{"id":2768,"date":"2021-10-01T12:00:00","date_gmt":"2021-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2768"},"modified":"2026-04-19T02:56:22","modified_gmt":"2026-04-19T00:56:22","slug":"la-risoluzione-scientifica-nellepoca-del-disagio-il-sentimento-culturale-e-la-scienza","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2021\/ottobre\/la-risoluzione-scientifica-nellepoca-del-disagio-il-sentimento-culturale-e-la-scienza\/","title":{"rendered":"La &#8220;Risoluzione&#8221; scientifica nell&#8217;epoca del disagio. Il sentimento culturale e la scienza."},"content":{"rendered":"<p>Oggi, al punto in cui siamo giunti con il disagio pandemico, non c&#8217;\u00e8 solo il problema della salute fisica, ma anche quello della salute psico-fisica e di quella spirituale, o dell\u2019anima. Nella dottrina cristiana c\u2019\u00e8 una espressione bellissima di san Paolo che dice che i cristiani sono<em>\u00a0come tristi eppure sempre\u00a0<\/em>gioiosi (\u201cQuasi tristes semper autem gaudentens\u201d 2\u00a0<em>Cor<\/em>\u00a06,10). Non vuol dire che uno \u00e8 esultante, ma insieme macerato nel dolore. Il senso di questa espressione \u00e8 l&#8217;essere\u00a0<em>sereno<\/em>. Questa serenit\u00e0 dove la si trova? Io direi che \u00e8 nella fede!<\/p>\n<p>In questo periodo, c\u2019\u00e8 un grande recupero del senso della fede, non della religione. La religione \u00e8 una cosa, la fede \u00e8 un\u2019altra cosa. La religione non dice affidamento; fiducia, la\u00a0<em>fides<\/em>, invece, s\u00ec. Oggi avvertiamo questo motivo di compassione universale che \u00e8 il centro della visione cristiana. \u00c8 il centro della Rivelazione cristiana, per il quale nasce quella adeguazione che \u00e8 la fede, l\u2019affidamento, la fiducia, per ci\u00f2 che potr\u00e0 accadere ed ha l&#8217;aspetto della tragedia.\u00a0Alla televisione li abbiamo visti i camion dell&#8217;esercito che trasportavano le bare. I malati venivano ricoverati e poi non li vedevi pi\u00f9&#8230; se non cremati, inceneriti in una cassettina. Cose incredibili! Si diceva: la gente che entra \u00e8 sola\u2026 e muore sola. Questo \u00e8 il tragico.<\/p>\n<p>Io faccio il filosofo e il teologo, ma mi hanno definito il pi\u00f9 filosofo dei teologi e il pi\u00f9 teologo dei filosofi. Perch\u00e9 per me \u00e8 impossibile avere il senso filosofico se non si va a badare a ci\u00f2 che \u00e8 indeducibile. Il fascino \u00e8 nella indeducibilit\u00e0, che richiama a quella esperienza fondamentale che \u00e8 la compassione universale e che nel cristianesimo si avverte fondamentalmente e fondativamente nella<em>\u00a0fede<\/em>. E quindi non posso non richiamare una frase del vangelo di Luca che \u00e8 bellissima. \u00c8 nella parabola del ricco e del povero Lazzaro, al capitolo 16. Il ricco banchettava lautamente e il povero &#8230; niente. Anzi erano i cani che leccavano le piaghe del povero Lazzaro. Lui, che ha fame, con il suo sangue sfama i cani! Vediamo la frase. Mor\u00ec il ricco e fu sepolto. Mor\u00ec il povero Lazzaro \u201ce gli angeli di Dio lo portarono nel seno di Abramo\u201d. Se uno lo legge veloce non se ne accorge. Si muovono<em>\u00a0tutti<\/em>\u00a0gli angeli! Se uno vive nell\u2019affidamento generoso, l\u2019universo si muove e gli fa compagnia. San Tommaso si chiede: quanti sono gli angeli? Miriadi di miriadi. Non si pu\u00f2 dimostrarlo. Si va con argomenti di convenienza: una realt\u00e0, quanto pi\u00f9 \u00e8 piena di vita e di nobilt\u00e0: pi\u00f9 ce n\u2019\u00e8 meglio \u00e8!\u00a0Si muovono miriadi di angeli per portare un povero solo. Il ricco morto solo come un cane. Il povero saziava i cani con s\u00e9 stesso e son venuti\u00a0<em>tutti<\/em>\u00a0gli angeli a portarlo via. Questo \u00e8 il senso di serenit\u00e0 che sta in queste cose. Non c&#8217;\u00e8 la solitudine dell&#8217;isolamento dove c&#8217;\u00e8 la fiducia, l&#8217;affidamento.