{"id":2766,"date":"2021-10-01T12:00:00","date_gmt":"2021-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2766"},"modified":"2026-04-19T04:28:18","modified_gmt":"2026-04-19T02:28:18","slug":"lanteriorita-del-bene-comune-ragione-pubblica-fioritura-della-persona-ed-etica-sociale-negli-anni-della-pandemia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2021\/ottobre\/lanteriorita-del-bene-comune-ragione-pubblica-fioritura-della-persona-ed-etica-sociale-negli-anni-della-pandemia\/","title":{"rendered":"L&#8217;anteriorit\u00e0 del bene comune. Ragione pubblica, fioritura della persona ed etica sociale negli anni della pandemia"},"content":{"rendered":"<p>Punto di partenza del liberalismo politico \u00e8 considerare la societ\u00e0 come un mosaico composto di soggetti che alternano diverse forme di agire orientato alla soddisfazione dei propri interessi, alla condivisione di un ideale di giustizia regolativa, in alcuni casi alla ricerca di una forma di perfezionamento della persona sostenibile da parte delle istituzioni e del legislatore statale: in particolare su questo tema \u00e8 possibile vedere una intersezione tra aspirazione e realismo, per come recentemente \u00e8 stato trattato da Matthew Kramer che instaura una contrapposizione tra perfezionismo edificatorio e perfezionismo aspirazionale, sulla quale non possiamo soffermarci in questa sede<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Nelle sue diverse declinazioni il liberalismo ha cercato dei meccanismi giuridici e plasmato delle convinzioni in tema di giustizia distributiva che consentono di fare a meno delle buone o cattive inclinazioni e delle virt\u00f9 dei singoli, in particolare sterilizzando la necessit\u00e0 di una condivisa centralit\u00e0 della felicit\u00e0 e della fioritura della persona. In questo trovo importante ripensare alcune proposte rawlsiane, incentrate su una diversa angolatura prospettica dalla quale viene esaminata l\u2019idea di ragione pubblica tematizzata in\u00a0<em>Liberalismo Politico<\/em>, e sulla necessit\u00e0 che i cittadini di una societ\u00e0 bene ordinata, se non giusta, posseggano alcune minime virt\u00f9 intese per rendere efficace e sostenibile l\u2019agire degli stessi\u00a0<em>officials<\/em>, i funzionari dello stato, tra cui anche i giudici, nel lasciar guidare la propria condotta da parte delle leggi, con una minima adesione interna al contenuto di queste stesse leggi, per distinguere l\u2019imposizione legale da quella derivante dalla semplice minaccia<sup>2<\/sup>. In questo si pu\u00f2 osservare come recentemente si \u00e8 avuto un intenso dibattito in tema di Perfezionismo Liberale e sulle sue intersezioni con il paternalismo liberale.<\/p>\n<p>Oggi in particolare \u00e8 possibile presentare diverse modalit\u00e0 per stabilire connessioni filosofiche tra idee di eccellenza e di perfezione mondana nel contesto di una societ\u00e0 liberale, teorie della virt\u00f9, paternalismo e possibilit\u00e0 di pensare e perseguire ideali di vita buona in contesti comunitari segnati dalla secolarizzazione, a partire dalle prospettive degli autori che hanno dato a questo complesso di problematiche il maggior rilievo del panorama filosofico mondiale degli ultimi anni, nella transizione tra XX. e XXI. secolo e in particolare Taylor, Habermas e Rawls.<\/p>\n<p>L\u2019universalizzazione contemporanea del principio di separazione dei poteri\u00a0richiede un parlamento, un governo e una magistratura sempre pi\u00f9 aperta al confronto con la conflittualit\u00e0 nelle sue diverse forme e declinazioni recenti. Il tentativo condotto da Habermas negli ultimi anni ha una significativa e inaspettata affinit\u00e0 con alcune legittime pretese dei teorici del diritto naturale: egli parte negli anni \u201990 dello scorso secolo dal tentativo di comprensione filosofica della\u00a0<em>Geltung<\/em>, la vigenza e il valore delle norme, esplicitato nel titolo originale della sua opera\u00a0<em>Fatti e Norme<\/em><sup>3<\/sup>. Egli pi\u00f9 in generale tenta di mostrare come la filosofia possa mantenere una pretesa di descrivere la totalit\u00e0 e nello stesso tempo di non esprimere una specifica autocomprensione etica. In questo abbiamo un\u2019opzione ulteriore rispetto al paradigma delineato dagli autori cui sopra si faceva riferimento, nel quadro di definizione di un orizzonte comune con le investigazioni di Rawls precedenti al paradigma della ragione pubblica e forse pi\u00f9 ambiziose. L\u2019idea di perfezione della persona e del soggetto politico \u00e8 fatta propria dal perfezionismo liberale, recentemente rilanciato proprio a causa delle aspre critiche ricevute da alcuni esponenti del liberalismo politico esclusivista, analogo del positivismo giuridico esclusivista nel rimuovere qualunque ideale regolativo di perfezione dal discorso pubblico in cui tutti i presupposti devono essere esplicitati in termini di ragione pubblica. Il pi\u00f9 coerente in questa operazione \u00e8 stato Jonathan Quong<sup>4<\/sup>. Alcuni altri pensatori analoghi per l\u2019impostazione filosofica hanno sviluppato un paradigma di liberalismo perfezionista, come il gi\u00e0 menzionato Kramer, che nel libro citato sopra si pone l\u2019obiettivo di rispondere nel dettaglio alle critiche di Quong, ma anche il recentemente scomparso (proprio a causa del Covid-19) filosofo americano Gerald Gaus, che ha negli ultimi anni sviluppato