{"id":2781,"date":"2022-02-01T12:00:00","date_gmt":"2022-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2781"},"modified":"2026-04-19T03:11:35","modified_gmt":"2026-04-19T01:11:35","slug":"questione-ambientale-e-responsabilita-civile","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2022\/febbraio\/questione-ambientale-e-responsabilita-civile\/","title":{"rendered":"Questione ambientale e responsabilit\u00e0 civile"},"content":{"rendered":"<p>Sono molti i segnali (talora drammatici) che denunciano oggi l\u2019aggravarsi, con un ritmo incalzante, del dissesto ecologico. Si va dall\u2019accentuarsi di fenomeni devastanti come quelli provocati dal cambiamento climatico (uragani, mareggiate, piogge torrenziali che distruggono paesi e determinano la morte di non poche persone) al buco di ozono e allo scioglimento dei ghiacciai con il conseguente innalzamento degli oceani e dei mari, fino alla consistente consumazione delle risorse naturali (alcune delle quali non rinnovabili), che mette a serio repentaglio le possibilit\u00e0 di sopravvivenza delle generazioni future. Una situazione, dunque, devastante che esige interventi drastici (e immediati) che rendano possibile una vera e propria inversione di rotta.<\/p>\n<p>Le ragioni di questo stato di cose sono molte. Ad essere avanzate dalla maggioranza degli scienziati e degli opinionisti sono in primo luogo le ragioni di natura tecnica legate a un processo di innovazione accelerato e incontrollato, che ha avuto (e ha tuttora) un peso determinante. I diversi interventi manipolativi messi in atto, soprattutto negli ultimi decenni, grazie anche alla disponibilit\u00e0 di strumenti sempre pi\u00f9 sofisticati e pervasivi, hanno senza dubbio concorso a dare ai fenomeni ricordati una grande accelerazione. Ma questo non basta. Occorre risalire pi\u00f9 a monte e interrogarsi sulle ragioni antropologiche (e teologiche) di tali processi; ragioni, che affondano le loro radici in un\u00a0<em>ethos<\/em>\u00a0culturale che chiama in causa la visione del rapporto uomo-ambiente in particolare nell\u2019ambito della societ\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I. Alla ricerca delle ragioni della crisi attuale<\/strong><\/p>\n<p><em>1.1 Un\u2019antropologia dualista riduttiva<\/em><\/p>\n<p>A questo aspetto di primaria importanza \u00e8 dedicato questo breve saggio, che intende fornire elementi di riflessione, che vadano al di l\u00e0 di un semplice approccio fenomenologico per scavare in profondit\u00e0 nella mentalit\u00e0 e nel costume, che hanno costituito la base dell\u2019utilizzo che si \u00e8 fatto (e si fa) della tecnologia. Alcuni dei fattori infatti che hanno avuto (ed hanno) una considerevole rilevanza risalgono a molto indietro nel tempo, alle origini stesse del pensiero occidentale.<\/p>\n<p>Il primo di questi fattori va senz\u2019altro assegnato al\u00a0<em>dualismo antropologico<\/em>\u00a0<em>e cosmico<\/em>, che ha segnato di s\u00e9, in maniera trasversale, l&#8217;intera cultura europea, non esclusa quella dell\u2019epoca moderna. A dare inizio a questo processo \u00e8 stata anzitutto la filosofia platonica, con una radicale svalutazione della materia, e dunque del corpo, che appartenendo all\u2019ambito materiale, viene considerato come \u201ccarcere\u201d da cui occorre evadere se si vuole ricuperare la vera identit\u00e0 umana. Corpo e anima non sono qui soltanto separati, ma tra loro contrapposti. Il che si riflette anche sul mondo materiale, concepito come del tutto esteriore rispetto alla realt\u00e0 pi\u00f9 profonda della soggettivit\u00e0 umana, e dunque relegabile al campo della oggettivit\u00e0 con un carattere puramente strumentale.