{"id":2770,"date":"2021-10-01T12:00:00","date_gmt":"2021-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2770"},"modified":"2026-04-19T02:57:40","modified_gmt":"2026-04-19T00:57:40","slug":"covid-19-pandemia-o-sindemia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2021\/ottobre\/covid-19-pandemia-o-sindemia\/","title":{"rendered":"COVID-19: pandemia o sindemia?"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><strong>Siamo stati noi a generare l\u2019epidemia di Coronavirus? Potrebbe essere stata iniziata da un pipistrello in una grotta, ma \u00e8 stata l\u2019attivit\u00e0 umana a scatenarla\u201d.<\/strong><br \/>\nDavid Quammen, Perch\u00e9 non eravamo pronti. Adelphi Edizioni- Milano 2020.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><strong>\u201cLa scienza avanza sul sentiero delle congetture e delle smentite, vale a dire per tentativi ed errori\u201d e il lavoro del ricercatore, partendo da un problema, consiste nel costruire teorie, confutarle e quindi trovare la teoria migliore, cio\u00e8 quella che (almeno momentaneamente) resiste alla confutazione\u201d.<\/strong><br \/>\nDario Antiseri, Epistemologia contemporanea e didattica della storia. Armando Editore, Roma 2000.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>COVID -19: pandemia o sindemia?<\/strong><\/p>\n<p>Con la pandemia da Covid-19, innescatasi nell\u2019autunno dell\u2019anno 2019, si \u00e8 inserita nella patocenosi mondiale una nuova malattia i cui effetti sanitari, sociali, economici e geopolitici sono allo stato in divenire e speriamo che, grazie all\u2019utilizzo dei numerosi vaccini prodotti, trovi nel corso del 2021 la sua \u201c<em>definitiva soluzione<\/em>\u201d come problema sanitario mondiale.<\/p>\n<p>Oltre alla domanda posta in maniera retorica come titolo di questo contributo ne deve essere posta anche una seconda: tutto quello che \u00e8 successo e sta succedendo ce lo dovevamo aspettare?<\/p>\n<p>Lo scienziato Ernesto Burgio, esperto di epigenetica e biologia molecolare, interrogato proprio sulla prevedibilit\u00e0 e prevenibilit\u00e0 della pandemia da Coronavirus -19 rispondeva nell\u2019aprile del 2020,\u00a0<em>annus horribilis<\/em>, che il rischio del diffondersi planetario di una infezione virale era messo in conto da ricercatori -epidemiologi e virologi- che si occupano seriamente da anni in questi ambiti di ricerca. Cos\u00ec Ernesto Burgio: \u201c<em>Da almeno 20 anni, dai primi allarmi sull\u2019influenza aviaria e sul primo coronavirus \u2013quello che fu associato alla SARS), sapevamo che le probabilit\u00e0 di una pandemia erano alte<\/em>\u201d. Per quanto riguarda l\u2019epidemia di SARS, acronimo di\u00a0<em>Severe acute respiratory syndrome<\/em>, fu definita in seguito con una immagine efficace quanto suggestiva \u201c<em>il proiettile che aveva sfiorato sibilando l\u2019orecchio dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019allarme era stato lanciato da qualificate istituzioni scientifiche internazionali sulla base di accurate verifiche epidemiologiche, di ricerche scientifiche di base focalizzate sull\u2019evoluzione virologica dei coronavirus (chiamati cos\u00ec perch\u00e9 al microscopio elettronico appaiono con una corona circolare) e grazie all\u2019individuazione, fatta alcuni anni fa, del serbatoio naturale di questo virus a RNA. \u00c8 una specie di pipistrello appartenente all\u2019ordine dei Chiroptera, il pipistrello noto come ferro di cavallo (<strong><em>Rhinolophus ferrum equinum<\/em><\/strong>) il serbatoio biologico del Covid -19, e si ritiene che sia stato il passaggio allo zibetto (Para-doxurus hermaphroditus), utilizzato nella cucina tradizionale cinese, a determinarne il contagio all\u2019uomo.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno ricordare con nota succinta che non vuole essere esaustiva che i coronavirus sono entit\u00e0 che utilizzano materiale genetico RNA. Questo acido nucleico \u00e8 presente come filamento unico, tuttavia esistono gruppi di virus che utilizzano RNA a doppio filamento. Appartengono a questa classe di virus quello del comune raffreddore, quello gi\u00e0 citato della SARS -1, della MERS, del virus responsabile dell\u2019Ebola (<em>ebola virus<\/em>) e dell\u2019epatite C.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno considerare un aspetto che influenza la contagiosit\u00e0 ed \u00e8 la variante temperatura. Ricercatori dell\u2019ISS, a seguito di esperimenti condotti in vitro, hanno pubblicato sulla rivista Clinical Microbiology an Infection dell\u2019European Society of Clinical Microbiology and Infectious Dieases, un interessante articolo. Questi studiosi hanno dimostrato che la carica virale con temperature superiori (fino a un massimo di 28\u00b0) subisce un drastico decadimento entro 24 ore dall\u2019emissione di goccioline (<em>droplets<\/em>) infette, mentre per raggiungere gli stessi livelli di decadimento alla temperatura di 20-25\u00b0C (temperatura ambiente) sono necessari tre giorni. Sulla base di queste osservazioni sperimentali si pu\u00f2 comprendere come mai durante l\u2019estate del 2020, nonostante fossero state abolite inopinatamente le rigide norme anticontagio, in Europa si rilev\u00f2 un drastico appiattimento della curva epidemica, curva che purtroppo riprese drammaticamente a crescere sul finire dell\u2019estate.<\/p>\n<p>La caratteristica preminente di questi virus, come \u00e8 noto essendo a RNA, \u00e8 quella di presentare un\u2019alta variabilit\u00e0, quindi sono soggetti a frequentissime mutazioni. In ambito tecnico queste varianti virali sono definite\u00a0<em>quasi species<\/em>.<\/p>\n<p>Da tempo i virologi hanno dimostrato che tra le mutazioni acquisite quella ritenuta strategica per determinare l\u2019alta infettivit\u00e0 nei confronti dell\u2019uomo \u00e8 stata l\u2019acquisizione della mutazione principale che riguarda la\u00a0<em>Spike-protein<\/em>. Questa proteina, consentendo l\u2019aggancio ai recettori delle vie aeree superiori (ACE 2 receptor) \u00e8 -in una sintesi molto schematica- responsabile dell&#8217;adattamento del virus alla specie umana, con la conseguente capacit\u00e0 infettiva. La figura di seguito consente di comprendere il meccanismo con cui si realizza l\u2019infezione cellulare.