una nozione fortemente normativa e perfezionista dell\u2019ideale liberale della ragione pubblica e pi\u00f9 recentemente ancora in termini di teoria ideale in cui la normativit\u00e0 non pu\u00f2 essere mitigata dal realismo sconsolato e dall\u2019accettazione della realt\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8<sup>5<\/sup>. In questo \u00e8 stato recentemente seguito e sviluppato da David Estlund<sup>6<\/sup>, che lega il raggiungimento della conoscenza della normativit\u00e0 ideale con la virt\u00f9 della giustizia. Estlund insiste sul fatto che il tipo di conoscenza e la comprensione dell&#8217;ideale di giustizia necessario per la virt\u00f9 non richiede il pieno successo come filosofo politico filosofo, che pu\u00f2 essere anche il successo solo parziale della sua teoria descrittiva e insieme normativa. Estlund si impegna in un serrato confronto critico con importanti linee di ricerca della filosofia politica tradizionale e contemporanea che presumono che una convincente teoria della giustizia abbia il compito prioritario e definitivo di fornire una guida pratica verso una maggiore giustizia sociale, un tema di scottante attualit\u00e0 oggi che le diverse forme di diseguaglianza sembrano irrimediabilmente portate ad amplificarsi, a cominciare dall\u2019accesso alle cure fino alla qualit\u00e0 dell\u2019istruzione come\u00a0<em>chance<\/em>\u00a0di conseguire una soddisfacente garanzia di poter sviluppare le proprie\u00a0<em>capabilities<\/em>.<\/p>\n<p>Comprendere e mettere a confronto le diverse concezioni di natura umana presupposte da queste diverse concezioni della vita politica \u00e8 impresa ardua e comporta anche il prendere posizione sulle concezioni di persona elaborate in questi ultimi anni da pensatori come Derek Parfit, Theodore Sider, David Chalmers, che mettono al centro le possibilit\u00e0 offerte dalle nuove tecnologie e da nuove forme di filosofia le spingono fino alle loro estreme conseguenze.<br \/>\nIntersecare metafisica, epistemologica, antropologica con le visioni dell\u2019uomo che risultano da queste indagini pu\u00f2 tuttavia portare molto frutto, in quanto pu\u00f2 costituire il banco di prova per verificare le nostre pi\u00f9 raffinate concezioni di ci\u00f2 che \u00e8 virt\u00f9, giustizia, ragione e bene.<\/p>\n<p>Come ho cercato brevemente di suggerire, un pensiero in grado di aprirsi alla nozione di persona rinnova l\u2019antropologia tipica della filosofia morale utilizzando gli strumenti forniti dall\u2019etica delle virt\u00f9 e oltrepassando i paradigmi normativista e consequenzialista che si sono sviluppati concentrandosi negli ultimi secoli sulla nozione moderna di soggettivit\u00e0 e individualit\u00e0.<\/p>\n<p>Lo scopo \u00e8 pi\u00f9 ampiamente quello della realizzazione della persona intesa come sua graduale sempre maggiore attualizzazione delle proprie potenzialit\u00e0: in questo si pu\u00f2 pensare a prendere spunto da quanto suggerito dalla Nussbaum e da Sen in tema di\u00a0<em>capabilities<\/em>, ma non limitandosi al sistema dei bisogni e al collegato contesto sistematico e ambientale del lavoro. Si pu\u00f2 infatti andare ben oltre, includendo forme di realizzazione intellettuale, artistica, visionaria, andando anche oltre se il telos \u00e8 quindi quello della fioritura latamente intesa ottenuta attraverso l\u2019attualizzazione delle virt\u00f9 nel vivere concreto. In questo \u00e8 possibile trovare armonia con un liberalismo aperto alla nozione di eccellenza o perfezione nelle sue diverse declinazioni possibili, formulando un dover essere che dia giustificazione teleologica ai precetti propri della societ\u00e0 liberale progredendo in una relazionalit\u00e0 improntata alla mutua dipendenza come si mostra in modo eminente nella pratica anche sociale dell\u2019amicizia.<\/p>\n<p>Riflettere sulla socialit\u00e0 originaria \u00e8 un pi\u00f9 affidabile e realistico metodo di valutazione inclusivo dei temi propri della\u00a0<em>virtue ethics<\/em>\u00a0e della\u00a0<em>virtue theory<\/em>\u00a0pi\u00f9 recente, nonch\u00e9 la possibilit\u00e0 di offrire una interpretazione non rivolta semplicemente alla riconsiderazione di modelli antichi ma propositiva e aperta al confronto con le dottrine filosofiche che si sono confrontate pi\u00f9 a fondo con i temi della secolarizzazione e del multiculturalismo e con la dottrina della legge naturale. Infatti l\u2019idea di inclusione e l\u2019apertura al dialogo con l\u2019alterit\u00e0, anche la pi\u00f9 remota, sono costitutive del paradigma multiculturale e pluralista (anche iperpluralista secondo filosofi della politica come Ferrara<sup>7<\/sup>) proprio della contemporaneit\u00e0 degli anni \u201910 del XXI secolo.<\/p>\n<p>Questa constatazione e questa costruttiva prescrizione implica la considerazione della potenzialit\u00e0 della relazione originaria, del dono che viene prima della valutazione, dell\u2019anteriorit\u00e0 dell\u2019etica sulle diverse forme di esistenza. Le forme di esistenza comportano il riconoscimento di scopi che sono anche dei beni, verso i quali si volgono le inclinazioni. Finnis<sup>8<\/sup>\u00a0individua sette beni fondamentali: la conoscenza, la vita, il gioco, l\u2019esperienza estetica, l\u2019amicizia, la religione e la ragionevolezza pratica. Questi, indeducibili e indimostrabili, sono le condizioni per lo sviluppo e la realizzazione, in una parola per conseguire la fioritura (<em>flourishing<\/em>) delle persone.