<\/p>\n<p>La linea platonica si ripropone successivamente in un filone consistente della Patristica, dove si traduce in una rimozione della sessualit\u00e0, e persino in una demonizzazione di alcune sue espressioni, fatto salvo il suo uso per esclusiva finalit\u00e0 procreativa. La grande Scolastica, con il contributo in particolare di Tommaso d\u2019Aquino che sostituisce il platonismo con l\u2019aristotelismo, supera (anche se non del tutto) la visione dualista, che riemerge tuttavia nella cultura moderna con Cartesio, il quale distingue nettamente la\u00a0<em>res cogitans<\/em>\u00a0dalla\u00a0<em>res extensa<\/em>, mettendole tra loro in un rapporto puramente estrinseco; d\u2019altronde, a sua volta, lo stesso Kant non esita a proporre la separazione tra \u201ccoscienza\u201d e \u201cmondo della vita\u201d, restituendo, sia pure sotto forme diverse, centralit\u00e0 alla prospettiva dualista.<\/p>\n<p><em>1.2 Il mercato come \u201cpensiero unico\u201d<\/em><\/p>\n<p>Questa concezione, che riduce di fatto il corpo umano ad oggetto (il corpo che abbiamo e non quello che siamo) e, a maggior ragione, considera il mondo come semplice contenitore di risorse da sfruttare, si intreccia con l\u2019affermarsi di una\u00a0<em>cultura economicistica<\/em>\u00a0\u2013 quella attuale \u2013 che fa della logica della produttivit\u00e0 e del consumo il criterio di valutazione delle scelte umane, sia a livello individuale che collettivo e sociale. Il \u201cmercato\u201d senza regole, espressione di un neoliberismo selvaggio, acquisisce carattere rigidamente ideologico divenendo \u201cpensiero unico\u201d e permeando di s\u00e9 tutti gli aspetti della vita. Gli ospedali che si trasformano in \u201caziende\u201d e la scuola concepita in funzione esclusiva dell\u2019inserimento nel mondo del lavoro, anzich\u00e9 conservare la dimensione di gratuit\u00e0 della cultura, sono gli indici pi\u00f9 evidenti di un processo nel quale a contare \u00e8 il \u201cfare\u201d e l\u2019\u201cavere\u201d di pi\u00f9, e non l\u2019\u201cessere\u201d di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Tutto questo si riflette, ovviamente, sul rapporto con la natura, ridotta a puro mezzo per conseguire un costante incremento produttivo, senza la dovuta attenzione alle ricadute negative, quali la crescita esponenziale dell\u2019inquinamento e il consumo esorbitante di risorse limitate. L\u2019allarme gi\u00e0 segnalato per quanto sta avvenendo rende trasparente la gravit\u00e0 della situazione. D\u2019altra parte, la crisi economica, iniziata nel 2007-2008 con la messa sotto processo della dell\u2019economia finanziaria per il suo prevalere su quella produttiva, rende manifesto come il sistema in atto non sia soltanto economicamente ingiusto ma anche economicamente improduttivo \u2013 accanto alla crisi ecologica si assiste infatti all\u2019aumento delle diseguaglianze sociali (tra nazioni, classi sociali, generazioni e genere) \u2013 e come si imponga di conseguenza l\u2019esigenza di dare vita a un sistema alternativo.<\/p>\n<p><em>1.3 L\u2019ambivalenza dell\u2019idea di \u201cprogresso\u201d<\/em><\/p>\n<p>Il concetto di \u201cnatura\u201d come mero oggetto e la concezione economicistica dell\u2019attivit\u00e0 umana convergono nella concezione neoilluminista di \u201cprogresso\u201d che, rifacendosi soprattutto alle enormi conquiste della scienza e della tecnica guarda con grande ottimismo a tutto ci\u00f2 che costituisce una crescita delle possibilit\u00e0 dell\u2019uomo di conoscere e dominare il mondo. In realt\u00e0, gi\u00e0 il primo illuminismo aveva imboccato questa strada, riconducendo tutto alla ragione, cui venivano assegnati connotati onnicomprensivi e totalizzanti, sconfessando come magica\u00a0<em>e\/o<\/em>\u00a0superstiziosa ogni forma di \u201cmito\u201d e la stessa religione, laddove non si lasciava ricondurre entro i limiti della ragione. La novit\u00e0 del neoilluminismo rispetto a questa interpretazione sta nel passaggio dal livello della pura conoscenza a quello della prassi, dal piano gnoseologico a quello etico. La ragione diviene in questo modo \u201cragione strumentale\u201d, per la quale \u201cconoscere \u00e8 potere\u201d, cio\u00e8 intervenire, in maniera illimitata, sulla realt\u00e0 per modificarla, con la convinzione che questo sia sempre positivo.