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/sabbatani_01.png\" alt=\"sabbatani 01\" width=\"284\" height=\"177\" \/><\/p>\n<p>In base all\u2019instabilit\u00e0 genetica dell\u2019RNA era stato previsto fin dai primi mesi della pandemia che si potessero determinare varianti<em>\u00a0quasi species<\/em>\u00a0con maggiore indice d\u2019infettivit\u00e0 e, puntualmente, questo evento infausto si \u00e8 verificato.<\/p>\n<p>Una delle caratteristiche dei virus in generale e non solo di Covid-19, \u00e8 che la loro moltiplicazione, vale a dire il processo che va dalla penetrazione in una cellula ospite fino alla liberazione delle nuove entit\u00e0, \u00e8 di regola molto rapido. \u00c8 stato calcolato che da una particella virale, una cellula ne pu\u00f2 produrre migliaia e che, per esempio, una persona infetta dal virus HIV produce circa 40 miliardi di nuovi virus al giorno. Telmo Pievani sottolinea che i virus obbediscono fedelmente ad un imperativo darwiniano primordiale: moltiplicarsi senza sosta, fare copie di s\u00e9 stessi finch\u00e9 possono.<\/p>\n<p>Quindi per quanto riguarda la capacit\u00e0 di mutare \u00e8 importante sottolineare che questo non \u00e8 un comportamento anomalo di Covid-19, con il passare del tempo tutti i virus (seppure con minore intensit\u00e0) sviluppano mutazioni, si tratta di cambiamenti nelle singole lettere del loro codice genetico che possono raggrupparsi in nuove varianti e ceppi virali; sicuramente per i coronavirus questo comportamento \u00e8 pi\u00f9 radicale. In parole povere al termine scientifico mutare si pu\u00f2 far corrispondere \u201carte di arrangiarsi\u201d, ovvero sia modificare il proprio genoma per far fronte alle modifiche a cui periodicamente, e talvolta tumultuosamente, l\u2019ambiente va incontro. Da questo punto di vista i virus a RNA sono quelli che hanno appreso meglio questa \u201carte di arrangiarsi\u201d.<\/p>\n<p>Tornando alla pandemia, nella tarda estate del 2020 una mutazione genetica con la caratteristica di una maggiore infettivit\u00e0 si \u00e8 realizzata, sembra in Spagna ove \u00e8 stata individuata e, complice la spinta turistica, ha presentato una rapida espansione nella penisola iberica. In particolare sembra che il focolaio iniziale si fosse originato tra i lavoratori agricoli spagnoli. La comparsa di questa variante ha contribuito al diffondersi della cosiddetta seconda ondata epidemica in Europa registrata durante l\u2019autunno-inverno. Questa variante virale \u00e8 stata denominata 20A.Eu1.<\/p>\n<p>In tempi ravvicinati una variante di Covid-19 assimilabile al ceppo spagnolo, con alto indice d\u2019infettivit\u00e0, \u00e8 stata individuata con alta frequenza in Irlanda, nel Regno Unito, in Danimarca. \u00c8 verosimile che l\u2019alta diffusione in questi paesi sia correlata al fatto che i ricercatori inglesi, irlandesi e danesi, sono stati pi\u00f9 incisivi nel rilevarla avendo a disposizione un sistema di tracciamento virologico pi\u00f9 efficient- e grazie a questo sistema di tracciamento sono stati in grado di lanciare l\u2019allarme per primi rispetto al resto d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Di seguito presentiamo le curve di crescita virali che si sono realizzate in Irlanda, nel Regno Unito, e nell\u2019Unione Europea nei mesi autunnali con il drammatico picco osservato ai primi di gennaio 2021.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/sabbatani_02.png\" alt=\"sabbatani 02\" width=\"600\" height=\"429\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In termini di sanit\u00e0 pubblica per quanto riguarda i rischi diffusivi, \u00e8 stato confermato che dal punto di vista delle misure di prevenzione e controllo non farmacologiche, la circolazione delle varianti, compresa la variante delta diffusa a livello mondiale dalla primavera del 2021, non richiede una modifica delle misure di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull\u2019uso delle mascherine e sull\u2019igiene delle mani, mentre permane necessaria un\u2019applicazione estremamente attenta e rigorosa di dette misure di prevenzione. Inoltre aspetto molto importante sino ad oggi non sono cambiate le indicazioni di prevenzione e controllo delle infezioni, non avendo avuto conferma per le varianti virali attualmente circolanti un diverso meccanismo di trasmissione dell\u2019infezione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La scommessa del vaccino<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019inverno del 2021 nei confronti del Covid-19 si \u00e8 innescata una corsa contro il tempo e l\u2019arma del vaccino, implementata dai vari sistemi sanitari con difformi percentuali di efficacia, \u00e8 lo strumento pi\u00f9 importante per ridurre l\u2019impatto delle varianti ad alta infettivit\u00e0. Schematicamente il Covid-19 presenta questo comportamento: pi\u00f9 sono le persone che contraggono l\u2019infezione non soccombendo, maggiori sono le probabilit\u00e0 che si realizzino varianti di ceppi con mutazioni favorenti la diffusione. In altri termini il virus per evitare la pressione vaccinale si \u201cdifenderebbe\u201d acquisendo resistenze. Calcoli fatti mediante modelli matematici prevedono che riuscendo a vaccinare il 75% della popolazione oltre a ridurre considerevolmente le persone suscettibili all\u2019infezione, si permetter\u00e0 in pari tempo di ridurre in maniera significativa i casi di ceppi virali mutanti che presentano un\u2019alta infettivit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019alta infettivit\u00e0 della variante denominata B.1.1.7 (cosiddetta variante inglese), che, precisiamo, in base al tracciamento dei contatti, presenta una trasmissibilit\u00e0 di circa 1.5 volte rispetto al ceppo \u201cclassico\u201d non \u00e8 di per s\u00e9 pi\u00f9 letale del ceppo che durante la prima ondata ha colpito il nostro paese. Tuttavia essendo superiore il numero delle persone che si infettano, ne consegue che