<\/p>\n<p>L&#8217;indeducibilit\u00e0, in qualche modo, fa corpo unico con il rigore assiomatico: l&#8217;assioma vale pi\u00f9 di un puro principio, perch\u00e9 non subordina a s\u00e9 nulla e non si subordina a nulla. \u00c8 un colpo d&#8217;occhio totalizzante. \u00c8 roba da grandi filosofi&#8230;<\/p>\n<p>Voglio richiamare un episodio significativo per me, che risale alla mia esperienza di dialogo con Emanuele Severino. Nel 2003, era mancato Italo Valent, grande filosofo della scuola severiniana. Era stato uno dei primi a coinvolgermi per le dispute con Emanuele Severino. Mi sento al telefono con Severino, per quella circostanza, e mi dice: \u201cGuardi padre, per me era come un figlio. Le sar\u00f2 grato se lo ricorda nella santa messa\u201d. Uno che ti dice cos\u00ec, che sensibilit\u00e0 ha?\u00a0Questa qui \u00e8 una cosa da giganti, da giganti!<\/p>\n<p>La struttura di un sillogismo \u00e8: A \u00e8 B, B \u00e8 C, dunque A \u00e8 C. Puro formalismo \u2026 Rigoroso, ma \u00e8 l\u00ec che sta postulando la\u00a0<em>carne<\/em>\u00a0materiale della dimostrazione. Ma questa carne materiale che diventa dimostrazione non la si deduce. Quindi in questa condizione di\u00a0<em>indeducibilit\u00e0<\/em>\u00a0c\u2019\u00e8 la fiducia.<\/p>\n<p>Per un altro aspetto, la dimensione del disagio dovrebbe stimolare l\u2019intelligenza. Riuscire a sfruttare l&#8217;occasione di un approfondimento del senso delle cose, che sta nascosto nella compassione. Nelle scuole medie hanno l\u2019ora di Epica.\u00a0Come si fa a riflettere sull\u2019<em>Eneide<\/em>\u00a0on-line? Mettendo una crocetta su una delle 4 risposte chiuse&#8230; Follia!Basta un frammento per recuperare il senso di una intelligenza filosofica che c\u2019\u00e8 in tutti. Anche in questo caso basta una frase:\u00a0<em>Sunt lacrimae rerum mentemque mortalia tangunt<\/em>. In italiano fa cos\u00ec: esistono delle lacrime nelle cose, tanto che le cose mortali riescono a colpire anche ci\u00f2 che \u00e8 immortale, la mente. Basta questo versetto per portare a riflessione i ragazzi!\u00a0Questo disagio diventa scaturigine di approfondimento incredibile, occasione incredibile di maturit\u00e0. Ma bisogna avere questi scatti in avanti che dipendono da questo sentimento fondamentale. Bisogna fare di necessit\u00e0 virt\u00f9.<\/p>\n<p>Quando una cosa diventa un bisogno impellente, sicuro come l\u2019oro che l\u2019intelligenza brilla. Ma bisogna saper ascoltare queste condizioni. Non c\u2019\u00e8 allora un deperimento psicologico, un deperimento dello spirito, perch\u00e9 l\u2019anima nutre s\u00e9 stessa. Nell&#8217;anima, come dice Platone, c&#8217;\u00e8 come un fuoco che alimenta s\u00e9 stesso. \u00c8 la filosofa. Ma non deve essere un fuoco che viene appiccato da un altro. \u00c8 come un fuoco che \u00e8 l\u00ec sotto la brace, che c\u2019\u00e8 nell\u2019anima: basta un maestro che ci soffi sopra un pochino per rivitalizzarlo. Gli d\u00e0 aria, gli d\u00e0 ossigeno, gli d\u00e0 lo spirito: si chiama\u00a0<em>ispirazione<\/em>. Fa fiorire anche l\u2019anima.<\/p>\n<p>Dagli esperti si apprende che la situazione \u00e8 drammatica soprattutto per i piccoli, i ragazzi e anche per i giovani in generale: c&#8217;\u00e8 un incremento delle patologie psichiatriche in et\u00e0 preadolescenziale, sindromi depressive nei bambini che non possono essere curate con in farmaci evidentemente ecc. Si pensa solo al contagio fisico e si trascura questo livello della angoscia o angustia&#8230; Occorre la presenza!<\/p>\n<p>Occorre recuperare il senso, anche precauzionale, della presenza! Ora faccio il filosofo che si ispira alla fede. Quanti erano i discepoli di Ges\u00f9? 12! Anche ai miei tempi, alle scuole elementari, eravamo tanti bambini per ogni classe. Ma arrivati in terza liceo classico \u2026 una scrematura ci ha ridotti a 15. Tagliati tutti. Una classe funziona quando \u00e8 costituita intorno alla dozzina, poco pi\u00f9, di alunni. Le classi devono essere fatte di 12 bambini, di 12 ragazzi con pi\u00f9 insegnanti che lavorano! Una classe di 30 la dividi per tre, lavorano 3 maestri! E il fatto di avere davanti 12 bambini, 12 ragazzi \u00e8 una cura\u00a0<em>ad personam<\/em>. I professori diventano dei maestri. \u00c8 il maestro che si accorge: Pierino tu devi mettere gli occhiali, perch\u00e9 non ci vedi! Deve mettere gli occhiali perch\u00e9 non ci vede, non \u00e8 stupido. Anche l&#8217;altro non \u00e8 stupido, \u00e8 che non ci sente bene. Come fai ad accorgertene se ne hai davanti 30!