<\/p>\n<p>Il grave dissesto ecologico in corso e la pandemia da\u00a0<em>Covid-19<\/em>, non ancora del tutto sconfitta, hanno assestato un duro colpo a questa forma di prometeismo, mettendo l\u2019uomo di fronte alla propria fragilit\u00e0 e rendendolo edotto della strutturale ambivalenza degli interventi manipolativi da lui innescati. Ma questo, nonostante la ripetuta denuncia della tragicit\u00e0 di ci\u00f2 che sta avvenendo da parte degli uomini di scienza, non sembra avere scosso finora le coscienze, spingendo operatori economici e politici ad imprimere un corso diverso al sistema e sollecitando il cambiamento degli stili di vita della popolazione. La societ\u00e0 dei consumi o dell\u2019\u201cusa e getta\u201d continua a produrre inquinamento ambientale e a sperperare risorse, considerando la natura come semplice \u201cmateriale\u201d da usare senza riserve per la soddisfazione di bisogni spesso del tutto aleatori, talora persino alienanti, indotti dalla pressione sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>II.\u00a0 contributo della tradizione ebraico-cristiana<\/strong><\/p>\n<p><em>2.1 Nell\u2019orizzonte della rivelazione<\/em><\/p>\n<p>La cultura europea (e pi\u00f9 in generale occidentale) non \u00e8 tuttavia espressione esclusiva del pensiero greco-romano, \u00e8 anche (e a partire da un certo periodo soprattutto) frutto della tradizione ebraico-cristiana; o \u00e8, pi\u00f9 precisamente, la risultante di una reciproca contaminazione delle due visioni dell\u2019uomo e del mondo. Anche a proposito della questione ecologica la tradizione ebraico-cristiana ha offerto un contributo determinante alla interpretazione del rapporto uomo-natura con una chiave di lettura del tutto originale legata al contesto proprio della rivelazione.<\/p>\n<p>Non sono mancati in passato (e tuttora non mancano) filosofi ed ecologisti che hanno attribuito a tale tradizione la colpa dell\u2019attuale situazione di prevaricazione dell\u2019uomo nei confronti della natura. L\u2019aver introdotto nella cultura occidentale una visione evolutiva e dinamica della storia con una prospettiva finalista avrebbe per costoro dato il via a un processo di dominio dell\u2019uomo sulla natura, che \u00e8 sfociato poi, grazie all\u2019innovazione tecnologica, nell\u2019attuale dissesto ambientale. In realt\u00e0 non \u00e8 difficile rispondere a questa obiezione, risalendo \u2013 come si vedr\u00e0 \u2013 ai testi biblici.<\/p>\n<p>Merita di essere, a tale riguardo, ricordato (e non \u00e8 cosa di poco conto) che non si trovano nella rivelazione termini come \u201cnatura\u201d e \u201ccosmo\u201d, e che il termine con cui si designa il rapporto dell\u2019uomo con la natura \u00e8 quello di \u201ccreazione\u201d, grazie al quale essa risulta in stretto rapporto con il Dio creatore. La realt\u00e0 acquisisce a partire di qui il carattere di un tessuto relazionale, in cui la relazione fondamentale con il Signore conferisce fondamento alla relazione umana, facendo della realt\u00e0 creata non un semplice oggetto esteriore (e dunque estraneo) all\u2019uomo, ma concependola come fattore costitutivo della soggettivit\u00e0 umana, e perci\u00f2 come\u00a0<em>habitat<\/em>\u00a0dal quale pu\u00f2 ricavare non solo elementi destinati a soddisfare i propri bisogni materiali, ma anche elementi che arricchiscono la sua identit\u00e0 spirituale. Il fenomeno della secolarizzazione rappresenterebbe, di conseguenza, a seguito della separazione della \u201cnatura\u201d dal \u201cdivino\u201d, uno dei motivi della sua oggettivazione, la quale \u00e8 alla radice del suo sfruttamento incondizionato<\/p>\n<p><em>2.2 Dal mistero della creazione la definizione di un equilibrio<\/em><\/p>\n<p>L\u2019idea