sar\u00e0 maggiore la quota di persone che si ammalano e che possono morire. La presenza di altre varianti con alta infettivit\u00e0 \u2013pi\u00f9 recentemente il concetto va riformulato per la variante delta che sta rapidamente soppiantando anche in Italia le precedenti varianti- , con circolazione significativa in Europa, finir\u00e0 purtroppo per determinare l\u2019innalzamento dell\u2019asticella per il raggiungimento dell\u2019immunit\u00e0 di gregge. Pertanto, se secondo i calcoli fatti con i modelli matematici, in presenza dei ceppi \u201cstandard\u201d bisognerebbe vaccinare il 65% della popolazione italiana, con l\u2019inserimento nel quadro epidemico dei ceppi ad alta infettivit\u00e0, si dovr\u00e0 raggiungere la quota di pi\u00f9 del 75% dei vaccinati. In alternativa se non \u00e8 possibile bloccare la diffusione del virus con una accelerazione della campagna vaccinale \u2013aspetto non facile da attuare in quanto collegato pi\u00f9 che alle forniture di lotti (nell\u2019estate del 2021 ormai superato) al fatto che esiste una quota significativa di popolazione \u201cstrutturalmente\u201d no vax, o di persistenti timorosi &#8211; si dovr\u00e0 circoscrivere il rischio diffusivo mediante misure di controllo sempre pi\u00f9 stringenti; l\u2019introduzione della cosiddetta green pass nel mese di luglio del 2021 va in questo senso. Il raggiungimento dell\u2019immunit\u00e0 di comunit\u00e0 consentirebbe una sempre minor circolazione del virus; inoltre \u00e8 importante sottolineare che una buona percentuale di vaccinati permette di ridurre il valore dell\u2019indice Rt, che come \u00e8 noto \u00e8 l\u2019indicatore del numero di persone che vengono contagiate in media da una sola persona infetta in un determinato arco di tempo.<\/p>\n<p>Al momento nessuna delle varianti individuate sembrerebbe ridurre l\u2019efficacia dei vaccini. Uno studio condotto sul vaccino Pfizer-BioNTech dalla stessa azienda e dall&#8217;universit\u00e0 del Texas ha dimostrato che questo vaccino rimane efficace contro 16 diverse mutazioni del virus, compresa una variazione presente sia nella variante inglese del virus sia in quella sudafricana. La possibilit\u00e0 che gli anticorpi generati dal vaccino proteggano anche dalle varianti \u00e8 stata osservata anche da uno studio condotto in Italia. Anche dagli esperimenti in vitro condotti dall&#8217;Istituto zooprofilattico di Puglia e Basilicata \u00e8 emerso che gli anticorpi protettivi sviluppati dai pazienti con altre varianti del Sars-CoV-2, tra cui quella spagnola, sono in grado di inibire la crescita della variante inglese del virus.<\/p>\n<p>A tale riguardo, dal punto di vista epidemiologico, \u00e8 dato acquisito (per ora) che l\u2019infezione, pur colpendo i giovani con frequenza significativa, raramente d\u00e0 luogo ad una grave malattia infatti i decessi, come \u00e8 noto, sono stati relativamente pochi nelle classi di et\u00e0 pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>In uno scenario negativo, con il passare del tempo, questo comportamento del Covid-19 potrebbe non essere scontato in quanto si potrebbe realizzare un nuovo percorso adattativo con l\u2019evoluzione di una nuova quasi specie in grado di acquisire una ulteriore \u201cporta d\u2019entrata a livello cellulare\u201d, espressa in un caso, che sarebbe molto sfortunato, anche in persone pi\u00f9 giovani. Questa malaugurata evoluzione inevitabilmente modificherebbe, ampliandolo, lo scenario epidemico. Questa ipotesi nel momento in cui stiamo ultimando la scrittura di questo contributo va considerata remota.<\/p>\n<p>I virus, come abbiamo gi\u00e0 detto, danno frequentemente sorprese. \u00c8 opportuno ricordare &#8211; compiendo una digressione &#8211; quello che avvenne nel corso della pandemia del 1918-1919 (comunemente denominata Spagnola) quando, nel corso della seconda ondata, furono i giovani che pagarono un prezzo particolarmente caro in termini di vite umane.<\/p>\n<p>A tale riguardo \u00e8 necessario ricordare che l\u2019epidemia influenzale (causata dal virus H1N1) si innesc\u00f2 in un contesto socio-politico disastroso, al termine del primo conflitto mondiale, con livelli di denutrizione delle popolazioni europee e americane non confrontabili con gli attuali. In quel momento storico la tubercolosi e altre malattie infettive (tifo petecchiale, colera, meningiti, infezioni da pneumococco) erano molto diffuse nelle popolazioni europee e mondiali in assenza di presidi terapeutici efficaci. Nella prospettiva di questo nostro articolo la pandemia di<em>\u00a0Spagnola<\/em>, collegata, come si \u00e8 detto, alle altre citate epidemie, nonch\u00e9 all\u2019indubbio stato di denutrizione e depressione collettivo costitu\u00ec un esempio scolastico di sindemia.<\/p>\n<p>Ricordiamo che in Italia, colpita pesantemente al termine del conflitto nell\u2019autunno del \u201918 dalla Spagnola, era in vigore un razionamento alimentare, l\u2019acquisto era infatti consentito solo mediante tessera annonaria. Ogni individuo poteva acquistare al mercato pubblico mensilmente: 700 gr di pasta, 2 kg di riso, 1 kg di farina gialla, 200 gr di burro, 100 gr di formaggio da grattugiare, 200 cc. di olio, 320 gr di zucchero, 250 gr di carne fresca, 450 gr di carne congelata. A causa del dilagare dell\u2019epidemia alla fine di ottobre del \u201818 il Governo fu costretto ad impartire la disposizione alle Intendenze di finanza perch\u00e9 venissero messe in vendita, a beneficio degli ammalati senza obbligo di tesseramento, farine di cereali e di leguminose, semolino di riso e prodotti confezionati per l\u2019alimentazione dei bambini. Se l\u2019allentamento del razionamento nei confronti dei malati e dei bambini tent\u00f2 di migliorare la condizioni alimentari, le condizioni economiche delle fasce sociali pi\u00f9 disagiate rimanevano disastrose. Nel corso del conflitto i prezzi dei generi alimentari erano saliti alle stelle. L\u2019indice del costo della vita, fatto pari a 100 nel 1914, era pi\u00f9 che raddoppiato passando a 264 nell\u2019autunno del 1918. Soltanto i salari operai delle aziende cosiddette