<\/p>\n<p>In questo tentativo di meglio comprendere la concretezza della situazione storica e politica ha una possibile fecondit\u00e0 una delle nozioni classiche della tradizione dell\u2019etica delle virt\u00f9, le inclinationes. Ripensare la concretezza della misericordia e della compassione a partire dalle inclinationes potrebbe portare a uno stadio del pensiero attrezzato per fronteggiare il razionalismo e l\u2019universalismo formalizzato che port\u00f2 il giusnaturalismo moderno a un livello di astrazione che lo trasform\u00f2 e snatur\u00f2 rispetto alla sua vitale tradizione agostiniano-tomista, facendolo finire sotto le critiche di Hegel e dei pi\u00f9 noti esponenti del positivismo giuridico da Bentham a Kelsen. Il diritto deve garantire la realizzazione dei piani di vita degli uomini ispirati a questi sette beni e pu\u00f2 fare questo traducendo in norme giuridiche positive alcune norme morali che poggiano su una tradizione che ha base nella ragione umana e difendono l\u2019ideale perfezionistico di una vita buona, valido per tutti, ripreso con diverse sfumature negli ultimi anni anche da Taylor o MacIntyre. Possono di converso seguire anche un ideale antiperfezionista nei confronti della manipolazione della vita quale quella pi\u00f9 volte recentemente proposta da Sandel.<\/p>\n<p>In questo vedo inoltre la fecondit\u00e0 che non esiterei a definire terapeutica dell\u2019approccio perseguito dai seguaci della filosofia delle virt\u00f9 sviluppata nella\u00a0<em>Secunda Pars<\/em>\u00a0della Summa Theologiae da Tommaso d\u2019Aquino: tra questi mi limito a ricordare le filosofe inglesi e americane che perseguono questa ricerca in modo sistematico e originale quali Hursthouse, Murdoch, Snow, Zagzebski. Questa antropologia relazionale preserva efficacemente un<em>a concezione liberale e repubblicana della politica in quanto<\/em>\u00a0preserva efficacemente la dignit\u00e0 degli individui\u00a0<em>osservando<\/em>\u00a0le dinamiche delle inclinazioni e la possibilit\u00e0 che esse diventino abiti virtuosi e quindi vie verso l\u2019autorealizzazione e la felicit\u00e0 conseguente. Per questo ritengo che abbia ancora tanto da offrire al dibattito contemporaneo in particolare per la franca riflessione portata avanti sulle<em>\u00a0inclinationes<\/em>: questo tema fa da contraltare al normativismo che considera poco il rapporto tra i motivi dell\u2019agire e l\u2019ideale regolativo. In questo \u00e8 possibile incrociare la tematica del paternalismo liberale, moderato o meno, con la ricerca contemporanea in tema di esemplarismo morale. Quest\u2019ultima potrebbe fornire alcune linee di condotta fondate su psicologia morale e pedagogia non oppressiva ma promozionale che potrebbe utilmente integrare la riflessione con una concezione di\u00a0<em>flourishing<\/em>\u00a0come scopo della societ\u00e0 repubblicana che voglia concretamente sottrarsi a logiche di dominio. Zagzebski ad esempio nel suo ultimo volume<sup>9<\/sup>\u00a0sviluppa la sua teoria morale a partire dall\u2019emozione dell\u2019ammirazione usando esempi che mostrano una linea di condotta da seguire, sfuggendo alle logiche di dominio.<\/p>\n<p>Le inclinazioni sono possibilit\u00e0 di realizzare degli abiti, quindi di far crescere mature disposizioni al bene quali sono le virt\u00f9 o al contrario di edificare abiti molto diversi dalle virt\u00f9, che per\u00f2 secondo quanto riscontrato sperimentalmente, non portano alla realizzazione di esseri felici e relazionalmente maturi.<\/p>\n<p>Il legislatore democratico decide quanto spendere in istruzione e quanto in sanit\u00e0, determinando in tal modo il grado di soddisfazione che si potr\u00e0 dare ai diritti delle persone all\u2019istruzione e alla sanit\u00e0. Il legislatore democratico traccia il perimetro di protezione della nostra intimit\u00e0 e in questo modo esprime un modo, tra quelli possibili, in cui in una societ\u00e0 viene reso compatibile il flusso delle informazioni, delle idee e delle opinioni con la riservatezza di ciascuno. Scegliere un modo o l\u2019altro ha comunque un grande valore espressivo, mostra che tipo di societ\u00e0, dal punto di vista linguistico, si vuole realizzare.<\/p>\n<p>Compassione dal punto di vista dei sentimenti, misericordia dal punto di vista delle virt\u00f9, sono quindi strumenti politici normativamente di alto valore. La misericordia in particolare se coltivata nello spazio politico e prima ancora da parte della persona che osserva esempi attuosi di misericordioso agire individuale potrebbe aprire nuovi spazi di libert\u00e0 concrete e derivanti da una concezione caratterizzata dal riconoscimento della continua possibilit\u00e0 di formazione del carattere. Connettere tale risultato con una considerazione della forza pubblica e privata degli esemplari virtuosi, secondo quanto proposto da Zagzebski nella tripartizione di eroi, saggi e santi \u00e8 uno strumento potentissimo per massimizzare la felicit\u00e0 e per compiere il proprio dovere, quindi valevole comunque sia che il proprio stile teorico sia pi\u00f9 incline al consequenzialismo e alla priorit\u00e0 del bene o che si diriga verso il normativismo e quindi alla priorit\u00e0 del giusto. \u00c8 un modo di declinare concretamente quanto Olivetti intendeva esprimere descrivendo l\u2019etica come \u201cla filosofia prima, anzi\u00a0<em>anteriore<\/em>\u201d, che informa la visione del mondo oltre che la propria autorealizzazione come persone originariamente in comunit\u00e0 e in comunione<sup>10<\/sup>.