di creazione, che \u00e8 al centro della rivelazione veterotestamentaria, definisce poi, in maniera puntuale, il rapporto dell\u2019uomo con la natura, evitando tanto il rischio di un naturalismo fissista quanto quello di un radicale riduzionismo culturale. L\u2019ordine impresso da Dio nella creazione non consiste in un\u2019armonia prestabilita e statica; ha un carattere dinamico, aperto all\u2019intervento dell\u2019uomo. Creazionale \u00e8 infatti anzitutto l\u2019atto originario divino che trasforma il\u00a0<em>caos<\/em>\u00a0in\u00a0<em>cosmos<\/em>; ma creazionale \u00e8 anche il processo successivo con il quale l\u2019uomo agisce sulla realt\u00e0 trasformandola secondo il disegno finalistico impresso fin dall\u2019inizio in essa. Uscito dalle mani di Dio il creato \u00e8 rimesso alle mani dell\u2019uomo perch\u00e9 dia ulteriore forma a quel capolavoro incompiuto che va continuamente aggiornato e arricchito.<\/p>\n<p>La conferma di questo rapporto dialettico viene poi dall\u2019uso dei \u201cverbi\u201d con i quali i racconti della creazione descrivono la relazione che l\u2019uomo deve intrattenere con la natura. Se il racconto sacerdotale usa il verbo \u201cdominare\u201d (Gen 1, 26 e 28), sottolineando il primato dell\u2019uomo, quello dello jahvista, dove la natura \u00e8 il giardino di Eden, introduce due verbi significativi \u201ccoltivare\u201d e \u201ccustodire\u201d (Gen 2, 15). L\u2019immagine del giardino \u00e8 illuminante, perch\u00e9 allude a una realt\u00e0 che ha una configurazione precisa scaturente direttamente dal soffio divino, ma che ha bisogno di essere mantenuta in vita e migliorata dall\u2019intervento umano. In quanto \u201ccustode del giardino\u201d l\u2019uomo \u00e8 dunque all\u2019apice della creazione, ma la sua centralit\u00e0 non implica l\u2019esercizio di un\u2019egemonia assoluta, bens\u00ec il riconoscimento di una particolare responsabilit\u00e0 da esercitare nei confronti dell\u2019intera realt\u00e0 creata, recando il proprio contributo all\u2019edificazione della \u201ccomunione\u201d, che \u00e8 il cuore del progetto divino.<\/p>\n<p><em>2.3 Dall\u2019incarnazione all\u2019escatologia<\/em><\/p>\n<p>Il Nuovo Testamento non si discosta da questa visione; anzi la ripropone e la rafforza con il riferimento all\u2019evento-persona di Ges\u00f9 di Nazaret. La discesa di Dio nel mondo attraverso l\u2019ingresso in esso del Figlio, che assume su di s\u00e9 in maniera integrale la condizione umana, non esclusi gli aspetti di debolezza e di limitazione, non \u00e8 soltanto un \u201cs\u00ec\u201d alla storia, che diviene, grazie all\u2019avvento del Regno, \u201cstoria salvata\u201d; \u00e8 anche un \u201cs\u00ec\u201d alla natura, che viene liberata dalla soggezione al male, di cui \u201cgeme e soffre come sotto le doglie del parto\u201d (Rom 8, 22) a causa del peccato dell\u2019uomo. Il \u201cfarsi carne\u201d del Figlio di Dio (\u201cE il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, Gv 1, 14) significa pieno inserimento nel \u201ctempo\u201d e nello \u201cspazio\u201d, che divengono rispettivamente\u00a0<em>kair\u00f2s<\/em>\u00a0(\u201ctempo opportuno\u201d) e\u00a0<em>habitat<\/em>\u00a0(\u201cspazio opportuno\u201d) entro i quali si compie l\u2019azione redentrice di Dio. Purtroppo la teologia occidentale, accentuando la dimensione storica del mistero dell\u2019Incarnazione, ha dimenticato o quanto meno sottovalutato, quella spaziale, non prendendo fino in fondo in considerazione il\u00a0<em>qui\u00a0<\/em>e<em>\u00a0ora<\/em>\u00a0della discesa del Verbo, il fatto cio\u00e8 che Egli sia entrato nel mondo in un contesto storico-sociale determinato ma anche in un ambito geografico circoscritto.