<\/p>\n<p>Gli spazi ci sono! Gli oratori e i cinema parrocchiali erano stati offerti dalle parrocchie. Era l&#8217;occasione per rinvigorire, salvaguardando il distanziamento, la scuola; per dare il lavoro a chi ha la capacit\u00e0 di insegnare, ma \u00e8 ancora a spasso, come si dice. Uno si laurea in 5 anni; poi deve studiare a spese proprie altri 3 anni per fare un concorso a cattedre eventualmente disponibili&#8230; E cio\u00e8, punto e a capo! Non \u00e8 che se ascolti ancora per 3 anni impari ad insegnare!\u00a0Bisogna metterlo a fianco di un\u00a0<em>artigiano<\/em>\u00a0della scuola, un\u00a0<em>maestro<\/em>, e l\u00ec s\u00ec, per contagio, impara ad insegnare in poco tempo. Bisogna andare a bottega anche qui. Devi mettergli a fianco un maestro e lui capisce come si fa!<\/p>\n<p>Un po\u2019 di \u201csvegliarina\u201d ci voleva, no? Fare di necessit\u00e0 virt\u00f9, \u00e8 questo. Riuscire a capire che proprio il ridurre per salvaguardare il distanziamento era l\u2019occasione per valorizzare il senso dell\u2019educazione. Sono pochi! Tutti capiscono tutto.\u00a0E tu capisci chi non pu\u00f2 arrivare a quel traguardo, ma non per colpa sua, bens\u00ec perch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualche difetto fisico o emotivo da qualche parte.<\/p>\n<p>Se dovessi rinascere e mi si dovesse proporre come unica alternativa la scelta tra il fare il primario in ospedale o il medico condotto in campagna, io sceglierei il medico condotto in campagna. Lui \u00e8 capace di metterti a posto l&#8217;orecchio, il mal di denti, i piedi&#8230; escogita, per quanto gli \u00e8 possibile, i pronti rimedi.<\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 una cosa \u00e8 enorme, tanto meno \u00e8 attenta, perch\u00e9 per avere\u00a0<em>attenzione<\/em>\u00a0dobbiamo essere messi in\u00a0<em>tensione<\/em>. E la tensione ha sempre due poli, uno dalla mia parte e l\u2019altro dall\u2019altra. Se io sto\u00a0<em>attento<\/em>, vuol dire che dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 uno che mi attende e mi mette in\u00a0<em>tensione<\/em>\u00a0e questa tensione \u00e8 fatta di\u00a0<em>percezione<\/em>, di\u00a0<em>compassione<\/em>, di\u00a0<em>affidamento<\/em>.<\/p>\n<p>Stiamo passando attraverso un disagio che poteva essere sfruttato favorevolmente e invece ci facciamo mangiare dal disagio. Ci facciamo fagocitare dal disagio e questo \u00e8 davvero poco intelligente. Non si \u00e8 capaci di fare necessit\u00e0 virt\u00f9.<\/p>\n<p>Anche la scienza comincia a prendere nuovamente consapevolezza della propria radice. Abbiamo sempre parlato della\u00a0<em>rivoluzione<\/em>\u00a0scientifica dei tempi moderni. Adesso chi ci crede pi\u00f9? Io dico che adesso siamo nella\u00a0<em>risoluzione<\/em>\u00a0scientifica. L\u2019anima della scienza \u00e8 la\u00a0<em>resolutio<\/em>, non la rivoluzione. Risoluzione scientifica vuol dire due cose. Per un verso c\u2019\u00e8 il problema, e cerchiamo di risolverlo: quattro occhi son meglio di due, ma non si deduce niente. Ma la resolutio, come veniva intesa dai grandi dialettici, \u00e8 lo\u00a0<em>sciogliere: analyo<\/em>, che \u00e8 l&#8217;equivalente dialettico di antitesi o\u00a0<em>oppositio<\/em>. La scienza \u00e8 nata perch\u00e9\u00a0<em>problematizzava<\/em>, non perch\u00e9 risolveva il problema: lo sollevava. Il primo atto scientifico era l\u2019atto dello scettico: chiss\u00e0 poi se \u00e8 cos\u00ec? Chi lo dice? Sei certo che sar\u00e0 sempre cos\u00ec? Che valga per tutti?<\/p>\n<p>Non vale la semplice percentuale? Gli uomini sono individui,<em>\u00a0indivisibili<\/em>: ciascuno \u00e8 l&#8217;intero! La integrit\u00e0 dell\u2019individuo \u00e8 l&#8217;integrit\u00e0 dell&#8217;universo. L&#8217;individuo \u00e8 l&#8217;<em>uno verso<\/em>\u00a0cui va tutto indivisibilmente: l&#8217;universale concreto(Cf Nota finale).