<\/p>\n<p>La fioritura, riproposta oggi in diverse declinazioni attraverso il lemma inglese\u00a0<em>flourishing<\/em>\u00a0\u00e8 concetto che attraversa i secoli dalla classica\u00a0<em>eudaimonia<\/em>\u00a0aristotelica, \u00e8 concetto comune a molti filosofi inglesi e americani contemporanei. La fioritura pu\u00f2 essere intesa in modo riduzionista se \u00e8 interpretata come uno stato di piacevolezza o di benessere, come risultato delle mie azioni. Dovrebbe essere inteso invece in un modo pi\u00f9 ampio come il modo migliore in cui dovrei e potrei vivere la mia vita, o il modo migliore, lo\u00a0<em>stile<\/em>\u00a0da imprimere e attraverso il quale ricalibrare il mio agire come una persona virtuosa. Le virt\u00f9, quindi, non sono solo eventi che semplicemente hanno determinati effetti, ma sono inserite in una tessitura di senso. Sono opzioni procedurali che operano nel deliberare pratico dell&#8217;agente, costruito a partire da una decisione singolare ed esprimendo a poco a poco nelle successive decisioni e scelte che riflettono l&#8217;aumento (o la diminuzione nel caso di vizi) di un atteggiamento deliberativo consapevole dell&#8217;agente. Quanto maggiore \u00e8 l&#8217;atteggiamento deliberante, migliore \u00e8 la qualit\u00e0 della libert\u00e0 e la responsabilit\u00e0 normativa: questo \u00e8 un passaggio rilevante nel panorama\u00a0<em>metaetico<\/em>\u00a0tra la normativit\u00e0 post-kantiana e la concezione costituzionale della persona (una conoscenza del punto di vista costituzionale delle persone umane).<\/p>\n<p>MacIntyre descrive come le richieste in competizione sulla scelta umana implicano un&#8217;ampia risposta a domande quali: &#8220;cos\u2019\u00e8 il mio bene?&#8221; &#8220;come si pu\u00f2 ottenere?&#8221; L&#8217;agente umano affronta queste domande in modo condizionato dalle abitudini acquisite, dall&#8217;esperienza e dall&#8217;apprendimento; considerando cosa \u00e8 bene fare ora con riferimento a ci\u00f2 che \u00e8 meglio ottenere per tutta la sua vita. I desideri in competizione sollecitano le decisioni tra fini prossimi e l&#8217;opposizione delle responsabilit\u00e0 da ruoli diversi richiedono la considerazione della parte che ciascuno dovrebbe avere nella sua vita. Queste decisioni possono costituire presupposti impliciti per le attivit\u00e0 e le intenzioni che caratterizzano come lei viene a vivere la sua vita per inclinazione. Tuttavia, il controfattuale \u00e8 sempre pertinente per valutare la sua azione. Cosa avrebbe fatto se fosse stata meglio informata del suo bene generale e del suo significato per le sue azioni immediate? In altre parole, la sua capacit\u00e0 di istanziare una maggiore capacit\u00e0 di raggiungere il suo bene generale \u00e8 sempre rilevante. L&#8217;articolazione e l&#8217;esperienza di questa unit\u00e0 narrativa possono mancare, ma \u00e8 necessario affinch\u00e9 l&#8217;agente umano possa prosperare e conseguire unitamente la descrizione di un significato che sia anche scopo nella sua vita.<\/p>\n<p>Questa nozione ha avuto influenza profonda anche sull\u2019odierno dibattito in tema di diritto naturale, ad esempio nel dibattito tra Finnis e Hart. \u201cIl diritto dev\u2019essere descritto in termini di regole per la guida di funzionari e cittadini\u201d<sup>11<\/sup>. Scrive Finnis, descrivendo le regole come binario da seguire sia per chi governa sia per chi \u00e8 governato, in quanto sono proprio tali; regole che permettono di partecipare ai beni fondamentali dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Il diritto \u00e8 dunque tale non in quanto costruito, frutto di convenzione, ma in quanto trovato, scoperto, disvelato come gi\u00e0 inscritto nei cuoi e nelle menti. Il diritto dischiude la possibilit\u00e0 di fiorire, di realizzarsi, non di conseguire un bene uno stato di benessere ma di vivere bene.<\/p>\n<p>Il diritto cos\u00ec concepito come armonizzantesi dinamicamente con la normativit\u00e0 morale apre alla possibilit\u00e0 di accedere alla piena fioritura di s\u00e9 stessi nel consesso civile. Questa tipologia di norme che assumono connotati chiaramente etici allora verranno fatte proprie pi\u00f9 facilmente dal cittadino.<\/p>\n<p>Simili articolati concettuali in merito al contenuto del diritto sono rinvenibili anche nelle tesi di Raz, che non ha caso \u00e8 insieme il teorico pi\u00f9 coerente del positivismo giuridico esclusivista e il teorico del perfezionismo liberale<sup>12<\/sup>, recuperando nel contenuto morale della normativit\u00e0 politica quel contenuto stesso espunto come contenuto possibile delle leggi. Per il punto di vista di Raz il diritto \u00e8 una serie di direttive dell\u2019autorit\u00e0 che entrano a far parte delle ragioni pratiche del soggetto agente<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>La comprensione e l\u2019indagine sulle possibilit\u00e0 di sviluppo ulteriori a partire da questa nozione richiede analisi delle condizioni concrete, dei mondi vitali in cui essa si dispiega, come \u00e8 stato fatto da autori molto diversi tra di loro come recentemente da Foot<sup>14<\/sup>\u00a0con la sua indagine sulla bont\u00e0 naturale e da Alfano che ha studiato la nozione finzionale