ausiliare, legate alla produzione bellica, erano riusciti a tener dietro agli aumenti. In tutte le altre aziende e nel pubblico impiego l\u2019indice del salario reale era sceso a picco, rispettivamente al 64% al 47%. Il guadagno medio giornaliero degli operai pi\u00f9 garantiti (conciapelli, metallurgici) era pari a 6-8 lire. Vista questa situazione economica il concetto di sindemia risulta particolarmente calzante nel biennio 1918-\u201919; fame e malattia erano due aspetti nefasti che interagivano sinergizzandosi: dopo il contagio infettivo ci si ammalava gravemente perch\u00e9 debilitati dalle privazioni, si stentava poi a guarire perch\u00e9 mancavano gli alimenti. In questo contesto perverso s\u2019innescava un terzo elemento: mancavano braccia lavorative per le attivit\u00e0 agricole. In Italia l\u2019emigrazione dei decenni precedenti, verso le Americhe di giovani uomini -le regioni del Sud e il Veneto in questo senso erano state grandi tributarie dell\u2019emigrazione- aveva innescato un primo depauperamento di forze lavorative; poi la perdita di vite umane (650.000 furono i giovani periti a causa del conflitto) ed infine la sottrazione di braccia, collegata alla coscrizione militare anche della classe del 1899 dopo la rotta di Caporetto del \u201917, aveva spopolato le campagne.<\/p>\n<p>Lo spettro della carestia alimentare, per difficolt\u00e0 a intraprendere i lavori agricoli della mietitura estiva, era immanente, con le conseguenze sociali collegate. Queste conseguenze furono drammatiche l\u2019anno seguente, quando, concluso il conflitto, i granai rimasero vuoti. Con il ritorno dei prigionieri di guerra -denutriti e frequentemente ammalati- dai campi di concentramento austro-ungarici, a cui si aggiungeva la smobilizzazione dell\u2019esercito, si dovette innescare, rapidamente, la riconversione produttiva dell\u2019industria che, dopo 4 anni di guerra, era tutta proiettata sulla produzione bellica. Il risultato di tale tempesta fu la perdita, stimata, di centinaia di migliaia di giovani italiani.<\/p>\n<p>Concludendo, con la pandemia di<em>\u00a0Spagnola<\/em>\u00a0s\u2019instaur\u00f2 nella patocenosi mondiale una nuova devastante patologia che si stima abbia determinato, per difetto, circa 50 milioni di morti e quella volta le persone giovani furono alla fine della pandemia le pi\u00f9 colpite.<\/p>\n<p>Ritorniamo ora rapidamente all\u2019interesse precipuo di questo scritto soffermandoci sulla questione delle risposte date dalle comunit\u00e0 scientifiche (non a caso utilizziamo il plurale) all\u2019emergenza relativa alla pandemia da COVID 19.<\/p>\n<p>Dal punto di vista igienico-sanitario di prevenzione della diffusione epidemica -sulla scorta dell\u2019esperienza acquisita nel 2002- la Cina, la Corea, Taiwan e nel complesso tutto il Sud Est asiatico hanno dimostrato, nei fatti, un livello di preparazione superiore agli apparati sanitari Occidentali. In particolare i cinesi hanno dimostrato al di l\u00e0 degli evidenti e colpevoli ritardi nella comunicazione dell&#8217;epidemia all\u2019Organizzazione Mondiale Sanit\u00e0 un\u2019 \u201capparente\u201d efficienza organizzativa, adeguata al problema, gi\u00e0 all\u2019esordio dell\u2019epidemia, nel fronteggiare l\u2019evidente pericolo diffusivo.<\/p>\n<p>Appena si registr\u00f2 una impennata dei casi, la Cina chiuse la provincia di Hubei \u2013teatro principale del focus iniziale- , che conta una popolazione di 57 milioni, sviluppando un monitoraggio a tappeto e, in pari tempo, le autorit\u00e0 sanitarie cinesi promossero a tempi di record la costruzione di ospedali e aree di quarantena (per i pazienti asintomatici) dedicate solamente al contrasto dell\u2019emergenza COVID, riuscendo cos\u00ec ad isolare i pazienti con infezione Covid-19 da quelli meritevoli di ricovero ospedaliero per altri motivi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un ulteriore aspetto da considerare. L\u2019apparato scientifico cinese pot\u00e9 contare da subito sui laboratori di virologia di Wuhan con conoscenze storiche sui coronavirus ben strutturate. Infatti gi\u00e0 nel 2015, un gruppo di scienziati aveva sviluppato ricerche di successo dimostrando la possibilit\u00e0 che un coronavirus di pipistrello era in grado d\u2019infettare cellule He La. Il team di ricercatori cinesi aveva progettato in quegli anni un virus ibrido, combinando un coronavirus di pipistrello con un virus SARS che era stato adattato per crescere nei topi e imitare le malattie umane. Venne inoltre dimostrato che il virus ibrido era in grado di infettare le cellule umane.<\/p>\n<p><strong>Problematiche sanitarie specifiche che hanno presentato esacerbazione o nuova insorgenza durante l\u2019epidemia.<\/strong><\/p>\n<p>Una riflessione particolare merita il settore dell\u2019igiene mentale, sia nei soggetti con problematiche pre-esistenti alla pandemia, sia in relazione alla comparsa di disagi psico-affettivi in persone che in precedenza, apparentemente, non denunciavano problemi ed ove la pandemia ha finito per costituire il trigger per l\u2019emergere di patologie psicologiche o psichiatriche. In questo caso la dimensione sanitaria collegata al Cov-2 non pu\u00f2 essere disgiunta dall\u2019aspetto economico\/sociale collegato alle chiusure nei periodi di confinamento sociale con segregazione in ambienti domestici, convivenze forzate, impedimento alle uscite da comune o regione. \u00c8 banale ricordare che alle chiusure per mesi per il lockdown di tanti esercizi, verificatesi durante la prima fase (marzo-giugno) \u00e8 seguita una seconda chiusura -in questo caso pi\u00f9 frammentata ma non meno problematica- nel periodo autunnale.<\/p>\n<p>In questa prospettiva \u00e8 opportuno ricordare che il nostro paese ha subito nel 2020 un danno economico complessivo stimato nella riduzione del PIL pari al 9%, accusando riflessi particolarmente significativi nel settore commerciale, nei servizi di ristorazione, nelle vendite al dettaglio ecc. La pressione economica intrecciata con l\u2019incertezza sanitaria individuale, dei famigliari e amici, senza contare il danno psichico devastante per coloro che hanno avuto lutti in famiglia, con il passare dei mesi, ha indubbiamente creato le premesse per l\u2019insorgere di scompensi psicologici fino all\u2019emergenza di vere e proprie patologie depressive e\/o psicotiche.