKM\u00a0\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 10<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 9<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 9<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 11<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 12<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0LDI: 0,03<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,03<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,03<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,02<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,02<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,02<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0UKR<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 5<\/td>\n<td>SFI: 5<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 6<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 5<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 5<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,35<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,31<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,27<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,24<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,27<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,31<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,686<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,686<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,690<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,708<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,725<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,738<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0UZB<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0SFI: 14<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 14<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 13<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 13<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 17<\/td>\n<td>\u00a0SFI: 14<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,04<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,04<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,04<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,03<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,04<\/td>\n<td>\u00a0LDI: 0,03<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>\u00a0HDI: N.D.<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,607<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,619<\/td>\n<td>\u00a0HDI: 0,633<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"7\">Fonte: rielaborazione dati ricavati da Center for Systemic Peace, 2018; V-Dem, 2021; UNDP, 2021.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"7\">SFI (State Fragility Index): 0 (fragilit\u00e0 nulla) \u2013 25 (fragilit\u00e0 estrema); LDI (Liberal Democracy Index): 0 (min.) \u2013 1 (max.);<\/p>\n<p>HDI (Human Development Index): molto basso (0-349), basso (0,350-0,549), medio (0,550-0,699), alto (0,700-0,799), molto alto (0,800-1).<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prendendo atto dell\u2019eterogeneit\u00e0 delle risultanze, possiamo tentare di leggere le correlazioni, procedendo per gruppi regionali.<\/p>\n<p>Nella\u00a0<strong>regione baltica<\/strong>\u00a0troviamo Estonia, Lettonia e Lituania con uno sviluppo umano alto e in costante crescita dopo la recessione transizionale, con valori collocati in fascia apicale negli anni 2000. I valori parimenti molto elevati della\u00a0<em>state capacity<\/em>\u00a0e del LDI suggeriscono una correlazione positiva, quantomeno sinergica, tra l\u2019efficacia dell\u2019azione pubblica e il consolidamento democratico, concorrendo entrambi al rendimento espresso dal HDI.<\/p>\n<p>Nella\u00a0<strong>regione nord-occidentale<\/strong>, lo sviluppo umano in Russia si posiziona in fascia alta, associato a una\u00a0<em>state capacity<\/em>\u00a0medio-alta e a un LDI declinante a partire dall\u2019autocratizzazione del 1999. Discorso analogo per lo sviluppo umano in Bielorussia, entrato nel 2002 in fascia alta, a fronte di una qualit\u00e0 democratica davvero bassa ma con una significativa capacit\u00e0 statuale. Buona la capacit\u00e0 anche dell\u2019Ucraina, il cui HDI, in fascia alta dal 2001, non pare risentire delle variazioni del LDI. Situazione inversa si presenta in Moldavia, in cui lo sviluppo umano (inferiore ma in crescita) si associa a una statualit\u00e0 meno solida ma a una democraticit\u00e0 migliore (quantunque in flessione rispetto agli avvii) di quella Ucraina.