di carattere<sup>15<\/sup>. Taylor rileva nella sua opera sull\u2019et\u00e0 secolare una precondizione di questa \u00e8 stato lo sfaldarsi delle comunit\u00e0 e il rafforzarsi di gruppi identitari, nella politica e nella Chiesa, una tendenza ancora oggi attuale e derivante dal fatto che anche nel contesto laicale i suoi membri continuano a volersi raccogliere in denominazioni, movimenti, gruppi costituiti a partire dalle proprie affinit\u00e0. Questa tendenza probabilmente irrinunciabile dell\u2019umano porta a un bacino di possibili ostilit\u00e0 pur nella fraternit\u00e0 impedendo un sereno confronto tra persone che anche se condividono la fede nell\u2019Incarnazione hanno punti di vista diversi. Pur non avendo nulla contro questi gruppi che si riuniscono in base alla loro sensibilit\u00e0, per Taylor \u00e8 necessario che si creino organismi che spingano quanti hanno prospettive diverse ad incontrarsi regolarmente, portando armonia tra prospettive diverse.<\/p>\n<p>Per migliorare l\u2019analisi critica della realt\u00e0 contemporanea e creare forme di aggregazione pi\u00f9 gratificanti si potrebbe incentivare la realizzazione di gruppi trasversali ai corpi amministrativi e politici. Con questa opzione semplice ma rivoluzionaria si potrebbe forse realmente affrontare con serenit\u00e0 la crisi antropologica che caratterizza la contemporaneit\u00e0 e anzi considerarla come una opportunit\u00e0. Nella pratica politica si pu\u00f2 di conseguenza agire concretamente contro una deriva culturale caratterizzata da rassegnazione e accettazione di una presunta ineluttabile tendenza del nostro tempo e riconoscere in nuove buone prassi cristiane sia l\u2019azione di grazie che la lode.<\/p>\n<p>Questa idea sembra far da contraltare alla proposta liberale di istituzioni basate sulla Ragione Pubblica, in particolare in seguito a quanto proposto da Rawls in\u00a0<em>Liberalismo Politico<\/em><sup>16<\/sup>. Tali questioni odierne appaiono al confronto ben pi\u00f9 delimitate, sempre pi\u00f9 \u201curbanizzate\u201d sulla scorta di una metafora ben nota relativa al rapporto tra B\u00f6ckenf\u00f6rde e Carl Schmitt, in cui il primo avrebbe appunto \u201curbanizzato\u201d il secondo. In questo quadro pi\u00f9 ristretto, in cui la trascendenza viene neutralizzata si colloca Habermas che nei confronti del contenuto ritiene opportuno, in maniera analoga a quanto realizzato da John McDowell nei riguardi del contenuto concettuale<sup>17<\/sup>, rimeditare i risultati kantiani alla luce della elaborazione di Hegel. Con tale strumentario concettuale la struttura e i postulati della sua teoria del diritto oltrepassano come ampiezza problematica il modello elaborato da Kelsen fino a considerare le contemporanee istanze irrisolte relative alla fatticit\u00e0 e alle radici della normativit\u00e0.<\/p>\n<p>Il sistema sociale del diritto si propone di garantire la realizzazione dei piani di vita degli uomini traducendo in norme giuridiche positive alcune stipulazioni che poggiano su un ideale perfezionistico di una vita buona, oppure possono di converso seguire anche un ideale antiperfezionista nei confronti della manipolazione della vita. In\u00a0<em>Verbalizzare il sacro<\/em>\u00a0Habermas tenta una sintesi dell\u2019epistemologia e della filosofia politica e sociale muovendo come in\u00a0<em>Teoria dell\u2019Agire\u00a0Comunicativo<\/em>\u00a0dal concetto di\u00a0<em>Lebenswelt<\/em>\u00a0inteso quale luogo delle ragioni, differente dalle immagini del mondo prodotte per i soggetti e descrivibile come sfondo di esperienze da cui non pu\u00f2 prescindere alcuna esistenza situata, incarnata e socializzata. Il pensiero post-metafisico si vuole identificare come risposta alla de-trascendentalizzazione, all\u2019eliminazione di una realt\u00e0 fondativa comune in grado di tenere insieme scienza e religione.<\/p>\n<p>La questione dell\u2019origine del soggetto e del suo radicamento in una rete relazionale pre-comunicativa pu\u00f2 essere affrontata come struttura portante dell\u2019intera riflessione sul soggetto stesso. Il soggetto viene pensato come comunitario prima ancora di essere soggettivato, quindi viene ipotizzata una serie di figure graduali del suo sviluppo che ha come suo fuoco la possibilit\u00e0 di parlare, quindi di farlo dopo avere osservato altri parlare. Il soggetto \u00e8 parlato prima di parlare,\u00a0<em>alloquisce<\/em>\u00a0in quanto viene\u00a0<em>alloquito<\/em>\u00a0e in questo riproduce lo svilupparsi della capacit\u00e0 di amare che pu\u00f2 sorgere solo dopo averla osservata.<\/p>\n<p>Di qui la possibilit\u00e0 feconda di incrociare la riflessione sulla genesi del soggetto con il contemporaneo dibattito sull\u2019esemplarismo morale nello sviluppo del carattere<sup>18<\/sup>. Zagzebski in particolare sviluppa la sua teoria morale a partire dall\u2019emozione dell\u2019ammirazione usando esempi che mostrano una linea di condotta da seguire, sfuggendo alle logiche di dominio, tale dinamica mi sembra molto feconda per riflettere sul passaggio dallo stato di societ\u00e0 ristretta dalle nuove tecniche di dominio e di governamentalit\u00e0 sviluppatesi nel contesto della pandemia a quello di societ\u00e0 liberata dalla pandemia.