<\/p>\n<p>\u00c8 opinione comune che questi problemi psico-sociali protrarranno i loro effetti anche quando l\u2019emergenza infettiva si sar\u00e0 risolta. Una particolare attenzione dovr\u00e0 essere dedicata alle fasce pi\u00f9 giovani in et\u00e0 scolare che a causa dell\u2019epidemia hanno dovuto interrompere per lunghi mesi in diverse fasi le attivit\u00e0 scolastiche e ricreative.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Questioni aperte ed elementi di riflessione<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00c8 possibile raggiungere l\u2019immunit\u00e0 di gregge senza la vaccinazione di massa?<\/strong><\/p>\n<p>Come \u00e8 noto in termini generali il vaccino consente di raggiungere l\u2019immunit\u00e0 da un determinato agente infettivo, attivando nell\u2019organismo del soggetto cui viene somministrato la memoria immunologica del virus, riducendo in tal modo drasticamente il numero di pazienti che contraggono l\u2019infezione. I vaccini, infatti, sono costituiti da sostanze che sollecitano il sistema immunitario a scatenare una risposta analoga a quella che verrebbe stimolata dall\u2019agente patogeno.\u00a0In questo modo l\u2019organismo \u00e8 in grado di ricordare e riconoscere il patogeno in questione e, in caso di aggressione, attivare rapidamente una risposta immunitaria adeguata.<\/p>\n<p>Mentre un basso livello di immunizzazione della popolazione generale consente ai virus e ai batteri di diffondersi rapidamente, man mano che aumenta il numero di soggetti immuni diminuisce la progressione dell\u2019agente infettivo, fino ad arrivare a un\u2019immunizzazione quasi completa della popolazione -esclusi per\u00f2 tutti gli individui che per la loro storia clinica non possono vaccinarsi- che blocca la diffusione degli agenti infettivi andando a garantire la sicurezza anche della fascia pi\u00f9 debole e non vaccinata della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019immunit\u00e0 di comunit\u00e0, chiamata anche di\u00a0<em>gregge<\/em>, pu\u00f2 essere raggiunta anche in modo spontaneo, ma il prezzo, in sofferenza e morte, sarebbe ovviamente altissimo.<\/p>\n<p>Ricordiamo che all\u2019inizio della pandemia, ricercatori epidemiologi inglesi -l\u2019epidemiologia \u00e8 stata fondata nel Regno Unito nel XIX secolo- avevano ipotizzato la scelta di adottare la strategia della cosiddetta immunit\u00e0 di gregge. Ovvero si prevedeva di tutelare -si presume con la vaccinazione appena disponibile o con una strettissima quarantena- le persone pi\u00f9 vulnerabili (anziani, immunodepressi), lasciando senza alcuna chiusura o protezione individuale, ma anzi facendo circolare liberamente il virus nella restante parte di popolazione. Questo approccio, che suscit\u00f2 immediatamente forti critiche, presupponeva la seguente logica: i pi\u00f9 forti e sani si sarebbero infettati, andando a realizzare la tanto agognata \u201cimmunit\u00e0 di gregge\u201d. Accadde per\u00f2 un evento che forse condizion\u00f2 l\u2019abbandono di questa strategia: il premier britannico Boris Johnson (persona relativamente giovane, di 56 anni) fu ricoverato in ospedale perch\u00e9 aveva contratto in forma grave la malattia da Covid-19. Forse dopo tale evento, unitamente alle critiche in precedenza suscitate, fu maturata la convinzione che la scelta draconiana prospettata era oltremodo pericolosa. In effetti l\u2019ostacolo principale alla scelta di raggiungere una immunit\u00e0 di gregge al \u201cnaturale\u201d \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di prevedere il decorso dell\u2019infezione nel singolo individuo. L\u2019esperienza dimostr\u00f2, fin dai primi mesi della pandemia, che una persona anche non particolarmente anziana pu\u00f2 essere clinicamente asintomatica; pertanto la diagnosi si pu\u00f2 ottenere solo mediante test di laboratorio oppure presentare sintomi molto lievi, tanto da poter essere curato a domicilio, o altrimenti dover essere ricoverato e magari dover essere intubato e ventilato artificialmente.<\/p>\n<p>Ritornando alle prospettive pi\u00f9 recenti, a parere del generale dell\u2019Esercito Francesco Paolo Figliuolo responsabile per l\u2019organizzazione logistica complessiva della campagna di vaccinazione, il raggiungimento dell\u2019immunit\u00e0 di gregge nel nostro paese sar\u00e0 raggiunto quando verr\u00e0 vaccinato l&#8217;80% della popolazione. Questo obiettivo a suo parere potrebbe essere raggiunto a fine settembre, se durante l\u2019estate si riuscir\u00e0 a convincere gli incerti a vaccinarsi. Passaggi importanti dovrebbero per\u00f2 essere raggiunti anche nei mesi precedenti, quando si raggiunger\u00e0 l\u2019obbiettivo intermedio di ottenere il 60 e il 70% dei vaccinati. \u00c8 opportuno ricordare che alla data del 31 luglio 2021 la campagna vaccinale ha raggiunto (con almeno una dose) il 60.8% della popolazione totale, le persone vaccinate sono 32.139.726 (54,21% di persone viventi in Italia). Di queste 1.353.607 (2,3% con vaccino monodose) di cui con pregressa infezione 951.630 persone (1.6% della popolazione). Il 10,5% \u00e8 in attesa della seconda dose e il 64,7% \u00e8 almeno parzialmente protetto.<\/p>\n<p>A met\u00e0 estate \u00e8 diventato strategico convincere la massa di persone sopra i 60 anni d\u2019et\u00e0 che sono ancora restie a vaccinarsi, nonostante le evidenze ottenute, sottoponendosi alla vaccinazione nei prossimi mesi. Appare evidente che alla fine del mese di luglio la campagna vaccinale nel nostro paese non ha raggiunto lo \u201czoccolo duro\u201d degli oltranzisti (no vax) e la fascia grigia dei cos\u00ec detti perplessi, ovvero coloro che si ritengono personalmente non coinvolti dal problema e che non sono disposti a vaccinarsi.