<\/p>\n<p>Spostandoci nella\u00a0<strong>regione transcaucasica<\/strong>, troviamo la Georgia in forte recupero in quanto a\u00a0<em>state capacity<\/em>, con un HDI in fascia alta, rendendosi evidente la svolta procurata dalla democratizzazione avviata nel 2003. Diversamente, nel caso dell\u2019Armenia, la flessione democratica non pare incidere sullo sviluppo umano, mentre la solidit\u00e0 statuale si mostra costante e, anzi, in lieve crescita, nonostante la cronicizzazione del conflitto nel Nagorno-Karabakh con l\u2019Azerbaigian. Quest\u2019ultimo invece, dal 2002, mostra la statualit\u00e0 pi\u00f9 fragile tra tutte le 15 repubbliche e una qualit\u00e0 democratica alquanto bassa, che si associano a uno sviluppo umano di livello medio.<\/p>\n<p>Nella\u00a0<strong>regione centroasiatica<\/strong>\u00a0la bassa \u2013 bassissima in Tagikistan e Turkmenistan \u2013 qualit\u00e0 democratica \u00e8 concomitante a uno sviluppo umano medio, analogamente a quanto si pu\u00f2 osservare a proposito della\u00a0<em>state capacity<\/em>, costituendo un\u2019eccezione il Kazakistan relativamente a SFI e HDI. Rispetto a tali indici, l\u2019Uzbekistan si distingue per un certo miglioramento nell\u2019ultimo scorcio della forbice temporale (probabilmente spiegabile con il supporto ricevuto dal governo russo), mentre lo sviluppo del Kirghizistan aumenta anche in controtendenza rispetto alla fragilit\u00e0 statuale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lo\u00a0<em>state-(re)building<\/em>\u00a0e le ambivalenze dell\u2019opzione autocratica<\/strong><\/p>\n<p>Dalla eterogeneit\u00e0 cos\u00ec raffigurata non si evincono correlazioni sicure e costanti. Tuttavia, un certo grado di ricorrenza \u2013 non sufficiente a riconoscere un nesso di causalit\u00e0 \u2013 si mostra nella concordanza positiva tra\u00a0<em>state capacity<\/em>\u00a0e sviluppo umano. D\u2019altro canto, si pu\u00f2 ipotizzare che i casi in cui l\u2019incremento del secondo si accompagna alla flessione della prima siano addebitabili alla natura alquanto composita dell\u2019indice HDI, in cui si ricomprendono variabili economiche particolarmente significative per i Paesi dotati di ingenti risorse naturali, tali da mettere in circolo una ricchezza sufficiente a compensare le carenze degli apparati pubblici, ovvero, della spesa sociale di Paesi che, come nel caso kazako, hanno affrontato la transizione con uno spiccato approccio neoliberale in politica economica<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Viepi\u00f9 controversa l\u2019incidenza della democrazia, dal momento che gli effetti delle transizioni post-sovietiche non confermano puntualmente e universalmente le conseguenze deleterie attese dai regimi autocratici. N\u00e9, d\u2019altronde, risulta immancabilmente confermata la correlazione tra democratizzazione e potenziamento della\u00a0<em>state capacity<\/em>.<\/p>\n<p>Una certa letteratura volgerebbe a suffragare l\u2019ipotesi di risvolti disfunzionali in un regime vincolato a logiche elettoralistiche, costretto dal ricatto del consenso a strategie non lungimiranti, piegate a dinamiche clientelari e alla ricettivit\u00e0 rispetto a domande frammentate e incoerenti. In definitiva, si tratterebbe di criticit\u00e0 analoghe a quelle rilevate sin dagli anni \u201970 (Crozier\u00a0<em>et alii,<\/em>\u00a01973) in merito ai rischi di ingovernabilit\u00e0 e insostenibilit\u00e0 dovuti a una democrazia sovraccarica di richieste e aspettativa sociali. Eppure c\u2019\u00e8 da rilevare che, in linea con i suggerimenti profusi in quelle analisi, il paradigma democratico occidentale ha fatto fronte alla conclusione del \u201ctrenta gloriosi anni\u201d del\u00a0<em>welfare state<\/em>\u00a0keynesiano attraverso una riprogrammazione improntata alla depoliticizzazione o alla sovranazionalizzazione di processi decisionali particolarmente nevralgici, quindi alla proliferazione di vincoli giuridici e di organismi di\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0tecnocratica sottratti \u2013 giacch\u00e9 non elettivi \u2013 agli oneri della responsivit\u00e0 (Casale, 2018).