\u00a0Dunque, la\u00a0<em>risoluzione scientifica<\/em>, in questa situazione di disagio, sta nel fatto che si scopre che la scienza non \u00e8 il progresso. La scienza mostra la propria faccia. La faccia della scienza \u00e8 quel momento\u00a0<em>negativo<\/em>\u00a0da cui era nata e che la accompagna sempre: una forma\u00a0<em>scettica<\/em>. Pirrone, il grande scettico, una grande intelligenza: \u201cNon c\u2019\u00e8 niente di certo tra gli uomini\u201d. E se si uscisse dall\u2019ordine dell\u2019umano? Si potrebbe trovare la certezza! La certezza \u00e8 oltre l\u2019umano.\u00a0Uno sguardo verso l&#8217;oltre. La\u00a0<em>negativit\u00e0<\/em>\u00a0dell&#8217;improponibile certezza umana porta allo sforamento verso un\u00a0<em>positivo<\/em>\u00a0oltre l&#8217;umano!<\/p>\n<p>Ma quella certezza oltre l&#8217;umano io la chiamo sicurezza. Un conto \u00e8 la certezza un conto \u00e8 la\u00a0<em>sicurezza<\/em>. La certezza ha sempre bisogno di fare battaglia. Ne sei<em>\u00a0certo<\/em>\u00a0cio\u00e8 hai\u00a0<em>accertato<\/em>, hai fatto il\u00a0<em>certamen<\/em>, hai combattuto? S\u00ec, li ho sbaragliati tutti! Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessuno che io possa temere. Sono certo. Ho fatto la battaglia e li ho sbaragliati tutti. Ma se ci fosse ancora un nemico nascosto da qualche parte? Non si finisce mai di accertare&#8230;<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>sicuro<\/em>, invece, non ha bisogno di fare battaglia.\u00a0<em>Sine cura<\/em>, senza preoccupazione. Quando guardi con serenit\u00e0, che \u00e8 l\u2019<em>attenzione compassionevole<\/em>\u00a0che ha come punto di fuga \u201cl\u2019Agnello immolato nello suo stesso atto creatore\u201d (Ap 13,8), cio\u00e8 Cristo, centro e fondamento dell&#8217;universo e di ogni individuo (\u00e8<em>\u00a0il tutto in tutti<\/em>\u00a0di cui velatamente parlavano i filosofi classici).<\/p>\n<p>Andando alle radici della scienza si va nel\u00a0<em>retroscena<\/em>\u00a0dove lo scettico e l\u2019Assoluto vanno di pari passo. Cosa vuol dire che lo scettico e l\u2019Assoluto vanno di pari passo. Quando si dubita radicalmente, questo avviene perch\u00e9 alla radice del dubbio c\u2019\u00e8 l\u2019Assoluto, che relativizza tutto il resto. Se si dubita di qualcosa, \u00e8 perch\u00e9 la si considera non assoluta e quindi si sa che cosa \u00e8 l\u2019Assoluto. Se ne ha almeno il\u00a0<em>sentore<\/em>! In questo sentore c\u2019\u00e8 l\u2019<em>abbandono fiducioso<\/em>.<\/p>\n<p>Dalla scena, come messa in scena, si passa al retroscena di un intendere assoluto, oltre un comprendere ormai ridicolizzato. Soltanto Dio ci pu\u00f2 salvare&#8230;<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 complessa, bisognerebbe trovare una strategia capace di semplificare rasserenando. Il genio semplifica! E invece sembra si trovino solo quelli che complicano anche ci\u00f2 che \u00e8 semplice. E questa \u00e8 la tragedia delle tragedie! Cos\u00ec ridicola, che non l&#8217;avrebbe immaginata neppure Euripide&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riassunto<\/strong><\/p>\n<p>Se la Rivoluzione scientifica ha fatto sognare nel progresso verso il Positivo, la disillusione che il disagio sociale ha fatto maturare circa quel progresso, riporta la scienza al suo\u00a0<em>proprium<\/em>\u00a0Negativo: in logica si chiama Risoluzione, da\u00a0<em>resolutio<\/em>, che \u00e8 l&#8217;equivalente dialettico di antitesi o\u00a0<em>oppositio<\/em>. La scienza si richiama al proprio radicale scettico (<em>skeptomai<\/em>): dalla scena, come messa in scena, si passa al retroscena di un intendere assoluto oltre un comprendere ormai ridicolizzato. Soltanto Dio ci pu\u00f2 salvare\u2026<\/p>\n<p>_________________________________________<\/p>\n<p><strong>Nota Finale:<\/strong><\/p>\n<p>Quando noi abbiamo a che fare con la realt\u00e0 in s\u00e9 e per s\u00e9, noi abbiamo a che fare con l\u2019individualit\u00e0, con