<\/p>\n<p>In riferimento all\u2019efficacia dei vaccini in Italia i dati pubblicati\u00a0<em>on line<\/em>\u00a0il 16 giugno 2021 dall\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 hanno dimostrato che i rischi di infezione da SARS-CoV-2, ricovero, ammissione in terapia intensiva e decesso diminuiscano rapidamente dopo le prime due settimane e fino a circa 35 giorni dopo la somministrazione della prima dose. Dopo i 35 giorni si osserva una stabilizzazione di questa riduzione che \u00e8 di circa l\u201980% per il rischio di diagnosi d\u2019infezione, pari al 90% per il rischio di ricovero e di ammissione in terapia intensiva raggiungendo il 95% per il rischio di decesso. Questi effetti sono simili sia negli uomini che nelle donne e in persone in diverse fasce di et\u00e0. Anche per gli operatori sanitari e per gli ospiti delle RSA si osservano simili riduzioni di rischio di ricovero. Inoltre a partire dai 105 &#8211; 112 giorni dalla vaccinazione si osserva una ulteriore riduzione del rischio di diagnosi, con un effetto simile negli uomini, nelle donne e in persone in diverse fasce di et\u00e0. Al momento non vengono rilevati aumenti nel rischio di diagnosi nei periodi di osservazione pi\u00f9 lunghi dopo la vaccinazione, questo suggerisce una protezione protratta nel tempo.\u00a0Ovviamente questi dati vanno riportati al ceppo virale attualmente in maggiore circolazione nel nostro paese, se si dovessero introdurre in maniera massiccia altre varianti a maggiore capacit\u00e0 diffusiva la situazione potrebbe ancora cambiare.<\/p>\n<p>Per migliorare le\u00a0<em>performance<\/em>\u00a0organizzativa \u00e8 auspicabile il coinvolgimento nella campagna vaccinale dei 43.000 medici di famiglia e 20.000 farmacie, questo potenziamento potrebbe consentire di aumentare considerevolmente il numero dei vaccinati, che gi\u00e0 intorno al 20 giugno 2021 si aggirava, giornalmente, sulle 500.000 unit\u00e0 al giorno. \u00c8 evidente che \u00e8 stata ingaggiata una lotta contro il tempo per ridurre il pi\u00f9 possibile l\u2019emergere di variabili di covid-19 capaci di \u201cbucare\u201d il vaccino, abbattendo il rischio che quelle gi\u00e0 presenti possano espandersi riducendo la potenza della copertura vaccinale a livello di massa.<\/p>\n<p>\u00c8 inutile ricordare che SARS-CoV-2 \u00e8 molto contagioso sia nel ceppo originario sia (ed in termini maggiori) nella variante Alfa (ceppo inglese), sia nella Delta (ceppo indiano) e per quanto nei mesi passati sia stato ampiamente studiato, presenta ancora diverse incognite.<\/p>\n<p>In riferimento al contesto globale (in particolare, in Africa, India e Sud America) per raggiungere la cosiddetta immunit\u00e0 di gregge per via naturale, ovvero senza un\u2019adeguata copertura vaccinale, dovrebbe essere esposta al virus una porzione di popolazione molto estesa; questa scelta avrebbe come effetto un incremento sensibile del rischio di morte nella popolazione fragile: anziani e soggetti affetti da co-morbosit\u00e0, denutriti ecc., mettendo in ginocchio i sistemi sanitari nazionali dei paesi meno organizzati e pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Ritornando alla questione della variabilit\u00e0 e imprevedibilit\u00e0 fenotipica dell\u2019infezione\/malattia da Covid-19, che ha giustamente bloccato l\u2019idea di perseguire l\u2019immunit\u00e0 di gregge per via naturale va precisato quanto segue. Nei paesi ove si pu\u00f2 contare su sistemi sanitari attrezzati, anche se non completamente adeguati, questa strada risult\u00f2 da subito inaccettabile, in quanto gli ospedali sarebbero \u201cesplosi\u201d a causa del numero esorbitante di ricoveri. Inoltre questa strada era eticamente inaccettabile in quanto si sarebbe determinato un impatto demografico devastante in termini di decessi.<\/p>\n<p>Diversa purtroppo \u00e8 la situazione in paesi poveri e sovrappopolati -in India nel 2019 sono stati censiti 1 miliardo e 366\u00a0milioni di abitanti-; anche se nessuno ha ufficialmente scelto questa strada, nei fatti, considerando quello che sta succedendo, l\u2019immunit\u00e0 di gregge si raggiunger\u00e0 anche per via naturale, nonostante gli sforzi per sostenere le campagne vaccinali.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un altro aspetto da considerare, ovvero la spiccata propensione di Covid -19, a mano a mano che la pandemia allunga dal punto di vista temporale la sua nefasta azione a livello globale, il rischio di sviluppo di varianti virali ad alta infettivit\u00e0 aumenta, come \u00e8 possibile che s\u2019incrementi la gi\u00e0 paventata probabilit\u00e0 che insorgano ceppi ove gli attuali vaccini non inducano, sempre e comunque, una copertura dal punto di vista della risposta immunitaria.<\/p>\n<p>In conclusione il rapido raggiungimento dell\u2019immunit\u00e0 di comunit\u00e0 a livello globale consentirebbe sicuramente una sempre minor circolazione del virus nel pianeta. Tuttavia \u00e8 importante sottolineare che gi\u00e0 una buona percentuale di vaccinati permette di ridurre il valore dell\u2019indice Rt, indicatore del numero di persone che vengono contagiate in media da una sola persona infetta in un determinato arco di tempo.<\/p>\n<p>In una prospettiva planetaria \u00e8 evidente che il raggiungimento dell\u2019immunit\u00e0 di gregge grazie ai vaccini deve prevedere un approccio globale, in quanto gli scambi rapidi e intensi in tutto il pianeta non possono prevedere \u201cisole felici\u201d ove il virus \u00e8 scomparso grazie alla vaccinazione e nazioni ove l\u2019epidemia imperversa in quanto la massa delle persone da vaccinare \u00e8 enorme e le risorse sono insufficienti. Ribadiamo che ove l\u2019epidemia non \u00e8 controllata con i vaccini c\u2019\u00e8 il forte rischio di sviluppo di nuove\u00a0<em>quasi specie<\/em>\u00a0e varianti che finirebbero nel tempo per condizionare negativamente anche le coperture vaccinali implementate nei paesi pi\u00f9 efficienti nel condurre le campagne vaccinali. Questo scenario alla luce delle attuali evidenze, fortunatamente, \u00e8 solo teorico.