<\/p>\n<p>Di contro, resta altamente plausibile l\u2019argomento di un\u2019<em>accountability<\/em>\u00a0democratica quale potente incentivo all\u2019azione performante del governo. Ma anche su questo si d\u00e0 la possibilit\u00e0 di eccepire, sulla scorta delle suggestioni schumpeteriane, le limitate capacit\u00e0 di valutazione in capo al cittadino (elettore) comune nel giudicare con competenza le politiche pubbliche, di monitorarne nel tempo l\u2019efficacia e di discernere gli effettivi responsabili dei loro esiti effettuali (Hanson, 2015).<br \/>\nNondimeno, in linea teorica, pu\u00f2 rilevarsi il vantaggio per i regimi autocratici di essere immuni dalla competizione e di adottare, con ampio margine discrezionale, misure capaci di alimentare il consenso (Acemoglu, Robinson, 2006): condizione che permetterebbe una significativa duttilit\u00e0 nel definire le politiche, con il vantaggio di conculcare il dissenso o di schermare l\u2019operato del governo dalla contestazione dei gruppi sociali insoddisfatti, in assenza di sfidanti autorizzati a competere prospettando indirizzi alternativi.<\/p>\n<p>\u00c8 certo che il pluralismo democratico, laddove innestato in un quadro bilanciato di garanzie, vivifica la coesione della societ\u00e0 civile attorno ai principi e la mobilita nelle forme della cittadinanza attiva, trovando nella competizione il metodo con cui selezionare le risposte prestazionali pi\u00f9 adatte ai bisogni reali. D\u2019altra parte, questo non impedisce di cogliere l\u2019ambivalenza che interessa le autocrazie. In esse, l\u2019assenza di\u00a0<em>accountability<\/em>\u00a0regolare ed effettiva sottrae il governante a pressioni e incentivi migliorativi, ma d\u2019altra parte gli consente una prospettiva di lungo termine per condurre piani d\u2019azione lineari non gravati dalle interruzioni dovute agli avvicendamenti elettorali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 riconduce al tema della stabilit\u00e0 e della longevit\u00e0 del potere approfondita da Mancur Olson (1993) in relazione al tipo di regime. In effetti, l\u2019anomia delle fasi di travaglio transizionale risulta essere un terreno alquanto propizio per un governo irresponsabile e predatorio, esercitato da\u00a0<em>roving bandits<\/em>\u00a0intenti a trarre il massimo profitto per s\u00e9 e a danno della societ\u00e0 e delle istituzioni, per via dell\u2019incertezza cui sono esposti. Diversamente, presumendo che i governanti restino pur sempre attori autointeressati, la prospettiva di maggior durata e solidit\u00e0 del potere contribuisce al profilo comportamentale degli\u00a0<em>stationary bandits<\/em>, che finiscono per articolare i propri fini secondo strategie di lungo termine in grado di consolidare i pilastri strutturalfunzionali su cui il regime fa affidamento. Includendo l\u2019investimento su una legittimazione alimentata dai meriti di una leadership socialmente benemerita, simile ipotesi pu\u00f2 descrivere il caso di un\u2019autocrazia concentrata sia sul \u201cbastone\u201d repressivo sia sulla \u201ccarota\u201d consensualistica, cos\u00ec da infondere nell\u2019opinione maggioritaria il senso dell\u2019opportunit\u00e0 di scambiare le incertezze della libert\u00e0 e della competizione con le sicurezze di un sufficiente e disciplinato benessere. Il ragionamento risulterebbe pertanto avvalorato dagli scenari in cui le turbolenze (effettive o temute) della transizione si risolvono con l\u2019instaurazione di una leadership illiberale e decisionista, che si consolida in ragione del timore di precipitare, senza di essa, nell\u2019anomia pregressa.