<\/p>\n<p>Questa antropologia relazionale preserva efficacemente una concezione della persona intesa come geneticamente autonoma e dipendente, come mostrato da MacIntyre nell\u2019opera che pi\u00f9 ha portato progressi nella direzione di una filosofia della persona rispetto a quanto proposto nel 1981 in\u00a0<em>Dopo la virt\u00f9<\/em>, cio\u00e8 nel pi\u00f9 recente\u00a0<em>Animali razionali dipendenti<\/em><sup>19<\/sup>. Una tale antropologia potrebbe essere intesa come rappresentativa della posteriorit\u00e0 della politica rispetto all\u2019etica, ma forse anche della loro irriducibile coappartenenza genetica. L\u2019azione politica\u00a0<em>in quanto<\/em>\u00a0preserva efficacemente la dignit\u00e0 delle persone\u00a0<em>osservando<\/em>\u00a0le dinamiche delle inclinazioni e la possibilit\u00e0 che esse diventino abiti virtuosi e quindi vie verso l\u2019autorealizzazione e la felicit\u00e0 conseguente.<\/p>\n<p>L&#8217;agente umano impara a cercare il bene comune di per s\u00e9, con base motivazionale attraverso un&#8217;identit\u00e0 con il bene comune. Questo secondo MacIntyre spiega perch\u00e9 gli esseri umani hanno bisogno delle virt\u00f9. Le virt\u00f9 umane non sono semplicemente strumentali all&#8217;efficacia basata sui ruoli. Il suo resoconto delle virt\u00f9 come standard interni alle pratiche fornisce solo una definizione parziale; completato dall&#8217;ordinamento di quelle inclinazioni umane a un bene generale, vissuto in comunit\u00e0. Le virt\u00f9 acquisiscono tratti caratteriali che dispongono gli esseri umani per giudicare e agire bene per il fiorire umano, e il bene comune che \u00e8 costitutivo di quella fiorente. Ma non dovrebbero essere visti come puramente strumentali a una concezione esternalizzata di\u00a0<em>eudaimonia<\/em>. La pratica delle virt\u00f9 \u00e8 preziosa in se stessa e costitutiva della prosperit\u00e0 umana. Secondo MacIntyre, lo standard primario cui applicare il giudizio \u00e8 la possibilit\u00e0 di caratterizzare e valutare la persona in quanto\u00a0<em>agente virtuoso<\/em>, persona che, attraverso la sua vita e azioni, incarna ci\u00f2 che significa per gli esseri umani vivere bene in comunit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;agente virtuoso ha bisogno di possedere non solo le virt\u00f9 proprie del ragionamento pratico indipendente, ma anche le virt\u00f9 della\u00a0<em>dipendenza<\/em>\u00a0che sostengono le sue motivazioni cooperative e sostengono la concordia necessaria per la prosperit\u00e0 umana. In particolare, ha bisogno di essere ben disposta ad apprezzare la sua dipendenza dalle reti comunitarie di dare e ricevere, cos\u00ec da poter perseguire il bene comune di quelle reti come il proprio bene. Di conseguenza ha bisogno di gratitudine e umilt\u00e0 per permetterle di riconoscere il suo debito, quindi \u00e8 pronta a dare. Fondamentalmente, questa generosit\u00e0 \u00e8 connessa alla virt\u00f9 della giustizia. Dato il minimo di ci\u00f2 che \u00e8 dovuto ai bisognosi dalle reti di dare e ricevere all&#8217;interno di una comunit\u00e0, la disposizione a dare liberamente in base alle necessit\u00e0 diventa una questione di giustizia e di generosit\u00e0 insieme. L&#8217;agente virtuoso deve essere sufficientemente sensibile ai bisogni degli altri, capace di riconoscere delle persone come suoi analoghi<sup>20<\/sup>, per agire aderendo interiormente a una norma interiorizzata che diventa realmente normativa per il proprio agire sociale.<\/p>\n<p>La persona si riconosce sempre posteriore, sempre dipendente dagli altri, mentre il soggetto si assoggetta a un padrone che lo pu\u00f2 utilizzare come entit\u00e0 generatrice di violenza. La ricostruzione della genesi prelinguistica e protologica dell\u2019etica giunge fino alla ipotesi della costituzione del linguaggio stesso a partire dalla relazione affettiva prelinguistica instaurata dall\u2019infante con la madre, che solo tramite questa relazione diviene capace di diventare fante, rispondendo al primo invito preverbale cio\u00e8 alla prima allocuzione implicita nella carezza, nella nutrizione, nel calore trasmesso: \u00abtu sei amato, tu sei protetto\u00bb. La relazione non \u00e8 un legame che mira al raggiungimento di un\u2019identit\u00e0, non si volge alla realizzazione di un processo d\u2019identificazione. La relazione intesa nel suo carattere di verit\u00e0, non comporta il superamento hegeliano o meno del diverso, annullando in tal modo anche la platonica metaxu, oppure in un contesto dinamico-relazionale il compito di stabilire un medio tra le differenze. Il fenomeno della relazione esprime l\u2019instaurarsi attivo di un legame, e il suo mantenimento, proprio attraverso le differenze che per suo tramite vengono incontrate tra esseri umani di ogni carattere o classe<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p>Per questo motivo il linguaggio comune distingue gli animali che hanno\u00a0<em>cuccioli<\/em>\u00a0dagli uomini che generano<em>\u00a0infanti<\/em>, perch\u00e9 si generano all\u2019autopercezione attraverso la comprensione della loro posteriorit\u00e0 rispetto al loro dover imitare e quindi dover essere. L\u2019anteriorit\u00e0 dell\u2019<em>ethos<\/em>\u00a0sul\u00a0<em>subjectum<\/em>\u00a0\u00e8 l\u2019antidoto contro la possibilit\u00e0 anche solo concettuale della distruzione delle altre persone. Per questo nella tradizione cattolica la nozione di persona viene preferita e trapassa dalla dinamica intra-trinitaria alla dinamica intersoggettiva. La persona \u00e8 nozione intrinsecamente feconda in quanto aperta alla possibilit\u00e0 di fiorire in un contesto virtuoso, declinazione di una concezione dinamica della dignit\u00e0.