<\/p>\n<p>Alla recente Assemblea Mondiale della Sanit\u00e0 (24 -31 maggio 2021) il Direttore generale dell\u2019OMS Tedros Adhanon Ghebreyesus ha affermato, con forte accento, che la fine di questa pandemia \u00e8 legata strettamente al controllo della situazione in ogni paese e in tutti i continenti e non solo nei paesi pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p>Purtroppo il programma internazionale di accesso equo ai vaccini (COVAX) sta segnando il passo. Allo stato decine di milioni di dosi vengono inviate nei paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0 del continente africano, ma vi \u00e8 gi\u00e0 la chiara evidenza che a causa di un deficit strutturale delle locali organizzazioni sanitarie, milioni di dosi vadano sprecate. In sintesi manca il substrato umano, ci sono pochi medici e infermieri rispetto alle necessit\u00e0, per poter raggiungere i piccoli villaggi, inoltre il problema si riflette anche nelle metropoli. \u00c8 molto difficile organizzare ambulatori efficienti che possano garantire programmi vaccinali adeguati alle esigenze specifiche, per es. il mantenimento scrupoloso della catena del freddo.<\/p>\n<p>Nel cosiddetto Terzo Mondo si scontano ritardi secolari e la pandemia Covid-19 costituisce il banco di verifica pi\u00f9 pericoloso. Al di l\u00e0 delle problematiche organizzative croniche, se la circolazione del virus non viene interrotta realmente in Africa e in India, il rischio di riaccensioni epidemiche anche in Europa e nelle Americhe continua ad essere presente.<\/p>\n<p>Sono riprese negli ultimi mesi le migrazioni irregolari dall\u2019Africa in Europa e dal Centro e Sud America verso gli USA, \u00e8 intuitivo pensare che il contagio continui a passare attraverso le rotte dell\u2019emigrazione clandestina.<\/p>\n<p>Allora appare evidente che il contrasto a livello globale alla pandemia si pu\u00f2 incrementare solamente lottando contro la povert\u00e0, contrastando il sovraffollamento, la mancanza di cibo e aumentando l\u2019accesso all\u2019acqua pulita per centinaia di milioni di persone. Ma queste giuste aspirazioni sarebbe ingenuo e illusorio pensare che si possano conseguire nei prossimi mesi.<\/p>\n<p>In riferimento invece alla componente migrante regolare i dati raccolti e pubblicati on line dall\u2019ISS mostrano che alcune comunit\u00e0 di migranti sono particolarmente esposte al rischio d\u2019infezione, con conseguenze sul numero di ricoveri e decessi. In Norvegia i migranti rappresentano il 42% di tutti i casi (al 27 aprile 2020), in Danimarca il 26% (al 7 settembre 2020) e in Svezia il 32% (al 7 maggio 2020). Inoltre studi condotti in Italia e Spagna suggeriscono che i migranti hanno pi\u00f9 probabilit\u00e0 di essere ricoverati in ospedale rispetto alla popolazione residente. Alcune popolazioni migranti hanno subito maggiormente gli effetti negativi delle restrizioni e delle misure attuate per combattere la pandemia. In fine le restrizioni per i viaggi hanno avuto ripercussioni nei ricongiungimenti familiari e nei processi di asilo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la campagna vaccinale i dati attualmente disponibili sull\u2019accesso alle vaccinazioni sembrano indicare bassi tassi di copertura in alcuni gruppi di migranti e minoranze etniche dei Paesi Ue\/SEE. Tuttavia la loro alta esposizione al virus rende necessario mettere in atto interventi mirati su questi gruppi. Si raccomanda che al momento di decidere quali siano i gruppi prioritari per la vaccinazione dovrebbero essere presi in considerazione i migranti ospitati nei campi, nei centri di accoglienza e detenzione, nei rifugi per senza tetto e in altre strutture di aggregazione ad alto rischio.<\/p>\n<p>Le strategie per ridurre la trasmissione e assicurare un accesso equo alla vaccinazione nelle popolazioni migranti nell\u2019UE\/SEE dovrebbero comprendere messaggi di sanit\u00e0 pubblica culturalmente e linguisticamente adeguati e mirati, pensati con il coinvolgimento delle comunit\u00e0 migranti, la loro traduzione nelle lingue principali delle comunit\u00e0 migranti e una diffusione efficace. Inoltre, \u00e8 necessario creare fiducia sui vaccini, contrastare la disinformazione attraverso la diffusione di informazioni solide e accurate, e raggiungere tutti i migranti, sia quelli che risiedono nei centri di accoglienza e detenzione che quelli in comunit\u00e0, indipendentemente dallo status giuridico, prendendo in considerazione anche i migranti irregolari, non ancora registrati nei sistemi sanitari.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario inoltre migliorare la raccolta dati e sorveglianza sugli esiti, sui test e sulla diffusione della vaccinazione nelle popolazioni migranti, con la condivisione dei dati in tutta l\u2019Europa, per sostenere lo sviluppo di strategie comuni efficaci al fine di ridurre la trasmissione e migliorare la copertura vaccinale.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda gli spostamenti in Europa la soluzione adottata \u00e8 stata l\u2019istituzione del Certificato COVID per viaggiare nei paesi dell\u2019Unione (approvato dal Parlamento europeo). Entrata in vigore dal I\u00b0 di luglio del 2021, questa soluzione seppur giustificabile, a noi pare un escamotage \u201cingenuo\u201d. In realt\u00e0 pu\u00f2 sorgere il sospetto che si vogliano isolare paesi che per motivi politici preesistenti alla pandemia (Brexit del Regno Unito) sono oggi giustamente ritenuti pi\u00f9 pericolosi per il rischio contagio. In sostanza si utilizzerebbe una corretta motivazione sanitaria di ordine prudenziale per isolare chi, con la Brexit, ha minato la solidit\u00e0 dell\u2019Unione europea<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno ricordare che nel mese di giugno 2021, dopo gli ottimi risultati ottenuti nel Regno Unito durante la primavera del 2021, \u00e8 stata documentata una ripresa epidemica a causa della cosiddetta variante Delta originata nel sub continente indiano. Nella prima settimana di giugno l\u2019Rt nel Regno Unito era stimato tra 1 e 1,2, mentre nel Nord Ovest era pari a 1,3, con un aumento dei contagi in Galles, in Irlanda del Nord e in Scozia. Dal punto di vista epidemiologico si sta osservando un incremento dei ricoveri nel Regno Unito correlato sia a forte incremento della variante Delta che presenta una maggiore infettivit\u00e0, -sembrerebbe dal 50 al 70% superiore alla variante Alfa-, sia in relazione ad una acquisita capacit\u00e0 di aggirare parzialmente la protezione dei vaccini (escape immunologico) in coloro che hanno praticato una sola dose. Sembrerebbe che in questo caso nel 70% dei casi si avvertirebbero dei sintomi generici. Alla fine della seconda decade di giugno, secondo modelli matematici, la variante Delta costituisce il 90% delle varianti virali in circolazione nel Regno Unito, avendo di fatto sostituito la variante Alfa.