<\/p>\n<p>La democrazia liberale rimane l\u2019opzione di rango pi\u00f9 elevato, giacch\u00e9, pur non consentendo una progettualit\u00e0 di cos\u00ec lungo termine, concentra l\u2019azione del governante in un lasso di tempo in cui si rende necessario coalizzare forze e interessi eterogenei, pervenendo a compromessi estesi e inclusivi, aperti a un perenne confronto correttivo tra gli attori coinvolti. Il tutto in una cornice esente dall\u2019aggressivit\u00e0 difensiva che invece induce l\u2019autocrate, nelle congiunture critiche, ad accentuare le strette dispotiche contro potenziali sfidanti, sottoponendo cos\u00ec a particolare stress gli apparati pubblici, sbilanciati, in quanto a risorse e attivit\u00e0, sul versante della repressione e del controllo.<\/p>\n<p>Eppure, in assenza dei presupposti fattuali per una democratizzazione diffusa e profonda, la stabilit\u00e0 di un regime autocratico pu\u00f2 rappresentare \u2013 specie in un frangente di transizione \u2013 un\u2019alternativa utile a fronteggiare l\u2019anomia rafforzando le infrastrutture dell\u2019autorit\u00e0 (Mann, 1984) e razionalizzando il rendimento dell\u2019azione pubblica sotto la guida di un \u201cdittatore benevolo\u201d (Olson, 1993). Tuttavia resta ferma la disfunzionalit\u00e0 costituita dall\u2019esposizione all\u2019arbitrio dispotico (Mann, 1984), anche laddove esso risulti in certa misura inibito dall\u2019esigenza di costruire narrazioni legittimanti credibili (esigenza pur sempre insopprimibile per qualsiasi tipo di regime). Nel panorama della transizione post-sovietica, ci\u00f2 si \u00e8 sostanziato nel ricorso a un novero assai diversificato di strategie (Grauvogel, von Soest, 2016): dallo sfruttamento modernizzato delle risorse naturali pi\u00f9 strategiche per la ricchezza nazionale (in Russia, Kazakistan, Ucraina, Uzbekistan, Turkmenistan, Azerbaigian) all\u2019elargizione di provvidenze paternalistiche (emblematica nel caso dell\u2019eccentrico sultanismo del Turkmenibashi Niyazov), alle politiche securitarie e di pacificazione interetnica (nell\u2019Uzbekistan di Karimov e in Tagikistan). Al che occorre aggiungere la spiccata concentrazione sulla crescita economica (in Kazakistan e Azerbaigian), sul prestigio internazionale (in Russia), sui miti distintivi dell\u2019identit\u00e0 nazionale (ancora nella Russia putiniana, in Armenia e in Ucraina), sul riassetto dell\u2019apparato amministrativo (in Russia e Kazakistan), ovvero su un welfare universalistico impostato sulla conservazione delle architetture istituzionali del passato (Bielorussia), investendo sulla continuit\u00e0 in luogo di una discontinuit\u00e0 foriera di incertezze e contraccolpi recessivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un \u201cmuseo sovietico\u201d: la transizione in Bielorussia<\/strong><\/p>\n<p>Gli elementi sin qui presentati possono trovare un significativo campo di riscontro nello\u00a0<em>state-(re)building<\/em>\u00a0condotto in Bielorussia dal regime di Aljaksandr Lukashenka. A capo di una commissione d\u2019inchiesta sulla corruzione politica, egli seppe approfittare della debolezza dei partiti di governo alle prese, all\u2019indomani dell\u2019indipendenza, con progetti di riforma contrastati da un\u2019opinione pubblica inquietata dalla prospettiva di una lunga spirale recessiva. Emergendo come il castigatore delle collusioni tra l\u2019\u00e9lite politica e la speculazione predatoria di gruppi imprenditoriali collegati all\u2019Occidente, Lukashenka guid\u00f2 la campagna che, nel 1994, condusse alla sfiducia del soviet supremo. Nel medesimo anno usc\u00ec vittorioso dalle elezioni presidenziali: tale l\u2019avvio della \u201cseconda transizione\u201d, sostanziato da un percorso di autocratizzazione che, di riforma in riforma, avrebbe condotto le istituzioni sotto il controllo centralizzato della sua leadership (Wilson, 2012). Il tutto facendo perno sulle strutture del sistema sovietico, aggiornato seguendo una progressiva traslazione del potere d\u2019apparato del partito comunista nelle prerogative monocratiche del presidente. In questo senso, la definizione di \u201cmuseo sovietico\u201d a proposito dell\u2019attuale sistema bielorusso trova un\u2019adeguata giustificazione.