<\/p>\n<p>La persona\u00a0<em>si fa<\/em>\u00a0insieme all\u2019etica, si autopone nel soggetto prima che questo inizi a parlare. Questa dinamica viene analizzata da Olivetti con originalit\u00e0 in diversi contributi, connessa con l\u2019accezione di persona e di soggetto, e viene declinata in connessione con lo sviluppo dell\u2019infante prima e dopo la cesura che avviene con l\u2019acquisizione del linguaggio. La distinzione che risalta \u00e8 la dinamica della personificazione, la trasformazione dell\u2019inanimato in persona, questione originaria che concretizza l\u2019anteriorit\u00e0 dell\u2019analogia come originario duale prima di ogni univocazione possibile dal punto di vista della metafisica, se l\u2019oggetto osservato \u00e8 il soggetto, ancora di pi\u00f9 se \u00e8 persona parlante<sup>22<\/sup>.<\/p>\n<p>Dire la persona \u00e8 pi\u00f9 che dire il soggetto, \u00e8 soggezione che si esprime in quanto azione reciproca solo parzialmente identificabile, che dice la propria relazionalit\u00e0 e si costituisce come persona in quanto si dice.<br \/>\nLe peculiarit\u00e0 relazionali, emozionali e le inclinazioni che si scoprono con un\u2019analisi della persona nel processo di perfezionarsi portano a una espansione della considerazione del bene comune quando la contemporanea esangue nozione di societ\u00e0 si espande a includere l\u2019alterit\u00e0 nella comunit\u00e0, con un movimento che abbiamo provato sinteticamente ad analizzare nelle dinamiche dell\u2019inclusione necessaria dell\u2019alterit\u00e0 che accomuna autori diversi tra loro quali Raz, Gaus, MacIntyre, Habermas, Olivetti.<\/p>\n<p>Tendere alla propria fioritura equivale a cercare di vivere la propria vita virtuosamente. Le teorie etiche moderne, anche quando si differenziano grandemente fra loro sotto l\u2019aspetto formale, condividono spesso la presupposizione che la mia felicit\u00e0, la mia piena realizzazione, e la felicit\u00e0 e gli interessi degli altri si possano esaminare in sfere di ragionamento pratico del tutto distinte. Un aspetto caratterizzante dell\u2019etica delle virt\u00f9 \u00e8 invece la declinazione peculiare della regola aurea (altres\u00ec nota come regola di platino) per la quale il bene degli altri deve importare a me\u00a0<em>proprio perch\u00e9<\/em>\u00a0\u00e8 il bene degli altri, non perch\u00e9 faccia parte del mio bene o perch\u00e9 si riduca al mio bene.<\/p>\n<p>Come abbiamo cercato di mostrare, un pensiero pi\u00f9 ampio della persona rinnova l\u2019antropologia tipica della filosofia politica e dell\u2019etica sociale oltrepassando i paradigmi normativista e consequenzialista tipici della nozione moderna di soggettivit\u00e0 e individualit\u00e0. La stessa nozione di persona \u00e8 diversa: non si tratta del soggetto della filosofia liberale compreso solo nei termini della gratificazione che si ottiene col raggiungimento di vantaggi. Se lo scopo \u00e8 pi\u00f9 ampiamente quello della realizzazione e il\u00a0<em>telos<\/em>\u00a0\u00e8 quindi quello della fioritura ottenuta attraverso l\u2019attualizzazione delle virt\u00f9 nel vivere concreto, allora adempir\u00f2 anche ai precetti propri della societ\u00e0 liberale progredendo in una relazionalit\u00e0 improntata al riconoscimento della mutua dipendenza. Questo paradigma conduce al riconoscimento della necessaria inclusione nel paradigma della decisione pubblica delle voci di chi non ha ancora o non ha pi\u00f9 sufficiente forza e voce, in questi tempi di prova e di amplificazione delle disuguaglianze dovute alle risposte alla pandemia che sono state troppo incentrate sulle procedure tipiche dell\u2019ipertrofia della governamentalit\u00e0 e della finta neutralizzazione della burocrazia esecutiva e poco sulla capacit\u00e0 di elaborazione politica delle norme che devono essere esito di un confronto tra forze politiche secondo l\u2019ideale regolativo della ragione pubblica, arricchita da una considerazione pi\u00f9 ampia della centralit\u00e0 della persona e della sua essenziale struttura relazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0M. Kramer,\u00a0<em>Liberalism with Excellence<\/em>, Oxford University Press 2017.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Questa tesi \u00e8 condivisa da pensatori molto diversi tra loro come Hart e Fuller. Al riguardo rimando alle interessanti proposte contenute in G. Samek Lodovici,\u00a0<em>La socialit\u00e0 del bene. Riflessioni di etica fondamentale e politica su bene comune, diritti umani e virt\u00f9 civili<\/em>, ETS, Pisa 2017.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0J. Habermas,\u00a0<em>Fatti e norme. Contributi a una teoria discorsiva del diritto e della democrazia<\/em>, a cura di L. Ceppa, Laterza 2013.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0J. Quong,\u00a0<em>Liberalism without Perfection<\/em>, Oxford University Press 2011<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0G. Gaus,\u00a0<em>The Tyranny of the Ideal: Justice in a Diverse Society<\/em>, Princeton University Press 2016.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0D. Estlund,\u00a0<em>Utopophobia: On the Limits (If Any) of Political Philosophy<\/em>, Princeton University Press 2020.