<\/p>\n<p>Il motivo di questa travolgente diffusione dal punto di vista epidemiologico \u00e8 chiaro. Ai primi di aprile in India \u00e8 infuriata una feroce ripresa epidemica, con un livello di contagi giornalieri superiore a 50 volte a quello del Regno Unito.\u00a0Nonostante questa situazione allarmante i viaggiatori dall\u2019India hanno continuato ad arrivare in Inghilterra senza l\u2019auspicata chiusura da quell\u2019area geografica. \u00c8 molto probabile che nella scelta di non chiudere subito le frontiere dall\u2019India influ\u00ec la necessit\u00e0 di concludere un importante trattato commerciale che era in via di definizione tra il Regno Unito e India.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha avuto poi un peso nella prudente, seppur tardiva, decisione di posticipare di un mese il piano di riapertura totale nel Regno Unito. La notizia buona \u00e8 che la documentata ripresa delle infezioni nel Regno Unito, correlata alla cos\u00ec detta variante Delta, ha consentito di stabilire che il vaccino utilizzato nel Regno Unito (AstraZeneca) \u00e8 efficace verso questa temibile variante se per\u00f2 sono state praticate tutte e due le iniezioni. La decisione di rallentare la riapertura nel Regno Unito consent\u00ec di raggiungere con la copertura vaccinale almeno i due terzi della popolazione inglese (intorno al 20 giugno risulta stata vaccinata il 40%).<\/p>\n<p>Un merito va comunque ascritto alla Sanit\u00e0 inglese, attualmente i laboratori di quel paese sono in grado di tracciare l\u2019emergere di varianti virali pi\u00f9 pericolose, testando un considerevole numero di isolati virali (circa 20.000); per fare un confronto in Italia si \u00e8 in grado di testare a met\u00e0 giugno circa 1.500 ceppi.\u00a0Al termine di questo excursus vogliamo ricordare il grave problema delle fake news che dall\u2019inizio della pandemia hanno inquinato l\u2019informazione e in particolare da quando c\u2019\u00e8 stato l\u2019accesso ai vaccini hanno confuso le persone sui \u201cpericoli\u201d della vaccinazione.<\/p>\n<p>Da un recente censimento -dati pubblicati il 30 luglio 2021- da Mesit (Fondazione per la Medicina Sociale e l\u2019Innovazione Tecnologica) negli ultimi 7 mesi il movimento \u201cno vax\u201d ha inserito in rete 140.000 contenuti fake. In particolare tra novembre 2020 e maggio 2021 sono comparsi oltre 147.000 contenuti sui vaccini anti-Covid online, mille contenuti al giorno. La met\u00e0 dei contenuti definiti francamente fake riguardano gli effetti avversi (49,3%). In Italia 909.000 persone \u00abseguono pagine, canali o gruppi Facebook e Telegram nei quali si dialoga sul tema vaccini. Oltre la met\u00e0 di questi (457mila) segue pagine, canali o gruppi no-vax e tra marzo e maggio 2021, gli utenti no-vax Covid-19 sono pi\u00f9 che raddoppiati (+136%)\u00bb.<\/p>\n<p>La categoria tematica in cui nel rapporto ricorrono pi\u00f9 frequentemente fake news \u00e8 \u00abquella legata alla pericolosit\u00e0 degli effetti dei vaccini contro il Covid-19, all\u2019interno della quale \u00e8 confluita la met\u00e0 (49,3%) dei contenuti potenzialmente fake\u00bb, emerge dalla ricerca. La seconda categoria pi\u00f9 popolata \u00ab\u00e8 quella relativa alla natura sperimentale del vaccino (18,2% delle conversazioni potenzialmente fake), dove si incontrano \u2018news\u2019 sulla mancanza di dati sperimentali e sui potenziali effetti catastrofici dei vaccini anti Covid-19 sulla popolazione. Risultano riscuotere interesse anche le conversazioni sulla composizione del vaccino (11,3%) \u2013 prosegue l\u2019analisi \u2013 e sugli interessi economici delle case farmaceutiche produttrici (10,9%). Pi\u00f9 distaccati, dal punto di vista percentuale, le conversazioni relative agli effetti dei vaccini sul Dna (4,3%), con una delle fake news pi\u00f9 ricorrenti che \u2018spiega\u2019 come il vaccino sia una terapia genica o possa causare modifiche del patrimonio genetico; infine in relazione ai suoi legami con l\u2019autismo sono pari al 2.3%.<\/p>\n<p>Concludendo bisogna sottolineare che a distanza di 18 mesi dall\u2019insorgere della pandemia, le prospettive per i paesi ove si \u00e8 in grado di vaccinare l\u2019intera popolazione &#8211; grazie ad una organizzazione sanitaria adeguata sono buone-.\u00a0Molto problematica invece \u00e8 la prospettiva nei paesi con sistemi sanitari arretrati (continente africano, Sud America e meso America, India). Non sappiamo ancora in questi contesti quali saranno le conseguenze dal punto di vista globale collegate a tali disparit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019augurio \u00e8 che grazie ad una sempre maggiore estensione della copertura vaccinale in tutti i paesi, il Covid-19 sviluppi varianti non particolarmente aggressive nei confronti dei soggetti colpiti dall\u2019infezione, consentendo che l\u2019intera umanit\u00e0 sia, in particolare nei singoli soggetti, nelle condizioni di sopportare l\u2019eventuale stato infettivo assumendo quei presidi farmaceutici normalmente assunti quando si contrae l\u2019influenza o il raffreddore.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1220],"fascicolo":[306],"class_list":["post-2770","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-sergio-sabbatani","fascicolo-ottobre-2021"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - COVID-19: pandemia o sindemia?<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Sergio Sabbatani, pubblicato nel numero di Ottobre 2021. 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