la\u00a0<em>sostanza prima<\/em>\u00a0di cui parla Aristotele. \u00c8 l\u2019infra-intelligibile. Ma, in qualche modo, quell\u2019individuo che \u00e8 infra-intelligibile, gode della stessa nobilt\u00e0 del sovra-intelligibile. Perch\u00e9? Perch\u00e9 \u00e8 incomunicabile, assoluto. Se io vado all\u2019individualit\u00e0, quell\u2019individuo di quella essenza, in quanto individuo, \u00e8 infra-intelligibile. Rispetto a Dio si parla di sovra-intelligibilit\u00e0, perch\u00e9 questa essenza, di cui noi abbiamo una intelligenza isolata dalle individualit\u00e0, nel caso di Dio, \u00e8 per s\u00e9 sussistente: \u00e8 essa stessa individuo! Anzich\u00e9 essere un quadro comprensivo di pi\u00f9 individualit\u00e0, si identifica con l\u2019essere sussistente di Dio e quindi diventa sovra-intelligibile, non perch\u00e9 abbia dismesso l\u2019essenzialit\u00e0, ma perch\u00e9 l\u00ec l\u2019essenzialit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 quella che noi manovriamo con i nostri concetti astratti, \u00e8 individuata: \u00e8 un concreto. Sovra-intelligibile vuol dire che \u00e8 al di l\u00e0 dell\u2019intelligibile, al di sopra della comprensione. L\u2019intelligibile qual \u00e8? L\u2019essenza, la sostanza seconda; e questo che \u00e8 oltre la sostanza seconda, in che modo \u00e8 oltre? Ci\u00f2 che sta sotto alla sostanza seconda -la quale lo accomunerebbe ad altri, perch\u00e9 comunicabile- \u00e8 l&#8217;individualit\u00e0 ed \u00e8 la stessa che sta sopra alla sostanza seconda, perch\u00e9 la rende per s\u00e9 incomunicabile: il sovra-intelligibile \u00e8 la sostanza seconda incomunicabile, perch\u00e9 individuata, cio\u00e8 identificata con la sostanza prima. \u00c8 la sostanza seconda\u00a0<em>per s\u00e9 sussistente<\/em>. Se cerco di definire la\u00a0<em>Sapienza per s\u00e9 sussistente<\/em>\u00a0la definisco, la riduco a sapienza, disattendendone la sussistenza, cio\u00e8 la individualit\u00e0 o incomunicabilit\u00e0. La sottraggo alla sussistenza. In qualche modo avviene proprio quanto faccio quando considerando\u00a0<em>quest&#8217;uomo<\/em>\u00a0(sostanza prima) tralascio il\u00a0<em>questo<\/em>\u00a0e considero\u00a0<em>l&#8217;uomo<\/em>\u00a0(sostanza seconda). Dire\u00a0<em>sussistente<\/em>\u00a0e dire\u00a0<em>individuo<\/em>\u00a0\u00e8 la stessa cosa. La sapienza divina\u00a0<em>non appartiene<\/em>\u00a0a Dio perch\u00e9 \u00e8 Dio! Qui la sapienza \u00e8 individuata. Perch\u00e9 la sapienza individuata \u00e8 sovra intelligibile? Perch\u00e9 l&#8217;intelligibile \u00e8\u00a0<em>sapienza<\/em>, appena dico che \u00e8<em>\u00a0individuata<\/em>\u00a0io non capisco pi\u00f9: la dovrei semplicemente indicare. Con la conoscenza della sostanza seconda, siamo nella\u00a0<em>dianoia<\/em>, nella\u00a0<em>conoscenza media o intermedia<\/em>\u00a0tra due conoscenze esperienziali: quella empirica e materiale, e quella mistica e spirituale. Per questo secondo motivo, esiste una\u00a0<em>grammatica speculativa<\/em>. Quindi abbiamo un assoluto che \u00e8 sovra-intelligibile e un assoluto che \u00e8 infra-intelligibile. Ma l\u2019assoluto non \u00e8 intelligibile. Perch\u00e9? Perch\u00e9 l\u2019intelligibile \u00e8 la sostanza seconda che \u00e8 in s\u00e9 come un genere che accomuna tante informazioni. Quando le prendiamo insieme, le con-prendiamo: questa \u00e8 la comprensione. La\u00a0<em>sostanza seconda<\/em>\u00a0\u00e8 l\u2019essenza, la\u00a0<em>quidditas<\/em>, il\u00a0<em>che cos\u2019\u00e8<\/em>\u00a0che logicamente diviene predicabile di pi\u00f9 individui. Ma l\u2019individuo non lo comprendiamo, cos\u00ec come il sovra-intelligibile non lo comprendiamo. Altra caratteristica tipica dell\u2019individualit\u00e0 \u00e8 l&#8217;<em>irripetibilit\u00e0<\/em>. Per l&#8217;esistenzialismo di Kierkegaard, l\u2019individuo \u00e8 irripetibile. Ma \u00e8 la stessa metafisica che arriva a dare questa caratterizzazione importante all\u2019individualit\u00e0. Il discorso metafisico va a cogliere quello che sarebbe l\u2019aspetto pi\u00f9 universale. Se \u00e8 universale, cio\u00e8 \u00e8 l<em>&#8216;id quod est aptum praedicari de pluribus<\/em>\u00a0(ci\u00f2 che pu\u00f2 essere predicato di pi\u00f9 soggetti), \u00e8\u00a0<em>comunicabile<\/em>. E non ci si accorge che, dicendo cos\u00ec, non si fa propriamente metafisica, perch\u00e9 questa definizione \u00e8 logica.