<\/p>\n<p>La teologia di Paolo si muove nella medesima direzione. Il tema della redenzione, che ha luogo attraverso il mistero della morte e della risurrezione di Cristo, viene interpretato da lui come una forma di liberazione da ogni schiavit\u00f9 contratta dall\u2019uomo \u2013 dal peccato alla legge fino alla morte (Rom 5-7) \u2013 ; liberazione che si estende dall\u2019umanit\u00e0 alla natura senza soluzione di continuit\u00e0. Dio che ha riconciliato a s\u00e9 il mondo in Cristo (\u201c2 Cor 5, 19) ci ha dato infatti la speranza \u201cche anche la stessa creazione sar\u00e0 liberata dalla schiavit\u00f9 della corruzione per entrare nella libert\u00e0 della gloria dei figli di Dio\u201d (Rom 8, 21). Si tratta dunque per Paolo di liberazione umana e cosmica, che ha inizio fin da quaggi\u00f9 e che raggiunger\u00e0 la pienezza nell\u2019al di l\u00e0. La naturale coniugazione con la \u201cteologia del Regno\u201d presente nei Sinottici e con il concetto giovanneo di \u201cvita eterna\u201d rende ulteriormente trasparente la verit\u00e0 di queste affermazioni. Il \u201cgi\u00e0\u201d e il \u201cnon ancora\u201d del Regno dice di una trasformazione della realt\u00e0 in atto nel presente, che avr\u00e0 lo sbocco definitivo nella realizzazione dei \u201ccieli nuovi\u201d e nella \u201cnuova terra\u201d che ci attendono. Mentre, a sua volta, la \u201cvita eterna\u201d di cui parla l\u2019apostolo Giovanni, gi\u00e0 inaugurata dalla venuta di Cristo (Gv 5, 22), ricever\u00e0 il suo compimento alla fine dei tempi.<\/p>\n<p>La salvezza ha dunque un carattere universale e cosmico; coinvolge il nostro mondo soggetto fin d\u2019ora ad un processo di trasformazione, che ha la sua radice nell\u2019azione divina, ma che spetta all\u2019uomo continuare mediante l\u2019esercizio di una autentica responsabilit\u00e0. Di qui l\u2019invito a dare vita a una forma di missionariet\u00e0, che ha come oggetto l\u2019annuncio della salvezza e la creazione delle condizioni perch\u00e9 essa si estenda \u201cfino alla fine dei tempi\u201d e \u201cfino a i confini della terra\u201d. L\u2019escatologia cristiana \u00e8 dunque incentrata su una concezione del tutto positiva del corpo dell\u2019uomo \u2013 si pensi soltanto al dogma della risurrezione della carne \u2013 e del mondo materiale, derivanti dal soffio divino e destinati a partecipare alla pienezza della vita nel futuro del Regno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>III. La dimensione etica<\/strong><\/p>\n<p><em>3.1 Tra lavoro e contemplazione<\/em><\/p>\n<p>Il ricupero della dimensione etica, i cui significati e le cui prospettive risultano gi\u00e0 evidenti da quanto si \u00e8 fin qui detto, deve partire dalla ricerca di un atteggiamento di equilibrio tra le due istanze che devono presiedere al rapporto uomo-natura e che vanno tra loro composte, sia pure in modo dinamico: il lavoro e la contemplazione. Il racconto della creazione di tradizione sacerdotale mette bene in evidenza l\u2019intreccio della la \u201cteologia dei sei giorni\u201d con quella del \u201csettimo giorno\u201d in un processo evolutivo che culmina nel riposo del sabato, in quanto momento nel quale l\u2019intera realt\u00e0 \u201cmolto bella\/buona\u201d da lui creata diviene oggetto di rendimento di grazie. La natura non ci \u00e8 data soltanto perch\u00e9 la trasformiamo attraverso il lavoro, ma anche (e soprattutto) perch\u00e9 la facciamo oggetto di crescita interiore.<\/p>\n<p>La gioia della festa conduce alla scoperta delle ragioni ultime del nostro esistere; ci rende capaci di vivere con maggiore intensit\u00e0 il rapporto con gli altri e con le cose. In questo contesto non \u00e8 difficile cogliere il respiro della bellezza che tutto avvolge: la meraviglia dei cieli, i quali narrano la magnificenza di Dio (Salmo 8, 2-4) e la grandezza di cui l\u2019uomo \u00e8 stato rivestito, acquisendo il potere sull\u2019intero universo (Salmo 8, 5-10). La natura appare cos\u00ec in tutto il suo splendore in quanto opera divina e frutto del lavoro dell\u2019uomo che, quando si sviluppa nel segno del disegno originario, la trasfigura rendendola pi\u00f9 armoniosa e pi\u00f9 accogliente.