<\/p>\n<p>Sotto il profilo economico, la continuit\u00e0 si \u00e8 espressa nella conservazione dell\u2019assetto industriale assegnato dall\u2019URSS al Paese sui versanti della metallurgia, della chimica e del settore automobilistico. Nonostante le aperture alla privatizzazione, il dirigismo statalistico ha saputo perpetuarsi di fatto in ambiti nevralgici, cominciando dalla rinazionalizzazione del sistema bancario e la riconduzione al controllo governativo della banca centrale: scelta altamente funzionale a una gestione elastica del debito pubblico, in grado di consentire politiche di spesa intese ad alimentare il consenso presso gruppi sociali e comparti economici di volta in volta ritenuti pi\u00f9 remunerativi, mediante sussidi, esenzioni fiscali e regimi tributari privilegiati (Fritz, 2007).<\/p>\n<p>Altamente strategica \u00e8 risultata l\u2019integrazione nella sfera egemonica russa, dalla quale la Bielorussia ha potuto ricavare, oltre al sostegno politico e militare, prestiti, crediti commerciali e forniture energetiche a tariffe agevolate. Da ci\u00f2 il sistema bielorusso ha ottenuto la possibilit\u00e0 di conservarsi refrattario alle innovazioni neoliberali poste dal Fondo monetario internazionale come condizione per i prestiti offerti. Inoltre, il supporto di Mosca ha permesso di accantonare disponibilit\u00e0 di bilancio da utilizzare in chiave redistributiva, con interventi volti a comprimere le diseguaglianze e la stratificazione sociale, procurando un livello medio stipendiale tra i pi\u00f9 elevati della regione. Il sodalizio con la Russia, se per un verso ha spinto la pur debole opposizione politica a esaltare una certa vena identitaria e distintivamente nazionalistica, d\u2019altra parte ha agevolato una significativa impermeabilit\u00e0 culturale (ancorch\u00e9 non commerciale) all\u2019Occidente, sostenuta da una narrazione ideologica tesa a valorizzare i miti del passato innestandoli in un \u201cpatriottismo civico-presidenziale\u201d centrato sulla fedelt\u00e0 alle istituzioni e sull\u2019affidamento alla tutela paterna del presidente, garante della concordia e del progresso sociali (Burckhardt, 2016).<\/p>\n<p>Su questi presupposti, le riforme della \u201cseconda transizione\u201d hanno concentrato nella carica presidenziale cospicui poteri di iniziativa e di controllo utilizzati per consolidare un apparato amministrativo capillare e centralizzato, in grado di vigilare sull\u2019economia, sull\u2019attuazione dei programmi governativi e sull\u2019impiego della propriet\u00e0 pubblica, il tutto accompagnato da un costante accento sulla legalit\u00e0 tributaria e contabile. Particolare rilievo ha assunto, nel 1996, la previsione costituzionale della Commissione per il Controllo dello Stato, i cui membri, di nomina presidenziale, esercitano poteri inquirenti e sanzionatori nei confronti delle istituzioni politiche, del sistema amministrativo e delle imprese pubbliche. Di tale strumento si \u00e8 avvalso lo\u00a0<em>state-(re)building<\/em>\u00a0per efficientare l\u2019estrazione fiscale e per contrastare l\u2019economia sommersa, erodendo il confine tra pubblico e privato ripristinato nel 1991. Ci\u00f2 ha permesso di gestire le logiche di mercato aggiornando sotto nuove forme il dirigismo di epoca sovietica, abilitando il governo a impiegare la finanza pubblica con ampia duttilit\u00e0, riducendo a pi\u00f9 riprese le aliquote di imposta sui redditi di talune categorie, adottando regimi fiscali differenziati, introducendo moratorie per attrarre capitali nell\u2019industria automobilistica, ecc. (IMF, 2004).<\/p>\n<p>Di sicura rilevanza la stessa riforma della contabilit\u00e0 di Stato, con la previsione del Fondo di Protezione sociale e di altri fondi speciali fuori bilancio dedicati ai trasporti, all\u2019agricoltura e alla cura delle patologie provocate dal disastro di Chernobyl. Al che si \u00e8 aggiunta la possibilit\u00e0 in capo al presidente di adottare decreti di aggiustamento di bilancio a seguito degli scostamenti straordinari per la spesa sociale. In definitiva, si tratta di dispositivi usati per aggirare i vincoli delle leggi finanziarie e consentire provvedimenti estemporanei funzionali ad alimentare il consenso, premiando i bacini elettorali pi\u00f9 fedeli. Il tutto perpetuando il formato di copertura e di eleggibilit\u00e0 alla protezione sociale vigente nell\u2019URSS, per conferire al regime di\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0bielorusso il carattere pi\u00f9 universalistico tra quelli istituiti nelle repubbliche post-sovietiche, seguito da quello lituano e quello estone \u2013 per i quali, invece, la discontinuit\u00e0 con il passato si \u00e8 materializzata in un cambio di paradigma per molti versi ispirato al modello scandinavo.