<em>\u00a0Id quod est aptum praedicari de pluribus<\/em>\u00a0\u00e8 la definizione dell\u2019universale logico. Esiste anche l\u2019universale metafisico, che \u00e8 quello che cade come sostanza seconda dentro la definizione: non \u00e8 n\u00e9 singolare n\u00e9 plurale. Per esempio:\u00a0<em>animale razionale<\/em>, la definizione di uomo.\u00a0Quanti? Che sia uno, che siano tanti,\u00a0<em>animale razionale<\/em>\u00a0\u00e8 e rimane quello che \u00e8. Questo \u00e8 l\u2019universale metafisico ed \u00e8 appunto la sostanza seconda che torna nel proprio rango. Per\u00f2 rimane il fatto che questo\u00a0<em>animale razionale<\/em>\u00a0\u00e8 Luigi, Filippo, Federico, Maria, Anna ecc.: \u00e8 ciascuno di quegli individui l\u00ec. Esiste una scienza che sia capace non tanto di giustificare, quanto piuttosto riconoscere il valore dell\u2019individualit\u00e0, nel suo carattere di infra-intelligibilit\u00e0? Se ci si pensa bene, l\u2019unica \u00e8 la metafisica. Quando noi parliamo di scienze &#8211; ed \u00e8 una distinzione che faccio io -, con il termine\u00a0<em>scienza<\/em>\u00a0intendiamo un sapere che in qualche modo gode di un certo controllo metodico e di un certo rigore. E ci sono tanti saperi fatti cos\u00ec, ci sono tante scienze. Per\u00f2, io distinguo tra scienza\u00a0<em>generale<\/em>\u00a0e scienza\u00a0<em>universale<\/em>. Perch\u00e9 devo fare questa distinzione tra scienza generale e scienza universale? Sembrerebbero la stessa cosa no? Perch\u00e9 una scienza universale dice una grande apertura e anche una scienza generale significa una grande apertura. Per\u00f2 le parole hanno il loro valore. E quindi se io cerco di capire che cosa intendo dire con scienza\u00a0<em>generale<\/em>\u00a0e cosa intendo dire con scienza\u00a0<em>universale<\/em>, mi accorgo che non \u00e8 proprio la stessa cosa. Perch\u00e9\u00a0<em>generale<\/em>, lo senti, viene da\u00a0<em>genere<\/em>\u00a0e se viene da\u00a0<em>genere<\/em>,\u00a0<em>genere<\/em>\u00a0viene da\u00a0<em>generare<\/em>,\u00a0<em>generazione<\/em>. Allora cosa vuol indicare una scienza generale? Come scienza vuole inquadrare qualcosa. Per\u00f2 se \u00e8 generale, vuol dire che inquadra una totalit\u00e0 dal punto di vista della generazione. Ed \u00e8 possibile. Le cose nascono, dunque posso inquadrarle dal punto di vista della loro genesi. Quando si dice di andare alla genesi delle cose, andare alla genesi di un discorso, si intende dire: facciamo una scienza generale. Questa scienza generale ha come punto di vista la generazione e attraverso questa generazione cerca di capire come comprendere e inquadrare una totalit\u00e0. Che cosa succede quando noi inquadriamo una totalit\u00e0 dal punto di vista della generazione? Dal punto di vista della generazione, succede questo, che le cose che si generano, per generarsi, implicano una corruzione.\u00a0<em>Generatio unus est corruptio alterius<\/em>. La generazione di una cosa va di pari passo con la corruzione di un\u2019altra. E dunque\u00a0<em>corruptio unius est generatio alterius<\/em>. Perch\u00e9 si generi la fiamma del fuoco si consuma l\u2019ossigeno. Quindi, nelle scienze cosiddette\u00a0<em>generali<\/em>, che io dico riguardano una totalit\u00e0 dal punto di vista della\u00a0<em>genesi<\/em>, della generazione, noi abbiamo a che fare sempre con un fatto di corruzione. Il che significa che queste scienze, quanto pi\u00f9 sono generali, cio\u00e8 decisamente legate alla generazione, non son sicure! I loro asserti valgono\u00a0<em>ut in pluribus<\/em>, nella maggior parte dei casi. Puoi contestarmi il fatto che un pero che fa\u00a0<em>mai<\/em>\u00a0le ciliegie. Controbatto: che un pero faccia le pere \u00e8 infallibile; che un pero, tutti gli anni, faccia le pere&#8230; non ne sono tanto sicuro. Perch\u00e9 se viene una bella ghiacciata, il pero resta pero, \u00e8 fatto per fare le pere, ma quell\u2019anno l\u00ec le pere non le fa. E siccome esiste anche una pausa generativa&#8230; il pero fa le pere, ma\u00a0<em>non sempre<\/em>. Quindi le scienze generali, che inquadrano una totalit\u00e0 dal punto di vista della generazione, hanno come prerogativa la certezza\u00a0<em>ut in pluribus<\/em>, e\u00a0<em>non<\/em>\u00a0sempre, comunque e per tutti.