<\/p>\n<p><em>3.2 La proposta della \u201cecologia integrale\u201d<\/em><\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di uscire dall\u2019attuale stato di crisi, recuperando un rapporto equilibrato con l\u2019ambiente come quello descritto passa attraverso \u2013 come ci insegna l\u2019enciclica\u00a0<em>Laudato si<\/em>\u00a0\u2013 la messa in atto di una forma \u201cecologia integrale\u201d, la quale esige di ripensare il rapporto tra ordine naturale e ordine sociale. Il presupposto di partenza \u00e8 il superamento dell\u2019attuale forma di \u201cragione\u201d, quella strumentale gi\u00e0 ricordato, per fare appello a una razionalit\u00e0 aperta e dinamica, la razionalit\u00e0 simbolica, in cui l\u2019accesso alla realt\u00e0 non avviene nel segno del dominio e del possesso, ma dell&#8217;accoglienza e della comunione. In questa ottica (e solo in questa) \u00e8 possibile scoprire la natura in ci\u00f2 che ha di pi\u00f9 profondo, mai del tutto realizzabile, ma soprattutto in ci\u00f2 che ad essa ci lega in quanto partecipi di un comune destino.<\/p>\n<p>Questo orizzonte culturale ed etico che, che sta a fondamento di quella che papa Francesco non esita a denominare come \u201cconversione ecologica\u201d comporta l\u2019adozione di una serie di iniziative di carattere sia strutturale che personale. In gioco vi \u00e8 infatti, da un lato, il sistema economico dominante e, pi\u00f9 radicalmente, il modello di sviluppo cui si \u00e8 finora dato corso; dall\u2019altro, lo stile di vita consumistico che ha caratterizzato (e caratterizza tuttora) la parte pi\u00f9 ricca della popolazione mondiale.<\/p>\n<p>Sul primo versante \u2013 quello strutturale \u2013 il concetto di \u201cecologia integrale\u201d ci porta a considerare lo stretto rapporto esistente tra l\u2019attuale dissesto ecologico e la situazione di disagio economico-sociale diffuso \u2013 le diseguaglianze sono enormemente cresciute coinvolgendo una parte consistente del ceto medio \u2013 e rende trasparente il cattivo funzionamento di un sistema che va radicalmente cambiato, poich\u00e9 la crisi che viviamo \u2013 lo ha messo in luce una volta di pi\u00f9 la pandemia \u2013 non \u00e8 soltanto congiunturale ma strutturale e impone l\u2019adozione di misure alternative.<\/p>\n<p>Altrettanta importanza riveste il secondo versante, quello della scelta degli stili di vita personali e collettivi. La cultura consumistica cui si \u00e8 gi\u00e0 accennato, contrassegnata dal prevalere della logica quantitativa, implica, per essere bandita, una drastica inversione della direzione di marcia, riducendo i bisogni, evitando gli sprechi e ricuperando la virt\u00f9 della sobriet\u00e0 come via per cambiare la qualit\u00e0 della vita, nonch\u00e9 restituendo centralit\u00e0 alle relazioni umane e riscoprendo un rapporto armonico e pacificato con la natura e con il tempo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tutto questo si verifichi \u00e8 necessario dare vita a un profondo cambio di mentalit\u00e0 e di costume \u2013 la conversione cui si \u00e8 fatto riferimento \u2013 e poter contare su una classe di operatori economici e di politici capaci di guardare con lucidit\u00e0 in avanti e di avviare serie riforme in grado di modificare radicalmente il sistema attuale e di umanizzare, di conseguenza, gli assetti della convivenza civile.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[882],"fascicolo":[311],"class_list":["post-2781","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giannino-piana","fascicolo-febbraio-2022"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Questione ambientale e responsabilit\u00e0 civile<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giannino Piana, pubblicato nel numero di Febbraio 2022. 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