<\/p>\n<p>Il grafico, qui elaborato sulla base dei valori qualitativi assegnati dall\u2019Istituto V-Dem, attiene ai regimi di\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0post-sovietici mostratisi mediamente pi\u00f9 universalistici durante la transizione\u00a0<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Regimi di welfare maggiormente universalistici nelle RPS (1992-2005)<\/strong><\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/casale_01.png\" alt=\"casale 01\" width=\"600\" height=\"376\" \/><em>Fonte: rielaborazione dati V-Dem, 2021.<\/em><\/p>\n<p>Dal grafico si possono confrontare i cambiamenti intervenuti nell\u2019arco temporale considerato. In quanto a costanza, in ordine decrescente di grado, spiccano Bielorussia, Estonia e Armenia. La spezzata turkmena suggerisce le provvidenze del paternalismo di Niyazov, conservatesi immodificate per quanto assoggettate a misure di razionamento. Nell\u2019universalismo lituano si osserva, a partire dal 2002, una flessione indicativa della maggiore conformit\u00e0 ai requisiti di bilancio di ispirazione neoliberale adottati ai fini dell\u2019ingresso nella UE (2004). Segue la Moldavia, la cui incostanza riflette la competizione polarizzata tra partiti filo-occidentali e forze ancorate all\u2019egualitarismo del passato, ma con una contrazione comunque importante dell\u2019universalismo imposta dalle criticit\u00e0 economiche del Paese. Pi\u00f9 incerto l\u2019andamento nel caso ucraino, spiegabile con i provvedimenti antirecessivi sulla spesa pubblica ispirati dall\u2019esigenza di alleggerire la pressione fiscale per favorire i capitali di investimento. L\u2019incremento mostrato dal Tagikistan pu\u00f2 rispecchiare le risposte dell\u2019\u201cideologia karimovista\u201d alle ondate di protesta contro diseguaglianza e povert\u00e0, come pure le misure intese a contenere le adesioni al jihadismo da parte della popolazione meno abbiente, con iniezioni di spesa sociale varate anche grazie ai sostegni finanziari russi e statunitensi.<\/p>\n<p>In conclusione, \u00e8 soprattutto la fattispecie bielorussa a segnalare un investimento sulla continuit\u00e0 ai fini di uno\u00a0<em>state-(re)building<\/em>\u00a0diretto da un regime politico illiberale e perseguito attraverso un rendimento sistemico egualitario e demercificante, tale cio\u00e8 da sortire prestazioni svincolate dalle dinamiche di mercato e sufficientemente performative da giustificare l\u2019indice di sviluppo umano del Paese durante la transizione. Da parte sua, l\u2019indice di democraticit\u00e0 del regime suggerisce la divaricazione tra diritti sociali da un lato e diritti civili e politici dall\u2019altro, che nella celebre tesi di Thomas Marshall (1964) si collocano invece in un processo di linearit\u00e0 evolutiva culminante in una compiuta \u201ccittadinanza sociale\u201d. Schema di certo non applicabile alla transizione di molte repubbliche post-sovietiche. Tra queste, appunto, la Bielorussia rileva come caso esemplare, ove il rendimento istituzionale in ordine allo sviluppo umano \u2013 con particolare riguardo alla sicurezza, all\u2019assistenza e alla protezione sociali \u2013 \u00e8 stato implicato in uno\u00a0<em>state-(re)building<\/em>\u00a0che ha presto sacrificato le iniziali aspettative di democratizzazione, per impostare il rapporto tra Stato e societ\u00e0 secondo un\u2019opzione politica di tutt\u2019altro tenore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonti e riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>Acemoglu Daron, Robinson James (2006),\u00a0<em>Economic Origins of Dictatorship and Democracy<\/em>, Cambridge, Cambridge University Press.