\u00a0Queste scienze generali, per restare nella propria generalit\u00e0, producano una certezza<em>\u00a0probabile<\/em>\u00a0cio\u00e8 mai esaurita nella sua prova. Queste scienze generali, proprio perch\u00e9 considerano ci\u00f2 che si realizza nella maggior parte dei casi, sono statistiche, cio\u00e8 si fondano su percentuali. Questo vale al 50%, al 75,5%, questo al 90%, questo 99%. E l&#8217;1%? E se fossi io? Abbiamo finalmente trovato il vaccino. Negli USA un\u2019infermiera ha avuto uno shock anafilattico per via del vaccino anticovid. E uno dice: e se toccasse a me? O a mio figlio? Lo scetticismo si affaccia&#8230; Se io guardo la scienza come scienza, prima che sia scienza generale, la scienza non nasce come&#8230; il \u00absicuro come l\u2019oro\u00bb. La scienza nasce come\u00a0<em>dubbio metodico<\/em>\u00a0perch\u00e9 se uno fa il credulone non \u00e8 uno scienziato. Non \u00e8 necessario fare i cartesiani! Basta Aristotele commentato da san Tommaso per capire cosa vuol dire il\u00a0<em>temperamento<\/em>\u00a0filosofico. \u00abPhilosophia est universalis dubitatio de veritate\u00bb (<em>In 3 Metaph<\/em>., lect.1). Non \u00e8 Ponzio Pilato&#8230; \u00c8 san Tommaso che commenta Aristotele. La filosofia \u00e8 il dubbio universale intorno a ci\u00f2 che \u00e8 vero. Quindi l\u2019esordio della scienza \u00e8 questo dubbio e il dubbio accompagna sempre la scienza come scienza. Anche quando diventa scienza generale. Per\u00f2, se c&#8217;\u00e8 una scienza generale, ci sar\u00e0 anche una scienza non generale. Se c&#8217;\u00e8 un uomo alto, ci sar\u00e0 anche un uomo non alto&#8230; altrimenti l&#8217;aggettivazione \u00e8 inutile. L\u2019altra scienza la chiamo\u00a0<em>universale<\/em>. Il termine\u00a0<em>universale<\/em>\u00a0pu\u00f2 essere usato in modi diversi. \u00c8 vero che l\u2019uso normale del termine universale \u00e8 come se fosse equivalente alla totalit\u00e0.\u00a0<em>Universale<\/em>\u00a0vuol dire tutti, no? \u00abTutti gli uomini corrono\u00bb \u00e8 una proposizione universale. Dice sempre la totalit\u00e0. Per\u00f2 perch\u00e9 non l\u2019abbiamo chiamata\u00a0<em>totalizzante<\/em>\u00a0invece di\u00a0<em>universale<\/em>? Se prima ci siamo soffermati nel considerare che cosa vuol dire la parola\u00a0<em>generale<\/em>, adesso attardiamoci un momento a considerare la parola\u00a0<em>universale<\/em>. \u00c8 aggettivo che deriva dal sostantivo\u00a0<em>universo<\/em>, che vuol dire\u00a0<em>verso uno<\/em>. Allora si tratter\u00e0 di vedere qual \u00e8 questo\u00a0<em>uno<\/em>\u00a0verso il quale tutto \u00e8 rivolto. \u00c8 un discorso di pura ontologia. Tutto va verso\u00a0<em>uno<\/em>, ma deve essere uno che pi\u00f9 reale di cos\u00ec \u00e8 impossibile che si dia. Uno che per essere uno deve essere quello l\u00ec punto e basta! Indivisibile, incomunicabile. \u00c8 quell\u2019infra-intelligibile di prima? S\u00ec. La sostanza individua \u00e8 questo uno verso cui va tutto. Ogni individuo \u00e8 ci\u00f2 verso cui il tutto va. E chi lo dice? La metafisica che, nell\u2019ontologia, si occupa di quella pienezza, prima ancora dell\u2019esistenza di Dio. Quell\u2019ontologia per cui l\u2019ente, in concreto, \u00e8 l\u2019individuo sussistente, e che si chiama sostanza prima. La\u00a0<em>sostanza prima<\/em>\u00a0\u00e8 quell\u2019uno verso cui si rivolge tutto.