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0A. Ferrara,\u00a0<em>The Democratic Horizon. Hyperpluralism and the Renewal of Political Liberalism<\/em>, New York, Cambridge University Press, 2014.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0J. Finnis,\u00a0<em>Natural Law and Natural Rights<\/em>, Oxford University Press 1980; 2nd ed 2011.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0L. Zagzebski,\u00a0<em>Exemplarist Moral Theory<\/em>, Oxford University Press, 2017.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0M. M. Olivetti,\u00a0<em>Analogia del soggetto<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1992; si veda anche M. M. Olivetti,\u00a0<em>La comunit\u00e0 delle menti come problema della filosofia moderna<\/em>, in Per una storia del concetto di mente, a cura di Eugenio Canone, Firenze, Olschki, 2005, pp. 343-362.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0J. M. Finnis,\u00a0<em>Legge naturale e diritti naturali<\/em>, Giappichelli, Torino 1996, 7.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0J. Raz,\u00a0<em>The Morality of Freedom<\/em>, Oxford University Press 1986.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0J. Raz,\u00a0<em>The Authority of Law: Essay on Law and Morality<\/em>, Oxford University Press 1979, 16-19.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0Ph. Foot,\u00a0<em>Natural Goodness<\/em>. Oxford University Press 2001.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0M. Alfano,\u00a0<em>Character as Moral Fiction<\/em>, Cambridge University Press 2013.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Per una esposizione ampia ed attenta di questa problematica rinvio a P. Weithman,\u00a0<em>Why Political Liberalism? On John Rawls&#8217;s Political Turn<\/em>, Oxford University Press 2011.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0John McDowell, influenzato da una lettura originale di Hegel condotta alla luce della filosofia del linguaggio, si \u00e8 dedicato a una approfondita indagine sulla nozione di concetto. Punto di partenza della problematica \u00e8 il fatto che la rappresentazione non \u00e8 indipendente dalla capacit\u00e0 di concettualizzare la propria esperienza: questa capacit\u00e0 \u00e8 la prima forma di spontaneit\u00e0 che viene epistemologicamente sperimentata e si pu\u00f2 inferire da quanto McDowell afferma che da essa dipende la nostra capacit\u00e0 di essere coscienti in generale. I suoi lavori pi\u00f9 significativi sono J. McDowell,\u00a0<em>Mente e mondo<\/em>\u00a0(ed. orig. 1994), Einaudi, Torino 1999 e J. McDowell,\u00a0<em>Wittgenstein On Following A Rule<\/em>\u00a0(1984), in J. McDowell, Mind,\u00a0<em>Value, And Reality<\/em>, Harvard University Press, Cambridge-London 1998.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Si veda ad esempio il gi\u00e0 citato L. Zagzebski,\u00a0<em>Exemplarist Moral Theory<\/em>.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0A. MacIntyre,\u00a0<em>Dependent Rational Animals. Why Human Beings Need the Virtues<\/em>, Duckworth, London 1999, trad. it., Animali razionali dipendenti. Perch\u00e9 gli uomini hanno bisogno delle virt\u00f9, Vita e Pensiero, Milano 2001.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0Mi permetto di rimandare a G. Cogliandro,\u00a0<em>Fioritura della persona umana e misericordia: alleanza, immaginazione apertura<\/em>, in Res Publica n. 16\u00a0<em>Esperienza, storia e misericordia<\/em>, 2017, pp. 23-40.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0Si veda al riguardo A. Fabris, RelAzione. Una filosofia performativa, Morcelliana, Brescia 2016. In questo senso la metafisica come pensiero della relazione \u00e8 nel contempo un pensiero in relazione.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0Al riguardo questo passaggio sintetizza molto bene alcuni nodi teorici caratteristici degli ultimissimi scritti di Olivetti: \u00abIl linguaggio ordinario non condiziona al ti esti la sensatezza della domanda \u2018chi parla?\u2019. Affermare che le ascrizioni personali sono predicati aggiuntivi rispetto a quelli che competono comunque ai \u2018particolari di base\u2019, ovvero agli \u2018enti\u2019, ovvero alle \u2018cose\u2019, significa ignorare troppi aspetti sia del linguaggio considerato come sistema, sia dell&#8217;acquisizione linguistica da parte dell\u2019infans che progressivamente diviene parlante (la recente \u2018linguistica cognitiva\u2019 conforta in ci\u00f2 meno recenti considerazioni filosofiche). Infante o fante (o magari embrione), uomo o altro che uomo, \u2018persona\u2019 comunque \u00e8 \u2018chi\u2019 parla. Detto etimologicamente: persona personat.\u00bb M. M. Olivetti,\u00a0<em>Universalit\u00e0 e molteplicit\u00e0 personale<\/em>, in Universalismo ed etica pubblica, a cura di Francesco Botturi e Franco Totaro, Milano, Vita e Pensiero, 2006, pp. 23-34, p 24.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1219],"fascicolo":[306],"class_list":["post-2766","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giovanni-cogliandro","fascicolo-ottobre-2021"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L&#039;anteriorit\u00e0 del bene comune. Ragione pubblica, fioritura della persona ed etica sociale negli anni della pandemia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giovanni Cogliandro, pubblicato nel numero di Ottobre 2021. 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