<br \/>\nBurkhardt Fabian (2016),\u00a0<em>Concepts of the Nation and Legitimation in Belarus<\/em>, in Martin Brusis, Joachim Ahrens, Martin Schulze Wessel (eds.),\u00a0<em>Politics and Legitimacy in Post-Soviet Eurasia<\/em>, Basingstoke, Palgrave Macmillan.<br \/>\nCasale Giuseppe (2018),\u00a0<em>Ulisse legato. Lo Stato in Europa tra democrazia antieconomica e tecnocrazia impolitica<\/em>, Roma, Nuova Cultura.<br \/>\nCenter for Systemic Peace (2018),\u00a0<em>State Fragility Index and Matrix, Time-Series Data<\/em>, 1995-2018:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.systemicpeace.org\/inscrdata.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.systemicpeace.org\/inscrdata.html<\/a>, ultimo accesso 15 gennaio 2022.<br \/>\nCoppedge Michael, Gerring John, Glynn Adam, Knutsen Carl Henrik, Lindberg Staffan, Pemstein Daniel, Seim Brigitte, Skaaning Svend-Erik, Teorell Jan (2020),\u00a0<em>Varieties of Democracy: Measuring Two Centuries of Political Change<\/em>, Cambridge, Cambridge University Press.<br \/>\nCrozier Michel, Huntington Samuel, Watanuki Joji (1973),\u00a0<em>The Crisis of Democracy: Report on the Governability of Democracies to the Trilateral Commission<\/em>, New York, New York University Press.<br \/>\nDahl Robert (1971),\u00a0<em>Polyarchy. Participation and Opposition<\/em>, New Haven, Yale University Press.<br \/>\nFritz Verena (2007),\u00a0<em>State-Building. A Comparative Study of Ukraine, Lithuania, Belarus, and Russia<\/em>, Budapest, Central European University Press.<br \/>\nGrauvogel Julia, von Soest Christian (2016),\u00a0<em>Comparing Legitimation Stategies in Post-Soviet Countries<\/em>, in Martin Brusis, Joachim Ahrens, Martin Schulze Wessel (eds.),\u00a0<em>Politics and Legitimacy in Post-Soviet Eurasia<\/em>, Basingstoke, Palgrave Macmillan.<br \/>\nHanson Jonathan (2015),\u00a0<em>Democracy and State Capacity: Complements or Substitutes?<\/em>, \u00abStudies in Comparative International Development\u00bb, L, 3, pp. 304-330.<br \/>\nIMF: International Monetary Fund (2004),\u00a0<em>Republic of Belarus: Staff Country Reports<\/em>, Washington, IMF.<br \/>\nMagyar Balint, Madlovics Balint (2020),\u00a0<em>The Anatomy of Post-Communist Regimes. A Conceptual Framework<\/em>, Budapest, Central European University Press.<br \/>\nMann Michael (1984),\u00a0<em>The Autonomous Power of the State: Its Origins, Mechanisms and Results<\/em>, \u00abEuropean Journal of Sociology\u00bb, XXV, 2, pp. 185-213.<br \/>\nMarshall Monty, Elzinga-Marshall Gabrielle (2017),\u00a0<em>Global Report: Conflict, Governance and State Fragility<\/em>, Vienna, VA, Center for Systemic Peace.<br \/>\nMarshall Thomas (1964),\u00a0<em>Class, Citizenship and Social Development<\/em>, Garden City, Doubleday.<br \/>\nOlson Mancur (1993),<em>\u00a0Dictatorship, Democracy, and Development<\/em>, \u00abAmerican Political Science Review\u00bb, LXXXVII, 3, pp. 567\u2013576.<br \/>\nUNDP: United Nations Development Programme (2020), H<em>uman Development Report 2020. The Next Frontier: Human Development and the Anthropocene<\/em>, New York, AGS.<br \/>\nUNDP (2021), Interactive Dashboard: Human Development and the Anthropocene:\u00a0<a href=\"http:\/\/hdr.undp.org\/en\/dashboard-human-development-anthropocene\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/hdr.undp.org<\/a>, ultimo accesso 18 dicembre 2021<br \/>\nU.S.\u00a0<em>Energy Information Administration<\/em>\u00a0(2021), Indipendent Statistics &amp; Analysis,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.eia.gov\/international\/data\/world\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.eia.gov<\/a>, ultimo accesso 15 dicembre 2021.<br \/>\nV-Dem (2021), Variable Graph,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.v-dem.net\/en\/analysis\/VariableGraph\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.v-dem.net<\/a>, ultimo accesso 10 dicembre 2021.<br \/>\nWilson Andrew (2012),\u00a0<em>Belarus: The Last European Dictatorship<\/em>, New Haven, Yale University Press.