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio moderno. Leibniz: un grandissimo razionalista, ma che recupera Aristotele. Leibniz chiama\u00a0<em>monade<\/em>\u00a0la sostanza prima di Aristotele. Monade da\u00a0<em>monos<\/em>, cio\u00e8\u00a0<em>unico<\/em>. Ed \u00e8 a tal punto importante la monade, da essere effettivamente l\u2019universo, l\u2019uno verso cui tutto \u00e8 rivolto e addirittura contenuto. Ma la monade \u00e8 l\u2019individuo.<em>\u00a0Individuo<\/em>\u00a0vuol dire\u00a0<em>indiviso<\/em>\u00a0in s\u00e9 stesso e dunque semplicemente uno. L&#8217;ente indiviso in s\u00e9 stesso, che non si appoggia ad altro perch\u00e9 sta: sostanza prima. L&#8217;esplorazione che ne fa un razionalista moderno come Leibniz, \u00e8 una cosa magnifica. Ogni monade \u00e8 l\u2019universo: chiusa in se stessa, senza porte n\u00e9 finestre. Non ne ha bisogno perch\u00e9 contiene tutto. Contiene tutte le possibili relazioni, non in generale, ma in\u00a0<em>universale<\/em>. Ogni singola monade \u00e8 questo centro universale in cui tutto converge e dal quale tutto in qualche modo si irradia: sempre nella compagnia del tutto. O \u00e8 tutto, o \u00e8 niente. C&#8217;\u00e8 poco da fare. In metafisica \u00e8 cos\u00ec. Altrimenti devi accontentarti di una scienza generale che \u00e8 la tal percentuale\u2026 in fin dei conti. E quindi il discorso della scienza generale \u00e8 statistico, probabilistico, del quale non possiamo fare a meno. Meno male che ci sono quelli che ci pensano. Per\u00f2, da un punto di vista del fondamento, l\u2019unica cosa che \u00e8 sicura non \u00e8 sulla\u00a0<em>scena\u00a0<\/em>generale. L\u2019unica cosa che \u00e8 sicura \u00e8 nel\u00a0<em>retroscena<\/em>\u00a0universale. Ce l\u2019abbiamo sempre alle spalle. E in questo retroscena universale, l\u00ec dentro ci sei tu: la tua individualit\u00e0. Il retroscena non pu\u00f2 essere guardato. Non riesci a inquadrarlo, altrimenti sarebbe sostanza seconda. La sostanza seconda pu\u00f2 generare la consapevolezza di un certo grado di certezza. Hai combattuto, ti sei certificato, hai fatto il\u00a0<em>certamen<\/em>: s\u00ec, al 99% puoi essere certo. Ma se tu volessi essere\u00a0<em>sicuro<\/em>? Sicuro non vuol dire: ho fatto una battaglia e son pronto a farne un\u2019altra!\u00a0Se sei pronto a farne un\u2019altra, non sei sicuro: sei preoccupato. Potrebbe essercene un\u2019altra. Per essere sicuro devi essere\u00a0<em>sine cura<\/em>, cio\u00e8 senza preoccupazione. L\u2019assenza di preoccupazione non te la d\u00e0 la certezza del calcolo statistico o della probabilit\u00e0. Te la d\u00e0 quel retroscena dove tu non riesci pi\u00f9 a definire e a inquadrare niente. E che caratterizza lo scettico. Quella specie di salvaguardia della scienza che ti dice: ma sei sicuro? Questa dimensione\u00a0<em>critica<\/em>\u00a0della scienza si lega alla dimensione\u00a0<em>risolutiva<\/em>\u00a0della scienza in quanto scienza, che ha sempre un carattere negativo: risolvere (<em>resolutio<\/em>), che vuol dire, appunto, sciogliere nuovamente. Non si risolve un problema che aprir\u00e0 un altro problema. Ma si risolve il problema quando ci si scioglie. Sant&#8217;Agostino dice questa cosa da metafisico: \u00abDomine, Deus meus\u2026 in cuius oculis mihi quaestio factus sum\u00bb (Conf.,X,33,50), nel tuo sguardo son diventato un problema a me stesso. Non ho un problemino da risolvere. Sono io che sono diventato un problema. Se io sono diventato un problema, per risolvere questo problema, io mi devo\u00a0<em>sciogliere<\/em>. Questo sciogliersi del soggetto problematizzante non consiste nell\u2019inventare un\u2019altra scienza, ma \u00e8 un andare alle\u00a0<em>radici<\/em>\u00a0della scienza.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1118],"fascicolo":[306],"class_list":["post-2768","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giuseppe-barzaghi","fascicolo-ottobre-2021"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La &quot;Risoluzione&quot; scientifica nell&#039;epoca del disagio. Il sentimento culturale e la scienza.<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Barzaghi, pubblicato nel numero di Ottobre 2021. 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