<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Pu\u00f2 giovare la consultazione della classifica mondiale dei petrolstati del 1992, in cui la Russia si posizionava al 2\u00b0 posto, il Kazakistan al 12\u00b0, l\u2019Azerbaigian al 23\u00b0. Nel medesimo anno, tra i produttori di carbone, la Russia si collocava al 3\u00b0 posto, il Kazakistan al 9\u00b0, l\u2019Ucraina al 10\u00b0, mentre la classifica dei produttori di gas naturale vedeva la Russia al 1 posto, il Turkmenistan al 6\u00b0, l\u2019Uzbekistan al 9\u00b0, l\u2019Ucraina al 18\u00b0, il Kazakistan al 29\u00b0 e l\u2019Azerbaigian al 30\u00b0 (U.S. Energy Information Administration, 2021).<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Per ragioni di semplificazione escludiamo dalla rappresentazione Paesi come Kirghizistan e Lettonia, i cui sistemi di welfare risultano comunque superiori, in quanto a universalismo, al valore di soglia minimo individuato nel nostro grafico. Una menzione merita il welfare georgiano, giacch\u00e9 esso, mantenutosi costantemente sotto il valore di 2.75, in concomitanza con la Rivoluzione delle Rose (2003-2004) ha conosciuto un\u2019improvvisa impennata toccando 3.75, tuttavia riportandosi ai valori precedenti immediatamente dopo l\u2019esordio del processo di democratizzazione, sviluppato con una certa congruenza ai canoni neoliberali.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[891],"fascicolo":[315],"class_list":["post-2812","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giuseppe-casale","fascicolo-giugno-2022"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Casale, pubblicato nel numero di Giugno 2022. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Casale, pubblicato nel numero di Giugno 2022. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-19T02:28:18+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/casale_01.png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"25 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2022\\\/giugno\\\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2022\\\/giugno\\\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2022\\\/giugno\\\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2022\\\/giugno\\\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/casale_01.png\",\"datePublished\":\"2022-06-01T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-19T02:28:18+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Giuseppe Casale, pubblicato nel numero di Giugno 2022. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2022\\\/giugno\\\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2022\\\/giugno\\\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2022\\\/giugno\\\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/casale_01.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/casale_01.png\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2022\\\/giugno\\\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica","description":"Leggi l'articolo a cura di Giuseppe Casale, pubblicato nel numero di Giugno 2022. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Giuseppe Casale, pubblicato nel numero di Giugno 2022. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-19T02:28:18+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/casale_01.png","type":"","width":"","height":""}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"25 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/","name":"Oikonomia - State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/casale_01.png","datePublished":"2022-06-01T10:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-19T02:28:18+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Giuseppe Casale, pubblicato nel numero di Giugno 2022. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/casale_01.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/casale_01.png"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/giugno\/state-rebuilding-e-sviluppo-umano-nella-transizione-post-sovietica\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"State-(re)building e sviluppo umano nella transizione post-sovietica"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/2812","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2812"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=2812"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=2812"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}